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Full text of "Degli stati generali e d'altre istituzioni politiche del Piemonte e della Savoia saggio storico corredato di documenti di Federigo Sclopis"

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DEGLI STATI 
GENERALI E D'ALTRE 

ISTITUZIONI 
POLITICHE DEL 
PIEMONTE E DELLA... 

Federigo Sclopis 




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DEGLI STATI GENERALI 



D'ALTRE ISTITUZIOM POLITICHI- 



DEL PIEMONTE E DELLA SAVOIA 



SAGGIO STORICO 



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TORINO 

STAMPE il I A REALE 
1854 



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DEGLI STATI GENERALI 
E D'ALTRE ISTITUZIOM POLITICHE 

DEL PIEMONTE E DELLA SAVOIA 



SAGGIO STORICO 



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DI FEDERICO SCLOPIS 




TORINO 

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DEGLI STATI GENERALI 



E L)' ALTRE ISTITUZIONI POLITICHE 
DEL PIEMONTE E DELLA SAVOIA 



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IVi-ipoci <i (j.l.npn tri» rroltui- munj. 

llrtliT.Wfyr. hi». I, : 



Avvertimento. 



Ho 



divisato di esporre i caratteri principali della istituzione 
politica che si ebbe per più secoli in Piemonte ed in Savoia sotto 
il nome di Congregazione degli Stati del paese. Mi parve indagine 
curiosa e non affatto disutile il rintracciare quegli ordini antichi 
tanto dissimili da quelli che abbiamo oggidì, quanto diverse erano 
le condizioni sociali d'allora dalle attuali, ma pure contenenti 
il germe di un sindacato dei governanti ed il sentimento di una 
libertà necessaria , e connaturale al popolo. 



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Molti documenti di quella istituzione, e di Tatti alla medesima 
analoghi giacevano negli arcuivi dello Stato ed in quelli dei comuni , 
ma alla loro pubblicazione nei tempi addietro poneva ostacolo 
il ritegno del governo assoluto cui per molti si credeva di nuocere 
ove si rinnovasse la memoria di limitazioni di potere disusate 
da quasi tre secoli. In alcune opere mandate a stampa s'erano 
tuttavia inserti cenni estesi intorno alle Congregazioni degli Stati, 
e qualche atto di quelle erasi pur pubblicato. Circa vent anni fa 
uno scrittore piemontese di mente acuta e di molta dottrina 
erasi mosso a proporre quasi una divinazione della storia di quelle 
assemblee, traendo induzioni dal poco che si conosceva al molto 
ch'egli credeva essersi occultato per istinto di servilità, o pel- 
deferenza a chi dominava. Questo libro intitolato Essai sur les 
anciennes assemblées nationales de la Savoie , du Piémont et 
des pays qui y sont ou ftirent annexés eie., par le comte Ferdinand 
Dal Pozzo, mentre rende testimonianza del molto acume critico 
dell'autore, dimostra ad un tempo quanto sia improvvido partito 
per un governo quello di fare che si occultino fatti storici. Perocché 
il silenzio genera sospetto, ed il sospetto aggrandisce la materia 
ai rimproveri, e le indagini incerte producono per lo più le opinioni 
men favorevoli. 

Ora pertanto che più non esiste difficoltà di pubblicazione, ho 
stimato opportuno di raccogliere tutto quello che per me si poteva 
di documenti delle Congregazioni degli Stati e di sottoporlo alla 
considerazione degli studiosi di questa materia. 

La maggiore quantità dei documenti anzidetti è tratta dai Regii 
Archivi di Corte in Torino, o da Archivi Comunali, altri mi vennero 
comunicati dall'illustre e gentilissimo mio collega ed amico il sig. 
senatore cavaliere Luigi Cibrario, il quale quanto dotto altrettanto 
largo del suo sapere mi pose in grado di arricchire notevolmente 
la collezione di quegli atti. Da lui meglio che da ogni altro si sa- 
rebbe potuto dar lume a questa vasta materia, come già si diede 
a tante altre parti della Storia Patria. Ma siccome i tempi, che a me 
concedono ozio , a lui accrebbero i doveri di pubbliche incum- 
benze , così egli mi confortò ad eseguire più presto ciò che egli 
più dottamente avrebbe potuto compiere. Ed i lettori avidi di 
queste notizie saranno meno bene ma più prontamente soddisfatti. 



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Non posso del pari omettere di rendere grazie a due altri miei 
illustri amici e colleglli, il signor professore cav. Amedeo Peyron 
ed il signor Bibliotecario cav. Costanzo Gazzera, per gli aiuti ed 
i consigli che mi porsero nel condurre questa compilazione , uè 
di ricordare con gratitudine gli uliziali dei lodati Archivi ed in 
particolare l'egregio signor avvocato Celestino Combetti segretario 
ne' medesimi, la cui assistenza tanto cortese quanto erudita riusci 
pure al mio lavoro utilissima. 

I documenti che pubblico, pochissimi eccettuati , rimasero lin 
ora inediti. Non debbo tacere tuttavia che parecchi altri atti 
di Congregazioni di Stati a me indicati soltanto da qualche passo 
di storia, o da qualche citazione, esistono forse ancora in luoghi 
a me sconosciuti, ma il numero che ne ritengo parmi sufficiente, 
se non a tessere una compiuta istoria delle raunate degli Stati, 
almeno a segnarne tutti i più essenziali caratteri. 

II mio lavoro è diviso in due parti: nella prima si contengono 
alcune sposizioni di dottrine e considerazioni di fatti che servono 
come d' introduzione air esame speciale de' singoli documenti : 
nella seconda si comprendono questi documenti accompagnati 
da brevi dichiarazioni onde rendere più facile al lettore il modo 
di bene intenderli ed apprezzarli. 

Piaccia al lettore il gradire il buon volere e l'intenzione di chi 
dettando questo saggio più che altro aveva in animo di porgere 
occasione a nuovi studi. 

Torino il 27 di settembre 1850. 



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PARTE PRIMA 



\ ii dello, e , secondo che ne pare , con gran ragione , clic negli ordini 
politici d'Europa è la libertà che si può chiamare antica , mentre il despo- 
tismo è moderno. 

Scorrendo la stona d'Europa dagli ultimi secoli del medio evo sino 
ai nostri giorni, vediamo che il sistema del governo assoluto nel senso 
in cui il sovrano, come Lodovico xiv, possa credersi lecito l'esclamare 
in sono lo stato , non rìsale al di là di que' tempi in cui Carlo v nei campi 
di battaglia e Filippo u nei recessi del gabinetto si studiarono di strìngere 
in pugno ogni autorità politica, esempio in seguito non trascurato da altri 
principi. Così nella ricomposizione politica dell'Europa uscente dal medio 
evo si rinverdì l'adagio di Roma imperiale: quod principi placuit legis 
habet vigorem. Ma prima che si assorbissero nella volontà di un solo le 
volontà , o per meglio dire i diritti di tutti, altra condizione più larga, 
più ragionevole , più consentanea alla dignità dell' umana natura erasi 
seguita da' popoli non per anco infiacchiti ed oppressi. 

Dico oppressi ed infiacchiti, perchè se la perdita della giusta libertà 
è stata talvolta la conseguenza di una forza prepotente, irresistibile, più 
frequentemente essa e stata il frutto della debolezza o dell'avvilimento 
dei popoli, i quali o non seppero schermirsi dagl'abuso della libertà, o non 
vollero difenderne l'uso. Ricorrete alle -istorie ed esse ampiamente vi di- 
mostreranno come la libertà vera si perda (piando la licenza s'introduce , 
e comé le nazioni che non sanno governarsi colla ragione d'uopo è che 
radano in balìa della forza. 

Per mantenersi in libertà vera ed utile un popolo abbisogna di un governo 
franco e vigoroso, e per ottenerlo conviene che se ne temperino gli ordini 
in modo che la legge sia custodita ed osservata, e che il bene dell'uni- 
versale sia promosso e protetto. 



G 

Quindi si pensò a congiungere insieme elementi di potere diversi ina 
cospiranti ad un sol fine, che, come si usa nei metalli a certe macchine 
destinati , per la diversa loro natura reciprocamente si compensassero, ed 
impedissero le funeste conseguenze dei i-ispettivi eccessi, o difetti. 

Questa combinazione di autorità varie e congiunte insieme per un legame 
d'i comune salvezza fu riputata da' più eletti ingegni della classica antichità 
ordinamento mirabile e da preferirsi ad ogni altra forma di pubblico 
reggimento. 

Cicerone lo dichiarava altamente nella sua repubblica (i), e le teoriche 
dei Greci non vi dissentivano neppure. 

Tacito ne parlava come di cosa desiderabilissima, ma che più facile era 
il lodare che 'l conservare (a). 

L'antica Germania ne aveva sentita più che discussa l'eccellenza , ed in 
quella robusta semplicità del suo governo mezzo patriarcale mezzo re- 
pubblicano vi si atteneva meglio che non facessero i giureconsulti ed i pre- 
toriani di Roma. Così certe idee di liberta o se voglia chiamarsi altrimenti 
di limitazione di poteri, vennero a radicarsi nelle contrade occidentali e 
meridionali d' Europa tra il fragore dell' armi delle invasioni barbariche. 
Così , anziché alla civiltà greca e latina divenuta corrotta e corruttrice , 
possiamo riferire l'origine per noi più prossima dei governi rappresentativi 
alle rozze ma schiette consuetudini dei settentrionali , e dire col Montesquieu 
che quel mirabile sistema fu trovato frammezzo alle selve. 

Ma nel mondo non durano se non quelle istituzioni che riscontrano 
colle abitudini d'un popolo, e divengono con esso connaturate. Studiate 
i costumi, interrogate la storia, e v'accorgerete che vi ha incompatibilità 
tra la libertà, e l'indole asiatica od africana. Esaminate l'Europa, tenete 
dietro al movimento delle idee che si sono svolte e si svolgono seguendo 
i giri di una vasta spirale, e vi farete capaci che la esistenza di un governo 
assoluto non si può tenere come stato normale di una società incivilita , 
ed avviata ad ulteriori progressi. 



(t) « Placet cairn esse qniddam in re poblica praestaos et rogale; esse aliai «odorili te principum 
» partam ac tribolom; esse qnasdam res servatas iodicio ▼olonlaliqoe molti todiois. » De re poblica 
lib. t , ilv Ed. Mai. 

(9} « Nam concia* oationes et orbe* populns , «al primorcs, «al singoli regvnt: dclecta ex bis 
» et consociata reipoblicae Torma, laodari facilina qoam evenire, vcl , si eventi, baad diatanu 
- esse potesl. » Anoal. lib iv, 33. Ed. Oberlin. 



Fu avvertito , ed a ragione , che le costituzioni dei popoli non si sta- 
biliscono per così dire a priori, ma sono il prodotto del loro temperamento 
fisico e morale, il resultato del loro incivilimento, e della loro posizione 
rispetto alle altre nazioni. 

Fu derisa, ed a buon diritto, l'arroganza di que' legislatori che credevano 
riformato il paese quando erasi scritto il codice delle riforme sopra i fogli 
che il soffio delle passioni politiche loro poneva dinanzi e con eguale facilità 
disperdeva. 

Egli è vero che le costituzioni non si dettano a priori , ma egli è ugual- 
mente indubitato che le mutate condizioni di un popolo, i progressi del- 
l'incivilimento, quella forza operosa che agita e spinge l'umanità verso 
un fine che sta riposto nei segreti della Provvidenza d'Iddio, tutte queste 
cause congiunte insieme pongono e risolvono certi problemi cui è forza 
che i governi tutti si sottopongano a pena di essere sconvolti e distrutti. 

Quindi le costituzioni sono prima create che scritte : esse si riducono 
a pochi principii, di cui il popolo prova l'iniluenza in che gli sembra 
di riposare come in ottenuta soildisfazione di legittimo e reale bisogno. 
Il governo ha il carico di elaborare l'applicazione di que' principii ren- 
dendola più feconda da un lato, meno pericolosa da 11 altro. 

Così abitudini di popolo, tradizioni , usi e costumi si riflettono sulle 
leggi e sulla qualità del Governo. Nel medio evo condizioni meno svariale , 
relazioni meno complicate , minori desiderii comportavano un ordine di 
cose che la civiltà nostra , i nostri bisogni , le nostre diffidenze hanno 
per difettoso ed insufficiente. 

Ma prima d'innoltrarci nell'assunto tema non sarà inutile che pogniamo 
una distinzione tra la libertà e l'associazione nel potere governante. 

Ciò diverrà più chiaro distinguendo tre specie di libertà: la libertà civile, 
che consiste nel diritto di fare tutto quello che non è dalla legge vietato, 
ed in questa definizione si comprende la sicurezza delle persone e delle 
sostanze; la libertà personale, la quale lascia all'uomo l'esercizio delle 
facoltà che ritiene come essere dotato di ragione e di libero arbitrio, ed in 
(mesto novero è la manifestazione del pensiero semprechè non se ne abusi 
ad ingiusto danno altrui ; la libertà politica , sotto il cui nome s' intende 
un diritto legalmente riconosciuto e competente al popolo di sindacare 
gli atti del governo o di associarvisi. 

È fàcile il discernere che quest'ultima specie di libertà è quella che 
mantiene e difende tutte le altre, poiché appena si sente il vantaggio ed 



8 

il pregio della libertà personale e civile quando l'averla o lo smetterla 
dipende dal beneplacito altrui. 

Ma siccome nelle grandi mutazioni sociali si procede |>er gradi , così 
lo sviluppo del sentimento della libertà non si opera ad un tratto. Dopo 
l'oppressione barbarica i popoli dell'Europa occidentale si riscossero bensì 
con gagliardia d'animo, con devozione ad antiche memorie, con speranze 
di miglior avvenire, come toccheremo in appresso, ma non mutarono 
ad un tratto di condizione. Si stette lungamente sulle idee elementari 
di diritto e di dovere, ma non se ne svolsero paratamente le applicazioni 
e tanto meno se ne provocarono le guarentigie. 

Chi studia il medio evo dee continuamente star in guardia contro i perìcoli 
di giudicare col criterio del tempo presente gli uomini e le cose di quella 
epoca remota. 

« Ciò che in tutti i tempi ed in tutti i paesi [scrive un valente critico (i) ] 
» nuoce maggiormente alla verità storica si è l'impressione che fanno 
» sulla fantasìa di chi descrive i tempi andati, la vista delle cose presenti, 
» e la forza delle opinioni contemporanee. Sieno pure tali opinioni vere 
» o false, abbiette o generose, la mutazione ch'esse imprimono ai fatti, 
» e spesso senza che lo scrittore se ne avveda, produce sempre il medesimo 
» effetto quale è di trasformare l'istoria in favola; favola d'indole monar- 
» eluca in un secolo, d'indole repubblicana in un altro. » 

Molti esempi addurre si potrebbero di queste trasformazioni. Quanti usi 
del medio evo passando per la penna d'ingegnosi ma pregiudicati scrittori 
pigliarono una maschera assai diversa dall'aspetto vero e primitivo. 

Valga per tutte una citazione. A chi non è nota quella terribile forinola 
condizionale , e quel solenne giuramento , con cui si disse e si ripetè 
tante volte s'inaugurassero i nuovi re d'Aragona dal Gran Giustiziere 
di quel reame? Essa fu come l'impresa obbligata che si stampava su tutte 
le bandiere dei più liberali cementatori del diritto costituzionale. Ebbene 
un serio e dotto esame della storia costituzionale dell'Aragona ha dimostrato 
che mai non esistettero nè la forinola nè l'uso di adoperarla, e che essa 
venne inventata, o predicata pel primo da un illustre giureconsulto francese 
del xvi secolo, Francesco Otomanno, il quale stando co' novatori di quell'epoca 



(!) Fraise n. ni mai /mondizie d«l libro del presidente Henrion de Paosey intitolato 

étt attembUu natitmaUt tn Frane* dtpuis Nlablisttmtnt de la monarchi* juiau'tn 4tl4. 



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propensi alle idee repubblicane non si fece scrupolo di alterare la verità 
a maggior gloria della politica da lui professata (i). 

Prendiamo dunque i falli nella nativa loro semplicità, quand'anche ri- 
pugnino un po' alle conseguenze le più dirette che ne piacerebbe di de- 
durne. £ se desideriamo di metterli in maggior luce , ricaviamo questa 
dalle analogie prossime di paese e d'istituzioni. Desso è il miglior mezzo 
di non smarrirsi per via. 

Di sopra abbiamo distinto la libertà dall'associazione nel potere. Ora 
conviene che distinguiamo il concorso di molti consiglieri autorevoli, rivestiti 
ili tale influenza che di leggieri paragonar si potrebbe ad una autorità 
independente, dallo stabilimento particolare di Stati od ordini di persone 
aventi certi olici, soggetti a certe risponsabilità. La confusione di queste 
due specie di Congregazioni ha prodotto non lievi confusioni nella qualifica- 
zione dei punti più importanti di questa parte del nostro diritto pubblico. 

Il concorso di uomini di gran legnaggio, o d'alto affare, o di specchiata 
dottrina pi-esso i principi negli atti i più rilevanti del governo dello Stato, 
è usanza antichissima, la quale venne via via componendosi in forma più 
regolare nel secolo xiv. 

Questo fece si che gli scrittori posteriori impressionati dall'idea delle 
adunanze degli Stati introdottesi più recentemente, scambiarono spesso quelli 
con questi, e veramente la sostanza era a un dipresso simile fuorichè nelle 
deliberazioni per la concessione dei sussidii che divenne attributo speciale 
e regolato degli Stati. 

Una considerazione storica non vuol essere pretermessa , ed è che la 
reciprocità dei diritti e dei doveri tra prìncipe e popolo, la natura delle 
relazioni tra governanti e governati non venne guari definita con precisione 
ed in forma di ricognizione o stipulazione direni quasi giuridica se non 
in tempo di crisi, allo spuntare od al dileguarsi di pericoli della podestà 
reale. Così troviamo scorrendo la storia d'Inghilterra, unico paese dove 
l'istinto costituzionale si mantenne durevole a fronte de' più aspri cimenti ; 
parve esso talvolta sospeso od inerte, talvolta oppresso, ma tuttavia serpeggiò 
sempre nelle vene della nazione. 

La Sicilia ed il regno di Napoli potrebbero addursi ad esempio di felice 
introduzione e di non lenti progressi del governo costituzionale nel risorgere 

(1) Discurtot pttlilicos tobre la leqitlation y la kittoria del antiquo rtino de Araqon por D, Jaeier 
dt Quinto de la aeademia de la hutoria — del j tiramento politico de lot antiquos reyes de Araqon. Madrid, 
dieumbrt 4848 , i voi. in 8. 

1 



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IO 

della civiltà (i). Ma o sia che lo spirito costituzionale non fosse intima- 
mente connaturato coli' indole di que' popoli , o sia per qualunque altra 
ragione , s'ebbe infine a vedere che se non mancarono colà le crisi politiche , 
ad esse difettarono nondimeno i rimedii energici e durevoli. 

Ove poi si dimandasse se quel concorso di molte e varie persone nel- 
l'assistenza del principe mentre provvede ai bisogni dello Stato, se lo stesso 
stabilimento degli Stati generali potessero in qualche guisa tenersi a modo 
di governo rappresentativo , non sarebbe difficile il rispondere eh' essi lo 
erano piuttosto nella sostanza che nella forma , e che sotto V apparenza 
di un' autorità assoluta il principe non poteva scostarsi guari dalle idee 
di quelli che intorno a lui rappresentavano di fatto il paese. Il principio 
dell'intervenzione del paese stesso nella deliberazione degli affari pubblici 
si attuava per consuetudine. Mancavano, a dir vero, le forme tutelari della 
ricognizione e della conservazione di quel principio, mancava essenzial- 
mente il regolamento delle elezioni che è la vera guarentigia primitiva 
della rappresentanza popolare; ma ciò non ostante se si considera come 
le relazioni sociali fossero allora ristrette, e lente, come gli ordini delle 
persone si mantenessero rigorosamente sulla via dei privilegi diversi, come 
nulla o limitatissima fosse allora la manifestazione del pensiero del popolo 
sulle faccende pubbliche, non si avrà difficoltà a concepire che il concorso 
e l'assistenza di molti rappresentanti il venerato ordine ecclesiastico, il temuto 
braccio dei nobili , e l'invidiata ricchezza dei comuni ponevano pure un 
contrappeso assai forte sulle bilance del pubblico potere. 

Non dobbiamo però tralasciar per l' onore della nostra comune patria 
di ripetere che in essa si vide , quando appena ancora altrove si descri- 
vevano le prime linee del sistema rappresentativo, sorgere un complesso 
d'ordini di tal fatta da disgradarne molti de più provetti esperimenti operatisi 
in queste materia (a). Forse, se Iddio ci concede vite e vigore, e se questo 
primo saggio di studi sopra l'antico nostro diritto costituzionale incontra 
qualche approvazione presso i discreti lettori, torneremo altra volta su 
«mesto soggetto considerandolo in più larga sfera ed esponendolo in guisa 
che valga ad istruire la gioventù di tutta Italia in quelle istituzioni che 
furono pai-te vitale del nostro diritto politico, e che valgono a guisa di titolo 
contro il cui principio non si prescrive. 



[I) V. Rowrio Gregorio, Inlroduiione «Ilo .Iodio del diritto pubblico Siciliano ecc. Falerno 1794. 
;i V. lo sIcmo Gregorio. Co n ,iderari..ni sopri la «lori» di Sicilia ecc. Palermo 1806, lib », eap. 7. 



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1 1 

Leggano i giovani italiani gli antichi documenti, rammentino i fatti dei 
loro maggiori ; conoscano ed apprezzino l'indole liberale dei nostri tempi , 
senza però disdegnare dal volgere l'occhio e la mente agli ammaestramenti 
del passato. 

Se in vece di farsi scorrevole, e pur talvolta ingrata, imitatrice degli 
stranieri, la gioventù italiana studiasse la storia della patria, e facesse con- 
fronti con quella d'altri popoli, ella libererebbesi da molti e gravi pregiudizi 
che pur troppo spesso ancora la ingombrano. Non tutti i confronti sa- 
rebbero a nostro vantaggio, ma se ne potrebbero trarre utili sebben severi 
ammaestramenti. Alcuni però ne darebbero occasione di soddisfazione giusta 
e sincera. Ricordiamo a modo d'esempio l'Editto del ao d'ottobre i56i 
con cui il duca Emmanuele Filiberto aboliva ogni avanzo di servitù per- 
sonale in questi termini : « Poscia che piacque a Dio di restituire l'umana 
» natura nella primiera sua liberti! , e sebbene i principi cristiani abbiano 
.» da assai tempo abolito nei loro domimi il nome odioso di servitù in- 
» trodotto dai pagani , onde anche per questo noi tanto ci discostiamo 
» da loro, noi tuttavia dopo il felice nostro ritorno in queste contrade 
» abbiamo trovato ancora sussistente certa specie di servitù chiamata taglia 
» o mano morta , per cui gli uomini sono detti tagliabili e stanno ag- 
■> gravati da insopportabili carichi, cui si dà il nome di angarie e perangarie , 
» ricusandosi loro la facoltà di testare, e di contrarre liberamente. Gli 
» uni ove muoiano senza prole maschile lasciano le loro figliuole prive 
» d ogni eredità ; gli altri se non hanno discendenza di sorta non bas- 
ti mettono i beni se non al loro signore; una terza specie di persone 
» che diconsi ligie , tuttoché di condizione pienamente libera , non hanno 
» intiera podestà di testare. Sentendo perciò nell'animo i lamenti di questi 
» infelici che pur desiderano di uscire da tanta miseria , e di spogliarsi 
» da tal radice di servitù, siamo entrati in deliberazione di apprestar loro 
ii il rimedio , e preponendo il sollievo e ristoro di que' nostri sudditi ad 
» ogni speranza di nostro lucro particolare, vogliamo adoperare come si 
» conviene a buon principe, con ogni clemenza, benignità, e magnificenza 
» a pi o del suo popolo ; epperò intendiamo di trarre i nostri sudditi insieme 
»» coi loro beni da ogni condizione servile, e dichiararli liberi e franchi 
» per sempre (i). » 



[l) Stori- deJt'aatica legiil.iiooe del Piemonte, p*g. W9-300. 



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I 3 



Ebbene mentre di questa libertà godevano i Piemontesi sin da quel- 
l' epoca, in Francia si tardò a compiere P affrancamento personale dei 
sudditi infino al tempo della Convocazione degli Stati generali sullo scorcio 
del secolo xvm, e, cosa che dee eccitare un doloroso stupore, al 4 agosto 
1789 rimanevano ancora in quel regno un milione cinquecento mila persone 
vincolate da servitù personale (1)! 

L'ardore dei desiderii e la veemenza nelT esprimerli non mancarono 
nei nostri compatrioti, non mancò il Piemonte di mettersi alle più ardue 
prove per attuarli ; mancò bensì la fortuna. Immaginevolmente scrisse 
Platone, nel iv libro delle leggi, che Iddio è padrone d'ogni cosa, e che 
con lui la fortuna e l'occasione governano tutti gli affari del mondo, ma 
dovervisi pure aggiungere l'arte (a). 

Supplichiamo Iddio che guardi pietoso alle condizioni della patria nostra, 
e che faccia a noi sorridere la fortuna propizia e provvida l'occasione. 
Ma non dimentichiamo di valerci dell'arte che è pure dono d'Iddio, e questa 
arte ci è insegnata dall'esperienza e dalla meditazione dei casi passati. 

Non ci riputiamo di natura diversa dalle generazioni che ci precedettero, 
ma ammaestrati dagli errori e dalle virtù dei padri nostri, facciamo che 
la legge del progresso, che si rivela nel corso della umanità, non si scambi 
da noi con un ci spinga a distruggere 

anziché ad edificare. 

I nostri maggiori diedero illustri segni di amare la libertà, la usarono 
splendidamente talvolta, acerbamente tal altra; la resero sorgente di opere 
magnifiche ed utili; ma si mostrarono male esperti nel conservarla. Cer- 
chiamo di emendare cotesto difetto, ed, operando con moderazione, saggezza 
e perseveranza, assicuriamole più lunga vita, e migliore fortuna. 

Dopo avere svolti gli atti ed i documenti che ne rimangono delle Con- 
gregazioni degliStati, chiederanno pure tuttavia i lettori: ma dov'era a quei 
tempi la libertà, giacche gli Stati ci rappresentano associazione di potere 
e guarentigia di diritti senza però consacrare le dichiarazioni di libertà 
fondamentale dei sudditi? E noi risponderemo: la libertà era allora nei 
privilegi particolari delle varie classi di persone, nelle franchigie dei co- 
muni, n ei patti deditizi, nelle accomandigie , nelle salvaguardie. Era uno 



(tj Bailly M ém mr ts ed. de IM9, toni 9, pag. 91 1. 

(ì) e>.i; ut» r,ivTx, **i /««ri S:*S rijnj rxi xsti&ó; cirrosi»» Stxr^iffùit (V^a/ra. r,mpÌTi«',» >n-> 
T6ÌTS7 rrv/zwfiTac t*vt»i« Ittussii òli» ■few», Ap. Slobwum , Srrmo Vili. 



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!3 

svariato mosaico di libertà speciali che formavano come un complesso 
di diritto pubblico. Dall'un dei lati si rispettava una autorità nominalmente 
assoluta , dall'altro si costruiva una serie di privilegi distinti all' infinito , 
ma tutti rivolti a limitare il potere dispotico. Era una modificazione 
progressiva e legale anziché un antagonismo preciso ed urtante. 

Nelle province italiane viveva una tradizione solenne , quella della libertà 
romana, che mai non reputossi estinta, e sorse con più o meno di forza, 
a promuovere od a rinvigorire tutte le proteste che si facevano contro 
le esorbitanze de' principi, tutti i passi che si movevano verso le larghe 
istituzioni, e le popolari franchigie. 

La libertà romana informò il municipio, elemento primo del viver libero 
in Italia, ispirò le grandi associazioni che sono conosciute nelle nostre 
storie col nome di Motta , forni il pensiero vivificatore della pace di 
Costanza. 

Ma era destino d'Italia l'afferrare i grandi propositi, l'ornarli di splendidi 
colori, il consacrarli con generosi sacrifizi, e poi lo smarrirli dopo averli 
spinti a riprovevoli eccessi , o guasti per difetto di giusta previsione e di 
tranquilla prudenza. 

I. 

Per avere una giusta idea della qualità e dell'uflìcio delle Congregazioni 
de' tre Stati conviene osservare la condizione dei tempi in che l' uso ne 
venne introdotto. Al rinascere dell' ordine pubblico in Europa si videro 
cangiate le forme del reggimento civile, furono chiariti ed assicurati i diritti 
delle persone , ma non scomparvero le divisioni principali che durante 
il sistema feudale si erano nel governo dei popoli stabilite. Rimasero pertanto 
in rigore le prerogative degli ecclesiastici e dei signori di feudi nobili, 
ed i comuni provvedutisi di leggi municipali non tardarono a scorgere 
nella protezione dei principi maggiori una valida difesa contro alle insidie 
ed alle violenze de' baroni. Questi all'incontro male soffrivano di trovarsi 
inferiori in potenza a quegli assembramenti di popolani, cui erasi anche 
accostata buona parte di nobili di una classe inferiore. Quindi i principi, 
che vedevano nei loro domimi tanta varietà di prerogative e d'interessi 
gli uni opposti agli altri, si giovarono di tali contrasti per ridurre a più 



i4 

equabile misura le pretensioni d'ognuna di queste classi, e senza troppo 
scostarsi dai particolari diritti ad esse attribuiti, condussero le cose al ter- 
raine che meglio unite fossero le parti del regno, e più semplice e più 
spedita 1' autorità del regnante. Il re di Francia era venuto pianamente 
in questo intento sul principio del secolo xiv, ed i conti di Savoia posti 
al confine di quel reame non tardarono a trovarsi nella medesima con- 
dizione seguendo le nonne istesse nel reggimento politico dei loro dominii. 

Tra i modi con cui si operò siffatta mutazione nel governo civile vuoisi 
singolarmente notare l'uso di raccogliere i tre Stati ovvero i deputati delle 
tre classi in che si distinguevano i sudditi, vale a dire gli ecclesiastici, 
i nobili, ed i comuni che raffiguravano tutti i popolani statuali, cioè quelli 
che godevano il beneficio della città, secondo le diverse franchigie che 
ritenevano le terre immediatamente soggette al sovrano. 

Egli è noto a chiunque abbia alcun poco studiato la storia del medio 
evo , quale e quanta fosse l'autorità di certe adunanze regolate dalle con- 
suetudini feudali, in cui convenivano i vassalli, e come vassalli anche i pre- 
lati, le quali prendevano nome di placiti, o di malli, o di curie, secondo 
le diverse occorrenze in che si tenevano. E si sa ugualmente come in 
alcuni tempi e presso certe nazioni, per tacer d'altri, sotto i Visigoti in 
Ispagna, nei concilii dei vescovi si fossero stabilite leggi meramente poli- 
tiche e di temporale dominio. Ma, senza allontanarci dalle contrade a noi 
più vicine, basta che si ponga mente a quelle usanze del regno di Bor- 
gogna , le quali , sebbene tuttora ravvolte in grande oscurità , lasciano 
nondimeno trasparire l' ingerenza , od il concorso de' maggiorenti della 
nazione negli affari di maggior momento: valga per tutti il citare le adu- 
nanze tenutesi in Payerne ed in Ginevra per l'elezione di Corrado il Salico. 

Caddero in disuso cotali adunanze, ma si credette spediente di non 
abolirne in seguito ogni vestigio: anzi quello si volle mantenere espres- 
samente facendo adunare i vassalli ed i prelati, e convenir con loro i de- 
putati delle terre immediate in virtù delle franchigie da esse acquistate. 
Queste franchigie erano di vecchia origine: in Italia, come s'è detto, si 
avvaloravano del nome di liberta romana , ed in filetto risalivano ad epoche 
anteriori alla lottai che terminò colla pace di Costanza. Non è qui 
il luogo di porre a disamina la quistione sopra l'antica origine de' municipi 
italiani , nè di vedere se si debba acconsentire piuttosto a # quelli che 
pensano essere durata anche sotto il governo de Longobardi e de' Franchi 
un' ombra dell' amministrazione primitiva de' municipi! romani , ovvero 



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i5 

aderire a chi sostiene che il reggimento proprio, e quindi l'autonomia 
de' comuni italiani discendono dalle immunità concedute dagl'imperatori 
Sassoni ai vescovi in favor della chiesa. Basta al nostro assunto presente 
il muovere da un'epoca, quale è quella della pace di Costanza, vero titolo 
delle franchigie ordinarie de' comuni Lombardi. Nelle regioni sottoposte 
alle costumanze francesi si traevano da titolo di antico possesso o da con- 
cessione reale. Esse poi si reggevano su due perni principali; il diritto 
di eleggere gli uffìziali del comune, e quello di non pagare tributi se non 
vi avesse acconsentito lo stesso comune. 

L'unione di questi tre ordini si appresenta per la prima volta in Francia , 
regnando Filippo il Bello nell'anno i3o3. Ma per ischivare il pericolo 
di confondere cose ed istituti tra loro affatto diversi , pericolo troppo 
frequente quando l'istoria, come accadde in que' tempi, ci è tramandata 
da cronisti poco solleciti di certe finitezze di precisione, e di certe diligenze 
d'esame, è necessario lo avvertire quale fosse allora il costume delle corti 
de' principi. Era l'uso di quelle età che il sovrano spesso viaggiando per 
i suoi Stali venisse accompagnato dai più ragguardevoli tra i sudditi non 
per ragione di particolare ufficio, ma a modo di onoranza e di corteggio ; 
soggiornando egli poi ora in una città, ora in una villa, ora in un chiostro, 
a lui venivano tutti i maggiori cittadini della contrada, e gli chiedevano 
grazie, gli rassegnavano doglienze, gli ricordavano negozi d'ogni maniera. 
Un Certo umor compagnevole, frutto della semplicità dei costumi, che 
tanto più si spiegava quanto meno facili erano allora le comunicazioni , 
una grande speditezza neU'operare , una confusione di memorie e di titoli 
generata dall'ignoranza de' tempi, facevano sì che nella deliberazione sopra 
gli affari dello Stato intervenisse spesso un numero di persone assai 
maggiore di quelle che componevano l'ordinario Consiglio del principe, 
o che si ricercavano a far fede dell'atto. Si rinveniva in questa affluenza 
di personaggi più o meno ragguardevoli , più o meno gravi , quel concorso 
di che facemmo cenno di sopra. Così in apparenza almeno, se non in 
sostanza, si manteneva quell'ordinamento fondamentale, secondo le usanze 
dei Franchi, espresso nella forinola dell'Editto Pistense dell' 864 (art. 6): 
Lex fit constitiitione regis , et consensu populi (1). E tutti i documenti 



fi) I<° spirito di questa massima viene cosi spiegato dalla celebre damigella di Lezardiere nella 
sua Théorit dei lati poìitiques de la monarchie francai it , par. / , lù>. 5, ckap. SS. La maxime 
? ui fixe le pini prdcUémenl la mku.iti éu tomtntanent du pcuptt « la lai, établit la nictuiti abtolue 



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iG 

più solenni di que' tempi contengono i nomi di moltissimi testimoni , di 
parecchi consiglieri, di chi prega, di chi conferma e di chi assiste. Ma chi 
credesse di quindi dedurre un sistema uniforme d'amministrazione, una 
divisione di poteri , una limitazione sistematica dei diritti della sovranità , 
andrebbe grandemente errato, e surrogherebbe alla verità antica una in- 
terpretazione moderna. 

Troppo, a mio avviso, si dubita della sincerità de' vecchi cronisti o degli 
storici che di là attinsero le loro narrazioni, e forse ingiustamente si crede 
ch'eglino occultassero certe verità politiche sotto un velame di tergiversa- 
zioni servili ; si teme ch'essi non abbiano detto tutto quello che avrebbero 
potuto per timore di nuocere o dispiacere altrui ; si argomenta da quello 
che ne dichiararono per indovinare ciò che si crede taciuto ; nè si pon 
mente che appunto dall' aver essi , quando l' occasione portava , parlato 
senza ritegno, non si può inferirne che in occasioni alfalto consimili si rav- 
volgessero in una oscurità che per loro sarebbe stata senza causa e senza scopo. 

Conviene studiare le istituzioni, come i costumi dei tempi, negli scrittori 
e negli atti di epoca che loro sia la più vicina. Conviene meno attenersi 
alla rigida valutazione delle forme del dire (che in quelle età più remote 
difettavano di precisione, ed affettavano certi modi pomposi), che non alla 
sostanza dei fatti ed alla conformità delle relazioni provenienti da fonti 
diverse. Cosi, interrogando il medio evo, senza opinioni preconcepite, 
se ne viene a discernere l'aspetto schietto e reale. 

Epperò a chiunque cerchi di avere un giudizio imparziale delle usanze 
del finire del medio evo, io raccomanderei soprattutto di sviarsi affatto 
dallo spettacolo de' tempi che corrono. Si attenda con diligenza ai do- 
cumenti che ne rimangono di quelle età, si espongano tutte le conseguenze 
che da essi derivano, ma non si trascorra dal certo all'incerto per solo 
desiderio dell' animo di chi scrive , e principalmente non si confondano 
i significati delle parole legali , le quali uniche allora serbavansi con 
ior rispetto che per lo più non si crede. Varrommi io adunque 



ina 



soltanto dell' autorità di storici , le cui opinioni non si possono riputar 
pregiudicate se si confrontino co' documenti particolari che ancor si con- 
servano di quelle istituzioni , ed allegherò e pubblicherò testualmente 



de lit constitution da roi. On ne voti pas un prajet de lai présente' dans une assemblée par autre ave 
par le roi , et la délibèration du carpi du peuple nt peni conduire qu'à un refus ou à une acerptation 
timple qui rejette ou consacre la tot. 



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la serie di que' documenti che mi sembrano meritar maggior riguardo 
agli occhi stessi di chi forse meno si arrenderebbe al giudizio che io ne 
porto (i). 

In Francia le ratinate de' tre Stati si distinguevano in particolari e gene- 
rali. Quelli ristretti alle divisioni delle province (bailliages e sénéchaussées) , 
questi composti di tutte o della maggior parte delle province. Gli Stati 
generali si dividevano in due , quelli cioè della lingua d' Oy l , e quelli 
della lingua d' Oc. Convenivano in essi il clero , la nobiltà ed i sindaci 
de' comuni , e ne nasceva quindi una differenza grande tra queste adunanze 
e quelle congregazioni de' più ricchi possidenti {Assemblèe des Notables, 
che il re sceglieva a suo piacere (a). 

La materia di questi Stati generali era stata così oscuramente trattata 
dagli storici , o più veramente era cosi confusa per la varietà dei casi 
e dei modi , ne* quali in diversi tempi gli Stati eransi tenuti , che quando 
sul!' aprirsi della rivoluzione di Francia (nielli si vollero convocare, usci 
un invito, da parte del Governo, ai dotti affinchè ne additassero le forme. 
Improvvido consiglio , a giudizio nostro , perchè rimetteva nell' arbitrio 
anzi nel conditto delle opinioni volgari la più ardua quistione di Stato. 

Ned altrimenti che in Francia, le Congregazioni degli Stati si tennero 
fra noi in modi diversi secondo la diversità dei tempi e delle occorrenze. 



(I) Intorno all'origine dei Cornigli deliberanti aopra gli affari nazionali si può consultare con 
mollo lì ut la l'opera coronala dall'Istituto di Francia , intitolata Hùtoirt des Ètals gtnèraux de Frane t 
afe par E. J. B. Ralhery tic. Paris 1845. 

(i) Non sarà Torse inutile che qui si soggiunga un passo del Mably in cui s'espone la forma e le 
conseguente delle adunante de' tre Stati in Francia; esso servirà di dimostrazione a' brevi cenni che 
•i son fatti intorno a quella istitotione francete , e varrà ad un tempo a rischiarire molte altre 
parti di questo saggio. 

« Dans la vue d'empécher que les états généranx ne prìssent une forme constante et régulièr* , 
» et ne vinssent, en connaiasant leur force, à s'emparer d'une autorité nuisible au progrès de la 
« puissance royale , il ( Philippe-le-bel ) ne convoqua quelquefois que des assemblée* provinciales . . - 
» Quelquefois il tini à part les états dea province» septentrionales de la Franco qu'on appeleit le» 
» provinces de la Languedoyl, et ceux des provinces méridionales nommées la Languedoc 11 eul 
- soia que ni le lems ni le lieu de ces assemblée» ne fussent Gxes , de sorte que la nation 

■ qui ne s'accoutumail pas à les regarder cornine un ressort ordinaire du gouvernement , n'y était 

■ jamais preparò r. Le prince qui les convoquait dans les circonsUnces et les lieux les plus favorables 
» à ses vues, était sur de ne les trouver jamais opposées à set desseins : c'élait au contraire un 
' instrumenl de son autorité. Il était sùr avec leur secouri de calmcr la trop grande fermenlalion 
» des esprils, de prevenir les associations particulières qui dégéoèrenl toujoura en factions, et de 
» fair.' oublier l'usage de ces espèces de congrès noramés parlemens, dont j'at déjà parlé et auxquels 
• lea teigneurs éUient attaebés. « Mably , Obstrvalion* sur Fhiitoirt dt France , kV, iv, ckap. 3. 



i8 

Talvolta raccoglievansi insieme i rappresentanti dei tre ordini deputali 
da tutte le province , ed erano i veri Stali generali. Talvolta , e più fre- 
quentemente , si adunavano soltanto i due Stati dei nobili , e dei comuni , 
disgiuntamente quelli della Savoia, e quelli del Piemonte, chiamandosi 
i primi della patria , o paese , oltramontana , gli altri della patria cis- 
montana. Accadde che si convocarono i soli rappresentanti dei comuni. 
Si raccoglievano talora gli Stati di particolari province. Cosi quelli di Vaud , 
dei quali per l'antichità loro e per quanto se ne argomentò da alto, ra- 
gioneremo in una breve e speciale appendice ; così quelli del ducalo d'Aosta , 
e que' della Bressa , o di altre province. La contea di Nizza prima che 
venisse nel dominio dei principi di Savoia mandava alcuni deputati agli Stati 
generali di Provenza. Dopo l'unione di essa a quel dominio non trovo in- 
dicazione speciale di rappresentanti Nizzardi, bensì trovo essersi dagli Stali 
nostri generali fatte provvisioni nelle quali si racchiudeva menzione specifica 
degli abitanti di quella contea. 

Menzione di Stati s'incontra pure in alcuni antichi documenti del mar- 
chesato di Saluzzo; ma dalla sloria che di quello si è pubblicata non si 
|K)i gc nessun ragguaglio che ne accerti del modo e delle occorrenze in cui 
essi fossero convocati. 

Prima che si discorrano le parti d'autorità presso di noi ritenute 
dai tre Stati, debbo esporre una avvertenza per lo più omessa dagli 
scrittori di queste materie Ed è che l'esercizio delle tante franchigie, 
di che godevano le classi delle persone e le terre immediate, non di- 
pendeva propriamente dalla Congregazione degli Stati. Tali prerogative, 
come si è detto, erano molto anteriori allo stabilimento di questi ordini 
collettizi'! , e muovevano da origine allatto diversa. I diritti d'immunità 
degli ecclesiastici e de' vassalli , i privilegi dei comuni non si confusero 
mai colla istituzione degli Stati. Assai più larghe erano le franchigie 
particolari di che ciascuno di essi poteva essere fornito o per antichissimo 
possesso , od in vigore di capitoli speciali di concessione del principe , 
od in virtù di patti accordati quando erano entrati a far parte della 
monarchia. Non è questo il luogo di descrivere minutamente cotali sin- 
golari statuti, ma è facile il procacciarsene notizie per poco che si leggano 
le storie particolari della patria nostra, ed i moltissimi codici municipali 
che si conoscono stampali. 

fton è per allro men vero che (piando si resero più ordinale e più 
frequenti le adunanze degli Stati, s' appresentarono esse come gli organi 



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»9 

naturali anche delle prerogative dei varii ordini, ed i loro alti divennero 
guarentigia comune di tutte le franchigie rintpetto alla corona. 

Si credette da alcuni scrittori che le adunanze degli Stati della Savoia 
avessero origine più antica che non la stessa istituzione in Francia, e si 
conghietturò che quell'uso ci fosse venuto dall'Inghilterra pel lungo sog- 
giorno fatto in quell'isola dal conte Pietro di Savoia. Ma sia che guardisi 
alla cronologia, ovvero si consideri la forma dei tre Stati di Savoia, non 
sembra che se ne debba cercare oltre il mare la prima idea. Nessun 
documento , nessuno storico , nessun cronista fa menzione di Stati in 
Savoia se non dopo il principio del secolo xiv; cosi pure in Piemonte, 
dove io non credo siavi memoria di simili raunate anteriore al regno 
di Filippo di Savoia principe d'Acaia nella prima metà dell'anzidetto secolo. 
Per isventura di casi o per invidia di tempi non ci rimane verun docu- 
mento delle deliberazioni prese in quelle adunanze, durante tutto il do- 
minio dei principi d'Acaia (i). 

nto sul primo sorgere di quel secolo nacque in Francia il pensiere 
di radunare tali adunanze. I membri che le componevano non erano distinti 
tra loro altrimenti che in Francia, cioè di ecclesiastici, di vassalli o nobili , 
e di sindaci o deputali de' popolani o borghesi. Nè mai si trova negli atti 
di alcuna di quelle adunanze, che ancor si leggono, un vestigio apparente 
di divisione tra maggiori baroni e nobili inferiori o bandercsi. La differenza 
che passava tra queste due classi era intrinseca, perchè desumevasi dalle forze 
respettive de' loro patrimonii. I baroni dovevano avere tre mila lire d'en- 
trata, e venticinque gentiluomini obbligati a dar loro omaggio, uno almeno 
dei quali tenesse nel suo feudo pienissima giurisdizione. I banderesi dovevano 
avere un castello, e ventiquattro capi di famiglia (ventiquattro fuochi, come 
allor si diceva ) , che da loro dipendessero. I nobili inferiori si estimavano 
secondo la qualità del servizio feudale che prestavano. La maggiore antichità 
e lo splendore di alcune famiglie fece sì che loro si dessero certe distinzioni 
onorifiche nelle solennità pubbliche, ma in nessun luogo delle nostre antiche 
leggi si trova che avessero una preminenza di dignità politica (a). 



(1) Dalla, Storia dei principi di Savoia del ramo d'Acaia, voi. I , pag. 94. 

(8) Quanto alle distinzioni di semplice onoranza case ainmcltevansi , non già nelle adunarne 
degli Siati, ma nelle prestazioni di omaggio; così, secondo la testimonianza del Capre (Trailé 
rie la Chambre des Compiti de Savoie, 2,4* partie , chap.S), i conti di San Martino, di Valperga, 
di Piossasco, e di Lucerna godevano di nna precedenza in siffatte occasioni; così i baroni di Sejssel 
si qualificavano de* primi baroni della Savoia. 



ao 

È poi da aggiungere che V opinione del Muller ( i ) , che disse uscita 
dall'Inghilterra la forma degli Stati particolari del paese di Vaud, oltre 
al non essere avvalorata da nessuna prova irrefragabile, non si potrebbe 
guari applicare alla Savoia od al Piemonte. 

Egli è vero che i principi di Savoia ebbero fin da remoti secoli ami- 
cizia ed aderenza co' re d' Inghilterra ; che il conte Pietro, in particolare , 
colà fece lungo soggiorno, ed acquistò credito in quella corte, frutto del 
parentado contratto tra la nipote di lui ed il sovrano di quel reame; che 
Bonifacio di Savoia tenne la sede arcivescovile di Gantorberi , e che sotto 
gli auspicii di questi due principi il conte di Savoia a mezzo il secolo xm 
fece omaggio di feudo per quattro grosse terre del suo Stato al re d'In- 
ghilterra onde ritrarne protezione ed appoggio. Ma queste erano relazioni 
tra principi e principi , e gran divario passa tra esse e le combinazioni 
di istituzioni popolari tra genti cotanto divise di costumi e di clima. 

Nè T istituzione dei tre Stali si potrebbe collegare colle generali adu- 
nanze feudali chiamate placiti o malli, perchè queste non riscontravano 
che col pretto sistema de' feudi, il quale era già molto scaduto quando 
i tre Stali comparvero. Non mi starò ad enumerare gli ullìci commessi 
ai placiti ed ai malli, non altrimenti che ai Campi di marzo e di maggio, 
secondo le consuetudini germaniche, perchè quelli son benissimo conosciuti 
«la chiunque non ignora le prime linee dell'istoria dei bassi tempi. 

Ma per addurre un esempio del modo allatto rozzo e sfuggevole col quale 
si facevano tali ratinate in Piemonte nei primi tempi della signoria dei prin- 
cipi di Savoia , e come esse fossero piuttosto intente a prestare obbedienza 
che non a deliberare sui pubblici negozi, accennerò Tatto del 24 di mag- 
gio 1286. In questo Lodovico di Savoia annunzia ai Piemontesi che in 
virtù della cessione per esso fatta al fratel suo Amedeo, conte di Savoia . 
a lui unicamente dovessero dar fede ed omaggio, e Guida di Borgogna, 
vedova di Tommaso di Savoia, rimette, anche in nome de' suoi figliuoli, 
allo stesso conte il governo di quella parte del Piemonte che loro ap- 
parteneva, dandogli facoltà di reggerla in loro nome, di stabilire ricari 
e castellani , e di ritrarne i proventi utili fino a che ad essi non fosse 
piaciuto di rivocare il mandato. L'adunanza si tenne ne' prati sulle rive 
del torrente Sangone nel territorio di Giaveno , una terra appiè dell'Alpi 



{\) Histoirt dt la Suùu , tom. 3, ti*. /, r/uip. 46. Di quest' opinione del Moller locclierem» 
ulteriormente nella seconda parie del nostro saggio. 



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tra Susa e Pinerolo. Convennero colà chiamati da Aimone di Bozosello, 
vicario generale del conte in Piemonte, i castellani, i nobili, gli am- 
basciadori di tutte le terre del Piemonte , del Val di Susa , di Torino 
c di Moncalieri , ed udita la lettura delle due lettere de' loro principi , 
promisero di osservarne il tenore , e senza più si ritirarono , dopo che 
per Broco, notaio, ne fu disteso l'opportuno istromcnto. Ove si raffronti 
quest'alto con quelli delle regolari adunanze de' tre Stali raccoltesi dappoi , 
si dirà che l'uno non esprime più di una promulgazione in forma solenne , 
mentre gli altri comprendono precise deliberazioni sopra materie deter- 
minate, e per ordini di persone tra loro distinti. 

Diversa pure fu la raunata dei tre Stati dalle generali Assise che si tene- 
vano dai principi ad imitazione dei placiti per provvedere singolarmente 
all'amministrazione della giustizia; alle quali Assise, andate in disuso, i duchi 
di Savoia suiTogarono la speciale istituzione del tribunale della suprema 
generale udienza, che si radunava ogni anno nel mese di maggio, come 
viene testualmente prescritto dal capo 167 degli Statuti d'Amedeo vili, 
e non si confuse co' tre Stati della nazione. 

Non è a dir tuttavia che, anche prima che si costituissero di nome e 
d'oficio le Congregazioni degli Stati, non si associassero i più ragguar- 
devoli tra i sudditi negli atti dei principi non per dividerne la sovranità , 
ma per avvalorarne o moderarne I esercizio. Sino dai primi tempi della 
monarchia di Savoia i principi di quella casa adoperavano per loro con- 
siglio, come scrive l'eruditissimo Cibrario nel capo 7 , lib. 3 della Storia 
della Monarchia di Savoia, la Court de scs barons « formata de' più po- 
ti tenti tra quelli , il cui assenso era una malleveria circa 1 esecuzione 
» delle cose deliberate. Quando si trattava di far leggi o regolamenti 
» generali, siccome ciascuno, e nobile e non nobile, e libero e tagliabile, 
»> reggevasi a norma del suo privato contratto , doveva naturalmente il 
» principe chiederne il consentimento, ma si chiedeva e si dava, a quel 
» clie pare, luogo per luogo, e non per assemblee generali » 

Ora non è dubbio che le Congregazioni politiche assumono grande 
autorità quando si formano in associazione generale e regolata, e non è 
se non da quel punto che esse prendono carattere di vere istituzioni 
nazionali. Egli è per (mesto che noi non assegniamo al di là del xiv 
secolo l" origine speciale degli Stati, ma non crediamo però che fossero 
meno importanti quelle adunanze prima che venissero ordinate nel modo 
in cui le vediamo nel secolo xv. È probabile e naturale che nelle prime 



23 

convocazioni vi fosse maggior confusione d'ordini e di deliberazioni. Cosi 
accadde pure in Inghilterra , quantunque colà i limiti delle sovranità , 
ed i diritti del popolo fossero assai meglio descritti che in qualsivoglia 
altro paese. 

L'ordine che ci siamo prefisso nel condurre il nostro lavoro ci porterà 
ad esporre, secondo la gradazione dei tempi, la serie delle notizie o dei 
documenti che ci pervennero intomo alle adunanze degli Stati, comin- 
ciando dal secolo xiv, e scendendo fin verso il fine del secolo svi che fu 
il termine di quelle raunate. Ma perchè il lettore, prima di discorrere 
l'anzidetta serie, abbia quasi un'idea generale delle forme di tali Con- 
gregazioni e dell' autorità per esse esercitata , faremo precedere alcune 
considerazioni storiche, quasi programma di quella istituzione. 



IL 

Per quanto le storie ci narrano e i documenti ci additano, non furono 
mai determinati in modo stabile ed uniforme i tempi ed i luoghi in cui 
si raccogliessero gli Stati della Savoia e del Piemonte. Essi erano con- 
vocati dal sovrano per lettere scritte da lui, o dal suo Consiglio, come 
espressamente si dichiara nelle lettere d'approvazione che si spedivano 
dopo che le deliberazioni erano terminate, ed il principe aveva risposto 
a ciascuno de' capitoli che gli si rassegnavano dall'adunanza. 

Se stiamo alla fede dei vecchi cronisti, si raccolsero ima volta gli Stati 
da sè all'unico fine di mantenere illesa da ogni insulto nemico la legittima 
successione alla corona , siccome vedremo più sotto. Non era prefisso il 
numero de' giorni che dovesse durare la consulla : le adunanze talora 
erano pubbliche , talor segrete ; ma appare tuttavia che l'intenzione degli 
Stati si spiegava per l'organo di un solo deputato, e gli atti i più solenni 
si dicevano talvolta celebrati in presenza di alcuni soltanto tra i membri 
che componevano la raunata (i). 



(1) L'imito indir ilio ai cornimi nei tempi più antichi era in forma assai semplice. Cosi scriveva 
Filippo, principe d'Acaia, al comune di Torino a' 99 di novembre 1398: Celebratati coloquium die 
dominica ventura ajmd ospitale Scalengarum luper altquilius tamgentìbus bom> flatus, mandamus quatenus 
duo» ambaxatorti per vot eligendo! ad idem nobù mittere procuriti* «le. (Datta, I. c. voi. 9, pag. 119). 



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33 

Certe contrade, che un tempo facevano parte dei dominii de' principi 
di Savoia, avevano usi speciali di convocazioni periodiche di adunanze 
di Stati. Così, secondo che narra il Muller (i), gli Stati del paese di Vaud 
si radunavano tutti gli anni a Moudon presso il governatore , e quando 
per mezzo del sindaco facevano ad esso domandare una sessione straor- 
dinaria, il governatore non poteva dùTerire più di tre giorni ad aderirvi. 

Questi Stati erano peraltro ristretti al paese di Vaud, il cjuale mandava 
|K>i i suoi deputati agli Stati generali , od ai particolari di tutta la Savoia ; 
epperò non si potrebbe da tale special consuetudine inferirne argomento 
per islabilire, periodicità di tornate per le convocazioni più estese. 

Tra le dimande fatte dai tre Stati di Piemonte e di Savoia congiunta- 
mente a Bianca di Monferrato, tutrice di Carlo Giovanni Amedeo, nel 1 4yo, 
si osserva quella così concepita : « pregavano che la duchessa insieme 
» coll'arcivescovo d'Àuch per tratto di singolare alletto ed a consolazione 
» de' membri de' tre Stati si degnassero loro concedere per Lettere Patenti , 
» e senz' altra necessità di convocazione speciale , la facoltà di radunarsi 
n durante l'età pupillare del duca di due in due anni, la terza domenica 
» dopo Pasqua , nel luogo dove risiedessero la duchessa e l'arcivescovo , 
» e ciò al doppio fine di poter loro esporre le doglienze de' danni e de" 
» gravami che si fossero ai sudditi recati, e di certificare i principi 
» di tutte quelle cose che ravviserebbero concernenti all'onore ed all'utile 
» dello Stato e del sovrano. » Ma la duchessa col principe assistente rispo- 
sero dover rimanere libero ad essi di convocare a loro beneplacito gli Stati; 
frattanto presentandosi chi si credesse gravato, gli si renderebbe buona 
giustizia. 

Nè miglior esito ebbero nuove istanze fatte sopra lo stesso oggetto , 
durante l'occupazione dei Francesi, a mezzo il secolo xvi. La Congrega- 
zione dei tre Stati di Piemonte ebbe ricorso allora al luogotenente generale 
del re, e pregollo fosse di bori piacer sito permetiere facultade al detto 
paese di congregar li Ire Stati almeno una volta ogni anno, e questo 
appresso le feste di Pasqua con possanza di anticipare e differire secondo 
parerà all'i commissi e deputali del paese, e secondo le occorrenzie dei 
tempi, e negozi, e di tal permissione ottener confirmazione da sua maestà . 

Ma la risposta del luogotenente generale non fu meno asciutta e disinvolta 
di quella della duchessa e dell' arcivescovo , dicendosi : Sua eccellenza 



(1) Hùtoire de la Suùie, tom. 3, chap. 46 iu Uv. é. 



A 

risponde che secondo le occorrenze e bisogni non mancherà a luogo 
e tempo di provvedere al contenuto. 

Se gli Stati non ebbero diritto di radunarsi se non per convocazione 
espressa fatta dal principe, non è men vero che tali convocazioni erano 
assai frequenti, siccome diviene manifesto per le memorie che ne lascia- 
rono gli storici, e pei molti capitoli che ancor si conservano degli Stati 
raccolti tra la seconda metà del secolo xv e la prima del xvi. Talvolta 
i tre Stati , siccome si disse , si raccoglievano insieme , talvolta due soli , 
cioè quello de' nobili e quello dei popolani, talvolta i soli rappresentanti 
dei comuni venivano al principe per gli affari del paese. 

Quando si congregavano soltanto i pochi deputati, che si trovavano 
presenti, chiama vansi Stati sommarli ; cosi Giovenale d'Aquino nella sua 
cronaca dice che nel 1479 tencrunt tres Status summarios in dicto 
loco Jnnexiaci. In quibus tribus Statibus breviter concludendo fuit 
decisum ecc. (1). » 

Invano , per quel che io credo , si cercherebbe una distinta relazione 
dei membri componenti i due primi ordini del clero e della nobiltà , e 
degli oratori dei comuni. I capitoli delle adunanze nulla spiegano su 
questo particolare , ed anzi si vede che non assolutamente definito era 
il numero dei deputati, non comportando l'indole dei costumi di que' tempi 
T uniformità de' regolamenti di cui siamo solleciti oggidì. Non si vuol 
peraltro dimenticare che il maggior numero delle terre essendo infeudate, 
quelle venivano rappresentate nell'adunanza dai loro feudatari, mentre 
le terre immediatamente soggette al principe mandavano i proprii nunzi 
espressamente in loro nome. Debbesi in ultimo avvertire che le adunanze 
degli Stati del Piemonte comprendevano le province di antico possesso 
della corona di Savoia , che si chiamavano allora principatus Pedemonlium 
et terra vetus, e le terre aggiunte, fra cui la contea di Nizza che chia- 
mavasi patria nova. Disciolta l'adunanza, si rimettevano alle comunità, 
che erano intervenute in essa per mezzo de' loro deputali, le copie autentiche 
dei capitoli approvali e delle lettere di confermazione. Durante la loro 
missione , gli oratori , o , come allora si chiamavano, gli ambasciadori de' varii 
ordini e delle singole comunità si riputavano inviolabili nella persona. 



(1) Étau ginératu au petit pitd gli appellavano i Franceii. 



25 



III. 

Sarebbe troppo imperfetto il nostro lavoro se, discorrendo della rap- 
presentanza nazionale, non toccassimo alquanto parcamente degli elementi 
che la componevano , il clero , la nobiltà ed i comuni. Clero e nobiltà 
vivevano francheggiati da immunità e privilegi. Ai primi appartenevano 
le immunità ecclesiastiche, tenute allora in grande ampiezza ed in maggior 
riverenza. Larghi protettori delle chiese e degli ecclesiastici furono i prin- 
cipi di Savoia, ed un grande episodio della storia ecclesiastica del medio 
evo venne ad intralciarsi nella storia della loro dinastia. L'assunzione al 
pontificalo di Amedeo vili fatta nel concilio di Basilea , gli atti da lui 
operati nella sua obbedienza , il modo cauto, politico e religioso con cui 
egli rinunziò al triregno, sono cose assai note, ma forse non ancora ab- 
bastanza meditale. Basti per noi l'avvertire che quindi ne venne durevole 
vantaggio al dominio de' nostri principi , ed esempio autorevole di savie 
massime di concordia tra il sacerdozio e l'impero (i). 

I nobili in Savoia ed in Piemonte non erano cosi potenti da intimorire 
il principe, o da incagliare il governo dello Stato, ove si eccettuino il duca 
di Borbone, ed i marchesi di Monferrato, e di Saluzzo, di Ponzone , di 
Savona e di Finale, che tenevano alcune terre a titolo di feudo dai principi 
di Savoia; ma quelli non dimorando sul territorio dello Stato, erano da 

« considerarsi principalmente come principi esteri anziché come vassalli. 
Si è già veduto come si distinguessero intrinsecamente baroni e ban- 
deresi ; ora convien riferire quali fossero i privilegi della nobiltà piemontese 
nel secolo xiv , che ci sembrano definire la condizione legale di essa per tutto 
il tratto di tempo di che parliamo. 

II 12 d'aprile i36o, stando il conte Amedeo vi nel castello di Rivoli, 
si presentarono a lui Guido e Iacopo Provana militi, Iacopo di Lucerna, 
Iacopo Piossasco dei signori di None e Iacopo Provana di Piossasco , 
i quali, a nome di tutti i gentiluomini e banderesi del Piemonte, lo 
richiesero di rinnovare, a prò della nobiltà Piemontese, i privilegi e le 
immunità che le erano state concedute dai diversi principi di Savoia, 
del ramo d'Acaia. 



(1) Storia dell'antica lagUUiioae dal Piemonte, capo vm. 



4 



Amedeo aderì alla loro richiesta, e concedette ad essi ed a que'che per 
loro si rappresentavano le seguenti franchigie: 

i° Di dare asilo nelle loro terre ai banditi dal territorio del principe, 
tranne fossero traditori, o ladri, e sotto la special condizione che i Pro- 
\anesi non potessero ricevere i nemici del comune di Carignano, e gli 
Abitanti di Carignano non dessero ricetto ai nemici dei Provanesi; 

a° D'aver libera làcoltà di giovarsi l'un l'altro contro ai propri ne- 
mici, e di collegarsi insieme, purché non fosse a danno del Conte, o di 
que'del suo legnaggio, all'uso dei nobili Savoiardi; 

X Di ritenere esercizio ampissimo d'ogni maniera di giurisdizione 
civile e criminale, (pale appunto essi gentiluomini serbavano nelle loro 
terre , dove non era lecito agli ufiziali del Conte il penetrare , fuori del 
caso di negata giustizia; 

4" Di ricevere il soldo dal principe, ed il risarcimento d'ogni danno, 
(piando cavalcassero con lui, o per lui; 

5" Di possedere sempre le castella e le fortezze di loro dominio senza 
pericolo di venirne spogliati, se non in caso di confisca, nel quale, non 
altrimenti che in ogni altra inquisizione di crimini commessi da gentil- 
uomini, si doveva procedere a termini di ragione (i); 

(>° Di essere giudicati per ogni specie di liti tanto civili, che crimi- 
nali levatesi solamente tra nobili, oppure tra nobili ed altri sudditi del 
Conte, da tribunali costituiti nella terra del Conte, al di qua dell'Alpi; 

Se occorresse il caso della confisca d'un feudo per causa di delitto 
•lei rassallo investito, il Conte dovesse rilasciare il feudo ai consorti, me- 
diante il correspettivo del giusto prezzo di quello, senzachè per nessun 
altro titolo lo potesse ritenere, se non concorreva il consenso dei consorti ; 

8° Che il Conte dovesse conoscere in via sommaria sopra gli spogli 
dei feudi ingiustamente da' vassalli patiti; 

«)° Che sarebbesi tolto ed abolito in perpetuo il malaugurato dazio 
di transito, origine della guerra poc'anzi avvenuta; 

io" Non riceverebbe il Conte tra i borghesi delle sue terre gli uomini 
de' feudi dei nobili, se non fossero trascorsi un anno ed un giorno dacché 
quelli erano usciti dal feudo, ed il vassallo non avessegli richiamati; 

ii" Non potrebbonsi acquistare dal Conte i feudi dei gentiluomini 
senza il consenso dei loro consorti, degli agnati, e dei cognati; 



( I , Socundum «uaseril ordu iuris. 



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ia° I nobili Piemontesi rimarrebbero in perpetuo vassalli del Conte 
«li Savoia , ma ove l'occasione portasse, ch'essi ritornassero sotto il do- 
minio dei principi d'Acaia, s'intenderebbero sciolti dalla fedeltà data al Conte; 

1 3 8 Impedirebbe il Conte ogni acquisto di ragione sopra i feudi dei 
nobili Piemontesi in favore di Iacopo, o de' successori «li lui ; 

i4° Che i nobili non sarebbero obbligati a far parte dell'oste del 
signore, tranne in occorrenza di guerra , secondo le vecchie consuetudini . 
e nella guisa ch'essi servivano a Filippo i, principe d'Acaia. 

Giurò Amedeo di osservare questi patti, dei quali si diede copia a coloro 
che vi potevano avere interesse. 

I comuni maggiori e quelli che non erano tenuti in feudo godevano 
tutti di larghe franchigie, poiché è d' uopo il non mai dimenticare che . 
nel tempo di cui parliamo, la libertà non si armonizzava su tutto lo Slato 
per via di principii generali , ma entrava quasi per virtù di contrasti 
di forme. A que' che fossero vaghi di riandare più minutamente le con- 
dizioni di libertà municipale che s' introdussero e vennero via via rallar- 
gandosi tra noi , io mi farei lecito di ricordare (niello che ne abbiamo 
scritto in altra opera pubblicata or sono già molti anni (i). Col pro- 
gredire dei tempi, innoltrandosi la civiltà, si andavano facendo le riforme 
(re/brrnaliones) negli statuti e nelle franchigie comunali per mettere d ac- 
cordo costumi, bisogni, e leggi. I principi estendendo i loro provvedimenti 
con ispirito di equità e con intelligenza di tempi , si procacciavano aderenza 
e simpatia nel popolo. Favoreggiavano essi, più che la libertà, l'incivili- 
mento; cosi vincevasi l'aristocrazia che stava sul tirato, come accade dei 
deboli che hanno paura di perdere. Quando questa cessò dall' aver forze 
proprie , principe e popolo si trovarono a fronte l'imo dell'altro, ma il primo 
con autorità meno vessatoria e più rinvogorita , il secondo col desiderio 
di confortarsi dell'insolito stato di quiete di che godeva. Svoltesi poscia 
nel popolo le forze ingenite, a sua volta egli aspirò a partecipare nel 
pubblico reggimento , tentò molte prove , toccò molte ripulse , e final- 
mente entrò in quel periodo di propria vita politica in cui lo vediamo 
aggirarsi. 

Lo spirito d'associazione però, che è tra i più potenti mezzi d'ogni gran 
movimento sociale, si diffondeva svariato di modi in que' tempi. Le fazioni 
se ne valevano ognuna a loro prò: nei comuni, che si reggevano a popolo, 



(1) Storia dell'antica legislazione del Piemonle, cap. 3. 



a8 

erano compagnie diverse o società , che a vicenda si aiutavano o si com - 
battevano. Citeremo quella di S. Giorgio nella repubblica di Ch'ieri; quella 
dei militi e l'altra del popolo nella repubblica d'Asti ; altre simili nei co- 
muni di Torino, d'Alba, e di Cuneo; e la società tutta militare che si chiamò 
del Fiore, istituita tra Iacopo d'Acaia, i marchesi di Saluzzo, ed i capi 
de' Catalani ed Aragonesi che si trovavano in Alba, Cherasco, Alessandria 
ed altri luoghi, al servizio di Roberto re di Napoli. La compagnia del 
Fiore fu come modello , condotto però su proporzioni più grandi e con 
idee alquanto più generose , delle compagnie di ventura che poco stante 
funestarono l'Italia divezzando i cittadini dal compir l'obbligo di difendere 
la patria. 

Non faremo che mi breve cenno di certe distinzioni di qualità di per- 
sone, che erano in uso in certe parti del dominio dei principi di Savoia, 
perchè tale notizia punto non conferisce a chiarire direttamente il soggetto 
che ci siamo proposto di trattare. 

Nel ducalo d' Aosta convenivano nelle assise , ovvero udienze generali , 
nelle quali si decidevano le liti di maggior riguardo e si promulgavano 
gli ordinamenti per l'esecuzione delle leggi, insieme col principe, col can- 
celliere, e col Consiglio residente col sovrano, i pari, i non pari, ed i con- 
suetudinarii del ducato. I pari erano i nobili, banderesi od anche semplici 
gentiluomini usciti dalle famiglie più illustri del ducato, che ritenevano 
la qualità di pari , come feudo maschile , ed erano veri pari della curia 
all' antico uso feudale. Godevano di certi privilegi , come di non andar 
soggetti a pene pecuniarie, e di non patire prigionia di persona, o con- 
lisca di loro beni feudali , se non fossero rei convinti di tradimento , di 
ribellione, di grassazione , o d'incendio. La classe dei non pari compren- 
deva gentiluomini, o dottori, o licenziati in legge, fregiali di tal privilegio, 
ma solo durante loro vita. La classe dei consuetudinarii si componeva 
di castellani , procuratori , ed altri simili uomini probi ed esperti nelle 
pratiche forensi e nelle consuetudini del paese. 

Nei principali comuni che si reggevano a forma di repubblica v'erano 
ospizi, od alberghi dei nobili, sotto il cui nome s'intendevano aggregazioni 
di varie famiglie diramate da un ceppo comune , o riunite per accordo , 
che, raccogliendo le loro forze insieme, meglio si assicuravano contro 
i pericoli comuni. 



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3 9 



IV. 

Mal si potrebbe in modo affatto esplicito e preciso determinare in che 
torma, e sino a qual punto gli ordini dei nobili e dei borghesi, non che 
quello degli ecclesiastici intervenissero negli atti legislativi i più solenni 
che emanavano dal principe. Se si guarda tuttavia all'assistenza e con- 
corso dei maggiorenti di che si fece cenno dapprima, e se si ritengono 
alcune forinole dei tempi più remoti, si può credere che quelli non fossero 
estranei a simili atti. Così , per esempio, negli Statuti generali promulgati 
dal conte Pietro di Savoia, a mezzo il secolo un, si leggono queste parole: 
de ixìluntate et consensu nobiliwn, innobilium comitatus Sabaudiac et 
fìurgundiae [ cioè il paese di Vaud ] ( i ). E questa forinola non lascia 
luogo a dubitare del fatto, il quale, in materia così importante, presup- 
pone un diritto pacificamente riconosciuto. 

Nelle posteriori promulgazioni di statuti o decreti generali dei principi 
di Savoia non si rinviene , per quanto mi è noto , ripetizione di quelle 
forinole con cui s' inaugurarono gli Statuti del conte Pietro. Ed a guardare 
I andarne uh» delle cose pubbliche nei tempi successivi ed il tenore istesso 
delle fonnole , colle quali gli Stati esponevano i loro desiderii e le loro 
doglienze, ed il sovrano vi rispondeva, si avrà la prova che esplicita autorità 
legislativa non si riconobbe di diritto nelle Congregazioni degli Stati Lo stesso 
avveniva negli Stati generali di Francia, sebbene fossero istituzione assai 
più svolta e provata che non la nostra (a). 

Nell'anno i43o, a' 17 di giugno, Amedeo vm, primo duca di Savoia, 
principe, di cui non so se più si debba lodare l'avvedutezza, od ammirar 
la fortuna , promulgò i suoi generali Statuti. Quest'opera condotta da al- 
cuni commessari ecclesiastici e laici deputati dal duca per rivedere gli 
antichi Statuti che sovra materie distinte eransi fatti dai conti di Savoia , 
e comporli insieme a guisa di legge generale, contiene molti provvedimenti 



(t) Cibrario, Storia della Monarchia di Savoia libro 3, capo 7 

(«) V. Ralbcry , Hutoirt dtt Étau p/néraux de Frane*, fNRf 374 ti *w. 



3o 

nuovi ordinati da Amedeo vni, il quale saviamente riputava che le leggi 
intente a governare gli umani negozi debbono mutarsi opportunamente 
secondo la varietà de' tempi e delle occorrenze (i). 

In fine di que' decreti , di cui tengo s< «n'occhio e cito l'edizione fattu 
in Torino del 1 4/7 > s ' ^ e gg e ^ a clausula finale d'autorità e tli pubblica- 
zione, nella quale il duca, avuto il parere del suo consiglio, c per organo 
del suo cancelliere, approva il tenore de' decreti medesimi, e li promulga 
esponendo il registro in cui essi erano scritti. Questa solennità seguì nel 
castello di Sciamberì a porte aperte ed alla presenza di molti testimoni, 
ma senza veruna menzione dei tre Stati. 

Due costituzioni si hanno di Giolanda di Francia in qualità di tutrice 
del duca Filiberto; l'una data in Moncalieri a' 3 di luglio sopra 
I alienazione de' feudi; l'altra riguardante alla spedizione de' processi, 
pubblicata in Sciamberì nel febbraio del 1477; ma in amendue non si 
accenna mai altro intervento se non quello de' consiglieri , degli uffìziali 
del duca e dei testimoni assistenti. 

Nè diverse furono pure le forme della promulgazione degli altri Statuti 
generali ordinati dai duchi successivi , come di Filiberto, per prescrivere 
nuove regole intorno al procedimento delle liti, dati in Sciamberì a' 17 
di agosto 14S0, di Carlo 1 , che con lettere patenti date in Torino il 14 
di gennaio 1 48 \ confermava la legge di Giolanda sopra l'alienazione dei 
feudi , e con altre spedite nella stessa città a' 1 o di giugno del 1 485 
determinava il valore di certe clausule legali. Così Bianca di Monferrato, 
tutrice di Cario Giovanni Amedeo, con uno statuto del 26 di ottobre [fai 
provvide sopra l'alienazione de' feudi, e poscia con altro del 1 7 di marzo 1 4y5 
dichiarò che la legge Si quis maior, Cod. de Transactionibus , non sa- 
rebbe in vigore negli Stati ducali. Così Filippo 11 diede nuovi regolamenti 
per accrescere celerità nel coreo delle liti , da Torino il 3o di giugno 1 497 ; 
e così Filiberto 11 nelle sue costituzioni sopra varie materie, promulgate 
in Torino a' a4 di gennaio e i° di dicembre i5o3, nell'ultima delle quali 
occorrono da osservarsi le più ampie indicazioni del modo di promulgazione 
ed esecuzione della legge, senza che v'intervenga menzione degli Stati. 

Me per nulla s'immutò quell'ordine negli statuti fatti da Carlo hi a' 1 o 
di ottobre i5i3 per procurare, come ivi espressamente si dice, una più 
pronta spedizione delle cause, e promuovere il bene dei sudditi, aftinché . 



(1) « »'ro varietale lemporum tt causarum opportuni. » 



3i 

avuto riguardo alle varietà che s'introducono nelle cose e nei tempi, 
il pubblico governo sempre si disponesse e si mantenesse sotto l'ordine 
retto della giustizia (i). 

Oltre tmestc , che sono le principali leggi generali ordinate da' nostri 
sovrani che precedettero Emanuele Filiberto , ne giova addurre ancora 
l'esempio di una legge speciale, ma di effetto gravissimo, (male si è quella 
della inalienabilità del demanio, legge considerata sempre come fonda- 
mentale della corona di Savoia (2). Nell'editto promulgato a tal fine dal 
duca Lodovico a' 22 di aprile 1 4 4 ^ > nel chiostro de' frati predicatori fuori 
delle mura di Ginevra , il principe promette per sè e pe' suoi successori 
di non mai alienare veruna parte del patrimonio dello Stato, e la pro- 
messa si accetta dal segretario Pcllcterat, siccome persona rivestita d'uf- 
ficio pubblico, a nome de' sudditi presenti e futuri del duca e de' succes- 
sori di lui, non meno che di qualunque altra persona che in qualsivoglia 
modo ri iw>tessc avere interesse. Se mai vi fu legge che sembrasse richiedere 
necessità dell'intervento esplicito degli Stati , questa sarebbe stata che aveva 
relazione diretta colla conservazione del pubblico reggimento, epperò coi 
diritti di tutti gli ordini e di tutte le classi delle persone. Ma V avervi 
adoperata la clausula d'accettazione per parte del segretario, a foggia di 
notaio, dimostra evidentemente che la giurisdizione degli Stati non si con- 
siderava come autorità, sebbene si stipulasse co' sudditi, indeclinabile. 

Vero è che nei tempi successivi essendosi in parte violate le disposizioni 
di quell'editto, e volendo i duchi recarvi pronto rimedio, rinnovarono il 
precetto di Lodovico, ed annullarono le alienazioni che erano seguite in 
frode di (niello , aggiungendo che ciò si faceva a richiesta dei tre Stati , 
dai quali si erano denunciati al principe siffatti abusi. 

Tale è il concetto degli editti di Amedeo ix del 10 di settembre 1470, 
di Carlo 1 del 23 di marzo 1 \ '~< \ , di Bianca di Monferrato dell' 8 di 
marzo ifoo, di Filippo 11, di Filiberto 11 e di Carlo m, tutti registrali 
nella collezione del Borelli. 

Così pure non è da tacere che quando il duca Lodovico nell'atto inti- 
tolato Francìùsiae concessae loti patriae cismóntanae coìUva usurar ios 
pìddicos et contrafacierUes contractus simulatos et gabantias panni, ferri . 



(I) « Ut inspecta rcrnir terapornmque dÌMÌmilitndine sub recto lulticnc ordine respublic» «emper 
regalar ci pre*en;ctur. » 

(f) Bejric Coititaiic-Di del re di Sardegna, lib.6. 



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3a 

vini et aliaritm quarumcumque rerum, il 3 di febbraio 1 (i), si aggiunge : 
participatoque Consilio prelatorum , baronum, procerum , et periiorum 
ac ceterorum circumspectione trium Statiium ditionis ipsius domini mei 
(il duca procedeva in qualità di luogotenente generale di suo padre) quos 
merito in arduis instituendis evocavimus. 

Non vi ha dubbio che le adunanze degli Stati riguardavano come ufficio 
proprio il far conoscere al sovrano gli abusi trascorsi in ogni maniera di 
servizio pubblico : tutti i capitoli di quelle adunanze che ci rimangono ne 
fanno fede. Ma non si può dire che essi fossero direttamente partecipi 
nella formazione della legge, nè che il loro concorso si ravvisasse necessario 
per obbligare i suddM ad obbedirvi; bensì si dee riconoscere che da' tre 
Stati erano per lo più provocate le riforme della legislazione. 

La ragione della differenza che si scorge tra le promulgazioni di leggi 
fatte più anticamente, e quelle che avvennero in tempi meno remoti, nasce 
da ciò che quanto più si rafforzava il governo del principe, tanto meno 
si permetteva alla nazione di parteciparvi nei casi ordinari. Si radunavano 
gli Stati nelle occorrenze straordinarie, ma si era venuto al punto di averli, 
anziché veri legislatori, consiglieri principali del principe ed avvocati dei 
comuni, come per noi si disse altra volta. 

Ciò non toglie tuttavia che appunto perchè nei casi di maggior impor- 
tanza non si poteva prescindere dal ricorrere alla rappresentanza nazio- 
nale , questa serbasse potere e credito tale che finì per ingelosire il so- 
vrano, il quale, usando la ragione del più forte, ne abolì l'uso legittimo 
ed antico. 



(1) Nella raccolta degli Statuti Torineai 



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33 



V. 

Dell'autorità speciale degli Stati sopra la milizia non si ha, a mio credere , 
positivo indizio nella storia patria , anzi vi ripugnerebbe l'intiero sistema 
dell'ordine politico di quelle età. La milizia feudale, tutta composta d'uo- 
mini d'arme e de' loro seguaci, aveva trovato una possente rivale nell oste 
dei comuni, i cui numerosi fanti avevano superalo il valore dei cavalieri 
nemici. La prima , seguendo l' antica sua origine , -si reggeva secondo le 
regole de 1 feudi , che obbligavano baroni e banderesi a portarsi colla loro 
bandiera o compagnia di militi a servire in guerra al sovrano, cui davano 
omaggio. Il modo ed il tempo del servizio erano determinati dalle qualità 
dei feudi che richiedevano maggior o minor numero d'armati, e dalle fran- 
chigie particolari ai nobili de' diversi paesi. 

I comuni in non dissimile guisa avevano nonne certe del loro servizio 
militare a prò del principe, cui erano soggetti. Queste norme si erano 
stabilite o per gius di consuetudine avvalorato dall'assenso del principe, 
o per convenzione espressa stipulata nell' atto di loro dedizione. Così , 
per esempio, negli statuti di Pinerolo del 1 299 si era ordinato, gli uomini 
della terra militassero pel conte di Savoia per giorni quaranta non sola- 
mente nel territorio della contea , ma anche sino a venticinque miglia 
al di là dei confini di quella. Il comune di Mondovì non era tenuto a più 
di tir n Li giorni di servizio, e senza oltrepassare lo spazio di trenta miglia 
dalla loro città. Quello di Fossano non aveva obbligo di mandare la sua 
milizia a più di cinquanta miglia , nè per un tempo maggiore di giorni 
quaranta (1). 

La città di Vercelli ottenne il 18 decembro 1488 lettere patenti del 
duca Carlo 1, in virtù delle quali, mediante la somma di 1047 1 fiorini, 
si concedette tanto per grazia che per privilegio perpetuo che la città stessa 
non avesse a servire negli eserciti generali se non lo spazio di a4 giorni 
in cadun anno, e che il riparto di detto esercito non si farebbe che sopra 
due parti dei tre fuochi e famiglie di detta città e suo distretto (3). 



(l; Salace», Hittoirt militaire du Piéauni , «rat, i, ehap. IV. 

(«) Illustratone dello pergamene e de' codio! antichi «Utenti ncll'arctimo cirico di Vercelli . p. 1*3. 

5 



H 

Epperò , senza sviarci in digressioni troppo estranee al nostro soggetto, 
concluderemo che il servizio militare era precipuamente regolato dagli usi 
feudali , e dalle convenzioni particolari di ciascun comune. Dal che sempre 
più si fa evidente come il vero tipo delle libertà pubbliche sul finire del 
medio evo consistesse nelle franchigie appartenenti a ciascun ordine di 
persone privilegiate, a ciascun comune o paese distinto da special terri- 
torio, da usi ristretti , da convenzioni parziali. 

Accadeva talvolta che gli Stati raccomandassero al principe di tener una 
forza armata sufficiente per certi bisogni. Cosi, per esempio, nell'adunanza 
del febbraio i5a8, i tre Stati di Savoia chiedevano al duca Carlo ili che 
avesse in pronto milizia bastevole a reprimere i tentativi degli aderenti 
all'eresia luterana che si temeva volesse spanderei in queste contrade. 

Vuoisi qui ancora avvertire che in alcuni capitoli dei tre Stati si parla 
talvolta, come in quelli ragunali sotto Carlo i, in Torino, nel maggio 
del 1487, dell'esercito generale, ma la parola exercitus si assume 
in quel luogo a dinotare un tributo da pagarsi in occasione della guerra , 
come apparisce dal contesto di que' capitoli , che si leggeranno nella se- 
conda pai-te di questo saggio. 



VI. 

Fin qui siamo venuti ragionando di quelle parti di pubblico governo, 
nelle quali i tre Stati non pigliavano ingerenza assoluta e diretta. Ora 
dobbiamo parlare di un efficacissimo e permanente loro ufficio, che con- 
sisteva nel concedere i sussidii straordinarii al principe, onde con quelli 
soddisfacesse alle più gravi necessità della patria. E questa a trattarsi 
distesamente, e con puro lume di critica, sarebbe materia mollo ampia, 
siccome quella che racchiude la vera storia di queste adunanze. 

L'erario pubblico nei secoli xiv e \v non si alimentava se non col pro- 
dotto delle terre, e dei diritti demaniali, che nel territorio de" nostri principi 
erano assai ragguardevoli , e colle riscossioni delle gabelle sopra le derrate , 
o le merci, che si vendevano, o passavano per lo Stalo. Pressoché a nulla 
ridueevasi il tributo prediale, perchè la massima parte dei terreni erano 



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35 

immuni dalle gravezze pubbliche per titolo di possesso ecclesiastico, <> di 
prerogativa feudale. I fondi urbani non erano per lo più collettabili , attese 
le franchigie particolari de' più grossi comuni ; il difetto di qualunque bast- 
ili censimento, e le difficoltà estreme che s'incontravano nelle riscossioni 
diminuivano ancora quella minima porzione di tributo che sarebbesi potuta 
sperare (i). 

In certi casi particolari, secondo gli usi antichi, si stabilivano imposte 
straordinarie, come per avvenimento al trono di principi, nozze del me- 
desimo , o maritaggi delle di lui figliuole , ordine di cavalleria conferito 
all'erede del trono, riscatto del sovrano caduto in cattività, occorrenze 
di guerra (2). 

L'origine, o per meglio dire la causa precipua della convocazione degli 
Stati ci è ricordata da Stefano Pasquier (3), in modo che, sebbene si re- 
stringa al regno di Francia , della cui condizione politica allora non guari 
si scostava il dominio de' principi di Savoia , può peraltro recar molta luce 
sul suggetto che di presente ci occupa. Narra egli adunque che Filippo 
il Bello avendo accresciuto le gravezze pubbliche di un tributo raggua- 
gliato dapprima alla centesima , di poi alla cinquantesima pai-te del valore 
dei fondi rustici posseduti da' suoi sudditi, alcune popolazioni si levarono 
a remore , e misero a morte i collettori mandati a riscuoterlo. Volle , 
poscia, quel re aggiungere altri balzelli sulle derrate, ma non potè con- 
seguire l'intento. Allora seguendo il parere di Engherrando di MarigrAy , 
sovrintendente maggiore delle sue finanze , si rivolse ad un partilo più 
mite. Fece egli bandire dal sovrintendente nella città di Parigi le necessità 
da cui trovavasi stretto, e richiese i sindaci de' tre Stati che sovvenissero 
d'aiuto opportuno la causa comune del re e di tutto il regno. Tosto gli 
furono offerti le persone ed i beni de' sudditi , e si pagò senza indugio 
un tributo larghissimo. Il buon successo di questa prova divenne dopi» 



(I , A prova dell'antichità dello stabilimento delle tasse dei principi di Savoia veggano le lettere 
■li dichiarinone det conte Tommaso di Savoia, l'uno dall' incarninone 1191 , in cui si liberano 
alcuni nomini del ducato d'Aosta a talliti tutù et lucceiiurum mearum adiutoriit et exactionibut , pre»«<> 
il Capre, Traiti de la Chambre dei Compiei, par. S, chap. ii. 

(?) V. il codice delle decisioni di Antonio Fabro, lib. IV, lil. 43, def. 6. 

(3) Recherche* tur Vhittoire de Fratte* , pag. 67-68. - l>u reste , «lice il Hilbert, Le. p. 40, aufnau'un 
ne posiede pai de momunent authentiaue cTanemblée dei troll Étatt antérieur* « 4302 , il rtl potublt 
1«e ce fait te fùt praduit pitti d'une f»ii auparavant , mais, dans toui lei cai, lei diputii </<■< villo 
t>'y auraient pai eu marre voi* dilbirative 



3(5 

una frequente consuetudine , osservata non solamente sotto i successori 
più prossimi di quel re, ma eziandio da tutti i sovrani della stirpe di 
Valois (i). 

Quest'uso di ragunare gli Stati per cavarne danari fece sì che mal vo- 
lentieri i popolani s'accomodassero a mandarvi i loro deputati, e gli an- 
tichi documenti ci attestano che difratti essi non ci venivano se non per 
espresso e severo comando del sovrano, poiché il tempo di tali adunanze 
si riputava dal popolo tempo di tasse straordinarie e di male tolte ec- 
cessive. 

Le nostre antiche memorie consentono strettamente collo stesso ordine 
di mutazione che si osservò nella Francia. Le notizie che ancor si hanno 
«Ielle riscossioni dei tributi nel secolo xm non fanno cenno veruno d 1 inter- 
vento de' tre Stati, come si scorge dai due primi brevi del balio di Savoia, 
riferiti dal Capre (a). Ma i conti di finanze compilati dopo il principio 
del secolo successivo, se non contengono menzione di adunanze collettive 
di Stati, accennano tuttavia all'annuenza dei tre ordini. Nel i35G s 1 in- 
titola uno di essi : « In computo Humberli Bastardi de Sabaudia Domini 
» Alti Vilarii et Moletarum Castelani Tharenlasiae de exitu subsidiormn 
» concessis (o concessorum) per religiosos, nobiles, banneretos, et coin- 
» inunitates totius comitatus per tres annos incoeptos in festo Paschae 1 356 
» super quolibet foco quatuor denarios grossos Turonenses quolibet anno. » 
F. nel i3òq se ne ha un altro intitolato: « In computo Aymoneti Pro- 
» vanae Castellani Maurianac prò subsidio concesso Domino de gratia 
» speciali per religiosos , banneretos , et caeteros homines nobiles ipsius 
» Castellaniae ac per homines Domini eiusdem Castella n iae , prò acqui- 

rimento facto per Dominum de terra Yaudi ad ralionem unius floreni 



(t) Questa usanza era generale in pressoché tutta l'Europa occidentale. Cosi, per esempio, avtenita 
negli Stali generali di Fiandra. ■ L'uso inveteralo (cosi scrive il cardinal Benlivogl io, Della guerra 
» di Fiandra , parte i , libro v ) era di chiedersi dal principe ne' suoi bisogni ai popoli quelle aov- 
» Tensioni clic paressero convenevoli. E l'essere bene spesso negate mosl«Ta la libertà dell'essere 
* concedute. Presi la risoluzione del concederle, imponeva poi ciascuna provincia a se stessa 
<• quel peso che era necessario per tal oflelto. Domandavansi però sempre queste contribuzioni a 
- tempo dal principe, e venivano a tempo consentite ancora dai popoli: e quante volte il bisogno 
.. stringeva quello a far nuove istanze, era di mestieri che altrettanta da questi se ne avesse nuova - 
» mente il consenso. » 

E Filippo di Commini «a scriveva nelle sue memorie : A'u/ prince ne petit autrement le*rr auc 
par oeirui , ti ce n'ett par ttjrannie , et au'il toit treommunié. Mais il «n ett bien d'atte: bitet pour 
»,« sat/nir ce eu'i'/i peuvent (aire oti laitver en cet emirati. Iàv. V , chap. /i. 
(») Tratti hittorijue de la Chambre dei Compie* de Sanie, pari. S , chap A 



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»7 

» boni ponderis prò quolibet foco, de mense septembri i35y, et in eodem 
» computo fuit particulariter computatum de focis hominum Domini 
» episcopi Maurianensis. » 

Usavasi ancora frequentemente nella prima meta del secolo xv di chiedersi 
dal prìncipe sussidii a ciascun comune separatamente. 

Il testamento di Amedeo vm primo duca di Savoia, del 6 di de- 
cembre i4>H)> fa pure menzione di carichi che s'imponevano, e di sus- 
sidii che si concedevano tam ab hominibus et subditis immediatis, 

quam ab hominibus et subditis ecclesiasticorum et nobiliwn etc. 

La storia pertanto delle raunate degli Stati s'accoppia col racconto di 
tutti i casi che ricercavano soccorsi onde rispondere alle necessità dei 
tempi (i). Ristrignendoci ad una parte del secolo xv, che fu agitata da 
vicende diverse, noi troviamo molte congregazioni di Stati che ci porgono 
esempi del modo con cui si chiedevano e si stabilivano i sussidii , ed il 
tenore delle lettere date dal sovrano a conferma delle franchigie impetrate 
ci rappresenta il quadro della vertenza. Nel 1 45 1 Lodovico, duca di Savoia, 
doveva costituire la dote ad una sua figliuola, sposa del Delfino di Vienna, 
ed ebbe ricorso allo straordinario sussidio acconsentito dagli Stati. Lo stesso 
principe nel 14% videsi di nuovo gravato da soverchie spese, così per aver 
tentato di liberare il Piemonte da masnadieri che lo infestavano, come 
per fornire l'occorrente a suo figliuolo Lodovico, che stava in sul partire 
alla volta di Cipro, dove in fatti si recò a ricevere la corona di quel regno 
e di Gerusalemme e d'Armenia. Egli quindi si rivolse di bel nuovo a' suoi 
sudditi, i quali, non ostante che il paese fosse stato impoverito d'assai pel- 
le guerre soffèrte, e per l'inclemenza del cielo che gli aveva negato le con- 
suete ricolte, gli offerivano un donativo di diciassette mila dugento fiorini. 
Nelle lettere d'approvazione datesi a tale occasione si debbe notare come 
sia stato rettificato I errore, per cui in quelle dell'anno 1 45 1 si era orn- 
ili esso di comprendere espressamente gli uomini dell'antico territorio, i quali 
tuttavia avevano contribuito nel primo donativo, e furono perciò ricono- 
seiuti e fatti partecipi delle franchigie allor concedute. L'erario pubblico 
continuava a difettar di danaro, onde nel 1460 i due Slati de' nobili e 
de' comuni piemontesi corrisposero alle dimande dello stesso principe . 
offerendo settemila fiorini , e ricevendo in contraccambio alcuni capitoli 
di privilegio. 



fi) Quindi |' a ,|agio francete Hamtu et «tbsidtt it tirnntnt. 



38 

Dopo la morte del duca Amedeo ix , il beato, Giolanda di Francia , 
vedova di lui e reggente lo Stato in nome di suo figliuolo il duca Filiberto, 
pupillo, trovossi ravvolta frammezzo a mille difficoltà , soprattutto per la 
guerra civile che ardeva tra essa ed i principi agnati esclusi indebitamente 
«lai concorso nella reggenza. Senza troppo curare l'autorità degli esempi 
antichi, ella ordinò si levasse sopra i sudditi un sussidio di cinquanta mila 
fiorini. Ma gli oratori dei sudditi piemontesi , pigliando occasione dal tro- 
varsi adunati in Vercelli pe 1 funerali dei duchi Lodovico ed Amedeo nel- 
l'aprile del i473, supplicarono che si rimettesse l'uso primiero. I docu- 
menti ragguardanti a questa dimanda, che già si leggono stampati (1) , 
dimostrano ampiamente quale fosse l'ingerenza degli Stati nelle cose del 
governo pubblico quando si trattava del donativo straordinario. Narrano 
essi nel memoriale indiritto alla duchessa , essere usanza antichissima 
e non mai abolita che i doni e sussidii , soliti concedersi dal Piemonte , 
si porgessero da' tre Stati di questa contrada, e da essi se ne dividesse il ca- 
rico tra i luoghi diversi, e si deputasse un collettore, Piemontese di patria, 
per riscuoterne le varie porzioni. Pronti si dicono a contribuire nella 
somma desiderala per sostenere il governo, ma bramano che se ne accetti 
il dono dalla Congregazione degli Stati, e si faccia ripartizione de' pesi 
nelle forme e secondo le lasse adoperate per lo passato. La risposta è in- 
feramente conforme ai voti spiegati, accettandosi il dono secondo l'usanza 
e senza pregiudizio del sovrano e dei sudditi. 

Un nuovo sussidio di sessanta mila fiorini ritrasse questa principessa 
dagli Stati raccolti in Rivoli nell'ottobre del ' 477 per soddisfare alle spese 
occorrenti alla difesa della patria minacciata da' Borgognoni o Tedeschi. 

Il duca Carlo 1 dalla Congregazione dei tre Stati , raccolti in Torino 
nel 1 48a , nel i485 , e nel i4&7 > ritrasse sussidii straordinarii per far 
fronte alle S|>cse di governo e di guerra che occorrevano in que' j>ericolosi 
frangenti. 

Un altro esempio memorabile si ricava dagli atti di un'altra duchessa 
reggente, cioè di Bianca di Monferrato, tutrice di Carlo Giovanni Amedeo. 
Diresi in quelli , che essendosi nell'agosto del i4<ja congregati in Torino 
i tre Stali del Piemonte per ordine e per lettere del sovrano, vennero 
ad essi esposti, da parte della duchessa tutrice, gl'immensi travagli e le 



(I] Depregory, Istoria della Vercellese letteratura ed arti Documenti della pari* I*. pag 5« 
e tegnenti . dopo la parte iv. 



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h 

varie spese da lei sopportale dopo la morte del duca Carlo i , suo marito, 
onde attendere alla cura e conservazione del dominio del principe pupillo, 
alla difesa del pubblico governo, ed alle occorrenze della guerra; che ogni 
cosa era riuscita a buon fine, mercè dell'assistenza del principe arcivescovo, 
de' grandi e dei consiglieri , e che per soddisfare alle spese originate da 
siffatte cause , ella , in qualità di tutrice , aveva chiesto dalla patria cis- 
montana un sussidio di dugentomila fiorini. Alla quale dimanda , dopo 
alcune discussioni, i tre Slati avevano risposto, offerendo, a titolo di sem- 
plice donativo , ottantamila fiorini piccoli della moneta di Savoia , sotto 
condizione che ciò non dovesse per nulla derogare ai privilegi ed alle im- 
munità del paese , nè si potesse mai tram* a conseguenza futura. Neil atto 
che porgeva i il donativo, furono pure dai tre Stati rassegnati capitoli in 
numero di tredici, i quali supplicarono concedersi loro in forza di legge 
e di privilegio perpetuo. A tali supplicazioni venne per la duchessa aderito 
i oli miei)/ ione di far cosa grata al Piemonte; e dopo udita la lettura di 
quo' capitoli , colf assistenza del signore di Bressa, zio del principe, e di 
molti altri grandi e consiglieri colà presenti , fu a ciascuno d' essi dato 
analoga favorevole risposta. 

Durante il regno di Carlo ni frequenti furono pure le adunanze degli 
Stati , ed invano per essi si cercò di fare argine alla piena delle sventure 
che rovinarono in quegli anni sulla monarchia di Savoia. Quell'infelice 
principe si voltò con fiducia a suoi sudditi , ed i suiciditi non mancarono 
al principe ; ma forza non v'era che reggesse all'impeto col quale Francia 
e Spagna portavano frammezzo a noi i disastri d'ima guerra senza onore , 
e senza speranze pe' Piemontesi. Molli documenti rimangono delle deli- 
berazioni degli Stati al di qua e al di là dell'Alpi, di che si leggeranno 
vari documenti in appresso. Ora basta che si accenni il sussidio di cent ot- 
tantamila fiorini conceduti dagli Stati di Piemonte nel marzo dell'anno 
i5og. 

Si è detto che, oltre la quantità del sussidio, si determinava pure nei 
capitoli, che si concedevano agli Stali, la maniera di ripartirlo e di riscuo- 
terlo. Si prefiggevano i lempi de' pagamenti dividendo la total somma 
in altrettante porzioni ; la (pota dei tributi da riscuotersi dai sudditi si 
assegnava ordinaria meni e per ogni capo di famiglia, ovvero fuoco, come 
allora si chiamava ; ovvero imponevasi secondo la proporzione dei beni 
gravali; e prevedendosi il pericolo, allora frequente, di mutazioni nelle 
tariffe delle monete, si stabiliva per lo più che non se ne sarebbe variato 



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4o 

il valore durante tutto il tempo entro cui si ammettevano indugi al pa- 
gamento ; altre volte si specificava che si sarebbe pagato secondo il valore 
delle monete corrente al tempo della riscossione : prescrivevasi che i quie- 
tamenti si sarebbero spediti dai tesorieri senza costo di spesa; finalmente 
tentavasi di torre via tutte le immunità personali con cui altri volesse 
schermirsi dal contribuire in queste gravezze, o si riceveva dal sovrano 
la promessa che finché durasse il tempo del sussidio straordinario non 
si sarebbero imposti altri tributi; e finalmente ponevasi cura affinchè non 
si adoperasse la forza per la riscossione del sussidio. A chi paragona 
il modo allatto regolare di riscossione di questi sussidii, e della ripartizione 
che se ne faceva, colla confusione che sempre s'incontrava negli usi feu- 
dali , dove il vassallo toglieva a suo piacere enormi balzelli dagli uomini 
del feudo, è facile il persuadersi che i popoli dovevano trovare assai meno 
moleste queste tasse straordinarie , che non le gravezze ordinarie che per 
mano dei vassalli fossero state da loro ritratte , e poscia rimesse al prin- 
cipe. E forse la prima sorgente del benefizio di una aggiustata e pro- 
porzionale distribuzione di tributi , non che il primo desiderio di ima 
plausibile universale perequazione sono da riferirsi a queste adunanze, che 
formarono anche il primo grado per cui i comuni ascesero ad aver sede 
nell'associazione politica di tutto lo Stato (i). 



VII. 

Abbiamo discorsa la parte speciale, per cosi dire, dell' oficio delle Con- 
gregazioni degli Stati. Ora dobbiamo considerarne l'azione meno definita 
ma più generale sugl'interessi principalissimi e vitali della nazione. 

Gli Stati si appresentano talvolta come custodi e moderatori dell'autorità 
sovrana. 

Se vogliam credere ai cronisti di Savoia , gli Stati mantennero in una 
solenne occasione la regola di successione al trono, quale erasi stabilita 
da Amedeo v. Questi stando nel suo castello di Gentilly presso Parigi , 
e vedendo come Edoardo suo figliuolo dopo molti anni di matrimonio non 



(1) V. Loysel, Inttituttt coutumiiru, Uv. prilim. sili, 14 



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4« 

aveva che una figlia , erasi indotto a stabilire , che , ove non rimanesse 
d 1 Edoardo prole maschile , la corona passasse ad Aimone suo secondo- 
genito, con esclusione perpetua delle femmine, a cui si riservava soltanto 
la ragione di una dote in danaro e non in terre. 

Assentirono in marzo del i3'j4 i due fratelli allo statuto paterno, e 
quindi ne sorgeva quell'ordine d'esclusione di femmine dal trono di Sa- 
voia che , rinnovato poscia da Amedeo vi , divenne legge fondamentale 
della monarchia. 

Ma l'accordo dei principi non persuase la figlia di Edoardo , Marghe- 
rita , sposata al duca di Bretagna , a dismettere il pensiero di quella si- 
gnoria. Vennero ambasciadori ad esporne i pretesi diritti , ed a sollecitarne 
la ricognizione. 

Secondo la narrazione dei cronisti , gli Stati raccolti in Ciamberi avreb- 
bero mantenuto l'ordine di successione predetto, respingendo le istanze 
della duchessa di Bretagna. 

Una cronaca di Savoia, che si ha ragione di credere delle più antiche (i), 
riferisce: Ajmo XI il comes Sabaudiae, dpfuncto Edoardo eius fratte sine 
liberis masculis, in comiiatu successit. Et quem duo episcopi , barone s 
fjualuor apud Avinionem existentem cui locum Chamberiaci adduxerunt . 
ubi a Suilibus patriae multimi notabUHer receptus Juit. 

Le circostanze dell' avvenimento d' Aimone sono più dislesamente de- 
scritte dal cronista Sinforiano Champier, il quale, accennate le pretensioni 
della duchessa di Bretagna, cosi prosegue il suo racconto: 

« Giunti gli ambasciadori a Sciamberì , dove stavano allora adunati i tre 
» Stati di Savoia onde consigliarsi sul governo del paese, dichiararono 
» il loro messaggio ; ma il Consesso recise senza indugio il corso a ogni 
» pratica , dichiarando loro per organo dell' arcivescovo di Tarantasia : 
» Non essere usanza che la contea di Savoia cadesse in conocchia, finché 
» si trovasse un maschio nato di legittime nozze, che di nome e d'arme 
» discendesse dalla famiglia sovrana di quella patria. Rimanervi ancora 
ti della stirpe Aimone , fratello di Edoardo , a cui spettava di ragione 
» la contea (2) ; e dopo lui passarne il diritto a Filippo, conte della Mo- 
«» rea ; ed , ove questi mancasse , a Luigi di Savoia signore di Vaud ; 



(1) Di carattere del secolo xv. 

(8) Auquel appartieni de raison la comlée. Champier. Col racconto ilei Champier s'accordano le vecchie 
Chroniquts de Savoie. V. Monumenta hittoriae patriae. Seriptor. lom. 1. 



n che se tutti questi principi fossero morti senza legittima discender»/;! 
» maschile, avrebbero i Savoiardi riconosciuto, a preferenza d'ogni altro. 
» la duchessa di Bretagna per loro sovrana. » 

Partili gli ambasciadori , sorse a parlare Gallese della Balma, e disse : 
« Signori , noi siamo di presente senza Conte , e senza Governatore che 
» ci sostenga e ci difenda ; epperò io loderei moltissimo che noi man- 
» dassimo a cercare Messer Aimone di Savoia per essere nostro capo »• 
» signore, poiché egli è savio, virtuoso, prode e ripieno di belle ed ottime 
» qualità. » Tutti aderirono alle sue parole , e inandarono due vescovi , 
e quattro baroni a trovare Aimone, che stavasi in Avignone, pregandolo 
\ enisse a risiedere in Savoia per esserne egli il conte, e loro naturai»- 
signore j e vero erede della terra. Ricusò sulle priine Aimone di arren- 
dersi al desiderio de' suoi sudditi, ma poi vinto dalle istanze degli am- 
basciadori, venne in Sciamberì, dove furono ad incontrarlo tutti i prelati, 
i bai oni, i cavalieri ed i gentiluomini del paese unitamente ai comuni . 
e lo accolsero con ogni significazione d'onore, supplicandolo volesse pren- 
dere la signoria della contea di Savoia, siccome gliene apparteneva la suc- 
cessione di diritto. All'indomani si tenne l'adunanza de' tre Stati della contea 
nella gran sala del castello, e si deliberò di dare al nuovo sovrano l'anello 
di S. Maurizio, simbolo di suprema inaugurazione. Quindi il conte ricevette 
I omaggio de' baroni e nobili, e l'obbedienza dei comuni, delle città, ville 
e castella. 

Non tutti prestano fede a queste narrazioni di cronisti, ed un gravis- 
simo storico vi contraddice ; noi però non potremmo indurci a tenere 
assolutamente per falsa almeno la sostanza di tal relazione, perchè non 
si hanno prove direttamente contrarie a ciò che per sè almeno ha pre- 
sunzione di verità. 

L'ingerenza della rappresentanza nazionale in simili chiamate di prin- 
cipi non era cosa insolita in quelle età nelle nostre contrade. Poco dopo 
I immatura morte di Giovanni marchese di Monferrato, avvenuta nel gen- 
naio del i3o5, cransi raccolti a Trino i nobili ed i deputati dei comuni, 
e fetidi all' ultima volontà dell' estinto signore , mandavano ambasciadori 
a < i Iolanda sorella di lui , chiamala dai Greci Irene, moglie d'Andronico 
il vecchio imperatore d'Oriente, per domandarle un suo figliuolo in so- 
vrano (i). 



(I) Cibrario, Storia della Monarchia di Savoia, lib. 4, cap 4 



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43 

Se in una materia , sovra cui molti hanno scritto lucendo in termini 
espressi menzione degli Stati, dovessimo accomodarci all'opinione d'un 
solo storico , e neppur de' più antichi , sarebbe mestieri lo spiegare quel 
passo delle istorie del Piemonte di Lodovico della Chiesa , il quale asse- 
risce « Che a Filippo i successe nella contea di Savoia per volontà cicali 
<• Stati . ì quali anteponevano il loro servizio e la virtù al rigor delle leggi . 
« Amedeo, suo nipote, tutore del marchese di Susa, quantunque per la 
» primogenitura la successione al pupillo pertenesse. » 

Ma (mesta autorità di un solo tra i varii cronisti e storici delle cose «Iella 
Savoia, non mi pare da tanto da doversi preferire all'argomento negativo 
che sorge per lo silenzio che gli altri hanno serbato, quantunque essi siensi 
mostrati in ogni altra occorrenza solleciti di ricordare l'ingerenza che i tre 
Stati pigliavano nel governo pubblico. Siffatta deliberazione degli Stali di 
Savoia dovrebbesi far risalire al ia85, tempo nel quale per nessun accertato 
storico documento puossi credere che già fossero in uso cotali adunarne. 

Nè dobbiamo scordarci che il conte Amedeo, che succedette a Filippo, 
«ragli più vicino di grado, essendo figlio del fratello di lui; laddove Fi- 
lippo, figliuolo primogenito di Tommaso in, conte di Piemonte, era meno 
prossimo all'estinto conte di un grado, che non Amedeo, da quello chia- 
mato alla successione; e si sa dai feudisti , che nel secolo \iu le regole 
della rappresentazione non erano ancora rigorosamente osservate nelle suc- 
cessioni dei vassalli , ma per lo più cedevano al diritto di prossimità. 

Nella recente storia della monarchia di Savoia del cav. Cibrario (t) il fatto 
della successione del conte Filippo è ben diversamente raccontalo, ed io 
volentieri mi vi accosto. 

L'oficio e l'autorità della nazionale rappresentanza ci vengono nel modo 
più espressivo ed energico esposti in un consiglio generale, o parlamento, 
che non si tenne veramente nei domimi di Savoia e di Piemonte, ma 
in contrada assai vicina, vale a dire in Monferrato, ed ebbe, fra gli altri, 
uno scopo che riferivasi al conte di Savoia. 

Noi ne daremo estesa notizia , perchè è un alto che basta di per s« 
a chiarire quali fossero le opinioni che allora correvano delle relazioni 
tra il sovrano ed il popolo. Opinioni che non si potrebbero credere 
straniere al Piemonte, dacché in tanta prossimità di luogo, e somiglianza 
di costumi, si mettevano solennemente in luce, e quindi in atto. 



(I) Liti 3, cap 9, lib 4, cap. I 



44 

Secondotto, marchese di Monferrato, uscito dalla tutela di Ottone duca 
di Brunsvic, manto di Giovanna, regina di Napoli, erasi abbandonato 
a più colpevoli eccessi. Ardeva di sete di sangue, e la faceva da carne- 
fice; senza causa, o per cosa minima uccideva di sua mano uomini, donne , 
«; fanciulli. Ritrattosi dall' amicizia e dai consigli del savio suo tutore , 
si era fatto amico a Gian Galeazzo Visconti, conte di Virtù, degno com- 
pugno alle sue crudeltà ed a suoi vizi. Gian Galeazzo secondando i furori 
di Secondotto, ne faceva suo prò, e (mando da lui chiamalo a soccorrerlo 
per ridurre all'obbedienza la città d'Asti, che giustamente irritata de' di 
lui tirannici portamenti non voleva più riceverlo nelle sue mura, venne, 
tranquillò U popolo, e lo persuase di riconoscere sè, e non più Secondotto 
per proprio signore. Non tarilo Secondotto a pagare il fio de' suoi delitti, 
perocché nel decembre di quell'anno medesimo i3;8, essendo in Lan- 
girano , nel distretto di Parma, volle di sua mano strozzare un ragazzo 
del suo seguito, e fu da un compagno di quello ferito di spada nel capo 
in guisa, che in pochi giorni, cioè il iG dello stesso mese, morì. 

Sì grave caso e sì terribile esempio scossero del pari il duca di Brunsvir 
ed i sudditi del marchese. Quegli tomo da Napoli per assumere la tutela 
del fratello e successore di Secondotto, Giovanni ut, ancor minorenne, 
questi si concertarono per assistere il governo del tutore , e per avvalorarsi 
di qualche precauzione contro il ritorno possibile di una dominazione 
tirannica. 

Il 3 di gennaio pertanto dell'anno 1 3"jc) , Ottone duca di Brunsvic 
convocò un pieno e generale parlamento del Monferrato nel castello di 
Moncalvo alla presenza di parecchi giurisperiti ed altri spettabili leslimonii. 
L' assemblea era composta di molli nobili , e di moltissimi popolani , ed 
ambasciadori dei varii luoghi del marchesato. 

Il duca , in qualità di curatore e governatore del marchese Giovanni . 
richiese in nome di lui tutti quelli che si trovavano in quel parlamento 
lo consigliassero sovra i tre punti seguenti: 

Primieramente sulla domanda che Amedeo vi conte di Savoia faceva 
per la consegna del luogo di Chivasso, dell'intiero Canavese , di Poirino 
e di Moncucco, le quali tene, quel conte diceva essere notorio alla mag- 
gioranza dei membri di quel parlamento come verso di lui fossero state 
impegnate dal defunto marchese. 

In secondo luogo sopra il sussidio da darsi ad esso curatore, ed al re- 
gnante marchese per le spese della guerra da muoversi contro al conte 



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45 

ili Virtù, onde costringerlo a restituirgli la città d'Asti proditoriamente 
occupata, e la terra di S. Salvatore presa per violenza. 

Finalmente |>er l atto di prestazione di fedeltà da farsi dai nobili, vas- 
salli, popolani e terre del dominio del marchesato di Monferrato al novello 
sovrano, successore del marchese Secondotto, di cui si accenna la morte , 
ma non se ne indica il modo. 

Udita la triplice proposta , sorse a parlare Albertone di Prato , il de- 
putato di Moncalvo, e disse doversi giurare la fedeltà, e riconoscere il nuovo 
sovrano da tutti e singoli i vassalli, e nobili, e popolani del marchesato, 
secondo l uso fino allora praticato, ina apponendovi tuttavia una condizione, 
ch«* , per la sua importanza , inferiremo nelle parole dell'atto originale. 

« Sub hac tainen conditione, quod in casu quo contingat in futurum, 
.> quod absit, ipsura dominimi marchionem interficere, vel vulnerare ali- 
)» quem de subditis et fidelibus suis, seu alicui de suis subditis quantum- 
» eumque minimo iniuriam , vel violentiam facere realem vel jiersonalem , 
» vel in eoruin aut alicuius eorum mulieribus, quod statini , ipso facto, 
>. et mine prout et lune omnis fidelitas, recoguitio, et obedienlia fienda 
» et praestanda dicto Domino Ioanni Marchioni Montisferrati cassa sii 
» et vana , et nullum valorem prorsus habeat. Nam postquam fideles 
» et subditi Marchionatus sponte faciunt, et pracstant fidem et fidelità - 
» lem dicto eorum Domino, qua nihil cxcellentius praestare possunt, ita 
» versa vice dignum et iuslum est quod ipsi habeant per eifectiun fidem 
» dicti Domini Marcliionis circa bonam protectionem , custodiam et de- 
li fensionem personarum , rerum et iurium suorum , et contra debitum 
h iustitiae per ipsum nullatenus opprimantur, quoniam per illustrem quan- 
ti dain I >Mmmniii Secundum Otthonem Marchionem Montisferrati, fratrem, 
» et praedecessorem dicti Domini Marchionis Ioannis nimis acriter ci enor- 
n miter in personis et rebus eorum et mulieribus, et aiiis attinti et passi 
» sunt innumerabiles iacturas , vituperia , dispendia , exilia , et pessimas 
» laesiones (i). » 

Lo stesso Albertone di Prato propose che, per quanto concerneva alle 
dimande del conte di Savoia , il duca insieme co' congregati eleggesse sci 
mi otto de' suoi fedeli del marchesato in quel parlamento « qui super 



(t) Quello importantissimo documento ai legge a pag. 3G8 del primo rotarne della colleiionc 
intitolata Monumenta Aqutniia di Giovambaliila Moriondo, stampato in Torino nella Regia Tipografia 
l'anno 1789 ; il documento è autenticalo dal prefetto dell' archmo aegreto del duca di Mantova 
con dichiaraiione 89 aprile 1669 



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46 

» omnibus et singulis petitionibus praedictis et aliis langentibus facla elicli 
» Domini Gomitis plenariam habeant poteslatem elicti Domini Marchionis 
» et totius Marchionatus. » 

Rispetto alle occorrenze di guerra il medesimo suggerì che vi si prov- 
vedesse, preferibilmente somministrando danari per non esservi comodità 
di fornir cavalli , ed i pagamenti si facessero in tre o quattro tennin i 
a scelta del duca e del suo consiglio. 

Si alzò dopo a pai-lare Stefano dei signori di Cerreto, giureconsulto, 
ed approvò le proposte dell' Albertone, se non che aggiunse che la fedeltà 
da giurarsi al sovrano non si estendesse al di là del ventesimoquinto anno 
compiuto della di lui età, ut videant (i sudditi) qualiler se habebit , ed 
intanto si osservasse il testamento del padre di detto marchese, col quale 
ogni autorità di governo era stata, fino al tempo sovr 1 indicato, riservata 
al duca di Brunsvic. 

Nicoletto di Tilio convenne nella stessa opinione, così pure Lodovico 
Turco, il quale però aggiunse che si provvedesse per la guerra tanto per 
via di milizie , come d' altro sussidio , a piacimento del duca e del suo 
consiglio. 

Ottolino de' Ghiselperti vicario , Facio di Villa di Chivasso , Oddino 
di Miroglio parlarono nello stesso senso , ma si opposero a che la terra 
di Chivasso si consegnasse al conte di Savoia, non riputandola per nulla 
impegnata al medesimo. 

La deliberazione si compì in questi espressi termini , u In reformatione 
» eiusdem Consilii et Parlamento, facto partito de sedendo ad levandum 
per dictum Dominum Ottolinura Vicarium obtentum fuit et placuit 
m omnibus de Parlamento praedicto , nemine discrepante , quod detur 
» potestas et baylìa tam de iure quam de compositione et bona con- 
cordia , praedictis eligendis super praedictis factis tangentibus dictum 
n Dominum Comitem Sabaudiac, et quod detur auxilium et subsidium 
» dictis Dominis per subditos suos super dieta guerra tam de debito quam 
» de grada, et quod fidelitales fiant dicto Domino Duci vice et nomine 
» dicti Domini Marchionis et fratrum , et Marchionatus , quousque atli- 
>' gerit aetalem annorum xxv prò quolibet, et per modum, sub fonnis, 
» modis et conditionibus , qui et quac arrengati et consulti et arrengata 
) et consulta fuerunt per Consiliarios praedictos. » 

Si elessero nello stesso parlamento otto deputali a trattare sulle domande 
del conte di Savoia , ed in fine si notarono i nomi dei principali membri 



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4: 

di queir assemblea, omettendone tuttavia parecchi: nam ibi aderant de no- 
hilibus et subdilis diati Marchionatus maxima multitudo. I segnati som- 
mano a settantacinque, oltre a Giovanni bastardo di Monferrato, che sta 
a capo di lista; vi sono rappresentati, ciascuno da due deputati, i comuni 
di Moncalvo , Lù , Ponleslura, Montebello , Vignale, Hosignano, Ozano. 
Torricella, Livorno, Blanzale (Bianzè), la città d'Alba, Chivasso, Casta- 
gnole, Fontanetto, Viarisio, e Calliano. 

Da ultimo si ordinò al cancelliere Boggeri che rogava latto di esten- 
derne molli esemplari in pubblico istromento. 

Mi sono dilungato forse oltre il dovere nel render conto di questa 
solenne deliberazione, perchè poche credo ve ne abbiano di quel secolo, 
che porgano non solo documento dell'autorità che si attribuiva alla rap- 
presentanza nazionale, ma anche notizia del modo, col quale si deliberava 
allora in quelle adunanze. 

Ora , siccome è singoiar vanto della casa di Savoia il non mai aver prodotto 
un tiranno, così non è meraviglia che, non avendosi i pericoli dei Secondotti 
e dei Giangaleazzi, gli Stati del paese non siensi mai occupati di stabilir»' 
quelle riserve che si ordinavano dal Parlamento del Monferrato. 

Ma se la diffidenza dei sudditi non aveva appiglio , le circostanze dei 
tempi talvolta richiesero che la rappresentanza degli Stati entrasse nel 
cerchio degli aiTari governativi. Cosi appena trascorsa la metà del secolo xv, 
durante il regno torbido ed assai scomposto del duca Lodovico, questo 
principe avendo fatto una lega con Carlo vii, re di Francia, per dare 
maggiore stabilità all' accordo , volle che fosse ratificato dall' assemblea 
degli Stati generali, i quali vi acconsentirono. 

Ma, secondo che accade talvolta, l'opinione pubblica non fu cos'i docile 
come la rappresentanza nazionale, e si spargevano voci quasiché si fosse de- 
tratto alquanto alle franchigie del paese, ed i sussurroni, quali li chiama 
il duca , se ne valevano per inquietare gli animi , onde il duca dovette 
chiarire il fatto, e con sue lettere patenti asserire che di là non verrebbe 
ne diminuzione di libertà alla patria, nè aggravio di carichi ai sudditi. 

I tempi delle reggenze , soprattutto quando sono agitati da discordie 
civili e da discordie di principi , aprirono spesso occasioni alla rappresen- 
tanza nazionale di estendere la propria autorità. Cosi avvenne nel 1 477 
sotto la reggenza di Giolanda di Francia, allorché nella Congregazione 
degli Stali, raccoltisi nell'ottobre, si stabili che a conservazione e sostegno 
delle franchigie e libertà del paese i cittadini ed abitanti avessero facoltà 



48 

di costituire e di presentare al sovrano uno o più difensori, la cui elezione 
dal sovrano istesso si confermasse. 

Loficio dei difensori era di comparire in giudizio a difendere le franchigie 
e libertà del paese , chiederne e promuoverne l'osservanza , e generalmente 
fare tutto che credessero utile pel mantenimento ed osservanza di tali diritti. 

Non pare che questa creazione d' oficio sia stata di lunga durata , od 
abbia avuto grande efficacia; tuttavia la si vuol ricordare come argomento 
della giusta importanza che si attribuiva alle libere istituzioni. 

Sotto il duca Filiberto i, trovandosi le cose pubbliche in gran disordine 
per le discordie civili suscitate dai grandi della Savoia verso il i4?6> fecesi 
un altro provvedimento straordinario, di cui daremo contezza, valendoci, 
secondo il consueto, delle parole istesse di uno scrittore contemporaneo ( i ). 
y< de mense novembris convocati fuerunt tres Status gcnerales, videlicet Pede- 
» montanorum et Sabaudiensium in loco Montiscalerii coram praefato Ill. mo 
»> D. BO Nostro Duce Philiberto pupillo, tunc et secum semper existente praefato 

» domino De Luys gubernatore suae personac Et in quibus 

» tribus Statibus intcrfuerunt magnates Pedemontii et magnates Sabau- 
ii diae et inter alios interfuerunt magnifici dominus Antehnus dominus 
i) Miolani, et Ludovicus comes Camere qui non erant boni amici quod 
»> habuerant longo tempore guerram simul. Et in dictis tribus Statibus 
» tractatum fuit de gubernatoribus ponendis circa patrias Sabaudiae et 
» Pedemontis , et circa Statum Ul. n,i D. ni N." praefati donec ille esset 
» tenerae aetatis, et tandem fuit conclusum quod eligantur sex Pedemontani 
» et sex Sabaudienses prò gubernatoribus dicti Status. » 

L'esempio di queste deputazioni di intervenienti nel governo da scegliersi 
tra i membri degli Stati generali non passò inosservato, poiché in una 
grande assemblea degli Stati generali dell'intiero paese tenutasi in Mon- 
calieri verso Tanno 1 479 , si chiese, e si ottenne dal principe che 
dall'assemblea medesima si scegliessero alcuni invigilatoli, od ispettori, che 
dir si vogliono, coli' incarico di provvedere a certe riforme negli ordini 
governativi che si credevano necessarie (a). 

In quell'adunanza, che è particolarmente notabile, si raccomandò cal- 
damente al principe di attenersi ai consigli di suo zio Lodovico xi , re 

(I) Chnmica lu***alu i* Aquino ab anno WS utqxu ad anman 1515. Monumento kutoria, patria,. 
Scriptorum tom. i. 

;8) Non facciamo che seguirò il testo pubblicalo dal cronista ; non tenni cospetto che ri sia sbaglio 
in data e che la Ratinata indicata nel 1476 sia quella che noi dopo indichiamo all'anno 1479 



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4y 

di Francia, la cui astuta politica aveva tratto nelle sue spire il dominio 
dei duchi di Savoia. 

Pochi anni dopo, cioè nel 1490, mentre reggeva lo Stato, in qualità 
di tutrice del figlio, la duchessa Bianca con assistenza di Francesco di 
Savoia arcivescovo di Auch, raccoltisi gli Stati generali di tutto il paese, 
dimandarono a que' principi che si eleggessero sei deputati , due per lo 
Stato ecclesiastico, due de 1 nobili, e due delle comunità, e fra essi due 
uno che fosse Savoiardo e l'altro Piemontese, i quali avessero entrata 
nel consiglio ordinario del duca; aggiungendo che terrebbero a grande 
onore che l'elezione si facesse dall'assemblea. 

Ma in questa congiuntura non si largheggiò di fiducia come nella pre- 
cedente , ed i principi essendo più fermi nel loro potere , si limitarono 
a rispondere che l'elezione si farebbe dalla duchessa e dal prelato assi- 
stente, i (fuali avrebbero cura di chiamare persone idonee a tal carica. 

VI 1 ri casi , e più antichi di varia ingerenza in materia di Stato possiamo 
credere siensi dati, di cui non fu probabilmente rogato, 0 non ci fu con- 
servato Tatto solenne. Troviamo difratti in una compilazione di documenti 
del paese di Vaud (1) ragguagli di spese portate nei conti di Nyon che 
hanno tratto a simili occorrenze. Apparirebbe da quelli, essersi nel i3()i 
mandati deputati a Moudon , dove i comuni del paese di Vaud eransi 
convocati onde sapere in qual modo siffatti comuni dovevano essere go- 
vernati dopo la morte di Amedeo vii; nel i3g3 essersi raccolti i comuni 
del paese di Vaud in Moudon per deliberare se Ottone di Grandson 
dovesse essere condannato; si mandarono deputati dei comuni di Vaud 
a Chambery per conoscere lo stato della casa del conte , e sapere se la 
contessa di Savoia era o non stata tratta in inganno nel corso delle agi- 
tazioni civili di quel tempo ; si adunarono tutti i comuni del paese di Vaud 
a Chambéry per deliberare sul matrimonio del conte che non fu 

(1) Docitmenj hUtoriquet du payt de Vanti pubblicati dal sig. Teodoro Grenus di Ginevra , pag. 39 
e seguenti. Per avere una idea compiuta delle varie circostanie «loriche, a cui alludono i fatti in- 
dicali e desunti dal libro anxidetto, non polendo noi diffonderci in una ripetizione di quanto si legge 
in tutti gli storici della casa di Savoia, rimandiamo il lettore ad un'opera, già da noi citata, ebe 
ne trattò distesamente. È questa V Essai iter tee ancitnnet assemblée* de la Savoie, du Ptimonl «tr. , 
par le Comte Ferdinand Dal Posto, Paris et Genève 1SS9. Fu scritto, mentre in Piemonte si teneva 
per segreto di Stato ciò che ai riferiva a quelle assemblee. L'autore non aveva se non pochissimi 
documenti, ne trasse però una divinazione molto ingegnosa. Interpretò spesso gli storici antichi 
della casa di Savoia con una prevenirne, che le reticente governative dovevano naturalmente 
ispirare. A noi che poniamo soli' occhio al lottore tulio quanto conosciamo d'inedito, rispetto 
agli Stati, riuscirebbero inutili lo sottili investigazioni. Parliamo schietto e basta. 

7 



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Za 

approvato dall'assemblea , e tuttavia dopo venne conchiuso. Altra riunione 
dei comuni di quel paese ebbe luogo nell' anzidetta città per consigliare 
il conte sul punto se la contessa dovesse o non essere reggente della Contea. 
Si ripetè tale unione nel i3i)4 > quando fu messa in arresto la contessa 
Bona di Borbone. Altre convocazioni dei comuni di Vaud ivi si accennano 
i i-mite nel 1 3g6 a Moudon ed a Rue per determinare il contributo di quanto 
ciascuna città soccorrebbe Girardo d' Estavayer nella causa da loro sol- 
lecitata contro Ottone di Grandson. 

Non si può negare che questi documenti abbiano tratto a fatti storici 
più o meno noti nelle vicende della Savoia, ma può far maraviglia che 
non sieno rimaste maggiori notizie di quelle assemblee , se non si vuol dire 
che le loro deliberazioni siensi avute di così poca importanza da non 
scolpirsi nella memoria scritta o tradizionale degli avvenimenti di quella età. 

Ma più è da stupire ancora che di gravissime deliberazioni degli Stati 
l'atte nelle più solenni occasioni appena rimangano scarsi ricordi attinti 
a sincere sì ma oscure sorgenti. Tale è il fatto del consiglio chiesto 
agli Stati raccolti prima a Thonon , poi a Ginevra nel 1 4^9, sopra l'ac- 
cettazione del pontificato ofTerto dal Concilio di Basilea ad Amedeo vili; 
consiglio che portava con sè la conseguenza di un sussidio da sommi- 
nistrarsi per quelle occorrenze (i). 

Come i principi di Savoia si avvalorassero dell'autori t a degli Stati, quando 
in vertenze di guerra volevano cattivarsi l'opinione pubblica, lo ricaveremo 
da un passo della già citata cronaca di Giovenale d'Aquino, che ritrae 
a pennello l'aspetto di simili consulte. 



(I) Ecco il ernioso ed importante documento che ai trova nel minutario di Ditone comprendente 
itti dal 1440 al 1447: = « Litera lubsidii nominasi et mandamenti Crusillie r= Lndovicns Dui 
■ Sabaudiae eie. Universi» aerie praesentium 6at manifestami quod rum ex parte Sacri Basilicnsis 
« Concilii nuper delata electione Sommi Pontificia Sanctiuimo Domino genitori meo convocati* 
<• in evitate Gebennarum ad consilium saper acceptatione eiuadem elcctionis postalandom tribù» 
i' Statibus suae dìrionis post impensum circa haec eoruro laude dignnm consilium ipsi ingencìa 
i- onera iniciis tantae rei incombenti» animadvortenlcs ex eornm mera liberatitele proprioqoe motti 

concessenint snbventionem gralaitam , videlicet super hominibua et iuridiciariia noslris ac ccclc- 
« siaaticorum ut est moria unum franebum seu sexdecim denarios grossorum prò foco. Barone* ver» 
» et bannereti super soia hominibus et iuridiciariis medietalem tantum. Decima tamen parte ipsius 
> subvencionis prò miserabilibus exclusa eat. » 

Il comune di Crnaillic di 960 fuochi rappresenta la sterilità dei tre anni passati , ed il morbo 
pestilenziale da cui è travagliato, ed olire cencinquanta franchi che vengono accettali. 

Ne' recentissimi Studii Storia del cav. Cibrario, a facce 104-5, si trovano importantissimi cenni 
di raun.no di Stali tenutesi in Savoia il 91 febbraio 1393, ed il 95 di maggio 1410, ed altre notizie 
interessanti, ma non vi ha testo di atti di congregazione di .pelli 



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5i 

Nella scelta del primo tra i servitori del principe, principale dignità 
dello Stato, intervenne talvolta la rappresentanza nazionale. Tale carica 
era quella del cancelliere ; è noto come in que' tempi il vero agente e rap- 
presentante del principe per i negozi civili e politici fosse il cancelliere, 
sotto la cui direzione stavano i segretari. Colfandar degli anni avvenne 
che, o per insuilicienza del cancelliere , o perchè la fiducia del principe 
si dividesse, i segretari ebbero una parte più diretta nel maneggio degli 
affari pubblici , autenticarono la firma del sovrano , e questa fu l'origine 
dei ministri, o segretari di Stato, mentre la ingerenza del cancelliere andò 
via via restringendosi nei soli affari di giustizia, e conservò soltanto le onori- 
licenze di prima carica dello Stato. 

Parecchie delle lettere patenti , colle quali si costituivano i cancellieri 
di Savoia, contengono menzione generica della deliberazione dei consiglieri 
«lei principe sulla scelta da farsi. Così avvenne per Giacomo della Torre 
nel i45o , per Sibueto di Loriol nel 1 47 ' , per Pietro di S. Micheli 
nel 1473 (1). 

Più significanti , e da notarsi singolarmente sono le parole delle patenti ' 
con cui nel 1 4^>4 *' duca Lodovico elesse a cancelliere Guglielmo di San- 
digliano già presidente delle Udienze. 

Quel principe trovandosi a Nogent-le-Rot , in Francia , così si rivolge 
nel suo diploma al nuovo eletto : « Vos unum prae caeteris praeinissormn 
» benemeritorum intuitu , perscrutata tamen prius voluntatibus subditorum 
« nostrorum , ac participato Consilio cum Serenissimo et Christianissimo 
•> Domino nostro Francorum Rege, ac Domino et filio nostro honorando 
> Domino Ludovico Rege Chypri, ac cum aliis illustribus liberis nostro, 
» necnon cum caeteris illustribus proceribus, consanguineis et spectabi- 
» libus ac notabilibus dominis banneretis, qui essentialiter nobis assistunl 
» in partibus Franciae, deliberavimus ad ipsum officium Sumini Cancel- 
« lariatus promovere (a). » Certo sarebbe difficile non che il desiderare 
I 1 immaginare mi maggior concorso di adesioni per la collazione di una 
carica che in sostanza dipendeva dal principe. 

Nel caso che abbiamo riferito vedesi implicitamente enunciato il con- 
sentimento della pubblica rappresentanza; in un altro, cioè nella elezione 
a cancelliere di Giovanni Michaèlis, il duca si esprime più chiaramente: 



(1) V. Galli, Cariche del Piemonte, toni. 1. 

(t) Cariche del P.euionto , tom. 3. Indice generale pag. 90 



5* 

de conscnsu illusù issimae consorte nostrae triumqiie Slaiuum nostrorum 
irwicem convocaiorum (i). E simile usanza non fu dismessa come im- 
pariamo dalla cronaca di Giovenale d'Aquino, dove racconta reiezione 
di Antonio di Campione a cancelliere del duca Carlo i. « Consultum 
» fuit (egli dice) quis deberet esse cancellarius, quia erant concurrentes 
» in «lido oficio dictus D. Enrichinus Championis Praesidens Consilii 
» Taurini, D. Eldradus Canavoxii Collateralis Consilii Ducalis secum re- 
» sidentis, et complures alii ; tamen ivit ad voces dicendo: (pi habebit 
» plures voces in tribus Statibus reportabit dictum oficium , et sic dictus 
» Championis habuit plures voces et reportavit oficium Cancellarli. » 
K di questa particolare solennità d'elezione si fa pur cenno nelle patenti 
ad esso spedite (2). 

Abbiamo accennato di sopra, essersi gli Stati adunati per consultare sul 
matrimonio che intendevasi conchiudere dal conte, e conviene che non 
si abbandoni da noi questa materia senza aggiungervi ancora qualche 
considerazione. 

I vecchi documenti ci additano, come dicemmo, che nel i3$3 gli Stali 
di Savoia si unirono in Sciamberi per dar consiglio sulla opportunità del 
matrimonio di Amedeo Vili con Maria di Borgogna, e che il loro parere 
fu negativo: ciò tuttavia non tolse che il matrimonio poscia si elli.it nasse . 
come s'impara dalla vita di quel principe. Non si può dunque credere 
che gli Stati avessero verun diritto di vietare cotali alleanze, divieto che 
avrebbe urtato anche contro i principii della libertà naturale. 

In parecchie occasioni si trova avere gli Stati sollecitato il principe 
ad ammogliarsi, onde non mancassero gli eredi alla corona. Alcune di tali 
raccomandazioni sono così ripiene d'affetto, e di riverenza, che nessun 
monumento più eloquente di quello aver si potrebbe dell'amorevolezza 
del popolo verso il sovrano. Così nell'adunanza tenuta nell'agosto del 1 5o8 
in Sciamberì si supplicò il principe che volesse ammogliarsi, perchè nessuna 



(I) Cariche del Piemonte, tom. I, pag. 30. 
[ ì) Cariche del Piemonte , toro. 1 , pag. 38. 
Simile manza di accompagnar l'eleziono del cancelliere con una richiesta di molti pareri, sì aieva 
anticamente in Francia. Lcggeti in uno degli extraitt de* regiitret manuscrits du Partement sout 
Citarle» v et Charles \ i , tiri* du rtcutil mtmtucrit de Con fast , qui appartimi à la bibliolhìqur 
1, C Armai ( Revue retrospettive ou bibliothèque historique ». //, novembre 4833). 

« 1374 le SO de novembre. Le Roy tini aon Conseil general dei Prince» et Baroni et aulres 
• nobles, dea dita Seigneurs du Parlement, de» requeite» de l'ho» tei, dea comptea et aulres, juaque» ■• 
. nombre de «ix ringl dix, pour élire un Chancelier de Frane* eie. » 



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53 

cosa poteva dare consolazione maggiore agli Stati che l' accrescimento 
della stirpe ducale, mercè di cui sarebbesi accresciuta la potenza del suo 
governo, e diminuito il timore d'ogni sforzo nemico. 

Nè meno calde furono le istanze che pochi anni dopo in un'adunanza 
del terzo Stato si fecero allo stesso Carlo ni , perchè non tardasse più 
oltre a scegliersi una sposa. « Monsignore (dicevano quegli affezionati 
» oratori del popolo) non v'ha cosa al mondo che tanto ci stia a cuore 
» quanto il vedere che nè voi nè il signor vostro fratello non vi siate peranco 
h ammogliati. I vostri sudditi desiderano di vedere prole da voi uscita. 
<> Somigliano essi al Santo Simeone che tanto si struggeva del desiderio 
» di tenere fra le sue braccia il Messia, e tanti ringraziamenti e tante 
» lodi rendette a Dio quando ne ottenne la grazia. Noi conosciamo la vostra 
» bontà , la vostra saviezza , e non avremo mai più ne riposo nè pace 
a se non vi scorgiamo padre di bella e felice prole. Questa noi la ve- 
» '1 in no , i nostri figli le obbediranno, e troveranno ne' Principi da voi 
» discesi quel pacifico e sicuro governo con che voi di presente ci reggete. 
» Piacciavi adunque per l'onore d'Iddio di dare ascolto quanto più presto 
» potrete a queste nostre fervorose preghiere. » 

Rispose il duca, che in questo affare, come in ogni altro, sempre sarebbesi 
guidato col parere de' suoi congiunti e col consiglio de' buoni suoi sudditi. 

Conviene che ora si esamini l'ingerenza che le adunanze degli Stati 
pigliavano nelle tutele dei principi. Le epoche delle tutele sono per lo più 
ripiene di diGicoltà, d'incertezze, e talvolta di tempeste politiche; le parti 
si destano più ardite , i mezzi di frenarlo diventali più deboli nelle mani 
del governo; agli accidenti straordinarii si provvede con mezzi straordi- 
narii, e si ha ricorso a certi spedienti di popolarità che si trascurerebbero 
nei tempi normali. 

Due documenti abbiamo che ragguardano direttamente a questa materia , 
epperò cavando da essi tutte le notizie, che vi si racchiudono, ne verrà 
una sene di 

Essendo morto il duca Amedeo ix, il Beato, Giolanda di Francia, che 
già reggeva lo Stato, vivente ancora il marito, per la licenza che erasele 
data , e per V accordo seguito co' principi agnati , ne prese le redini in 
qualità di tutrice, e colle solennità che stiamo per narrare. 

Agli undici d'aprile del 1472, nel castello di Vercelli, la duchessa 
vedova in abito di corruccio s'appresenta davanti Urbano Bonnivardo, 
vescovo di Vercelli, ai consiglieri del duca, ed ai deputati agli Stati colà 



54 

raccolti , e dichiara che da tre giorni continui nella pubblica sessione degli 
Stati era ella stata richiesta e supplicata da molti personaggi illustri, ni 
in particolare da Branda di Castiglione, vescovo di Como, da Sagramoro 
Visconti, e da Lorenzo da Pesaro, ambasciadorì di Galeazzo Maria Sforza, 
duca di Milano, che volesse assumere la tutela dei tìgli nati da lei e dal duca 
Amedeo, a cui lo Sforza era cognato. A queste preghiere i tre Stali ag- 
giungono pure le loro per organo di Guglielmo da Sandigliano, dottore 
e milite, rammentando l'autorità della legge, che preferisce ad ogni altro 
lutore la madre per l'amore infinito ch'essa porta a' suoi figli , e supplicandola 
che quella ad altri non volesse rimettere ad insaputa de' tre Stati medesimi. 

Udite tali richieste, la duchessa protesta che il carico della tutela as- 
sumevalo di propria volontà, e senza intendere di pregiudicarsi nelle ra- 
gioni di credito che teneva verso i suoi figliuoli pe' dotalizi e gli anlefati 
che le erano stati assegnali dal duca Amedeo vili, dallo suocero il duca 
Luigi , non che dal duca ultimo estinto. E sceglie solennemente per questo 
atto a suo superiore il vescovo di Vercelli, non essendo colà presente 
I impcradore, riguardalo come supremo signore del feudo, ed in presenza 
di quel prelato e del consiglio del duca, accetta la tutela e l'amministra- 
zione dello Stato. Il vescovo la riconosce in tale qualità, e riceve da lei 
il giuramento di bene esercitarne il carico, e le rinunzie al beneficio del 
Senalusconsulto V elidano . e di ogni altra legge che potesse riuscire di danno 
ai minori. 

A confermazione della sua promessa la tutrice obbliga tutti i suoi beni ; 
e per togliere ogni sosj>etto ch'ella potesse altrui rimettere questo governo, 
si danno da lei vent'otto mallevadori, sei prelati, fra' quali lo stesso vescovo 
di Vercelli , e ventidue laici che tenevano le principali cariche dello Slato, 
i quali tutti assumono le più strette obbligazioni di fideiussori, corrobo- 
randole coll'espressa ipoteca dei loro beni e colla santità del giuramento. 

Finalmente il vescovo di Vercelli, la cui giurisdizione si i-iconosce nuo- 
vamente dalla duchessa e dal suo consiglio, interpone nell'istromento la 
sua autorità in presenza dei testimoni, e col rogito di due notai. 

La sposizione di questo atto di collazione di tutela basta a provare che 
a richiesta bensì degli Stati direttamente , ma dall' autorità della legge 
le duchesse tutrici ricevevano V officio della reggenza , e che volendosi 
riconoscere un superiore , perchè compisse l'atto secondo le forme legali , 
da cui non dipartivansi allora i più solenni affari di Stato, si eleggeva 
un prelato dalla lutrice medesima. 



55 

Non possiamo entrare nei particolari del giudizio degli Stali, al quale 
poscia si rimise Giolanda litigando co' suoi cognati , perchè non si è peranco 
rinvenuto Tatto del compromesso; ina tuttavia quello non darebbe argo- 
mento maggiore di un semplice giudizio d'arbitri, il quale trae ogni sua 
forza non dalla qualità delle persone chiamate a decidere , ma dalla adesione 
di quelli che si assoggettano volontariamente alla loro sentenza. 

Il secondo dei documenti che ho citato è quello della tutela di Carlo 
Giovanni Amedeo , assunta da Bianca di Monferrato , vedova del duca 
Carlo i. Pochi giorni dopo la morte di questo , stando la duchessa nel 
castello di Pinerolo, a' ao di marzo del i49° si consigliarono varii pre- 
lati , consiglieri , gentiluomini e fedeli che per la felicità e la sicurezza 
dei popoli della Savoia e del Piemonte fosse d'uopo che il duca pupillo 
venisse senza indugio provveduto d'un tutore; e fatta considerazione della 
saviezza , bellezza , pudicizia , e soavi costumi di Bianca , la supplicarono 
volesse assumere la tutela del pupillo suo figliuolo, mentre la legge or- 
dinava che la madre volente dovesse essere preferita ad ogni altra per- 
sona. Bianca aderì tosto a quelle richieste, e venuta davanti al consiglio 
del duca, ed in presenza specialmente di quell'Urbano Bonnivardo, che 
di sopra s'apprcsentava come vescovo di Vercelli, e superiore eletto dalla 
duchessa Giolanda, e che qui parimenti interveniva quale superiore ec- 
clesiastico siccome abate commendatario del monistero di santa Maria di 
Pinerolo, diede il giuramento di bene, e fedelmente sostenere il carico 
della tutela , e pronunciò le consuete rinuncie delle tutrici. 

In (pesto atto tutto fu compito con minore solennità che non nel pre- 
cedente , non essendovi fatta menzione nè di Stati , che assistessero , ne 
di ambasciadori stranieri che pregassero , nè di mallevadori che dessero 
sicurtà de' loro beni e persone. 

Ma convien dire che gli Stati, tuttoché non espressamente nominati, 
erano pure colà radunati, o che non tardarono ad esserlo, poiché agli otto 
d'aprile dell'anno medesimo 1490, e nella città stessa di Pinerolo troviamo 
essersi dalla tutrice rinnovata, al cospetto del suo consiglio, e de' tre Stati , 
la promessa di non alienare veruna parte del demanio ducale, nè di 
lasciare che nulla si detraesse ai diritti della corona. 

In tempi più recenti, cioè nel secolo xvn, si aprì un caso di tutela, che 
pose in grande agitazione il Piemonte. Si suscitarono discordie nella casa 
del principe, che non tardarono a convertirsi in aperta guerra civile. 
Sotto il stianto delle controversie di madama Cristina figlia di Enrico iv 



56 

co' principi suoi cognati , si annidavano le vecchie contese di Francia e 
di Spagna, per dominare in Piemonte. Mentre ardeva la guerra civile 
si discutevano dai giudici le ragioni legali d'ambe le parti. E fra que' dissidi! 
qualche voce s'udiva per desiderare la convocazione degli Stati generali, 
qual tribunale supremo di re e di popoli, andato in disuso, ma non ancora 
in dimenticanza. 

E non è senza importanza il ricordare, che poco prima in Francia si soste- 
neva, che il deputar le reggenti non i spettava al parlamento, ma bensì 
agli Stati generali del regno (i). 

Noteremo ancora una volta che l'indole vera delle franchigie piemontesi 
non sarà mai bene conosciuta se non si ricorre alla primitiva forma d'am- 
ministrazione de' nostri comuni , i quali per le particolari loro bisogne 
ricorrevano al principe, chiedendo rimedio agli abusi, od accrescimento 
a' privilegi municipali, ed offerivano in correspettivo un dono o sussidio 
straordinario non altrimenti di quello che si faceva dalla Congregazione 
degli Stati per tutta la patria. 

Si è accennato di sopra che gli esempi tratti dalle adunanze degli Stati 
del paese di Vaud e del ducato d' Aosta non possono addursi a dichia- 
razione degli Stati propini del Piemonte e della Savoia. Così l'una come 
l'altra di queste contrade sino dai più remoti tempi , in che vennero sotto 
la corona di Savoia, godevano di particolari franchigie , e non s'accomu- 
navano alla condizione degli altri Stati di que' principi tanto al di qua 
che al di là delle Alpi*, onde in tutti gli ordini generali che si pubblicavano 
dai sovrani sempre si trova fatta speciale eccezione delle consuetudini par- 
ticolari di tali province: cosi nel proemio agli Statuti d'Amedeo vm , quel 
duca promulgando le nuove sue leggi, dichiara ch'esse debbano osservarsi 
salvis òonis et laudabili l>us consueludinìbus nostrorum Ducatus Augustae 
et patriae fraudi, qui non iure scripto sed consuetudine reguntur. 



(1) « Agrippo D'Aubigné avait rivemeat toatenu dani sa provine* que l'clactìoa do la Régentc 
» (Marie do Medici*} n'appartenait pas au Parlement do Paria, mais ara Étata gènéraux da Royaame. » 
Hutoirc de madame de Maintenon, par montievr le due de NoaiUes, tom. t, ckap. *. 



'7 



Vili. 

Per ben giudicare dell'effetto morale della grande istituzione della Con- 
gregazione degli Stati , è d'uopo dall'un canto riandare accuratamente le 
memorie che ne rimangono dei loro atti, dall'altro la qualità del popolo 
che ne portava le conseguenze, e le circostanze del tempo, in cui queste 
cose operavansi. 

Da quanto si è detto nel corso di questa prima parte del nostro saggio 
il lettore può di già essersi fatta una idea adeguata della condizione, e 
dell'oficio principale di tali adunanze; una rappresentanza nazionale ener- 
gica e schietta nel suo principio sostanziale, irregolare e mal disposta 
nella forma, non altrimenti che quasi tutte le istituzioni del medio evo 
»utc da un sentimento profondo di libertà e di giustizia , e combinate 
a stento con un apparato di dipendenza dall'autorità sovrana; un difetto 
sopi-attutto di guarentigie efficaci congiunto ad un vocabolario di parole 
prowettitrici di fede; esigenze di principe, e condiscendenze di popolo. 

-Vorrete la massima parte delle vecchie istituzioni politiche d'Europa, 
e troverete dapertutto impresso lo stesso carattere. 

La vita pubblica, come oggi si dice, era allora pochissimo estesa: distinte 
ed assolutamente disgiunte le classi delle persone, ristretta la mutazione 
di proprietà negli stabili, limitatissimo lo scambio delle idee; rattenuti 
in brevi confini i desiderii del popolo, fermo il clero nella sua possente 
influenza , audaci talvolta i propositi dei principali tra i nobili. La mala 
semenza delle fazioni s'era anche propagata tra noi, e nei comuni che più 
o meno avevano conservato forme di popolare reggimento ; le ire cittadine 
ardevano pure , e trascendevano talvolta ad aspre vendette. In fine la ser- 
vitù personale colla sua sequela d'ignoranza di mente, e di sterilità d'opere 
rimaneva, e, come s'è detto, non fu tolta che sotto il regno di Emmanuele 
Filiberto. 

Con tutto ciò la buona tempra del nostro popolo seppe reggere a du- 
rissime prove senza scomporsi, si tenne affezionata al principe, perchè 
il principe inostravasi affezionato agl'interessi del paese; la famiglia dei 
nostri sovrani, lo ripeto, non si bruttò mai nè di quella ferocia, nè di quelle 
turpitudini, che rendettero aborrite e spregevoli altre dinastie; il popolo 
appreuò ed amò le virtù del sovrano. 

ri 



58 

Le relazioni che si Hanno dell'indole del popolo piemontese nel w 
e XVI secolo ce lo raffigurano temperato, non avido, accorto anziché 
immaginoso, fedele, costante, e soprattutto nè timido, nè tumultuante, due 
< inalila ch'egli ritiene, e che valgono e varranno a suo salvamento e a sua gloria. 

L'essersi avvezzato al mestiere dell'armi, e lavcr posto fede nei prìncipi 
che lo reggevano , furono i due grandi vantaggi che si ebbe il popolo 
Piemontese a preferenza di tutti gli altri d'Italia. In lenta e contrastai» 
fortuna i desimi di lui si maturarono, e con mezzi inferiori d'assai a quelli 
che avevano gli altri Stati italiani egli seppe cansare pericoli, e prepararsi 
un miglior avvenire. Le nostre contrade furono teatro e scuola di guerra . 
ed i Piemontesi non mai si disgustarono dal prendervi parte, e quando 
era opportunità di recarsi a guerreggiare all'estero, essi pure se ne gio 
vavano. L'invasione straniera occupò, a mezzo il secolo xvi , per lunghi anni 
le nostre terre, ed i Piemontesi non potendo di per se soli resistere allo 
straniero, piegarono le fronti, non gli animi; rimasero gagliardi nei loro 
petti il desiderio e la fede di un ritorno di principato indipendente. Nè 
andarono falliti i loro voti. Un principe savio e valoroso vincendo ad 
altrui prò , recuperossi lo Stato ; si rifornì d'armi , si avvantaggiò d' ogni 
opportunità di dominio, ed inaugurò una politica propria della sua casa, 
e del suo paese. Così parlava di Emmanuele Filiberto, tornando dalla sua 
legazione presso quel principe, l ambasciato!* Veneto Gerolamo Lippomano 
nella sua orazione recitata in Senato il io d'agosto 1 5^3 : « Dalla maggior 
» parte delle nazioni è stimato il Duca confidente, iierchè con la Ger- 
» mania è slimato Tedesco, essendo della Gasa di Savoia; con Portoghesi 
»' Portoghese, per essere stata sua madre de' Re di Portogallo, sorella della 
» madre del Re Filippo; e per essere stato tanto tempo in Ispagna, e per 
»» essergli stati dati tanti carichi, detti in parte di sopra, dalla felice me- 
» moria di Garlo v , si può dire Spagnuolo ; i Francesi poi si credono 
a il medesimo, si per i parentadi vecchi, come per li nuovi; per la moglie che 
» ha, e poi ancora j)er la restituzione che gli fecero dello Stato col mezzo 

della pace e del matrimonio di loro Altezze. Ma tutti al fermo s'ingannano, 
» perchè egli è nato italiano, padrone d'uno Stato, la maggiore e miglior 
» parte d'Italia, e per Italiano vuole la ragione e vuol lui che sia tenuto. » 

Dal regno d'Ernmanuele Filiberto s'inaugurò la politica italiana della casa 
di Savoia. Ma da questo regno si smesse l'uso della rappresentanza nazio- 
nale, si concentrò nel principato ogni autorità politica, civile, economica. 
Appena si lasciò intendere che in un consiglio di Stato tutto composto 



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5g 

di eletti dal principe, si avrebbe una consulta per gli airari di maggior 
momento, consulta sempre subordinata all'arbitrio del principe, e si at- 
tribuì ai magistrati giudiziari un diritto di verificare, ed interinare le leggi; 
diritto che dava facoltà di consiglio e di rappresentanza, non mai potere 
di sospensione; diritlo che può credersi introdotto fra noi anche ad imi- 
tazione di quello che praticavasi in Francia dai parlamenti. Come in 
quel reame, così presso di noi si continuò l'uso delle verificazioni nelle 
corti di giustizia, più largo in Francia, soprattutto presso il parlamento 
di Parigi, in cui sedevano i pari, più ristretto presso di noi, perchè privi 
i magistrati d'ogni politico elemento nella loro composizione. 

Se si cerca qual fosse il motivo che ritrasse Emmanuele Filiberto dal 
convocare gli Stati generali, si potrà rispondere, come si legge in un'altra 
«dazione di ambasciatore Veneto aver detto quel principe, che gli Stati 
pretendevano di più di quel che volessero dare (i). E veramente se si 
rflglncnta che, ricuperato l'avito dominio, Emmanuele Filiberto volli 
ricomporre il suo noverilo sovra basi diverse da cruci di prima, e circondarsi 
3§pCp0luUo di buone truppe, non farà maraviglia che, mentre secondochè 
-•vverti un terzo ambaseiadore Veneto (a), gli antecessori di lui non coglievano 
«la tutto lo Stato più di 100 mila scudi all'anno, egli ne cavasse 800 mila 
I senza Ginevra, Losanna, e le terre possedute nei cantoni di Berna e di Fri- 
borgo. Così la cessazione degli Stati dee principalmente attribuirsi ad una 
riforma di sistema finanziere , e ad un desiderio di impinguare l'erario (3). 

(1) In una relazione dell' ambasciador Veneto alla corte di Savoia, M. 1 GioTanni Correi., 
del 1573, di cai ebbi sott'occhio due copie manoscritto, una nella biblioteca di S. Marco di Vanesia, 
.ternata col n. ccclxxvi (del Consiglio de' Dieci), l'altra nella biblioteca della regia università 
di Torino, segnata 99, vi, L, 96, ai leggono le seguenti parole: « E molte volle occorre che 
■ Sua Eccellenza ( Emmanuele Filiberto ) non va in consiglio, o ae vi si trova non si obbliga moli» 
•• a quello che sarà parso alla maggior parte di quelli che vi aono , e dirò più , che io ho saputo 
> per cerio che fu un giorno deliberata una materia d'imporlanxa con la presenza di S. E. . e di cui 
» fu commessa la lettera per esecniioae al secretorio Fabri deputato al detto carico; ed a parte 
'• poi fece chiamare S. E. esso secretano in camera et onlinogli altrimenti , onde fa eseguito appunto 
» il contrario di quanto era stalo deliberalo, con molto maraviglia di tatti quelli consiglieri suoi 
» In modo che si può dire assolutamente che delle cose che S. E. intende o vuole ne delibera a sua 
• voglia. ■ Et per dimaitrationc di questa sua potuta che intende tia assoluta dico che non ha voiui» 
» tenere li tre Stati del suo paese come robòtigano le comemioni antiche della casa di Savoia con li sua 
>• confederati, osservate sotto ciascun altro principe passato. Edi questo ne intesi io da S. E. che la csflsM 
» era per ciò che sempre vogliono aver quelli più dal Principe di che gli diana. » 

{ì) Relazione di Francesco Holini, ambasciator Veneto, recitato in Senato snl finire del 1514 
tra le stampato per cura del sig. cav. Cibrario. 

(3) Se avvenne una mutazione nel sistema finanziario dello Stato t. qnale fosse questa mutazione 
1 espone il Capri , Traiti historique de la Chambre des Compie, de Savoie , par. J, chap. IO 



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fio 

Conviene pure notare che, siccome non si ha memoria di titolo o do- 
cumento , che portasse la creazione dell' uso delle convocazioni di quelle 
assemblee, così non vi fu atto espressamente abolitivo delle medesime. 

Si lasciò cadere l'istituzione in desuetudine, sebbene anche sotto il regno 
dello stesso Emmanuele Filiberto siensi fatte, col di lui assenso, raunate 
degli Stati, ed all'avvenimento al trono del figlio di lui Carlo Emmanuele i, 
i tre Stati gli abbiano giurata fedeltà, come anche la giurarono a Carlo 
Emmanuele u nel i638. Si volle mantenere una specie di rappresentanza 
d'interessi de' comuni creando oratori per le province , e chiamando de- 
putati per certi casi speciali. Ma la pianta, come vedremo in appresso, 
non aveva radice , e presto inaridì. 

E qui alcuni saranno sorpresi che il paese siasi lasciato togliere quelle 
(orme rappresentative senza muovere resistenza, o farne almeno doglianza. 
Ma costoro a me paiono poco esperti dell'andamento delle cose politiche , 
e delle variazioni del genio dei popoli; non rammentano essi quanto sieno 
nelle storie frequenti questi abbandoni di liberta. Pur troppo la libertà 
è più fàcile a perdere che ad acquistare. Dopo lunghe agitazioni, quando 
il popolo si trova gravato da molti pesi, quando per il cozzo delle opinioni, 
e l'ondeggiare della fortuna s'introducono nelle menti l'esclusività da una 
parte, lo scetticismo dall'altra, raro è che la libertà non abbia la peggio. 
Una lunga guerra civile, avvertì egregiamente un illustre statista inglese (i), 
induce un popolo a cedere la libertà per la pace, come una lunga pace 
lo induce ad imprendere una guerra civile per la liòertà. 

Ed i travagli lungamente sostenuti dalle nostro popolazioni per le molte 
guerre combattute sul nostro suolo nel secolo xvi, e le mutazioni di dominii, 
e le propotenze patite avevano quelle disposte ad accettare, senza contrasto, 
le condizioni di un vivere più tranquillo. Emmanuele Filiberto era più 
temuto che amato da' suoi sudditi ; usava ampiamente l'autorità che gli 
conferivano le aderenze dei principi maggiori, e la grande riputazione che 
sera acquistato nelle ultime guerre; usava l'ascendente prodotto da una 
volontà energica e perseverante, ed i sudditi lo rimeritavano chiamandolo 
testa di ferro. 

Il successore di lui, Carlo Emmanuele i, fecondo nei progetti, ardi- 
mentoso nei partiti forse anche al di là del dovere, dotato d'ingegno poetico 



(I) Lord J. Russell, £«oy rtc. pag. U 



Gì 

ed avventuroso, mise sè ed il suo popolo in tali cimenti, che impossibile 
riuscì sotto il suo regno il pensare ad altro che ad affrontare od a cessare 
pericoli. Il gran pensiere di farsi campione degl' interessi italiani traluceva 
nelle guerre da lui intraprese, nei negoziati da lui diretti, ne' versi da luì 
composti. Il popolo accomodato all'umore del principe, si mostrò a lui 
devotissimo ne T dolori e nelle speranze ( i ). 

Non è a dire peraltro che nel rivolgimento di casi e di pensieri, in cui 
furono tratti durante quel regno i nostri popoli , si fosse perduta la me- 
moria, e per taluni il desiderio degli Stati generali. Anzi ne abbiamo 
una prova contraria in uno dei patti stipulali dalla città di Chambéry 
nella capitolazione conchiusa con Lodovico xm re di Francia , allorché 
s arrese alle armi di lui, l'anno della morte di Carlo Eminanuele i , iG3o, 
il 1 4 di maggio. L'articolo 12 di quella capitolazione stava così concepito: 
Les Ètats généraux de Savoie seront convoqués et «e UendrorU cornine 
cétait tusage anciennemeni. 

Così nelle guerre civili sorte poco dopo in Piemonte per le discordie 
levatesi tra Cristina di Francia vedova di Vittorio Amedeo 1 , ed i principi 
di Savoia , Tommaso e Maurizio suoi cognati , intorno alla tutela del duca 
pupillo, non mancò chi lasciasse intravedere come anziché continuare una 
contesa sanguinosa meglio fosse il deferirla alla decisione degli Stati generali, 
che, rappresentando il paese intiero, avrebbero pronunziato a maggiore 
soddisfazione dell'universale e con minor dispendio delle forze pubbliche. 

Ma questi propositi che implicitamente detraevano all'autorità assoluta 
del principato , cui niuno dei contendenti voleva offendere , non ebbero 
effetto. La quistione divenne ardente; si combattè colle anni, si combattè 
cogl intnghi, si combattè con decreti senatori! e con diplomi imperiali. 
Gli spiriti erano accesi, ma un sentimento di vero patrìotismo seppe alfine 
comprimere le passioni, e sventò i funesti disegni di Francia e di Spagna 
a danno del Piemonte. Tuttavia nell'agitazione di que" tempi non si mostrò 
il popolo desideroso di riavere la pubblica rappresentanza. Vi pensarono 
in vece gli uomini più assennati e gravi , e singolarmente que' che tenevano 
per la causa dei principi. Fra questi un fidatissimo loro consigliere, uno 
scrittore, all'uso di quella età sovra ogni altro Piemontese eloquente, lasciò 
memoria molti anni dopo della impressione allor ricevuta. È questi Em- 
manuel Tesauro, il quale discorrendo le origini di quelle guerre civili, 

(1) V. Bolla, Storia d'Italia eoatio.aU da quii* del Guicciardini , Kb m 



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Ga 

così scriveva : « Il vero è non pertanto , che nei tempi andati , quando 
» i Sovrani di Savoia erano meno potenti, ed i popoli erano più liberi, 
» sentendo ancora qualche odor di repubblica, signoreggiava nella Savoia 
ii e nel Piemonte un potentissimo ed ai suoi monarchi formulabilissimo 
• tribunale chiamato la unione delli tre Stati, ecclesiastico, nobile e po- 
« polare, il quale usurpando una suprema ed illimitata autorità, chiamava 
« se stesso padre e tutore del principe , anzi principe nato a distinzione 
» del succeduto. Questi, allora che moriva il Sovrano, traeva a se me- 
» desimo tutta la sovrana potestà, ordinava la repubblica, giudicava delle 
» tutele e delle successioni contenziose tra dimestici o stranieri pretensol i 
« del principato, e ducato, come a suo luogo diremo. Anzi facendo il perla - 
ii gogò sopra il principe adulto, censurava le sue azioni, esaminava le ri- 
» soluzioni della guerra e della pace , rifiutava o limitava le dimandi 
» delle contribuzioni, opponeva ragioni alle ragioni, e talvolta l'or/ 
» forza, non avendo allora il principe altro erario che la libera v 
h degli Stati , nè altre ai-mi che le armi loro. Onde non è maravig 
» in alcuni regni la baldanza degli tre Stati sia giunta a segno di 
iì bere le mani sopra il suo re. Ma questo Tribunale dopo che i pri 
i> di Savoia son divenuti più forti e perciò più liberi, altrettanto ha per 
•I duto di forza e. di libertà , ed a poco a poco abbassato, finalmente fu 
n estinto. E siccome il re Ludovico undecimo, dopo aver minuita l'autorità 
>• degli tre Stati nel suo regno, solea gloriarsi di essere uscito di paggio, 
i) l'istessa gloria si attribuì quel savio duca Emmanuelc Filiberto , e chi 
» volesse parlare oggidì di rinnovare il tribunale degli tre Stati sarebbe 
» riputato reo di maestà. Parlo degli tre Stati formali, e non materiali . 
m uniti in un corpo con piena e libera autorità giudiciale, e non partita - 
» mente richiesti dei loro voti , che sogliono darsi a genio del più forte ( i )■ » 
La descrizione che questo autore ne fa dell'autorità degli Stati parrà 
alquanto esagerata se si raffronta co' documenti che ne rimangono di quelle 
assemblee, e colle notizie che ne ha tramandate la storia. \ edesi che egli 
si lasciò dominare dall'idea generale anziché dalle considerazioni particolari 
del nostro paese , e che trattando de' tre Stati Piemontesi, alludeva agli 
effetti che istituzioni analoghe avevano prodotto in Inghilterra ed in Francia. 




[I) Origine delle guerre civili del Piemonte in seguito dai campeggiamenti del principe Tomaso 
di Savoia descritti dal conte e cavalier gran croce II Emanuele Tesauro che serve per apologia 
■niiim Henrico Sponda oo. In Colonia MDr.i.xxiu, appresso Giacomo l'indo, pagg. 19-13. 



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63 

Non so poi se i lettori proveranno la sensazione medesima che io ebbi 
nello studiare questo passo , e fu d'intravedere come un gusto che avesse 
il Tesauro a ricordare quegl' istituii , tuttoché ne lodasse la distruzione. 
Ma l'idea di veder temperati i poteri eccessivi , qualunque ne sia la pro- 
venienza , sorride sempre agli animi generosi , e forse il ricordo del grado 
maggiore tenuto in quell'assemblea dall'ordine della nobiltà, cui era aiie- 
/ionatissimo il Tesauro, non tornavagli neppure allatto indifferente. 

Checche ne sia di lutto ciò, il passo citato ne dimostra quale fosse 
l'opinione che si aveva della istituzione degli Stati generali nella seconda 
metà del secolo xvn, e tanto basta all'intento nostro, almeno per ora. 

Prima di esporre la serie dei documenti relativi a quelle nostre vecchie 
franchigie , non credo inutile che il lettore abbia come un prospetto generale 
delle principali materie su cui quelle versavano. Così egli potrà più facil- 
mente entrare nella investigazione della loro indole, e rendersi ragione 
• it ile analogie delle moltiplici deliberazioni. 

Gl'interessi veri e permanenti del popolo non sono nè complicati, nè 
molti; esso chiede giustizia esatta, libertà regolare, moderazione nei ca- 
richi , ed eguaglianza nella loro distribuzione. Ricorrete tutti i memoriali , 
i capitoli , le doglienze che si facevano dal popolo nei parlamenti , nelle 
diete, e nelle Congregazioni di Stati dei varii paesi, e vedrete come sempre, 
quando non se gl infondono passioni malvage dalle fazioni, sieno giuste 
e moderate le di lui brame. Così nella lunga serie di documenti, che 
pubblichiamo, principalissimo obbietto delle dimande delle Congregazioni 
degli Stali si è l'ottenere buona giustizia da tribunali ordinarii. E quando 
si dice buona giustizia, non s'intende soltanto giustizia retta, ma anche 
pronta e poco costosa; perocché il ritardo nel conseguire ciò che ci è dovuto, 
è una diminuzione de' nostri averi , e V aggravio di spese è un tributo, 
che se da un lato può scemare il numero dei litiganti temerarii, dall'altro 
può talvolta annullare leffetto provvido di una giusta sentenza. 

Nei tempi, a cui si riferiscono le nostre ricerche, eravi il pessimo uso 
di ritrarre certe cause dal corso ordinario della giustizia per affidarle 
a giudici speciali o commessarii. Contro siffatto uso riprovevole non ces- 
savano di muovere querele i deputati agli Steli, ed il desiderio di non 
dipartirsi dalla giurisdizione ordinaria che stesse, quanto più fosse possibile , 
dappresso ai litiganti, era al certo non indiscreta pretensione, ma pur troppo 
non sempre col fatto esaudite, poiché la ripetizione della doglianza n è 
argomento della riproduzione dell'abuso. 



(34 

La giustizia è cosa limpida e netta, opperò conviene che si amministri 
in palese, ne' luoghi ordinarti, e colle forme consuete, a scanso non solo 
di frodi, ma pur anche di sospetti. Avveniva tuttavia non di rado che 
si facessero trasposizioni di curie, ed i deputati a buon diritto se ne adom- 
bravano, e chiedevano che si rendesse ragione in luogo pubblico, e col rito 
ordinario. Si statuiva in termini precisi: Quod nullus civis cogatur com- 
parere in castro, sed reddatur ius m palatio. 

Mentre gli Stati cercavano una retta amministrazione della giustizia, non 
i l ascui avano di mantenersi nella dipendenza del loro sovrano, ed in tempi 
agitati da guerre civili, nelle quali anche i principi prendevano parte, essi 
si studiavano di premunirsi contro ai pericoli. Così, per esempio, sotto 
la reggenza della duchessa Giolanda in una ratinata del 1 47 3 si spiegaro 
(issi in cotesta schiettezza di termini : « Poiché il paese intende di 
» avere che un solo prìncipe e signore , la nostra sovrana tenga 
» che nessun altro fuori di lei abbia particolare o generale do: 
» paese, siccome ella promise e giurò sulla richiesta che il suo 
» ne aveva fatto; nè debba veruna città, borgo, o castello ricettare 
» chessia che venga accompagnalo da numerosi seguaci, e dia oc 
» di tumulto a cui non si possa rimediare, tranne a tenore, dei 
» delle convenzioni e delle buone consuetudini dei nobili, dei com 
» e delle singole persone. » Come è facile il prevedere, la risposta della 
duchessa fu in ogni punto conforme ai voti degli Stati. 

Solleciti erano pure gli Stati di mantenere, per quanto era possibile, 
secondo la condizione dei tempi d allora, l'eguaglianza nel riparto dei carichi 
pubblici, (I impellile gli accrescimenti dei privilegi, e di ottenere, come 
si esprimevano : tjiujd ìiomines patriae sitit commutuiti in ofjiciis. 

Un sentimento di equità così verso il popolo , come verso il governo 
spira da tutte quelle considerazioni che gli Stati mettevano dinanzi al prin- 
cipe, e ne traluce ad ogni tratto l'interesse reciproco che avevano di non 
disgiungersi. 

Religiosi d'animo, e saldi nella fede cattolica erano i popoli soggetti 
al dominio dei principi di Savoia così al di qua come al di là delle Alpi. 
Appena si vide serpeggiare l'eresia di Lutero, gli Stati fecero opera perchè 
le nostre contrade non ne venissero infette. 1 mezzi suggeriti a questo 
line erano conformi all' indole dei tempi ; non è però da tacersi essersi 
talvolta fatte particolari avvertenze, perchè non si lasciasse trascendere 
l'oficio degli inquisitoli apostolici. 




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65 

Ma quanto erano perseveranti i nostri nella purità della fede dei loro 
maggiori, altrettanto erano attenti a non lasciare che sotto colore di de- 
ferenza alle usanze dei chierici si pregiudicasse ai diritti di cittadini. Chie- 
devano gli Stati che per le cause meramente profane, o di leggiero valore, 
non si andasse a litigare in corte di Roma; chiedevano s'impedisse ai 
prelati di far citare davanti ai proprii onciali i propini debitori, ed in vece 
si ricorresse alla giustizia ordinaria del principe; chiedevano finalmente 
si avvertisse a non lasciar godere dei privilegi chericali que' molti che 
senza avervi rigorosamente titolo, pure gì' invocavano , d'onde nascevano 
torbidi , ed oppressioni. 

Lo zelo degli Stati si dimostrava pure nelle dimande che esponevano , 
perchè i beni della chiesa non andassero in rovina per mal governo, o troppa 
cupidigia di chi li possedeva, ed il loro discernimento si manifestava quando 
instavano affinchè i beni tenuti dagli ecclesiastici andassero al paro degli 
altri soggetti al pagamento dei tributi, dei sussidii, ed altri carichi. 

Il sussidio o donativo, che si consentiva sulla richiesta del prìncipe, veniva 
sempre conceduto in termini che accertassero essere quello liberalità che 
si usava, non dovere che si compiesse. Quindi non mancavano mai le 
qualificazioni di grazia speciale, di offerta gratuita, ed altre simili, non 
meno che la riserva che il latto non dovesse trarsi a conseguenza, o pre- 
giudicare alle libertà e franchigie del paese. 

Molti capi poi s'aggiungevano per assicurare la equalità del riparto, così 
in proporzione del numero dei contribuenti, come in conferma di parità 
di trattamento. Si voleva ad un tempo che la riscossione di un donativo 
non andasse accompagnata da atti odiosi. Cosi è notevole una disposizione , 
in virtù della quale si stabiliva che non si potessero porre in arresto , od 
a confisca persone, nè sequestrare beni per causa di sussidii, fuorichè 
i debitori fossero stati moniti più d'una volta al pagamento, e non avessero 
obbedito, o si trattasse di pubblici ufiziali caduti in colpa. Nè vuoisi preter- 
mettere la massima che s introduceva talvolta, che i ricchi dovessero supplire 
per i poveri (i). 

(t) Questa massima vuol ew*erc intesa secondo l'adagio francese; Ut faille* toni permnnellet 
ti t'impotent au lieu du domicile , le fori portoni le foiblt : quale adagia coti ai apiega da Loy»«l 
nelle toe Inttituttt coutumiertt, liv. vi , tu. vi , << : eeei ttt jrrit de Mai tur, ancien praticien francati, 
tit. xxxix, nomb.t. « Taliiae, dit ctt auteur, impoonntar per parockiai, ita quod quaelibet parodila 

■ habet portionem auam taxatam per ilio* qui •uni ad hoc deputati; et demum aliqui de parodila 

■ voi commiati dividtmt eas super nognloa do parodila, secundum cuinsqno facultates, le fori portoni 
» le foMe , ideal prò solido et libra » 

9 



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Ad alleggerire il peso del sussidio si permetteva talora ai comuni di 
impiegare in pagamento del medesimo le loro gabelle ed altre entrale, 
purché mai non se ne detraesse quella parte, che servir doveva alle forti- 
ficazioni delle terre, a norma degli obblighi che loro ne correvano. 

In Gne si badava a che non s'accrescesse la gravezza con spese fiscali. 

La materia dei dazi e delle dogane preoccupava, come sempre, lo spirilo 
del popolo, e principalmente la gabella del sale. Frequentissime sono le 
doglianze che si portavano al principe per i soprusi e gì' incomodi che 
si adi lucevano nella vendita di tale indispensabile derrata. S'invocavano 
talvolta antiche usanze di poter comprare liberamente il sale dove si vo- 
lesse, tal altra s instava per riduzione di prezzo, o per miglioramento 
di qualità. 

Qualche idea di libertà di commercio, ristretta però secondo le abitu- 
dini di quella età , pur traluceva , massime quando traltavasi della fiera 
di Lione frequentatissima dai nostri mercanti. 

Durante il dominio francese, a mezzo il secolo xvi, si mossero lagnanze 
contro i nuovi dazi introdotti, ed in particolare contro l'appalto datosi 
a certo abate Melchior Borgarello, se ne fece oggetto di particolare richiamo; 
il Borgarello si mostrò pronto a rinunziare, ma altri gabellieri apparvero 
restii, e, con tergiversazioni e riserve, non pare siasi dato al popolo altro- 
ché buone parole. 

I carichi straordinari che si imponevano agli abitanti per nudrire ed 
alloggiare le truppe cagionavano spessi lamenti, soprattutto quando i Fran- 
cesi signoreggiavano. Conforme il costume dei deboli credevano essi di 
smuovere l'animo del luogotenente generale del re dai duri propositi fa- 
cendogli intendere, che si sarebbero inviali deputati alla maestà sua per 
informarla della vera condizione delle miserie del paese , e conforme il co- 
stume dei possenti, il luogotenente rispondeva: Les suppliants se powront 
relirer au Roj pour luy remonirer ce que boa leur semblera pour par 
luy leur estre pourveu comme sera son bori plaisir , e frattanto, termine 
di ventiquattr'ore, obbedissero ai cenni d'esso luogotenente. 

Si considerino i varii capi di memoriali, in cui il popolo chiede sia 
rispettala la libertà dei matrimonii ( i ) , e si mantengano le leggi di suc- 
cessione, assicurando ai sudditi la facoltà di dare e ricevere per testamento, 
e quella di succedere ab intestato. 



(I) V. Storia dell' salica ltgialatione del Piemonte, pag. 303. 



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6; 

Coloro, i quali anelano nei nostri tempi alla riforma radicale degli ordini 
sociali, che vorrebbero, come essi dicono, ridurre tutti i cittadini di uno 
Stato a comporre una sola famiglia , che per togliere le diversità delle for- 
tune vorrebbono concentrarne la disponibilità nell'ente morale della na- 
zione che socializzerebbe il capitale, ed organizzerebbe il lavoro, se i loro 
sogni non andassero falliti , ci ricondurrebbero in pieno e fitto medio evo. 
Allora il signore, nella cui persona si rappresentava lo Stato, teneva fa- 
coltà di tutto, ed i sudditi ne ricevevano a spizzico privilegi e favori che 
li ravvicinavano del diritto comune. Negli statuti di Susa , che sono de' più 
antichi del Piemonte (del secolo mi), si stabilisce che que' cittadini pos- 
sano ilare per testamento i loro beni a chi vogliano, e nelle successioni 
intestate succedano fino al quarto grado inclusivamente. 

Simili restrizioni de' diritti , e simili riabilitazioni s'incontrano in una 
intinità di luoghi, e ne segnano il processo della grande riforma civile, 
che si è compiuta sotto gli auspicii della monarchia in Europa. 

Dopo le instaurazioni parziali de' principii di equità operatesi nelle re- 
lazioni tra il principe ed i comuni , aprironsi le vie di restaurazioni ge- 
nerali di principii d'ordine pubblico nelle relazioni tra il paese rappre- 
sentato collettivamente ed il sovrano. Si riabilitarono gl'individui nell'eser- 
cizio di que' diritti che costituiscono la persona civile , si riabilitarono le 
masse riunite in forma d'ordini, o di cornimi nell'uso delle ragioni che 
costituiscono la persona politica. 

In compagnia però di questa doppia riabilitazione veniva via via ac- 
crescendosi l'autorità del principato, autorità considerata come protettrice, 
e come dotata della forza occorrente per far rispettare le leggi a fronte 
degl' incomposti desiderii e delle torbide mire delle moltitudini agitale. 
Avvertiva saviamente Paolo Paruta (i) che ove comandano i decreti del 
popolo, non le leggi, è quello Stato tanto corrotto che nè ptw merita nome 
di repubblica , non potendoseli assegnare alcuna certa forma di governo. 
VA appunto quale rimedio al disordine fu riputata , e commendata la mo- 
narchia , la quale poi alla sua volta degenerando, e ritraendosi dall'idea 
legale a quella d'arbitrio, produsse nuovi scandali, a cui si cercò di porre 
nuovi e più saldi ripari. 

Ma ritornando oramai sulla narrazione degli atti delle Congregazioni 
degli Stati, noteremo come per loro si studiasse di far osservare diligenle- 



;i) Diieorsi politici s lib I, pag. 13. Veneiia 1599. 



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68 

mente i privilegi dei comuni , e di reprimere gli abusi che si fossero intro- 
dotti in favore particolarcnente dei nobili, ed a danno della equalità dei 
carichi, che si doveva mantenere nell'erogazioni- dei sussidi. 

Non si tenevano estranei gli Stati alla vigilanza di polizia. Così, per 
esempio , sollecitavano V espulsione de' zingari , da loro secondo l'uso del 
tempo chiamati Egiziani o Saraceni, accusandoli colpevoli di molti reati, 
ed il principe vi aderiva, conceduto soltanto un congruo termine prima 
della cacciata. 

Cosi in alcuna occasione di grande alìluenza di popolo in un determi- 
nato luogo per qualche solennità straordinaria pensavano gli Stati ad eleg- 
gere deputati che vegliassero sulla abbondanza e sul discreto prezzo delle 
grasce. In silfatta guisa si provvide nell'occorrenza del soggiorno fatto dal 
papa in Losanna. 

Finalmente per non estendere più oltre questo prospetto, ricorderemo 
ohe di nessuna cosa più desiderose e sollecite si mostravano le ratinate 
degli Stali che della conservazione in genere delle libertà , privilegi , fran- 
chigie, buoni usi, e regolari consuetudini del paese. E ad ogni tratto 
rinnovavano le istanze a tal fine , e quello era sempre il primo o l'ultimo 
dei capitoli da loro rassegnati al principe, che mai non mancava di farvi 
in termini generali adequata e soddisfacente risposta. 

Del modo, col quale si componeva la rappresentanza degli Stati, di già 
s' è toccato alquanto di sopra ; resta che ne aggiungiamo ancora alcune 
notizie, che ne compiscono il quadro. 

Invano si cercherebbe in que' tempi pieni di contusione, e per nulla 
disposti alle norme di regolarità e di distribuzione, che tanto si apprezzano 
oggidì, la precisione nelle forme di elezione dei deputati, e le guarentigie 
delle maggiorità. 

Un fatto importante da ritenere è, che non si ha traccia di rappresen- 
tanza disgiunta dei diversi ordini, quando gli Stati erano convocati. Sia 
che fossero convocati tutti e tre, sia che, come per lo più accadeva, non 
fossero chiamati che il baronale ed il popolare, la sposizione delle domande 
non si faceva separatamente, ed un solo atto emanava dal principe, ri- 
feribile alle varie classi di rappresentanti. Non mi è giunto documento, 
che appalesi una deliberazione preventiva d'ordini separati, se non trattavasi 
di concessione, o di ricognizione di privilegi speciali d'un ordine, come 
(piando trattossi della conferma dei privilegi della nobiltà piemontese, di cui 
si è di già parlato. 



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69 

Non conosco neppure documenti , che definiscano il numero assoluto 
dei rappresentanti, o prescrivano il metodo delle deliberazioni. Dee credersi 
tuttavia che il numero fosse assai ristretto, poiché le adunanze talvolta 
si tenevano in sale di castella, od in sagrestie di chiese non molto vaste. 

Leggiamo bensì nella sposizione delle domande degli Stati, raccolti 
in Vercelli durante la tutela di G iolanda che governava a nome del duca 
Filiberto , varii cenni sugli usi precedenti delle Congregazioni degli Stati , 
che ne pare pregio dell'opera il qui riferire tradotti. « Poiché , ivi si dice , 
» per costume e consuetudine antichissima fu ed è invalso che i sussidii 
» ed i doni i quali si largiscono 'dal paese al di qua delle Alpi si con- 
» cedano dai tre Stati d' esso paese , e proporzionatamente si dividano 
» tra i varii luoghi, ed è uso che si elegga il ricevitore il quale sia del 
» paese istesso; e siccome poc'anzi per parte della illustrissima nostra 
» signora ne vennero legati per chiedere assai cose separatamente dal detto 
» paese, e per cercare certa quantità sotto nome di sussidio, o di dono 
>. di cinquanta mila fiorini contro il costume solito , essi ( Stati ) cosi 
» radunati desiderando che si mantenga l'antica consuetudine del paese 
>• s accontentano di concedere l'anzidetto dono gratuito, con che però la 
» illustrissima nostra signora dichiari che tale concessione nel modo in 
» cui fu fatta era ed è nulla , e tale largizione accetti come fatta ora 
x dalla stessa Congregazione (degli Stati), da dividersi e da tassarsi dalle 
» persone da deputarsi dal paese anzidetto . . . Nel qual dono gratuito 
» di cinquanta mila fiorini s'avranno da comprendere anche tutti coloro 
» che pretendono essere esenti, e cotesti esenti la medesima signora nostra 
» obblighi a contribuire per i beni da loro tenuti. E prometta (la stessa 
» duchessa; che all'avvenire in siffatti casi ed altri simili, massimamente 
» nella concessione di sussidii e doni, nulla farà o tenterà se non me- 
» dianle e precedente convocazione de' tre Stati di detto paese da con- 
» gregarsi insieme secondo il costume e la consuetudine. Ed il pagamento 
» si farà nei modi e nei termini infrascritti, con che, cioè, nessuno sia 
» astretto ad obbligarsi di pagare tale dono in mani di qualche banchiere, 
» mercante, od altra qualunque persona, ma basti il pagare a mani del 
» suddetto ricevitore ... ed il pagamento si faccia secondo il corso del 
» valore del ducato e delle monete correnti nei rispettivi luoghi con che 
» tuttavia non possa (nell'intervallo) nè accrescersi nè diminuirsi il corso 
» dei detti ducati e monete; ed il ricevitore spedisca gratuitamente le 
» relative quietanze. » A coteste concessioni e dichiarazioni rispondeva 



7° 

la duchessa che si accettava nel modo consueto e senza pregiudizio del 
sovrano e del paese, e che si darebbero lettere onde il fatto non s' avesse 
a trarre a conseguenza , e s'intendesse il donativo conceduto liberamente 
e non per dovere. 

Non abbiamo argomento distinto del modo cou che s'imponesse la gra- 
vezza al clero ; e più chiara ne appare dai documenti , che stiamo per 
pubblicare , la distribuzione dei carichi sui nobili e sui comuni immediata- 
mente soggetti al prìncipe. Una parte di questi carichi aveva nome ed 
oggetto speciale, ed era quello delle lance spezzate, o più chiaramente 
delle spese per que' soldati di lancia , che si prendevano a particolare 
stipendio. 

Avveniva talvolta che , per certe concessioni particolari , il paese si 
tassasse diversamente secondo la diversità dei luoghi. Così trovo in un foglio 
di ricordi stampato in calce d'un Summarium decretorum Sabaudiae com- 
pilato per Giovanni Nevizano , e pubblicato nel secolo xvi , la seguente 
nota: « Die xv marcii 1459 exbursatae fuerunt pecuniae prò obtinendo 
u privilegio praefecti praetorio, et 1460 die xxvm ianuar. Cherii III. D. D. 

Ludovicus Dux Sabaudiae concessit Consilio et patrìae cismontanae pri- 
> vilegium praefecti praetorio. In quo non comprehenduntur Aviliana, 
1) Ripole, Lancei et tota terra vetus quae noluit contribuere in dictis 
» pecuniis, exceptis aliquibus terris de lanceis spezatis. » Ed il beneficio 
di aver il supremo grado di giurisdizione nel primo tribunale del paese, 
quale era il Consiglio residente a Torino, si perdeva per quelle terre che 
non l'avevano stimato da tanto da doverlo comprare. 

Non si hanno documenti che dimostrino una forma prestabilita di discus- 
sione nel seno della Congregazione degli Stati. Sappiamo che le proposte 
t si discutevano tra i commcssari del sovrano ed i deputati alla rappresentanza, 
ma non ci è abbastanza noto come si eleggesse la deputazione della nobiltà 
e del clero. Forse alcuni membri delle più antiche e possenti famiglie, 
che già accennammo, tenevano carico di rappresentare tutto l'ordine, ed 
il clero veniva rappresentato dai prelati più distinti. 

L'indole di quella età comportava queste abitudini, se non che di tratto 
in tratto s'appresentano atti più precisi e meglio definiti. 

I documenti, che ci rimangono, ne forniscono di più particolareggiate 
notizie intorno al modo, con che i comuni eleggevano i loro deputati, 
od ambasciadori , come allora si chiamavano, agli Stati. 

Le lettere di convocazione o di mandamento del sovrano si presentavano 



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ai sindaci del comune, i quali, raccolto il consiglio o credenza, facevano 
procedere alla deliberazione. Si metteva il partito a tavole bianche e nere. 
I chiavarii eleggevano alcuni consiglieri, i quali proponessero e discutes- 
sero preliminarmente i punti da inserirsi nel memoriale, ossia petizione, 
che il comune faceva presentare al sovrano nella Congregazione degli Stati. 
Gli eletti congiuntamente ai chiavarii cercavano e destinavano alla loro 
volta gli ambasciadori da mandarsi, stabilivano l'accompagnamento che 
dovevano questi tenere , e convenivano con essi intorno al salario da darsi 
loro ed alle spese che dovevano fare. Agli eletti ed ai chiavarii spettava 
pure il procurare il danaro occorrente sull'avere del comune; ed il man- 
dato, che (lavasi loro per tutte queste bisogne, era valido ed esteso come 
se l'affare si fosse compito dalla intera credenza. 

Talvolta negli affari più gravi il mandalo era espressamente imperativo ; 
tal altra si ricercava il parere degli avvocati e dei dottori. 

Gli ambasciadori , al ritorno , riferivano al consiglio X esito della loro 
ambasceria. 

Da quanto si può scorgere , lungi dall' essere ambite e procacciate per 
broglio , siffatte missioni non erano per lo più accettate senza qualche 
difficoltà. 

Spesso le deputazioni si mandavano da poche città , o grossi borghi , 
quali erano, per esempio, in Piemonte, Torino, Pinerolo, Moncalieri, Ca- 
rignano, Barge, Savigliano, Fossano, ed Avigliana, che rappresentava per 
lo più tutto quel distretto che aveva nome di terra antica {terra vetus). 

Non mancarono talora quistioni intorno alla precedenza tra i diversi 
comuni, in occasione di riunione degli Stati. 

Quando già si smetteva l'usanza delle raunate di tali Stati , rimase ancora 
la consuetudine di chiedere, ed accettare offerte di danaro dalle singole 
comunità, e di far loro in simili occorrenze, concessioni desiderate. 

Nel 1619 si stabilirono da Carlo Emmanuele 1 oratori per trattare 
in Torino gli affari delle comunità di ciascuna provincia di qua da' monti , 
a' quali oratori si assegnarono provvisioni da pagarsi dalle comunità istesse , 
a cui si fece ad un tempo divieto di mandar deputati , come solevano 
prima, per carichi, o sollecitazioni speciali. Questi oratori erano in nu- 
mero uguale a quello delle province , ciascuna avendo il suo proprio. 
Negli anni successivi si nominarono due capi degli oratori, che sopran- 
tendessero alle incumbenze dei medesimi , e tenessero in casa loro raunate 
periodiche di detti oratori. 



7 2 

Questa istituzione che a prima giunta pare d'indole liberale, e si poteva 
supporre rivolta a supplire in parte l'oficio delle Congregazioni degli Stati , 
non fu in sostanza che un'operazione fiscale; le comunità furono mal soddis- 
fatte di dover pagare con stipendio fisso chi loro non gradiva , e non 
passarono cinque anni che lo stabilimento degli oratori delle comunità 
fu rivocato a petizione di quelle is tesse province, a cui prò sembrava 
unicamente destinato (i). 

Abbiamo tratteggiato in breve spazio alcuni caratteri di quelle istituzioni , 
affinchè il lettore non entrasse nella disamina dei documenti , che stiamo 
per sottoporgli , allatto digiuno della loro qualità. Ma lo studio dei documenti 
varrà meglio d'ogni nostra parola ad istruirlo delle opinioni e dei bisogni 
di que' secoli, in cui lentamente si elaboravano gli elementi di un vivere 
civile più vigoroso e più largo, quale appunto dall'età nostra si richiede. 

Più che a dichiarazioni di principii astratti erano gli uomini di que' tempi 
solleciti a procurarsi giustizia , perocché maggiori erano i pericoli di ag- 
gravi indebiti e di abusi enormi fra cui versavano. L'idea della giustizia 
è quella che apre l'adito all'acquisto della libertà onesta e feconda, poiché 
il diritto consiste nel complesso di quelle condizioni , mercè delle quali 
il nostro coll'altrui arbitrio può conciliarsi secondo la legge della universal 
libertà. 



(I) V. DuLuid . Raccolta per ordine di materie delle leggi, editti, manifesti, ecc. tomo ra, vo- 
lume xi , pag. 393 e tegnenti. 



miB DELLA PRIMA PAHTK. 



7* 

PARTE SECONDA 



Nella prima parte di questo saggio abbiamo veduto quali sieno le più 
antiche memorie che ne rimangono delle nostre assemblee rappresentative 
in genere , e delle Congregazioni degli Stati in specie. Ma per quanto 
siensi potute estendere le nostre ricerche intorno agli atti di teli rap- 
presentanze , ridotti in formolc regolari ed in istile cancelleresco , non ci 
è venuto fatto di rinvenirne che sieno anteriori al secolo xv. Dobbiamo 
quindi far capo da questo tempo, vale a dire, dal regno di Lodovico, nella 
serie di siffatti documenti che per la prima volte noi pubblichiamo. Questi 
atti si componevano per lo più di due parti , l'una era la sposizione delle 
dimande della Congregazioni degli Stati, coli 1 analoga risposte del principe, 
firmate per esso da un segretario , nella forma che presso di noi usava 
chiamarsi Memoriale a capi ; l'altra era una lettera-patente del principe 
che assistito da' suoi consiglieri , riepilogando in brevi parole il fatto , lo 
ratificava ed approvava in modo solenne. 

Lo svolgimento ed il progresso delle franchigie popolari seguono ge- 
neralmente in ragione inversa della fortuna dei principi. Le grandi im- 
prese di guerra, i profondi sistemi di governo e di amministrazione ri- 
cercano per lo più una unità di vedute ed una perseveranza di esecu- 
zione che difficilmente si ottengono nelT agitazione degli spiriti , e nella 
divisione delle parti, che segnano le epoche in cui la voce del popolo 
rivendica le perdute giustizie e i contrastati diritti. Enrico iv re di Fran- 
cia diceva con franca schiettezza ai notabili raccolti in Rouen nel 1596 . 
l'envie de se mettre en tute Ile ne prend guère aux rais victorieux , 
aux barbes grises. E quando accade che per una rara felicità di tempi 
si stringano in solida e larga unione franchigia di popolo ed autorità di 
corona, la pubblica opinione si volge talvolta a ritroso. Così avvenne in 
Inghilterra nel regno mai sempre memorabile di Guglielmo in. Questo 
principe , mercè di cui l' Inghilterra salvò le sue libertà e migliorò la sua 

10 



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74 

costituzione, questo principe, rispetto al quale un preclaro isterico inglese (i) 
ebbe a dire, che sarà sempre per la corona inglese un onore t essere 
stata cinta da un uomo sì grande, non godette l'aura della popolarità. 

Ma da tanta altezza di casi d' uopo è scendere alle nostre miserie. 
Dico miserie , perchè di esse furono ricolmi i tempi del duca Lodovico. 
Un principe debole fra cortigiani corrotti , sedotto da una moglie tanto 
d'animo altiera quanto bella d'aspetto , aggirato dai Cipriotti che eransi 
introdotti nella corte al seguito di Anna e di Carlotta di Lusignano, tra- 
volto in una serie di pericoli e di vendette per intrighi di donne e di 
baroni; tale è il ritratto che ne lasciarono di quel principe gli scrittori 
contemporanei. 

Egli ricorse spesso alla rappresentanza nazionale per averne sussidii , 
ed è a credere che quella, se non potè contribuire a fargli il regno glo- 
rioso, impedì almeno l'intiera rovina del nostro paese ; anzi di ciò ab- 
biamo una prova in molti atti di quel tempo che verremo discorrendo. 
Lodovico prodigo e sconsigliato aveva alienato parte degli aviti diritti , 
rimettendo nel i44 1 ft l duca & Borbone l'omaggio del paese di Dombe, 
cedendo nel 1 44^ a Carlo vii re di Francia l'omaggio delle contee di 
Valentinois e di Diois, riunite quindi al Delfinato; vendendo la baronìa 
di Gex al bastardo d'Orleans conte di Dunois; e finalmente impegnando 
per mercede una parte dei feudi della corona a varii semplici gentil- 
uomini (a). L' eccesso del disordine provocò un provvedimento d'ordine , 
quale fu l'editto del i \ \5, con cui Lodovico dichiarò il demanio di 
Savoia inalienabile ad esempio di quello di Francia. Questo editto esposto 
in forma insolita, vale a dire come istromento pubblico, e ricevuto dal 
segretario del duca ut persona puòlica ex officio publico recipiente no- 
mine et vice quorumeunque subdUorum nobis et successoribus fio stris 
praesentium et futurorum etc. , accenna se non 1' intervento diretto 
almeno l'influenza prossima della rappresentanza nazionale. Nel medesimo 
anno 1 44^ S1 deputarono dal duca tre riformatori generali dello Stato per 
rimediare alle violenze patite dai sudditi, correggere gli abusi, e punire 
i soprusi e le ruberie degli ufficiali del principe", co teste riforme svelano 
sempre debolezza di governo e prevalenza di timori. Si erano costituiti 



(i) llallam, Cotuiitutiomal hùtory of England (5 edii.) ton. 3, pag. 311. 

(9) Vedami aleno* aavie avvertenze intono a coterie alienazioni sella tavola I sulla famiglia 
.lei duchi di Savoia, del signor rumpeo Lilla. 



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75 

dapprima commissarii generali e particolari, i quali fecero così mala 
prova, che dovettero rivocarsi ad istanza dei nobili e delle comunità 
della Savoia per decreto di quel duca del io marzo x44° (0- ^a con " 
dizione del paese peggiorava già da molti anni, e le usure le più esor- 
bitanti vessavano il popolo, di cui ad un tempo accusavano la povertà. 
Severi provvedimenti eransi fatti per reprimere sì gravi abusi , e gli Stati 
del paese erano stati consultati a tal uopo. Così nelle lettere-patenti di 
Lodovico, mentre era ancora soltanto luogotenente generale di suo padre, 
date il i3 febbraio 1 4^7 , si dice essersi operato dopo avere avuto il 
parere dei due consigli di Sciamberì e di Torino, dell'alma università degli 
studi di Torino, di molti savii: pariìcipatoque Consilio praelatorum, ba- 
ronum, procerum et peritorum , et caeterorum circumspectione triurn 
Statua m ditionis ipsius domini mei (Amedeo vm) quos merito in arduis 
instituendis evocavimus (a). E per ottenere un freno alle usure che dagli 
ebrei si stipulavano il Piemonte mandò una solenne ambasciata al prin- 
cipe, il quale provvide con lettere del i44* (3). 



1437 



Franchista concessa loti patriae cismontanae per illustrem dominimi 
dominili m Ludovicum de Sabaudia Pedemontium principem et lo- 
cumtenentem generalem eie. Contra usurarios publicos , et con- 
trafacientes contractus simulatos, et gabantias panni, ferri, vini, 
et aliarum quai'umcumque rerum. Datum Thononi , die tertia 
februarii , anno Domini millesimo quatercentesimo trigesimo 
septimo, et continet in effectu capitula sex (4). 

Ludo virus de Sabaudia princeps Pedemontium, primogenitus, locumtenensque 
general» illustrissimi domini mei genitori* domini Amedei ducis etc. Sabaudiae, 
Chablaysii, et Augustac, sacri Romani imperii principi*, vicariique perpetui, Mar- 
chion'w in Ytalia, Corniti» Pedemontium, et Gebennensis, Valentinensisque , et 



(1) Statata et privilegia civitati* Tauri net) tu mi 
(i) L. c. xxiii. 
13) L. c. xxiv. 

(4) Dal libro Statuto tt privilegia cmtatii Taurinensi* stampato a Torino 1835. 



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7 G 

Diensis, Niciaequc , et Vcrcellarum domini. Ad aetcrnam rei gestae mcmoriain. 
Cunctis serie praesentium duximus insinuanduro iugem , et cavillosam ditionis 
ipsius domini mei iacturam , sicut plurimorum cximionim sacrae thcologiae pro- 
fessorum, et aliorum bonarum mcntium, perspicacique circumspectione vìrorum 
fide dignis insimul reiationibus resultantem, quod antiqua generalique nostri, et 
nostrorum inclitac recordiae progenitorum consuetudine continua, qua pracsistentia 
bona mobilia, nomina, et eredita quorumeumque usurariorum decedentium nostro 
«lucali acrario devolvi inoluerunt , dum imperi tia, aut alia irrefrenata ambilione 
offìcialium interdum deducitur in abusum , saepisper inveniendo, et supine de- 
duccre salagendo contraclus licilos , et honestos , et utroque iure perni issos , 
utpote praedioruni , annuorumque redituum , pensionum, et cffeclu sitnilium , 
venditioncs cum pacto de retrovendendo inilos, etiam mei-cium, prò quibus pre- 
tium ad tempus ereditili soluturum , et caetera consimilia in contractibus bona 
fide gestis credentes esse palialos, iictos, et simulator, usuramque velatam con- 
tinerc, ad inventarizationem honorum defunctorum, praclermissa quavis solempni- 
tate iuris, prosilire, et viduarum pupillorumque facultales inscrutari non veren- 
tur. Per quac, et alia exquisila dispendia, populum, quem, divinae dispensationis 
arbitrio ipsius domini mei , ac nostro largifluc subegit dominio in tantum iam 
timoris aculcum deduxisse censerctur , quod nedum mercimonia praticare as- 
sueti, sed etiam alii boni, graves, et orlhodoxac fidei eultores sine labe usurae 
vivere cupientcs, vercntur buiusmodi causa pracmissos contraclus in ipsa ditione 
mire, mercimonia exercere , iustumque interesse cum aortis periculo interdum 
recipcre , et consecutive ipsos in publicum cxbibcre. Exinde superest , quod 
pecuniac ipsius ditionis marsupiis abdicatae , aut absque exercitio inutiliter con- 
stipatae scrvanlur, scu ad provincias exteras deferuntur, attenuantur ex boc li- 
cita rerum commercia, et novae vetitac, et pcrdampnosae patriae gabantiarum , 
ranibiorum simulatacquc aeris, grani, licoris, spccicrum, pannorum,et aliorum, 
quac numero, pondere, et mensura complecluntur venditiones sine sortis periculo 
prodeuntes, trimestraeque relorculationes (1) de usura usuram patientes, etiam 
uctiliac confessioncs 6ortcm mutui excedentes suscitanlur, et totaliter extollun- 
tur. Quod iosa ditio, quam eidem domino meo, nobÌ6que et reipublicae expedit 
habere opulenlam, ex biis discriminibus exbausla rcddilur per advenas, et exteros 
gabanciatores, qui tamen eiusdem ditionis nostrac onera minime supportant , et 
pia caritatis opera, utpote pontium, bospitalium, et basilicarum non substentant, 
quac etiam basilicae , et bospilalia in suarum expositione pecuniarum iniustum 
interesse percipere non formidant. Kos igilur lanlis ditionis ipsius domini mei 
detrimenti» , quae cnixa mente referimus , animo lacessiti , illisque , prout a 
supremo honorum omnium collatore nostri praesidii humera bonusta sunt , op- 
portune providcrc , licita permiltendo illicita vero repellendo , accurate desidc- 
rantes; praemissa , tam Consiliorum citra, quam ultra montes residentium, al- 
macque universitatis studii Thaurinensis, complurium aliorum sacrorum , et ci- 
vilium sanclionum expertorum, fecimus solerti, et congrua deliberatone inscru- 
tari, et gradatim illorum deliberationem imitantes, participatoque Consilio prae- 
lalorum, baronuro, procerum, et peritorum , ac caeterorum circumspectione trium 
slatuum ditionis ipsius domini mei , quos merito in arduis instiluendis evocavi- 
mus, deque iussu, Consilio, et assensi! memorati domini mei, ad laudem Dei 
omnipotenlia, cuius in illis, et aliis presagium suppliciter invocami», ortbodoxae- 
que miei, a cuius iussibus nequaquam deviare intcndimus, < xaltationem, faci- 
norum propulsionem , bonorum conservationem , reique publicae augmentum prò 
ipso domino meo, nobisque, et nostris liacredibus, et successoribus universi», in 
vini generalis, perpetui , et il revecabilis edicti , accersitis etiam la bel boni bus 



(I) Ite cai cui al ai ne*. 



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77 

publicis secretariis nostris subscriptis , more publicamm personarum , ad opus , 
quorum interest, et in futurum interesse potcrit rccìpicnlibus, et solempnitcr 
stipulantibus per expressa, et intollerabilia ipsius ditionis delrimenta , prout se- 
riatim duximus providendum, statuendumque, et ordinandum. 

De exercenlibus contraetus UlicUot si ne toriis periculo, et gabantias. 

In primis, ut dolositatibus , et versuciis usurariorum , gabanciatorum, corrala- 
riorum, et baratorum, et consimilium obviare, somptesque ab insomptibus di- 
scernerc valeamus , hoc salubri generalique edicto staluimus , quod omnes ga- 
bancias, et consimili:», sine sorlis periculo, per simulatas venditiones, seu emplio- 
nes acris, grani, Honoris, panni, ferri, specierum, aut aliarum rerum, effigie, 
Tel contractuum paliatione in dilione dicti domini mei agentes, ne dum respcctu 
bonorum mobilium, nominum, et creditorum post mortem rigori ipsius consue- 
tudinis subiaccant, sed etiam in vita, ultra alias poenas sacris sanctionibus pro- 
mulgatas, in duplo male ablatorum, primo tamen sufficienter proba torum, nostro 
fiscali aerarlo tcncantur, et nichilominus clampna passis ad ipsorum repetìtionem 
male exlorlorum libere scmper experiundi actio agnoscatur. 

De fraudulentis mutuaUrribus , et recarculatoribvs. 

Item , eisdem pocnarum aculeis subiaccre decemimus fraudulentos mutuatores, 
nimirum plus in suU debilis nominum, et creditorum , confessionibus pariter, et 
condilionibus, quam vcracitcr concedant, apponentes; et etiam dolosos recarcu- 
latores, qui, non expectato anni exitu, per trimenscm ante alia tempomm in- 
tervalla in annum recalculare , et de usura usuram Tacere non verentur. Quas 
fraudulentas tam de pluri confessiones, quam recalculationes sufficienter detractas 
decernimus, cum de reali , et totali mutui traditione , augmentatione debiti in 
recalculatione per astantes testes lumen non constiterit, Tel alias sufficienter non 
detectum fuerit. 

De dolosi* venditorilws vietualium , et emptoribus. 

Item, non minori demerito ccnsemus eisdem laqucis innodandos dolosos vietua- 
lium emptores, illoruraque fraudem delegi, dum legiptime apparebit empta TÌctua- 
lia de tercio denario minus fuissc empia , vel alias Tcnundata quam communiter 
valerent in loco, et tempore contractae Tenditionis. 

De (ictibus non excedentibus sex in anno prò centenario. 

Caelcrum, ne praedicta consuetudo aliquorum versuliis in abusum deducatur, 
huius salutiferi edicti sanctionc profìtemur , ditionis ipsius domini mei incolas , 
habìtatores, et alios quoscumque subditos pecunias suas tam prò praeterito, quam 
prò futuro in licitis contmclibus exponentes, scilicet in emptionibus praediorum, 
pensionumque annualium , et aliorum effeclu siiuilium , etiam cum recato , seu 
pacto de retrovendendo temporaliter, vel perpetuo, secundum veras ipsorum con- 
scienlias prò iustis, et propriis pretti», et annuis pensionibus, seu reditibus non 
recipient, solitique, et communis valoris annui proventus , ralioncm Tidclicet sex 
in annum prò centenario non excedant, nequaquam debere a praetacta consue- 
tudine post mortem, nec in vita artari, neque ipsius consuetudinis vigore ilio- 
rum immobilia nomina , et credila invenlanzari , vel alias quomodolibet impe- 
dir!, quousque de execssu non modico huiusmodi ratione per vcridicam infor- 
mationera ex specifica commissione dicti domini mei, aut nostra, non alias in- 
debite sumcndam , prius legiptime constiterit ; sic etiam volumus ea non prius 
inventarizari , vel alias quomodolibet impediri. 



7 8 

In rieteri» capi lui is suprascriptis , in singuli» tantum causis, quibus supra le- 
giptime probati excessus, iubcmus islam consuctudinem servari, sed nihilominus 
absque calumpnia, et morosa dilatione non exoedisse post ponentem, et probarc 
volentcm ad haec iudice exaudiri. 

De licitis mercaloribus. 

Ilem, hac eadem edicti sancitone Uteri volumus, et gaudere ipso» ditionis dicti 
domini mei subditos, et alios quoslibet incolas, qui pecunias suas ad usus mer- 
e ni ionio rum. aut aliorum licitorum contractuum cum sortis periculo tradiderint. 
et eorum, iusto interesse, secundum eorum conscientiam, provenientia lucra per- 
eeperint, aut in illorum perceptione prò concurrente rata consortes fuerint. 

Item, ut falcera nostrani in messem alienam apponere non videamur, hoc eo- 
lie m edicto profitemur praedictae consuetudini» hortacioni non subesse huiusmodi 
ditionis ipsius domini mei subditos, habitatores , et incolas , prò contractibus 
tamen ultra extra 1) ipsam ditionem initis, et in futuro quomodocumque ineundis. 

Item, prout congrua rationi, huiusmodi edicti serie prohibemus quoscumque 
ipsius ditionis incolas , per nos edita non «cedente» , aliqua infamiae tuga no- 
ia ri , aeu etiam aliquo quoris examine, praetextu associationis alicuius, censura 
vexari. 

Quod in lalibus contractibus illicitu non potsit allegati consuetudo. 

Item, quod praetextu alicuius actus, contractus unius, aut plurium, factorum, 
vel fiendorum imposterum quandocumque , non possit allegari , Tel praetendi 
consuetudo , aut derogatio ulla ad bunc nostrum edictum, nec aliquam partem 
eiusdem. 

Haec enim statutis generalis Sabaudiae reformationis adìungenda censemus, et 
illis circa ea derogamus, promittimusque, et commini mus, bona fide nostra, sti- 
pulantibus quibus supra , huiusmodi nostrum edictum in omnibus , et singulis 
partibus observare volumus, et mandamus per quoscumque officiano» fideles, et 
subditos ipsius domini mei , et nostros modernos, et postero» mediato», et im- 
mediato» in omnibus, et per omnia teneri , attendi , et inconcusse observari, non 
obstantibus quibusvis consuetudinibus , usibus, privilegiia, et aliis quibuscumque 
in contrarium facientibus, quibus omnibus derogamus, et derogatum esse volu- 
mus per pra esente». Decernentes ex nunc, prout ex tu ne irritimi , et inane, quod 
secus attemptari contigerit sub harum testimonio li termini. Datum Thononi , 
die decima tertia februarii , anno domini millesimo quatercentesimo trigesimo 
septimo. 

Per dominum principem, praesentibus domini» 
Io. domino Belli fortis. canee Ilario 
H. Bastardo de Sabaudia 
H. Bastardo Acbayae, marescalo Sabaudiae 
R. domino Codreae 
Guigone de Ravorea 
Urbano Cereserii 
Anthonio de Draconibu» 
Guliermo Bolomerii, et 
Bartholomeo Chabodi, thesaurario Sabaudiae. 



(I) Tarn ultra qoim extra. 



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79 



1110 



Rcvocatio commissariorum iotius patriae concessa per illustrissùnum 
dominum dominion Ludovicum ducem e te. Sabaudiae de anno 
Domini mccccxl, die decima martii (i). 



I. udii virus dux Sabaudiae, Chablaysii , Augustae, sacri Romani imperii princeps, 
vicariusque perpetuus, marchio in Ytalia , comes Pedemonlium, Baugiaci, \ a- 
lentinensisque , et Diensis. Universi» serie pracsenliutit fiat manifestino, quod di- 
lecti fideles, nobiles, et Communitates noslrae patriae ultramontanae ad nostrani 
advenientes praesentiam nobis , querulosis intervenientibus supplicationibus cx- 
posuerunt, quod commissari! tam generales, quam special* s, et narticulares per 
nos in cisdem partibus hactenus constituti, sub eorumdem coloritili» commissio- 
nimi . quamplurima gravia detrimenta subditis eiusdem patriae intulcrunt, inqui- 
sitiones saepisper indiscreta mente per varios aemulos sciscitatas admillendo , et 
vindictam eorura inveterale inimicitiae adversus inquisito» plerumque, sicut ap- 

fiarere poterat, licei iustam , causam inquirendi non haberent rememorando, 
icet pars denuntians non apparerei ; quodque quamplures importunitate ducti , 
ipsum commissionis oflicium impetrare verili non sunt, non ut facinora patriae 
in illa pullulanti.! reprimerent , sed ut undique adtnvenlis occasionibus, tactura 
aliena locuplctiores efficerentur. Supplicante» hoc ideo, ut super iis taliter providere 
dignaremur, quod, ipsorum commissariorum importunitatibus depulsis, patria 
ipsa iam raullimode facultatibus propter haec exbausta, deinceps conquiescat, et 
in pristinam pacificationem redigatur. Ecce quod nos afTectantes, illustrium prae- 
decessorum nostrorum vestigia imitando , eosdem subditos nostros ultramontanos 
a quibuscumque illicitis oppressionibus praeservarc , ut quanto nostrae munifi- 
centiae praesidio se noverint sincerius pertractatos, tanto fidelitatis obsequiis erga 
nos, et nostros iugiter se exhibeant promptiores , matura delibera ti one praeha- 
bita, ex nostra certa sctentia, prò nobis, et nostri», etiam interveniente iussu , 
et beneplacito sanctissimi genitoris domini nostri (2) de, et super praemissis du- 
ximus salubriter providendum prout infra. Nos cnim omnes , et singulos com- 
missario» nostros generales in partibus nostri» ullramontanis ubilibet constitutos, 
et licci iam vigore certarum literarum nostra rum in novissime lapso mense fe- 
bruarii concessarum revocati exliterint , adhuc ex abundanti serie praescntium 
duximus revocando», quibus expresse inhibemus, ne ex nunc in antea ipsas com- 
missione» suas generales u Ilo modo exerecre audeant, vel presumant, nec illarum 
occasione quemquam in communi , vel particolari inquielari. Quantum autem 
conspicit commissione» parliculare» , imitando formam statutorum generali» re- 
formationis noslrae ditionis (3) volumus ex nunc in antea per tale» particolare» 
commissione» modum servari, qui sequitur : videlicet , quod, antequara vigore 
talium commissionum ad inlitulalionem , confinationem, detentionem pereonarum, 



(1) Dtl libro citalo Statuto et priviUgia cintati» Taurinensi». 

(9) Amedei viti, tane tempori* lutami Pontificia dignitate praefulgenti*. 

(3) Decreta tcilicct Sabaudiae «dita ab Amedeo viti , anno 1430. 



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So 

aut honorum sequestrationem procedant , veridica» , summarias, et secreta» in- 
formationes sumant, quas inde exhibeant alteri Consiliorura nostrorum citra, vel 
ultra montes residentium, aut i Uà a quo emanaverit commissio, ut, illis visis , 
exinde prosequantur , et procedant prout per alterum ipsorum Consiliorum no- 
strorum citra, vel ultra montes cisdcm fuerit ordinatum ; nisi tamen in casibus 
notoriis , in quibus superesset pars denunciane , sufficiens , aut de refundendis 
interesse, et expensis legiptime cavens, aut nisi de ipsorum verisimili fuga du- 
bitaretur; quo casu possint talem inquisitum ipsi commissari! particulares secun- 
dum personarum qualitatem, et casuum exigenliam detinere, donec ipsi intitu- 
landi de se personaliter repraesentando ydoneam praestiterint cautionem. Non 
intendentes tamen praemissa ipsorum fìdelium nostrorum supplicantium aliis 
privilegiis, libertatibus, et immunitatibus quomodolibct derogare. Mandante» hoc 
ideo dicto Consilio ultra montes residenti , universisque , et singulis gubcrna- 
torìbus , capitaneis , vicariis , potestatibus , bay li vis , i udicibus , procuratori- 
bus, commissarii», castelianis, ac caeteris ouiciariis nostris praesentibu» , et fu- 
turis ubilibet ultra montes constitutis , ipsorumque locatenentibus , et cuilibet 
coruradem, quatcnus huiusmodi re vocali onera , limitationem , et literas nostras 
amodo in antea protinus observent, ae per dictos commissario» generale» , spe- 
ciale», et particulares, et alio» quos concernere poterti, amodo in antea incon- 
cusse observari faciant , et in nullo contrafaciant quomodolibet , vel opponant ; 
quin ymo illas ubilibet proclamari, et publicari faciant, ne praetextu ignoran- 
tiae quisquam subditorum nostrorum per eosdem commissario» aliquibus inde- 
biti» occasionibus graventur. Datum Tbononi , die decima martii anno Domini 
mccok quadragesimo. 
Per dorainum, praesentibus illustri eius fratre 

Pbilippo de Sabaudia cornile Gebennensi, necnon dominis 

Ludovico episcopo Lausancnsi 

Ogerio episcopo Maurianensi 

Percivalo episcopo Bellicensi 

Georgio episcopo Augustensi 

Emerico episcopo Montisregalis 

lohanne abbate de Alpibus 

Iohanne domino Bariaci, marcschallo 

Pctro Marchiandi, in cancellarla locumtenenle 

'olianne domino Chautagnc 

Kodulpbo domino Codree 

Prancischo de Toraatis — Bartbolomeo Cbabodi, praeaidibu* 

Anthonio de Draconibus 

Gulliermo Bolomerii, magistro requestarum 

lacobo Roifeti, iudice Chahlaysii 

Francischo Ravaysii, magistro bospicii. 



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8i 



1441 

» 

Literae illustri* domini domini Ludovici ducis Sabaudiae , quod 
ludaei non possint capere prò usuris, nisi unum denarium vian- 
nensem prò qualibet Jloreno, et ptxt qualibet ebdomada, nec pos- 
sint computare nisi semel in anno , et non possint facere usuras 
de usuris (i). 

Ludovici» dux Sabaudiae, Chablaysii, et Augustae, sacri Romani imperii prin- 
ceps, vicariusque pcrpetuus, marchio in Ytalia, cornea Pedemontium, et Bau giaci, 
Valentinensisquc, et Diensis, ac Niciae, et Verccllarum dominus. Universis serie 
praesenlium fiat manifestum, quod cuna prò parte dileotorum fìdelium nostro- 
rum, tam nobilium , quam Communitatum, populorumque, et incoiarum totiun 
patriae nostrae ultramontanae con tra ludaeos sub dilione nostra ultramontana 
commorantes variae insurrexerunt querelae super eo, quod ipsi ludaei ultra so- 
li luna usura riam praTitatem exercentes, ne dum usuras exigunt ira modera tas, sedi, 
ut saepisper usurarios contraclus de usuris Tacere non verentur, ac sub vela- 
mine mercantiae grani, biadi , et aliarum rerum fraudes fraudibus adiicere di- 
gnoscuntur. Ex quibus tam nefandis detictis qiiamplures ex subdilis nostris , et 
pauperiem vchementcm incurrunt , intollerabdiaque detrimenta passi sunt , el 
dietim oculate patiuntur. Et propterea ad nostri conspectum suos solempncs desti- 
naverunt ambasiatores, qui ipsorum nobilium, Communitatum, et incoiarum parte 
nobis Immillici- supplicarmi, ut super praemissis, prò utilitate ipsius patriae, et 
subditorum ciusdem opportune providere -, dictosque ludaeos circa pracdiclas 
usuras ad debitam moderationem reducere dignaremur. Quorum supplicationi , 
vcluti rationi consonae, favore beni volo inclinati , affectantes itaque ipsos nobi- 
les, Communitatesque, et subditos patriae nostrae, quos in servitiis nostris iugi- 
ter novimus obsequiosos , a talibus extorsionibus indebitis praeservare , et eoa 
assidue, sicut decct, conservare, recordantes ipsos ludaeos etiam de, et super 
praemissis inordinatis usuris, et extorsionibus maxima cum deliberationc Consilii 
nostri nobiscum residentis ad debita m moderationem reduxisse, prout in capitulo 
ex lileris nostris, Iudaeis super hoc concessis, dalis Lausanae die xxviu mensis 
aprilis, anno Domini millesimo quatercentesimo quadragesimo, et per dilectum 
tìdelem secretarium nostrum Vincentium de Ruppe signatis, extracto latius con- 
tinetur , et cuius quidem capituli tenor de verbo ad verbum sequitur , et est 
talis. 

» Vcrumtamcn nos dampnosa dispendia eorumdem subditorum nostrorum extir- 
» pare quaerentes, lucraque ipsorum ludaeorum ideo ritc limitare disponentes . 
v quod eisdem Iudaeis corapetens utili tas, et subdilis nostris fructuosa indempni- 
» ùs evenire poteri t, certisque aliis laudabilibus moti considerationibus de , et 
» super praemissis, prout infra, duximus providendum ; videlicet quod ipsos 
» ludaeos utriusque sexus modo nullo liceat aliquibus personis amodo in antea 
» suas pecunia* mutuo concedere, seu prò illis exigerc ultra rationem lucri unius 
» denarii viannensis in qualibet ebdomada prò singulo floreno , et non alias , 
n neque ultra, nec suos debitores ex nunc fiendos artare ad computandum, nisi 
» dumtaxat semel in anno, aut infra prò rata si debitor citius pcrsolvere velit : 
» cavendo tamen , quod nullatenus de usuris, et lucro huiusmodi alias usuras. 



(t) Dal libro citato SMulu fi pririiegia twiMU Taurintna». 



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» vi i unquam rcspectu elicli debili Tacere debeant, aul praesumant, nec conces- 
» sioncs fraudulenlas unus alteri quomodolibct agere ; quodque officiarli nostri 
» ipsos hidaeos huiusmodi limitationem noslram non transgredientcs , illorum- 
» que haeredes ratione usurariorum contractuum aliqualilcr lara in vita, quam 
» in morte molestare non possi nt. » 

Ecce quod nos huiusmodi capitula eisdem supplicantibus inconcusse observari 
volentcs, liarum serie commitlimus, et mandamus (Consilio ultramontcs residenti, 
necuon gal>ellatoribus, vicariis, polcslalibus, iudicibus, castellanis, coromissariis, 
ac cacleris officiariis nostris ubilibet ultra montcs constilutis, praesentibusque , 
et futuris, ipsorumque locatenentibus, et cuilibct ipsorum, qualenus praedictum 
capilulum superius insertum, ac conlenta in eodem, in omnibus, et \n-f omnia 
|m t ipsos ludaeos utriusque sexus lam praesentes, quam futuros ubilibet sub di- 
tionc nostra ultramontana commorantes teneri, attendi, et inconcusse observari 
1'acianl; ipsum capitulum locis , ci modis talia fieri solitis publicando, ne quis 
praelextu ignorantiac se valcat excusare , eisdemque ludaeis publice inhibendo . 
quibus tenore praescntium inbibemus, sub poena quinquaginta librarum fortium 
per qucmlibct ipsorum, quoliens contrafecerit, commitlenda, irrcmissibiliter ap- 
plicarla, ne ipsius capiluli formam, et limilationcm excedere audeant quomodo- 
libcl, vel praesumant, sed capilulum ipsum inconcusse observent, observareque 
tencanlur, et debeant, nullo alio a nobia cxpeclalo mandalo. Datum Gebcnnae, 
die nona mensis Augusti, anno Domini mcccc quadragesimo primo. 
Per dominum, praesentibus 



lo. domino Chaulagne 

Amedeo de Chalando 

Francisco de Tbomalis 

Barlholoraeo Cbabodi , praesidente 

Guliermo Bolomcrii, magislro requeslarum 

Antbonio de Draconibus, praesidente Gebennensi 

Guigone Gerbaysii 

lohanne de Costis 

Mermeto Arnaudi 

lacobo Rosseli, iudice Uiablavsii 

Antbonio Bolomerii, et 

Hugoneto Vcsperis, tbesaurario Sabaudiae. 



Alla stessa data di questo documenlo 9 agosto 1 44 ' trovatisi lettere 
di cassazione e d'annullamento della gabella del sale forestiero, concedute 
iu tàvore del Piemonte. La gabella suddetta era dianzi stala Istituita per 
far fronte alle spese occorrenti per la ristaurazione dell'università di Torino; 
il |)opolo ne risentì danno pivpter quod prò parie triwn staUuun ditionis 
nostrae ultramontanae , scrive il duca , videlicet ecclesiasticorum nobi- 
lumi et popularium preUndentium ipsam gabella in salis foranei non mo- 
dicum derogare privilegiis , libertatibus , et bonis usibus ipsii4s patriae 
nostrae, nobis crebris intercessionibus extitit expositum et supplicatimi 
ni, citra ipsius saluberrimi studii cassathìiem , ipsam gabcllam salis fo- 
ranei aufeire et peniUts abolerc et cassare dignaremur. La grazia fu 



1> 




Beli 



83 

conceduta , la gabella fu abolita , con promessa di non mai più ristabi- 
lirne una simile, e gli Stati pagarono un sussidio di cinquanta mila fio- 
rini. Questo documento si legge stampato alla colonna 538 del volume 
Leges mmicipales tra i Monumenta hisloriae patriae. 



liti 

Confirmatio literarwn praecedentium an. mccccxxxyu fatta per 
praelibatum illustrem dominwn Ludovicum ducem Sabaudiae de 
anno Domini mccccxli, die nona augusti (i). 

Ludovici» dux Sabaudiac, Chablaysii, et Augustae, sacri Romani imperii prin- 
eeps, vicariusque pcrpcluus, marchio in Ytafia, cornea Pedemonliura , et Bau- 
giaci, Valcntincnsisque, ci Diensis. Dilectis Consilio ultra montes residenti , nec 
non gubcrnatoribus, vicarila, potestatibus , iudicibus, castellani^ , procuralorihus, 
commissariis , ac ccterìs officiarti» fidelibus, et subditis praesentibus, et fu tu ri s 
ubilibet ultra montes constitulis, ad quos speclat, et praescntes pervenerint, seti 
ipsorum locatenenlibus salutem. Visis litcris noslris, quanim copia praesentibus 
est annexa, necnon stalutis, ordinationibusque , et capitulis per nos maxima cum 
deliberatone in vim perpetui edicli faclis, ci promulgata, quos merito per quos- 
cumque nobis tam mediate, quam immediate subditos teneri, et inconcusse ob- 
servari volumus; vobis lioc ideo, ac vestrum singulis, quantum ad cum spedai, 
districte praecipimus, et mandamus , sub pocna centum librarum fortium , per 
qucmlibct ipsorum officiariorura quotiens contrafeccrit committenda , et nobis 
irrcmissibiliter applicanda, quatenus ipsas titcras nostras, necnon praedicta sla- 
tina, ordinationes , et capitula in omnibus, et per omnia teneatis, attendatis, et 
per quoscumque nobis tam mediate, quam immediate subditos teneri, attendi , 
et inconcusse obscrvari faciatis; nec ipsos, quotiens casus ingesserit , contra ipsa- 
rura formanti literarum conveniatia, aut alias quoraodolibet molestctis ; sic quod 
illarum debitae obscrvationis defectu, neutri supersit iusta occasio conquerendi : 
et hoc absque alterius expectationc mandati in quantum dieta pocna vos formi- 
datis affligi. Datum Gebennae, die nona mensis augusti, anno Domini tfccccxLi. 
Per dominum, praesentibus dominis 

P. episcopo Belicensi 

Petro Marchiami), cancellano Sabaudiac 

lo. domino Ghautagne 

Amedeo de (inalando 

Francisco de Tomatis 

Barthoiomeo Cbabodi 

Anthonio de Draconibus, praesidenlc 

Guiliermo Bolomerii, magtstro requestarum 

Guigonc G erba sii 

lohanne de Costis 

Mermeto Arnaudi 

la cobo Rosseti, iudice (Chablaysii 

Anthonio Bolomerii, et 

Ugoneto Vesperìs, thesaurario Sabaudiac. 



(t) Dal libro citalo Statuto et pririltgia civitatit Taurinm/it. 



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«4 



1431 

Lille rae confirmationis privilegiovum (i). 

Ludovicus Dux Sabaudi.! Chablaysii , et Augustae, sacri Romani imperli Prin- 
ct-ps, Vicariusque perpeluus , Marchio in Italia, princcps Pedemontium , Geben- 
nensis, et Baugiaci Comes, Baroque Vaudi, et Foucigniaci , ac Niciac , et Vcr- 
cellarum dominus. Universi» scricm praescntium inspccluris rei gestac noticiam 
cum salute. Inter multifarias sollicitudinis curas , quibus assiduum •vcrgimus 
inlcntum, adest polissimum ut veneranda respublica populusque , quem divinac 
dispensationis arbitrium nostrac munificentiae contulit Dominus nostris quotidianis 
subleventur auxiliis ut quanto largitionibus nostris fecundius tractabunlur, tanto 
perspicacioris provisionis suffragio inconcusse servari valeant , et iugiter propa- 
ga ri. Occurril autem quod dilecti fidclcs nostri Georgius de Solario condomi nus 
tadralii et Morctac scutifer, Gabriel Burgensis civis Tbaurinensis, Antonius de 
Caponibus burgensis Pyuerolii, Oclavius de Soleriis condominus Soleriarum , do- 
minus Marencbus burgensis Fossani velut anibaxatores, et nuncii generales et spe- 
cialcs bonae, et semper fidelis patriae principatus nostri Pedemontium , qui ne- 
dura claro Consilio , sed ctiam operibus et sudoribus conlinuis rempublieam sibi 
i-dui mi svi in ci adiacentem praescrvarunt ; <|uo fil ut patria ipsa , Deo laudes , 
opulenta , et subdilis fidelibus non medioens commendationis populata existit. 
Animadvertentcs insuper Tore utile prò ipsius patriae et principatus regimine, et 
boni communis augmenlacionc aliqua capitula , statuta , et ordinamenta de novo 
introducere et stabilire ; et venientcs ad effectum suae intencionis capitula, sta- 
tola, et ordinamenta, in rotulo iis annexo particulariter descripta, sindici, con- 
sules, credendarii, bomines, et Communitates patriae et principatus praedicto- 
rum de consensu, et voluntale univer&alis patriae, et principatus nostri praedicti , 
ut advissaverunl, asscntaverunt, inicrunt, stalucrunlque, et ordinaverunt, condi- 
derunt, alque iìrmaverunt quemadmodum in ipsorum quolibet continetur capi- 
lulo. Et deinde predicli ambaxiatores et nuncii nomine et de consensu toctus 
patriae, et principatus praedictorum nostrani advenerunt praesenciam , potcsta- 
tem ad hoc se baberc diccnles, nobis bumiliter supplicarunt exhibcndo capitula 
ipsa ut, nostro more solito, inspecto quod illa ut supra ad bonum fi nera inierunt, 
radem omnia, et singula ipsis subditis nostris dicti principatus, suaeque poslc- 
ritati benigniter conhrmare , et validare, illisque decretum nostrum interponere, 
ac cosdem in biis favori bus pertractare gratiosis dignaremur, parati se ouerentes 
in hiis , et aliis beneplaciti^ nostris semper prompti existere. Quorum requisi- 
zione audita capitula ipsa per nostrum nobiscum residens Consilium nostri in 
prcsencia diligenter, et singillatim visiUri fecimus. Cum autem ex illorum in- 
spectu , et dicti Consilii relatione eadem capitula bonesta , et concedenda com- 
perierimus , nosque illuslrium progenitorum noslrorum vestigia insequentes ea 
quae rempublieam dilionis nostrac, ac subditorum verisimiliter concernere ccn- 
scntur, ut hic praccipuum refleclere cupiamus intuitum ; et, signanler attenta 
ingentissiroa fidelitatis, et affixi amoris conslancia quibus ipsi subdicti nostri prin> 
cipatus praedicti tam maturis in consiiiis ad rempublieam noslram gerendam 
quam largilluis subventionibus nobis laeta fronte dudum factis exbibendo se in 



(t) Dall' archivio della ciuà di Fiacrolo, e copia ne' regii »irl>mi di corte , travia di prò 
Ncn.eou dagli arebivii camerali. 



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meriti* respondere, et reciproco cisdem compiacere. Quapropler ex nostra certa 
scientia, moluque proprio, ac voluntate spontanea, matura, ccìam procerum et 
consiliariorum nostrorum infrascriptorum detiberatione praehabita , prò nobis , 
nostrisque hacredibus , et successonbus universis praedicta capitula , statuta , et 
ordinamenta numero novero , pelle pergaminea hiis annexa , descripta , et ex- 
pressa , et ipsorum quodlibet iuxla ipsius formant , continenciam , et tenorem , 
praefatis ambaxiatoribus jmo vcrius memorati» fidclibus hominibus, et subditis 
nostris dicti principatus sincere dilectis prò se , suisque hacredibus , et succes- 
soribus quibuscumque humiliter supplicantibus , et recipientibus , laudamus , va- 
lidaraus, ratificamus pariter, et approbamus , ip6aque rata babemus et accepia 
ac si per nosmetipsos inita , et condita fuissent, et ordinata; citra tamen aliorum 
capitulorum, et statutorum «liei orimi palriac, et principatus derogationem. Quae 
praemissa sic egimus tam praemissorum consideratione, quam etiam prò et me- 
diantibus tribus millibus florenis pani ponderò per eoa propterea nobis, {*>/- 
vendis ) in manibus thesaurarìi nostri Sabaudiae generalis, seu receptoris ultra- 
montani , duobus terminis subscriptis, videlicet medie tatem in proximo futuro 
festo beati Martini hyemalis , et aliam medietatem in alio sequuturo predicto 
Testo sancii Martini anno penitus revoluto sino contradictioiic quacumque. Et ad 
praemissorum uberìorem brmitatem promittimus bona fide nostra in verbo prin- 
cipis, prò nobis , et nostris praedictts , ac sub nostrorum omnium , et singulo- 
rum expressa obligatione honorum, capitula, et statuta ipsa praesentibus annexa 
iuxta ipsorum seriem , et verum effectum memora tis fidelibus nostris dicti prin- 
cipatus , eorumque posteritati protinus observare , ac per quoscumque subditos , 
et officiarios nostros praescntes , et futures illaesa serva ri lacere, vino numquam 
per nos , vel alium contravenire , aut contrafìeri per quemquam permittere , 
etiam cum omni alia solempnitate , iurisque, et facti renunciacione ad haec ne- 
cessaria pariter , et cautbela. Mandantes hoc ideo Constine nobiscum , Chambc- 
riaci , et ultra montes residenlibus , tbesaurarioque Sabaudiae generali , et rc- 
ceptori ultramontano, nec non vicariis Thaurint , Querii , Savilliani, Fossani , 
castellanisque Pvnerolii , Montiscalerii , Charignani , Villaefranchae , et Vigoni , 
ac caeteris officia ri is fidelibus, et nobis tam mediate, quam immediate submissis 
praesentibus, et futuris, ipsorumque locatenentibus, et cuilibel eorumdem, qua- 
tenus ipsa hiis annexa capitula iuxta eorum tenorem, et verum effectum incon- 
cusse attendant , et observent , et observari faciant, illaesa, et in nullo contra- 
faciant quomodolibet , vel opponant. Quin ymo ipsos subditos , ao eorum poste- 
ri tatem dictis capitulis ex nunc uti , et gauderc faciant , et permittant , opposi- 
tionibus, et dilacionibus quibuscumque semotis ; has literas nostras sigilli nostri 
munimine roboratas eisdem in testimonium concedcntcs. 

Datas in bona villa nostra Burgi in Breyssia, die vteesima prima augusti, anno 
Domini millesimo quatercentesimo quinquagesimo primo. 



lohanne Bastardo Armagniaci domino Gordonis Marcscallo Sabaudiae 

lacobo cornile Montis maioris 

lohanne de Comperò domino Thorencii 

Petro de Balma domino Buppis : mililtbus. 

Vauterio Cbabodi 

Stephano Scallia 

Mermeto de luria 

Guillelmo de Viriaco magislro hospicii 
lacobo Mcynerii generali , et 
Humberto Fabrì thesaurario Sabaudiae. 



Per dominum praesentibus dominis 



Avonay. 




Avonay. 



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86 



Seqiuuitur certa co piti da inita Inter et per CommunUates prùicipatus 
Pedemontùim prò utUitate reipublicae dirti prùicipatus de anno 
Domini millesimo quatercentesimo quinquagesimo primo confirmata 
per iUustrissùnum dominimi nostrum dominum Ludovicum Sa- 
baudiae eie. Ducem , et sunt numero novem proni infra (i). 

Primo. Quod praescntium tenore confirmamus , omologami» , et approbamus 
omnes, et singulas franchisias , li berta tes , sta tuta , bonas consuetudines et alia 
quaecumque ipsi palriae nostrae , si ve universaliter, sire nobili bus, sire <«mmu- 
ni tati bus , sire alieni , vel aliquibus eorum vel earum concessa s per recolendae 
memori a e illustres dorainos Frincipes domino* in il la patria, si ve alios illustres , 
sire illustrissimos dominos de Sabaudia , usque in dicm pracsentem. Easque et 
ea volumus pacto expresso per nos et nostros succcssorcs semper, et in fulurum 
attendi, et inviolabiliter observari, vidclicet illas et illa, quae fuerunt conecssae 
vel confirmalae per indelebilis memoriae dominum genitorem meum dominum 
Amcdeum , alias Ducem Sabaudiae illustrissimum , qui postremo decessi t cardi- 
nale revcrcndissimus , et apostolicus delegatus , sive per recolendae memoriae 
illustrerei primogenilum suum dominum Amedeum Principerei Pedemontium fra treni 
nostrum dileclissimura , sive per nos nunc Ducem Sabaudiae anlequam essemus 
Dux Sabaudiae, sive postea; citro aliquod praeiudicium generandum ipsis nostris 
fìdelibus in hiis quae in praescntiarum (2) non rcperirentur per has noslras lir 
teras confirmata. 

Avonay. 

f\ il f i / /* ri i i ft ri h a / d# aÌ i^fim >m gm litf 0 xm j> *• <Jjl|*M|| t /% ri* t /j *~ , 

•>%*«luj^%t> vf V' w*n--mt Li v*f HffPffl|lvw wv frWMFK- i IAI UHI * »l a 

corani indicibili ordinariis partis rene. 

Ilem quod omnes, et singulae causae civiles sive crìminales agìtandae contro, 
sive inter Communitates, collegia , sive universi la tes , vel personas dictae nostrae 
patriac pracsentes, sive futuras, sive aliquam, sive alìquas earum de celerò semper, 
et in perpetuum agitari debeant coram iudicibus , et officiariis ordinariis partis 
reae secundum formano, stilum , et conlinentiam statutorum municipalium , usum, 
et consuetudine!!» tocorum dictae patriae in quibus rei sortirentur forum, et 
cssent conventi, singula singuiis refercndo. Et si forte quispiam traberetur con Ira 
praemissa coram nobis, aut aliquo ex nostris Consiliis nobiscum , sive Thaurini, 
sive alibi residentibus, vel quovis alio iudice, vel magislratu ordinario, vel dele- 
gato volumus, et ordinamus , quod, stati m opposi la fori declinatoria , partes rc- 
mittantur, et oro remissis habeantur ad smini iudicem ordinarium de quo supra. 
Et trahens ad alium forum, quam ordinarium suproscriptum , conderannetur in 
expensis, ci interesse, quae locum babeant nisi reus ad illud tribunal vocatus 
essel illi tribunali aliquo iure submissus. 

Avonay. 

De commissionibus ficndis in causi* cmlibus , qualiter et quibus fieri debeant. 

ltem quod in omnibus, et singuiis causis civilibus, aivc civiliter motis, et cri- 
minalibus presentibus , et futuris, quibus, et quoticns per nos, vel aliquod con- 



1J 11 tenore di questi capitoli ti legge pure stampato negli Statuti di Torino (edi*. citai xix ) 
Ct) Alia» - i* fulurum. 



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siliorum nostro rum , scu per aliquem iudicem , Tel magislratum nostroruro con- 
tingeret fieri dcberc alicui aliquam commissionem alibi exercendam in aliquo 
locorum dictae patriae noslrae , voluti prò testibus examinandis , Tel prò Km- 
mentis defercndis , Tel prò informalionibus habendis, Tel aliter, Tolumus, el or- 
dinamus, quod illae omnes, et singulac commissiont-s, singula singulis referendo, 
fìanl, et fieri debeant officiariis, aut aliquibus perilis, sìtc experlis, el fide dignis 
pcrsonis illius loci, scu mandamenti ubi fieri mandant illam examinalionem, sìtc 
illuni actum duramodo non esset aliqua insta suspicionis causa. Alias autem fiant 
alibi | alicui Tel aliquibus magis prope loco habitantibus non suspeclis , et illi 
commissarii babere debeant suorum laborum soluliones secundum statuta , slilum 
et consuetudines illorum locorum in quibus talia fierent , et illis deficienlibus 
fiant secundum statuta noslrae reformalionis, praemissa lamen ita demum locuni 
babeant , et intelligantur nisi aliter requireret pars requirens examinalionem , 
Tel alium aclum fieri. Et ita quoque fiendum de adiuncto si illi commissario 
daretur adiunclus. 

Avonav. 

De solution* scripturarum, et infra quantum tempus debeant jtroferri 
tentenna* diffìmtivae el interlocutoria*. 

Item, ne litiganles nimia solulione scripturarum , et sigilli mole grarenlur , 
volu mus. et ordinamus quod quioumque magistralus , el omciales nostri exerci- 
tium iurisdictionis habenles tencantur, et debeant, postquam partes bis, et prò 
qualibet Tice non magis quindecim dicrum , assignarerint ad ius, snre senten- 
tiam audiendam , scntcntiam corum ferre debeant defìnit'iTam infra unum men- 
sem proxime lune fulurum. lnterloquutoriam Tero ferre teneantur infra decem 
dics post duas primas dilationes , non maiorcs octo dierum prò qualibet carum , 
et si secus fiat non urgcanlur partes ad solutionem memorialium subsequentium 
prò scriptum, et sigillo. Decernentes tamen Talere huiusmodi sententias, et in- 
tcrloqiiutorias etiamsi post buiusmodi termino* easdem proferri contingeret. 

ATonay. 

Quod tliesaurarii, live receplores non teneantur aliquid accipcre de apodiciis, 
site quitlanciis ratione subsidii fu-mìis, 

Item, quod thesaurarii , sìtc receplores, Tel alii quicumque nostri subsidiorura 
exaclorcs praesentes , et futuri numquam possint accipere aliquam solutionem a 
Communilàlibus , Tel ab aliis ipsius patriae noslrae , Tel earum , rei ipso rum 
nunciis in generali, ncc in speciali de quitanliis, libris, regìstris, sìtc apodixiis 
eisdem fìendis de diclis subsidiis , Tel ipaorum occasione , sed polius teneantur 
quilanlias, libros, registra , et apodixias eis facerc gratis sinc aliqua solulione. 

ATonay. 

Quod receplores et exaclorcs subsidiorum teneanlttr erigere moneta s 
secundum cursum ipsius patriae, et illius temporis. 

Itero , quod predicli thesaurarii receptores , sìtc exactores nostri tencantur, et 
debeant recipere monetas lam aurì , quam argenti secundum cursum ipsius pa- 
triae tempore, quo i Ila subsidia exigent , Tel recuperabunt , duro tamen solTere 
1 1 o n Ics ti ndu tu i_ ^ s ^ 1 1 1 i ti T^i^^r^ • 

ATonay. 

Quod exactores non possint exigere subsidia ante lerminos convento*. 
itero , quod praedicti thesaurarii receplores , et exactores nostri non possint 



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«8 

neo debeant eiigere, vel exigi Tacere ante terminos conventos subsidia nobis con- 
cessa, aut in poslerum nobis seu nostris concedenda. Et si Torte literae compui- 
soriac penales, aut sine penis in contrarium Tuerint decretae, ipsae literae, et 
quaecumque compulsoriae , il la eque paenac sint ipso Tacto , et ipso iure nullae , 
nec aliqua persona teneatur eis obedire, imo quidquid exinde, vel ob id contra 
subditos nostro» quoscumque Tuerit subsequutum sit etiam ipso iure , et ipso 
Tacto nullum , nulliusque valoris , et momenti. 

Avonay. 

De nonetis non nuUndis tempore subsidii. 

Item , quod durante tempore solutionis aliouius subsidii , quod illustrissimus 
dominus noster non possi t nec debeat mutare , sire mula ri Tacere monetas, sive 
aureas, sive argentea», sed remaneant ipse monetae secundum cursum temporis 
concessi subsidii , sire doni , et hoc quoad solutionem , et prò solutionc ipsius 
subsidii. 

Avonay. 

De ambasialoribus non arrestando vel detmendis tempore intona* ambasiaturae 

Itera, Tolumus, et ordinamus, quod ambaxiatores , nuncii , site legati dictac 
palriae nostrae , sive prò tota patria , sive prò quavis Gommunitatum diclae pa- 
triae, sive oro quovis nobiliura nostrorum illius palriae accedente*, vel reverten- 
tes , sive ubique existenles non possint, nec valeant quavis ex causa . vel colore 
tangente vos, vel ipsum ambaxiatorem, nuoci uni , sive legatum, sive alium quem- 
vis, cuiuscumque status, conditionis , et gradua existat , durante tempore illius 
ainbaxiaturae alienili citra , vel ultra montes arrestar! , delinei -i , vel aliqualiter 
impediri personatiter, vel realiter sub pena centum librarum Tortium prò quolibet 
contra Taciente, et qualibet vice, et satisTacicndi illi ambaxiatori , nuncio, sive le- 
gato, ac eum mittenti de omnibus , et singulis eius dampnis, expensis , et inte- 
resse. Et nichilominus ille sic detentus , arrestatus , vel impeditus obedire non 
teneatur, sed inde possit impune sine licentia, et propria a uc tori mie inde rece- 
dere, et abire. Ouac tamen locum non babeant si detineretur occasione delieti , 
vel contractus per eum tempore diclae legationis commissi , vel initi. 

Avonay. 



14*2 



Literae constitutionis exactoris residui subsidii per communUates 
principatus Pedemontium concessi, prò dotalicio illustrissimae 
dominae Dalphinae , Charlotae de Sabaudia (i). 

Ludovicus Dux Sabaudiae dilecto fideli conciliano Stepbano Rosseli ex magistris 
computorum nostrorum salutem : cum aliis litteris nostris te deputaverimus ad 
recipiendum vice nostra subsidium nobis nuper lapso anno Domini millesimo 



(I) Dill'.rehmo di eorfc. 



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8cj 

quatercentesimo quinquagesimo primo in subventionem dotis ìllustrìssimae filiae 
nostrae carissimae dominae Charlotae de Sab«udia Dalphinae Viennensis conces- 
sum , successive prò ipso subsidio exigendo ad suplicationem Humberti Fabri 
tbesaurarii nostri gcneralis , ipsum thesaurarium constituerimus exactorem dirti 
subsidii , sub tamen promissione nobis per eum sub corporali juramento facta , 
quod io tuin 'ni , et quidquid de ipso subsidio ipsum Humbertum per se vel alium 
contigcrit rccipere, traderet , et exbursaret in manibus ditecti fidelis oonsiiiarii 
nostri Petri de CampRamy receptoris deputati ex parte illustrissimi domini Dal- 
phini Viennensis ad recipiendam dotem dictae dominae Dalphinae filiae nostrae . 
et non in alias manus , neque alibi de eisdem pecuniis quomodolibet dispensare, 
sire in alio» usus transportare; et cum facta visione de reccptis per dictum the- 
saurarium nostrum , atque libratis per eum dicto Petro de CampRamy factis , 
compcrtum ait ipsum thcsaurarium plus recepisse de dicto subsidio, quam eidem 
Petro de CampRamy, libraverit summam quatuordecim millium florenorum parvi 
ponderis et ultra, quam tamen summam eidem Petro solvere differt, et dilatai 
in nostrani vcbementem displicenliam ; propterea cidem Humbcrto inhibemus ne 
ulterius quidquid de dicto subsidio exigeret, quinymo per te dictum Stephanuni 
omnes restas primi termini dicti subsidii recipt ordinaverimus , et insupér pri- 
mevas littcras nostras Ubi dicto Stephano factas de subsidio praedicto exigendo . 
motu nostro proprio volucrimus in sui roboris firmi tate permanere, sic per p ro- 
tante! volumus , teque dictum Stephanum , de quo ab esperto confiti i ni us. et de 
novo constituimus harura nostra rum li Itera rum tenore receptorem dicti subsidii 
tam ultra . quam citra montes nobia prò secundo termino debiti , cum plenaria 
potestate ipsum subsidium per te, aut a te deputando» exigendi , et recipiendi, 
indeque quittantias dandi, et litteras allocandi, opportunas faciendi, debentesque 
huiusmodi subsidium compellendi more debito rum nostro rum fiscalium , et co.» 
arrestandi , sive arrestar! , et detineri faciendi, penaa eis imponendi, et alia circa 
haec necessaria faciendi , non obstantibus quibuscunque litteris in contrariura 
factis, sive fìendU, quibus serie praesentium derogamus, inbibentes propterea 
omnibus fidelibus , et subditis nostri» aliquid de dicto subsidio debentibus prò 
praedicto secundo termino, ctiam restas primi termini , vel qui illud in tempore 
solutionis debebunt , sub poena indignationis nostrae , ac iteratae solution is , ne 
de pecuniis subsidii praedicti debitut , sire debendis quicquam solvatur, aut sol- 
vere presumatur, etiam postquam mandatum speciale baberent , nisi in manibus 
dicti Stepbani , ctiam absque cuiusvis a Iteri us expectatione mandati , in quantum 
dieta pocna se formidant affligi. Datura Gebennis die vicesima prima augusti anno 
Domini, millesimo quatcrcentesimo quinquagesimo secundo. 



Per dominum praesentibus dominis 
Jacobo de Turre cancellano 
Jacobo coraite Montis-Maiori 
Joanne de Saxo domino de 
Jacobo Meynerii generali , et 
H Umberto Fabri th esaura rio. 



Loys. 



in 



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Capitala novissime concessa per praelibatum dominimi nostrum 
patriae principatus , et terrae veteris simul ad eorum supplica - 
tionem in modum , qui sequitur (i). 



Illustrissime Princeps ! Ambasiatorcs vestrorum fidelium vasallorum , et subdi- 
toruro Incorimi, et terrai uni principati!» Pedemontium , et terrae veteris suppli- 
cata per vestram dominationem in subieTationem onerimi ipsius patriae , quae 
multi* , et variis de praeterilo , et de praesenti subiacet calamitatimi» , sibi con- 
cedi, contìnua ri, et largiri in vini parti, et franchisiae capitula, quae sequuntur, 
attento maxime dono grati oso , et subtidio bodie per eos vestine dominationi , 
causa, et occasione, de quibus in literis bis alligati», liberal iter oblato, et concesso. 

PetiUo , quod cmftrmentur omnia privilegia , et indulta concessa per illustres 
bonae memoriae principes Sabavàiae. 

El primo supplicati t, quod placcai confirmare omnia imi ulta, privilegia, parta, 
el capitula tam in la ssa t ione gabellae salis foranei, et tempore concessioni» sub- 
sidii per patriam cismontanam oblali prò dotai icio serenisstmae dominae Dalphi- 
nae Viennensis tìliae vestrae, quam alia quaecumque, et qualiacumque sint post 
niorlem illustri» quondam domini Ludovici principi» Achavae, eidero patriae prin- 
cipatus, et terrae veteris, singulisquc vassalli» , et Communilatibus , et singula- 
ribus personis ipsius in communi , vel particulari concessa , et conventa , et ea 
observari lam per vestram dominationem, et successore» vestros, quam per quos- 
cumque officiano» , commissario» , et subditos vcslros mediato» , et immediato» , 
pracsentes, et futuro», lnsuper quia praedictis de principato , die viceaima prima 
augusti, millesimo quatercentesimo quinquagesimo primo, per ipsam vestram do- 
minationem concessa fuerunt certa capitula, in quibus vestri tìdeles vassalli, et 
Comiuunitates , Principatus, et terrae veteris includi, et nomina ri non videntur, 
licet in dono tunc facto conlribuissent ; supplicant ipsi ambasiadores terrae ve- 
teris ipsa capitula, et singula eorum sibi concedi, largiri, et donari, ita et tali- 
ter, quod ipsi» omnibus indulti», privilegi», pacti», et capilulis , ut supra con- 
cessi» ipsi vassalli vestri, et Communilates principatus, et terrae veteris, ac s'in- 
culare» personae eorumdem uli, frui, et gaudcre possint ad plenam roboris ob- 
scrvantiam, et firmitatem. 

Responsio super proxime praecedetili capUulo. 

Super praemisso capitulo, et eiu» prima parte respondetur, quod illustrissimus 
dominus noster Dux contentus est, vult, mandai, statua, et ordinai, quod ca- 
pitula , conventiones , et franchisiae concessae in taxatione dictac gabellae , ac 
etiam concessae per cura tempore concessionis subsidii dotalitii illustrissimac do- 
minae nostrae Karlotae filiae suae, et Dalphinae Viennensis, ac etiam aliae fran- 
chisiae tam per clementissimum dominum quondam genitorem suum, quam per 
ipsum concessae, seu specialiter confimi i ac dictis nobilibus , et Communitatibus 
dicti principatus, seu terrae veteris, eisdem tam in universo, quam in particu- 
lari observenlur, et observari debcant inconcusse , prout concessae, et confirmatae 
repcrientur, et secundum conces»ionum , et confirmationum formam , et veruni 
tenorem. 



CI) Dal libro citato Statuto el mrwihgim cmMhi Tmrintnsù. 



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9 l 

Quantum ad secundam partem dicti capituli illust rissi mus dominus noster con- 
tentila est, annuitque, et concedit, quod nobile», et Communitates terme veteris 
gaudeant , et gaudere possint capitulis, et francbisiis per praeratum dominum 
nostrum concessis nobilibus, et Communilatibus principatus anno Domini mille- 
simo quatcrcenlesimo quadragesimo primo , et de mense augusti {causa) con- 
cessione subsidii, de quo ibi fil mentio, ac si tunc in dieta concessione fuisscnt 
nominati. 

Quoti nutlus officiarius possit procedere in aliqua eausa , exceptis ordinariis. 

Ilem, quod aliqua persona, aliquisque commissarius, aut alius officiarius Testile 
dominationis cuiuscumque gradua , et conditionis exist.it , ab inde in antea non 
possit , neque valeat aliquam iurisdictionem in ipsa patria principatus , et terra e 
veteris exercere prò aliqua causa civili, vel criminali , sive m'uta , vigore alicuius 
commissionis vestrae specialis, Tel generali* con tra aiiquem vassallum, Communi- 
tatera, vel singularera persona no , sive plures patria*- eiusdem, cuiuscumque gra- 
dus, et conditionU existant ; sed processus cuiuslibet causae sive civiltà, sive 
criminali*, sive mixtae, coram officiariis ordinariis, vel vices gerentibus co ru ra- 
derci initietur, medietur, et finiatur, et per eum sententi.» feratur, et exequutioni 
demandetur, si reclamatimi, aut de nullitate oppositum non fu eri t. 

Super hoc secundo capitulo respondetur , quod placuit , et placet illustrissimo 
domino nostro, quod omnia, et lingula indulta per prcfalum quondam clemen- 
tissimum dominum genitorem suum , sive per ipsum dominum nostrum Ducera 
circa exercitium iurisdictionis civilis , vel cnminalis, tam in generali patriae prin- 
cipatus , et terrae veteris , quam in speciali concessa aliquibus terris , vel Com- 
muni tati bus eorumdem, observentur, et observari debeant iuxta formam co ricos- 
si onum praedictarum ; quodque etiam die tam formam concessionum non debeant 
ailiqui commissari! in exercitio dictarum iurisdictionum excedere. 

De officiariis non ponendis , nisi prius remoti* praecedentibns , 

Item, quod non possit vostra domina t io aiiquem commissarium, seu aliam per» 
sonam constituere or* li nari uni officiarium alicuius loci patriae praedictae , nisi 
prius revocato, et remoto alio officiano per prius regente, et eius finito regi- 
mine, qui prius remotus non possit reverti, nec officiarius cilici ipsiu* loci infra 
annum a die revocationis eiusdem ineboandum , et ultra , prout ipsorum loco- 
rum dictant franchisiae , quibus per hoc nulla fi et derogano, seu praeiudicium 
aliquod inferatur. 

Responsio super praeeedenii capilulo. 

Super hoc praccedenti capitulo respondetur, quod placet praefato domino nostro, 
quod contra formam dictarum concessionum , de quibus in ipso capitulo , dari 
non debeat aliquis commissarius , officiarius talis loci , ut sub tali colore possit 
eommissionem contra formam praedictam exercere, non cassato , et remoto pri- 
mario officiali ordinario, quia per indirectum fieri non debet, quod directe licite 
fieri non debet. 

Item, quod oranes poenae, bampna, et mulctae, occasione gabellaruro, et prò- 



9 2 

cessiniti) ea ex causa forma lo rum contra Coromunitatcs ipsius patriae Pedemon- 
tium , et terrae veteri», ac a genica in eisdem prò Communi, vel particulari, sin- 
galaresquc personas eiusdem occasione praemissa declaratae, vel commissae usane 
in dienti praesentem , sint nullae , abolita eque , canzcllatae , et remissae intelli- 
gantur per huius capituli seriem , et tenorem , quas dominationi vestrae libera- 
litcr remittere, et quilarc placcai, praemissis attenti». 

liesponsio super praedicto capitulo. 

Super praedicto capitulo respondetur, quod placet illustrissimo domino nostro, 
quod poenae declaratae tana contra Communitates, quam singulares personas oc- 
casione gabellami ni propler oontumaciam , vel inobedientiam in non parendo com- 
mi ssa ri is , remittantur, ac prò remissis , et cassi* habeantur. Quo autem ad ipsas 
gabellas cum dependentibus sint in termino iuris , et iustitiae summariae mi- 
nistra ndae. 

De infeudalione cotftmissariorvm causarum crhninaìium facto 
Francisco de Longino, revocala. 

Item, quia per dominimi nostrum , de anno praedicto millesimo quatercente- 
simo quinquagesimo primo, sub die vigesima prima mensis augusti, concessa 
fuerunt certa capitula patriae predictae principatus, in quibus inter caetera est 
tercium capitulum disponens circa commissarios causarum civitium ; et proinde , 
ut dicitur, per vestram dominationem Carta fuit quaedam infeudatio commissio- 
num criminalium nobili Francisco de Luigino domino Verginei , quae ipsi ca- 
mbilo contradicere , et derogare videtur ; et si non derogarci censetur contra 
lionos mores , et libertatem , ac utilitatem publicam concessa , supplicant ideo 
praememorati ambasiatores principatus , et terrae veteris infeudationem ipsam , 
quoad ipsam patriam cisraontanam, revoca ri , et annui Lui , et se in sua li bèrta te 
dimilti, et relaxari , prout erant ante ipsam infeudationem ; et omnia esamina a 
medio tempore facta per commissarios in partibus cismontanis deputatos tam per 
vestram dominationem, quam per Consilia vestra TI j aurini , et vobiscum residen- 
tia , ac in audientiis , et causarum remissionibus delegatos , et decretos valere 
tenere decernerc veliti», prout si ipsa infeudatio facta non fuisset. 

liesponsio super praeeedenti capitato. 

Super praemisso capitulo respondetur, quod placet illustrissimo domino nostro 
revocare, et annullare dictam infeudationem tam ex causi» in capitulo descriptis, 
quam eliam ccrtis aliis bonis,et iustis respectibus, illamque revocat, et annullai 
per praesentes, reducendo totam partem cismontana™ in pristinum statum , so- 
lilamque libertatem, et consuetos mores, ac stilum usitalum, quoad commissa- 
rios praedicto» ; mandando idem illustrissimus dominus noster CÒnsilii» , et com- 
missariis suis causarum , ut dictam infeudationem non observent , sed provideant 
de vdoneis, et probis commissario causarum, prout eisdem videbitur aeque, et 
ralionabiliter facicndum. 

De solutwnc subsidii , et curai monctarvtn. 

Itera, quod citra praeiudicium capituli praedicto principatui, sub die in prae- 
eedenti capitulo descrìpta concessi de solutionibus monetarum, disponentis, quod 
exactorcs dominationis vestrae deputati , vel deputandi ad recuperationem sub- 
sidii hodic vobis per praedictam patriam principatus , et terrae veleris oblati , 
teneantur, et debeant reciperc a solventibus prò dieta patria, modo infrascripto, 
videlicet in primo termino aurum , et monetato ad valorcm, et cursum moder- 



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num, prò alia secunda solutione secundum 
aurum, et moneta tempore illius solutionis. 



Super quo quidem capitulo praefatus dominus noster respondit , quod sibi placet 
, et annuere, ac concedit, et annuii, prout in eodem capitulo conti* 



De receptoribus subsidii , qui non possint obligari facere Communilates ad cambium . 

nec ad ~ 



Uem , quod talcs exactores non possint , nec debeant aliqua via exigere , seu 
obligari facere ipsas Communilates , vel singulares persona* dietae patri a e prò 
solanone buiusmodi subsidii ad aliquod interesse , cambiumque, nec retrocam- 
bium non Talea t, nee teneat, nec ad id compelli possint quomodolibet ; quod si 
fieri conlingat , sit ipso iure millum , et prò non facto babeatur , et obligatio 
huiusmodi quoad interesse, ad cambium , et retrocambium , nec buie capitulo 
rcnuntiarì possit , sed renuntiatio prò infecta babeatur. Et quod lales obligati , 
nomine tpsarum Coromunitalum praedictae patriae , non possint in castris causa 
re tardata runa solutionum detrudi, tcI detincri, nisi decendio starent arrestati in 
villis, nec curarent satisfacere; quo termino decero dierum lapso, tunc in castro 
possint reduci , et detineri usque ad integram solulionem debitorum buiusmodi 
subsidii , et, ipsa detentione non obslanle , elapso dicto decendio, possit fieri 
exequutio in bonis ipsorum obligatorum ; omnia praeter formano huius capituli 



Responsio. 

Super praesenti capitulo , respondetur , quod placet praelibato domino nostro 
Duci concedere, et annuere, ac concedit, et annuii, ut in ipso capitulo conti- 



le solulione non fenda prò huiusmodi subsidio de literis , sigillo, et registro. 

Ilem, quod, attentis praemissis ab ipsa patria principatus, et terrae Teteris prò 
registro, Tel sigillo buiusmodi immunitatis, largitionis, et concessioni* t estrae , 
vel transuroptì fiendorum de eisdem , vestri claTarii praesentes , Tel futuri nil 
exigant, vel recipiant , sed a praemissis ipsa patria sit, et remaneal exempta, et 
liberata. 

Responsio. 

Super ipso capitulo respondetur, quod placet illustrissimo domino nostro prae- 
fato, quod nichiì exigatur a praedicta patria 



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94 



H3G 



Eransi alzate grandi discordie in Savoia, sotto il regno del duca Lo- 
dovico. Due (azioni sopratutto ne dividevano la corte: capo dell'una era 
Giovanni di Compey, signore di Thorens, favorito del duca, avverso ai 
grandi: capo dell'altra era Giovanni di Seyssel , maresciallo di Savoia, 
ohe , strettosi in lega formale co' primarii baroni , muoveva aperte do- 
glienze contro il Compey, e chiedeva che il duca lo allontanasse. Le sue 
istanze non furono accolte, onde egli scambiando la comune querela in 
personale risentimento fece in pubblico villania al suo avversario. Quindi 
una lunga serie d'ire e di vendette che l'intervento dello stesso Amedeo 
via padre del duca potè sospendere, ma non estinguere. Si aprì poscia 
giudizio contro i baroni, i quali ritiratisi in Delti nulo ricorsero alla pro- 
tezione di Carlo vii re di Francia, ma così facendo non vollero avere 
aspetto di supplicanti , e si scusarono in certo modo , dicendo : non 
obstant qu'U rìest point accoutumé quc gcntilskommes outrages daignenl 
se plaindre, ils toni faii par revérence pour M. de Savoie. Carlo vii si 
arrese tanto più. sollecito alle preghiere dei baroni , in quanto che gli 
premeva da un lato di riacquistare la perduta autorità nel marchesato di 
Sai uzzo , e dall' altro teneva ruggine col duca , il quale aveva fatto spo- 
sare al Delfino , dipoi Lodovico xi , la propria figlia senza consenso del 
re. Compey era come principal ministro di quest' intrigo malissimo ac- 
cetto al re, il quale valendosi della congiuntura trasformò una vertenza 
interna d'uno stato estero in quistione pubblica di suo interesse, ed usando 
l'occasione propizia d'umiliare il duca , mandò suoi commissarii a pren- 
dere informazioni sulle terre ducali quasi fosse suo territorio, intimò al 
duca di evacuare le castella del marchesato di Saluzzo occupate dai nostri 
durante i torbidi di quel reame, qualificandole movenze del suo dema- 
nio, ed in fine si avanzò sul Delfina io alla testa di un esercito. Lodovico 
inabile a resistere s'affrettò a conchiudere la pace ad ogni costo, evacuò 
le castella, pagò le spese della mossa danni, richiamò e reintegrò nelle 
loro dignità gli sbanditi. 



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95 

Oltre al trattato seguito in tale occasione tra questi due principi il 37 
ottobre i?\"v.>. , se ne fece un altro tra i medesimi , in virtù del quale il 
duca obbligavasi d'assistere e servire il re ed i di lui sudditi contro tutti , 
tranne il papa e l' imperatore, con quattrocento lance , che il re sarebbe 
tenuto di assoldare, e sotto la fede impegnata delle città più cospicue del 
suo Stato, e di duecento de' più ragguardevoli gentiluomini della Savoia. 
Fra le citta di cui richiedevasi la cauzione erano quelle di Borgo in 
Bressa , di Ghambéry e di Torino, che mandò due suoi deputati a Borgo 
in Bressa per confermare la lega (1); la quale adesione pure vi avevano 
prestata i comuni del Vercellese, del Canavese e d' Ivrea. La cauzione delle 
città era la conseguenza dei primi atti di Carlo vii, il quale fin da quando 
erasi mosso per intervenire in questi afFari del duca di Savoia aveva in- 
dirizzato lettere ai sindaci e borghesi della città di Borgo ed altre dei 
baliaggi di Bressa e di Bugey, nelle quali dopo aver esposto le cause e 
l'oggetto del suo intervento, diceva: Avons dèlibéré d 'envojer nos ambas- 
sadeurs par-devant notre dit cousin pour lui dire et remontrer les choses 
dessus dites , en la présence de voiis autres gens de òonnes vUles , et 
trois Ètats dudit pays , afin que sur ce, par le bon advis de vous , et 
autres gens desdits trois Ètats , soit mise et donnée la provision , ielle 
quii appartieni et quii est bien nécessaire (2). 

Ma compiuto 1 atto solenne coli 1 adesione dei comuni , non mancarono 
i sussurroni ed i detrattori che si studiavano d'insinuare nel popolo idee 
contrarie all'onore della nazione e del sovrano, quasiché si fosse con quei 
trattato pregiudicato ai diritti dei sudditi ed alle libertà del paese. A 
togliere questi dubbi ed a far tacere questi rumori si diede dal duca 
spiegazione formale (3). 



(1) Pingon, Augusta Taurinorum. — ferrerò di Lagnano. Istoria di Torino. 
(3) Guichenon, Hittoirt de Brut. 

(3) U cronaca di Savoia se ri tu da nn con lem perineo, che abbiamo citato di «opra , allude al Ir 
vertenze di cui si e ragionato, riferendo ebe nell'anno 1456 mi Chamberiaeo fuit fatta pax itoti bum 
Sabaudiae , prautntibut duce et duciita ac i iati bus patriot. 



96 



Litterae declaralionis privUegiorum (i). 



Ludovìcus dux Sabaudiae, Chablaysii, et Augustac. sacri Romani imperii prin- 
ceps, vicariusque perpetuus , marchio in Ytalia, princeps Pedemontium, Geben- 
nensis, et Baugiact cornea, baro Vaudi et Focigniaci, Niciaeque, Vercellarum, et 
Friburgi etc. dominus. Cura superioribus diebus inteltexerimus nonnulios polentes, 
vicinatesque, principe» tum prò sua ambitione dominandi , tum etiam prò sua 
in nostrum , et patriae opti ma m , et diuturnam , laus Deo, paccm , et quielem , 
cum maxime se se, et alios multos variis guerrarum erumpnis, et discriminibus 
lacessitos conccrnerent , invidentia quadam ad ipsius status nostri laesionem , 
nostraeque reipublicae oppressionem multifariam eniti, nos nostrae, patriaequc et 
subditorum saluti providere cupientes, ipsaque eredita nobis ab omnipotente Deo 
territoria, et dominia sub solita pacis et quietis tranquilli tate confovere, et lucri 
semper. Tandem mentis nostrae oculos direximus ad serenissiraum illuni , 
christianissimumque principcm , Francorum regem, quera praecaeteris nobis in 
auxilium, ac refugium singulari merito elegimus. Considerivi mus enim tanti regis 
excel lentia m , potentiamque mirabilem, ac rerum gestarum gloriam, qui prò sua 
virtute summa tantam ab ipso clementissimo Deo nostro meruit gratiam, ut multa, 
et non parva regni sui membra, et dominia, multis utique superioribus annis alieno 
iugo subacta, et occupala recuperaTcrit , ipsumque excellentissimum , et glorio- 
sissimum Franciae regnum integrum, et pacatura , ipsis etiam bostibus dcpulsis, 
obtinuerit diebus suis. Consideravimus insuper laudabile* confoederationes, ami- 
oitias, et conventiones cum ipsa regia domo per raaiores nostros multis ab annis 
contractas, nec minus inspcxnnus sanguinis nexum, afimitatesque proximas inter 
ipsum serenissimum modernum regem et nos vigcnles, participata itaque super his 
matura Consilii deliberatione , ad pracsentiam ipsius regiae maiestatis accessimus, 
et cum illa non solum anliquas confirma vimus, vcrmn etiam prò nostra , et pa- 
triae evidentissima lui t ione, et salute novas, et satuberrimas confoederationes, et 
ligas conlraximus, et firmavimus. Cum autem inter caetera convenisseraus ipsi 
regiae maieslati huiusmodi conroederaliones, et ligas ratificari , et approbari fa- 
cere per tres Status, ac etiam nobiles, et Comraunitates ipsius nostrae citra , et 
ultraraontanae ditionis, nos ob cara causam ipsos tres status in villa nostra Burgi 
evocavimus , illisque in paesentia nostra cnnslitutis , praesentibus etiam ipsius 
regiae maiestatis oratoribus, praemissa omnia ex ordine narrari , et explicari fe- 
cimus organo cancellarli nostri, eisque etiam ore proprio praecipimus et manda- 
vimus, ut eas confoederationes , et ligas, per nos, ut supra, cum ipsa regia ma- 
testate contractas, ratificarent, et approbarent, assignantcs insuper eisdem tribus 
Stalibus nostrae ditionis diem |>rimara novissime fluxi mensis iulii ad coram no- 
bis rursus comparendum, ipsasque confoederalionum et ligarum ratiGcationes tara 
suis, quam etiam aliarum Communitatura , et consorlum suorum nominibus red- 
dendura, ut maxime conventis, et promtssis per nos ipsi regiae maiestati satisfa- 
cere possemus. Quamobrera dilecti fìdeles nostri homines, ac etiam Communitas 
civitatis nostrae Thaurini , et districtus ciusdem tamquam veri , et obedientes vas- 



(1) Dall'originale. Regio archivio di corle. 



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97 

salii, et fideles, ipsiusque status nostri, ac totius patriae nostrac salutis, et boni 
publici iclatores suos cerlos ambaxiatores, et procuratorcs spccialcs, et cum mandato 
sufficienti ad huiusmodi ratificationes faciendas ad nos in praesentiarum destina- 
verunt, qui etiam ipsas confedera tiones , et ligas libere, et solempniter sub prò 
testa tionibus , condì lumi bus , et rcservationibus infcrius particulariter etiam in 
instrumento mandati inferius designato adnotatis, ratificaverunt, et approbaverunt. 
constante de mandato, site procuratorio super boc facto instrumenlo per Olive- 
rium de Corvexio , civem Thaurini , notarium , die secunda praesentis mcnsis 
augusti recepto , et signato. Hinc est, quod nos volentes ipsorura (idelium no- 
strorum obedientiae , ac verae, et integrae dilectioni in nos suac correspondere, 
ut praesertim illis nos tram in eos, et patriam declaremus , multaque, et varia 
nonnullorum sussurronum Tana, et dolosa obloquia confundamus , qui prò sua 
Tel temeritate , vel ignorantia , aut etiam aflectione passionata , dicere, et suis 
dolis asserere , ac etiam suggercre in populo non erubuerunt ipsas confoedera- 
tiones, et ligas cum ipsa serenissima Franchorum regia maiestate per nos ut supra 
initas cedere, et redundare in nostrum , totiusque patriae , et subdilorum detri- 
mentum , ita ut quamplures ex ipsis Communitatibus ipsius nostrae citra , et ul- 
tramontanae ditionis propter eas, maxime ipsorum sussuronum obloqutioncs in- 
sanas , ac rerum sancte gestarum subdolas interpretationes , huiusmodi ra tifici - 
tiones facere, et nobis transmittere hucusque relardarunt, ex nostra certa scien- 
tia, ac molu proprio, prò nobisque , et nostris attestamur per praesenles inten- 
tionem noslram, numquam fuisse, nec esse per supradictas confoederationes , et 
ligas, ac etiam per huiusmodi ratificationes, per ipsos homines, et Communitatem , 
ut praemittitur, factas, Tel etiam faciendas, ipsorum li ber la ti bus, franchisiis, pri- 
vilcgiis, capitulis, conTentionibus , immunilalibus, usibus, consuetudini bus, aliisve 
ìuribus quibuscumque ullum praeiudicium, vel detrimentum quodeumque inferri . 
aut alias quomodolibet generari etiam , nec ad aliquod vincolimi fidelitatis dictae 
regiae maiestati, vel alteri domino quovis modo obligari, vel astringi, aut snidici. 
ymo semper in cadem fidelitate praestita et hucusque consueta nobis, et nostris 
antecessoribus tantum permanere, nec etiam ipsos homines , et Communitatem , 
vel singulares personas cius<lem ad quaevis armigeriorum allogiamenta , solutio- 
nemque quorumlibet stipendiorum, aliarumve expensarum, vel onerum quorum- 
cumque supporta tionem , vel etiam equorum receptionem , et praeparationem 
propterea astringi , vel alias quovis modo obligari. Declarantes itaque ha rum serie 
ipsos homines, et Communitatem in ea liberta te esse de praesenti, et prò futuro 
eos, et suam posteritatem tenere promittimus , et convemmus bona fide , et in 
verbo principis, in qua erant, et esse debebant ante huiusmodi confoederatio- 
num, et ligarum ratifica tiones per eos ut supra factas, vel etiam faciendas, absque 
eo, quod ad aliqua allogiamenta sumptus, vel onera tcneantur , nisi prout , et 
quemadmodum ante ipsa rum confoederationum con trac timi tenebantur, et non 
aliter , neque ultra. Has literas noslras in teslimonium concedentes. Datas Ge- 
bennis , die vigesima augusti , anno Domini mccccl sexto. 
Per dominum , praesentibus dominis 

lacobo ex comitibus Vallispergiae, cancellarlo Sabaudiae 

lohanne de Sevsello, domino Bariacti, mareschallo 

Aymone , comite Camerae, et vicecomite Mauriannae 

lacobo de Chaland , domino Avmevillae 

Nicodo de Montone, domino Montistrocterii 

Michaele ex comitibus Vallispergiae, magistro hospitii 

Stephano Scalia 

Aymonc Aymonodi , advocato fiscali. 



i3 



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0^ 

A. chiarire i modi delle deliberazioni nei consigli dei comuni in quella 
età, non che a dimostrare la gravità dell' affare a cui si riferiva il trat- 
tato con Francia, aggiungonsi i seguenti documenti dell'archivio comunale 
di Torino. 

Die veneri! xvi aprili* mcccclvi. 

Et primo super providendo de eligendo duo» notabiles viros ambaxialores prò 
mitlendo Sabaudiam super literis mandamenti illustrissimi domini nostri ducis 
Sabaudiae prò congregationc trium slatuum exbibitis , et praesentatis syndicis 
dictae Communitatis. 

In cuius reformatione consilii , facto partito ad tabulas albas, et nigras, placuit 
ipsis credendariis prout infra : et primo super prima proposta , quod per clava- 
rios eligantur quatuor de pra esenti Consilio ydonei , qui liabeant poteslatem fa- 
ciendi memoriale de agcndis oecurrenlibus , et supplieandis prò Coni munita te 
apud illusi rissi mn m dominum nostrum Ducem Sabaudiae prout eis videbitur: et 
liabeant potestatem ipsi quatuor sic electi cum praedictis clavariis perquirendi , 
ci eligendi duos ambaxialores , qui vadant ad mandatum dominicale cum tri bus 
cquis . et paciscendi cum cis de salario, et expensis eorum. Et similitcr babeant 
potestatem perquirendi modum de babendo pecunias prò eorum expensis capien- 
za» ubi poterunt, et eis videbitur, de avere Comraunis; et quidquid fecerint va- 
teat, et teneat, perinde ac si per totam credentiam factum Ibi et. 
Nomina quatuor clectorum sunt haec : 

Bonifacius de Ruore 

Petrus de Broxulo 

Michael de Molario, et 

Dominicus Scara velli. 

Die Ittnac vii iunii mcccclvi. 

Et primo super providendo super rclatione , quam facilini nobilis Aymo Bor- 
gcxii, et Andreas Maleti ambaxialores transmissi in Sabaudiam ad illusi rissi munì 
dominum nostrum in convocatione trium slatuum super petitionibus faclis per 
praefactum dominum nostrum in dieta convocatione, et de eligendo ambaxialo- 
res , qui interesse debeant cum aliis ambaxiatoribus patriac in Montecalerio die 
xiiii huius, ratione praedicta. 

In reformatione cuius consilii , eie. Et primo super secunda proposta obmissa 
prò nunc prima usque ad proximum futurum consilium tcnendum. 

Die xviii iuttii mcccclvi. 

Et primo super relationc ambaxiatorum transmissorum in Montecalerio fionda 
in praesenli Consilio per egregios Bonifacium de Ruore, et Philippinum Becuti 
legalos ad ipsum iocum Montiscalerii super facto petitionis per illustrissiroum 
dominum nostrum ducem Sabaudiae , in congregatione trium statuum hactenus 
facla in Burgo Breissiac , de qua latius patet in papyro, et capitulis insertis, ad 
quae, sive quas habeatur relatio. Et super providendo de aliis tegatis, qui acce- 
dere debeant ad praedictum Iocum Montiscalerii ad iornatam captam die domi- 
nica proxime ventura cum mandato specifico. 

In cuius reformatione obtentum extitit super prima proposta , dato partito in 
(orma , et more solito , etc. quod nobiles , et egregi i Aymo Borgesii , Pbilip- 
pinus Becuti , et Dominicus Scaravelli participare debeant consilium egregio- 



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99 

rum, et spectabtlium doctorum , et alia rum personarum, quibus vìdebitur expc- 
dire super franchisiis , statutis et libertatibus civitatis Thaurini et civibus ipsius 
civitatis concessi», nec non super capitulis appontuitis per ipsum Dominicum 
ScaraTelli , et parlicipato, et habito sartori Consilio, quod ipsi tres cuna specifico 
mandato comparere aebeant in iornata deputata in praedicto loco Montiscalerii, et 
responsionem in ipso mandato specifico ordinandam, et inscrendam dare, et exhi- 
bere dcbeant -, ita ut augere, ac minuerc non possint, nisi sic, et prout in ipso 
instrumcnto mandati contincbitur , hoc addito, quod ante ipso rum reccssum de- 
beant, et teneantur ipsi tres consilium per eoa interim recipienti m ( '.dui muni- 
tati Thaurini referre. 

Die ux tutti mcccclvi. 

Et primo super providendo super relatione , quam fecerunt ambaxiatores pa- 
triac super requisitane dominicali, qui asseruerunt, et retulerunt, praefatum il- 
lustrissimum dominum nostrum omnino velie ratificationem paetionuin cum se- 
renissimo Rege Francorum, quae Communitates palriae Vercellensis, Yporcgiae- 
que, et Canapini confìrmaverunt , ut patet ex literis dominicalibus. Et super prae- 
raissis eligendo unum, vel duos ambaxiatorcs , qui vadant Pinerolium die vige- 
sima quarta huius , ubi sunt vocali caeteri ambaxiatores communitatis palriae 
prò eligendo ambaxiatores qui vadant Sabaudiam ad dominum prò dando respon- 
sum , et proridendo de pecuniis solvendis ambaxiatoribus palriae , qui ivcruut 
Sabaudiam. 

In reformations cuius constili, etc. Et primo super prima, quod per clavarios 
eligantur qualuor de praesenti Consilio, qui babeanl omnimodam poteslatem ipsius 
consilii , seu credenti ae dictae civitatis consulendi , providendi , et advidendi d<* 
modis tenendis, et dando responsum praclibato illustrissimo domino nostro Duci 
Sabaudiae, prout decreverunt, et eis visum fuerit, etiam parlicipando consilium , 
quatenus opus sit, cum spectabilibus domini* advocalis dictae civitatis, ac caeteris 
i Indori bus, si ti s videbitur; habeantque poteslatem eligendi unum, vel duos am- 
baxiatores, qui vadant Pinerolium cum caeteris ambaxiatoribus patriae prò concor- 
dando de dieta responsione danda, si possibile fuerit; compiacendo voto praelibali 
illustrissimi domini nostri alias, quod dieta Communitas aliter provideat, prout ei , 
vel dictis quatuor videbitur Tore faciendum, et ordinandum. Et super praemissis 
serve tur honor Communitatis dictae civitatis in electione ambaxiatorum ficnda 
per patriam, quatenus ydoneus de dieta ctvitate repcriri valeat, qui dictum onus 
ambaxiatae velit acceptare 5 habeantque potestatem praedicti quatuor providendi 
de pecuniis opportuna tam prò ambaxiata iam facta , quam ambaxiatis fiendis 
tam in Pinerolio, quam in Sabaudia , de aere reditibus , et proventibus dictae 
Communitatis, si reperientur alias mutuo sub quovis interesse capiendis, ut sup- 
pleatur praemissis, et non deficiant. Et quicquid fece ri ni in praemissis, et circa 
eorumque dependenciis valeat, et teneat perinde ac si per tolam credentiani 
far timi Porri. Et si contingat ambaxiatorem de civitate mitti Sabaudiam, quoti 
sibi detur onus super rctiquis agendis prò Communitate, tam super aliis propo- 
stis sequentibua, quam caelcris quibuscumque aliis occurrentibus dictae Commu- 
nitati, et super ipsis omnibus teneantur sibi tacere memoriale, prout, et quem- 
admodum eis videbitur, ut supra (1). 



(I) Abbiamo avvertito nel cono di questo Saggio di quanta importanza si tenesse pel popolo lo 
avere il sale in abbondanza , di buona qualità , ed a prezzo modico. Ogni facilità ebe avvenga 
nella vendita di questa indispensabile demla è sempre a pubblico benefizio. Coti i Piemontesi 
ricordano con riconoscente affetto che alla concessione del sistema costituzionale re Carlo Alberto 
accoppiava una notevole riduzione del prezzo del sale nel famoso proclama delti 8 febbraio (Kit- 



Die ii mensis augusti mcccclvi. 

Et primo super providendo de habendo pecunias pretexlu solvendi ambaxiato- 
ribus qui accesserunt Sabaudiam et qui de proximo reversuri sunt prò danda 
responsione illustrissimo domino nostro Duci Sabaudiae super petitionc per eum 
facta tam ligae contractae cum regia magestate vel aliis concernentibus. 

In cuius quidem reformacione consilii facto partito per suprascriplos domìnos 
vice vicarium ci iudicem ad labulas albas et nigras prò ut moris est obtentum 
et refformatuni fuit prò ut et quemadmodum continetur in quodam instrumento 
facto rcccpto per me Oliverium de Corvexio notarium el ibidem lecto et vulga- 
ti ter pronunciato el eciam in quodam alio instrumcnto inde mandalo et fieri 
iusso recepto per me eundem notarium Consilio sapientis prcscntibus nobilibus 
Humberlo Cioijne Cavalerio civilatis Taurini Petro Marnai el Cristoforo Rossa 
civo Taurini testibus vocali» et rogatis quorum instrumcntorum tenor sequitur 
de verbo ad verbum prout infra. 

In Christi nomine Amen: Anno Domini 1456 indictione quarta die secundo mensis 
augusti actum in civitate Taurini videlicet super solario domus comunis noverint 
universi el singuli praesens publicum instrumentum inspecluri quod cum illustris- 
simu6 princeps et dominila noster dominus Ludovicus Dux Sabaudiae tam ore 
proprio seu vivae vocis oraculo quam per eius patentes literas requisiverit re- 
quirique et cxortari feccrit Comunitalem rivita ti» Taurini aliasque suae palrìae 
el dicionis citramontanac Comunitates et loca ut prò bono pacis perpetuae 
status sui augumenlo reique publicae et tocius suae patriae conservacione et 
utiiitatc nonnullas confoederaciones ligas convenciones et pacta per praelibatum 
dominimi nostrum Duccm faclas initas fìrroatas et conclusas cum serenissimo et 
rhristianissimo rcge Francorum ralifficare vi llenl et approbare prò ut et quemad- 
modum fecerunt civilates Vercellarum, lporegiae.Bugellae, Sanctae Agatae, et Sancti 
(ìermani. Hinc fuit el est quod convocato et congregato simul maiori Consilio 
seu credcncia civilatis Taurini de mandato dominorum vicarii et iudicis nec non 
siudicorum dictae civilatis sono campanae ut moris est super domo diciac Comu- 
nitatis in qua consueverunt Consilia et credcncia convocar'». In quo quidem 
Consilio adfuerunl decuriones et credendarij quorum nomina describuntur numero 
Ipsi quidem sindici et decuriones seu credendarij eomm propriis no- 



A conforma di qunolo si e accennilo giova il riferire come in questo ìstesso ordinalo del comune 
di Torino fi contenesse la proposi» Super providendo tupcr co quod nonnulli aiserentcs se gabella- 
toret gabellar tatù salagvnt deviare et prohibere ne aliavi olii lales tmtntur ab aliquibu* aliis merca- 
toribm* misi ab ipds de tale dictae gabetlae in pratiudkium rei et publicae libertatis ac franchi xiarum 
patriae. Ed il Consiglio nel provvedere sa tale proposta prende col calore delle seguenti parole la 
sua deliberazione — Super quarta proposta ne comunitas huius civilatis tantam iniuriam et iniusticiam 
pati i'r Ile videalur quae ci in non modicum detrimentum et dedecus cederei, ne dura ipsi comuni lati ymo 
loti patriae Pedemontenae ti tali» servitus patcrttur prout in proposta describitur et prout ab extra 
relatttm fuit ; ordinatam exlitit et reformalum quod in memoriali fendo ambaxiatori transmitlenda 
Pynerolium fiat menti» de praesumptione dictae servitutis per praedictos assertos gabellatoci vel eorum 
romplicrs vel sequaces attemptata , ut omnes ambaxialores principatus Pedemontium cum erunt congre- 
gati in Pynerolio providrre vaironi el supplicare , ut tis videbitur quod eorum potestà* et facuttas re- 
vocetur canzelletur , et annulletur lanquam concessa inadvtrtantur contro formam iuris et publicae li- 
bertatis , ac contro formam franchixiat patriae super hoc specialilcr concessar prò quibus maxima 
as et sumrna ducatorum seu florenorum non din fuit soluta, ut obrietur diaboliche voluntati ro- 



tati et 



qtterencium subdert el tubiugart ipsam palriam libri am et francham eorum protervac volun- 
inae , quos Deus ad miseriam et hospitale ccnducat in hoc mundo, et deinde ad perpetuam 



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IO! 

minibus ac vice et nomine tocius Comunilatis et Universitatis singularìumque perso- 
narum de ipsa c'ivi tate volentes requisicionibus et mandatis praelibati domini nostri 
Ducis cum ea qua decet affectione compiacere babilo pluribus Ticibus inter se se 
tractatu et deliberacione nec non participato pluribus vicibus aliorumque plurium 
civium Consilio pariter et assensu anteposita prius seu praemissa reservacione 
condicione et protestacione quod per infrascriptas ratifficacionem et approbacionera 

Setitas non inlcndunt dicti sindicì et decuriones ad aliquod Tinculum fidelitatis 
ictae regiac maieslati Tel alteri dominio quovis modo obligari Tel astringi aut subici 
ymo scraper in eadem fìdelitate prestila et huc usque consueta praefacto domino 
nostro et suis antecessoribus de domo Sabaudiae tantum permanere derrogare vet 
praciudicium fieri aut inferre privillcgiis franchixiis capitulis libertatibus exempcio- 
nibus usibus et consuetudinibus aliisve iuribus dictae comunitali indultis et concessis 
tam per ipsnm illustrissimum dominum Ducem quam per illustres recolendae 
roemoriac dominos princines Achayae quam eciam per alios illustrissimos praelibati 
domini nostri Ducis praedecessores seti illas et illa semper in sua roboris firmi- 
tatc perpetuo remanere. Itero et quod non inlcndunt ipsi sindici et decuriones 
civitatisque et singularcs personae de carum civitate per buiusmodi ratifficacio- 
nem et approbacionem tacile nec expresse vel per modum aliquem direclum vel 
indirectum se obligarc et obnoxios esse ad nocendum et guerram faciendam in 
favorem dicti serenissimi regis Francborum contra praelibatum dominum nostrum 
Ducem ciusque fdios haeredes et posteritatem eciaro si contingeret praelibatum 
dominum nostmm Ducem et eius successone non observare convenciones et foe- 
deraciones cum dieta regia maiestate firmatas. Et quod non intendunt ullo un- 
quam tempore huiusmodi ratifficacionem et approbacionem teneri Tel obligatos 
esse ad qua r vis armigerorum logiamenla solucionemque aliquorum Blipendiorum 
aliarumve expensarum vel onemm quorumeumque supportacionem vel eciam 
equorum reccpcioncm vel preparacionem propterea se astringere vel alias se 
quovis modo obligarc quin ymo ipsam Comunitatem Taurini et singulares per- 
sonas de eadem perpetuo remanere in illa libertate in qua praesencialiter et ante 
petitam huiusmodi ratifficacionem e rat et est. Et cum huiusmodi condicione et 
protestacione constitucrunt ipsi sindici et decuriones nomine et vice dictae Co- 
munitatis personarum «le eadem eciam eorum propriis nominibus ac facilini 
conslituunt et ordinant eorum et dictae Comunilatis sindicos nuncios et procura- 
tores speciales, ila lamcn quod spccialilas gcncralitali , non deroget nec (extra) 
e contn» spcclabiles egregiosque nobiles virus dominos Gullielmum de Sandiglano 
Slepbanum Scalia iuris ulriusque doctores, ducales Sabaudiae Consilia rios, Aijmo- 
nem Borgcxij , Pctrum de Broxulo Dominicum Ferrerij et Dominicum Scaravcllj 
cives Taurini et quemlibet ipso rum insolidum speciahler et t\ presse ad ratiffi- 
candas et approbandas nomine dictae Comunitatis et singularium personarum de 
eadem praedictas ligas confoederaciones et convenciones per praelibatum dominum 
nostrum Ducem cum dieta Franchorum regia maiestate firmatas et conclusa» 
aliaque facienda quae circa praemissa necessaria fuerint et opportuna protestacione 
tamen et condicione praemissis semper salvis et reservatis. Promittenles prenomi- 
nati sindici et decuriones ac ipsorum quilibet mlchi notano publico infrascriplo 
ut publicae personae et officio publico stipulanti et recipienti vice et nomine 
omnium et singulorum quorum interest, intererit vel interesse poterit in futuruin 
praedictam ratifficacionem et approbacionem modo quo supra faciendam semper 
et perpetuo habere ratam gratam et firmam contra illam non venire aliqua ra- 
cione vel causa de iure vel de facto dictosque eomm conslitutos sindicos et pro- 
curatores ab omni satisdacionis onere rellevarc sub omnium dictae Comunitatis 
obligacione honorum et cum clausulis et solempnilatibus in talibus opportunis. 
Nomina vero cre<lendariorum sunt haec 

Nobili» Aymo Borgexij et Philipinus Becuti sindìci 
Dominus ìohaninus Bertonus legum doctor 
Ludovicus Becuti 



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ioa 

Antonietus de Caraglata 
Secondinus Becuti 

Georgius Carcagni quondam lobannis 

Michael Aynardi 

Solutor Borgerij 

Iohannes Gastaudi 

Bartholomeus de Correxio 

Bartholoroeus Nechi 

Nicolaus Becuti 

Goffredo s de Bellacomba 

Iohannes Philipus de Broxulo 

Micheletus Daijeri 

Dominicus Ferrerij 

Michael de Molarijs 

Anthonius de Bippairolio 

Dominicus Scaravelli 

Nicolaus Diana 

lohaninus Cornaglia 

Thomas Gastaudi 

Iohannes Tinctor 

Sebastianus de Colleto 

Theodorus Tinctor 

Anthonictus Ranoti 

lacobus Marescalchi 

Petrus Ranoti 

Catelanus de Verino 

Dominicus Castolerij 

Michael Fornasserij 

Millanus de lorderia 

Claudius Probi 

Thomas Becuti 

Anthonius de Bargis 

lullianus de Romagnano 

Et me Oliverio de Corvexio cciam consiliario notai-io infrascripto. 

Acta fuerunt hacc super solario domus comunis praedicto. — Praesentibus 
Nobili Humberto Goijne milite Civita tis Taurini 
Petro Manzai de Publiciis et 

Christoforo Rossa de Taurino testibus ad haec vocatis et rogatis. 

De quibus omnibus et singulis praeceptum fuit michi notario infrascripto fieri 
unum et plura publicum instrumentum et instrumenta dictamine sapientis. 

Et ego Olivenus de Corvexio civis Taurini publicus Imperiali auctoritate no- 
tarius praemissis omnibus et singulis praesens fui vocatus et hanc cartam fieri 
rogatus scripsi in testimonium praemissorum. 

Die meratrii xxv augusti mcccclvi. 

Et primo ad providendum et procurandum solerter de dando responsionem 
salubriorcm et consultissimam spectabili et egregio domino Iohanni de Costis 
ducali consiliario et laudabili Antonio Toppelli secretano super requisicionem 
per eos factam ralimcacionis et confoederacionis fa età rum per illuslrissimum do- 
minum nostrum Ducem Sabaudiae cum serenissimo Franchorum rege concer- 
nentibus et prout in lileris ipsius domini nostri Ducis inferius insci tis plenius 
conlinetur. 



» 



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io3 



Tenor lillerarum. 

Dux Sabaudiae 

» Fideles ditecti salute praemissa ad vos mittimus dilectos fideles dominimi 

■ lohannera de Costis consiliarium et Anthonium de Toppellis secretarium nostros 
» ut ratifficetis confirmetisque confoedcraciones amicitias et conventiones initas 
» cum serenissimo domino nostro Francborum rese quemadmodum novissime cum 
» in vilhi nostra Burgi adessemus tribù» statibus ibidem convocato fuit expressum 
» vobis quantum expressius possimus. Mandantes quatenus risia praesentibus, ra- 
» tifficaciones confermacionesque huiuscemodi faciali* modo et Torma , per prae- 
» di et oh dominum Iobannem et Antbonium vobis exbibendis, quibus insuper 
» coramissionem specialem dedimus et nonnulla comissimus hanc matenam 

■ concernencia vobis nostri parte refferenda relactibus quorum credatis fiducia - 
» liter velut nobis. Et quae refferrent celeri et votivo effectui demandatis (de- 
» putatis) nec defBciatis in quantum rem gratam nobis officerò curatis displi- 
» cereque formidatis. Et valete. Scriptum in Sanclo Raimberto die vigesima 
» nona iullij millesimo quatercentesimo quinquagesimo sesto. 

Lojs. 

De da uso. 

(A tergo) » Dilectis fidelibus nostris sindicis consulibus procuratoribus et civi- 
» bus civitatis nostrae Taurini. 

In cuius reformacione oblentum extitit quod viri laudabiles et egregij Bonifla- 
cius de Ruore Philipinus Becuti Aijmo Borgexij et Dominicus Ferrerij accedere 
debeant nomine Communitatis Taurini ad suprascriptos egregio* et spectabilem 
dominum Iobannem de Costis et Antbonium Toppclli comissarios et legato* du- 
cales qui praticare debeant cum eisdem dominis commissariis habendi copiam 
potestà tis eorum et modum et forni a in annuendi et conferendi cum eisdem prout 
melius eis videbitur expedire nec non dillacionem bonam babendi ad causam d« 
qua agitur ut super ea consuluri possit et respondere quod iustum fuerit et inde 
credencia huiusmodi respondere ut ipsa credencia mature possit deliberare super 
praemissis. 



1 437 



LUterae lestimoniales concordiae prò subsidio dotalicii 
causa solvendo (i). 

Universi* notum fiat , quod , cum speclabiles Ludovicus Bonivardi magister 
hospicii , et Guillelmus de Foresta bailfivus Vallìs Augustae ducales consiliarii . 
ambassiatores , et commissari i ad in fra script a speciali ter deputati a patria cis- 
montana peterent , et requirerent parte illustrissimi domini nostri Duci* Sa- 
baudiae duo subsidia, unum videlicet prò dote illustrissimae dominae Marchio- 



fi) Dtll'trchivio di corte. 



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i<>4 

nissae Montisferrali ad rationem , et quanti tatem subsidii impositi , et concessi 
prò dote serenissimac dominae Dalphinae Viennensis, et aliud prò dono gratioso 
in 8ubTentionem onerum, expensarum et laborum per praefatum dominum nostrum 
substentorum ad causam accessuum ad serenissimum Francborum Regem noviter 
factorum ad rationem, et quotam medietatis praedicti subsidii, et propterca no- 
bile* , communitates , et loca principatus Pedemontium cum aliis dictae patriae 
cismontanae mandati extitissent, qui quidem nobile» , et Communitates suos de- 
stinarunt ambassiatores, qui onera, et sarcinas dictae patriae tura respeclu raor- 
talitatum, inundationum acquarum, caristìae, et aliorum quam plurimorum one- 
rum exposucrunt, et nichilominus suo more solito a eluti ndeles intemerati libe- 
rales se exhibenles ipsi nobiles ambassiatores , et Communitates dictae patriae 
principatus die hodierna subscripta coram praefato spectabili Guillelmo de Fo- 
resta cum commissario, et ambassiatore assistente secum , et praesentibus specta- 
bili domino Vili Vedo Alingii ducali consiliario , et primo collaterali magnifici 
ducalis consilii cismontani , et egregio Bertino Maglocbi receptore generali cis- 
montano existente, et conslituti, liberaliter, et ultra praedictis duo bus subsidiis 
poslulatis cum eisdem vice et nomine dictorum nobilium , et Communitalum 
principatus simul contribuere solitarum composuerunt, et concordaverunt , vi- 
dclicet prò dolalicio praefatae dominae Marchionissae ad quatuordecim milia flo- 
renos, et prò alio dono gracioso ad septem millia llorenos parvi ponderis, quos 
solvere promiserunt, et convencrunt , et promiscrunt scilicet medietatem bine 
ad festum beati Martini yemalis proximc venturum, et aliam medietatem in alio 
proxime sequuturo festo beati Martini anno revoluto. Et hoc in talibus, et cum 
simili Ini s mone ti s. et ad cumdem valorem, et cursum prout praesentialiter exi- 
stunt, videlicet ad rationem vigniti quinque grossorum prò singulo ducato boni 
auri , et ponderis per pactum expressum per eosdem nobiles ambassiatores , et 
Communitates reservatum iuxta, et secundum formam capitulorum, et pactorum 
pridem per praefatum dominum nostrum ducenti eisdem concessorum, de quibus 
ibidem h lem fecerunt, et hoc citra praeiudicium libertatum, et franchcsiarum 
dictorum nobilium, et Communitatum lam generali tei-, quam particulariter hac- 
tenus concessarum etiam si ex debito tenerentur , quod non possit , nec valeat 
huiusmodi conoessio eisdem praeiudicium generare , aut prò futuro ad conse- 
quentiam trahi , de quibus praefatì domini commissarii , et ambassiatores prae- 
ceperunt fieri litteras testimoniales , quas requisierunt sigillo magnifici consilii 
praementionati sigillari. Datas in Montecalerio die prima maii , anno millesimo 
quatercentesimo quinquagesimo septimo de praecepto praefatorum 
ambassiatorura , et collatcralis, ac etiam me praesenle. 

Fabri 



1457 



Ludovicus Dux Sabaudiac , Chablaisii et Augustac , sacri Romani imperii prin- 
ceps, vicariusque pcrpeluus, marchio in Italia, princeps Pedemontium , Geben- 
nensis et Baugiaci comes , baro Vaudi et Foucigniaci , Niciacque et Ve ree Ila- 
rum ac Friburgi dominus: universis serie praesentium fieri volumus manifestum, 
quod , cum , prò solulione dolis illustris nliae nostrae carissimae Margaritae de 
dabaudia , marchionissae Montisferrali , per tres status ditionis nostrae citra et 
ultra montanae in loco et villa nostra Chambcrlaci novissime congregatos, sub- 
sidium generaliter nobis concessum fuerit ac in subvenlionem onerum per nos 



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io:> 

supportatorum praelextu duorum accessuum nostrorum nupcrfactorum ad serc- 
nissimum principem Dominum Franchomm regcra, primo vi ilei ice i apud sanctuni 
Porcianum et Ganacium , secundo vero apud sanctum Simphorianum Douzon , 
donum gratuitum equidem nobis fuerit concessum ad rationem in universo vi- 
ginti novem denariorura grossorum prò s'inculo foco hominum nostrorum et <■<•- 
clesiasticorum , hominum vero baronum et Danneretorum qualuordeoim denario- 
rum et obolum grosso rum solvendura termini» subscripli», vidclicel medietatem in 
proximo Testo beali Martini vernali» , alianti vero medietatem in alio immediale 
sequcnli lesto beali Martini vernali» anno prius revoluto : cumque dilectus fìdelis 
Consilia rius et thesaurarius noster general is Sabaudiae Gabriel de Cardona aliis 
nostris arduis occupatus negotiis circa exactionem huiusmodi subsidii et doni 
continue vacare non nossit , ea propter de circumspectionc et fide intemerata 
dilecti fìdelis nostri Martini de Arate de Laude civis civitalis nostrae Vercellarum 
ab experto contisi, ipsum Marti nu in, lamquam ad haec idoneum et expertum faci- 
mus et constituimus per pracscntes receptorem et exactorem nostrum dictorum 
subsidii et doni, vidclicel in civitatibus Vercellarum, Augustae, Yporregiae et pa- 
triis vallis Augusta e, Vercellarum et Yporregiae, caeterisque districlibus et perti- 
ncntiis civitatum carumdera universis, necnon ctiamin totis patria et dominiis nostris, 
ubilibct ultra aquam scu fiuvium Duriae constitutis ncc ultrael hoc tam prò primo, 
quam secundo et ultimo terminis solutionum eorumdem ctiam quousque ipsorum 
integralem assecutus fuerit, seu fecerit exactionem sub stipendiis, commodilati- 
bus, honoribus pariler et oneribus in consimilibus percipi et supportar'! consueti». 
Eidem Martino proplerca seu ab eo deputando huiusmodi subsidium et donum 
gratuitum a quibuscumque Communilatibus , fìdclibusquc et subditis nostris et 
aliis quibusvis personis infra dictos limilcs, ipsa donum et subsidium debcnlibus 
advenientibus terminis solutionum ipsorum exigendi, et solventibus quittanlias 
validas faciendi, necnon omnes et singulos illa debentes, solvere lanini recusantes, 
aul plus diflerentes, citandi, cogendi , arrestandi , detincndi , incarcerandi , con- 
finandi, relaxandi pocnas et mulctas eis iraponendi et gcneralilcr omnia alia circa 
dictorum subsidii et doni exactionem opportuna faciendi , plenam conferentes 
potestatem, ita quod ipse Martinus in camera computorum nostrorum de huius- 
modi subsidio et dono teneatur legitime computare , mandantes propterea Con- 
silio nostro ultra montes residenti, thesaurarioque praedicto Sabaudiae generali, 
necnon universis et singulis officia ri is , fidelibus et subditis nostris mediati» et 
immediatis ad quos speclat et praesentes pervenerint, ipsorumque loca tencntihus 
et cuilibet eorumdem quod praefatum Martinum ad huiusmodi receptoriae offi- 
cium graciose admitlant , dictasque constitutionis litteras eidem prolhinus ob- 
servent illesas , in nulloque contrafaciant quoiuodotibet vel opponant , necnon 
universis et singulis dieta subsidium et dona debcnlibus , quod quantitates per 
eos debitas cidem Martino vel ab co deputando solvant et de itlis sibi respon- 
deant ac circa dictorum subsidii et doni exactionem pareant et intendant cum 
poenis et sine poenis efficaciter velut receptori per nos ad haec deputato: et ul- 
terius dilectis ndelibus praesidentibus et raagistris computorum nostrorum quod 
omnes et singulas lilteras allocandi per ipsum Martinum fiendas officiarli» noslris 
ad quos spcctant de diclo subsidio in ipsorum officiariorum comnu tis, eidemque 
Martino dieta solita stipendia in suis dictae receptoriae reddendis computi» in- 
Irent in librata : prominente» hoc ideo bona fide nostra et in verbo principis 
huiusmodi constitutionis receptoriae officii litteras nostra» eidem Martino durante 
huiusmodi subsidii et doni exactionis tempore tenere , attendere et inviolabiliter 
ob»ervare, in nulloque conlrafacere, infringerc quomodolibet vel opponere, neque 
dictorum subsidii et doni exactionem ullathentis removere quibuscumque l'orsi tini 
in conlrarium intervenientibus non obstantibus , donec tamen et quousque de 
pecuniarum quantitatibus per ipsum nostro super dictis subsidio et dono responsis 
integraliter assecutus fuerit solulionem: ipse enim Martinus primo et ante omnia 
in m inibus consilii nostri ultramontani nobis corporale praestabil iuramentum 

«4 



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io(5 

.sul. suorum omnium et singolorum ex pressa obligalìone honorum huiusmodi re- 
ceptoriae officium bene et ndeliter exercere, nemineni(|ue ipsius praetextu inde- 
bite opprimere rei gravare deque praementionatis subsidio et dono erigendi* ac 
librat'i8 proinde in dieta camera compulorum bonum computum reddere, et legiti- 
mam rationem cum reliquorum integra restitulione , et generaliter omnia alia 
legaliter Tacere huiusmodi officio incumbentia, su molo quolibet inhonesto: datum 
Chamberiaci die prima iunii anno Domini millesimo quatercentesimo quinqua- 
gesimo septimo. 

Nota apposta da mano assai posteriore. — Risulta dal conto del suddetto signor 
Martino Magioni aver esatto dal Piemonte per causa del sovra riferito donativo 
fiorini d'oro di p. p N.° 37201. 

Non si può sapere 1' esattosi per causa del suddetto donativo nella Savoja , 
poiché vi manca il conto del signor Guglielmo Dubois, che fu preposto ad ivi 
esigerlo. 



1139 



lÀtevae , seu franchista super capiiulis data, et concessa per prae- 
l Unitimi illustrem dominum dominimi Ludovicum ducem etc. 
Sabaiuliae, de anno Domini mcccclix, die quinta ianuarii (1). 

Ludovicus dux Sabaudiac , Chablaysii , et Augustae, sacri Romani imperii nrin- 
ceps, vicariusque perpetuus, marchio in Italia, princeps Pedemontium, Geben- 
ncnsis, et Baugiaci comes . baro Vaudi, et Fouciniaci, Niciaeque, Vercellarum , 
ac Friburgi dominus. Universis serici» praesentium inspecturis fìat manifestum , 
quod cum a fidelibus dilectis vassallis, Communitalibus, hominibus , ac subditis 
patriae nostrac cismonlanae , principatus, et terrac veteris in sublevationem , et 
restaurationi m onemm , et ex pensa rum , quae, et quas anno praeterilo substu- 
I ini us. et fecimus ob purgandam patriam ipsam facinorosis hominibus, qui eam 
nequiter invadere satagebant, etiam ad felicem acquisitionem regni Cypri prò 
illustri filio nostro carissimo Ludovico de Sabaudia principe Anliochiae , et co- 
rnile Gebennensi sufferre nos oportet, et substinere, de subsidio no bis in prae- 
missis succurri petierimus , et hoc ideo evoca ri fecerimus ambasiatorcs patriae 
eiusdem, et ad nostri praesentiam conveniri, responsum eorum super iis faclu- 
ros. Hodie tandem coram nobis , et nostro nobiscum residente Consilio simul 
uniti, et congregali ambasiatorcs ipsi pcticioni nostrac respondere, et condescen- 
dcre proponcntes, atque nobis iuxta possibilitatcm patriae ipsius succurrcrc , et 
compiacere, licet, ut affirmabant ipsi ambasiatorcs, patria ipsa ad hoc iure non 
teneatur, sed etiam multis , et variis subiacerel necessitatibus, et calamitatibus 
propter passas gucrras non est diu, falentiasque, mortalitates, et carestias habitas 



(I) Dall'archivio di corte. 



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diebus retrofluxis, propter multa alia onera, et incora moda patriae nostrae prae- 
dictae, quac notoria sunt, et quorum gratta obmiltitur enarratio ; tamen , prae- 
raissa prolestatione, quod in consequenliam trahi non possi nt , ipsi ambasiatores 
unaniracs, et concordes, animadvertenles ad praemissa onera , et expensas per 
nos factas, et substenta, ao ex praenarratis fiendas, et substinendas , nostrum, et 
praelibati filii nostri honorem, et status exattalionem caripendenles, more subdito- 
rum fidelium, qui in bonum, et commodum anhelanl suorum principum; habentes 
ad hoc, ut dicebant, a suis delegantibuS licenliam, et potestateni prò pracmissis 
omnibus oneri hus, dampnis, et expensis hunc usque dicm praemissorum occasione 
per nos factis, passis, et supportati*, ac fiendis, patiendis et supportandis ex praemis- 
sia, libcraliter, et sponte, ac grato animo nobis in subsidium praemissorum dono 
oblulcrunt summam deccm septem millium quingentorum et quadraginta sex flore- 
norum parvi ponderis monetae nostrac cursibilis prò nunc sotvendorum lerminis 
infrascriptis , medietatem sci licci infra proximum festum sancti Martini hycmalis. 
et medietatem reliquam infra aliud festum sancti Martini proxime venturi; ita, et 
taliter quod, praemisso tempore durante, non possit ab ipsa patria aliud subsi- 
dium peli, vel exigi, nisi esset prò dotaliciis illustrium filiarum noslrarum, vel de 
beneplacito patriae antedictae. Et insuper supplicant ipsi ambasiatores, ut prac- 
missis, mediantibus, nos versa vice cidem patriae, et eius hominibus de nostrac 
munificentiae liberalitate sibi capitula in secunda parte rotuli praescntibus an- 
nexi descripta, numero octo, in franchisi. mi dare, i «infirmare, concedereque , et 
la r giri dignaremur, ut eadem patria, quac fuit, et est multis incommodis, et necessi- 
tatibus onerala , per eorumdera concessionem capitulorum aliqualenus sublevetur. 
Nos itaque, praemissis inspectis, volentes liberaiitati dictae patriae condigna re- 
flectere obsequ'ta , et prò meritis respondere eisdem , simili animo, et largitati 
acquiescere, serie dictorum capitulorum diligenter inspecta , ac super eis prae- 
dicti Consilii nostri matura detiberatione praehabita, quia ipsa requisita capitula , 
ut pò le in totum commodum , et utile reipublicae conspicimus dictae patriae , 
quam prò posse , et continuo propagare, ( volumus ) ex nostra certa scienti», spon- 
teque, et praemissorum considera lione , ac certis aliis bonis, et laude dignìs de 
causis nos moventibus, et merito movere debenlibus, eisdem vassallis , et Cora- 
munitatibus, hominibus, et subditis patriae nostrac praedictac cismontanae prin- 
cipatus , et tcrrae veteris , ipsiusque patriae posterità li , et ipso rum hominum 
successoribus universis, capitula ipsa , prout in responsionibus per nos in pedo 
cuiustibet ipsorum factis scriptum apparct, in franchixiam, indullum, ci privi- 
legium speciale, ac in vini pacli facimus, annuimus, confìrmamus, el ordinamus, 
donamusque , largimur , et concedimus per praesentes perpetuo valitura , citra 
tamen aliorum capitulorum, statutorum, franchisiarura , privilegiorum , et indul- 
torum ipsi patriae in communi, vel particulari , coniunctim, vel divisim conecs- 
sorum , praeiudicium, vel derogationem. Verum quia de anno Domini millesimo 
quatercenlesimo quinquagesimo primo , tempore donati subsidii prò dotalicio il- 
lustrissimae dominae Delphinae Vienncnsis filiac nos trae carissimae , patriae 
nostrac praedicti principatus concessa fuerunt certa capitula numero novem , 
quae de verbo ad verbum in prima parte annexi rotuli descripta sunt, in quibtis 
dilecti fideles, Communitates, homincs , et subditi nostrac terrac veteris nomi- 
nari non videntur, vel includi, licet eorum ratam dicti subsidii pcrsolvcrint ; nos 
propterea gratia uberiori pertraclari volentes, consideratisque expensis, capitula 
ipsa indulta , eisdem de terra veteri , communicamus , largimurquc , et concedi- 
mus per praesentes, modis et formis, in quibus cidem principatui concessa fue- 
runt ; decernentcs eosdem de terra veteri in communi, et particulari ab inde 
praemissis capitulis, et indulti» eo modo gaudere, utique, fruì posse, et debcre, 
quo ipsi de principatu uti, et frui possunt, quoniam il la , et quodlibet eorumdem 
praedielis de terra veteri, ut praefertur, concedenda, et ipsis de principatu con- 
lìrmanda duximus harum serie. Quae quidem omnia, et singula capitula , et in- 
dulta tam annexa, quam ca , de quibus in praemissis annexis mentio fit , iuxta 



io8 

eorum seriein , el rerum effectum , habito relatu quoad eapitula ultimo loco con* 
cessa ad pracmissas responsione* eisclem factas , ci prima prout iacent, et bona 
fide nostra, et in verbo principi* prò nobis, et nostris praedictis, ac sub nostro- 
rum omnium, et singulorum expressa obi iga l'ione bonorum, mcmoratis fidelibus 
nostris vassallis, hominibus, et subditis praedictae patriae principatus , et teme 
veteris suisque successoribus , et postcritati protinus obser\'arc proraittimus , et 
observari Tacere , et mandare per quoslibct officiarios , et subditos nostro* me- 
diatos, et immediate», praescntes, el futuros, sine lacsionc, et di Inculiate quavis, 
numquam per nos, vel alium contrafacere , vel venire, nec venire volenti per- 
millcrc, ti i. un cum omni alia solcmpnitatc, iuris, et facti renuntiatione ad naec 
necessaria pariter, et cautela; nota rio , sccretarioque nostro subscripto , uli pu- 
blic* persona , in praemissis omnibus , et singulis recipiente, nomine , et vice 
dictae patriae, el omnium, et singulorum , quorum interest, vel interesse poterit 
quomodolibct in futurum. Mandanlcs proptere* Consiliis nobiscum, Chamberiaci, 
et citi* montes residentibus, tbesaurarioque Sabaudiae generali, et receptori cis- 
montano , nec non vicariis Thaurini , Cherii , Saviliani , Fossani , Montisregalis , 
castella nisque Secusiae, Avillianac , et Ripolarum , caelerisque universis , et sin- 

Sulis officiariis, commissariìs , fidelibus, et subditis nostris raediatis, et imme- 
iatis ubilibet in ducatu nostro constitutis , praesenlibus, et futuris, ad quos 
spcctabit, ci praescntes pervenerint, ipsorumque officiarorum locatenentibus , et 
cuilibct eorum dem , et sub poena centum libra rum forlium prò quolibet ipso rum 
consiliariorum inferiore non obtemperante , vel oontrafacicnte committenda , et 
fischo nostro applicanda , quatenus ipsa bis annexa eapitula , et indulta in e'is 
mentionala iuxta eorum continentiam , et effectum ut supra, singula singulis re- 
ferendo, et praesentes li te ras nostra* eisdem supplicantibus , et suis praedictis 
teneant, attendant, et observent, ac observari faciant penitus illibatas, in nullo- 

3ue contrafaciant quomodolibct , vel opponant : quin ymo ipsos ut supra prae- 
ictis capitulis uli, frui, et gaudere faciant, et pcrmittant sine contradictione , 
vel oppositione quacumque, etiam sine alterius expectatione mandati: bas literas 
nosiras sigilli nostri munimine roboratas eisdem in testìmonium duximus conce- 
dendas. Dalum in civitate nostra Thaurini , die quinta ianuarii , anno Domini 

MOCCOLO. 

Per dominum, praesenlibus 

Ludovico de Sabaudia principe Antiochiae, nec non dominis 
Antbonio ex Marchionibus Romagnani , cancellarlo Sabaudiae 
Aymone cornile Camerae, viceque comite Mauriannae 
Gaspardo domino de Varax 

Francischo de Tomatis, praesidente audientiarum 
Ludovico Bonivardi , magistro hospicit 
Michaélc de Canalibus 
Stephano Scalia 

Gulliermo Macellerii , advocato fiscali 
Iacobo Meynerii, generali , et 
Humberto Fabri , thesaurario. 



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1461 



Inferius sequuntur alia capitula patriae cismonianae, videi ice t prin- 
cipatus, et terrae veteris, petita per eamdem patriam illustrissimo 
domino domino nostro duci etc. Sabaudiae m<.ccci.xi cum conces- 
sione subsequenti , et coniinet in ejfèctu capitula septem. 



I 

De dotto dato cum proteslalione, quod in contequentiam trahi non possit. 

Et primo , quod illustrissimus dominus nostcr Dux acccptet id quod dabitur 
dominationi per nobilc6, Communita tes, et subditos, eiusque ftdeles patriae prin- 
cipatus, et totius terrae veteris ex dono, et grati» speciali prò occurrendo ne- 
cessitatibus suis, et in motu proprio, et quod in futurum patriae praedictae nul- 
lum praeiudicium generetur, nec in consequentiam trabi possit, neque praeiudi- 
cari pactis, et immunitatibus patriae praedictae, et singulorum locorum eiusdem. 



Fiat, et dabuntur literae opportunae. 

II. 

PetUio confirmationis francliisiarum , capitulorum , et bonarum eonsuetudinum. 

Item , quod illustrissimus dominus noster dignetur confìrmare , et approbarc , 
et ex nunc confirmet, et approbet omnes francbisias, bonas consueluuines , ca- 
pitula, et li berta tes patriae praedictae bactenus concessas, et coniirmatas, usita- 
tas , et approbatas , et la ni per praelibatum illustrissimum dominum nostrum , 
quam per eius praedecessores concessa , sine conslu scripturae , sigilli , et re- 
gistri eorumdem capitulorum , et I itera rum confirmationis : observcnturque , et « 
eumdem effectum, et robur habeant, prout et quemadmodum si manu propria 
praefati illustrissimi domini nostri signatae, et subscriptae forent. 

Responsio. 

Fiat de confirmatis , et concessis per clemenlissimum dominum legatura , et 
illustrissimum dominum dominum nostrum ducem. 

III. 

Quod nullus potsit convenivi in curia comerratoriae studii Thaurm , 
tei hotpilalis Yerosolimilani. 

Item , quod nulla persona de patria praedicta possit convcniri in curia con- 
scnratoriac studii Tbaurini , iure proprio , vel per concessionem , nec similiter 



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I IO 

prò aliis debitis mercbatorum , Tel aliarum personarum , praetextu alicuius ces- 
sionis fratrum , amicorum , seu attingentium , cogatur in curia cqnservatoriae 
studii, et parìter in cuna hospitalis Yerosolimitani i herii , vel alibi. 

Responsio. 

Placet, nisi in cessioni bus fìendis a patre (ìlio vere studenti prò ilio substi- 
nendo in studio. 

IV. 

Quod aliqua Communitas non cogatur se obligare erga aliquem camptorem. 

Itera, quod non cogatur aliqua Communitas se obligare erga aliquem campso- 
rem , seu merchatorem prò diclo dono nuper concesso, nec in fulurum conces- 
suro, nisi dumtaxat solvere in raanibus thcsaurarii generalis, vel eius receptoris. 

Responsio. 

Fiat de isto, nisi talis Communitas esset contenta. 




Itcm , quod oranes causae inchoatae coram magnifico Consilio residente , et 
domino Praesidente patrimonii in praeiudicium franchisiarum , et libertatum , et 
capitulorum dictae patriae , remittantur suis iudicibus ordinariis. 



Fiat iuxta formam francbisiarum, et libertatum, ut supra, in secundo capitulo 
concessarum, et confirmatarum. 

VI. 

m. quod nobiles patriae praedictae teneantur petere investituras ab eadem 
dominatione per mutationem domini, vel vassalamentorum, tenemcntoruro , vel alio 

Suocumquc modo admittantur ad investituram sine difficultate. Et quod illustrìssima 
ominatio vcstra teneatur eosdem investire, prout hactenus assueti fuerunt investiri 
temporibus elapsis per antecessores, secundum pacta, et franchisias eorumdem , 
absque aliquali novi tate, et mutatione, et sine sigillo-, et quod quicumque secre- 
tarli vestrae dominationis in curia residcntes illas impune recipcrc possi ni , et 
quod hostiarii non possint , nec debeant accipcre ab m vesti tis , nisi florenum 
unum prò qualibel investitura. 

Respondetur , quod in talibus instrumentis non ponantur clausulae insolitae , 
nec per quas renuntietur libertatibus , et franchisiis eorumdem ; et respectu si- 
gillorum , sigillentur literae feudorum novorum , et non antiquorum , etiamsi ile 
antiquis inler eosdem agnatos, et consorte* alienationes fieri contigerit. 



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1 1 1 



Quod memorialia , rotuli , breveti , site scrtplurae privata? , non adtnittttntuT , nec 
accusaliones cantra aliquem de patria , nisi tatù faciat partem , et se subscribat 
ad poenam taiionis. 

Item, quod non admittantur aliqua memorialia, rotuli, breveti, si ve scripturae 
alicuius personae excessus et delieta continente» per praefatum illustrissimum 
dorainum nostrum, et eius officiarios, Tel consiliarios , nec supplicationes , nec 
accusationcs per aliquos contra aliquem de patria praedicta , nunc Tel in futu- 
rum , nisi accusator, Tel tradens memoriale faciat partem , et se subscribat , ila 
ut si subscripserit condempnari possit in expensis , et interesse. Et si secus fiat, 
ipsa memorialia, rotuli, breTeti , sìtc scripturae, supplicationes, et aocusationes 
sint nullae , nec possit procedi contra accusatum , sed talis accusator puniatur 
secundura disposilionem luris. 

Die vicesima tertia ianuarii iterum Terbaliter ostensum fuit capitulum supra- 
scriplum per magnificos dominos marescalum , et cancellarium illustrissimo do- 
mino nostro, qui fuit contentus , ita fieret, et concederetur. 



I1GI 



Lite/Vie concessioni , et conjirmationìs praedictorum proxime prae- 
cedentìum capitulorum principatus , et terrae veteris, per illustris- 
simiim dominimi nostrum Ludovicum ducem etc. Sabaudiae de 
anno domini mcccclxi , die vicesima prima maii, Pinairoljr (i). 



LudoTicus dux Sabaudiae, Cbablaysii , et Augustae, sacri Romani imperii prin- 
ceps Ticariusque pcrpetuus , marchio in Ytalia , et Pedemontium princeps , Gè* 
benne n si s, et Baugiaci comes , baro Vaudi , et Fouciniaci , Niciaeque , V ercella- 
rum , et Friburgi domimi*. UniTersis serie praesentium facimus manifestum, quod 
cum superioribus diebus, propter quam Taria nobis occurrentia, mullasque sar- 
cinas expensarum superiori tempore, et non longe per nos supportata , et quas 
iterum supportare expedit , eTocari coram nobis fecerimus fideles, et bene di- 
lectos binos status patriae , et ditionis nostrae cismontanae, scilìcet nobilium, et 
Communitatum , illisque exposuerimus , et exponi fecerimus onera , et sarcinas 
ante diclas, graliose ab eisdem , secundum illorum complacentiam , et possibili- 
tà te m . aliquod donum nobis, et auxilium sua sponte, et liberalitate donandum . 



(t) Dal libro citato Statuto tt priviltgia eiritali* Taurimnti*. 



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1 1 1 



et concedendum , non vi rime alicuius obligationis , sed sua in nos , no&trosquc 
illustres praedecessores optima voluntate, recta fide, et singulari devotione, et qui 
in arduis nostro agendis som per nobis, et nostris libenter, et liberaliler succur- 
rerunt, et largiflue subvenerunt. Ecce quod comparcntibus , et convenientibus 
eoram nobis ambasiatoribus dictorum statuum principatus Pedemontium, et terrac 
rcteris, intellectis dictis oneribus, et sarcinis, ac petitionibus, et requisilionibus 
antedictis, uti boni, et fideles subditi, et nostri status zclatores sua, et praede- 
eessorum suoni m insequentes vestigia , liberal iter, et dono puro , in sunragium 
onerati» , et su rr ina rum praedictarum , nobis presentaverunt , et presenlan fe- 
ccrunt quinque milita et quinque centum florcnos Sabaudiae , parvi ponderis , 
solvcndos intra festum bcatae Magdalenae proxime venturum , supplicantes , ut 
dictam quantitalem ex dono puro, et gratioso acceptare benigniter dignaremur ; 
quoniam, etsi munus parvum sit , Totuntas eorum immensa est ad nos, et statuti» 
nostrum conserrandos, ita etiam, et tal iter, quod per huiusmodi donum franchi- 
siis, et libertatibus eorumdem in nullo praeiudicetur, tu e in consequentiam , seu 
ad ullam prorsus obligalionem impostcrum trahi possit. Supplicantes ulterius hu- 
militer. et devote, ut cisdem certa capitula nobis ad partem tradita, ac per Con- 
siliitm nostrum nobiscum rcsidens debile visitata, et nobis per dietimi Consilium 
parlicularilcr recitata, continuare , et de novo concedere, quatcnus opus esset , 
dignaremur, prò quorum confirmalionc , seu concessione contenti f no ritti t , et 
Mint ultra praedictos quinque milita, et quingentos florcnos nobis elargiri mille, 
ot quingentos alios florcnos. Quorum supplicalionibus l>enigniter inclinali , do- 
nimi , ot oblalionem dictorum quinque millium , et quingentorum florenoiuni 
duvitiius benigniter acceptandam, atleslantcs, et doclaranles dictum donum , et 
sutTr.igiuin ov ipsoruui donantium mera lihcralilatc processis.se ; volenles eliam , 
ot declarantea in consequentiam unquam nullo tempore trabi posse , vel libcrta- 
LibuS, seu franchisiis eorum praciudicare debere. Qualcnus autem tangil capitula 
praedtcla, et illorum confìrmationera, seu conecssionem, et obligalionem dicto- 
rum v milk* ot quingentorum florcnorum prò concessione, et conlirmalionc prae- 
dictis, considerantcs (idem, liberlatem, et probitatem , ac serviendi , et donaudi 
prompliludinem comunioni Bupplicantium, qui quanto plura beneficia, seu cxemplio- 
ucs Itabent, co libcralius nobis iti OCCurrentibus largiunlur, capitula praedicta prac- 
senlibus subiuncla, prout lamen in fine, et pede cuiuslibet eorum descriptum et 
ieS|>onsum nostri parte OOmpentur, et subsignalutn per secrclarium nostrum sub- 
scriplum eisdom, et cuilibcl eorumdem supplicantium , suisque Communitatibus, 
ot postoritatibus dictorum principatus , et terrac vetcris prò nobis , et nostris 
liaeredibus, et sucoessoribits duximus liberaliler conccdenilum , et confirmanduin. 
V r olontos el promillentes lolempnitcr illa, et quodlibel eontmdcm baberc debero 
perpetuali! roboris firmilatem, per nosque, Consilia, el caelcros officia Ics nostros 
tam pracsenlcs, quam futuros cuiuscumque gradus exislant inviolabiliter , el in- 
concusse observari deboro, et in nullo conlravenire , quavis ratione , colore , vel 
causa. Maiidanlcs ideo dictis Consiliis, tam nohiscun» Thaurini, quam Chambcriaci 
rcsidentibus, oaelerisque officiarti* praedictis. el ctiilibet ipsorum cuiuscumque 
gradus, et condilionis ovUtaiit, quatcnus dieta capitula invia torni. mi responsionum, 
ot declarationiim praedietarum eisdeni de principati!, et terra velcri , el cuilibel 
eorumdem observenl illaesa, el in nullo conlrafaciaul in quantum indignationcra 
nostrani cupiiint evitare Kl praemissam conecssionem egimus, tam praemissoruni 
considcr.itiouc. quam prò ci mediantibus dictis v mille et quingenlis florenis dono 
gralioso concessiti, prò qiiihtis memorati de principalu, et terra veteri se eflì- 
cacitor nbligarc tenonuntur erga ditcclum , tiJelein consiliarium , et generalem 
fìnantiarum nostrarum Fr.ineisohum ('.errati, qui ex inde de ipsis nobis legiptime 
tenebitur computare. Datimi Pinayrolii , die viecsima prima maii , anno Domini 
millesimo qualcrceutcsiuio sexagesimo primo. 



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i«3 



Per dominimi, praesen tibus illustri 

lano de Sabaudia comite Gebennensi. 

Necnon dominis 

Antonio ex Marchionibus Ro magnani , cancellano Sabaudiae 
lohanne domino Bariacti, marescallo Sabaudiae 
Aymone comite Camerae, viceque comite Mauriannae 
Gaspardo Marchione Sancii Saturnini , comiteque de Vara» 
Thoraa ex Marchionibus Romagnani , magistro hospitii 
Michaele de Canalibus 
Stcpbano Scalia 

Francischo Cerrati , generali , et 
Bertino Maglochi , thesaurario. 



Confessio de recepitone praediciorvm septem nilliwn fiorenorum. 



Quos quinque mille quingentos florenos parvi ponderis ab una, et mille quin- 
gentos florenos ab alia partibus , qui sunt in summa septem mille florcni parvi 
ponderis, inclusis quibuscuraque confessionibus, per me usque in diem octavam 
raensis octobris anni suprascrìptis expeditis singulis Communitatibus praedictorum 
duorum statuum principatus Pedemontium , et terrae veteris , habui ego re- 
ceptor. 



Literae ducales quibus Thaurini communi mandatiir ut mUtal duos 
ambaxiatores prò agendis et tractandis in proxima congregatione 
trium statuum generatium Gebennis convocata (i). 



ria rum occurnint Super quibus auctore Deo accedente ctiam serenissimi domini 
mei Franchorum regis , triumque statuum nostrac dicionis Consilio providere 
disposuimus. Vos igitur hortamur vobisque attente mandamus, quatenus die xxv 
huius octobris duos prudentes viros vestrac communitatis bue Gebennas ad nos 



1402 



Dux Sabaudiae 





Cufior' 



(t) Dal registro degli ordinati della ci|li di Torino voi. o. 78. fol 1M. 



l5 



"4 



1 i(52 — xvi octobris 



Deliberatio Constili commwiis Thaurini super praediciis ìUeris 

ducalibus. 

RcfTormatum fuit quod clavari cligant ambassiatores mittcndos in Sabaudia in 
convooationc trium slatuum prò ut ordinabitur die xvin (1) buius mcnsis atti- 
gnala Ioli patrtae. Vidclicct si contingat quascumquc communilates mittere duos 
ambassiatores quod duo cligantur quorum unus sit notabilis doctor si fieri poterit 
sin aulcm duo alii. Si vero ordinctur mittere cerlos ambassiatores quod lune 
babeant poteslatem eligendi quem volucrint. 



Jdvisainenta clcctorum per tres status super polititi Lausannae 
prò adventu domini nostri Papae (2). 

Panis. 

Primo - Rcformentur bolengcriae et ordinctur quod fiat panis bonus et bene 
pistatus sit, quod pistrices facianl pancs ad preciura «eptem solidorum pio cupa 
et non ultra qua nidi u Papa erit bic -, et frumenlum erit in simili precio quo est 
praesenlialiter. 

KRS mtM a Iti 

f in n in. 

llem de vino non fil alia menlio quia multum vinura est venale bic et prò bouo 
precio, excepto quod de vinis forensibus vendendis ; vendantur precio competenti 
arbitrio taxalorum sub banno trium solidorum prò qualibet vice et stetur eorum 
iuramento si dubitetur. 

De carnibus. 

hem ordinelur quod vendantur bonae carnes et pingucs, et quod carnifices 
non emani carnes de locis morbosis quando animalia sunt in aliqutbus locis mor- 
bosa sub commissione talium animaliura. 



(I) Questa data «i crede falsa e deve essere xiv. 

lì) Documento d' incerta data, ma da riferirai con ogni probabililà al regno di Lodovico. 
L' erudito non meno che diligente e cortese signor avvocalo Combetti mi fa avvertito come 
quest'alto sembra alluda alle provvidente emanate da' Ire Slati per l'arrivo e soggiorno di Felice V 
nella città di Losanne ; e come , se la coaa è cosi , quesl' alto dovrebbe riferirsi all' anno 1449. 
Poiché egli è cerio , che Felice V in queal' anno ai 16 di novembre si trovava ancora a Basilea , 
ai 18 a L.eslat, ai 19 a Balieslacl ed ai 98 di dello mese già era giunto a Losanne. 



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tu 

Item ordinetur quod sint aliqui commis&arii ad visitandola animalia antequam 
vendantur in macello, et videnuum interiora in loco qui dicitur foscorchious , et 
insupcr ordinetur quod non sufflentur animalia quaecumque, videlicet quod non 
inilentur vento ut continctur in placito generali. 

Item quoJ non vendantur oves loco castronum. 

Item visitentur saepe pondera cum qui bus venduntur carnes ad evitiindum 
fraudes quae fieri possunt. 

Pùeet, 

Item quod vendantur boni et reccntes pisces sub poeua perdicionis piscili ni . 
Item quod nullus emat pisces nisi in loco fori solito. 
Item quod nullus emat extra villam infra rcsortum. 

Item quod si vendentes pisces excedant modum in precio recurratur ad de- 
putato! seu deputandos, et ad quemlibet eorum prò moderaraine precii. 

Itera quod nulli non recipiant pisces venalcs a piscatoribus seu ( cossonibus ) 
dum cis lalenter portabuntur ad domus suas sub banno decem solidomm, et de 
ventate stelur eorum iuramento. 

De volatilibus et venationibus. 

Item quod nullus emat extra villam aut infra volatilia et venationes nisi palam 
et publice, et die sub banno trium solidomm et super hoc stetur iuramento COR* 
trafacicntium , servato seraper moderammo super precio alterius deputatorum aut 
deputandorum . 

De frumento et avena. 
Fiat limili! ordinatio sicut de volatilibus et venationibus. 

Item quod nullus in foro aut alibi infra rcsortum emat frumentum et avena m 
nisi quantum sibi suffìciet prò una ebdomada et non amplius sccundura statum 
SUUflH sub banno sexaginta solidorum et stetur iuramento prout supra 

De forno, lignis, et palei*. 

{ Manca la continuazione ) 



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iiG 



AMEDEO IX. 



Un principe di santissima vita, ma infermo di corpo e caduto in in- 
felicissima condizione di tempi , fu il duca Amedeo ìx. Ritrattosi dalla 
corte del padre, il duca Lodovico, di cui non poteva sopportare la vista 
perchè deturpata da costumi pravi e da corrotti maneggi, egli dovette 
poscia cingere una corona della quale non ebbe a provare altro che i dis- 
gusti. Al principe pio e tranquillo stava a fianco una moglie ardimen- 
tosa , e tutta intenta ai negozi politici. La casa d' Amedeo ed il dominio 
di lui furono egualmente straziati da discordie intestine e da guerre ci- 
vili. S' avvide il religioso sovrano della propria insufficienza nel dirigere 
gli affari temporali dello Stato e volle esonerarsene rimettendone il ca- 
rico talvolta alla moglie , tal altra al fratello, fluttuando così tra i venti 
opposti delle fazioni che agitavano il paese. Gli atti che stiamo per ri- 
ferire si risentono di tale infausta vicenda. 

Stando alla fede del Guichenon e delle cronache onde quegli attinse 
le sue notizie, Amedeo ix appena salito al trono nel avrebbe con- 

vocato il 25 marzo in Sciamberì gli Stati generali per averne consiglio 
sulla alleanza sollecitata da Lodovico xi re di Francia, per entrar in 
guerra col duca di Borbone , capo della Lega detta del ben pubblico. 
Pare che cotesta alleanza poco andasse a genio della rappresentanza del 
popolo più inclinato verso il Borbone; tuttavia la corte aderì alle richieste 
di Francia. 

Per lettere date in Pinerolo l'8 di ottobre 1466 il duca Amedeo con- 
fermò e rinnovò ai nobili, uomini, comunità e particolari del Piemonte 
le libertà, i patti, le franchigie, le immunita ed i privilegi di che ave- 
vano goduto sotto i suoi predecessori. Per varii atti affidò , come si è 
detto, in tempi diversi a persone diverse quel potere cui egli non reg- 
geva. Silfatte delegazioni si compivano alla presenza, e talvolta sotto l'in- 
fluenza dei rappresentanti degli Stati. Ne abbiamo traccia in uno dei 
documenti che pubblichiamo. 



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"7 

L'erudito signor Pompeo Lilla nelle sue tavole descrittive della storia 
della casa di Savoia scrive che Amedeo ix credè caso di coscienza il 
ritirarsi dagli affari , e che adunati nel 1 469 gli Stati generali fu 1 /isti- 
tuita una reggenza presieduta dalla moglie. Non ci pare improbabile che 
la reggenza di Giolanda siasi inaugurata colle istanze e coU'approvazione 
dei più abili e più distinti consiglieri del duca , ma non ci è venuto fatto 
di scoprire il documento a cui allude il signor Litta. 

Il Guichenon dice che in tale occasione les peuples, tous les magistrats , 
et les principaux de la noblesse furent davis den donner la régence à 
la duc/iesse l'olande etc. Queste espressioni anfibologiche non determi- 
nano una vera adunanza degli Stati generali. 



1166 

Confirmatio capitulorum , et franchisiarum principatus , et terrae 
veteris , tam in generali , quam in particolari concessa , et facta 
per illustrissimum dominum dominion Amedeum ducem Sa- 
baiuliae , de anno Domini uvx.ee sejcagesimo sexto , die octava 
octobris etc. (1) 

Amcdeus dux Sabaudiac , Chablaysii , et Augustae, sacri Romani imperii prin- 
ceps, vicariusque perpctuus , marchio in Ytalia , princeps Pedemontium, Niciac- 
que, Vercellarum, et Friburgi dominus. Universi» serie pracsentium fieri volumus 
manifestimi, quod nos supplicationi prò parte nobilitino, nominumque, et Commu- 
nitalum , ac singulorum totius patriae nostrae principatus Pedemontium , et ter- 
rae veteris super infrascriptis per eorum ambassiatores ad nos propterea desti- 
natos nobis factae, laude dignis respectibus benigniter inclinati, cupicntes merito 
ipsos fìdelcs, et subditos nostros favoribus iugiter pro&equi gratiosis , et nostrae 
munificentiae partes erga cos laeta mente exhibcrc, quo sinccritatem , sive fidc- 
litatem erga nos studeant in dies avidius comprobare. Habita igilur super bis 
Consilii nostri delibcrationc matura, universa, et singula privilegia, conTentiones, 
francbisias, libertates, atque immunita les tam per rccolendac memoriae illustris- 
simos dominos genitorem, et avum, quam caeteros principes Pedemontium, et alios 
progenitores nostros eisdem patriae principatus, et terrae veteris, nobilibusque, 
1 ioni 1 ni bus , Communitalibus, ac singularibus hactenus concessa tam in communi, 
quam in particolari, serie praescntìum confirmamus, ratificamus, et approbamus, 
mandantes eapropter, et distri, le praccipicntes Consiliis nobiscum et citra monte» 



(I) Dal libro cilato Statuta et privilegia ciriUttii Taurimntis. 



i i8 

residenlibus, ncc non universis, et singulis offìciariis fidelibus, ac subditis nostri*, 
mediatis, et immcdialis rao dernisquc , et futuris ad quos spcclaverit, et praescqtcs 
pervenerint , ipsorumque ofEcianorum locatenentibus , et cuilibet corumdem , 
quatenus buiusraodi confirmationem , et praedictas libcrtatcs, convenlioncs , fran- 
cliisias, immunitates , ac privilegia iuxla eorum , ac praescntium lilcrarum for- 
ni. mi memoratis nobilibus, hominibus, communitatibus , et singularibus tencant, 
attendant , et invidia In h ter observenl, lenerique, attendi, et prò quorum intere- 
ril faciant intemerate observari, et in nullo contravcniant quomodolibel , Tel op- 
ponant. Vcrum eos huiusmodi privilegiis, conventionibus, franchisiis, libcrtatibus . 
et imraunitatibus, sic ut supra conftrmatis, piene fruì et gaudere faciant, et per- 
mittant, in contrarium obiiciendis, et facientibus non obstantibus quibuscumque. 
Has literas nostras in praemissorum tcstimonium concedente». Datura Pincrolii , 
die octava octobris, anno Domini millesimo quatercentesimo sexagesimo sexto. 
Per dominum , praescntibus dominis 

Iohanne Michaelis , cancellano Sabaudiae 

Gabriele de Scyscllo marescallo Sabaudiae 

lobanne de Compesio abbate de Sys 

Urbano Bonivardi abbate Pincrolii 

l'bilibcrto de Palude domino Sancti Iulini 

Hugonino domino Cardeti 

Antonio Championis 

Stephano Morcli advocalo. 
Expedita ad opus terrae principatus Pedemontium. 



1171 

CoTuilium ducale Sabaudiae ciiramontes (i). 

Dilecti nostri - Iterum oportet tres status huius patriae congregare ad audien- 
dam relationcm gestorum et alia exponenda per oratorcs dictac patriae ultimo 
in Sabaudia dclegatos. Igitur non detìciatis unum Tel duos ex vobis bue mittere 
die xxiiii huius praemissa audituros. Valete. Ex Tbaurino die xi ianuarii mcccclxxi. 

P. de Puteo. 

De Humbcrto. 



1471 

LiUerae confirmationis constitutionis locumienentis generali* 

in tota ditione (2). 

Amcdcus dux Sabaudiae, Ghablasii et Augustae, Sacri Romani 1 m perii princeps, 
vicariusque perpetuus. marchio in Italia , princeps Pedemontium, Miciaeque, Vercel- 
larum ac Friburgi etc. dominus. Universis serie praescntium fieri Tolumus manifestum 



(I) Dall'archivio di corte. 
(S) Dall'archivio di corte. 



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Ili) 

quoti cum nupcr littcris nostris palcnlibus ex delibcralionc aliorum illustrium fra t rum 
nasini rum , comituniquc, baronum, et caetcrorum procerum ac maioris et sanioris 
parlis trinili statuum dicionis nostrae ac quaroplurimis bonis moti de causis, il- 
lustretn ir, treni nostrum carissimum et fìdelem I) Philippum de Sabaudia comitem 
Baugiaci consti tucrimus et depulaverirous locumtenentem nostrum gcneraicra in 
tota dicionc nostra tam cilra quam ultramontana sub modi», formis, et condicìonibus 
in eisdem littcris nostris constitutionis latius declaratis, deindeque idem illustris 
fra ter nostcr carissimus nonnullis suis importanciae non mediocri» agibilibus oc- 
cupatila ab exercitio buiusmodi locumtenenliae cessaverit , tuius rei causa aliis 
fìdclibus nostris quae nobis prò tempore occurrerunl negotia in ciusdem fratris 
nostri absentia commisimus. Ecce quod nos animadvertentes et eiusdem fratris 
nostri sincerare fìdelitatere et fralernum amorem laudabilesque virtutes quamplu- 
rimas quibus eius personam non mediocriter decoratam novimus, ex nostra certa 
certa scientia dicimus et declaramus per praesentes nostrae nunquam fuisse nec 
esse intencionis quod per aliqua quae circa praemissa egerimus eius pracdielae 
constitulioni dcrogari aul praeiudicium aliquod afferri debere, quorum us consti - 
tulio ipsa semper integra et" valida remanere deberet et debeat. Univcrsis et sin- 
gulis offic ia r i is , fidelibus , vassalli» , nobilitai» et subditis nostris ubdibet in di- 
cione nostra cilra et ultramontana constitutis mediatis et immediatis boc ideo 
mandanlcs, quatenus eidem illustri fratri nostro carissimo eiusque littcris et man- 
dali» et ab eodem deputandis seu committendis pareant de caetero, obediant. et 
assistant vclut nobi» et locumtenenti nostro per nos ut supra constituto , hasque 
nostra» littcras in singulis villis et locis dictac dicioni nostrae submissis voce 
praeoonia, si opus sii, publicari faciant, ne quis de hi» ignorantiac causam valcal 
allegare, altero a nobi» minime expectato mandato. Datum Chamberiaci tlic decima 
mensis scplcmbris anno Domini mcccclxxi. 

Chapaneys. 

Per dominum praesentibus dominis 

Humberto Chevrerii cancellano Sabaudiac 
Francisco cornile Grueriae / ... c , ,. 

Claudio de Seysello I «escali.» Sabaud.ae 

lohanne domino Dandelost 

Antbnnio domino du Loul 

Amedeo domino Viriaci 

Philiberto de Pallude domino Sancti Jullini 

Anlbonio domino de Serraut 

G. de Balma domino Ruppis 

llugonino domino Chandiaci 

Sibuelo Orioli praesidente Chamberiaci 

lohanne de Saxo domino Bastitae 

Claudio de Challcs roagistro hospitii 

L de Genost domino de Chilles 

Stepbano Morelli 

Pelro Bolo inerii magistro requestarum 
lohanne Lolterii thesaurario. 



120 



FILIBERTO I. 



Ad un regno agitato da fazioni uscite dalla stessa famiglia del prin- 
cipe succede un intervallo di reggenza torbido pure ed avvicendato di 
gravi pericoli. Principalissima parte vi tiene Giolanda di Francia, sorella 
di Lodovico xi , la quale, come già dicemmo, era tanto propensa agli 
affari del mondo quanto n'era alieno il duca Amedeo suo marito. Le 
antiche pretensioni dei principi cognati, i conti di Bressa, di Romonte 
e di Ginevra , si ridestarono più ardenti quando si trattò di contrastare 
l'esercizio della reggenza a Giolanda. Ben si può scorgere tuttavia dal 
primo dei documenti che seguono come essa si fosse avvalorata dell'auto- 
rità dei tre Stati nelT assumere la tutela e la reggenza , e come si pre- 
valesse dell'alleanza del duca di Milano che poco stante doveva diventar 
suocero al duca Filiberto di lei figlio. 

A rendere più complicata la condizione della duchessa contribuirono 
non poco l' inclinazione ch'ella aveva a congiungersi colla politica di Carlo 
duca di Borgogna, non che ardito, temerario capitano, e scaltrito prin- 
cipe, il quale l'adescava colla speranza di far sposare la sua figliuola al 
di lei primogenito, speranza che aveva posta innanzi a varii principi per 
interessarli a suo prò. 

Le aderenze di Giolanda ai progetti di Carlo di Borgogna l'avevano 
messa in diffidenza del di lei fratello Lodovico xi , che cercava di av- 
vantaggiarsi sullo stato dei duchi di Savoia. Ma Giolanda sapeva pure 
destreggiarsi anche tra i rigiri della politica tenebrosa di quel re, e Fi- 
lippo di Commines che li conosceva amendue scrisse di lei a confronto di 
Lodovico — Elle estoil très-sage et s'entrecognoissoient bien toiis deux (i). 
Nè men ci voleva per trarre a riva la nave del governo fra tante tem- 
peste. 



(1) Hémoiret — Ut. 5, ebap. 4 



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lai 

Come si è già osservato, quanto più i tempi sono difficili , e vacillanti 
le sorti dei principi , tanto più cresce d' importanza la rappresentanza 
nazionale ; onde non è maraviglia che sotto la reggenza di Giolanda ed 
il breve regno di Filiberto si moltiplicassero le adunanze degli Stati. Bensì 
è doloroso il vedere come per le dissensioni interne il paese fosse ridotto 
a farsi ligio al re di Francia secondo che si ricava dalle deliberazioni 
degli Stati generali tenuti in Moncalieri. 

Durante la minorità di Filiberto vediamo riconosciuto solennemente 
l'uso antico della libera votazione del sussidio, e rinnovate le norme della 
•■qua ripartizione del medesimo ; vediamo aperta all' influenza degli Stati 
la casa del prìncipe ; vediamo legazioni da questi mandate al re di Fran- 
cia per ottenere la libertà della duchessa e la sicurezza del dominio di 
Savoia. 

Fra i tanti curiosi accidenti che si frammettono nella storia di Lodo- 
vico xi re di Francia non ultimo è quell' episodio delle avventure di 
Giolanda , che confinata nel castello di Roures da Carlo di Borgogna , 
a' cui interessi essa aveva servito, venne liberata quindi per ordine del r«* 
da Carlo d'Amboise, signor di Chaumont. Leggasi intorno a ciò la rela- 
zione vivace ed acconcia che ne lasciò scritta, nelle sue memorie il Com- 
mines (i), ed odansi le parole di un nostro vecchio cronista, Giovenale 
d'Aquino, il quale discorrendo Tanno i^nS narra: Sic stantibus Philippo 
de Sabaudia domino Bressiae gubematore ( mandato in Savoia dal re di 
Francia ) dieta ducissa captila , et dieta secretorio Caburreto ( mandato 
dalla duchessa presso il re a chiedere soccorso ) detento apud regem , 
nobiles et communitates patriae Sabaudiae destinarunt ad praelibatum 
regem Francorum ambaxiatores perchè volesse liberar la sorella , reg- 
gente e tutrice del duca. 

Nello scorrere le vicende dei nostri maggiori avremo sovente a scor- 
gere che se ai Piemontesi mancò non di rado la fortuna, non mancarono 
per altro ad essi nè la virtù nè il coraggio; così Dio li conservi in teli 
elette disposizioni, a scanso dei pericoli che loro possono creare i nemici 
palesi ed occulti. 



(I) Lib. 5, c«p. 4 

iG 



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123 



1472 

Vercelli* — 11 oprt/w 



Acceptio UUelae Phdiberti t in publica conclone trium statunm 

patriae cismontanae (i). 



In nomine Domini. Amen. Anno a nativitate eiusdem sumpto millesimo quadrin- 
gentesimo septuagesimo secundo , indictione quinta , die vero undecima mensis 
aprili* , notum sit omnibus et singulis hoc praesens publicum instrumentum 
inspccturis , quod illustrìssima et serenissima domina domina Yolanl de Francia 
serenissimi et christianissimi quondam domini Karoli sentimi Francorum regis 
primogenita relictaque uxor quondam illustrissimi et excel lentissimi domini do- 
mini Amedei Sabaudiae ducis nuper defuncti ducissa Sabaudiae existcns in aula 
inferiore castri Vercellarum in o oscuro habitu viduali in praesentia reTerendi in 
Cbristo Patri* Domini Urbani Bonivardi episcopi Vercellensis necnon magni6ci 
consilii praelibati illustrissimi quondam domini et coniugis sui in quo siquidcm 
Consilio aderant magnifici et spectabiles viri domini Humbertus Chevrerii iuris 
utrìusque doctor cancellarius Sabaudiae, Petrus de Sancto Michaele praesidens, 
Antonius Championis praesidens cismontani Michael de Canalibus collateralis, 
Oldradus Canavoxii , et Dominicus de Advocatis advocati fiscaies etiam in utroquc 
iure doctores , et item in praesentia trium statuum patriae cismontanae, eccle- 
siasticorum scilicet nobilium et coromunitatum in eadem aula congregatorum. 
Super modo, forma et ordine regiminis illustrissim. domini Philibcrti moderni 
ducis Sabaudiae , domini nostri metuendissimi , necnon iliustrium et inclito- 
rum domi no rum Karoli et Iacobi Ludovici , ac iliustrium dominarum Mariae et 
Ludovicae de Sabaudia fìliorum et filiarum praclibatorum domini ducis quondam 
Amedei et dominae Yolant ducissac Sabaudiae iugalium, ac posthumi vcl posthumae 
ex ventre ipsius dominae ducissae nascituri vel nasciturae rogata et persuasa 
tribus diebus continuis in publica conclone dictorum trium Statuum ac etiam 
privata instanter et instantissime super acceptacione gubernio et regimine de 
qui bus infra, motaque exbortationibus atque requisì t ion i bus summa cum instantia 
factis tam per illuslrissimum et excellentissimum dominum Galeaz Mariani Sfor- 
ciam Vicecomitem ducem Mediolani , et sive reverendum et magnificos dominos 
Brandain de Castiglione episcopum Cumanum , Segremorum de Vicecomitibus 
militem, et Laurentium de Pessauro iuris utriusque ci oc to rem praefati illustrìssimi 
domini duci* Mediolani oratore» in praesenti actu existentes et vivae vocis ora culo 
in publica conclone praedicta roga n te s et requirentes praelibatam illustrissimam 
dominam nostra m nomine praelibati domini eorum ducis Mediolani affìnis et avun- 
culi praelibatorum fìliorum et filiarum pupillorum super acceptacione praemissa 
tuleiae, administrationis et regiminis; praecibus insuper multorum illustrìum et 
magnificorum virorum ilexa , qui omnes suprascripti muttas et varia* raciones 



(l) Da membrani originale disiente nell'irchmo di corte — Tuule e reggerne — mano J.n. 14. 



ia3 

adduxerunt et ostenderunt eidem dominae ducissa e propter qua» regimen , tu- 
tela m et gubernium personarura et honorum praenominatorum pupillorum susci- 
pere non recusaret, et maxime actento quod lex confidens de matribus tutelaci 
tiliorum prae caetcris illis detulit, et quod verisimile est et ipsi firmiter tenent, 
quod iustius, benigniti*, et buraanius ipsi , qui sunt subditi praelibali illustris- 
simi domini nostri ducis eius filai per cara cuius virtutes, bonilatem, prudentiam, 
benignitatem, iusticiam, aequitatem ab experlo noverunt, tractabuntur et guber- 
nabunlur quam per alium quemvis , qui non ipsos fìlios punillos ut se ipsum 
diligat, quemadmodum contingit in ipsa illustrissima domina ducissa, quae mater 
est et magis fìlios suos diligit quam seipsam , et consequenter eorum subditos, 
statura, bona et utilitates prae caeteris cordi, curae et amori habet. Supplicantes 
.lem uni et ite rum requirente» tres status praelibati sic et ubi , ut praemittitur 
congregati organo magnifici iuris utriusque docloris et militi* domini Guillelmi 
de Sandilliano, ut tutelam et administrationem , regimen et gubernium persona- 
rum et honorum praenominatorum liberorum suorum suscipere et nulli alii di- 
inittere, commiltere vcl relinquere vellet, insoi'is ipsis tribus stalibus. Actendens 
igitur practibata illustrissima et serenissima domina ducissa magnam instantiam 
raagnasque suasiones et rationcs suae excellentiae sic ut praemittitur propositas ; 
considerans etiam amorem et dileclionem , quibus magnopere afficitur filiis et 
iiliabus suis praefatis teneribus, dubita ns ne Deum offenderei si ipsos derelinqucret, 
ncque nescia quod dieta tutela eidem prae caeteris deffertur ; cum nullus amor 
su pere t patemum et maternum et ita ne videa tur suos et praelibati quondam do- 
mini ducis viri et coniugis sui liberos pupillos deserere, licei esset creditrix ipso- 
rum, ut dixit, et de iure non tencatur assumere tutelam nisi veliti sed pocius 
volens eos tue ri, deffendere, regere et gubernare prò posse suo non vigiliis parcendo 
neque laboribus et cum bono auxilio et Consilio patriae suae; prius tamen prole- 
stando in principio, medio et fine praesentis actus ut sibi salva sint sua iura et 
quaecumque actiones tam suae dotis, quam dolalicii et aliorum honorum mobilium, 
immobilium sibi datorum et donatorum tam per illustrissimum quondam dominum 
Amedeum primum ducem Sabaudiae eius avum et dominum Ludovicum ducem Sa- 
baudiac, socerum suum, quam per praefatum illustrissimum dominum Amedeum 
ducem eius quondam consonerei. Quibus iuribus et actionibus per hunc vel alium 
quemeumque actum nullatenus praeiudicare intendit, constituta inquam corani prae- 
norainato domino Urbano antistite Verccllcnsi cui se submisit in hoc casu, cum non 
habeat praesentiam serenissimi domini imperaloris superioris diclorum liberorum 
suorum et in praesentia magnifici et venerabilis consueti oonsilii residentis cum 
praelibato quondam domino nostro domino Amedeo duce Sabaudiae marito suo. Qui 
siquidem dominus Vercellensis episcopus eandem serenissimam dorainam Yolant 
ducissam Sabaudiae volentem et propter praedictas preces suasiones et exhortationcs 
ac rationes acceptantem declaravit praelibali illustrissimi domini nostri domini Mu- 
li berti duces Sabaudiae aliorumque filiorum el fìliarum suarum praenominatorum 
ci praenominatarum ac poslbumi seu posthumac tutricem , gubernatricem et 
udminislratricem sibique decrevit administrationem huiusmodi tutelae seu li- 
ccntiam administrandi. Promisi t igitur ipsa illustrissima et excellentissima domina 
Yolant ducissa Sabaudiae mater et tutrix praelibata nobis notariis et secreUriis 
infrascriptis vice et nomine praelibati illustrissimi domini nostri domini Philiberti 
ducis Sabaudiae et aliorum supranorainatorum filiorum et fìliarum ac poslbumi 
seu posthumae, omniumque et singulorum , quorum interest et interesse poterit 
quomodolibet in futurum stipulantibus , et recipienti bus, et corporei iter hi re vi t 
ad sancta Dei evangeli» persona» et bona di et oro in domini ducis et aliorum fi- 
liorum suorum et fìliarum pupillorum el pupillarum ac posthumi seu postbumae 
bene legaliter et iuste gubernare, regere, deffendere et tueri , omniaque et sin- 
gula utili,! ipsis illustrissimo domino nostro duci Philiberlo et praefatis aliis suis 
mustribus filiis et fìliabus Tacere el agere et inutilia praetermitlere; et eos indef- 
fensos et eorum bona indeffensa non relinquere, ipsorumque persona», res et bona 



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ad commodum et militateti) bona fide custodire et serrare; et inTentarium debìtum 
de bonis ipsorum Tacere; et administrationia suae rationem tempore debito reci- 
dere cum integra rcsiduorum rcsignacione et restituitone, ita tamen quod se m per 
uti valeat Tentate. Renuncians prae libata illustrissima et serenissima domina du- 
cissa mater et tutrix praefata Vellevano senalusconsulto, secundis et aliis nuptiis 
et omiii alii legum et iuris ausilio; certificata in praesentia quorum supra de 
disposinone dicti senatusconsulti et iurium praedictorum. Et promittens et re- 
nuncians ut supra sub hypotheca et obligatione omnium et singulorum honorum 
suomm quoruincumque de ipsis iuribus praedictis et beneficiis piene certificata 
ut supra. Et mandato ac requisitionibus praelibalae dominae nostrae ducissac 
tutricis, ac prò ea extiterunt fideiussorcs et promise runt sub ea conditionc , de 
qua supra, videlicet, quod ipsa illustrissima domina ducissa buiusmodi tutelam, 
administrationem, regimen et gubernium nulli alii dimittet, committet, rei re- 
linquct, reverendi in < .li risto Patres, domini : lohannes de Parella Yporegiensis, 
Iohanncs de (kunpeaio Tbaurinensis , Urbanus Bonirardi Vercellensis episcopi , 
lacobus de Adrocatis minister Sancti Andrcac Vercellensis, lohannes de Lignana 
praepositus Sancti Christofori Vercellensis , et Antonius Lamberti decanus Sa- 
baudiae. 

Necnon illustres magnificique, spectabiles et egregii domini : Franciscus comes 
Grueriae marcscallus Sabaudiae , lohannes de Levys comes de Villars, Aotelmus 
dominus Miolani, Richardus comes Crescentini , Amedeus dominus Viriaci, Hugo- 
ninus dominus Cardeti , Antonius de Orbaco gubernator Niciae , Bonifacius de 
Caslignoliis armorum capitaneus , Glaudius de Challes praesidens camerae com- 
putorum , Dominicus ex coraitibus Plozaschi condominus Ayraschae , Mattheus 
de Confaloncriis capitaneus Sanclae Agathae , Georgius de Solerlo condominus 
Villaenovac , Dominus Ambroxius de Vignate utriusque iuris doctor , Gotofrcdus 
ex comitibus Sancti Martini ex dominis Strambini , lacobus dominus Dynonc 
magister hospicii , Dominicus de Proranis , Michael ex dominis Ripaltae , Ludo- 
vicus dominus Aranchiaci , lacobus de Proranis ex dominis Laynici , Carolila de 
Caqueranis dominus Rochae , Georgius Trucheti iuris utriusque doctor et miles, 
Rutiinus de Murris (inanciarum generalis , et lohannes Loctcrii tbesaurarius Sa- 
baudiae generalis. 

Et insorti m quitibet principaliter et in soliium bona ipsorum quaecumque et 
cuiuslibet ipsorum praesentia et futura propterea specialiter et expresse obli- 
gando et hypothecando. Renuntiantes et quibbet ipsorum renuncians legi dicenti 
principalem prius fore conveniendum quam fideiussorem , epistolae diri Adriani 
coti, de fideiussoribus , cedendarumque et diridendamm actionum beneficio, et 
omnibus aliis iuribus canonicis et cirilibus, capitulis, statutis, indullis, pririle- 
giis, patriaeque et locorum consuetudinibus ac aliis omnibus, quibus contra prae- 
missa rei ipsorum aliqua se iurare poasent, quomodolibet rei tucri, maxime iuri 
dicenti, generalem renuntiationem non ralere nisi praecesserit specialis, firmantes 
eorum buiusmodi promiasionera , obligationes , ypothecas et renunciationes per 
iuramenta sua ad sancta Dei erangelia corporaliter , tactia acripturia , praeslita. 
Saepefata vero illustrissima domina nostra ducisaa praenominatos eius fìdeiusaorea et 
ipsorum quemlibet indempnes propterea aerrare promisit paritcr et illaesos, sub 
rinculo iuramenti, obligationibusque et renuntiationibus superius primo praestitis. 
Demura huic actui legitimo suam interpoauit auctoritatem et decretum praefatus 
rererendus dominus llrbanus episcopus Vercellensis , cuius iurisdictioni quoad 
hunc actum se stibmisit praefata illustrissima domina ducisaa et praefatum ma- 
gnificum ducale consilium residens separati tu et divisim : prout melius, ralidius 
fft eflìcacius (ieri polest , singula singulis debite re ferendo. 

Acta fuerunt haec in castro civitatia Vcrccllarum , in aula inferiore ipsius castri 
et in publica conciono dictorum trium statuum patriae cismontanae, praesentibus 
rercrcndo et magnificia apectabilibus<pie et egregi is riria Branda de Caatigliono 
episcopo Cumano , Segrcmoro de Vicccomitibua milite , Laurentio de l'essa uro 




135 

doctorc et milite praenominatis, et Antonio de Apiano ambassiatoribus praelibati 
illustrissimi domini duci Mcdiolani , lobanne Chabodi domino Excherenae , Vau- 
tcrio de Chignino seti tiferò scutiferiae, lofredo de Riparolio ex comilibns saneti 
Martini, Antonio de Foresta, lacobo de Verbosio, Dominieo de Provanis condo- 
mino Lagnici , et pluribus aliis testibus ad praemissa vocatis et astantibus. De 

Sibus iussum et prò forma rogatum extitit per nos notarios et secretarios in- 
scriptos fieri publicum instrumentum, et tot quot fuerint opportuna eiusdem 
tenoris et dictamine sapientis 

Et ego Antonitis lacobus de Puteo civis Tbaurini publicus imperiali auctoritate 
notarius et praelibatae ducalis excellenciac Sabaudiae secretarius praemissis omni- 
bus et singulis dura sic, ut praemittitur, agerentur, et fìerent una cum praeno- 
roinatis testibus pracsens fui vocalus, et rogatus prò forma hoc publicum instru- 
mentum recepì cum egregio collega meo 6tibsignato, indeque manti propria me 
subscripsi et signavi in testimonium veritatis ac omnium et singulorum praemis- 
sorum. 

De Puteo. 

Ego etiam lacobus Lamberti de Chamberiaco praelibatae ducalis Sabaudiae 
celsiludinis secretarius ac imperiali auctoritate notarius praemissis omnibus cum 
testibus supranominatis affui , bocque publicum instrumentum cum egregio col- 
lega meo praesignato rogatus recepì, subscripsi, signoque meo. solito signavi in 
testimonium Tentatis. 

Lamberti. 



1473 



Vercelli* — 5 aprili*. 



Acta congregationis staluum patriae cìsmontanae (ì). 



Hic inferius contincnlur ea que congregati Vercellis prò patria ducali cismontana 
supplicant sibi confirmari et in quantum expediat de novo concedi per illustris- 
simam dominimi nostrani ducissam Sabaudiae matrem tutricem et tutorio nomine 
illustrissimi principia domini nostri domini Philiberti Sabaudiae ducis. 

Et primo quia de antiquissimo more et consuetudine semper fuit et est quod 
subsidia et dona quae consueverunt largiri per patriam cismontanam consueverint 
per tres status ipsius patriae concedi et largiri ac inter se dividi prò rata cuius- 
cumque loci et cligi consuevit receptor qui sit de patria cismontana. Et nuper 
praedictae illustrissimac dominae noslrae ipsius legati aceesserunt ad sequentia plura 
loca dictae patriae separa ti m petentes et requirentes certam quantitatem sub no- 
mine subsidii seu doni florcnorum quinquaginta millium conlra morem solitum, 
ipsi sic congregati optante» veterem patriae consuetudinem observari de comuni 



(I) Dall'inferno dell, città di Monclieri. 



126 

consensi! omnium contenti sunt dicium donum gratuitum lirgiri. Ita tamen 
quod pracfala illustrissima domina nostra declaret ipsam talem concessionem 
modo quo facta fuit fuisse et esse nullam , et hano largitioncm huius congrega- 
tionis acceptet tanquam nunc factam ab eadem congregatione divide n d un et 
taxandam per deputando» a dieta patria iuxta taxam doni dati clementissimo do- 
mino nostro Legato (1) anno millesimo quadragesimo nono, et iuxta taxam novam. 
In quo gratioso dono florenorum quinquaginta millium includantur omnes etiam 
praetendentcs se Tore exemptos et tpsos sic exemptos praefata illustrissima domina 
nostra acceptet prò bonis , et conveniat ac promittat deinceps in buiusmodi ca- 
sibus et similibus maxime in subsidiis et donis concede ndis nichil Tacere Tel 
attemptare nisi mediante et praecedente con vocatione trium slatuum dictac patriae 
simul congregandomi m prout moris et consuetudinis est solvendo rnodis et 
formis ac lerminis infrascriptis, videlicel quod nullus compellatur vel astringalur 
ad se oblicandum prò solutione dicti doni in manibus alicuius campsoris, merca- 
toris vel alterius cuiusvis personae, sed sufficiat solvere in manibus dicti recepto- 
ris et solutio dicti doni fiat ad rationem grossorum viginti septem cum dimidio 
prò singulo ducato ac tantum valeat ducatus et de moneta currenti in patria 
secundum cursum valoris ducati et monetarum currentium in locis ( in quibus ) 
solvere debentur. Ita tamen quod cursus dictorum ducalorum et monetarum 
non possit augeri vel minui, quodque diclus receptor teneatur et debeat quicta- 
tiones et confessione» faccre opporlunas sine consta. Et quia ante hodiernum 
diem ut saepe dicium est abquae communìtates annuerunt et largitae sunt 
dictum donum et fuerunt his quae largilac sunt factae aliquac conventiones et 
pacta non intelligatur per praesentem largitioncm et concessionem quantum ad 
conventiones particula res cis factas ipsis conventionibus particularibus deroga - 
tum et ipsae sint salvae. 

[{esportato. Acceptatur more consueto et citra praeiudicium donum, et particu- 
larcs fiant literae ne trahatur in consequentiam et quod ex libcratitate con- 
cessum est et non ex debito. Et generales litteras restituendi particulariter con- 
cessas (2). Et solvatur donum in terminis paschae et nativitatis Domini Nostri 




Secundo. Quod praefata illustrissima domina nostra aboleat et remi Ita t quas- 
cumque poenas et mulctas per nobile», communitates, homines et singulares ea- 
rundem usque in bodiemum incursas occasione fortaliciorum et subsidiorum ac 
donorum. 

Responsio. Placet illustrissimae dominae gratificari patriae et abolere ac remit- 
tere poenas de quibus in hoc secundo capitulo, quas abolet et rem itti L 

Portone rii. 

Tercio. Quia per commissario» ab illustrissima ducali Sabaudia dominalione et 
eius magniTicis consiliis deputalos multa innovantur dietim, attendenles congre- 
gati in dieta congregatione quod de iure communi et ex forma convenlionum , 
et franquixiarum patriae cismonlanae aboleta est observanlia comm'issariorum, et 
ordinatum est quod omnes causac tam criminales quam civiles saltem in prima 
instancia debeant tractari coram ordinariis. Supplicant quod praclibala illustris- 
sima domina nostra observari faciat Tranquixias et liberlales super praemissis 



(1) Qni ti allude ad Amedeo viti, quo liticalo Legato dopo la cita rinuncia al pontificalo, perchè 
alla dignità confortagli di cardinal decano , e >e«covo di Sabina aggiungeva I* oficio di Legalo 
a lattrt nei paeai del «uo avito dominio dipoi patsaii alla iua obbediema. 

(») Il testo è scorretto: probnbilinenle a intende per et gtntralu lilttmt rtttiuuntm parùcula- 
ribui conccisae. 



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s 



137 

concessa» toti patriae ac etiam singularibus , nobilibus et comunitatibus iuxta 
ipsarum formam. 

Reiponsio. Placet illustrissimae dominae nostrae quod franquixiae et libertates 
observari mandenlur et observentur. 

Portonerii. 

Quarto. Quod ubi et quandocunque continget casus examinum fiendorum in 
causis Yertentibus coram dictis magnifici* consiliis ducalibus rei sumptionibus 
aliquanini informationum civilitcr criininaliter aut mixtim quod in commissio- 
nibus quibu6cumque nominentur et describantur commissarii ultramontani et 
citramontani ad peticionem examinari Tacere volentium. Et pari ter intelligatur 
de adiunctis. Qui commissarii et adiuncti ad extensum dieta testium ponere et 
scribere debeant coram testibus dum deponent et attestationes completas sub- 
scribere, signare et sigillare ante forum recessum ab examine seu loco examinis. 
Et quod prò pensione et salario ipsorum exigere possili t dumtaxat ipsi com- 
missarii secundum morem, stillum et roetam usitatos in patria ducali cismontana 
et prò copiis sottendi* causarmi) crrilium et crìminalium secundum taxam de- 
cretorum ducalium et non aliarum nec ultra. Quodque sine difficultate expe- 
diantur acla et l'iterar commissionis litigantibus in secretaria sigillo et contra ro- 
tulo prò ipsis commissionibus exequendis. 

Betponsio. Illustrissima domina vult et concedit quod fìat ut petitur. 

Portonerii. 

Quinto. Quia in non modicum rei publicae et persona rum litigantium cedit 
detrimentum unio secretariorum illustrissimi domini domini nostri ducis et eius 
magnifici consilìi residentis requiritur quod ipsa unio penitus revocetur et an- 
nullctur. Quodque praelibali domini nostri secretarii non restringantur sed ha- 
beantur ipsi secretarii tam de patria cismontana quam ultramontana in numero 
sufficienti et acquali prout illustrissima domina nostra pi ai libata anno proxime 
fluxo de mense aprilis ad requisitionem ipsorum trium statuum annuit et con- 
sensit ipsis tribus statibus, nec astringantur ad contribuendum in bursa communi 
sed omnibus sit libera facultas exercendi officium et acta ac litteras expediendi 
dummodo sint boni homines litterati et experti secundum dispositionem statuto- 
rum ducalium. 

Reapotuio. Illustrissima domina nostra vult quod fiat ut petitur. Addito quod de- 
pulabit sex secretarios qui se immisceant de patrimonialibus et fiscalibus. Alii 
vero minime. Nec intendit illustrìssima domina nostra augerc numcrum secre- 
tariorum ultra duodecim. 

Portonerii. 

Sexto. Quia tota patria haec cismontana noviter coepit multas vexationes babere, 
undique propter satellites et assassinos in ea pullulantes fiunt scendala in occi- 
sionibus bominum rapttbusque mulierum, depraedationibus domorum, furtis diurnis 
et nocturnis, sit et tam deventum ut quilibet etiam lenis homo sibi vindicet ius 
magistratus, imo quodam modo ius principati^ usurpet. Dignetur ipsa illustrissima 
domina provider*- quod nullus qui non »it nobilis bonae oonditionis et famae aut 
homo proba lae vitae andeat arma portare, quodque omnes satellites et assassini ac 
scandafizosi homines expellantur per ofhtiales, nobiles et communitates de patria 
hac cismontana . et statuatur eis terminus recedendi . quo lapso possint impune 
capi ut i Listiti j fiat de eis, quodque etiam [quilibet) raptores virginum, viduarum et 
aliai uni mulierum nocturnos et diurnos principaliter apud quem execssus talis 
committit impune possi t occiderc si et casu quo comode capi non possent et ad 
defensionem se ponant. Et prò talium scandalorum executione ficnda licilum sit 
tam diurno quam nocturno tempore campanas pulsare facerc et vicinorum con- 



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ia8 

gregationes ad ipsorum scelerum , thuitionem ad singularum personarum defen- 
sionem et preservationem. 

Responsio. Fiat ut petitur in casibus de quibus ibi ni.si dolose procederei oc- 
cisio; et officiales locorum sub paena indignationis ducalis et viginti quinque libra- 
rum fortium teneantur observare et exequi praesens capitulum cum citius fue- 
rint requisiti Tel casus accidat ci fi.mt lilerae universi» offitiariis mediatis et im- 
mediatU ac nobilibus quod lenone* , rebaldos et talea facinoroso» homines malae 
condilionis et fatnae rcpellanl infra tres die» post praesenlationem y post quos 
si reperiant cos capiant, incarcerent et puniant et fiant literae revoca tionis sal- 
vorum conductuum et aliarum si qua e sint concessa e talibus facinorosis ut ex 
uunc revocanlur. 

Portonerii. 

Septimo. Quia patria non intendil se habere nisi unum principem et dominum, 
illustrissima domina nostra adhibeat meni una quod alius quam ipsa nullatbenus 
in patria singularìter rei universali t.r dominetur prout ipsa domina nostra pa- 
n-i. n- suac postulanti promisit et iuravit quod non debeai aliqua civitas oppidum 
vel castrum receplare aliquem cum numero gentium, quibus adreniente tumultu 
aliquo facile obviari non possit, nisi seoundum pacta et conventiones ac bonac 
consuetudines nobilium, communitatura ac singularum personarum. 

Responsio. Vult et praecipit illustrissima domina nostra quod nulla civitas 
castrum vel oppidum debeat receptare queravis cuiuscunque gradus status aut 
praeheminentiae existat cum armis sine literis mandato expresso ipsius illustris- 
siraae dominae nostrae. Et ne fiat sub poena rebellionis inhibetur et prohibet ne 
alicui obedienlia praeslelur nisi ipsi et depulalis officialibus et cum literis ab 
eadem sub eadcra poena fiant proclamata de praedictis et literae opportunae. 

Portonerii. 

(tataro. Quod nullus commissarius possit vexare sub colore praetensae usurae 
aliquem et nobilem, burgensem, villicum vel mercatorem aut allerius condilionis 
hominem nisi sit notorius et manifestus usurarius. 

Responsio. Contentalur illustrissima domina nostra ut in capi mio; addito quod 
si procedatur contra aliquem de usura diftamatum vult secreta fiat informatio 
antequam conlra diffaraatum publice procedatur supra roce et fama per non 
suspectos. Et quod antequam ordinarli Tel commissarii procedant ad alios actus 
inventarli seu reductionis honorum ad mani» ducales aut alios actus executivos 
deferantur prius informationes consiliis ducalibus seu alteri ipsorum citramon- 
tanorum et debite Tisitenlur ut inde possit boneste provideri. 

Portonerii. 

Nono. In genere petuntur obscrvari franquixiae, libertates , conventiones , im- 
munitates, sta tu la et antiquae consuetudines concessae nobilibus et coromunitati- 
bus dictae patriae tam in generali quam in particulari. 

Responsio. Obsenrenlur iuxta earum formam. 

Portonerii. 

Decimo. Quod prò praemissis omnibus fiant literae in genere, et in speciali sine 
constu aliquo I lici ai uni et sigilli , exceplo unico. 
Responsio. Fiat de sigillo et literis sine conslu 

Portonerii. 



129 

Yolant primogenita et soror christianissimorum regum Franciae, ducissa Sa- 
baudiae, tutrix et tutorio nomine illustrissimi prìncipis iilii nostri carissimi Phi- 
liberli ducis Sabaudiae , Qiablaysii et Augustac , Sacri Romani imperii principis 
Ticariique perpetui, marcbionis in Italia, principis Pcdemontis, Niciaeque, Verccl- 
larura ac Friburgi domini. Universi» moderni» et posteris serie praesentium fìat 
manifestum. Quod cum in bis exequi is actibus et cerimoniis lugubribus in bac 
civitate Vcrcellarum nuperrime factis ob memoriam et salutem animarum illuslris- 
simorum quondam bonae et felicis recordationis dominorum Ludovici ducis et Annae 
ducissae Sabaudiae coniugum ac etiam domini Amedei ducis Sabaudiae domini et 
consorti* nostri praecordialissimi animae quorum requiescant multi nobiles et alii 
notabiles patriac huius cismontanae convenerint elassueverint condolentes nobiscum 
et cum cut uni oblationibus amplissimis decorantes exequias ccrimonias et alios 
actus sic ut praefertur factos tribus diebus continuis sic ostendentes amorem 
immensum quem et gesscrunt et semper habent erga eorum dominos et prin- 
cipe» retroactos nosque ac illustrissimum filium nostrum amantissimum Phili- 
bertum ducera Sabaudiae praclibatum cuius tutelam et administrationem ut prae- 
mitlitur gerimus. His vero sic peractis prò quibus maxima» gratias agimus omni- 
potenti Deo et ipsis fidclibus salutiti», nobis fuerit humilitcr suppliCatum parte 
eongregationis cismontanorum praedictorura ut licentiam eisdem impartiri et con- 
cedere dignaremur se se congregandi ad inviccm prò certis negotiis tractan- 
dis honorem et utilitatem nostros ac praefati Iilii nostri diclacque patriac cis- 
montanae vebementer concernentibus. Impartita autem per nos huiusmodi liccntia 
post multos scrmones inter se te babilos tandem de communi et unanimi con- 
sensu ac dcliberationc pracnominatorum sic congregalorum repraesentantium ma- 
iorem partera tam nobilium quam communitatum totius patriac praedictae cismon- 
tanac, oblata et exbibita fuerunt nobis capitula decem numero quorum tcnor de 
verbo ad verbum praesentibus est subiunctus. Supplicando huiusmodi capitula 
per nos concedi duratura et observatura in vim legis et privilegii. Ecce quod 
nos agnoscenles et pluriraum caripendentes studium liberalitatem devotionemque 
obsequendi dictae patriae cismontanae in his omnibus quae sunt honoris laudis 
augumenti et conservationis status praefati iilii nostri et aucloritatis qua fungi - 
mur, nichil magis cupientcs quam gratifìcarì et morera gercre iustis ac honcstis 
requisitionibus dictae patriac cismontanae, capitula practacla de verbo ad verbum 
coram nobis legi et vulgarizari fccimus praesentibus et astantibus magnatibus et 
consiliariis nostris infcrius nominalis ac aliis pluribus cum quibus re discussa , 
et mature inlellecta ac deliberato Consilio praecedentì, decrevimus et dignum pu- 
tavimus practactac congregationis supplicationi factae parte nobiliura et communi- 
tatum ac singularum personarum patriac cismontanae benigne et gratiosc annucre. 
Ex nostra igitur certa scicntia et sufficienti, ut praefertur, dcliberatione praehabita, 
tutorio nomine praefati iilii nostri ac prò codem (ìlio nostro duce suisque hacre- 
dibus et sucecssoribus quibuscumque acceptamus, concedimus, indulgcmus, dc- 
claramus, remiltimus, annullamus, et observari, cridari ac fieri iubemus et man- 
damus imperpetuum, singula singulis referendo, prout et quemadmodum in fine 
nuiuslibet dictorum capitulorum responsum est et scriptum legitur. Addu- 
ccntcs poenam centum librarum fortium a quolibet contrafacientc et seu non 
obtemperante auferenda et fiscali aerario irremissibiliter applicanda. Et nichilomi- 
nus irritum et inane decernimus quicquid in contrarium fieri vel attemptari 
contigerit directe vel per indirectum tacite vel expresse. Promitlimus insupcr in 
verbo rectae principis bona fide nostra ac prò nobis dictoque (ilio nostro et suis 
hacredibus ac sucecssoribus universis concessiones , declarationcs , tnhibitiones , 
ordinationcs, annulla lioncs, poenarum remissiones ac alia omnia et singula conten- 
ta* et declaratas , contenta et deebrata ac descripta in pede cuiuslibet dictorum 
capitulorum ac etiam in ip*is capitulis iuxta mentem dictarum rcsponsionum ha- 
bere et tenere ratas et grA .. v .l per quosvis officiarios , commissarios et alios 
quorum intererit observari facere ad unguem sine oppositione aut difficultate 

'7 



i3o 

ulla; etiam non obstantibus quibuscumque literis et mandatis in conlrarium forte 
conecssis et inadvertenter concedendis , quibus penitus et omnino derogami» et 
derogatimi esse rolumus. Praecipientes dilecto fedeli secretano nostro Anthonio 
lacobo de Puteo subscripto qooa has et alias literas 6uper his opportunas et ex 
ilictis responsionibus factis ad praementionata capitula dependentes ad opus no- 
bilumi, communitatum et singularum persona™ m dictac patriae cismontanae tradat 
et expediat inde sigillandas per cancelli. riunì Sabaudiae subnominalum indifficul- 
ter et sine constu quocumque. In quorum omnium testimonium easdem praesen- 
tes litteras duximus conccdcndas. Datas Verccllis die quinta mensis apriìis anno 
domini millesimo quatercenlesimo septuagesimo tcrlio. 

Per dominum praescntibus domini* 

Humberto Cheurcrii cancellano Sabaudiae 
Claudio de Seyscllo man scallo sabaudiae 
Iohanne de Lctìs comite de Villars 
lacobo comite Montis Maioris 
lobanne domino Tborentii 
Antelmo domino Miolani 

Petro bastardo de Aquis magno magistro hospilii 

Glaudio de Challes praesidente computorum 

Petro de Sancto Michael* praesidente 

Ludovico de Aranchiaco Magistro hospitii 

Dominico condominus de Ayrascba 

Matbaco condomino Badaloqui 

Michaele de Ripalta 

Gcorgìo de Solerio 

Dominico de Provanis 

Michaele de Canalibus 

Marco de Vastamiliis 

Oldrado Canavoxii adtocato fiscali 

Rubino de Muris generali 

Iohanne Loctcrii thesaurario. 

Petro de Puteo. 



Portonerii- 



Kxpeditae ad opus communitatis Montiscalcrii. 



i3i 



1173 



Taurini et Mowtisc/ilerii — i mariti. 



Acta trituri statuum patriae cismontanae (i). 



Yolant |>rimogenita et soror chrìstianissimorum Franciae regum ducissa Sa- 
baudiac tutrixque et tutorio nomine illustrissimi principis filii nostri carissimi 
Philiberti Sabaudiae ducis Chablavsiique et Augustae, Sacri Romani Imperii prin- 
cipis, Ticariique perpetui, marchionis in Italia, principis Pcdemontium, Niciaeqm- 
Vercellarum ac Friburgi etc. domini. Lacessita nuper a Bcrnensibus et eoruni 
sequacibus qui nulla praecedente diflìdencia nullis provocati iniuriis hostiliter et 
de facto patriam Vaudi excurrere attemptarunt ; et cast rum Birlenis feudi et 
superioritatem d'ioti filii nostri interceperunt , continuas et atroces minas infe- 
rendo (S), fecimus congregari tres status huius patriae cismontanae a quibus tam 
in civitate Taurini quam novissime in hoc loco Montiscalerii congregala et prac- 
raissis eisdem cxposilis cxercitum gencralcm peliimus. Aut loco eiusdem dccem 
raillia peditum stipendiatorum et satisfaclorum prò duobus sallim mcnsibus ad 
delfensioncm status et patriae dicti filii nostri, lpsi autcra tres status dixcrunt et 
allegarunt sese ad praemissa minime teneri stantibus conventionibus, libertatibus. 
franchisiis et consuetudinibus dictae patriae cismontanae. Et tandem expositis pc- 
nuriis et aliis oneribus quibus dieta patria gravata est nobis obtulerunt triginta 
millia fiorenorum solvendorum videlicet medietatem in proximo festo beati Mar- 
tini yemalis. Residuum illinc ad unum annum immediate sequuturum. Quibus 
mediantibus eisdem concedere dignaremur capitula inferius descripta cum de- 
claracione quod huiusmodi donum graciosum non possi t ad aliquam trahi con- 
sequenciam indebitalo et factum intelligatur liberaliter et ex mera liberalitatc 
citraque praeiudicium et derrogationem conventionum, privilegiorum, franchisia- 
rum, concessi, imiiii et immunitatum dictae patriae cismontanae. Nos igitur optimum 
animum et sincerara voluntatem , etiam onera et sarcinas dictae patriae palam 
cognoscentes dictum donum triginta millium florcnorum generaliter super tota 
patria cismontana nemine escluso solvcndum et in terrainis suprascriplis et ultra 
hoc duo raillia florenorum quod ultra dictos triginta millia donavtrunt illuslris- 
simis liberis nostris Philiberto duci et Carolo fratribus solvenda in dicto primo 
termino beali Martini yemalis citra praeiudicium tamen francbisiarum, libertatum. 



(1) Dall'archivio della città di Moncalieri. 

(8) Anno 1475 Carolus dux Bnrgundiae , capta patria dicti dacia do Lorrena , quia Teutonici , 
Bernensea, et Priburgcntca fecerant quoddam oltragium illustri domino lacobo do Sabaadia domimi 
Rotondi Munti? , et patriae Vendi qui cnm eodem dnce Bnrgundiae erat , habendo diclna dux 
Burgundiae magnani armatam altra octnaginU millia tam eqaitorum qaam peditum , cum quo 
duce temper erat in armi» diclna illustri* lacobus de Sabaudia mandavit contra dictot Teutonico* 
ipeos diffidari , qui tic diffidati cucurreruul tolam illam patriam Vaudi , et acceperant ac asiaclia- 
raanarunt, et igne combutta fnit. 

inventi, de Aquino : chr onice = inter monumenta hittoriae patriae tutu. 3. 



i3 3 

concessionum, convcntionum et privilegiorura dictae patriae. Ac etiam in ri uni «lieti 
iilii nostri graciose modo oblato acceptavimus et acceptamus et dieta capi tu la 
prout in eisdem et responsionibus in (ine cuiuslibet ipsorum descriptis dictae 
patriae cisraonlanac et postcritali ciusdem tutorio nomine dicli iilii nostri ac prò 
ipso filio nostro duce suisque bcredibus et snecessoribus quibuscumque damus 
et concedimus per praescnlcs. 

Tenor capitulorum et respensionum. 

Primo. Quia tam per magnificos dominos marescallos qua ni quosclam alios com- 
ini.ssarios et dictae patriae locorum officiarios ordinarios tuerunt moniti nobiles et 
communitatcs ac singulares personae dictae patriae sub formidabili bus pocnis ad 
fortifìcandum loca castra passus et villas dictae patriae monstrasque fàcicndum 
modis, formis, ordinamentis et temporibus limitatis per ipsos diversimode. Et etiam 
Tuerunt factae iniunctiones ut ipsi nobiles, communitates et homines sibi provi- 
derent de armaturis artigleriis et municionibus termini» et temporibus statutis 
quod factum non fuit sequutis infortuniis, tempestatibus et aliis oneribus in dieta 
patria etiam quia subsidiis subvenerunt illustrissimis domini» principibus deffunctis 
et cxcellentiae vestrae sic quod bactenus non poluerunt nec praesencialiter possnnt 
ideo 8upplicant dominacionem Testram quatenus ip6Ìs nobilibus , coramunttatibus 
et singularibus personis tam coniunctim quam divisim omnes poenas forte occa- 
sione praemissorum commi ssa s quomodnlibet et quovismodo etiam dictorum sub- 
sidiorum in tempore non solutorum. Et eis tcrminum congni um et possibilem 
dare ad providendum in praemissis cum facultas et habilitas aderii eis tollendo 
ipsis nobilibus , communitalibus et patriae expensas. Ita quod ulterius non fati- 
gentur laboribus commissariorum. 

Responsio. Illustrissima domina nostra remi Hit eis poenas hactenus commissas ita 
quod in futurum observent ordinamenta et exequantur imposita et commissa 
infra tres annos proxiraos ita tamen quod ordinamenta facta circa prorisionem 
armorum infra annum exequantur. 

Sccundo. Quia a certo tempore cura certi commissarii deputati ad recipìen- 
duni recogniciones nobilium et communitatum dictae patriae raolcstant ipsos no- 
biles et communitates ad exhibendum infeudationes privilegia et pacta primo 
loco cum illustrissimis progenitoribus, comitibus, principibus et ducibus Sabaudiae 
factas. Nec non ad recognoscendum spcciBcc et dislincte quod insolitum palriae 
videtur et potius ad implendum bursas commissariorum quam principis supplicant 
praelibatae illustrissimae dnminacioni vestrae ut dignelur mandare ipsos nobiles, 
communitates et patriam se esse velie et mancre ut fucrunt et sunt quaecuroque 
in corum praeiudicium per dictos commissarios attentata revocando et quia ipsi 
novi commissarii artarc videntur eas patrias sive nobiles et communitates quae 
de proximo in aliis commissariorum manibus ipsas recogniciones fcccrunt man- 
dare cos in pace dimitti. 

Responsio. Illustrissima domina nostra mandat nobiles et communitatcs quae de 
proximo recogniciones fccerunt ullerius contra formai» statutorum non molcstari. 
Ab aliis vero recogniciones recipi iuxta formam iuris et statutorum ac francbisia- 
rum iubet. Quod ccnsclur non denegandum quia nemini iniurìam facit. 

Tercio. Quia nonnulli commissarii ac multac ac diversae personae diversimode 
per patriam ducalcm accedenles iniungunt nobilibus, communitalibus et singula- 
ribus personis sub formidabilibus pocnis potissime indignacionis ducalis mulctaruni 
pocnalium et confiscacionis honorum ut accedant ad carragia victualia cuiusvis 
generis et alia onera quae eis imponuntur diversimode quod cedit in praeiudicium 
dictae patriae et quod est contra stilum et ino rem solitum in s'imibbus. Et cum 
nostra patria scraper fuerit paratissima servire illustrissimae dominacioni praedictac 
in eidem palriae possibilibus. Supplicant in praemissis inhiberi quibuscumque 



i33 



Tacere talia attentantibus in praesentiarum ne in futurum ad lales iniunctiones 
procedant cassando et annullando quascumque pocnas imposilas. 

Responsio. Cassantur poenae quaecumque et abolenlur et inhibetur prò futuro 
universis commissariis. 

Quarto. Supplicant praelibatae illustrissimae dominationi nostrae ut dignetur 
tollere et annullare quascumque poenas imposites et declaratas contra quoscum- 
que de patria antedicta qui contra formara proclamalionura processerunt ad 
venationcs cum sint contra libertates patriae. 

Responsio. Fiat dumroodo prò futuro abstineant contra formam conventionum, 
ordinationum et franchisiarum. 

Quinto. Etsi ex forma conventionum , libcrtatum, privilegiorum et statutorum 
patriae tam in universali quam particulari conecssorum, etiam iure communi ca- 
veatur ne contra aliquos possit inquiri nisi praecedente denuncia , accusa Tel 
quaerclla ; eciara cogniciones causai uni civilium et criminalium pcrtineant offi- 
ciariis ordinariis locorum ; tamen per patriam saepe discurrunt commissarii qui 



inhiberi huiusmodi commissariis ne audeant commissioncs exercere civilitcr vcl 
criminaliter aut mixtim contra aliquos nobilcs, communitates et singularcs pcr- 
sonas babentcs ord'marium iudicem praeter et contra forni, un privilegiorum, li- 
bcrtatum et francbisiarum et antiquamm consuetudinum dictae patriae. 

Responsio Domina concedit iuxta forniam conventionum et franchisiarum. 

Sexlo. Supplicant elicti tres status patriae antedictae illustrissimae dominationi 
vestrac ut dignetur animadverterc j enuriis gravissimis oneribus occursis in patria. 
Et imitando vestigia illustri&simomm dominorum progenitorum et sua hactenus 
in patria monstrata clementia acceptare et contenta esse possibilitatis patriae cis- 
montanae praedictae quae prò substinendis oneribus explica tis in congrega lion e 
trium statuum et aliis oneribus occurrentibus et quae occurrerc posscnt anno 
nraesentc durante offerì triginta millia florenorum parvi ponderis quos borio et 
libero animo patria tota praedicta comprehensa et nemine excluso a contribuitone 
donat suae excellenliac ita tamen quoti buiusmodi donacio ad consequenciam non 
trahatur, sed potius confìrmcntur et observari mandenlur statuta, privilegia , li- 
bertates, convenciones et consuctudincs dictae patriae ac tollantur et casscntur 
poenae et observari mandenlur. Et concedantur quae supra requiruntur. Solvendo 
terminis infrascriptis videlicet in festo sancti Martini praesentis medictatem, et 
prò alia medietatc in codem festo Sancii Martini anni proximi millesimi qua- 
terecntesimi septuagesimi sexti et in moneta temporibus solucionum fìendarum 
in patria currcnlc declaralo quod reformatio debeat fieri si et quatenus fieret 
diclarum monctarum per quatuor menses ante soluciones et quamlibet earum 
quae per totem patriam aequaliter et eodem modo servelur. Alias quod solvant 
sccundum cursum monetarum quae current in locis ad praemissa contribuentibus. 

Responsio. Domina acceptat donum proni in capitulo. 

ltem. Quod ultra dieta triginta millia florenorum dicti tres status prò diete 
patria fuerunt et sunt contenti dare puro dono, et ex nunc dant duo millia flo- 
renorum illustrissimis natis vestris videlicet praefato duci et Carolo solvenda 
infra terminum primum dictorum duorum terminorum. 

Responsio. Domina acceptat ut supra. 

[lem. Quod sigillentur praesentes literae gratis et amore sine constu cuicum- 
que nobili et communiteti habere volenti. 
Responsio. Domina vult quod ite fiat. 

Mandantcs boc ideo et praccipientes consiliis nobiscum et citramontes Tbaurini 
residentibus universisque et singulis gubcrnatoribus, capitaneis, vicariis, bailivis, 
castcllanis, iudicibus, clavariis et caeteris universis et singulis officiariis et com- 
missariis dicti filii nostri mediatis et immedia tis , praesentibus et futuris ipso- 
rumque ofliciariorum locatenentibus et cuilibet corundem sub poena ducentum 




i34 

librarum forcium a quolibet contrafaciente inferiore dictis consiliis tice qualibet 
auferenda et fiscali aerano irremissibiliter applicando. Quatenus huiusmodi con- 
cessi o ne m et literas nostra* teneant et in vi ola hi li ter observent. Nec in ulto con- 
trafaciant quomodolibet tei opponant aut contra fieri permittant direote Tel per 
indirectum quovis qua esito colore opposi tionibus, exceptionibus, lilerisque man- 
datis et aliis conlrariantibus, reiectis et non obstantibus. Mas literas nostras omni 
aero duraturas in testimonium concedente». Datas in Montecalerio die prima 
mensis marcii anno domini millesimo quatercentesimo septuagesimo quinto. 
Per dominano praescntibus dominis 

Urbano Bonivardi episc opo Verccllarum 

Petro de S. Mie ha e le cancellano Sabaudiae 

Gabriele domino de Aquis 

Antbonio Lamberti decano Sabaudiae 

Antbonio de Plozascho praesidente 

Ludorico domino Avancbiaci magistro hospicii 

Dominico ex comitibus Plozascbi condomino Ayraschae 

Mathaeo ex dominis Ripaltae 

Michaele de Confalonenis 

Dominico de ProYanis 

Michaele de Canalibus 

Lanfranco de Advocatis 

Oldrado Canaroxii 

Philippo Chcvrcrii advocato 

Ruffino de Morris generali 

Alexandro Richardonis thesaurario. 

Reddantur literae ponitori. 



1170 



Littcrae ad congregandos tres status (i). 



Consilium ducale Sabaudiae citramontet Thaurini retidens. 

Oilecti nostri prò hiis quae iam fuenint semel conclusa biis proximis superio- 
ribus diebus in publica conctione patria e prò aliis honorem et comodum illustris- 
sima e dominar nostrae et illustrissimi domini nostri ducis eius filai et ipsius pa- 
triac debitum et praesenrationem concernenti bus iterum tres status congregari 
instituimus. Quare non deficiatis more solito in ipsis tribus statibus mittere parte 
vestra die duodecima mensis huius augusti. Ex Thaurino die secunda augusti 
millesimo quatercentesimo septuagesimo sexto. 



(A tergo) Dilectis nostris sindicis, bominibus et communitati Montiscalerii. 



(1) Dall'archi™ della città di Moncalieri. 



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i35 



1477 

Apud S, Iohannem in Mimuma — H wmw. 



LiUerae constiluiionis receptoris et exactoris suòsidii (i). 

Non abbiamo il documento della concessione del sussidio della cui 
riscossione qui si ragiona. Sembra peraltro che la concessione anzidetta 
abbia dovuto di pochissimo precedere questo stabilimento di esattore, 
leggendosi ivi che erasi fatto novissime. Nè il Guichenon, nè il contem- 
poraneo Giovenale d' Acquino non ci somministrano notizia di ratinata 
degli Stati generali in quel torno. Forse saranno quelli stati tenuti in 
forma sommaria. Accenna bensì il primo dei due citati scrittori al rac- 
conto di uno storico svizzero il quale dice che i Friburghesi avendo 
avuto quistione nel i4/7 con Giolanda pel pagamento di somme consi- 
derevoli che le avevano imprestate onde fornirle i mezzi di soccorrere 
con genti d'arme il duca di Borgogna e di soddisfare ad altre emer- 
genze dello Stato , ottennero da essa , in vece del pagamento richiesto , 
la facoltà di sottrarsi dalla sovranità del duca. — Soggiunge poi lo stesso 
Guichenon : Ce qui fui cause qutils sallièrent aux autres cantons de 
Suisse, mais la regenie ne pouvaii pas faire celie aliénation sans le con- 
sentemeni des États généraux. 



Yolant primogenita et soror christianissimorum Franciae regum, ducissa tutrix 
et tutorio nomine illustrissimi fìlli nostri carissimi Philiberti ducis Sabaudiae. 
Universis serie praesentium fiat manifestum , quod, cum prò subveniendo certis 
importantiae agibilibus nostris tuilionem et praeservationem totius ducalis pa- 
triae non mcdiocriter conce rnentibus, et praesertim prò solutione certae magnae 
quantitatis pecuniarum per nos dominis ligarum Alamagniae solvere promissa , 



(I) Dall' archivio di corte. 



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.36 



dum paccm , ligas et confoederationes novissime cum eis contraximus et confir- 
mavimus per patriani citra et ultra montana ni fuerit novissime nobis concessimi 
domini et subsidium ad rationera trium florenorum cum diraidio parvi ponderis 
prò singulo foco praedictae patriae : ecce quod nos cupientes huiusraodi donum 
celeriter prout decet exigi confisae de dehgentia, probitate et experientia fidelis 
secretarli nostri dilccti Philippi Allegreti, ex receptoribus camerac computorum 
ducaliura eumdem Philippum ad baec humilitcr supplicantem et acccptantem in 
receptorcm et cxactorem totius praedicti subsidii videlicct pcnes patriam citra 
montcs tantum harum serie facimus , constituimus et retinemus sub slipendiis 
quingentum florenorum parvi ponderis, caetcrisque commoditalibus , honoribus 
et oncribus dicto receptoriae officio incombentibus et per fideles subsidiorum 
receptores percipi et supportar! consuetis , eidem Philippo omnimodam confe- 
rentes potestatem huiusmodi subsidium ad rationera praediclam a quibusvis per- 
sonis dictae citramontanae patriae focum facientibus eligendi , recuperandi et 
recipiendi easque et carum quamlibet proinde cogendi et viriliter prout in simi- 
libus et denanis fiscalibus fieri assuevit praecise corapellendi etiam quittationes 
opporlunas nomine nostro , inde tradendi et expediendi et generaliter quaeque 
alia in hac parte faciendi praedicto receptoriae officio incombentia semoto quo- 
libet inbonesto. Ipsc vero Philippus nobis promisi t et iuravit, evangeliis Dei tactis 
et sub suorum omnium et singulorum expressa obligatione honorum, huiusmodi 
receptoriae officium probiter et diligenter exercerc, neminemque illius nraetextu 
indebite opprimere vel gravare. Quinimo, de et per eum rccipiendis ad causam 
subsidii eiusdem, borni m computura et Icgitimam rationera nobis in camera com- 
putorum ducalium reddere cum rcliquorum restitutione plenaria, quo circa con- 
siliis nobiscum et Chamberiaci residentibus , necnon universis et singulis duca- 
libus officiariis fidelibus et subditis dictac ducali* patriae citramontanae mediatis 
aut imraediatis , ipsorumque officiariorura locatcnentibus et cuilibet eorumdem 
mandamus, quatbenus huiusmodi subsidium ad rationem praedictam supranomi- 
nato Philippo receptori solvant et indilatc sine dilatione et contradictionc expe- 
diant, ac ipsi officiarii expediri faciant et iussibus memorati receptoris in et 
contra praemissa fiendis pàreant et intendant velut receptori praedicto per nos . 
ut praeraittitur , stabilito necnon praesidentes et magistri caracrae computorum 
ducaliura praedicta quingentorum florenorum parvi ponderis stipendia in suo 
«lieti Philippi receptoris ad causam dictac receptoriae reddendo computo intrent 
ac in librata indilierenter allocent, quibuscumque excusationibus , exceptionibus 
et mandatis et aliis in adversum adducendis et facientibus non obstantibus. Datura 
apud sanctum loannem in Maurianna die undecima iulii anno Domini millesimo 
septuagesimo septimo. 



i3; 



1477 



RipptiLis — 22 octobris. 



Litterae quae confirmant libertates et instituunt Jcfensores patriae (l). 



Volani primogenita ci soror christianiasimorum regum Franciae, ducissa, tutrix 
et nomine tutorio illustrissimi principia fìlii nostri carissimi Philiberti Sabaudiae 
ducis Chablaysii et Augustae, Sacri Romani Imperli principis, vicariique perpetui, 
marchionis in Italia, principis Pcdemontium, Niciacquc, Vercellarum et Friburgi 
utc. domini. Universis serie praescntium facimus manifestum , quod cogitantibus 
nobis quod liberatemi succursum nostris agibilibus. arduis et status nostri et prae- 
fati fìlii nostri pracservationi et defensioni tres status patriae cisraontanae, tum 
eorum sanis consiliis, tum beneficila amplissimis , tura et tandem pecunia et fa- 
cultalibus post posila omnium temporum varietale continue atluterunt , ameimur 
illis mirum in modum quodam gratilìcandi desiderio, et eo maxime quod nuper 
hic congregati ctsi variis et fere insupportabilibus oneribtis depressi sunt prò pro- 
pulsandis inimicis patria redimcnda recuperandaque a theotonicis et finali pace 
concludcnda quadam incredibili liberalilale dono seu subsidio infrascripto etiani 
ut ipso rum supplicacioni sabscriptae annueremus unanimitcr nos donaverc. Igitur 
supplicacioni eorum parte nobis factac merito inclinatae non tam gratias et liber- 
tates bactenus eis elargitas confirmare veruni amplioribus cos muniri insti tu imus 
quo inde sentiant experientia munitìcentiam nostram et nos tantorum benefìcio- 
rum minime ingratas propterea matura consilii ducalis nobiscum residentis et 
procerura assistentium ctiam et advocati procuratorisque fiscalium Sabaudiae 
generalium dcliberatione motu proprio et ex nostra certa scientia potestatisque 
plenitudine tutorio nomine praedicto prò nobis et praefato fìlio nostro suisque 
successori! >ns eidem patriae cismontanae tam mediate quam immediate suisque 
incolis et babitatoribus universis et eorum posteritati emologamus , confirmamus 
et approbamus omnes et singulas franchisias, libertates, immunitates, privilegia, 
pacta, statuì t , capitula et conventiones eisdem incolis et habitatoribus tam gc- 
ncraliter quam particularitcr alias per nos et praedecessores praefati fìlii nostri 
concessas et confìrmatas, seu concessa et confirmata , et insuper citra praeiudi- 
cium et aliqualem derogationem quarumeumque fra ncb isiàm m, libertatum , im- 
munita tum , privilegiorum , pactorum, slatulorum, capitulorum et convencionum 
praedictarum in vim pacti et privilegi*! perpetuo duraturi et conventionis exprcsse 
eidcra patriae suisque dictis incolis habitatoribus et eorum posteritati concedt- 
mus , conferimus , largiraur et harum serie donaraus franchisias et libertates 
infra scriptus. 

Primo. Quod nulli commissari'!, vicarii, serrientes, gcnerales seu ahi quivis sub 
quovis vocabulo per nos aut Consilia ducalia nobiscum et Thaurini residenti;! seu 
alterius ipsorum vel quorum vis aliorum officiariorura duca! min deputati aut ullo 
unquam tempore deputandi possint nec debeant exercere commissiones aliquas 



;t) Dall'archivio della città di Moucalieri. 



18 



i38 

sivc civiles sivc crìroinales in tota patria cismontana seu quovis loco eiusdem 
tam mediato quam immediato nisi prius illas intimaverint seu insinuaverint pie- 
nissime offici li i s ordinariis i ivitatum locorum seu villarura ad quod tales com- 
missiones dirigi continget quibus ordinariis, recepii» reverenter commissionibus 
buiusmodi et accurate inspectis, si constileril ris commissiones ipsas concernere 
et in se comprehendere quoquomodo seu attingere casus aliquos , quorum ex 
disposinone dictarum francbisiarum , libertatum , immunitatum , privilegiorum , 
pactorum, statutorum, capitulorum et conve ntionum seu unius ipsarum eisdeni 
ordinariis cognitio pertineat seu re serva la sit volumus et statuimus impune licere 
exercitium talium commissionum eisdem commissari!» per dictos officia rios or- 
dinarios pcnitus prohibcre gratiosc tamen propter nostram aut altcrius dclegantis 
aitcloritatem, si vero commissari*! ipsi ad exercitium dictarum suarum commissio- 
num ipsa probibicione non obstante omnino procedere voluerint eo casu ipsos 
officiarios ordinarios et quoscuraque subditos nostros ab oroni obedientia eisdem 
commissari'* ipsarum commissionum vigore praestanda eximimus et exemptos esse 
omniaque per eos attemptanda quovis modo et fienda nulla et irrita nulliusque 
valoris deciararaus et decernimus. 

Praeterea ut francbisiarum suarum, libertatum, immunitatum, privilegiorum , 
slatutorum , capitulorum , pactorum et conventionum praedictarum observatione 
eomodius gauderc possint eisdem patriae incolis et babitaloribus eorumque poste- 
rilati licentiam et auctorilatcm concedimus per praesentes constituendi et prae- 
sentandi nobis unum seu plures defensores per nos confirtuandos et per eos ad 
libitum mutandos semper tamen subsequente confirmalione nostra quibus et ipso- 
rum euilibet in solidum potestatem conferimus comparendi prò eisdem in quo- 
cuinque tribunali ducali franchisiasque ipsas libertales, immunitatcs, privilegia, 
sta luta , capilula , pacta et convenciones buiusmodi defensandi illarum observa- 
lione pe tendi , procurandi et sollicitandi et generaliter omnia faciendi quae prò 
observationem ipsarum defensores ipsi censuerint opportuna (1). Decernimus in- 
sù per et statuimus quod si ex probibicione exercitii dictarum commissionum oril i 
contigerit controversia seu aliqua dari quaerela coram nobis aut bis a quibus tales 
eommissiones emanatae fuerint super tali controversia seu quaerela non possit per 
nos seu alios quosvis ordinari aut alias quovis modo provider! contra ordinarios 
officiano» cxequulione talium commissionum prohibcnles seu eos quos commis- 
sione» ipsae concernent aut alios quosvis nisi prius per nos et dictos delegantes 
vocato et audito altero dictorum defensorum qui libere dare possit rationcs suas 
et opposicioncs adducere prò observatione dictarum francbisiarum , libertatum , 
immunitatum, privilegiorum, capitulorum , statutorum , pactorum et conventio- 
num. Et si forte buiusmodi suis oppositionibus non obstanlibus nos aut elicti 



(l) Questa iostiluzione di difensori pare ■ prima giunta dover essere data di gran frullo, « quasi 
ne porge un anticipalo concetto di quella potestà tribunicia che Carlo Bolla proponeva a guaren- 
tigia della liberti popolare nella conclusione della tua Storia d'Italia continuala dal Guicciardini , 
ovvero di quel Protettorato che Giandomenico riomognosi ideava nella tua Teoria costituzionale. Ma 
ne è oltremodo problematica l'opportuna applicabilità di que' due siatemi che finora non uscirono 
<lal circolo delle astrazioni , è tuttavia irrecusabile il Tatto dell' esperienza che dimostrò 1' insuffi- 
cienza dell' istituzione de' difensori. 

>ò altrimenti avveniva in Francia rispeUo all'osservanza delle deliberazioni degli Stati generali. 

Cosi Antonio Lojsel , qnel si dolio , ingenuo e franco -spositore delle imitimi** contttmirrts in 
occasione dell'adunanza degli Slati di Moia , • di que' di Parigi nel 1614 diceva — evie c elati m 
min au'tm assemblati Itt Étalt patir donner au roi dei moyens de pounoir avx ohm de ioti royaumt, 
ti ce qui y etait otiti n'itati pomi obscrvi , ti qu'il serail à touhailer qui ta majesté ilabtit unr 
chambre pour juger ew dernier rusort dei conlravtntions aux èdits et ordonnaueet, qui y auraient eli 
fkits. Abrégé de la vie de M. Loysel par E. de Laurière. 



i3g 

delegante» seu uous nostrum ordina remus provisionem seu literas concederemus 
iudicio (lieti defensoris in praeiudicium dictarum franchisiarum et aliarum liber- 
tatuni praemissarum quibus si ipse defensor appellaverit aut dixerit se grava lum. 
Tunc et eo casu ipsi qui talem ordinacionem tulerint seu providerint aut literas 
ooncesserint iilas ordinacionem provisionem seu literas TOcatis et assistenlibus 
duobus iuris peritis neutri partium suspectis qui per prius non interiuerint el 
ipso defensore latius audito summarie sine lite et processu incontinenti revidere 
et si de iure reparanda sint reparare debeant et teneantur. Quo interim et Ini- 
iusmodi disceptatione pendente, ab executione dictarum commissionum superse- 
deri Tolumus. Caeterum ne ilio nimis rigoroso edioto quo tota clamai patria per 
illustrissimum bonae raemoriae ducem Ludo vini ni praelati Olii nostri avum iani- 
dudum et sub anno domini millesimo quadringentesimo sexagesimo die tertia de- 
cembris Cargnani confeoto et per Peclet (1) ducalem secrelarium signalo de ce- 
lerò quoquomodo uti possi t , dlud et contenta in eodem rcvocamus et annulla- 
mi nulliusque roboris et efficaciae esse praesentibus decorni mus poenasque tam 
gcneraliter quam particulariter commissas et tam declaratas quam declarandas 
ratione subsidiorum hactenus concessorum, etiam ralione quarumeuraque iniun- 
ctionum ad causam fortaliciorum , munìctonum , arlilleriarum reparationum lo- 
corum ac monstrarum fìendarum remiltimus el cassaruus. Illos per quos in to- 
reri t sine consto cassari et annullar! iubentes. Successive declaramus et statuimus 
nobis seu praefato filio nostro non licere dare in solutionem seu recompcnsam . 
stipendiorum, mercedem, donum vel poenas aliquas declaratas seu declarandas quar 
in rem non transiverint indicatam composicionesve conftscaciones emendas vel 
exchevtas nisi prius informale fuerimus de eorum vero valore , singula singidi- 
referendo, et tunc dare possimus in recompcnsam servici! seu satisfaelionem. li-, 
tamen quod donaciones sic fiendae manus allingant tbesaurarii Sabaudiac gene- 
ralis curo stillo et clausulis in tali bus assuetis. Volumus etiam et statuimus licere 
cisdem patriae incolis et habitatoribus, communitatibusque, locorum civitatuni el 
villarum et cuilibet eorundem emolumentis et exitibus gabellarum et pedagio- 
rum prò quibus tamen ad fortificaciones et alia onera affici et impeti posse cen- 
sentur prò solucionibus fìendis subsidiorum hactenus concessorum et dicto sub 
concedenda, impune uti et disponcre. Quibus medianlibus etiam et ad relevatio- 
nem onerum praedictorum quibus nunc variis modis afficimur ipsi tres status , 
inclusis exemptis et non exemplis , nobis non ex debito sed eorum pura el mera 
liberalitate, quam in consequentiam ullo pacto trahì , nec eorum franchisiis , li- 
bertatibus, iramunitatibus, privilegiis, statuto, paclis, capitulis et convencionibus 
praedictis praeiudicium aliquod generari volumus, donaverunt in donum seu sub- 
sidium sexaginta millia florenos parviponderis Sabaudiae solvendos infra duos an- 
nos proximos inchoandos die festi Sancti Martini proxime venturi , videlicet t ri- 
tinta millia florenos illinc ad alterum feslum eiusdem Sancti immediate futuruni. 
Reliquam vero medietatem ad aliud festum praedicti Sancti Martini inde subse- 
quuturum , et in patria cismontana et non alibi , et in moneta nunc in patria 
ipsa currente. Ita et taliter quod prò dieta somma non possi nt nec debeant 
astringi, ad se obligandum ad aliquod interesse seu cambium vel relrocambiuni . 



(1) Le diliscali ricerche che a aia preghiera iititnirono l'erudito signor avvocato C. CombelU 
nell'archivio di corte, e l'egregio signor V. Barai is Bell'archivio camerale, riuscirono vane: nessun 
documento si rinvenne di questa data, 3 dicembre 1460, che possa con certezza tenersi per quello 
qui indicato. Si trova per altro una minnta di patente , senza data , iecrìtta in un protocollo di 
quell'anno, la quale investi il Consiglio recidente a Torino dell'autorità e dei privilegi del Prefetto 
Pretorio, come gii ne godeva il Consiglio di Sciaaberi, ma con tali esigente di onerosi corrispet- 
tivi, e eoa tanta severità nei modi di esecuzione, da renderne non che gradita, odiosa ai popoli la 
concessione. 



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i4o 



et rcceptor tali» subsidii quitaciones solucionum fiendarum tacere debeat aine 
constu durantibusque dictis tenninis solutionum a dieta patria , ratione marita- 
giorum, Tel aliqiia alia quaris causa onus Tel aliud subsidium seu donum aliud 
requirere quoti» modo non possimus, promittentes propterea bona fide nostra et 
in Terbo principisi < , et sub nostro rum praefatique filli nostri obligacione bono- 
rum praemissa omnia attendere et inviotabiliter obserrare, nec unquam con tra fa - 
i-ere dicere Tel Tenire seu contrafacere Tel Tenire volenti assentire ; mandantes 
hoc ideo consiliis praedictis nobiscum et Tbaurini residentibus ac miiversis et 
singulis ducalibus officiarli» fidelibus et subditis praesentibus et futuri», media- 
li» et immediati» commissariisque ad quos spectaverit et praescntes pcrTencrint 
seu ipsorum officiariorum loca tenentibus et cuilibet eorundem sub poena re ti- 
nnii librarum fortium prò quolibet dictis consiliis inferiore committenda, et nobis 
irremìssibiliter applicanda , quatenus buiusmodi confinnationem franchisiarum 
concessionemque et ! ilo ras nostnis praedictis patrìae incolis et habitatoribus eius- 
dem ac corum posleritati iuxta cai-uni formarci , mentem et tenoretn de puncto- 
que ad punctum teneant, aclendant et inTiolabiliter obserTent tcnerique et ob- 
scrvari faciant per quoscumque ìllibatas, opposicionibus , stilli» , exceptionibus, 
statutis, edictis, indulti», cridis, prohibicionibus, Uteri* et aliis quibusris in con- 
trarium adducendis et faeientibus, quibus praesentibus ex dieta certa scientia de- 
rogammo et derogatum esse Tolumus non obstanlibus , bas de praemissis conce- 
dente», qua» et plures eiusdem tenori» sine constu sigillar) iubemus. Datas Rip- 
polis die Tigesima secunda octobrìs anno domini millesimo quadringentesimo 
septuagesimo septimo. 



Per dominarci praesentibus dominis 

Ioanne de Compesio episcopo Thaurinensi 
Urbano Boni vanii episcopo Vercellarum 
Gabriele de Seysello domino de Aquis 
G. de Chalant domino Vareli 
Antbonìo de Plozasco praesidente 
loffredo de Ripparolio magistro hospicii 
Michaele de Canalibus 
Lanfranco de Advocatis 
Oldrado CanaToxii 
Philippo CbeTrerii adyocato 
Ruffino de Murris generali 
A y mone de Grayeres 



De Caburreto. 



Magistro 




Reddantur lilerae ponitori. 




i4« 



1178 



Così il D'Aquino come il Guichenon ricordano che nel novembre del 
1 4/8, cioè poco tempo dopo la morte della duchessa Giolanda, trattossi 
di provvedere di tutore il duca Filiberto che non oltrepassava ancora 
l'età di dodici anni, e che ciò si eseguì per deliberazione degli Stati 
generali. Se non che il primo, che viveva a que' dì, dice, che tale adu- 
nanza si tenne in Moncalieri : Convocati fuertmt tres status videlicet 
Pedemontanorum et Sabaudiensium in loco Montiscalcrii corani praefato 
illustrissimo domino nostro duce Philiberto pupillo , tamen et secum 

semper esistente praefato domino de Lujrs guòernatore suae persoruw 

et in qui bus tribus siati bus interfuerunt magnates Pedemontii et magnates 
Sabaudiae , et inier alios interfuerunt magnifici dominus Antelmus do- 
minus Mjolani et Ludovicus conujs Camerae, qui non erant boni amici 
quod ìmbuerunt lungo tempore guerram simul. 

Et in dictis tribus statibus tractaium fuit de gubematoribus ponendis 
circa Daù'iam Sabaudiae et Pedemontii, et circa station illustrissimi do- 
//«ni mwrtri praefati donec ipse esset legitunae aetatis , et tandem fuit 
conclusum quod eligerentur sex Pedemontani et sex Sabaudienses prò 
gubematoribus dicti status donec et interim semper d ictus dominus de 
Elias esset gubernator personae ducalis etc. 

Il Guichenon poi narra che dopo la morte di Giolanda temeva i che, 
attesa la tenera età del duca , i principi della casa volessero assumere 
autorità maggiore, e fosse per nascerne guerra civile. // fui donc resolu, 
egli dice , de convoquer les principaux et les notables de fe'tat à Ru- 
mili}' en Aìbanais pour voir à qui Ut régence appartiendroit : cette as- 
semblée se fìt au mois de novembre de fan i 478 > oà se trouvaient les 
comtes de Genève et de Bresse , le comte de la Chambre , Miolans et 
autres seigneurs et gentilshommes plus qualifiés. Il jr fui conclu que fon 
envojeroit au roi pour en avoir son advis. Cependant on elut douze 
personnes , six de Savoie et six de Piémont , pour étre les conseils en 



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i4i 

touies les affaire* qui surviendroient etc. Guichenon cita quali fonti a 
cui attinse la sua narrazione il mentovato Giovenale e la cronaca latina 
di Savoia, la quale riferisce che tosto dopo la morte di Giolanda maio- 
ribus totius ducalus Sabaudiae in unum congregatis apud Rumiliacum 
in Albanesio , inter quos fuerunt Ludovicus de Sabaudia comes Geben- 
nensis , et Phiìippus de Sabaudia comes Baugiaci , super gubernio du- 
catus Sabaudiae et liberorum, et tandem una fuit omnium concors sen- 
tentia , regimen , tutelam et administrationem ducatus et liberorum ar- 
bitrio domini Ludovici Franchorum regis committere, et eum in guber- 
natorem recipere quem regia maiestas ad hoc ducerei eligendum, cuiux 
grafia dominus Phiìippus de Sabaudia in propria nec non maiores do- 
minorimi Sabaudiae cura et ultra montes ad regem se transtulerunt. 

Attenendoci alla precisione delle parole con che si spiegarono gli autori 
citati , scorgeremo facilmente che di due adunanze distinte da loro si ra- 
giona ; la prima composta di soli grandi che si tenne in Rumilly, e dove 
si deliberò di ricorrere al re di Francia, e di porre la famiglia ducale e 
T intiero paese alla devozione di lui ; partito che poteva parere rassicu- 
rante pe' grandi , ma certo non Y era per il sovrano nè per i popoli ; 
la seconda , cui allude Giovenale , costituita in vera Congregazione dei 
tre Stati, di tutto il dominio del duca, che per necessità si piegava alla 
deliberazione dei grandi, e già esprimeva l'infausta autorità acquistata 
da Lodovico xi sul governo del paese. 

Degli atti della prima raunata non conosco il tenore ; forse non fu- 
rono che verbali intelligenze quali si usano nei partiti più arrischiati c 
meno onorevoli. Seguono gli atti della seconda. 



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.43 



1478 — 79 



MoNTICiLZBII 



Acla triwn statuum universali* pairiae (i). 



Quoniam ex praccepto illustt issimi principia nostri et domini domini Philiberti 
Sabàudiae e te. duci* ac ex Consilio Ludovici christianissimi Franco rum regi» cius 
auunculi colendissimi tres status vniuersalis patriae suae boc in loco Montiscallerii 
in Spiritu Sanclo vt vide tur sunt in praesenciarum conuocati vt honor et como- 
dimi praelibati principis nostri ac vniversalis patriae ducali* ad laudem et gloriam 
omnipolcnlis immortalisque Dei nec non ad decus et honorem atque praeserua- 
cionem et augmentum status praelibati domini nostri et prò bono vniuersalis rei- 
publicae et subditorum dicit , consulit et aduisat prout infra vltra tamen alia 
responsa iam data praepositis parte p racla ti illustrissimi domini nostri maxime 
super facto Alamanorum. 

Placet illustrissimo domino nostro sub ratifficacionibus et formi* in fine cuiua- 
libet ipso nini descriptis. 

In primis rogandus et exortandus est illustri&simus princeps et dominus noster 
Philibertus Sabàudiae etc. dux praelibatus, quod Deum ante omnia timeat mandata 
eius obseruet et suos imitando illustrissimo* progenitores virtutes colat diuinum 
olile i li in , cultum et dona ac helemosinas consuetas iuxta ritum maiorum suo- 
rum obseruet babito semper mode ramine aetatis reddituumque suorum et hiis 
enim diuinis officiis et belemosinis piissimo* Deus ipsum principem nostrum et 
eius statimi delfensabit. Exorandus quoque et rogandus vt Consilio ebriatianissimi 
Francorum regis eius auunculi colendissimi semper vtatur et viuat. 

Illud dignum et sanctum dicimus et non tantum vti illustrissimi progenitores 
nostri face re, sed feruencius diuino cultui et senno io prò posse insudare insti- 
tuimus et omni in re nostra vt praemissum c*t Consilio ipsius domini regis 
semper vti. 

Item videtur ipsi Consilio trium statuum quod sint eligendi aliqui viri sapien- 
tcs et graues tara ex dominis praelatis ecclesiarum , quam nobilibus et vaxallis 
ca.stctlorum ac eciam de ipsis communitatibus ex omni patria ducali eciam Nieiensi 
qui habeant aspicere et animaduertere circa reformacionem status ipsius illustris- 
simi domini nostri ac suae reipublicae et subditorum in hunc qui ftequitur modum. 

Et primo animaduertant et prouideant ipsi eligendi quod illustrissimus dominus 
noster praelibatus habeat secum duo Consilia vnum et primum consilium sccrctum 
seu status quod representel ipsum principem et habeat omnimodam potestatem. 
Aliud vero lusticiae ordinarium prout infra. 

Item animaduertant et prouideant dirti eligendi quod in praedicto Consilio et 
statu illustrissimi domini nostri nec non in constili* iusticiac tam secum quam 
Chamberiaci et Thaurini reaidcnlibus ac eciam super redditibus, financii* et ob- 
uencionibus ipsius illustrissimi domini nostri sint homines probi et digni in nu- 



li) Dall'archivio di corto. 



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«44 

mero tanturamodo necessario et sufficienti et non superfluo tam de patria ultra- 
montana ac e con tra ac eciam Niciae, et qui si ni homines digni et cali dicati se- 
cundum conuenienciam suorum officiorum et iuxta formara decrctorum ducalium. 
Et ita quod in omnibus officila et administracionibus servetur aequalitas idest 
quod tot sint de patria ultramontana quam citramontana et e contra iuxta men- 
te m regiae magcstatis 

Huic quarto et duobus proximc praecedentibus placet, quod dcputentur homi- 
nes probi qui aduisent circa statum nostrum et iusliciam et dcnt eorum aduisa- 
menla offerentcs nos semper paralos itlos benigne audire et prouidere iuxta for- 
mam iuris et statutorum n ostro rum salva semper nostra aucloritate et nostri no- 
biscum residentis consilii. 

Item quantum concernit cambellanos vidctur aequalitas si manda ut tot numero 
sint de patria cismontana quam ultramontana quantum vero ad caeteros seruitores 
domus illustrissimi domini nostri remictuntur discrcctioni domini des l.uys cui 
cura illustrissimi domini nostri est coramissa. 

Dabitur ordo talis quod merito omnes ci tra et ultramontani debebunt con- 
tenta ri. 

Item vidctur aduisandum per dicium dominura des Luys quod quilibet officia- 
rius domus teneatur habcre penes se formano decreti ducalis concernentis suum 
officium et secundum formam illius se gerat et quilibet teneatur exercere suum 
officium nec se impedire de officio alterius ne officiariorum conculcacio fiat 

Item quod pensiones moderentur et regulentur arbitrio consilii illustrissimi 
domini nostri prouidendo ut qui habebunt pensiones non habeant parccllas. 

Item quod officia et castellaniae concedantur personis aptis et ydoneis ad illa 
exercenda et qui per se ipsos illa regant et exerceant et non per substitutos 
actento maxime quod per taìes substitutos in odici is multae et incredibilcs fiunt 
extorciones et patria supra modum depauperatur nisi in seruiciis ducalibus essent 
occupati quo casu eciam substituti teneantur se mare decreta dominicalia tam 
circa introitimi et expensas carcerum , quam circa coroposiciones ficndas , nec 
capino t secundum l'or man» decretorum ac eciam singulis annis teneant sindicatum 
consuetudine in contrarium alleganda non obstante. 

Huic octauo et duobus immediate praecedentibus dicimus omnia recitata in 
ipsis capitulis comprehensa fore in statutis generalis reformacionis Sabaudiae (1) 
quae ut digna et sancta obseniare intendimus et hoc non laesa auctoritate nostra 
quam semper firmum locum volumus obtinere. 

Item quod exercentes et administrantes iusticiam , necnon quicumque alii offi- 
ciarii teneantur ydonee cauere de tenendo sindacatimi et iuri parendo coram 
deputa tis et eligendi- qui deputando et eligendi auctorilatem hal>eant quaerelas 
quascumque audire et de ipsis iusticiam ministrare semel in anno nec eorum 
officia debeant quoquomodo impedire, et sint lales eligendi viri probi et de omni 
statu in patria ducali. 

Placet et volumus quod franchisiae et stallila praedicta quae rem hanc in 
se continent obseruentur. Et concedimus eciam locis et communitatibus qui non 
habent: policemur ulterius et volumus quod non semel in anno sed omni die 
omni hora possi nt contra iusticiarios et officiarios dari quaerelae et nos de ipsis 
summariam faciemus ministrare iusticiam non facta acceptione pereonarum. 

Item quod videantur raciones subsidiorum , donorum et composicionura ac 
obuencionum et reddituum ducalium maxime a duobus annis proxime practeritis 
citra et qualiter et in quos usus supradicla omnia conuersa fuerunt et eodem 
modo de iocalibus et aliis bonis mobilibus ducalibus. 



(I) Nei cioque libri degli Statuii di Amedea vnt si rinvengono (olio diverse rubriche le attri- 
buzioni precise dei varii oficiali dello sialo e della corto ; si vedrà ivi per esempio come l'oficio 
dei ciambellani fosse vititandi gardam robam twitram et omnia quat ibidem itponuntur ttc. 



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i4o 

Non solimi volumus sed rogamus quod videantur raciones in co exprcssae et 
quae bona mobilia habemus et per quos et apud quos retracta sunt. 

li i'in quod franchisiae, libertotes, priuilegia, capitala, statuta, bonae consuetu- 
dine», conuenciones pacta natriae, et singulorum locorum seruenlur, quibus per 
supra et infrascripta non derogetur et quod nulla composicio cuiuscunque quan- 
litotis sii aut ex quauis causa neri possit in curia illustrissimi domini nostri aul 
altero consiliorum ducatium nisi transeat per uniuersale consilium iusliciae el 
praesenle loto Consilio sii facto et liclerae dictae coniposicionis sigillo canccllariae 
aut alterius sigilli ducalis ubi fuerìt factoe sigillatae. 

ltem quod illuslrissimus dominus noster interteneat omnes liguas et confoede- 
raciones suas cura amicis et beniuolis et cura bono Consilio semper regiae ma- 
gestatis specialiter anliquam liguam dominomm Bernensium ci Friburgensium. 

Item quod omnia iocalia et bona praeciosa illustrissimi domini nostri debile in- 
venlarizcnlur ci in luto reponantur , ne aliquid distrabatur et in fulumm rncio 
reddi possit el ìnuentaria raictontur in camera computorum. 

Placcnl iste decimus tercius et duo praecedentes undecimus videlicet et duo- 
decimi!* proul iacent et signanter quod composiciones et alia quae agentur in 
ouria nostra sigillentur sigillo cancellariae tantummodo iuxto formam dictoruni 
statutorum , et non aliler. 

ltem videantur ìnuentaria ducum Ludouici et Amedei et aduisetur quid de 
iocalibus desit. 

Placet ut supra in decimo capitulo. 

Item prouideatur quod sub umbra curiarum ecclesiaslicarum et maxime dele- 
gatorum iurisdictio illustrissimi domini nostri non laedatur et subditi ducalcs per 
indircctas vias ad alienas curias non trahanlur el maxime cessiones ul dietim 
contigli semata tomen libcrtale ecclesiaslica ; et eciam ne sub vmbra el vela- 
mine priuitegii clericalis dclicta remaneanl inpunito et circa bacc cura praclalis 
in stalibus existcntibus appunctuetur et breue appostoli rum super materia cleri- 
corum publicctur et cxcqualur. 

Volumus in hiis obscruari formam diclorum stolutorura , et breuis apostolici 
super hoc nouissime obtenli quod eciam publicari iubemus (1). 

ltem quod nullomodo procedatur cantra haereiles et bona aliquorum deffunclo- 
rum praetextu usurarum rei con trac tu imi simulatorum nisi per informaciones le- 
gitimas comperianlur fuissc el esse usurarli manifesti in patria ducali. 

Volumus Iranchisias super hoc oblcntos et concessas ad unguem observari. 

ltem quod nullomodo de beat 6eri seu possit aliqua composicio cura bomicidis 
voluntariis et cum falsariis fabricatoribus vel expendentibus dolose mondani fal- 
sam et instrumen tortini et assacinis sed de talibus fiat debito iusticia sine aliqua 
remissione. 

Placet et volumus accuratissime obseruari. 

ltem et quod olficialcs habeant eorum salaria , quia sub umbra quod salaria 
non soluunlur fìunt multo inhonesta. 
Placet et volumus ut supra. 

Itera quod redditus, census et obvenciones ciuitalura villarura el opidorum il- 
lustrissimi domini nostri non accensentur vel dcnlur ad firraam sed tcneantur 
cum on-rc reddendi computura in camera computorum actenlo quod (iunt raultac 
et variae extorsiones sub prelcxlu istarum censarum et hoc cipilulum non ha beat 
locum in hiis quae mine acccnsantur prò solucione fienda alamanis. 

Volumus et concedimus salua tomen semper auctoritale nostra. 



(1) Assai notevole è il t«»to di questa domanda e di quesla risposta. Si avverta pare che con 
bolle del giorno nono dalle calende di mano ( 91 febbraio ) 1474 Sisto iv proibì couftrri in /ur- 
tano* alitnigenat beneficia ex i Ut Mia in ditto» -.bus itrtniuimorum ducum Sabattdiae , e ciò ad Ulama 
della duchessa Giolaoda. 



i46 

Hem quod clausula decreti gencralis super recognicionibus feudorum prin- 
cipis edita ubique in dicione Sabaudiae scruelur et codem modo decollacionibus 
prothocollorum nisi consuetudine tcI priuilegio ali ter esset obseruatum. 

Volumus et concedimus. 

Item quo<l prohibeatur delacio armorum in civitatibus et villis sub maximis 
paenis. 

Placet et concedimus exceptis prìuilegiatis. 

Item prouidcatur quod inquisitores haereticae prauilatis non proccdant ultra ' 
formam luris ita et taliter quod officiarli ducales aduertant ne sub praetextu dictae 
inquisicionis ducales subditi indebite opprimantur. 

Loncedimus quod non procedant inquisitores ultra formam iuris et. dìctorum 
statutorum. 

Item quod prouideatur quod nullus forensis per gracias expectatiuas elecliones 
Tel alias collaciones obtineat beneficia ecclesiastica in patria ducali. Ojuin ymo 
obseructur priuilegium nuper per sanctissimum dominum nostrum concessum. 

Volumus et concedimus. 

Item propter inuolucionem causarum ventillancium in Consilio residente curo 
Domino causae fiunt pene immortale», videtur aduerlendum ne tanta causarum 
coadunacio fiat scd remictantur causae ad ordinario* loco rum exceptis causis ex 
forma ducalis decreti rcseruatis. 

Seruetur Torma statutorum nostrorum. 

Item quod in Consilio illustrìssimi domini nostri prò abreuiacione causarum 
currat iusticia ut in aliis consiliis detractis tamen temporibus quibus cornigere! 
curiam transmutari de loco ad locum quo casu dentur feriae quibus durantibus 
non currat iusticia. 

Ut supra proxime. 

Item quod causae appellatomi m grada ti m procedant nisi de amba rum parcium 
processerit voluntate. 
Ut supra proxime. 

Item quod in causis crìminalibus commissari! non mittantur per patriam sed 
puniantur delieta per ordinarios niai forte causae sint quorum cognitto perlineat 
ad consilium illustrissimi domini nostri prò quibus casus deputentur commis- 
sari! viri pi obi et scientifici qui cum ordinario procedant et non aliter ; et prò 
corum labore et scripturis non exigant ultra formam statuti corruptela allegala 
prò consuetudine non obstante. 

Seruetur forma decretorum ducalium ut supra. 

Item similiter per castellano», scrìbas curìarum et alios circa exactionem scriptu- 
rarum seruetur forma decreti ducalis consuetudine in contrarium non obstante 
Placet et volumus inconcusse obseruari. 

Item quod per commissario» extentarum non exigantur a subditis nisi secun- 
dum formam ducalis statuti. 
Ut supra proxime. 

Item quod castellani et omnes oflìciarii tcneantur debita occasione officiorum 
suorum exigere infra triennium aut debitam diligentiam de exigendo facerc 
alioquin currat eis praescriptio triennali». 

Placet et volumus ut supra. 



Philibertus dux Sabaudiae, Chablavsii et AugusUe, Sacri Romani imperii princep* 
vicariusque perpetuus, marchio in Vtalia, princcps Pedemontium Nvciseque, Ver- 
cellarum ac Friburgi ctc. dominus. Dilectis consiliis nobiscum (,hamheriaci et 
Thaurini residentibus praesidentique et magistris camerae compulorum Sabaudiae 



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'47 



nec non unWersis et singulis gubernatoribus, baili ni is, iudicibus, vicariis, polesla- 
tibus, capitaneU , castellani» , procura toribus, clavariis, commissari^ ac caeteris 
officiarìis nostri* media tis et i m media tis, praesentibus et futuri» seu ipaorum Ioca- 
lencntibus , mistralibus, servientibusque gcneralibus salutem. Per tres status isto 
in loco Montiscallerii imrioem congregato* nobis fuerunt exbibita capitula pre- 
sentibus annexa super quibus factae extitemnt responsione» in fine ruiuslibet 
ipso rum descriplae quorumquidem capitulorum et responsionum diiecti nostri sin- 
dici , bomincs et communilas Rumilliaci obseruanciam humiltimc supplicarunt 
quorum supplicacioni annuentes et eisdem nedum in his vmo et longc maioribu* 
suis non solum apud nos ymo et bonae memoriae illustrissimo* praedecessores 
nostros exigentibus seruiciis et benemerìtis favoribus benigni» prosegui affectan- 
tes — Ex nostra certa sciencia, eciam matura consilii nobiscum residentis deli- 
berar ioni- praehabita, praedicta capitula et responsione» prout iauent ipsae respon- 
•iones praefatis bomimbus et oommunilati ad opus ipsorum et suorum stipulali - 
tium et recipicnlium confirmamus , ratificamus et approbamus ac roboris firmi- 
tatera obtinere volumus. Vobis propterea et Test rum cuilibet in solidum districte 
commictìmus et mandamus sub poena Yestrorum privacionis officiorum et ulterius 
centum marcharum argenti prò quolibet dictis consiliis et de camera inferiore 
quatbtnus capitula et responsione» ipsas iuxU eorum formam , mententi , conti- 
nenciam et tenorem praefatis hominibus et communitati ac suis praediclis teneatis 
ac tenda tis et inuiolabililer obseruetis tenerìque actendi et per quosvis faciatis in- 
concusse obseruari et in nullo contrareniatis quomodolibet vel opponalis in con- 
trarium adducendis et facientibus repulsis et non obsUntibus quibusuis eciam 
absque alterili» expectationem mandati. Datura in Montecallerio die vicesima fe- 
bruarii millesimo quatercentesimo septuagesirao nono. 

Per dominam praesentibus dominia 

K. Vrbano Boniuardi episcopo Vercellarum 

Petro de Sancto Michaele cancellano 

Ludouico cornile Camerae et vicecomite Mauriauac 

Gabriele de Seyssello domino de Aquis 

Anthonio Lamberti decano Sabaudiae 

Antbonio de Plozasco praesidente 

loffredo de Ripparolio magistro hospicii 

Micbaele de Canalibus 

Lanfranco de Adii oca tis 

Oldrado Canauoxii 

Philippo Cbeurerii aduocato et 

Alexandre Richardonis tbesaurarìo. 



Reddantur literae portitorì. 

Bxtracla est praesens copia a proprio originali de mandato domini praesi- 
dentis, et magistro rum compuiorum ducalium per me notar ium subsignatum. 



Dvonitii. 



i48 



1178 



Se stiamo alla fede del lodato Giovenale d'Aquino scrittore , come si 
avvertì, contemporaneo e diligente, nel 1478, dopo tenuti gli Stati ge- 
nerali che seguirono la morte di Giolanda, essendosi vieppiù inasprite le 
parti de' cortigiani intorno al duca ancora minore, i magnati della Sa- 
voia , tra i quali principalmente il conte de la Chambre, coi signori d' \ii 
« di Challaut, non esitarono a cacciare di viva forza il signor de Luys 
; Filiberto de Grolée) governatore del duca, traendolo dalla camera ove 
egli dormiva accanto al principe , e menandolo prigione nelle castella 
dei signori de la Chambre. 

Cosi il La Chambre si vendicava del Luys, perchè da questo era stato 
privato del governo dello Stato del duca , conferito in vece al vescovo 
di Ginevra. Accordatisi poi con Giano di Savoia conte del Genevese , 
zio del duca, auc cortigiani menarono seco Filiberto — Quibus omni- 
bus ita gestis , prosegue Giovenale d'Aquino, tenuerunt tres status sum- 
nuirios in dieta loco .-Inni.» turi, iti quibus tribus statibus, breviter con- 
cludendo , fuit conclusimi quod praefatus dominus dux cum dicto do- 
mino gubernatore cornile Camere, et aliis subditis ducalibus in armis , 
transire debcrenl montes ante festa Natalia , et expellere dictum reve- 
rvndum episcopum novum gubcrnatorem a dicto gubemio et a patria 
pedemontana , et sic mandatimi fuit ad omnes subditos ducales in pa- 
tria Sabaudiae etc. Impresa (pesta che poi tornò a danno dello stesso 
La Chambre, come si può vedere nel racconto successivo del cronista. 



'49 



CARLO I. 



Questo principe salito al trono quando appena contava quattordici anni, 
morì nel ventunesimo. In età cosi giovanile altro non si poteva aspettare 
da lui fuori che dando prove d'ardimento guerresco dimostrasse non es- 
sere egli degenere da' suoi maggiori. Così avvenne; ed a chiarire cotesta 
valorosa disposizione dell'animo suo servirono i contrasti e le guerre che 
egli ebbe a sostenere contro i marchesi di Saluzzo sui quali egli voleva 
rivendicare la superiorità feudale usurpatagli dai re di Francia. In ge- 
nere affollo opposto egli ebbe pure a dar prova di risolutezza d'animo; 
riferirò in proposito la vertenza quale vien riferita nelle annotazioni alla 
Istoria di Torino dell'abate Ferrerò di Lavriano — » Giovanni Lodovico 
» di Savoia vescovo di Geneva partì da questa vita li 1 1 di giugno 
» dell'anno 1482. Il duca dovendo provvedere questa chiesa d'un nuovo 
» pastore nominò Francesco di Savoia , suo zio , arcivescovo d' Auch , 
« abate di Staflarda e d'Aulps. Il capitolo elesse uno del corpo e fu 
» Urbano della Villetta di Civrone : Sisto iv che mirava a far vescovo 
» di Torino il cardinale di S. Clemente , Domenico della Rovere , ne 
» spedì le bolle a favore di Giovanni Compesio nostro vescovo (di 
>» Torino) ordinandogli di prenderne il possesso, e fulminando censure 
» contro chiunque avesse osato d'opporsi. Il duca Carlo, che non voleva 
n fosse recato pregiudicio a' suoi antichi diritti di nomina , comunicò 
u l'importanza dell'aliare a Filippo di Savoia , conte di Brcssa , il quale 
» andato a Geneva ne fece uscire Giovanni Compesio , guernì il vesco- 
» vado di gente d'armi, si rese padrone della città, e collocò in su la 
» sedia vescovile Francesco di Savoia, nominato dal duca suo nipote. 



(1 ) Lib. 4 della seconda parte n. 90. 



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i5o 

» Portò le sue querele Giovanni Compesio a Roma , e chiese al pon- 
» tefice di tornare al suo vescovado di Torino. Fremendo d' ira e di 
n sdegno Sisto pretese di scomunicare il consiglio ducale; minacciò d'in- 
n terdetto la chiesa di Geneva ; ma quando gli furono conte le ragioni 
n ed i diritti del nostro sovrano approvò la nomina dal medesimo fatta 
» nella persona di Francesco di Savoia , e diede V arcivescovado di TV 
» rantasia a Giovanni Compesio. » 

Si adoperò poscia , ma invano , il duca Carlo , a rendere in qualche 
parte efficace il dono del regno di Cipro fattogli da Carlotta sua zia , 
ultima della stirpe legittima dei Lusignani; quella Carlotta di cui nella 
di lei giovinezza, con Unta arguzia di stile fece il ritratto Enea Silvi? 
Piccolomini divenuto poi papa col nome di Pio 11 , scrivendo : mulier 
quatuor et viginti annos nata videbatur, statura mediocri, laetis oculis, 
j'aciem inter fuscam et pallidam , sermone blando et graecorum more 
torrenti simili, vestita gallico, moribus qui regio sanguini convenirent. 

La prematura morte di Carlo aprì 1' adito a nuove tutele ed a nuove 
convocazioni di nazionale rappresentanza. 



i 182 - 83 

Quando morì il duca Filiberto , il fratello di lui chiamato al trono 
trovavasi in Francia dove Y insidiosa politica di Lodovico xi lo tratteneva. 
Ma i popoli a lui pensavano e non si rimanevano dal provvederlo di ne- 
cessarii sussidii onde potesse soddisfare alle occorrenze del suo governo. 
La deliberazione dei tre Stati di Piemonte che stiamo per riferire è 
degna di particolare attenzione per questo rispetto, ed anche perchè ad 
essa succedono le lettere di conferma del principe al primo giungere ch'ei 
faceva sull'estremo lembo de' suoi Stati , al ponte di Belvicino, ed il do- 
cumento della ripartizione e dell' esazione dei carichi , oggetto di gran 
rilievo agli occhi dei contribuenti. 



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i5. 



Capitula le età in statibus patriae cismotitanae in Thaurino in re- 
fectorio Sancii Francisci die vigesima secunda octobris anno 
Domini millesimo quatercentesimo octuagesimo secundo (i). 

Ouoniam ut omnibus notorìum est quod illustrissimus domini» dominus noster 
dux effectus est per mortem quondam illustrissimi nunquam delendae memoria? * 
domini Filiberti Sabaudiae etc. ducis praedecessoris excellenciae suae qui extra 
patriam sive dominacionem est, aflcctans tamen patriam eidem suae dominacioni 
subiectam intrarc possessionemque pedalem ipsius adipisci nec non subditos uni- 
versaliter suis oculis corporalibus visitare ac alia facere pertineneia ducali cel- 
situdini , mente agitans tamen quod praemissa ad optatum fieri non valent nisi 
previis manibus adiulricibus tocius patriae, consideratis multis quae excellenciae 
suae accidere possent , ideoque implorati! praefata excellencia auxilium et sub- 
sidium per praefalam palriam celsitudini suae impartiri , quibus annuere volens 
ipsa patria quamquam variis tribulacionibus ac indigenciis onusta sit adco quod 
vix in vita supplere possit , donavit et donat florenos quinquaginla milia parvi 
ponderis Sabaudiae per ipsam totam patriam cismontanam solvendos, neminc ex- 
cluso vel exempto , exorans , suplicans et obtestans praefata patria praefatam 
excelenciam ut ipsum donum laclo animo illarique mltu acceptare dignetur sub 
tamen pactis, convencionibus et capilulis infrascriptis. 

Et primo quod triginta duo milia Qoreni ipsius subsidii seti doni quinquaginla 
milia florenorum non possint exigi nec recuperati nisi adveniente Testo Sancii 
Martini anni millesimi quatercentcsimi octuagesimi terci et ressiduum dicli doni 
quinquaginla milium florenorum quod est floreni decem octo milia exigi non 
possit nec recuperar! ante carnis privium anni millesimi octuagesimi quarti et 
monetae nunc currenlis in patria cismontana ila et taliter quod istae exacliones 
non trahantur in consequenciam et fieri non possint nisi illustrissimo domino 
domino nostro primo adveniente in patriam suam et si conligcrit ipsis terminis 
pendenlibus praefatum illuslrissimum dominum dominum nostrum in patriam 
suam non venire ipsum donum habcalur prò non dato. 

ltem quod praefatus illustrissimus dominus noster dignetur contentari de prae- 
misso dono ila et taliter quod ipsa patria excusata et exonerata sit ab aliis quae 
peti possint etiara prò felici advenlu praelibatae eiusdem dominacionis et introvtu. 

ltem quod praelibatus illustrissimus dominus noster dignetur medianlibus prae- 
missis hoc etiam acto, franchisias, capitula, libertales, staluta, consuetudines, pacta 
et convenciones tam in cenere quam in specie concessas et per illuslrissimos prae- 
decessores suos et per Hlustrissimam quondam bonae memoriae dominam domi- 
nam Iolant genitricem et tutorio nomine eiusdem quondam praedecessoris il- 
lustrissimi domini domini nostri sine conslu sigilli confirmare , mandando etiam 
oassari et anullari quascumque multas et poenas impositas patriae Pedemoncium 
in genere sive in specie per magnifico* dominos marescallos sire alios ad hoc 
deputatos praetextu fortaliciorum , exercituum sive armorum et municionuro. 

ltem dignetur praelibalus illustrissimus dominus dominus noster revocare quos- 
cumque commisarios extentarum et quatcnus pmelibatus illustrissimus dominus 
dominus noster recogniciones fieri intendat ille, tales recogniciones fiant in ma- 
nibus ordinariorum locorum, quo autem ad nobiles non compellantur recognoscere 
nisi prò quotta. 

ltem quod exacta huiusmodi doni seu subsidii ipsum exigere non possit nisi 
dum taxat super quameto dando et faciendo per deputatos per patriam et ipse 
receptor teneatur facere confessiones sine constu. 



(1) Da copta presso il signor c«». Cibruio. 



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i5a 

Et quia egrcgius secrctarius Iohannes Viglodi continue et graciosc gessit 
in eerviciura patriae et nromptum redidit suplicat ipsa patria dignetur dominacio 
antelata confirmacioncs franchixiarum et aliorum de quibus siipra expediri raan- 
dari per eundem sccrclarium. 

Item eliam cundem secrctarium adoperare dignetur in botnagiis et recogni- 
cionibus ac fidelitatibus recipiendis tam nobilium quam comunitalura. 

Item, illustrissime princeps, quia patria cismontana portavit iam diu et gerit 
praesencialitcr onera fere eidem insuportabilia suplicat tam nobile* quam homi- 
ncs eiusdem baberì recomissos tam in benefìciis quam in officiis ad fmem ut in 
servicium dominacionis praelibatae dietim se babeant reddere promptiores. 

Super scrìpta capilula per congrcgacioncm trium slatuum palriae Pedemoncium 
edita in ipsa congregacione tenta sub die yigesima secunda octobris millesimi 
quatcrecntesimi octuagesimi secundi in Thaurino in refectorio Sancti Francisci 
insta et mandato domtnorum et aliorum in ipsis sUtibus congregatorum expedivi 
ego Iohannes Dominicus Rota notarìus subsignatua. 

Sollo*rUto De Rotìa. 

Per infrascriptos Domino» electos ad suprascriptam distrihucionem faciendam 
et etiam per quos interfuerunt in ipsa distribucione dalus fuit liber et quinter- 
netus taxac praedictac ad exigendura ab omnibus et singulis nobilibua et corou- 
nilatibus in dicto quarnclo descriplia et a qualibet seu quolibet ìpsorum prout 
in pede cuiuslibct continctur et in termini» supcrius denotati» et descriplis tam 
in prohemio quam capitulis suprascriptis et designatis nobili Chatelino Maleti 
receptori Pedemoncium et locumtenenti prò spectabili domino Alcxandro Ri- 
chardonis ducali Sabaudiae consiliario et thesaurario gcneralis ibidem pracscntì 
et acceptanti ac ipsum quinternelum habuissc confìlenti sub modis et condicio- 
nibus ac proul et quemadmodum superius est descriptura, beneplacito illustrissimi 
domini nostri quo ad conslitucioncm receptorum huiusmodi subsidii in praeraissis 
semper reservato. 

Datimi et actuin Thaurini in bospicio signi Angeli die acplima decembrit 
anno Domini millesimo quatcrecntesimo octuagesimo sccundo. 

Nomina elcctorum et etiam qui in dieta taxa interfuerunt et distribucione sunl 
haec: spectabiles domini nobilesque Iacobus Archatoris, Gaapardus Prorana, Ber- 
bonus de Strata , Ubcrtus de Pectcnatis civis Ycrccllarum , Baldessaris Perachii 
hurgensis Avillianiac, Michael Cozolij de (frignano, Iohannes Dorainicua de Rotia 
de Sancta Agata , Mathacus Mcscbiatis de Hugclla et Petrinus Barberi» de Ray- 
conixio. 

Suprascriptia capitulis et dislribucionibus inlcrfui et aliis supcrius agilatis ut 
supra continelur cum aliis eleclis superili» nominali» , ego Iohannes Dominicus 
Rota notarius publicus de Sancta Agata et uinis ex taxatoribus ad hoc clcctis et 
in tcstimonium praemi&aorum suprascriptuin quarnelum et suprascripta capitula 
scripsi et signavi. 

Sottoscritto manualmente De Rotis. 

Seguono le toUoscriùoni originali 

Ita atcstor mise facto Gaspardus Provana propria raanu. 
Et ita atestor ego Berhonus de Strata suprascriptus propria manu. 
Et ita atestor ego Ubertus de Pedonali» subscrip»i. 
Et ita atestor ego Baldesar Perachii di: Avilliana subscripsi. 
Et ila atestor ego Michael Cozoli suprascriptus manu propria. 
Et ila atestor ego Mathacus de Meschialis de Bugella suprascriptus manu 
propria. 

Et ila atestor ego Petrinus de Barberis suprascriptus manu propria. 
Et ita atestor ego Iacobus de Archaloribus suprascriptus manu propria. 



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i53 



Taxa subsidii quinquaginta mi Minti Jlorenorum 
cuiiis receplor fuit Catherimis Maleti. 

Karolus dux Sabaudiae etc. Universi» et singulis fieri volumus manifestimi 
quod cura Ircs status invicem ultimate nostra in patria ultramontana congregati 
subsidium seu donum ad subvcnìendura nobis occurrentibus quinquaginta nuli inni 
Ilo ir ii orimi concesserunl circa cuius exaclioncm probum fidelem et ipsi palriae 
gratum deputare volente» qucmadmodum benedilccluin (ìdclem secretarium no- 
strum Calberinum M, ile ti reoeptorem dictae patriae quia alia subsidia bonae me- 
morile il luslrissirais praedeces.soribus nostris concessa exegit et recuperavi tali- 
terque se babuit quod nullam de ipso ea de re susccpimus querellam de prae- 
dictis noviimis comprobatum; ex nostra igitur certa sciencia, etaim matura pro- 
cerum fidclium consiliariorum noslrorum super bis delibcracione prachabita, ipsum 
Catberinum Maleti praesentem et acceptantem facimus et conslituimus per prae- 
sentes ipsius subsidii seu doni quinquaginta miliium florcnorum receptorem ci- 
demque plenam conferimus potestà lem bailliam et auctoritatem ipsum subsidium 
acu donum a debentibus illud exigendum et recuperandoci talesque si solvere 
recu&enl rata» ipsis contingente» |>oenarum imposicione , declaracione , miti- 
gacione bonorumque suorum quorumeumque captione , levatione , vendicione . 
subbustalione , expedicioue et ad manus nostra» reiluclione personarumque 
suarum arrestacene , detencione et incarceracionc ac aliis vii» omnibus quibus 
fieri poimi fbreioribus et prout in denariis nostris fìscalibus fieri debet et con- 
suevit ad easdem solvendum cogenti i et compellendi, de ipsisque quictancias va- 
lida» (aciduli et expediendi et alia agendi in praemissis necessaria pari ter et op- 
portuna et quae per consimile» receptores fieri sunt assueta sub tamen stipendiis 

ter nos cidem ordinandi» et stabiliendis, ipse enim Catberinus Maleti nobis de- 
itum et opportunum in talibus consuetum pracstitit iuramentum \ quo circa man- 
damus universi» et singulis nmeiariis fìdelibus et subdiclis nostris mediati» et im- 
mediati» ipsorumque officiariorum locatenenlibus et cuilibet eorundem sub poena 
centum librarum Ibi-cium prò quolibel, qualheuus cundera Catberinum et exaclio- 
nem dicti subsidii seu doni forlcm facianl sibique et mandati» suis circa prae- 
missa et ex eis dependencia (ìenda pareant , obediant , solvant , respondeant et 
assistimi vel ut receptori ciusdem per nos et praemittilur conslituto. Et insuper 
pracsidenti et magislris camerac eomputorum nostrorum quod receptas et libratas 
per ipsum de et super diclo sul lidio ficmlo cum stipendiis per nos eidem ut 
praemittilur statuendis suis in computi» ad causam dicti doni sive subsidii intrent 
et alloccnt. Quibuscumquc in contrarium facienlibus adduoendisque facienlibus 
repulsi» et non obstantibus. 

Datum in Ponte Bellivirini die prima februarii anno Domini millesimo qua- 
terecntesirao octuagesimo lercio. 
Per dominum pracsentibus domini» 

Petro de Sancto Micliacle eanccllario Sabaudiae 
Anlhonio domino Myolani ina rese.» Ilo Sabaudiae 
Georgio de Menlhnnc barone Collogniaci novi 
Old rado Canavoxii 

Guillielmo de Forax magistro bospicii et 
Petro Iacquemonis advocato paupcrum. 

Rcddantur literae ponitori. 

Manualmente sottoscritto Becion. 

( L. S. ) 

ao 



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Sequi tur taxa el quinlcrnelus dislribucionis quinquaginta milia florenorum 
parvi ponderis Sabaudiae per palriam cismontana!» de anno praesenli millesimo 
iiuaterccntcsimo ocluagesimo secundo el die vigesima sccunda mcnsis octobris 
illustrissimo et excellenlissimo domino domino nostro C-irolo Sabaudiae eie. duci 
in congregacene trium staluum eiusdem palriae ducali ex mandato in Thaurino 
<'l in refectorio Sancii Francisci congregatorum libcralilcr et graciosc largilorum 
et datorum per eandem congregacionem ad causam ut i| se ulustris&imus donii- 
mis noster qui prcsencialiler a patria sua abscns est in eandem cito liabeat ef- 
fectuaiiler introcedere cliam et prò felici eiusdem dominacionis advcnlu et in- 
troytu. Item et aliorum mille florenorum parvi ponderis Sabaudiae per eandem 
congregacionem graciosc donatorum spcctabili domino Anthonio de la Foree qui 
praelibato illustrissimo domino nostro bene servivit in morigeracionem donaciouis 
eiusdem ad finem ul in fulurum promptius el (ìdelius habeat circha personam 
eiusdem domini nostri frequentare. Qui quidem lloreni quinquaginta milia per 
congregacionem praediclam dati fuerunt et sunt pariter et praedicti mille ut 
supra sub modis tamen pactis, conveneionibus et capitulis in dieta congregacione 
ipsa die lectis et receplis per me lohannem Dominicum de Rotis notarium pub- 
blicum de Sancla Agata subsignatum et quorum capilulorum tcnor in fine prac- 
senlis taxae seti dislribucionis se ria ti ni est descriptus, et quibus capitulis medianli- 
bus ipsi florcni quinquaginta milia dati intelligunlur et largiti alias vero et aliter 
non; ci qui iloreni ipsis capitulis firmis remancntibus solvendi sunt per ipsam pa- 
lriam totani cismontanam gcneraliter, nemine excluso vcl exempto, in terminis in- 
frascriptis vidclicet florcni triginti duo milia ipsorum florenorum incipiendo in festo 
Sancii Martini anni millesimi quatercentesimi octuagesimi tercii et reliqui decero- 
octo milia florcni incipiendo in carnis privio tunc proxime sequuluro pritcr et 
prò rata persolvi intelfigantur praedicli floreni mille et ut alias lacius in eisdem 
capitulis quibus condigna relacio habeatur legitur et apparct ; hoc intellecto et 
arto quod buiusmodi dacio seu conecssio graciosa ullo unquam tempore non tra- 
matili seu trahi minime possil in consequenciam aliqualem et propter ipsam con- 
cessionem ad aliqua onera extraordinaria minime sit aslricta ipsa patria et etiam 
sub aliis modis condicionibus et capitulis de quibus in fine huiusmodi dislribu- 
cionis et capitulis continelur. El de quibus florenis quinquaginta millibus receptor 
buiusmodi doni seu subsidii praelibato illustrissimo domino nostro in camera Sa- 
baudiae computorum legiptime tenebitur computare. Insupcr in buiusmodi taxa 
et distribucionc ultra diclos florcnos quinquaginta millia et alios mille donatos 
domino de la Force super habundant et laxati sunt floreni mille el centum quin- 
uuaginta novcm grossi novem et quartum unum cum dimidio grossi, qui de man- 
dato et iussu dominorura ellectorum per status patriae ad ipsam taxam et distri- 
bucionera faciendam in exequucioncm ordinacionis et comissionis per diclam 
congregacionem et status eisdem dominis laxatoribus datarum per infra nomina- 
lum dominum rcccptorcm distribuii particulariler sunl seu distribuendo prout et 
quemadmodum ab eisdem dominis taxatoribus in fine pracscntis taxae et quarnetu 
nominatis habuit in mandatis et de quibus in camera computorum Sabaudiae mi- 
nime tenebitur computare sed solum dumtaxat de diclis florenis quinquaginta 
inilihus ut supra illustrissimo domino nostro concessis et donalis. 

Et primo 

HhU Cr«uì Quitti 

Thaurino florenos mille sexcentum sexaginta octo grossos 

undecim quarlos duos cum dimidio grossi sive fl. 1668 11 2 1|2 

l'ini r - I io florenos mille centum sexaginta sex grosso» septem 

quarlos Ires cum dimidio grossi sive » 11C6 7 o 1|2 

PeruMBC cum valle florenos qualuor ccnlum triginla duos 

grossos ires quartos tres cura dimidio sive » 432 5 3 1|9 



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1 j:"» 



Fiori»! Grotti Qa.t1i 

Vallis Sancii Martini florcnos centuno nonaginta duo grossumi 

unura quartos duo» cu in dimidio grossi sivc fl. 192 1 2 1|2 

Sancto Secundo florenos cent mn sexaginta sex grosso» quin- 

que quartum unum cum dimidio grossi sivc » 166 5 l 1|2 

Bagnolio florenos centum quadraginta sex grossos tres quartos 

duos cum dimidio sive ■> 146 5 2 1(2 

Bargia rum florenos quinque centum octuaginta duos grossos 

septetn site » 582 7 » 

Knvie florcnos sexaginta quinque quartum medium grossi 

sive » 65 1|2 » 

(Ihaburrum florenos tricentum quinquaginta scplera grossos 

quinque quartum unum sive >• 357 5 1 

Vigonum florenos quinque centum viginti sex grossos sex 

sive » 526 6 » 

Villafrancha florcnos quinque centum viginti sex grossos sex 

sive » 526 6 » 

Fossanum florcnos sexcentum quadraginta novem grossos qua- 

tuor quartos tres sive 649 4 5 

Buscha florenos quatuor centum quinque grossum unum 

sivc » 405 1 » 

Savilianum florenos mille septem centum decem oclo grossos 

duos quartum medium sivc 1718 2 1|2 

CJiabalarius maior florenos quatuor centum et quinque gros- 
sum unum sivc » 405 1 » 

Carignanum florcnos quinque centum quinquaginta unum 

grossos quatuor quartos duos sive » 551 4 2 

Monscalcrius florenos mille tricentum sexaginta quinque gros- 
sum unum quartos tres cum dimidio sive » 1365 1 3 l|2 

Teme nobilium principalus. 

IMoxaschum florenos quinque centum decem novem quartos 

tres cum dimidio grossi sive » 519 » 3 1|2 

CombeYÌana florenos centum quinquaginta quinque grossos 

duos quartos tres sive » 155 2 3 

Baldiserium florenos quadraginta grossos quinque quartum 

unura cura dimidio sive » 40 5 l 1|2 

Frucaschum florcnos tricentum quinquaginta sex grossos de- 
cem quartos duos cum dimidio sive » 356 10 2 1|2 

Osaschum florenos septuaginta tres grossos quatuor quartos 

duos cura dimidio sive » 73 4 2 1 12 

Bricharasiura florcnos ducetti uni septuaginta sex grossos duos 

sive » 276 2 » 

Lucerna cum valle florenos sexcentum septuaginta septem 

grossos quinque quartum unum cum dimidio sive ...» 677 5 1 1|2 
Macellimi florcnos nonaginta novem grossos sex quartum unum 

cum dimidio sive » 99 6 1|2 

Buriaschum florenos quinquaginta sex grossos sex quartos 

tres sive » 56 6 3 

Villanova florenos octuaginta unum grossos duos quartos duos 

sive » 81 2 2 

Morcta florcnos centum quinquaginta tres grossos quatuor 

sive 153 4 » 



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1 5(3 

nonni Grcwti Quarti 

Knflìa florcnos triginta duos grossos septem quarlos duos 

sivc fl. S2 7 2 

Kabul la e florenos quadraginta grossos odo quarlos duos 

sive » 40 8 2 

Cat»l« Grassumi florenos quinquaginta sex grossos septera 

quartos tres sivc » 56 7 3 

Virle florenos centum et unum grossos quinquc quarlum 

medium sive » 101 5 1|2 

Scalengbe florenos centum ocluaginta sex quartum unum cura 

dimidio grossi sivc » 186 « 1 1|2 

Scrcenasclium florenos centum et unum grossos septem quar- 
tum medium sive » 101 7 1]2 

Airascba florenos sexaginta quatuor grossos novem quartum 

unum sivc » 64 9 1 

Nomini florenos centum et unum grossos septem quartum 

medium sive » 101 7 1|2 

Gaslignole florenos ocluaginta novem quartum unum cum 

dimidio sivc » 89 • 1 1|2 

Vicus Novus florenos centum et quinquc grossos septem quar- 
tos tres cum dimidio sive » 105 7 3 1|2 

Racouixium florcnos l recent uni et novem grossos duos quar- 
lum medium sive 309 2 1|2 

Suma Rippa de Bosco florcnos centum septuaginta octo gros- 
sos sex quartum unum sivc » 178 6 1 

Salmatorium florcnos quadraginta grossos novem sivc ...» 40 9 » 

Villa Falletorum florenos centum ocluaginta unum grossum 

unum quarlos Ires sivc » 181 1 3 

Ghenola florcnos Iriginta duos grossos sex quartos duos 

sive » 32 6 2 

Laynascbum florenos centum et quinquc grossos septem 

quartos Ires cum dimidio sivc » 105 7 3 1|2 

Scarnalìxium florenos nonaginla sex grossos novem quartum 

medium sive » 96 9 1|2 

Moncslarolium florenos cenlum viginli novem grossos sex 

quartos duos cum dimidio sive » 129 6 2 1|2 

Ghabalarius Leo florcnos sexaginta qualuor grossos undecim 

sive » 64 11 » 

Lumbriaschum florenos septuaginta tres grossos quatuor quar- 
tos duo cum dimidio sive » 73 4 2 1|2 

('baburretum florenos viginli quatuor grossum unum quar- 
tum medium sivc » 24 1 1(2 

Trana florcnos septuaginta tres grossos umfeeim sive » 73 11 » 

Bruvnum florenos viginti qualuor grossum unum quartum 

medium sive » 24 1 1|2 

Planiciac florenos cenlum quadraginta sex grossi duo quartos 

tres sive » 146 2 3 

Gollcgnum florenos centum ocluaginta sex quartum unum 

cum dimidio sive » 186 » 1 1|2 

Xobiles Bagnolii florenos centum quadraginta sex grossi quin- 

que sive » 146 5 » 



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i$7 

Lanzae spmatac principatus. 

Fiorini Croni Quirti 

Polungheria florcnos octuaginla quatuor grossos octo quartum 

unum sive 11. 84 8 1 

Pancalerium florenos cenlum sexaginta octo grosso* octo 

quartos tres sive 168 8 3 

Rippa prope Cherium florenos cenlum nonaginta quatuor 

grossos septeni quartos tres sive » 194 7 3 

Poverinum florenos tricentum sex grossos quatuor sive ...» 506 4 m 
Caramania florenos ducentum et octo grossos undecim quar- 
tum unum sive » 208 11 1 

Cerveriae florenos sexaginta quatuor grossos undecim quar- 
tum unum sive » 64 11 1 

Bene florenos tricentum et sex grossos tres quartum medium 

sive » 306 3 1|2 

Charruchum florenos centum triginta novcm grossos octo sive 159 8 >» 
Trinitas florcnos triginta seplem grossos duos quartos duos 

sive » 37 2 2 

Sanctus Albanus florenos cenlum et tres grossos novem quar- 
tos duos cum dimidio sive » 103 9 2 1|2 

Girruesana florenos quadraginta octo grossos sex sive ...» 48 6 » 
Bovisium florenos centum nonaginta quinque grossos novem 

sive 195 9 » 

Piperanium florenos quatuor centum octuaginla seplem sive » 487 » » 
Bcnetae florenos octuaginla tres quartum unum cum dimidio 

sive ...» 83 » 1 1|2 

Clusa florenos nonaginta grossos decem quartum unum sive » 90 10 1 
Quadralium florenos ducentum triginUi grossos octo sive . . » 230 8 » 
Vautignaschum florenos viginti octo grossos undecim sive » 28 11 » 

Terrae veteris. 

Avilliania florenos duo milia sexcentum sexaginta sex grossos 

duos sive 2666 2 » 

Secusia florenos mille tricentum triginta tres grossum unum 

sive » 1333 1 » 

Rippolle florcnos ocloccntura octuaginla octo grossos septem 

quartos tres cum dimidio sive » 888 7 3 1|2 

Lanceum cum mandamento florenos octo centum octuaginla 

octo grossos septem quartos tres cum dimidio sive . . . * 888 7 3 l|2j 
Ciriachum cum caslellis florenos octo centum octuaginla octo 

grossos septem quartos tres cum dimidio sive » 888 7 3 1|2 



speiiatae terrae velerit. 

Burgarum florenos sexaginta sex grossos sex quartum me- 
dium sive » 66 6 1|2 

Lavnvcum florenos ducentum sexaginta quinque grossos 

septem quartos tres sive » 265 7 3 

Batangerium cum castellata florenos ducentum et undecim 

grossos decem quartum unum cum dimidio sive » 211 10 1 1|2 



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i58 



riorini Croni Qurtl 

Fianum florenos sepluaginta septcm grossos undcoim quarlos 

duos cum dimidio site fl. 77 11 2 1|2 

Bai-atonia florenos septuaginla septem grossos undocim quar- 

tos duos cum dimidio sire » 77 11 2 1J2 

Cacia florenos triginla sex grossos undecim quartos duos cum 

dimidio sivc » 36 11 2 1]2 

Sanctus Egidius florenos triginta sex grossos undecim quarlos 

duos cum dimidio sive » 36 11 2 1|2 

Vicus cum valle florenos sexaginta ducentum triginta quatuor 

grossos tres quarlos duos sivc » 234 3 2 

lovallclum florenos sexaginta sex grossos scplcm quartum 

medium sive » 66 7 1|2 

Col lu in Sancii lohannis florenos sepluaginta tres grossos no- 
velli quartos duos sive » 73 9 2 

Valli» Turris florenos quinquaginta odo grossos septem quar- 
tum unum cum dimidio sive » 58 7 1 1(2 

laglonum florenos quadraginta unum grossos deccm quartum 

unum cum dimidio sive » 41 10 1 1|2 

Mpignanum florenos ocluaginta octo grossos tres quarlos tres 

sive » 88 3 3 

Diuenlum florenos centum et triginta grossos quatuor sive » 130 4 » 

Rubianela florenos viginti septem grossos duos sive » 27 2 >» 

Altcsanum supcrius florenos viginti septem grossos septem 

quarlum unum sive » 27 7 1 

Rippatta florenos centum nonaginta quinque grossos octo 

sive » 195 8 » 

Ripparolium cum Ozcgna et Oglano florenos quatuor centum 

decem scplcm grossos duos quartos tres cum dimidio sive » 417 2 3 1 12 

Rarbania florenos viginti octo grossos novem quartum me- 
dium sive » 28 9 1|2 



Terr&e ultra Duriam 

Clavaxium florenos quatuor centum quadraginta duos grossos 

decem sivc * 442 10 » 

Verucba florenos ocluaginta octo grossum unum quartos tres 

sive 88 1 3 

Cresccntinum florenos ducentum sepluaginta quinque grossos 

sex quartum unum cum dimidio sive » 275 6 1 1|2 

Monscaprellus florenos centum nonaginta sex grossos quinque 

quartos duos sive » 196 5 2 

Sancta Agata cum capitaneatu vel mandamento ac suis solitis 
locis Clavariac florenos mille centum septuaginla qua- 
tuor grossos tres quartos tres sivc » 1174 3 5 

Civitas Vercellarum cum districtu sub quo comprebenditur 
locus Rovaxini florenos duo milia centum quinquaginta 
tres grossos oc lo sive » 2153 8 » 

Ghatinaria florenos centum quinquaginta duos grossos unde- 
cim quarlum medium valent » 152 1 1 \\i 

Cosatimi florenos centum triginla duos grossos duos quartos 

tres cum dimidio sive » 132 2 5 lj2 

Rovascnda florenos triginta et grossos quatuor sive » 30 4 » 



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i5g 

Quarti 

Lozolum florcnos decem grosso» decem quartos trcs cum di- 

midio sive fl. 10 10 3 1|2 

Colobianum florenos t ripinta septcm grossos undecirn sire . » 37 11 » 
Valdcngum cum Aviliano florcnos ccntum et decem grossos 

sex quartum medium sive ... » 110 6 1|2 

Gliaglanicum Moreno» centum et decem octo grossum unum 

et quartum unum sive » 118 1 1 

Sandiglanum florcnos centum et viginti grossos septem quartos 

tres sive » 120 7 5 

Bugella cum mandamento florcnos duo milia tricentum et 

quindccim grossos octo quartum medium » 2315 8 1|2 

Viveronum florenos quinquaginta novem grossos octo quartos 

tres sive » 59 8 3 

Saluzolia florcnos centum septuaginta octo grossos undecim 

quartum medium sivc » 178 11 1|2 

Cbabaliaclia florenos ccntum septuaginta grossos trcs quartos 

trcs sive » 170 3 3 

Torracium florcnos viginti grossos duo quartos tres sive . . » 20 2 5 
Tollcgnum cum Miaglano florenos quadraginta quinque grossos 

septem sive » 45 7 » 

( Ultra errorem quia debent contribuere ad racionem 
Sandiglani ci sit in taxa crror de 75 fior. 3 quart. ) 

Monsallus florenos octuaginta duos grossos novem quartos 

duos sive » 82 9 2 

Iporegia florenos mille qualuor centum sexaginla octo grossos 

trcs quartos tres cum dimidio sive » 1468 3 3 1|2 



Lanzac spezsatae princiintus ultra iam jmilas. 



Bavnascbum florenos septuaginta septem grossum unum quar- 
tum unum sive » 

Cardetum florenos centum et qualuor grossum unum cum 
dimidio sive » 

Turris Sancii Georgy florcnos decem septem grossos novem 
quartum unum sive » 

Publiciae florenos ducentum triginta grossos tres quartum 
unum sive » 

Candiolum florenos triginta Ires grossos sex sive » 

Gbasinum florenos ducentum quatuor et grossos novem sivc » 

Rivalba florenos quinquaginta duos grossos tres quartos duos 
cum dimidio sive » 

Monsallus et Pavarolium florenos triginta sex grossos decero 
quartos trcs sive 

Bardazanum florcnos quadraginta quinque grossos sex siye » 

Lovcncilum florenos triginta quartum unum grossi sive ...» 

Clierium cum dislrictu florenos duo milia sex centum et quin- 
que grossum unum quartum unum cum dimidio sive . » 

Plozium florenos quadraginta quinque grossos qualuor quar- 



Tcrrae abbaciae Pinerolii florcnos centum quadraginta quin- 
que grossum 



77 


1 


1 


104 


1 


1 1(2 


17 


9 


1 


230 


3 


1 


33 


6 


» 


204 


9 


» 


52 


3 


2 1|2 


36 


10 


3 


45 


6 


» 


30 


» 


1 


2605 


1 


11|2 


45 


4 


1 


145 


1 


1 



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i6o 

Fiorini Croni Qauii 

Mons Rcgalis cuoi mandamento florenos tria milia centum 

quinquaginta tre» quarlura medium grossi sive fi. 3153 > 1|2 

Cuneum cum mandamento florenos mille novem centum 

octuaginta sex grossos decem sive » 1986 10 » 

Rosana florenos vigiliti novem grossos oc lo quarto» duos sive » 29 8 2 

Murcllum florenos septuaginta grossos decem quarlum unum 

sive . ■ 70 10 1 

Reviglaschum florenos quinquaginta octo grossos novem quar- 
lum unum sive » 58 9 I 

Alia* terne ultra Duriam. 

Septimum Thaurinense florenos centum et sedecim grossos 

undeeim sive » 116 11 » 

Brand n-i um florenos vigiliti unum grossos septem quartos tres 

sive ; » 21 7 3 

Azclium florenos septuaginta septem grossos sci quartos tres 

cum dimidio sive * 77 6 3 1|2 

Sanctus Oamianus florenos viginli duos quartos grossi sive » 22 » 2 
Roppolura florenos sexaginta novem grossos quatuor quartum 

unum sive » 69 4 1 

Alex florenos triginta grossos septem quartos tres sivc ...» 30 7 3 
Dorzanum florenos viginli sex grossum unum quartos tres 

sive » 26 1 3 

Quarcma cum Cencio florenos viginti novem grossos qua- 

tuor quartos tres » 29 4 3 

Burolium florenos quinquaginta duos grossos octo quartum 

unum cum dimidio sive » 52 8 1 1(2 

Mons Aslrulus florenos vigiliti septem grossos septem sive . » 27 7 » 
Septimum Vitonum florenos centum quatuor grossos decem 

quartos tres cum dimidio sive » 104 10 3 1|2 



Lcmie cnm valle florenos viginti sex grossos tres quartos tres 

sive » 26 3 3 

Terra prioralus Novalici florenos quadraginta quinque quar- 
tum unum cum dimidio grossi sive » 45 » 1 1(2 

Altcsanum infcrius florenos octo sive » 8 » » 

Sanctus Maurus florenos quinque grossos sex quartum unum 

cum dimidio sivc » 5 6 11 12 

Orbazanum florenos quadraginta unum grossos undeeim quar- 
lum unum cum dimidio » 41 11 1 1|2 

Ghrossum florenos novem grossos duos sive » 9 2 » 

Robasomcriuni florenos undeeim grossos sex quarlum unum 

dimidio sive 11 6 1 1|2 



Terrò nobilium Campici. 

Comitato* Sancii Martini florenos duo milia viginti tres grossos 

quinque quarlos tres cum dimidio sive » 2023 5 3 1|2 



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i6i 

Fiorini Creisi Quarti 

Comitatus Valpereie ilorenos mille octo centum et sex grossos 

sex quarlos duos cum dimidio sivc il. 1806 6 2 1)2 

Comitati» Castri Montis florcnos quinquc centum quinqua- 

ginta sepie m grossos quatuor quarlos duos sive w 557 4 3 

(donili, il us Maxini ilorenos tricentum quadraginta octo grossos 

sex quartum unum sive » 348 6 1 

Terra nobilium Cerridonii ilorenos ducenlum scptuaginla 

quinque grossos sex quartum unum cum dimicio . . . . » 275 6 1 1|2 
Terra episcopatus lporegiensis ilorenos tricentum nonaginla 

unum grossos novero quartos tres grossi sive » 391 9 3 



È da ritenersi che in quell'anno 1 483 appunto sul primo entrar nei 
suoi Stali , Carlo i , secondo ne riferisce il d'Aquino , circa mensem je- 
bruarii applicuit in Cìiamberiaco ubi convocavi fecit tres status gene- 
rales , videlicet ultramontanos et cismontanos , et quod lune decessit do- 
mhius Petrus de Saticto Mietutele canzellariiis et sic voluti habere tres 
status prò creaiulo unum canzellarium : ed il nuovo cancelliere fu An- 
tonio Champion vescovo di Mondovì, che prima copriva la carica di Pre- 
sidente del Consiglio. 



1485 

Montecalerio — 9 februarii 



Acta congregationis trium statuum patriae cismontatuie (i). 



Karolus dux Sabaudiae, Chablaysii et Augustae, Sacri Romani Imperii princeps 
vicariusque perpctuus, marchio in Italia, princeps Pedemonliura , baro Vaudi, come» 
de Villariis, Niciaeque, Vercellarum, ac Friburgi ctc. dominus. Cum ila sit quod de 
mandato, et per litteras nostras tres status huius fidelissimae patriae nostrae cis- 
montane, in hoc oppido nostro Montiscalerii, ubi petcremus centum milita ilo- 
renos Sabaudiae , prò solvendis dotibus illustrissimarum sororum nostra rum ca- 



(I) Dall'archivio della culi d' Ivrea, categorìa 1 , mano 4, n. 136. 

31 



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rissi ma rum , post mullas ci varias atlercalioncs ci disputationes ibidem faclas; 
tandem nobis liberaliter obtulerunt sepluaginta millia ilorcnos Sabaudiac , cum 
protcslalionibus lamen re&erualionibus dcclarationibtis et aliis clausulis in capitulis 
subannexis, tam prò parte nostri quam ipsorum trium statuum latius descriptis, 
nobisque exbibucrunt capitula numero undecim , quorum tenor de verbo ad 
verbum hic est subiunctus, supplicando buiusmodi capitula per nos concedi du- 
ratura et obscrtiatura in vino legis et priuitegii. Ecce quod nos agnoscentes, et 
plurimum caripendentes studium, libcralitatcm, deuocionemque obsequendi prom- 
ptiludinem dictae patriae nostrae cismontanac in iis omnibus, quac nobis occur- 
runl ci contingunl , nichii magis cupientes quam gratiiicari et morem gerere 
iustis et honestis requisicionibus dictae patriae cismontanac j capitula praedicta de 
verbo ad verbum corani nobis legi fecimus pracscnlibus et astantibus illustri 
et reverendissimo domino Auxitanensi, avunculo, et lacobo Ludouico marchione 
(ìaii (Gex) Ira tre nostris carissimis , et aliis quam pluribus consiliariis nostris 
in Ieri us nominali». Cum quibus re discussa el inlellecta , ac deliberato Consilio 
praecedente, decrevimus et dignum putavimus pracfactac congregationis suppli- 
eationi benigne et graliosc annucre. Ex nostra igilur certa scientia, et Sufficienti 
ut praeferlur deliberalione praehabita, per nos bacredesque et sucecssores nostros 
quoscumque concedimus , indulgerous . declaramus, remittimus . annullamus , et 
obscrvari, et fieri iubemus, et mandamus in perpetuimi , singula singulis refTe- 
rendo, proul, et quemadmodura in fine cuiuslibel pracmentionatorum capilulo- 
rttm responsum extilil, et scriptum legi tur, addicientcs |K>cnam centum libra- 
rum forlium a quolibct conlrafacienlc commiclendam , promittcntcs insuper in 
verbo principis Luna fide nostra prò nobis el nostris praedictis concessiones . 
declara tiones , inhibilìoncs, ordinationes , poenarum remissione», et omnia alia, 
et singula contenta, et descripta , ac declarata in pede cuiuslibel dictorum capi- 
lulorum, ac etiam in dictis capitulis iuxta mentem diclarum responsionum ba- 
bere, et tenere ralas gralas, ci per quosvis offìciarios , commissarios , ac alio* 
quorum intereril obscrvari facere ad unguem sine oppositionc quacumque, etiam 
non obstantibus quibuscumque licteris et mandatis in contrarium forte con- 
cessi* , el inadvcrtenler concedendis, quibus penitus derogamus, et derogatimi 
esse volumus per praescntes. Praecipicntes super hiis fieri littcras per Michaelem 
de Ruscacvs secretarium nostrum, ci sigillati sine constu. Datas in Monlccalerio 
«lic nona mensis februarii millesimo quatcrccnlesimo octuagesimo quinto. 
Per dominum pracscnlibus illustri et reverendissimo domino 

Francisco archiepiscopo Auxitanensi. 
\ecnon reverendo 

Anthonio Championis episcopo Montisregalis cancellarlo Sabaudiae 

Antermo barone Miolam marescallo Sabaudiae 

Gabriele de Scvsello domino de Aquis 

Gcorgio Trucheti consilii praesidcnlc 

Henriquino de Yalpcrgia magislro hospicii 

Michaele de Canalibus 

Lanfranco de Aduocatis 

Defendcnle Pectenati aduocato fiscali. 

Reddantur lilterae portitori. 

Expedila ad opus comunilatis Ypporcgiae. 

Manualiler De Ruscacys. 



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Sequuntur capitala , quac humiliter supplicant concedi tres status patriae cis- 
montana^ in oppido Montiscallerii congregati de mandato illustrissimi et excel- 
lentissimi principi» domini nostri domini Karoli Sabaudiae etc. ducis, ad insani 
dotiutn illustrimi! sororum dominationis suac, per ipsam patriara solvi pclitarum, 
super qu i bus cxoral ipsa tota patria per cxccllcntiarn sua ni aduerti , ut iura 
ciusdem illaesa rcmancant , prò militate ciusdem domiualionis , ac tocius rei- 
publicae augumento. 

Primo. Igitur supplicant dignetur dominatio praelibata, ab ipsa tota patria no- 
mine excluso , vel exempto pracscns domini, vcl subsidium florcnorum scpliia- 
ginta millium parviponderis Sabaudiae gratiose acceptare, attentis maximis one- 
ribus per eandem supportatisi et quae dietim supportai. Hac tamen lego, et pro- 
testatone intcllcctis, quod ullo unquam tempore non trabatur, scu trabi possi l 
in consequenciam aliqualem seu diciac patriae praeiudicium. Ncc dici valcal prontcr 
buiusmodi solulioncm, seu concessionem, ipsam pai ria m , ad aliquas dotes fuisse. 
nce fore obligatam, nisi ad id obligata repenatur, quo casu etiam intelltgatur prac- 
scns donum , seu subsidium proecssisse , prò integra solutione, et salisfationr 
quarumvis dolium praeteritarura propter quas ipsa patria posset quovis modo mo- 
leslari, talitcr quod patria ipsa immuuis, exempla , quitta, et libera, ab eisdeni 
omnibus, et singulis praelerilis dotibus esse iutelligalur peuitus , et exclusa. Nec 
per praelibatuni illuslrissimuui dominum dominum nostrum, scu eius successone 
quovis modo prò dotibus quibusvis praeleritis inferri valeat , dircele, vel indircele 
molestia aliqualis. 

Responsio. Contentatur illustrissimus dominus nosler quod donum, sive subsi- 
dium pracscns intclligalur citra praeiudicium iurium ipsius illustrissimi domini 
nostri, et subdilorum suorum , et qiiatcnus non sinl obligali ex debito, sed ex 
dono. Quatenus vero osseti t obligati ex debito, dicium donum dicalur. et rateili • 
gatur factum prò satisfactionc debili , quarumeumque dolium praoteritarum , et 
sic neutri parlium possit praeiudicare. 

Secundo. Quod ipsi iloreni septuaginta millia pcrsolrantiir in duobus terminis. 
videliect mediclas hinc ad festum pasebae resurrectionis anni millesimi quater • 
centesimi octuagesimi sexli sequentis ; et alia medictas in alio festo paschac 
allerius anni millesimi qualercentesimi octuagesimi septimi , et in moneta lune 
currentc generaliler per ipsam nalriam, etiam super ipsa moneta animadvertendum 
est ut seciindum valorcra ciusdem , et misam in tuia patria , citra et ultramon- 
tana unico cursu exponatur, et non aliter; nec decridari valeat tempore solulio- 
au buiusmodi doni, seu subsidii, sed pcrmittatur continue expendi, ut per antea, 
talilcrque proul videbilur providerc, adco in boc, ne patria gravclur. Et etiam 
exactor doni, seu subsidii buiusmodi de exigendis occasione eiusdem , tenealur 
et debeat quittationcs Tacere sine constu. 

Resiwnsio. Illustrissimus dominus nosler vult, et iubet,quod fiat ut pctitur, non 
intcndens tamen , quin poss'tl dare ordinerò raonetis , proul breviter facere in- 
lendit prò utilitate patriae. 

Tcrcio. Humiliter suplicat dignetur praclibatus illustrissimus dominus nostri 
c|uascumque franchixias, iura, convenciones, pacla, immunitatcs, conecssiones , 
consuctudincs , stalula et priuilegia dictae patriae contìrmare , ac observari fa- 
cere, et ita mandare. 

Resiwnsio. Praelibalus illustrissimus dominus nosler contenlalur quod observen- 
lur francbixiae et pacta, ac privillegia, alias conlirmata in genere, seu in specie. 

Quarto. Quia super gabella salis gravissimum patriae per gabellatorcm, et alios 
inferi 1 1 1 dampnum , supplicant ipsi status dignetur dominatio sua providerc, quod 
gabellator pracscns et futuri bonum , et sufficiens sai rubcum mantencanl , et 
etiam de alio bono sale, in sufficienlia, et in iusla mensura , saltem in locis Cunei, 
Casal lisgrassi, et Clavaxii , et unieuique emerc volenti condigna solutione, me- 
diante expediant praccio solito, anno proxime fluxo: saltem in Casalligrasso, prò 
florenis viginti duobus prò singula carrata , quae conlineat bullios viginti qua- 



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tutor: in Clavaxio prò florcnis viginti qualuor prò singola carrata : et in Cuneo 
ctiam praelio tempore dicto consueto, et simililcr de alio sale habito respcctu 
ad valorcm et praetium iuxta solitum , singtila singulis refiferendo. Obseruetque 
gabcllator universis et singulis priuilegia , consuetudine! et pacla secundutu de- 
ititum et usuiti anliquilus usitatum , citra tamen praeiudicium domini , et vere 
apperiendi sunl occuli per dominationem suam, quac in hoc ab eodem gabellatore 
parum percipit eliam in moneti». 

lie.s[>onsii>. (".mitrili ,.i ii r et vult praclibalus illustrissimus dominus noster , quod 
voccntur gabellatores et alti per palriam elccti , videanturque , et inlelligantur 
omnia ; et providebitur talitcr quod patria merito conlcntabitur , et privillegia 
super hiis concessa servabuntur. 

Quinto. Supplicant provideri, ne subditi ducales per conserva tores, et alios 
iudices ccclesiasticos trahantur extra forum ordinarium directe , aut per indi- 
rectum, nec ctiam per aliquas fraudulcnlas cessiones. 

Responsio. Illustrissimus dominus noster contentatur , quod fiat prout de iure 
lieri potest. 

Scxto. Quia impositae, commissae, seu declaratae, dicuntur, nonnullae poenae 
per diversos commissario- , oflìciarios, seu alios, contra loca, et communitatcs 
ctiam particulares aliquales, tam occaxione fortaliciorum arnioni ni , quam etiam 
subsidiorum non tempore debito solulorum, ac exercitus generalis. Dignctur an- 
tclata douiinatio, talcs poenas quovismodo impositas, incursas, seu declaratas re- 
mietcre, et qui Ita re; ita quod prò eisdem de caetero non molestentur aliqualitcr. 

Iìesponsio. Praclibalus illustrissimus dominus noster remictit, et quietai quas- 
cumque poenas impositas, incursas, et declaratas rationc pracmissorum. 

Septimo. Quod nulli commissarii admictanlur , ad aliquarum commissionum 
exercicium, contra formati) privillegiorum et franchixiarum dictae patriae , et 
casu quo secus fiat possint impune subditi non parere eorum iniunctionibus seu 
mandatis, etiam in commissionibus viarum. 

Hes]nm.tio. Vult illustrissimus dominus noster, quod senrentur privillegia super 
hoc alias concessa. 

Oclavo. Quia iuris est, quod qui sentii commodum, sentire debet et incom- 
inodum , et e contra , supplicai instantissime ipsa patria dignctur dominatio prae- 
libata eandem suscipcre commendatimi , talitcr quod ipsi de patria in ofiiciis et 
beneficiis ac aliis commoditatibus et bonoribus sint parlicipes, et servetur caqua- 
litas, ctiam in secrctariis iuxta privillegia alias concessa per quondam praedeces- 
sores illustrissimae dominalionis suae, et quod non paciatur unionem (ieri , quia 
procederei in patriae praeiudicium, et super hoc supplicat iterum bumilitcr ad- 
verli (1). 

Iìesponsio Vult praclibatus illustrissimus dominus noster, quoad officia, et bene- 
ficia , quod fìat ; quo vero ad secrctarios servetur privillegium super hoc alias 
con cessu m. 

Nono. Supplicant dignetur dominatio antelata adverterc, ut circha iusticiam 
modus, et ordo imponantur, taliter quod punianlur perversi, et boni aliqualiter 
non graventur iusque unicuique quanto cclerius fieri poterit tribuatur , et alias 
in hoc provideri, cuna consilii sublimi s cclsiludinis praclibatac dclihcralione. et 
matura consultatone , prout sperai ipsa tota patria celsitudincm eandem melius 
facluram ; quia sic facicndo status augebitur , et patria locuplclabitur, et in hoc 
iterum exorat adverli. 

Res/tomio. Vult illustrissimus dominus quod fiat bona iusticia , et breviter pro- 
videbit ut intclligil. 



(t) Questa unione d'ululi rie»civa a acapilo Jei Piemontesi, i quali allora, come in altri tempi, 
tolleravano oltre il dovere, per amore del principe. 



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i65 

Decimo. Quia clerici, et scribae curiarum saepe, et prò maiori parie super- 
flua», indebita», ci inutile» scripluras confidimi, ut extorqueant prout extorquent 
quam plurimi pccunias indchilas , quod non liccat alicui scribae, clavario, siue 
clerico quarumvis curiarum, ordinariorum, dclegatarum , aut quovis nomine nun- 
cupentur aliquas scripluras conficere et inlitulaliones Tacere , nisi iuxla formam 
statutorum et iurium municipalium locorum, in qui bus contingi 1 oflìcium exer- 
cere, et illis defìcientibus iuxta formam slatuturum dominicaliiim , et si quis 
scripturas, et intitulationcs superflua», ac inutile» fecerint, hii contra quos fient, 
ad illarum solutionem non teneantur. Verum si quid ipsi scribae contra formam 
dictorum statutorum, singula singulis renerendo, exegerint, extorscrint, vcl acce- 
perint , teneantur in duplum rcsliluerc UH vcl illis a quibus exegerint prò di- 
midia, et prò alia illustrissimo domino nostro, remotis pcnitus et reieetis quibus- 
cumque abusibus et corruptellis, quac et quas assumere Tolunt, et stilli», et con- 
suetudine, et pariter inhibeant aliis oflìciariis ipsorum locorum. 

Rcsponsio. Vult illustrissimus dominus nostcr, quod in praemissis observentur 
statula locorum , et illis deficientibus senrentur statuta dominicalia et poenae 
applicentur »ibi. 

Undccimo. Dignelur praelibata dominatio de praemissis omnibus concedere lit- 
teras opportunas, ad opus dictac patriae expedicndas sine constu sigilli. 
Resjwnsio. Illustrissimus dominus noster sic fieri iubet. 



1480 



BoiIRG KN 15 RESSE 6 aprilìt 



Ada trium statuum provincuie Brejssìae (i). 



La deliberazione che segue è degli Stati della provincia di Bresse, ed 
il documento è un atto di Filippo di Savoia prima che ascendesse il trono 
ducale. Sono note le peripezie di epiesto principe che seppe destreggiarsi 
in diffìcili cimenti e non ricusò più d'una volta la parte di capo di una 
opposizione armata che mise a Gerì pericoli il dominio de' suoi nipoti. 
Egli ebbe la triste sorte di andar compagno a Carlo vili nella spedizione 
di Napoli. Fu la vita di lui un tessuto di mille svariate avventure e ne 
segui il corso bizzarro, con aspetto anche bizzarro , poiché , secondo che 
nana Giovenale d'Aquino, al suo ritorno vùlebatur esse unus alter Ro- 
landus sive Hector Troianm cum barba sua longa et una cimeteria 
teucresca a Intere sito. 



(t) Dall'archivio di corte. 



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i66 

Il documento racchiude particolari sul modo di ripartizione e distri- 
buzione del sussidio che meritano di essere osservati. 



Pbilippus de Sabaudia comes Baugiaci ac provinciarum Brcyssiac ctc. dominus 
Universis serie praescntium fieri volumus manifestimi quod cum aliis littcris 
nostri» datis Parisiis die ultima mensis februarii proxirae decursi, tres status pro- 
vinciac nostrae in villa nostra Burgi corani (Consilio nostro ibidem residenti in 
nostra praesentia die 6 mensis aprdis anno subscripto evocari mandaverimus , et 
inibi die praedicla comparcntibus eisdem per ipsum Consilium exponi fccerimus 
gravia et ingenita onera per nos haclenus multipliciler substenla annis superio- 
ribus variisque ex causis prò noslri status , patriacque nostrae consenalione et 
pracscntialiter prò nuptu illustrissimac* filiae 'nostrae carissimae Pliilibertac de 
Sabaud i i. et adirne dietim nobis occurrenlia, praedictis statibus nostris satis no- 
toria, dunque praemissis ex 'causis cosdem tres status requisivcrimus ut circa 
praemissa nobis consilium praebere , nec non aliquod bonum subsidium conce- 
dere vellenl ; bine fuit et est quod , praemissis audilis , dilecli fideles nostri 
barones, bannereti, et caeteri nobilcs iurisdielionera omnimodam habentes nobis 
spontc concesscrunt duos florenos prò quolibet foco suorum borainum iudicia- 
riorum; nccnon sindici et communitates villarum noslrarum Brcyssiac suo bono 
more solito etiam nobis gratiose concesscrunt quatuor florenos exigendos et re- 
cuperando! in duobus annis et terminis sequentibus, videliect unum ilorcnum 
in festo Sancii Martini hyemalis proximc venturo , unum florenum in festo 
Pascliac inde sequenti. et successivo anno sequenli alios duos florenos, terminis 
praedictis ; et hoc tara ab hominibus nostris immediati» , quam bominibus ec- 
clesiasticorum , el nobilium omnimodam iurisdiclionem non babenlium , dempto 
tamen pauperc adiuvantc, el decima parte prò miscrabilibus exclusa. Allettante! 
nibilominus hanc concessionem non ex debito , sed ipsorum libera voluntalc 
processisse , quam nolumus ad consequentiam indebitano trabi , ncque corum 

firivilegiis, liberlalibus et franchisiis aliquod praeiudicium generari j bas nostras 
itteras in pracmissorum teslimonium concedenles. Datas Burgi, nobis absentibus 
quia sic fieri iussimus , noslra absentia non obstante , die 6 mensis aprilis anno 
Domini millesimo quaterecntesimo octuagesimo sexto. 

L. S. 

Per dominura, relalione dominorum, Antonii de Palude domini Sancii lullini 
locumtenenlis gcncralis ci baillivi Brcyssiac , lohannis ('.tappeti cancellarli Sa- 
baudiac ci pracsidentis Brcyssiac , Pell i Guilliodi locumtenenlis , lobannis Fcr- 
randi advocati fiscali.», Petri Lyobardi magistri computorum , et Pclri Burigie 
thesaurarii. 

Boyssiaz 

Degnissima di considerazione è la disposizione contenuta in questo do- 
cumento, per cui i comuni si assumono di pagare il sussidio anche per 
gli uomini dipendenti dagli ecclesiastici e dai nobili non aventi compiuta 
giurisdizione. Couvien due che il clero rappresentato in questa Congre- 
gazione di Stati si fosse limitato a dare consigli , sena» mici ire alla ri- 
chiesta di danari. 



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167 



1187 



Tu invi — S6 maii 



Ada congregationis tr'uim Statuutn patriae. cismontamie (1). 



f.arolus dux Sabaudiae, Chablavsii et Auguslae, Sacri Romani Imponi princcps, 
vicariusquc pcrpetuus , marchio In Italia, Pederaoncium princeps , baro Validi, 
comcs de Villariis, N'iciaeque , Vercellarum ac Friburgi eie. domimi». Universi!» 
serie pracsentium lìat manifestimi quod cum in congregatione trium statuum ista 
in civitate Thaurini Tacta per ainbaxialorcs civitatum villarum et locorum patrìac 
nostrae cismontanae ad nos desfmatos fuerint nobis exbibita et presentata capi- 
tuia quac ipsi ambaxiatores supplicarunt diclae patriae nostrae cismontanae in 
vim pacti et privilegi! perpetuo duraturi concedere , quorum supplicacioni an- 
nuenles et nude ni palriani nedum in iis imo et longe maioribus eo potissimum 
quod se erga nos in guerra nobis mota per marchionem Salutiarum et cius com- 
plices exibuit obsequiosa Tavoribus benigni» prosequi aflectantes, ex nostra certa 
scientia motuque proprio cciam matura consili i nobiscum residentis super hiis 
deliberatione prachabita , ipsa capitula cidem patriae nostrae cismontanae me- 
diale et immediate ad opus ipsius patriae incolarumque eiusdem et eorum 
posteri talibus in vim pacti et privilegii perpetuo duraturi concedimus , largimur 
et confcrimus per praesentes quae capitula sunt tenori» infrascripti. 

Et primo quod concessio scu donutn per ipsam patriam nobi6 in pracsencia- 
rum factum inferius descriptum exigatur et exigi debeat per tbesaurarium et 
receptorem ad hoc deputandum generaliter super tota ipsa patria nostra cismon- 
tana , nemine excluso vel exemptn ab ipsa solutione, et in moneta currenti ge- 
neraliter per ipsam patriam tempore sotutionum de ipso dono fiendarum et in 
tcrminis inferius descriptis quodque thesaurarius teneatur Tacere confessioncs sinc 
concili. 

item cisdem concedimus ut supra quod pendente termino quatuor annorum 
proximc futurorum inchoandorum a die datae praesencium non debeant nec va- 
leant imponi alia onera tam realia quam particularia quovis modo seu quavis ex 
causa per nos seu prò nobis agentes ipsi patriae nisi tempore evidenti» neces- 
sitati» guerrae. 

Item cisdem concedimi!» ut supra quod mediante dieta largitionc scu dono 
quod communilates et homines ipsius patriae quieti, liberi et immune» existant 
ab exercitu generali per nos ipsis pctito ad causam guerrae nobis motae per 
marchionem Saluciarura et eius complice» ut supra et a quacumque peticione 
quam cisdem Tacere possemus dieta ex causa etiam occasione cuiuscumque col- 
lectae, excepti» iis de qui bus in capitalo suprascripto et tribù» taxi» de ipso exer- 
citu Tactis quac solvantur per taxatos qui ea» non solvcrunt. 

Item quia multi notabile» viri mercatore» et alii de ipsa patria saepe conlra 
Deuin et iusticiam de usuraria pravitatc diffamantur et ea de re sunt multi qui 



(!) Dall'archivio della città di Moocalicri e da quello della città di Chivauo 



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i68 



non sunt ausi se in mcrcanciis exercerc , eisdem ut supra concedimus quod de 
caetero non possit nec debeat procedi contea hacredes et bona alicuius qui mi- 
grare ab hoc sacculo conlinget in et de ipsa patria ad causam usurarum scu 
conlractuum simulatorum ni9i lalis deffunclus esset diffamatus de usuris et con- 
traclibus illicitts aul lenucril altare paratura (1), in quibus casibus possit pro- 
cedi ad informaeioncs sumcndas quae apportenlur Consilio nobiscuni residenti si 
commissio a nobis emanaverit , et si a Consilio nostro Tliaurini residenti eidem 
Consilio antequam ad alia procedatur, ut illis visis ipsa Consilia lucius et uberius 
deliberare possint ut suadebit iusticia. 

Ilcm quia aliquae ex communitatibus praedictae palriae fuerunt in diclis tri- 
bus taxis, factis ad causam dicti nostri exercitus contra marchinnem Saluciarum 
et cius complices primum laxalae nec fuit servatus ordo solitus c-t usitalus in 
consimilibus taxis, pracscntibus declaramus ipsas taxas nullum ipsi* «(Terre prae- 
iudicium nec posse prò consimilibus taxis ad consequenciam traili. 

Item eisdem concedimus ut supra quod oranes et singulae poenac declaratac 
condempnatae contra coramunilates et liomines dictac patriae per ipsosque com- 
missac ci incursae quomodocumque et qualilercumque in generali vel particulari 
ad causam exercitus generalis subsidiorum , donorum , fortaliciorum , ordinacio- 
num , ninnici. iiium , arlillicriarum , et gencium armorum lam per Consilia no- 
biscum et Thaurini residencia omeiariosque et coni in issa rios quam alias quasvis 
personas sint nullae, easdemque poenas ipsis praesenlibus rcmitliinus et quicta- 
mus et per quos spectat cancellar! et abolcri mandamus absque alia molestia 
ipsis infcrcnda. 

Item eisdem concedimus ut supra quod inde non debeamus dare in solutura re- 
compcnsam, donum Tel satisfaclioncm stipendiorum temporarias aliquas poenas 
declaratas vel declarandas quae in rem non transiverint iudicalam, aut composi- 
cioncs, eonfiscationes seu emendas, vel bona alicuius intilulati scu intitulandi prò 
aliquibus delictis publicis seu privatis nisi super biis prius fucrit iudìcatum vel 
expresse concordalum, aut lalcs intilulati aul inlilulandi commiserint crimen 
laesac magestatis, et quae in contrarium lienl sint ipso iure nulla. 

Ilcm eisdem ooncedimus ut sopra quod non possint arrestari vel confinari ali- 

3uae personae locorum praedictae palriae vel eorum bona prò subsidiis el donis 
atis vel dandis nisi duralaxat sindici et colleclores eoruradem ac administrato- 
res honorum comraunitalum videlicet quilibel ipsorum in locis eorum et non 
alibi nisi sii in contumaciara sccundi iussus eisdem prò solucione subsidiorum et 
donorum praedictorum fìenda. * 

Ilem cisdera concedimus ut supra quod omnes et singulae communitates pa- 
triae praedictae et quaelibet carum possint et valeant impune de eorum gabellis, 
pedagiis et aids redditibus implicare in solucionibus fìendis prò subsidiis , donis 
et concessioni bus fìendis eciain et aliis oneribus supportandls dummodo fìanl for- 
tificaci n u's villarum et locorum sccundura formam paclorum, franchisiarum et 
ordinamentorum suorum. 

Item eisdem concedimus ut supra quod si conlingat logia re gcntcs armigera» 
in ipsa patria nostra cismontana quod talcs gente! teneanlur et debcanl solvere 
oranes et singulas expensas fìcndas in eorum logiamcntis prò rebus et victualibus 
habendis , el si quidquam actentetur et concedatur in contrarium erit ipso iure 
et facto nullum. 

Itera volumus homines et incolas dictac palriae suscipere commendatos in offi- 
ciis, bcncliciis ita ipsorum apud nos cxigenlihus scrviciis et benemerilis. 

Item eisdem concedimus ul supra quod buiusmodi subsidium seu donum in- 
feri us descriplum non Irabatur vel traili valeat nunc vel in fulurum in conse- 



(I) Cioè commercio pubblico ed abilitale di pre»Unx» ad 




i6 y 

qucnciam aliqualem , nec propter hanc concessione!» seu alia suprascripla non 
praeiudicelur aliqualiter capilulis, libcrtalibus, paclis, convcncionibus , francbe- 
siis tain in generali quam in parliculari conccssis tam per nos quam per bonae 
memi <ri.tr illuslrissimos pracdecessores nostros aut antiqui* consuetudinibus pa- 
triae pracdiclae qnin vmo per praescntes sint confirmatae el quas eisdcm nostra 
certa scientia el motu proprio confirmamus praesencium tenore ralifucamus et 
approbamus ut illis usi fuere. ltcm eisdem danius sigillum harum gratis et sine 
constu quocutnquc. 

Item volcntes ipsi de tribus statibus more suo solilo inhaerendoque vestigiis suo- 
nino praedecessorum qui semper in omnibus succurrerunt necessitatibus nostris et 
illustri&simorum praedecessorum nostrorum considerante* cvidcnlissimam neccssila- 
tcm quam babemus propter guerram praedictain et alia nobis occursa, libere liben- 
terque et laelissimo corde concesscrunt et donaverunt summam duccnlum millium 
florenorum parvipontleris solvendorum infra Ires annos proximos hodie inchoandos, 
videliect quolibcl anno terciam parlem dictae quanlitalis et ipsam terciam partem 
de tribus mcnsibus in tribus nicnsibus dicto pendente termino usque ad plenam 
salisfactionem dictae quanlitalis in dicli tbesaurarii et receptoris mantbus qui de eis 
nobis legitime tenebilur computare neminc escluso vel exempto. Mandante* ca 
propter dictis consiliis nobiscum et Thaurini residentibus, ma rese ha lo Sabaudiae nec 
non gubernatoribus, lui Ut vis, vicariis, potestatibus, capitaneis, castellani*, iudicibus, 
arraorum capitaneis, conncsla bili bus armigeris ac caeleris universis ac singulis offi- 
ciariis nostris raediatis et immediatis ad quos praescntes pervencrint seu ipsorum 
officiariorum localenentibus, cuilibet corundem sub poena ccntum librarura for- 
cium prò quolibet dictis consiliis inferiore, quatenus praedicla capitula prout 
iacent pracdiclae palriae et suae posteritati teneant aclendant et observent, tene- 
rique actendi et per quosvis faciant inconcusse observari el in nullo contra- 
rcniant quomodolibet vel opponant; veruni ipsara patriam de in eisdem e oh tonti* 
piene frui et gaudere paliantur et permictant absque impedimento inferendo 
quoniam sic fieri volumus quibuscumque exceptionibus, excusacionibus , lileris , 
mandati* et aliis in conlrarium adducendis concessisque el (acientibus repulsi* 
et non obstantibus quibus omnibus quoad hacc ex dieta nostra certa scientia 
derogamus et derogatimi esse volumus per praescntes. Datas Thaurini die vige- 
sima sexta maii anno Domini millesimo quatcrcentcsimo octogesimo seplimo. 

Per dominum pracscntibu* domini* 

Reverendo Ànthonio Cham pioni* episcopo Montisrcgalis Sabaudiae 

cancellano 
Ludovico cornile Grueriae 

Gcorgio Trucheti pracside * 
Mattbaco de Confaloneriis capitaneo Sanctae Agathae 
Ludovico de Talliandis armorum capiUneo 
Petro de Agacii* 
Petro Cara 

Deffendente de Pectenatis advocato fiscali 

Ruffino de Muris financiaruin generali thesaurario. < 

Sigillata* et subtcriptae manualiter 
Bczon. 



170 

1187 

Carmagnola. 

Ricordiamo qui alcuni particolari che ne lasciò scritti Giovenale 
d'Aquino : 

» Nota quod de dicto anno mcccclxxxvii , capto dicto loco Salutiarum per dicium 
» dominimi duerni (Carlo 1) , et posila dieta garnisone praefatus dominus dux 
» non processit ad ulteriore ad faciendara guerram contra dicium marchioncra 
» (Saluciarum ), sed convocar! fecit tres status gcnerales tam Sabaudiensium quam 
» Pedemontanorum in dicto loco Carmagnole, in quibus tribus statibus prefa- 

■ tus dominus dux loquutus fuit dicendo : a tobis boni* fubditis meis pelo conti- 
» lium et auxilium. Verum est quod rex Franchorum consanguineus nosler prò marrhione 
» Salutiarum requisivit ut faeere vellemus treugam per unum annum , et consulatis si vobis 
» bonum videlur an non. Et hoc erat quod d'ictus marchio et eius corapiices ha- 
» bucrant recursum ad ipsum regem, et erant tunc cum ipso. Et ipse rex di- 
» ce bai quod dictus marchio erat subditus suus. 

» El tunc dicli subdili ducalcs qui erant in dictis tribus statibus consuluerunt 
» quod fieret treuga, quod atiter illustrissimus dominus dux non erat potens ad 
» resistcndum contra regem Francorum ; attamen quod praefatus dominus dux 

■ durante dieta treuga interleneret dictam suam armatam tam arraigerorum 
» quam peditum etc. > 



Nelle noie alla Istoria di Torino dell'abate Ferrerò di Lavriano, part. 11 , 
lib. 4 > nota 64, parlandosi della tregua rotta dal marchese Lodovico dì 
Saluzzo a danno del duca Carlo si narra che quel duca convocò i tre 
Ordini in questa città (di Torino) ricercandoli d'aiuto per sostenere uria 
guerra conte questa giustamente impresa , alla quale il nostro Comune 
vi contribuì neW anno millesimo quattrocentesimo ottantesimo settima 
^ duecento mila Jìorini. E poscia si corrobora il detto col seguente passo 
di Filiberto di Pingon: Anno Ch'isti 1487 12 octobris Taurini corn o - 
ratio juit trium statuum qui Carolo duci ducentum millia Jlorenorum 
conferunt etc. Notizia che il Pingon allega desunta dall' archivio della 
città istessa. 

Noi non abbiamo trovato alla data di quest'anno e di quel mese con- 
vocazione di Stati , e ci morde il sospetto che il Pingon ed il Ferrerò 
abbiano confusa la data, e sbagliate le epoche. Ed il nostro sospetto si 



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conferma tanto più non trovando nè in Ferrerò nè in Pingon menzione 
di questa convocazione posteriore di Stati, la cui data è certissima, come 
si può scorgere dall' indicazione che s'è apposta della fonte da cui venne 
tratto il documento che pubblicheremo assegnato appunto al 1 2 d'ottobre, 
ma dell'anno i4^9- 

Si aggiunga ancora che nell'edizione Augusta Taurinoruni del Pingon, 
fattasi dal Derossi nel 1777 su quella del Bevilaqua del 1577, t 1 * 0 * 85 " 1 
espressa altra data, cioè quella del a5 maggio ( octavo kal. iunias}, la 
«piale riferendosi ivi pure al 1487, si applicherebbe appunto al documento 
che immediatamente precede. 



1187 

Scumberì e Cawgnano — 7 settembre 



DélibéraUons des Etats de Savofe, et Letires Patentes 
de confirmation d'icelles (i). 

Extrait des registres des archivts du sènat de Savoye. 

Carolus dux Sabaudiae . ChablaysH , et Augustae , Sacri Romani Imperli prin- 
ceps, vicariusque jpcrpetuus , marchio in Italia, Pedemontìum princeps, comes 
<le Villania, baro Vuaudi, Niciaeque, Vercellarum ac Friburgi eie. dominus, uni- 
versis serie praesentium fiat manifestimi quod cum in congregatione trium sta- 
tuum patriae nostrae ultramonlanae noviter facta nostri mandato in oppido nostro 
Chambcriaci per ipsos tres status fin-ri t nobis conecssum subsidium praetextu , 
et ad causam gucrrae nobis motac per marebionem Saluciarum sex florenorum 
prò singulo foco bominum nostrorura , et ecclesiasticorum , baronum vero ban- 
neretorum , et aliorum nobilium merum et mixlura imperium et omnimodam 
iurisdictionem babentium medietas eorumdcm sex florenorum solvendorum ter- 
minis Urne dictis , et stabililis , ipsorumque trium statuum parte fuerint nobis 
exhibita capitula pracsenlibus annexa quae ipsis in speciale privitegium per nos 
concedi humiliter supplicaverunt, et quia in bis, et longe maioribus deposcenti- 
bus, serriliis obsequiis et benemeritis eorumdem ne dum apud nos imo, et nusquam 
dclendac memoriae illuslrissiraos praedecessores nostros erga nos veniunt commen- 
da ndi , ex nostra igitur certa scientia , eliam matura consilii nobiscum residentis 



(t) Dall'archmo di oorte - Demanio, Donali™ e inalidii - mazzo d'tddiiione 



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super his delibcralione prachabita prò nobisque et noslris ipsa capitula prout 
jacent babendo respectum ad responsione» super ipsis factas in speciale privile- 
gium perpetuo duraturum, toti patriae nostrae ultramontanae mediate, et imme- 
diate damus, et in perpetuum per praescntes, mandante» ea propter consiliis no- 
biscum, et Camberiaci rcsidentibus, praesidenti , et magistris camerae computo- 
rum noslrorum, ncc non universi* baill'ms, iudicibus, caslellanis, et caeteris ofli- 
ciariis, fìdelibus, et subdiclis nostris mediatis et immediatis, praesentibus, et fu- 
turi* ipsorumque offìciariorum locatenentium et cuilibet eorumdem sub poena 
eentum librarum forlium prò quolibet dictis consiliis, et de camera inferiore qua- 
tenus praedieta capitula et responsione» iuxta earum forni a in et tcnorem toti 
patriae praedictae tcncant, altendant, et obscrvent , tenerique , attendi , et per 
quosvis faciant inconcusse obserrari , et in nullo contraveniant quomodolibct , 
rei opponant, verum eadem capitula, et responsiones locis, et moribus talia fieri 
solitis voce pracconia proclamar! faciant, ne quis ignorantiae causam de eis prae- 
tendat quoniam sic fieri volumus quibuscumque opposilionibus , excusationibus , 
li Iter is, et aliis in contrarium adducentibus , concessisque , et facientibus non 
obslantibus. Datum (arigniani die septiroa mensis septembris, anno Domini mil- 
lesimo quaterecntesimo octuagesimo septimo. 
Per dominum praesentibus dominis 

Reverendo Antonio Championis episcopo Montis Regalis cancellano 
Sal>audiae 

Auguslino de Lignana abbate Casacnovae 
Gudlermo de Foraxio magistro hospicii 
Pelro Cara 

Antonio de Monteolo collaterali consilii Taurinensi» 
Ruffino de Muris thesaurario Sabaudiac generali. 

Beton. 



Extrail de» regtslre» de» archives du sénat de Saeoye. 

S'cnsuivcnt Ics ebapitres faits , et avisés par les Etats de Savoye tenus pre- 
senlcmcnt à Chambcry sur ce que leurs a semblé etre à l'honneur de notre 
tres redouté seigneur , et proftìts de scs sujets , et les quels les dits Etats sup- 
plient tres humblement a notre tres redoulé seigneur qu'il luy plaise les con- 
Krmer. 

Prcmiercment : 

A eté avisé touchant le fait de la justice par les dits Etats d'y devoir mettre 
onlrc à cause de plusieurs sentenoes qui sont bailliées tous Ics jours , tant au 
consci I de notre dit redouté seigneur que par les jugea ordinaircs sur les quelles 
souventefois s'y revoquent sur les meroes actes sur lesquelles Ics dite» sentences 
sont proferécs, et semble plustot par quclque faveur , et guerdon s'y don- 
nent , supplient tres humblement les dits Etats à notre tres redouté seigneur 
qu'il luy plaise d'y mettre tede provision que justice aye son lieu, et que nul ne 
soil oppt imé par fante de justice par maniere que quand point de sentence se 
revoquera sur les memes aetes, et qu ii seroit connu que, justement elle auroit 
eté revoquée, que le juge et ccluy qui aura baillié la dite sentence fut entcnu 
de satisfa ire à la patite qui auroit eté condamnée tous les depens faits en la 
cause, et si par avanture il se constoit qu'il eust rien prins pour juger et donner 
icelle sentence q'il soit puny, et demi» de l'office. 

Mondil seigneur veut et com mando observer le dit cbapilrc sous la peinc 
contcnue en iccluy 



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x 7 3 

Item a eté avisé par les dits Etats quc pour l'utilité des sujets de mondìt sci- 
gneur l'on donnat ordre que les oflìciers ordinaircs doivent avoir la connoissancc 
premiere des causes sans ce quc aulre superieur se puisse entremetlre de con- 
noitre, et d'eropechcr la connoissance premiere cs dits officiers ordinaires, sup- 
plient tres humblcment à notre dit seigneur que son bon plaisir soit d'y pour- 
voir. tcllcment que messieurs du conseil qui sont ceux qui ostent la connois- 
sancc des ordinaires jurent en la presence des Etats de non donner empcche- 
raent a des causes ains qu'ils les remettront aux ordinaires quand'elica s'y de- 
manderont rem et Ire , et quc celuy qui tirerà nulli par devant autre juge que 
par devant son ordinaire, qu'il encoure la peine de vingt cinq livres de lors, la 
moitiè applicable à notre tres redolite* seigneur, et l'autre moitié a la partie. 

Monti it seigneur veut et conimande obsenrer le dit ebapitre sur la peinc 
contenue en iceluy, rcscrves Ics submis et privi legies aux statuls. 

Item a eté avisé que nul commissaire ne doive aller exercer aucune commis- 
sion rière Ics ordinaires si non que les dits ordinaires fussent negli gens , ou a 
requeste de partie sur peinc de cent livres de fori appliquée a mondit seigneur 
et que les dits ordinaircs ayent à cxcrccr icelles commissions comme dessus. 
Mondit seigneur veut et coramande le dit ebapitre observer. 

Item a eté avisé aussy de devoir donner tei ordre que l'on ne cite point les su- 
jets de notre dit tres redouté seigneur sur peine a soy comparoitre personnellement 
par devant le conseil, ou juges ordinaires s'il n'etoit par cas de crime, ou pour 
Ics deniers du nrince, et si par avanlurc il se fesoil au contraile , que l'on ne 
doive point dcclarcr des peines encontre ceux qui seront cilés, et si par avan- 
ture l'on les declaroit que la declaration soit nulle , et que les dites peines ne 
se doivent point recouvrer , si supplient les dits Etats a notre dit tres redouté 
seigneur quc son bon plaisir soy d'y donner Ielle provision que qui feroit du 
contraire que luy qui seroit cité ne fui point entcnu de soy comparoitre , et 
s'ils se declarent les peines contre luy, que nullement ils ne puissent etre com- 
pellis à payer les dites peines. 

Mondit seigneur veut et concede observer le dit ebapitre sous les reserva- 
tions que dessus, et en outre s'il n'etoit chose jugée. 

Item a eté avisé par les dits Etats pour le proflit , et ulilité des sujets de mon- 
dit seigneur qu'un chacun oftìcier ordinaire doive jurcr cn entrant en l'office les 
(Vanchiscs, Iibertés , et bonnes costumes du lieu ou il entrerà en l'office, et si 
par avanturc il fesoit du contraire encoure les peines de cent livres de Cor» par 
une chacunc ibis qu'ils feront au contraire , si supplient tres humblement les 
dits Etats a notre dit seigneur qu'au cas que les dits officiers ne vouloient iurer 
les dites franchises il luy plaise non point vouloir qu'il soit admis au dit office. 
Mondit seigneur veut, et commende observer le dit ebapitre. 

Item a eté avisé pour le proffit, et utilité des sujets de notre dit tres redouté 
seigneur qu'un chacun juge en sa jugerie ayant appcllé le chastellain , et les 
scindics de chacun lieu doive refrener le nonìbre des se r gens mestraux, et man- 
diers, et reduire à un certa in nombre selon qu'il semblera etre necessaire en 
chacune chastellenie pour la moindrc douste des dita sujets , pourquoi supplient 
dits Etats tres humblement à notre deja dit seigneur que son bon plaisir soit 
les etre de ce coment. 

Mondit seigneur veut et eommande observer le dit chapitre. 

Item a eté avisé de donner provision sur le fait des monoyes, et du payement 
du subside, quc ceux qui auront la ebarge de recouvrer en un chacun lieu , doive, 
et soit cntenu de prcndre l'or , et la monoye , pour ce que communement elle 



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i 7 4 

s'employe, et I sa mise, pourquoy supplient tres humblement les Euts a notre 
dit tres redouté seigneur que son bon plaisir soit de vouloir etre content que 
celuv qui se trouvera avoir fait du contraire encoure dix livres de fors par une 
chacune fois qu'il fera du contraire, appliquées la multici a notre dit seigneur, 
et la utro moitié à la partie. 

Mondit seigneur vcut et commande obscrvcr le dit chapitre. 

Item a eté a vi. sé de donner provision que ccux qui rccouvrcront le dit subside 
doivent faire les quittances à ceux qui payeront, et qui Ics voudront avoir sans 
rien leurs en Taire payer des dites quittances supplient à notre dit seigneur que 
son bon plaisir soit d etre content ainsy y pourvoir. 

Mondit seigneur veut et commande le dit chapitre obscrvcr sur la peine 
contenue au cbapitre dessus cscrit. 

Item a elé avisé de donner quelquc ordre qu'en la connoissance des causes tant 
civiles, que criminelles le statuì de notre dit tres redouté seigneur, et Ics cou- 
tumes aux lieux ou l'on en use soient obscrvées , et aussi les francbises d'un 
chacun lieu, si supplient les Etats à notre dit redouté seigneur, que son bon 
plaisir soil d'y donner Ielle provision que celuv qui fera observer du contraire 
encoure une nonne peine. 

Mondit seigneur veul et commande le dit chapitre etre observé sur peine 
de vingt cinq livrea pour une chacune Tois qu'il se trouvera etre Tait au con- 
traire. 

Item pour ce que bcaucoup de gens ont des bestes les quclles pour Taute de 
pasteur souvente Tois dommagenl les possessions et biens de leurs voisins sup- 
plient tres humblement a notre dit seigneur Ics dits Elats que son bon plaisir 
soit d'y donner Ielle provision que celuy a qui la possession sera, puisse prendre 
la bcslc , et la remettre a l'officier , le quel soit tenu de la garder jusqu'a ce 
qu'il soit satisfail à la ditte partie, et qu'il luy Tasse satisfa ire dedans deux jours 
pour le plus loing, et que le dit officier doive trouver celuy qui se trouvera etre 
domraage par les dites besles à son sermcnt. 

Mondit seigneur veut et commande etre valable le dit chapitre reservés ses 
droils a cause de l'ofiense. 

Item a eté avisé que nul chaslellain ny mestral, ne doive incarcerer personne, 
detcnir , ny aussy gager, ou Taire gager saisive , sequeslre, s'il n'a lettres de 
mondit seigneur de ses conseils ou iuges, si non cn cas de crime, en tant qu'il 
touche la detention , et aussy par deniers fiscaux , en lanl qu'il louche la leva- 
tion, et sequeslre , si supplient à notre dit tres redouté seigneur que celuy qui 
se trouveroit avoir Tait du contraire soit puny, et encoure la peine de vingt cinq 
livres de fors par une chacune Tois que se fera au contraire. 

Mondit seigneur veut, le dit chapitre etre observé ainsy que se contieni en 
iceluy, reservés en oulre les cas que sont permis de droit. 

Item a eté avisé de supplier a notre dit seigneur que touchant Ics pardonnances 
et indulgenccs qui se font tous les jours sur Ics homicides , et autres meffaits 
qu'avant qu'elles se Tasaent , que l'on doive voire Ics inTormations prises par les 
officiers, rière les quels le dit malefico auroit eté fait, et commis, car souvente 
fois ceux qui impetrent Ics dites indulgenccs , et graces ne disent la vcrité du 
fait , et en oulre que nulle gracc ne soit observée que premiereraent partie ne 
soit satlisfaitte, et contentée comme le statuì l'ordonne. 

Mondit seigneur veut, et concede le dit cbapitre etre observé, et ce que se 
fera au contraire soit de nulle valeur. 



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*7 5 

Itera a eté avisé de devoir supplier a noli e dìt tres redouté seigneur que par 
moyen de l'ayde , la quelle luy font ses tres humbles sujeu, il soit de son bon 

Elaisir leurs observer leurs libertés, et francbises, et que le sceau des dites con- 
rmations rien ne leurs couste. 

Mondit seigneur veut et commande ainsy se faire, quant aux francbises autres 
fois confirmées. 

Item a eté avisé que le statut se doive observer sur Ics habillemens-, la super- 
fluità des dits habillemens est cause de mettre un grand argent bors de pays , 
et supplient les dits Etats que se fassenl cries, et qui fera du contraire en- 
coure les peines (1). 

Mondit seigneur Teut , et commande observer les statuts sur la pcine con- 
tenue en iceux. 

Item a eté avisé de supplier à notre dit tres redouté seigneur de donner pro- 
vision que point d'autre oflìcier ne doive venir execulcr nulles letlres en la ju- 
risdiction des nobles, si ce n'esl par defaut de leurs officiers. 

Mondit seigneur veul en cela les statuts et droits soient observés. 

Item a eté avisé de donner ordre conlre les clavaires, et leurs clercs des 
extorsions qu'ils font touchant l'exaction des peines ; 6ur quoy supplient tres 
bumblement a notre tres redouté seigneur, qu'il luy plaise faire prendre sur ce 
informa tions du passé, et qu'ils soient punis selon que le cas le requiert et pour 
l'avenir supplier a leurs devoir etre concedées lettrcs par les quelles l'on leurs 
mandai sur grosses peines qu'ils ne doivent faire nulles extorsions, et s'ils font au 
conlraire qu'ils soient punis selon la peine la quelle se pourra mettre ès dites lettres. 

Mondit seigneur veut et commande les dits statuts sur le dit cbapilre etre 
observés. 

Item a eté avisé de pourvoir sur les commissaires des extcntes touebant les 
grandes extorsions qu'ils font à cause des protestations, et insertions qu'ils font 
sans le vouloir des parties, pour quoy supplient à notre dit tres redouté seigneur 
que si les parties ne demandent les protestations et insertions , qu'elles ne se 
doivent point faire. 

Mondit seigneur veut et commande ainsy le faire , et qui fera au contraire 
commette la peine de vingt cinq livres de fors appliquées a mondit seigneur. 

Item a eté avisé que l'on supplie a notre dit seigneur , que son plaisir soit 
non point vouloir, ne permeare que ses sujets ny ceux des nobles soient con- 
traints ny compellis à payer le subside, en nombrant les feux particulierment; si 
non comment est accoulumé anciennement 

Mondit seigneur veut, et commande le dit chapitre etre observé. 

Item a eté avisé de supplier à notre dit seigneur qu'ès egances que se doivent 
faire touchant les subsides presens , et avenirs , que les riches supplèent les 
pauvres. 

Mondit seigneur veut, et commande ainsy le faire. 

Item scmblableroent que point d'officiers de notre dit tres redouté seigneur , 
Ics quels ont a connoitre des appellations interposées sur les sentences bailliées 



(I) Questo li rirerisce alle leggi foniatrie cu» ironie particoUroeole nel qninlo libro degli SU 
ioli di Amedeo vm. 



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176 

par les jugcs ordinaires , tant roediaux , qu'imnoediaux ne doivent point lenir 
d'office dea seigneur* Banderets , si supplicai à notre dit Ires redouté seigneur 
d'y vouloir pourvoir. 

Mondit seigneur veut et comraande le dit chapitre etre observé. 

Item supplicnt les dits des Elats que l'on Tasse crics, et defenses pcnalcs que 
nul qui voudra user d'art de clergé ne doive exercer art mecaniquc, et s'il fait 
au contraire que l'on l'en doive gardcr, et Taire absenter le lieu. 

Mondit seigneur reut et commande le droit commc sur le contenu du dit 
cbapitrc ciré observé. 

Item que tous officiers soient scindiqués a la fin de leurs offices par ceux qui 
se esliront par Ics scindics, et consiliers des lieux ou ils seront officiers et perse - 
Tcrcnt au dit sindacat par quinze jours,et Tasscnt raison a ceux qui sera cogneu 
des quels ils auronl tort sur la pei ne de vingt cinq marcs d'argent au cas qu'ils 
Tassenl au contrairc (1 ). 

Mondit seigneur veut, et commande le dit chapitre élre observé. 

Item qu'il soit donné provision que des biens que Ics ccclesiastiques ont , et 
aquerront qu'ils soient tenus de contribuer es tailles, subsides, et charges, comme 
les autres. 

Mondit seigneur veut le droit sur le contenu du dit chapitre etre observé. 

Item supplient que toules peines commises, tant declarées commc à dcclarcr, 
tant à cause du subside qui n'a eté payé à terme deu , comme aussy pour les 
Tortifìcalions non Taites et pour les deniers fiscaux non payés soient rcmiscs. 
Mondit seigneur veut et commande le dit chapitre etre observé. 

Item supplient qu'il soit donné ordre que les thrèsoriers ne prennent point 
de quart, ni de registre a cause du subside. 

Mondit seigneur veut et commande élre observé le dit chapitre, excepté 
tant qu'il touchera les composilions qui se Teront du dit subside et autres par 
letlres , ou se mettra le quos par les thrèsoriers, et receveurs d'iceux des quellcs 
compositions ils prcndront leurs quarls selon la couslumc. 

Item que les sujets de mondit tres redouté seigneur de la vai d'Aoste ne soient 
tenus de payer le dit subside de prèsent, ny les autres advenirs si non ès mains 
de leurs officiers ordinaires comm'ils ont accoutumé. 

Mondit seigneur tcuI, et comraande le dit chapitre etre observé. 

Item que tous ètrangers , acheptans , tcnans biens et possessions rière hi ju- 
risdiction de mondit tres redouté seigneur soient tenus de contribuer en tous 
subsides, tailles, et autres charges avec les dits sujets de notre dit tres redouté 
seigneur, selon la Taculté et la valleur des biens qu'ils liennent au lieu. 
Mondit seigneur veut et commande ainsy le taire. 

Item que le séel des presens chapitres soit donné par notre dit tres redouté 
seigneur a toutes les comraunes qui voudront les avoir sans ce qu'il leur couste rien. 
Mondit seigneur veut et commande le dit chapitre étre observé. 



(1) L' istituzione del Sindacato , continuala sino ai di nostri sotto il nome di Au'uit sebbene 
scema di attività ed affievolita d' importanza , meriterebbe d' esecro meglio etadiala 0 che se le 
infondesse novello rigore. 

\ 



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«77 

Itcm que les chastelains et offìciers n ayent à prendre, nv exiger des entrées , 
yssucs, et despens des prisons si non ce que disposenl Ics statuì», sur peine de 
vingt cinq marcs d'argent pour un chacun, et pour une chacune Pois appliqui 
à mondit seigneur, et se doive icelle peine cntrer en leur comptes qu'ils auront 
à rendre en la chambre de» comptes sans nulle rémission. 

Mondit seigneur veut octroye et concede le contenu du dit ebapitre. 

Item que les notaires qui viendront de Tie à trepas puissent tester de leurs 
protocolles à leurs enfans, et parents , reservés Ics droiu de mondit seigneur. 
Mondit seigneur veut sur ce etre obscrvé le stalut. 

Et affinque Ics chapitres dessus escrits, et statuto de Savoye soient pleinemcnl 
obscrvés, mondit seigneur de ses certaine science, et prompt mouvement, veut, et 
ordonne les gens de son conseil residant avec luy jurent en ses mains, et les gens 
de son conseil residant à Chambery, aussy juges, chastelains, et autres offìciers 
de Savoye, et de la Tal d'Aoste, mediaux et immediaux, aux mains d'iceux de la 
chambre, et ceux de la chambre aux mains des gens du dit conseil de Cbamberv 
d'observer les dits chapitres aussy les statuts de Savoye en lous leurs chapitres 
tant qu'à eux appartieni sur les peines contenu» s en iceluy et ce dedans deux 
mois prochainement venans à peine de privation de leurs offices. 



Ordinato delia città di Torino circa li Stati generali 
da tenersi il 3o settembre 1489 (1). 



Die marti* xxix teptembris millesimo qualercenlesimo octuagesimo nono 
in masseria communilatis. 

Congregatis nobilibus lohanne Anthonio Scaravelli consindico, Iohanne Grimerio 
Nechi, Anthonio Marini, Stephano de Madiis, lacobo Ravoyre , lohanne Daniele 
Besanzoni , Gaspardino Miolerii , Petro Vidoti et Baldesare Valerini ex duodecim 
sapientibus ultimo eleclis sono campana e de mandato nobilis Manuelis de Strata 
locumtenenlis spectabilis domini Ludovici condomini Strambini bonorandi vicarii 
civitatis Taurini, ac nobilibus Borbono de Strata, Michaele Maleti , Ludovico de 
Cabalista et Petro Dentis omnibus ex credendariis civitatis praedictae prò agendis 
ipsius communiutis et maxime infrascriptis. 

Nobile» Borbonus de Strata et lohanne» Anthonius Scaravelli suprascripti de- 
putali per credentiam dictae civitatis ad interessendum prò ipsa civitate et eius 
suburbiis in tribus slatibus tenti» et de proxirao tenendis in nac civitate propo- 
suerunt sicut die crastina ultima mensis huius pendet assignacio ad comparen- 
dum in ipsis tribus statibus, peientes sibi dari consilium super responsione danda 
peticioni factae per illustrissimum dominum dominum nostrum ducem de scutis 
duobus milibus prò subsidio. 



(1) Dall'archiTio della città di Torino. - Registro: Ordinati 1488, 1489, 1490, n. 83, fai. 9" 

a3 



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178 

Super qua proposicione ordinatum fuit et conclusum per pracnominatoa ex 
duodecim aapientibus quod ipsi nobilcs Borbonus et lohannes Anthonius elccti 
ut supra debeant interesse nomine ipsius communitatis Taurini in dictis tribus 
statibus tenendis et in eia comparere ac procedere iuxta eis attribulani potestà - 
tem ac instare apud praelibalum illustrissimum domimi m nostrum prò obtinendo 
exemptionem ab oneribus per auam cclsitudinem imponendis et Tacere proni eis 
melius et utilius vidcbilur fiendum circa pracmissa et quodlibct praemissorum , 
et si quid occurrat ordinandum de eo conferrc debeant iterato cum ipsia duo- 
decim aapientibua aut corum maiorì parte. 

Itera eie. 



1480 



Taurini — 30 septembris et 12 octobris 



Acta congregationis trium statuum patriae cismontanae (1). 



Scquuntur capitula quac humillime supplicant tres status patriae cismontana- 
invicem congrecati de mandalo illustrissimi et excellenlissimi principia domini 
nostri domini Karoli Sabaudiae etc. ducis praetextu et ad causam doni scu sub- 
sidii quod sibi peciit fieri per ipsam patriam prò oneribus per eundem substcntis 
et supportalis propter gucrram sibi mutare per marchionem Saluciarum, etiam et 
expensarum per cura supportatarum ad causam sui accessus a patria sua cismon- 
tana in Galliae partibus ad serenissimi um dominum Karolum Franchorum regem 
prò levanda et sedanda eadem guerra cum quo negociatus est proul ipsi tres 
statua viderunt per expleta eisdem exhibita et plenarie intellcxerunt 

Primo. Supplicant eidem illustrissimo domino domino nostro humillime ut di- 
gnetur excellentia sua ab ipsa tota patria cismontana nemine escluso, vel exempto, 
pracsens donum seu subsidium florenorum duccntum millium parvi ponderis gra- 
ciose accipere actenlis maximis oneribus quae eadem patria aupportavit ad 
causam dictae guerrae , alerei i la t eque grani , vini et aliorum victuafium vigente 
dieta in patria, per spectabilem Scbastianum Ferrerii dominum Gallianici cxigen- 
dorum et quod soluciones ipsius doni vel subaidii (ieri debeant in manibus ipsius 
reoeptoris in moneta nunc general iter currente per ipsam patriam, et confessiones 
Tacere tenealur ipse receptor de solucionibus fìendis , sme quovis costu , hac 
prolestacione intellecta quod propter donum seu concessionem ut supra factam 
trahatur seu irahi minime valeat consequencia aliqualÌ8, quae dictae patriae ha- 
beat praciudicare vel eidem praeiuditium afTerre quoviamodo. 

Illustrissimus doroinua noster dux praefatua vult et concedit dictae patriae 
suprascripta in dicto capitalo salvo quod solucioncs ficndae de dìcto subsidio 
liant de moneta currente temporibus solucionum ficndarum eiusdem subsidii. 



(I) Dalla minala originale enfiente nei camerali archivii ; nel protocollo ducala. — Beatoli 1488 
a 1490, n. 39, fol. 93. 



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x 79 

llem supplicant praedicti trcs status quod solucio huiusmodi doni seu subsidii 
fìat gcneraliter per ipsam totam patriam in manibus receptoris praedicti in 
quatuor annis videlicet quolibet anno quarta pars eiusdem, cuius prima solucio 
incipiat in festo Paschac proxime venturo, et aliae ficnt de anno in annum inde 
sequturum simili termino. 

Illustrissimus dominus noster dux praefatus eisdem concedil quod solucio 
dicti subsidii fiat tribus terminis videlicet de centum millibus ilorenis infra ka- 
Icndas ianuarii anni proxime venturi millesimi qualercentcsimi nonagesimi a na- 
tivitate Christi sumpti: de quinquaginta millibus florenis in aliis kalendis ianuarii 
anni inde sequuturi millesimi qualercentesimi nonagesimi primi et in aliis sequen- 
libus kalendis ianuarii anni millesimi quatcrcentcsimi nonagesimi secundi de aliis 
quinquaginta millibus florenis rcstantibus de dieta summa. 

Item supplicai humillime ipsa patria ut dignelur praelibalus illustrissimus do- 
minus noster advertere et inhibere quibus spcctaverit et fuerit opporlunum ne 
procedalur conlra quemvis deflunctum occasione usurariac pravi la lis nisi forte 
talis deffunctus tenuissct altare paratum in ipsa patria; et si forte contra aliquem 
procederetur praescncialiter tradalur sallem duplum informacionum Bumplibus 
modera lis et admictatur ad defiensiones et ad reprobaliones ipsa rum informa - 
tionum ; et in praemissis supplicai ipsa patria bene advertatur et ulterius quod 
exercentcs extra patriam apportando bona in patria non molestentur occasione 
praemissa. 

Illustrissimus dominus noster dux praefatus prò se et suis bacredibus et suc- 
cessoribus universis, habita deliberacione procerum et consiliariorum suorum, vult 
et concedil dictae patriae quod ab inde non possit impuri contra quempiam de 
patria praedicta, in ipsaque degentem et commorantem praetexlu ipsorum con- 
tractuum usurariorum foeneraticiorumque et simulatorum eliam si essent mani- 
festi et publici usurari! tcnerentque altare paratum , bacredesque et successores 
ipsorum in pace ea de re prorsus dimicti vult et iubet 

Item quia multi sunl oftìciales usurpante* ab eorum districlualibus multiplici- 
ler ex eo quia sindicalum recusant tenere, ut similibua obvietur supplicant ipsi 
trcs status ut dignetur concedere eidem patriae quod officiales locorum ipsius 
patriae cuiusvis gradus et condicionis existant leneantur et debeant tenere prò 
se et familia sua singulo anno sindicatum , et sindicentur per deputandos per 
communitates looorum praedictorum quibuscumque exceptionibus non obstan- 
tibus. 

Illustrissimus dominus noster vult et iubet habentibus franchesias, sta tuta et 
capitula super praemissis disponentia ipsis eadem observari debere et non ha- 
bentibus disposicioncm iuris communis scrvari siquidem debere. 

Item supplicant dicti tres status praelibato domino nostro duci ut dignetur 
advertere circa matrimonia cura libera esse debeant et non cohacta, ut dimictan- 
tur parente» in liberiate maritandi filias seu afiìnes, cui vel quibus eis placuerit 
et non ipsis invictis , actenlis bis quae sub umbra licterarum requisitoriarum 
iìunt et commiclunlur quin ymo libere et in pace dimictanlur ut convenit; et si 
qui sint arrestali vel molestati occasione praemissorura liberentur et in pace di- 
mictanlur. 

Illustrissimus dominus noster vult et concedil quod matrimonia sint libera 
et quod filiae aetatis non compcllantur nisi de voluntatc carum. 

Item supplicant ipsi tres status praelibato illustrissimo domino nostro duci ut 
providere dignetur quod gabellator salis praesens et futuri manuteneant bonum 
sai et suGBciens rubeum de Evixa et de alio bono sale in sufficientia in locis 
Cuney, Casalisgrassi et Clavaxii , et unicuique emere volenti condigna solucione 



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i8o 

mediante expediat precio solilo videlicet in Oasaligrasso prò florenis viginti duo- 
bus prò qualibet carrata , in Clavaxio prò ilorcms viginti quatuor prò qualibet 
carrata , et in Cuneo prò preeio* solito, lingula singulis reflerendo et in moneta 
currenti gcneraliter per ipsam patria m, et quod carrata contineat mensuras con- 
sueta!, ut alias per licleras fuit declaratum , quodqtx gabellator Clavaxii non ac- 
ci piai ullra de bi timi et solitum ab aliquibus pedagium prò diclo sale ut lacere 
nititur ab hominibus capitaneatus Sanctae Àgalbae. 

Illustrissimus dominus noster dux praelibatu6 vult iubet et concedit quod 
llatores dicti salis praesentcs et futuri vcndant borni m sai et ad mensuras 
s et iustas nec ullra solitum exigatur prò pedagiis, quantum vero ad pre- 
cium capiatur iuxla privilegium suum cum ad hoc sinl privilegiati. 

Item supplicant ipsi tres status praelibato illustrissimo domino nostro duci ut 
dignclur loti patriae confirmare omnes et singulas franchesias, liberta tes, anti- 
quas consueludincs , pacta , conventiones , privilegia et statuta in genere sive in 
specie ipsi patriae, et cuivis ex locis ciusdcm concessa, et eas et ca obscrvari 
mandare, annullando, cassando et rcmictendo quascumque poenas et mulctas in- 
cartai scu declaratas quovis modo contra loca ipsius patriae , seu particulares 
personas corumdem ad causam suhsidiorum, taxarum, focagiorura, ponliuro, for- 
taliciorum, excrciluum , reparacionum viarum , ac navigii labentis ad civitatcm 
Vercellarum , tam per magnifica Consilia ordinaria quam commissarios quosvis 
usquc in hodiernum, ctiam quia dicuntur exigi velie ccrtae poenac praetextu re- 
gistri quondam nobilis Francisei Horimundi clavarii magnifici consilii Thaurini 
residenlis, et prò quibus aliqui iam satisfecerunt, supplicant inhiberì ne cxigantur 
saltem ab babcnlibus quictancias et appodicias a dicto Florimondo , et exactor 
diclarum poenarum teneatur exbibere librum dicti quondam Florimundi pelcn- 
tibus ut fraudibus obvietur. 

Illustrissimus dominus noster dux confirmat per praesentes franchesiai , li- 
bertatcs, capitula et alia pracnarrata hactenus concessas et confirmatas ipsasque 
observari iubet et mandat, remiclitque per praesentes omnes poenas et mulctas 
incursas et declaratas praetextu et ad causam subsidionim taxarum et aliorum 
praenarratorum qualitercumque usque in hodiernum commissas , et prò futuro 
se abslincant a commictcndo illas. Qualcnus vero concernit Florimondum prohi- 
bct exactoribus poenarum qucmpiam molcstari debere ad solutionem aliquarum 
poenarum exactarum per dictum Florimondum de quibus edocebunt de solucio- 
nibus carumdem per confessione! dicti Florimondi ipsasque cancellari a regislris 
mandat , et si non babeant quitancias et pelant videri registrum eisdem osten- 
datur ut videre possint si sint cancellatae vel non. 

Itera quia dicuntur certae factae fuisse prohibiciones super venalionibus per 
praelibatura illustrissimum dominum nostrum supplicant ipsi tres status eidem 
ut dignclur. revocare similes prohibitiones patriamque in liberiate venandi di- 
micterc prout hactenus tam per franchesiai quam per consuctudinem fuit usita- 
tum, exceptis locis ubi conlinget dominationem suam residere vel quae prò li- 
bito bonae suae voluntatis voluerit reservare prò babitatione sua. 

Illustrissimus dominus noster dux praefatus vult iubet et concedit dictac 
patriae contenta in dicto capitulo observari. 

Item supplicant ipsi tres status praelibato illustrissimo domino nostro duci ut 
dignetur inhibcre officialibus sui hospicii ut pula forreriis, beccheriis, pollale- 
riis et ali is ofliciariis suis tocius patriae ne victualia bestias aut alia quaevis bona 
capiant alicui ultra scitum et voluntatem dominorum honorum similium , quin 
jmo ipsa bona emant si volunt bonesto precio et precium exbursent antequam 
ipsa amoveant, vel alias cum dominis similium bonorum concordent extimationc 
proborum virorum illius loci casu quo non essent concordes inter eos, quodque 




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e8i 

inhibeatur ne ineolae patriae aggraventur ab eisdem seti alio» quosvis ad condu- 
cendum aliqna cai-ragia seu veyluras faciendum maxime cum id procedatur contra 
formam iurts et libertatum ac omnem acquitatem. 

Ulustrissimus dominus noster dux vult ci iubet observari per officiarios suae 
domus, etiam per quosvis alios patriae suae praedictac staluta sua super victua- 
libus et aliis praediclis disponenti» sub poena viginti quinque libra rum forcium 
prò quotibet et vice qualibet contrario casu commictenda et nobis irremissibili- 
ter applicanda. 

Item supplicant dicti tres status praclibato illustrissimo domino nostro duci ut 
dignetur ipsis de patria concedere quud possinl et valeant imponere gabella* 
super rebus et bonis suis ut facilius solvere possint subsidium praedictum , et 
subvenire aliis eisdem occurrentibus libere et impune. 

Ulustrissimus dominus nosler dux praefalus ipsis de patria cismontana con- 
eedit contenta in dicto capitulo per triennium citra praeiudicium iam babentium 
ipsum privilegium. 

Item supplicant quod commissarii alias deputati qui usurpasse dicuntur in bona 
summa dictae patriae sub umbra unius commissionis aliati» exercentibus non 
commissam, et si petitur copia tradere recusant , supplicant ipsi tres status ut 
dignetur dominano antelala mangiare ordinariis locorum etiara voce cridae si 
opus fuerit, ut de sirailibus extorsionibus veritas eruatur, et compelli ipsos cotn- 
mìssarios ad restiluendum illis a quibus talia extorquerunt , ac provider! ut co- 
piani commissionis tradant commissarii postulantibus anlequam ad exercicium 
ipsarum commissionum procedant, alias liceat ipsis impune non parere. 

Ulustrissimus dominus noster dux vult et conceda quod officiarti ordinari! 
informaciones sumere debeant contra cemmissarios praedictos qui talia patrarunt, 
et de hinc mictant suo Consilio, quod de ipsis iusticiam ministrare habeat quod- 
que commissarii destinandi ad exerecndam aliquam commissionem , anlequam 
illam exerceant praesentent illam officiarlo loci et copiata parti illam petenti alias 
concedi n per ipsum sint nulla. 

Item supplicant dicti tres status praelibato domino nostro ut dignetur circa 
factum iusticiae talem modum adhibere quod causae accelerentur et nullus in- 
debite frustratone deducatur , licterasque de praemissis concedere sinc constu 
sigilli quibuscumque ipsas haberc voleutibus. 

Ulustrissimus dominus noster dux praefatus quoad factum iusticiac talem 
dabit ordinem quod causae praedictac accclerabunlur et subditi sui indebite non 
fmstrabuntur, quo vero ad sigillimi praedictum ipsas sigillar! vult gratis 



Karolus dux Sabaudiae ctc. Univcrsis serie praesencium fiat manifestimi quod 
cum in generali congrcgacionc tri imi statuum noviter faeta ista in civitate nostra 
Tbaurini nostri mandato per ipsos tres status ad subveniendum nobis occurren- 
tibus fuerit concessum donimi seu subsidium ducentum millium florenorum parvi 
ponderis practcxlu et ad causam guerrae in nos motae per marchionem Salu- 
ciarum et expensarum per nos supportatane prò accessu nostro facto ad sere- 
nissinium dominum ci consanguineum nostrum honorandum Francorum regem 
prò levanda et sedanda dieta guerra, solvendorum terminis in subannexis capitulis 
descriptis, per ipsosque tres status nobis fucrint praescntata et exhibita capilula 
praedicta quae in vim pacti et privilegii perpetuo duraturi toti patriae nostrae 
cismonlanae concedi huraillime supplicarunt, quorum supplicatiom annuentes, et 



i8a 

quia ipsi tres status fucrc erga nos in dirti subsidii concessione ossequiosi ipsam- 
que patriam seni por nostris noverimus ac nunquam delendae memoriae illustris- 
simi praedecessores nostri in eorum agcndis noverint fidelissimam et obsequen- 
tissimam, ob quod nedum in bis ymo et longe maioribus apud nos veniunt com- 
mendandi, ex nostra igitur ceru scientia motuque proprio ctiam matura proce- 
rum et consiliariorum nostrorum super his deliberacione praebabita, prò nobisque 
et nostris haeredibus et successori l>us univcrsis ipsi toti patriae nostrac cismon- 
tanae in vim pacti et privilegii perpetuo duraturi capitula ipsa subanncxa omnia 
et singuia prout iacent et super ipsis fccimus rcsponsiones , conccdimus, damus, 
declaramu.s et reraictimus ipsaque suum sorliri debere effectum praesentibus de- 
cernimus et volumus. 

Mandantes ea proplcr consiliis nobiscum et Thaurini resìdentibus nec non uni- 
Tersi- et singulis gubcrnatoribus , baillivis , vicari is , potcslatibus , capitaneis , 
iudicibus , castellani* , clava riis et caeteris offic'iariis nostris mcdiatis et imme- 
diati» , praesentibus et futuris ad quos praesentes pervenerint et seu ipsorum 
offìciariorum localenentibus, et cuilibet eorumdera sub poena centum marcharum 
argenti prò quolibet , dictisque consiliis inferiore qualcnus praedicta capitula 
omnia et singuia prout iacent eidem patriao nostrae cismontana et suae poste- 
rità ti teneant , actendant et obscrvcnt tenerique actendi ac per quosvis faciant 
inconcusse obscrvari et in nullo contravcniant quomodolibet vcl opponant, veruni 
de ipsis capitulis in quibuscumque civitalibus , villis , locis , tcrris et oppidis 
dictac patriac nostrae cismontana!.: absque impedimento , contravcncione , turba- 
cene vcl inquietacene inferendis ab inde et imperpeluum piene frui et gau- 
dere paciantur et pcrmictcnt, quoniam sic fieri volumus, quibuscumque lirteris, 
mandatis, exceptionibus , excusationibus ac aliis sub quacumque verborum Torma 
in conlrarium concessis adducendisque et faciendis repulsis et non obstantibus , 
quibus omnibus quoad baec ex eadem nostra certa scientia motuque proprio et 
de nostrae potcstatis plenitudine derogamus et derogatimi esse volumus per 
easdem praesentes. 

Datas Thaurini die duodecima mensis octobris millesimo quatercentcsimo octua- 
gesimo nono. 

Per dominum praesentibus dominis 

Illustri et reverendissimo domino Francisco de Sabaudia archiepiscopo 
Auxitanensi 

Nec non dominis 

Reverendo Ahthonio Championis episcopo Montisrcgalis cancellano 
Sabaudiae 

Antermo barone Mvolani marescallo Sabaudiae 
Augusti n i de Lignana abbate Casaenovae 
Matthaeo de Confaloneriis capitaneo Sanctac Agathae 
Anthonio de Gingino domino Dyvone 
Petro de Agatiis 

Pctro Cara , , „ 

Deffendente de Pectcnatis advocato fiscali 
Ruffino de Murris thesaurario 
Sebastiano Ferrerii domino Gallianici , et 
Benedicto Tortellet roagistro requestarum. 



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i83 



CARLO GIOVANNI AMEDEO 



Mori Carlo i lasciando il trono al suo figliuolo infante Carlo Giovanni 
Amedeo. La tutela del principe e la reggenza dello Stato si tennero dalla 
madre, Bianca di Monferrato, coli 1 assistenza di Francesco di Savoia, ar- 
civescovo d'Auch, prozio del duca; nè ciò avvenne senza contrasti, es- 
sendosi in tale occasione ridestate le vecchie querele de' principi agnati. 
S 1 aggiunsero alle contese dei principi le gare dei grandi accresciute per 
rivalità tra i popoli. Baroni Piemontesi e baroni Savoiardi aspiravano a pre- 
valcre nel Governo; ne sorgeva una fazione Piemontese ed una Savoiarda: 
stavano a capo di quella i signori di Racconigi , di Cardò , di Valperga 
e della Novalesa ; a capo di questa il Miolans ed altri magnati. Se cre- 
diamo al Costa (i), sarebbevi stalo grande dissidio sul luogo in cui avreb- 
besi ad educare il principe, gli uni volendo che fosse in Savoia, gli altri 
in Piemonte. Certo è che fiivvi sedizione e sangue sparso a Torino, e 
che il Miolans , più d' ogni altro odiato , potè a stento salvarsi nascon- 
dendosi in una madia mercè del soccorso di una buona donna e di un 
provvido cittadino. 

Negli anni di questo principe, Carlo vm re di Francia venne a Torino 
avviandosi all' impresa di Napoli, funesto augurio d' interminale sventure 
all' Italia. 

Nelle condizioni in cui erano la Savoia ed il Piemonte a quo tempi , 
con a fianco l'alleanza Lombarda contratta da Carlo , nessuno sarà che 
rimproveri a' nostri maggiori l'aver fatto accoglienza benevola a quel re 
rallegrandolo colla rappresentazione delle geste di Carlo Magno disposte 
su i capi delle vie di Torino. 



(I) Mémoires historiqnea sur la Maison royale de Savoie, tom. I, pag. 363. 



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i84 

Il timore poteva più che la fiducia, onde fu forza alla duchessa il soc- 
correre delle sue robe il re, che, difettando di danaro fin dall'esordio della 
impresa, mettevale in pegno. Così schiettamente racconta il Commines: 
di Susa alla le roy à Turiti et jr emprunta les bagiies de madame de 
Savoje fille du feti marquis le seigneur Guillaume de Monferrat et vefue 
du due Cìiarles de Savoj e , et les mit en gage pour douze mille du- 
cato (i). 

£ quando tornando di Napoli , e sperimentato il frutto dell' alleanza 
Lombarda voltasi in tradimento per Lodovico il Moro, Carlo dovette scen- 
dere agli accordi col traditore, egli si valse molto opportunamente della 
lealtà piemontese; e la trattazione della pace, secondo che narra lo stesso 
Commines (2) spettatore ed attore in quelle pratiche, fu agevolata prin- 
cipalmente dalla duchessa di Savoia , che così venne a liberarsi dalla 
presenza di quel re che alla fine di ottobre dell'anno i4q5 si ritornò di 
là dai monti simile piuttosto (per valcnni delle parole del Guicciardini) 
non ostante le vittorie ottenute, a vinto che a vincitore. 

Ristringendoci più dappresso al tema dei nostri studi, riferiremo le pa- 
role di Giovenale d'Aquino che riputiamo fedele ed ingenuo spositore 
delle cose Piemontesi in que' tempi. Egli dopo aver accennato la morte 
del duca Carlo 1, prosegue: Karolus Iohannes Amedeus pupillus et dux 
successit sibi in ducatu et ipsa domina Blanclia curatrix uttrixque de- 
creta in tribus statibus buie tentis in dicto loco Pjrnerolii. Et in quibus 
tribus statibus in aula magna dicti castri interfuerunt ambasiatores regis 
Francorum et ambasiatores ducis Mediolani ad condoletuium de morte, 
et offerendo personas et bona dictorum regis et ducis Mediolani, et 
mirabilia dicentes et offcrcnles , sed in contrarium fuit veritas proul 
infra videbitur. 

Riferiamo qui appresso il documento di collazione di tutela , il quale 
non accenna specificamente a congregazioni di Stati, e non concorre per 
data cogli atti della successiva adunanza, ma si può credere, come già 
dicemmo e come più specificamente accenna la cronaca del d'Aquino , 
che l'influenza degli Stati siavi stata, se non di nome, almeno d'effetto. 



(1} Me moire» de meuire Philippe de Commines, li». 7, ebap. 5. 
(*) Lìt. 8, clup. 8. 



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1190 

Pinzkolii — 20 martii 



Acceptio tutelae (i). 

In nomine Domini Nostri Iesu ( .liristi amen. Huius publici instrumcnti tenore 
cunclis fiat manifesluin, cum ita sii quod superioribus dicbus , proh dolor ! de- 
cesserit ab humanis illustrissimus princeps quondam bonae memoriac dominus 
noster melucndissimus dominus Carolus Sabaudiac eie. dux intestatus relieto 
post se illustrissimo principe et domino nostro raclucndissimo domino Carolo 
lohanne Amedeo duce Sabaudiae, Chablavsii et Augustae, Sacri Romani Imperii 
principe, vicarioque perpetuo, marchione in Italia, principe Pcdemontium, 
cornile de Villariis, Vaudi, Niciae et Vercellarum eie. domino, in infantili aetate 
conslilulo superstite cliam illustrissima et pudicissima domina nostra metuendis- 
sima domina Blancba ducissa consorte praelibati bonae memoriae illustrissimi 
domini nostri domini Caroli vil i functi et matre antedicti illustrissimi principis 
et domini nostri domini Caroli lohannis Amedei moderni ducis Sabaudiac infan- 
tis, cui illustrissimac mairi a iure defferlur tutela dicti fìlii sui illustrissimi ad co 
quod volens praefcrlur omnibus legilimis tutoribus. Hinc igilur fuil el est quod 
anno a nativitatc ciusdem domini sumpto currcntc millesimo qualercenlesimo 
nonagesimo, indictione octava, et die vigesìma mensis martii consliluli in prae- 
sentia et conspectu praelibalae illuslrissimae dominae nostrae ducissae reverendus 
in Christo Pater dominus Urbanus Bonivardi episcopus Vercellensis abbasque ut 
commendatarius indili monasterii Beatae Mariac de Pinerolio ad Romanam Se- 
detti immediate pertinenlis , ci reverendus in Cbristo Pater dominus Stephanus 
Morelli episcopus Mauriannensis , ac nonnulli alii praclati et quaraplurirat alii 
consiliarit, proceres, et nobiles, ducales vassalli et fideles huius patriac Sabaudiac 
tam citra quam ultramontanae affectantes stalum illuslrissimae dominationis Sa- 
baudiae bene gubernari el animadvertenles periculum imminere multaque oc- 
currere posse propler quae status ipse possct perturbar! , ac multa ac inlolera- 
liilia dainpna pali, allendcntesquc atl probilalem, venustatem (*2), pudicitiam ac 
laudabiles morcs praelibatac illustrissimac dominae nostrae dominae Blancbae du- 
cissae Sabaudiae matris praelibati illustrissimi domini nostri ducis, considcrantcs 
praeterea recto et pensato iudicio nulli alii personae melius tucius ac fiducius 
raunus ipsum tutelae commini seu demandari posse, cidera illustrissimac dominae 
nostrae ducissae humiliter supplicarunt ut tutelam predali illustrissimi domini 
nostri ducis filai sui acceptare diguarctur. Ideoquc ipsa illustrissima domina nostra 
domina Blancha ducissa Sabaudiae conslitula ante praescnliam magnifici ducalis 
constili sccum residenti» , quo praecrant reverendus in Christo Pater dominus 



(I) Dall'originale esibente nell'archivio di corte. 

(i) Parrà strano a molli che in affare tanto grave siasi tenuto conio anche della icduccnte qua- 
lità di bella o di aggraziata ; ma o sia ingenuità di costami , o piacenlerìa di cortigiani , o leg- 
gerezza di notaio , la parola sta cosi nell'originale. 



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Antonius Championis episcopus Monlisregalis canccltarius Sabaudiae, Ludovicus 
de Miolano doroinus Servac et Cardcti, Ludovicus dominus Luvriaci, Honoratus 
ex barouibus Boleii , Antonius de Rossiglione miles dominus Belliretorti , Amc- 
deus ex comitibus Vallispcrgiae, Antonius de Gingino dominus Divonac , Hum- 
bcrtus dominus Lucingii, Antonius de Submonte dominus Bardassa ni guber- 
nator Niciac, dominus Georgius Trucheti praesidens, dominus Pbilippus \agnotii 
miles dominus Caslrivclcris , Vaxinus de Sollerio condominus Morctae , Petrus 
«le Agaciis, Petrus Cara colatcralcs , Deffendens de Peclcnatis advocatus fìscalis, 
Ruflìitus de Murris thesaurarius Sabaudiae et Sebastianus Ferrerii dominus Gal- 
lianici, omnes de ipso Consilio. Cuius iudicium parere, actendere et sequi vo- 
lens cadetti illustrissima domina nostra ducissa, nec non in praesenlia memorati 
reverendi in Christo Patris domini Urbani Bonivardi commendatarii suprascripti 
ordinarli aclenta supplicacene et requisicionc sibi ut supra facta . dcclaravit et 
protestala fuit quod vult et internili esse tutrix praelibati illustrissimi domini 
nostri demini Caroli lohannis Amedei ducis Sabaudiae cius hlii infantis. Qua 
quidem declaracione facta mcmoralum magnificum ducale consilium rcsidens, ac 
praefatus reverendus in Cbristo Pater dominus Urbanus Bonivardi diclae abbaciac 
Pinerolii commendalarius lamquam ordinarius actendentes et considerantcs ad 
raelibatae illustrissimac dominae ncstrae ducissac sensum, et intcr caeteras animi 
oles singularem bonitatem quac cliam iusticiam non post posila clemencia sem- 
per summopere coluit et vivente praelibato quondam illustrissimo domino nostro 
eius coniuge observari ulique procuravit , tantaque virtute praedita est ac sin- 
gulari industria et prudencia quemadmodum si aetatem quadraginta annorum 
actigissct, praemissa ac praebabita diligenti inquisicione per temporis intcrvallum 
prout et quemadmodum in similibus fieri convenit et consuevit . habitoque et 
parlicipato ad invicem saepe et saepius colloquio, et maturo Consilio, compcrie- 
runt praeratam illustrissimam dominam nostram metuendissimam dominam Blan- 
ebam ducissam Sabaudiae ad praedictam tutelam esse magis ydoneam et suflì- 
cicntem ac confidcriciorera. Idcirco eidem illustrissimac dominae nostrae ducissae 
praescnli dictam tutelam ac administratioucm personae ac palriaruro et bonorom 
illustrissimi domini nostri ducis fili i sui infantis tam coniunctira quam divisim 
et prout melius de iure potucrunt , decreverunt et eidem decerni debcrc deli- 
beraverunt , dicendo eidem : « Estotc si placet tutrix illustrissimi domini nostri 
domini Caroli lohannis Amedei libi vestn. » Quibus sic peraclis praelibata il- 
lustrissima domina nostra domina Blancha ducissa Sabaudiae praedictam tutelam 
acceptavit. Qua acceptata solcmpniter promisit bona fide sua in verbo principis 
ac per iuramentum suum taetis eorporaliter scripturis et sub suorum omnium et 
singulorum expressa obligacione bonorum qtionimcumqne niichi nolano, et ducali 
secretano subsignato ad opus memorati illustrissimi principia et domini nostri 
mctuendissimi domini Caroli lohnnriis Amedei ducis Sabaudiae ac suorum hacre- 
dum et sucecssorum quoniiucumquc ac omnium aliorum quorum interest, inte- 
rcrit, aut interesse potei il qtiomodolibct in rutti rum stipulami et recipienti per- 
sonam, patrias, et bona praelibati illustrissimi domini nostri ducis ac lo tura do- 
minium sibi commissum et km quaccumque bene fidelilcr et probe regere, 
gubernarc et administrare, utilia ciusden domini noslri ducis lotis viribus pro- 
curare , inutili» evitare , ac ipsum et bona ac "tura sua quaccumque deflenderc 
sine contacione aliqua et indeffenstim seu indeffeusa non permietcrc nec non de 
bonis et iuribus eiusdem illustrissimi domini noslri ducis quam inox beri poterit 
debitum invenlarium conticele ; ac de gesti* et adininistmlis per caio tempore 
congruo racionem redderc cum reliquorum plenaria rcslilucionc , deque iti fa- 
eiendo dcbilam praeslare caucionem ; et cactera omnia et singola facerc et ad- 
implcrc, quae vera tutrix tacere lenelur et debet. Renuncians in hoc facto prae- 
libata illustrissima domina nostra ducissa specialiter et expresse sectindis nuptiis, 
beneficiis Velleiani scnalusconsulti , ac omni ahi legum auxilio in favorcra mu- 
li erum introducto, nec non omnibus et singulis aliis iuribus canonici* et civilibus 



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l8 7 

quibus cantra proemi ssa scu ipsorum aliqua Tacere vel venire posset aut in aliquo 
se Uteri, et maxime "un i dicenti gencralem renunciationem non valere nisi prae- 
cesseril speciali* Cui quidem actui tanquam legitimo riteque et legilime peracto 
memorati magniGcum ducale residens consilium et revcrendus in Christo Pater 
dominus Urbanus Bonivardi commendata ri us praefali incliti monasteri*! sua a ne to- 
nta te ordinaria et quilibct ipsorum tara coniunctim quam divisim omnibus mc- 
lioribus modo, iure, via et forma quibus melius poluerunt et possunt suas auclo- 
ritates pariter et decreta interposuerunt , praecepcruntquc per me dictum nota- 
ri u ni et ducalem secreta riunì de praemissis fieri pubhcum instrumentum quod 
prò maiori omnium robore sigillis suis quibus utuntur fecerunt appensione com- 
muniri. Actum et datum incastro Pincrolii, vidclicel in camera cubiculari prae- 
libatae illustrissimae dominae nostrac ducissae , nraescntibus ibidem illustri el 
reverendissimo domino Francisco de Sabaudia archiepiscopo Auxitanensi, necnon 
ultra superius nominato» et mcncionatos, nobilibus et egregiis viris Anabulo de 
Ravoira domino Crucis, Aleramo de Sancto Georgio domino Ballangerii, Matbaeo 
ex comictibus Castrimontis , lohanne Petro de Simeonibus ex dominis Caburreti. 
Anthonio de Sancto Secundo scutifferis , lohanne Bessonis , Michaele Ruscacii 
secretarla, Bartbolomeo de Carreto condomino Millesimi camerario, Petro Ame- 
dei hostiario testibus ad praemissa vocatis et rogati». 

Ego autem Franciscus Richardi de Albiaco Gebennensis diocesi* ducalis Sa- 
baudiae secretarius notariusque publicus praemissis omnibus et singulis dum sic 
ut praemittitur, fierent et agerentur una cum praenominatis testibus interfui et 
hoc publicum decrectonis tutelae ac auctorisacionis instrumentum rogatus recepì, 
in hancque publicam forrnam aliena marni scriptum vigore potestatis michi datae 
mea propria subscripsi ac solito signo meo quo in talibus utor signavi in testi- 
monium praemissorum. 

Richardi. 



L'atto che segue può considerarsi come l'appendice del precedente ed 
ha per oggetto di mantenere l'integrità del demanio. Quanto più frequenti 
erano nelle corti i casi in cui si derogava implicitamente e forse non 
senza frode al principio generale d'inalienabilità del patrimonio dello 
Stato, tanto maggiore era la cura che si prendevano gli austeri e schietti 
consiglieri del sovrano, ed i rappresentanti del paese per impedire che 
si moltiplicassero quelle alienazioni , e per procurare che anche le già 
fatte si rivocassero. Vuoisi notare che Tatto si dice determinato de Con- 
silio et deliberacione trium staiuttm, e la promessa di osservare la deli- 
ba razione si fa dalla duchessa in nonnullorum de Iribtis statiòits prue- 
sene ia. 



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1 190 



Pinerolii — 8 aprilit 



Promissio da non alienando detrumio (i). 

Blaneba ducissa Sabaudiac tulrix et tutorio nomine illustrìssimi fìlii nostri ca- 
rissimi Karoli loliannis Amedei ducis Sabaudiac , Cbablaisii et Augustae , Sacri 
Romani impcrii principis, vicariique perpetui, marebionis in Italia, principis Pe- 
demoncium , comitis de Villariis, baronis Vaudi, Miciacque, Vercellarum ac Fri- 
burgi eie. domini. Universi» serie pracsencium facimus manirestum quod cum 
in catione tutelar, predati filii nostri nobis facta promiserimus et iuraverimus 
personam , patriam, dominia , civitatcs, villas, castra, loca, districlus , manda- 
meli l,.. iurisdiciones , mera, mixta imperia, ccnsus, reditus, provcnlus, servicia, 
boraincs , bomagia et alia quaerumque bona tam mobilia quam immobilia sub 
quacumque rerum specie , consistertela dicto fìlio nostro spectancia et perlinencia 
bene, probe, fìdeliterque et diligenter regere et gubernare ac manutencre , illa- 
que indeffensa non permictere, sed augmenlarc, et si quae siut alienata prò posse 
redimere, ulilitatcm et commodum eiusdem fìlii nostri et sui demanii perquirerc 
et servare ac sinistra cvictare aliaque faeerc gercre et exercere quae diclae tu- 
tclae et illius excreilio incombimi benda. Ecce quod nos ex nostra certa sciencia, 
motuque proprio ac de Consilio et deliberacene procerum et consiliariorum 
noslrorum subscriptorum , triumque sta tu uni patriae Sabaudiac cis et ullramon- 
tanac invicem de nostri mandato bac in villa Pinerolii congregatorum, praesen- 
tibus de novo quatenus opus est promictimus in dictorum procerum , consilia- 
riorum et uonnullorum de tribus statibus pracsencia , iuramento nostro super 
sacro canone manibus nostris propriis manualiter taclo praestilo, personam elìcti 
fìlii nostri eiusque patrias, civilales, villas, loca, oppida, castra, districlus, man- 
darmela, iuridiciones, mera, mixta imperia, iura, regalia, bomines, bomagia, 
census, proventus, redditus, servicia, regalia, passagia ac alia quaccumque bona tam 
mobilia quam immobilia eciam et dominia quae d'ictus fìlius noster babet , tcnel 
et possidcl eciam quae sibì spectant et pertinent ac in futurum durante tempore 
regimi nis et cxcrcicii dictac tutelae spedare et pertincre potermi t iure , substi- 
tucionum , sucecssionum , legatorum , exebcutarum , remissionum , cessionum , 
quictacionum , confiscacionum , adiudicacionum , declaracionum , acquisicionum 
aut alia quavis raeione litulo sine causa non alienare, cedere, remicterc, quietare, 
transferre , detraherc , transmutare vel alias dissipare , sed ca in demanio ducali 
remanerc ipsaque reducere, unire et aggregare, et si forsitan ad regum, ducum, 
principimi, comitum, marebionum, baronum, banneretorum et aliorum magna- 
tum sive aliquamm personarum preces et inslancias aut alias ad aliqua verba 
seu principimi alicuius actus circa praemissa sive ad perfectionem aliquorum 
actuum deveniri conlingal, id ex nunc prout ex tunc ex eisdem nostris certa 
sciencia et raotu proprio delibcracioncquc quorum supra matura praehabila rc- 
vocaraus, anullamus, irrilamus, canccllamus, cassamusque et pcnitus abolemus 



(1) Dall'archivio di corte. 



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atque rerocatas, abolita», irritas, anullatas et rcnitus cancellatas esse per casdera 
praesentes deccrnimus ctiam sub et cum ali is promissionibus iurisque et facti 
renunciacionibus ac aliis clausulis in talibus oprortunis pariter et necessariis. 
Mandantcs eapropter consiliis nobiscum praedicto C.hamberiaci et Thaurini rcsiden- 
tibus pracsidcnli et magislris canierae compulurum nec non unirersis et singulis 
gubcrnatoribus, bailliri», vicariis, polcslalibus , iudicibus, caslellanis , capitancis, 
procura toribus, clavariis, cxtcnlarum com m issa ri is ac cacteris praefati filii nostri 
oflìciariis fidelibusquc et subditis mediatis et immediati», praesentibus et futuris 
ipsorumque ofhciariorum locatenentibus et cuilibet eorumdem sub poena ducali» 
perpetuae indignacionis confìscacionisque omnium bonorum suomm prò singulo 
dictis consiliis et de camera inferiore, qualenus buiusmodi proni issionera et literas 
nostras iuxta ipsarum formam, menlem, continenciam et tenorem tcneant, actendant 
et observent, tcncrique actendi ac per quosvis farla ut inconcusse obscrvari et in 
nullo contraveniant quomodolibct vcl opponant ; rerum dicti praesidens et ma- 
gistri camerae praemissa omnia quae ab inde praefato filio nostro quaris racionc, 
titulo, sire causa erenire, spectareque et pertinerc continget ut praemictilur illa 
in demanio ducali quam citius fieri poterint, registrent, incorporcnl , et uniant, 
nec ea praclextu alicuius mandati rerbo rei in scriptis ficndi olio unquam tem- 
pore detrahant, quoniam sic fieri rolumus quibuscumque oj posicionibus, excusa- 
cionibus, cxceplionibus, literis, mandalis ac aliis quibusris in contrarium concessi» 
et ab inde sub quacumque rerborum forma concedendis adducendisque et facien- 
tibus repulsis et non obstantihus. Quibus omnibus quoad haec ex dictis nostra 
certa sciencia, motuque proprio derogamus ci derogalum esse rolumus per prae- 
sentes quas marni nostra propria signarimus ac per secretarmi» nostrum sub- 
scriptum signari sigilloque cancellarne Sabaudiae muniri iussimus in praemisso- 
rum omnium testimonium duximus concedendas. 

Datas Pinerolii die octava mensis aprili» anno Domini millesimo quaterecnte- 
simo nonagesimo. 

Bianche 

Per doroinam praesentibus 

Illustri et reverendissimo domino Francisco de Sabaudia archiepiscopo 
Auxitanensi, gubernatore et locumtenente generali 

Nec non dominis 

Reverendo lobanne de Compesio archiepiscopo Tarantasiae 

Reverendo Urbano Bonivardi episcopo Vcrcellarum 

Reverendo Stephano Morelli episcopo Mauriannac 

Reverendo Anthonio Championis episcopo Montisregali» , cancellano 

Sabaudiae 
Anthonio de Gingino domino Dvronc 
Anthonio de Rossillionc domino Belliretorti 
Humberto domino Lucingii 
Vasino de Solario condomino Moretae 
Pctro de Agaciis 
Petro Cara 

Deffendcnte de Pcctenalis adrocato fiscali 
Ruffino de Murris generali et thesaurario, et 
Sebastiano Ferrerii domino Gallianici. 



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»9° 



1190 

Pinerolii — 8 aprili* 



Ada congregalionis trium staluum generalium patriae 
citra et idtramontariae (i). 



Postquam de voluntate et praccepto illustrissimac et excellentissimae dominac 
nostrai? dominac Blancbae ducissae Sabaudiae tutricis et tutorio nomine illustris- 
simi principis domini nostri Sabaudiae eie. ducis et de volunUte et consensu 
illustrissimi et reverendissimi domini Francisci de Sabaudia archiepiscopi Auxi- 
tani gubernatoris el locumtenentis generali* fuerunt congregali tres status tam 
citramonlanorum quam ultra de bona legali integra el unita voluntale versus 
praefalara illustrici inani dominara nostram et illuslrissimum dominum dominum 
nostrum ducem et erga praedictum illuslrissimum et reverendissimum dominum 
Auxitanensem et prò universali bono patriae moti fuerunt praedicti de tribus sta- 
tibus Tacere et porrigerc humiles supplicaliones et requisiliones quae sequuntur. 

Et primo. Quod corum beneplaciti et voluntatis sit quod cligantur sex hoc 
modo videlicet de stalu ecclesiastico duo quorum alter sit ultramonlanus et alter 
cilramontanus; item et duo ex nobilibus et alii duo ex communita li bus quorum 
unus sit de ultramontanis et alter de citramontanis ut suora. Et qui sex sint de 
Consilio et in Consilio praefati illustrìssimi domini domini nostri ducis vocali in 
omnibus occurrenlibus quemadmodum sunt cacteri de Consilio qui praecipua 
cura et solicitudine teneantur continue et humiliter certificare et advisarc prae- 
fatos iltuslrìssimam dominanti dominam nostram ducissam et tutricem et illuslris- 
simum dominum Auxitanum gubernatorem et locumtenentem gcneralcra de bis 
omnibus quae intelligent et cognosccnt concernere eorum bonum , honorem et 
commodum , atquc sui status et ferventer solici tare reverendissimum dominum 
cancellarium et caeteros depulalos ad iusticiam ut unicuique iusticiam faciant 
et administrent, remotis quocumque favore et inordinata aflcctionc et brevius ac 
celerius quam fieri poterit servando in hoc slattila dominicali»; et quando placeret 

Eraefatac illustrissimac dominae dominac nostrae ducissae et tutnei faccrc hunc 
onorem praediclis de tribus statibus vidclicel quod ipsi haberent dictos sex eli- 
pere ex co quia ipsi raelius cognoscunt eos qui essent eligendi, id reputarent ad 
singulare beneficium et magnaiu gratiam et conarentur ex firmo iuramento ad 
sancta Dei evangelia pracslando et ex diligenti inquisilione et cxamine eligerc 
et nominare personas ydoncas et sufficiente» ac proficua» statui praefati illustris- 
simi domini domini nostri ducis et ipsi illuslrissimae dominac dominac nostrae et 
illustrissimo ac revendissimo domino Auxitano gratas et acceptas. 

Electio fiat per illuslrissimam dominam nostram et illuslrissimum et reve- 
rendissimum dominum Auxitanum qui diligenler curabunt eligere et providere 
de personis idoncis; et fìat rotulus consiliariorum. 



(1) Dall'archivio 'di corte. 



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1 9 l 

Secundo. Humiliter supplicant quod omnia iusticiaro concernentia expediri de- 
bcanl per consilium et omnes litlcrac ad ipsam iusliciam necessariae sigillentur 
sigillo cancellariae dumtaxat et non alio sigillo. Et ubi alitcr fierct et talcs Iit- 
terae sigillo canierae sigillatae comperirentur quod ipso iure et facto nullae 
et nullius valoris esse censcanlur et sint irritae ac inanes et non solimi littcrae 
ipsae sed omnia ea quae virtute talium lilteraruro fuerint secuta. 

Senretur stalutum dominicale non derogando tamen auctoritati ducali in ea 
parte in qua dicitur in pra esenti capitulo de irritacione. 

Tercio. Humilitcr supplicant quod omnes reddilus pecuniac et obventiones 
cuiuscumque naturae sint ad praefatum illustrissimum dominum dominum nostrum 
pertinentcs transire debeanl per manus thesaurarii et quod praefatis illustrissimae 
dominae nostrae et domino Auxitano placcai abstinere in donando aut remit- 
tendo aliquas compositiones alicuius delieti quousque fuerit de tali dclicto cogni- 
lum et seu quousque intitulati aut delinquentes concordatemi t aut composuerint 
in manibus tbesaurarii ad finem quod praefati illustrissimus dominus noster et 
illustrissimus et reverendissimus dominus Auxitanus sciant et intelligant id quod 
donabunt. 

Contcntantur et fiat quod petitur. 

Quarto. Humilitcr supplicant quod illi qui tempore retroacto fucrunt deputati 
ad administrandam iusliciam et qui eam bene administraverunt et rexerunt in 
suis loco et officio rtlincanlur. Et illi qui in ofiiciis suis se male babuerunt 
corrumpendo et violando iusliciam expellanlur, puniantur et officiis suis priven- 
tur, servando tamen qualitates ultramontanornm et cilramontanorum secundum 
quod in capitulo infrascriplo continetur. 

Fiat et conquaerenles venianl ad illustrissimam dominam nostrani et ad il- 
lustrissimum ac reverendissimum dominum Auxitanum et audicntur et fiat ipsis 
bona iusticia. 

Quinto. Supplicant quod transactiones , associacioncs, conventiones, libertatcs, 
pacta, exemptioncs, rapinila et francbisiae conccrnentes tara slalum ecclesiae 
quam nobilium et communilaluni inviolabiliter observcnlur absque eo quod ali- 
quo modo illac vcl i I la infringanlur aut illis aliqualiter ulto unquam tempore con- 
traveniatur , quin imo omne id quod in contrarium factum fuerit a viginti an- 
ni s ci tra contra ipsas associationes et transactiones si ve sint scriptae sive non 
scriptae totum sii irritum et inane et ipso iure cassum et annullatum. 

Observentur prò fuluro et de praeterito doceant et fiet iusticia et repara - 
bunlur si quae fuerint grava mina. 

Sexto. Quia ad causam multarum exactionum quae superiori tempore factae 
fucrunt a subdilis ducalibus tam ultra quam <-i tra montes fuerunt imposilac et 
forte commissae variae et diversac poenac et mulctac ac diversis modis suppli- 
cant humilitcr quod talea poenae tam dcclaratac quam non declaratae sint libe- 
raliter remissac. quictae et donatae illis qui eas incurrcrc potuerunt, non intcl- 
ligendo tamen quod in ista requisitione seu supplicatione sinl comprehensi illi 
qui aliquid commisissent conlra fìdclitatem debitam illustrissimae doroui Sabaudiae. 

Kcmitluntur poenae commUsae racione subsidiorum et fortaliciorum ac ar- 
matarum. 

Septimo. Quia iustum ci racionabile est quod quilibct secundum sua merita 
sii recognitus et remunei-alus, et quod illi qui suslinuerunt onera labores et in- 
comoda del>cant eliam sentire honoris profeclum et praeheminentias, supplicant 
luimiliter praedicli de tribus statibus praefatis illustrissimae dominae nostrae du- 
cissac et illustrissimo ac reverendissimo domino Auxitano quod dignelur ipsos 



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«9 2 

habere commendatos ita ut ipsi consequi possi nt beneficia, officia, honorcs, prae- 
rogativas et pracheminencias aequaliter prout convenit bonis et fìdclibus subditis 
quale* ipsi sunt. 

Fiat et habebunt eos scraper commendatos ut supplicatur. 

Octavn. Quia Christus ex ore suo dixit , quod ea quae sunt Caesaris deberent 
reddi Cacsari et quae sunt Dei Deo , et quia mulliplici auclorilate Sacrae Scri- 
pturae est prohibitum laicis se intronai ttcre de bis quae perlincnt ad ecclesiam, 
et quia experientia quotidiana demonstrat et quod ipsi Deo non placet ut aucto- 
ritas et liberlas ecclesiac violentur et opprimantur, supplicant liumillime quod 
obedientia praestetur summo pontifici ut iuri convenit etiam inferioribus praelalis 
prò ut ius vult absque iniuriando nec rompendo aliquo modo liberlatem cccle- 
siaslicam. 
Fiat. 

Nono. Humiliter supplicant quod cognitiones priinarum causarum iudicibus 
ordinariis dimittantur et illae nullo modo ad tribunalia consiliorum sive residenti* 
cum illustrissimo domino domino nostro sive residentis in Thaurino aul in Cham- 
beriaco advocentur scu trahanlur et quidquid in conlrarium factum fueril ipso 
iure sit irritum et inane , et similiter nihil attcmplctur in praeiudicium corum 
qui babent primas appellationes sed illis utantur et fruantur prout debent. 

Contentantur quod non trahantur contra formam statutorum ducalium et 
franchisiarum locorum. 

Decimo. Quia consueverunt mullociens reduci ad manus illustrissimi domini 
nostri bona temporalia tam ecclesiasticorum quam laicorum, supplicant humiliter 
quod lalia de caetero non fìant nisi debita causae cognizione praecedente et vu- 
elta parte et quidquid in conlrarium fieri contigcril sit nullius valoris aut effi- 
caciae. Et hoc quia talcs reductiones ail manus domini contra ecclcsiaslicos fieri 
non possimi cilra scntcntiac exeommunicationis incursum et sive ipsorum grave 
dampnum , iniuriam et vilipendium et sub praetextu talium ad manus domini 
apprensionum magnae fin ni exlorsiones et robariae, ex quibus nullum comodum 
et utile pervenit ad illuslrissimura dominuin dominum nostrum , et illi contra 
<|iios conueduntur ex illis recipiunt maxima incommoda et detrimenta. 
Conceditur nisi in casibus iure pcrmissis aul vocala et audila parte. 

Undecimo. Supplicant quod provideatur excessibus et usurpa lionibus indebitis 
et enormibus quae fiunt per bcebarios , polaglerios , forrerios et alios generis 
buiusmodi ad quos pcrtinel provisionem faccrc de nccessariis comcslibilibus hospicii 
illuslrissimi domini domini nostri, quia polaglerii sub nomine curiae capiunt magnas 

Juantitates polagleriarum et prò parvo prelio et illas poslea cariori prctio reven- 
unl bospitiuus et pasticeriis quoil cedit in magnum dampnum bonarum gentium 
a quibus illas vili prelio extorquuiil et mullociens extorquunt pecunias ab homi- 
nibus villani in et locorum ad fiumi ut ab eis non levent diclas polaglas et talea 
abusus faciunl becharii, forrerii et alii ad provvisione m curiae depulali. 

Quia slaluluin dominicale pienissime provide t servetur forma statuti et su- 
mantur inform itiones per ordinarios locorum, mittanlur et fìat iuslicia prò prae- 
lerito conlra abusus. 

Duodecimo. Supplicant quod ad causam saivaeguardiae seu salvaeguardiamm 
quae mullipliciter conceduntur non lollatur prima cognilio a iudicibus et oftì- 
ciariis ordinariis. 

Conceditur et fìat nisi in proprio casu infractionis saivaeguardiae et dcclara- 
tur salvamgtiardiara non lollcrc ius parli neque derogare iurisdiclioni ordinario- 
rum nec stalulis et libcrtalibus rcspeclu poenaimm. 



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»9 3 

Decimo tertio. Humititer supplicant quod praefati illustrissima domina nostra 
ducissa et illuslrissimus ac rcvcrendissimus dominus Àuxitanus dignentur providere 
quod de caetero nulli commissari*! deputentur ituri per patriara nisi in causis ci- 
vilibus et instante parte, quia tale» commissari*! raullipliciter gravant et opprimunt 
homines patriae et quamplures deslruunt , opprimunt et depaupcrant. Et di- 
gnentur praefati illustrissima domina nostra et dominus Àuxitanus castigare et 
punire praedictos commissario» prò excessibu» et robariis quos et quas contra 
omnem rationem comraiserunt ita ut caclcris transeat in exemplum. 

Sumantur iuformationes per ordinario» vocatis sindicis locomm super exces- 
sibus commissariorum , et millantur Consilio et non ulterius mittantur commis- 
sari! contra forraam franchisiarum nisi in casibus rescrvatis et in casum negli- 
gentiae officiariorum, facta monicione per superiorem. 

Decimo quarto. Supplicant quo<l matrimonia et marilagia permittantur libera 
prout iuri convenit et tractaraenta ipsorum malriraoniorum relinquantur patribus. 
matribus et aliis aflìnibus propinquis prout ius disponi t et omni» boneslas requi- 
rit et quod dignentur fieri Tacere restitutionem illius filiae de loco Bargiarum 
quae fuit trasportata in Sabaudia post lalam sentcntiam et similiter aliarum quae 
indebite et violenter fuerunt ex domibus carum caplae et transportalae. 

Contentantur de pracscnli capitalo et matrimonia sint libera: quantum ad ca- 
sum particularem de quo supra detur supplicano et providebitur luridice. 

Decimo quinto. Humiliter supplicant quod dignetur praecipere et sub magnis 
pocnis proli il htc quibuscumque offìciariis ne de caetero impedimentum quodeumque 
inferant personi» defercntibus granum aut alia victualia a patria et territoriis extra- 
neis ad patriara et territorium praelibati illustrissimi domini nostri ducis Sabaudiae. 
Fiat et sumantur informaliones conti-a eos qui contrafecerunt. 

Decimo sexto. Supplicant quod nullus possit exigerc poenas coramissas nisi 
clavarii vcl alii ad hoc deputati sccundum naturam suoruin officiorum. 

Fiat et sumantur mformationes per ordinario» locorura contra cos qui con- 
trafecerunt. 

Decimo septirao. Quod nullomodo compellantur ad solvendum subsidium con- 
cessum nisi in termini» concordatis et ordinatis. 

Illustrissima domina nostra et illuslrissimus ac reverendissimus dominus 
Àuxitanus roganl, attcntis oncribus, ut velini solvere et praevenire in solutione. 

Decimo octavo. Quod praefati illustrissima domina nostra ducissa et illustrissi- 
raus ac reverendissimus dominus Auxilanu» non vclint dare pcnsiones alicui ymo 
gagia et stipendia servientibus prout sanctissimus dominus dominus noster papa 
Felix faciebat tempore suo et fiebat tempore illustrissimi ducis Ludovici. 

Ad bcneplacilura illuslrissiraae dominae nostrae et illustrissimi ac reveren- 
dissimi domini Auxitani qui in hoc habebunt bonum advisum. 

Decimo nono. Quod monetae habeant aequalcm cursum in tota et per tolam 
patriam illustrissimi domini domini nostri et tam ultra quara citra monte» et in 
comi tatù Niciae. 

Videlur honestum et advidcalur super modo tenendo in adequazione infra 
octo die» et post octo die» providcatur per proclama et publicetur valor et de- 
tur terminus ad purgandam aliam monctam. 

Vigesirao. Quod nobile» patriae et communitates hahentes ius patronatus in be- 
neficiis nullo modo turbentur per aliquas litteras missivas vcl patcntes in corum 
iure patronatus de presentando eum vel eos qui cis videbitur et placuerit. 
Non impediantur. 

3 5 



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'94 

Vigesimo primo. Quod dignctur pati et velie quod il lm de patria possi nt capere 
sai ubi eis placebit secundum liberlatcm antiquam. 
Fiat iuxta formare privilegii. 

Vigesimo sccundo. Quod non velint sufferre quod per aliquos officiarios aut 
nlios quoscumque occupentur bona corum qui fuerunt intitulati de haercsi quo 
iisquc talcs intitulati fuerint declarati haerctici et quousque fuerint eorum bona 
publicata per senlenliam prout consuctuni est per inquisitores ad hoc deputatos. 

Conccditur ila quod bona invenlarizzentur et scribantur per officiarios et 
dimitlanlur pencs eoa quibus sunt, mediante cautione ydonea. 

Vigesimo tertio. Humiliter supplicant praefatis illustrissimae dominae nostrae 
ducissae et nitrici ac illustrissimo et reverendissimo domino Auxitanensi et ma- 
lori qua posscnl affectione quod prò consolatione praedictorum de Iribus statibus 
dignentur ex nunc eis per patentes littcras concedere quod durante pupillari 
aetatc praefati illustrissimi domini domini nostri de duobus annis in duos annos 
et in tenia dominica post Pascha possint sine aliis litteris et iussu congregare 
status tara citra quam ultra monles in loco ubi praefati illustrissima domina et 
dominus Auxitanus adesse contigerit , ad finem ut possint eis Tacere querela» de 
dampnis et gravaminibus quae eis illata fuerint et ut praefatos dominam et do- 
ni imi ni Auxitanensem certificare de omnibus his quae cognoscent concernere 
honorem et commodum status praefalae illustrissimae dominae dominae nostrae 
ducissae et praelibati illustrissimi et reverendissimi domini Auxitani. 

Respondelur quod sii in libcrtatc illustrissimae dominae nostrae et illustrìs- 
simi ac reverendissimi domini Auxitani convocandi status prò corum beneplacito. 
Si lamcn intcrea esscnt aliqui qui pretcndant se gravalos veniant ad ipso» il- 
lustrissimam dominam nostram et ad illustrissimum dominum Auxitanum et Bel 
ipsis bona iusticia. 

Vigesimo quarto. Humiliter supplicant prò parte illorum qui sunt de statibus 
comitatus Niciae quod nullus officiarius dicli comitatus possit contra sibi subdi- 
tos in officio agere actione iniuriarum, sed si aliquis ipsorum subditorum delin- 
querli contra eum procedatur via ordinaria et iuridica. 

Fiat et univcrsalitcr. Et fiscus faciat partem contra tales iniuriantcs oflìciariis 
sic quod debita poena puniantur. 

De Ruscaciis. 



Blancha ducissa Sabaudiae tulrix et tutorio nomine illustrissimi principis filii nostri 
carissimi Karoli lohannis Amedei Sabaudiae ducis Chablaysii et Augustae, Sacri Ro- 
mani Imperli principis, vicariique perpetui, marchionis in Italia, principis Pede- 
montium, baroni» Vuaudi, comitis de \illariis, Niciaequc, Vcrccllarum ac Friburgi 
ctc. domini. Tres status evocati in hoc oppido Pincrolii ad nos venerunt et post 
longos sermones intcr se se ad partem habitos tandem capitula subannexa numero 
viginti quatuor nobis cxhibucrunt supplicantes ca confirmari et eis concedi in vim 
privilegii perpetuo duraturi. Nos autem ad honeslas preces ipsorum fidelium sub- 
ditorum plurimum inclinatae , cupidae siquidem eos cum in his tum in cunctis 
aliis sempcr babere commendatos, capitula ipsa cum deliberalione et Consilio il- 
lustris et reverendissimi patrui nostri gubernatoris et locumtenentis generalis et 
aliorum consiliariorum nostrorum infra nominatorum ex nostra certa scicntia per 
nos tutorio nomine praefati illustrissimi filii nostri per ipsum haeredesque suos 
et sucecssores confirmamus, ratificamus et approbamus et qualcnus opus sii eisdem 
supplicantibus eorumque posteritati liberalilcr concedimus in speciale privilegium 
perpetuo duraturum ac roboris firmitatem et observantiam babere volumus per 



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praesentes secundura responsione» in fine cuiuslibet eorumdem descriptos; man- 
dante» propterea consiliis nobiscum et Thaurini residentibus advocatisque et pro- 
cura tonbus fisca libi is Sabaudiae generalibus et cismontani» ofliciariisque , com- 
inissariis et cacteris subditis tam mediati» quam immediati» praesentibus et fu- 
turis ad quo» praesentes pcrvenerint seu ipsorum officiariorum locatenentibus et 
cuilibet eorumdem sub poena centum librarum fortium prò quolibet dictis con- 
siliis inferiore, quatenus bas nostras confirmationis et conecssionis li il. ras et ca- 
pitili;» subannexa prout in dictis responsionibus continetur in singulis corum pas- 
sibus et punctis praefatis supplicantibus et suis praedictis leneant , atlendant et 
inviolabiliter obscrvent in nulloque contrafaciant quomodolibet Tel opponant exe- 
quanturque et faciant prout in eis descriptum est altero non expectato mandato. 
In quorum testimonio has duximus concede ndas. Datas Pinerolii die octava mensis 
aprilis millesimo quatercentesimo nonagesimo. 
Per dominam praesentibus 

Illustrissimo ac rererendissimo domino Francisco de Sabaudia archi- 
episcopo Auxitanensi gubernatorc et locumtenente generali 

Nec non 

lohanne de Compesio archiepiscopo Taranlasiensi 
Bartolomeo Cueti episcopo Niciensi 
Stephano Morelli episcopo Mauriancnsi 

Anthonio Championis episcopo Montis-Regalis cancellano Sabaudiae 

Merlonc de Plosasco admirato Rodii 

Aymone de Montefalcone abbate Alte-Cristac 

Anthonio de Rossilione domino Belliretorti 

Humberto domino Lucingii 

Anthonio domino Divonae 

Petro de Agaciis 

Petro de Cara 

Defendente de Pectenatis adrocatò 

Ruffino de Murris generali Sabaudiae thesaurario 

Sebastiano Ferrerii domino Gaglianici. 

Reddanlur lilterae ponitori 

De Ruscaciis. 



1492 

Taurini — 5 augusti 



Acta congregatiorùs trium statai un patriae cu montati ne (i). 

Anno Domini millesimo quatercentesimo nonagesimo secundo et die quinta 
mensis augusti convoca tis tribus sta t i bus patriae ducali» cismontanae in alma cì- 
vitate Thaurinensi ad causam doni sire subsidii octuaginta millia florenorum per 
ipsos tre» status et nomine totius patriae illustrissimae dominae nostrae Blanchae 



ig6 

ducissac Sabaudiae uti tutrici illustrissimi nostri domini ducis concessi humi- 
lilcr supplicarunt eius cxcellcnliae uti tutorio nomine praemisso dignctur ipsi 
patriae cismontanae concedere et elargir! capitala quae inferius contincntur. 

Primo. Supplicai ipsa patria ut praelihala illustrissima domina dignetur conce- 
dere quod cxaclio doni et subsidii mera liberalitate per ipsam patriam cismon- 
tanam eidem illuslrissiroac dominac nostrae tutorio nomine praemisso de llorcnis 
octuaginta inillia facla fieri debeat in tribus termini s et partibus ita quod trahi 
non possi l nec debeat in aliqualera consequenliam , videliect tertia pars infra 
l'estuili nativilatis domiiiicac proxime et immediate venturum , alia tertia pars a 
dicto lesto nativilatis Domini Nostri lesti Ch risii ad unum annum proxime et 
immediate sequuturum , et reliqua tertia pars prò ultima et integrali solutionc a 
dicto festo sccundo nativilatis Domini nostri lesu CbrÌ6ti ad aliud simile festum 
lune et immediate sequuturum. Et quod ante huiusmodi terminos, singula sin- 
gulis congrue rererendo, praedicla exactio fieri non possit etiamsi allegaretur vel 
alitcr subesset aliqua neeessitas ; non obstante aliqua lege vel consuetudine in 
conlrarium disponente. Et quod solulioncs huiusmodi doni octuaginta millia flo- 
renorum suis temporibus fieri debeat de moneta currenti tempore dictarum so- 
lutionum ficndarum. Et quod confessiones et quittationes de solutis fiendac sin- 
gtdis communitatibus praetextu dicti doni fiant per dominum receptorem, vel 
alium, seti alios onus huiusmodi habenles gratis et sine constu. 

Respontio. Vult et mandai ipsa illustrissima domina nostra quod ita fiat (1). 

Secundo. Ipsa patria cismontana supplicat sibi concedi quod domini doctores 
et alii quivis diccntes et allegantes se esse privilegiatos exemptos et immunes a 
solutionc subsidii et aliorum onerum quae imponuntur re6pectu bonorum , quae 
ipsi doclores et alii se praetendentes exemptos ha beni et possident, teneautur et 
sint adstrirli et obligati contribucrc in solutionem onerum praedictorum secun- 
dum acs et librara respectu diclorum bonorum, quae possident in singulis locis 
in quibus contingat prò solutione pracmissorum imponi collcctas; et sic in prac- 
missis ipsa illustrissima domina nostra vclit et dignetur providere. 

Rttp. Vult illustrissima domina nostra et conteutatur quod ita fiat et praemissa 
obscrventur. 

Terlio. Supplicat ipsa patria prò cullu iustiliae et ad evitanda dispendia sub- 
ditorum, quod attento quod ipsa illustrissima dominalio providit, quod causac 
audicntiarum reserventur in gcneralibus audicnliis; quod non exigantur sportulae 

Iter iudices , quibus causae ipsae audicntiarum commissac fucrunt , nisi primo 
ala sententia, seu interloquutoria , sed remaneant penes secretarium causae et 
taxenlur moderate, inspecta qualitate personaruni et eausa rum. 

Resp. Mandai illuslrissiraa domina nostra et vult quod ita sit et praedicta ob- 
scrventur. 

Quarto. Supplicat ipsa patria , quia aliquando petilur ab aliqua parlium li ti — 
gantium «lari aliquis adiunclus neutri partium suspeetus magnifico Consilio el 
aliis iudicibus ordinariis , quod prò sportulis ipsius adiuncti solum satisfiat ad- 
iunclis et non aliis per parlem ipsius adiunetum seu adiunctus impetrati. 

Resp. Vult et mandat praefata illustrissima domina nostra quod ita fiat. 

Quinto. Supplicat ipsa patria quod dignetur praelibata illustrissima domina 



' (I) Si noti che nelle risposte durali più non «i trova indicazione ckl principe iwittentc, Fran- 

cesco di SaToia, arcivescovo d'Aneli, perchè questi era morto nel nano 1491. 



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*97 



nostra providcrc quod ultra tria memoriali» assìgnantia partes ad ordinandum et 
ius (ieri non possint nec ultra quam prò ip&is tribus memorialibus per secreta- 
rìum emolumentatorcni sigilli et procuratorem quemcumque cxigatur. 

Resp. Vult illustrissima domina nostra et mandai quod ita fiat et praescns ca- 
pitulum observetur. 

Sexto. Supplicat ipsa patria quod omnes causac qualescumque sint civile» et 
criminale» non removeanlur prò prima cognitione ab ordinariis locorum. Quin 
ymo si aliquis trahatur prò prima cognitione coram magnifico Consilio vcl alio 
ludico quod lune parte conventa opponente declinatoriam et petente remissionem 
fieri coram ordinariis, ipsae coram ipsis ordinariis remitlantur. 

Resp. Illustrissima domina nostra vult et mandat quod ita fiat, nisi sint sub- 
missi vcl personae privilegiatae. 

Septìmo. Supplicat ipsa patria quia plcmmque contingit oflìciarios exercentes 
iurisdiclionem et regentes officia in dieta patria ducali bina vice et ultra banna 
debita civiltà et scripturas indebite exigere , pariter et scribae curiarum acla et 
scripturas civiles recipientes et etiam procuratores prò ipsonim patrocinio, digne- 
tur praelibata illustrissima domina nostra tempus iis praefigere et declarare ita 
quod nisi infra annum sequalur sententia sivc causa sopita per sentenliam quae 
in rem transiverit iudicatam , appunctuamentum, voi accordium, vel alias partes 
non litigaverint exactionem dictorum bannorum et debitorum fiscali nm actorum, 
scripturarum, et processuum civilium fecerint nullomodo elapso anno liccat nec 
possint exactionem Tacere, ymo sint a dieta exaclione penitus exclusi ac si iis 
satisfactum foret. Et praeniissa intelligantur in iis, quae habent officia annualia ; 
si vero praemissa de quibus supra babeant officia perpetua vel per biennium, aul 
ultra , quod lune habentes officia perpetua vel per biennium aul ultra quod tunc 
annus , de quo supra, intelligatur finito biennio officiorum , quae habuerunt. Ita 
etiam et taliter quod per buiusmodi requisitionem et supplicationem non dero- 
getur singularibus privilegiis concessis singulis communitatibus. 

Resp. Vult et mandat ipsa illustrissima domina nostra quod ita fiat, dummodo 
alias non appareat de diligentia ufficiai iorum. 

Octavo. Supplicat ipsa patria quod hospites totius patriae non babentes ali- 
qualem respectum ad erogationem vietualium et annonac abundanliam ab 
nospitibus qui in eomm hospitiis et domibus hospitantur et rccipiunlur immo- 
derate ymo prò corum libito voluntalis exigunt pecunias , quod dignetur ipsa 
illustrissima domina nostra providerc quod babeatur aliqualis respectus ad rerum 
abundanliam et detur modus et ordo rebus. 

Resp. Vult et mandat illustrissima domina nostra quod deinceps hospites pa- 
triae cismontanae non exigant ab hospitibus nisi quinque grossos cum dimidio 
prò singulo requestu et singula die et nocte. 

Nono. Supplicat ipsa patria confirmari et poenaliter observari mandari quas- 
cumque franchisias, privilegia, libertates, exemptiones, et immunitates quasvis 
tam per illustrissimos dominos praedecessores quam per ipsam dominam nostram 
dictac patriae concessas, nccnon pacliones, conventiones , statula, capitula, iura 
municipalia et bonas consuetudines locorum ad unguem. 

Resp. Illustrissima domina nostra vult quod suprascripta observentur. 

Decimo. Supplicat ipsa patria quod dignetur ipsa illustrissima domina remit- 
tcre quascumque poenas si quae quovismodo commissae sunt praetextu subsidio- 
rum non solutorum , fortaliciorum , et viarum forte non reparatorum scu repa- 
ra tarum. 

Resp. Vult et mandat praelibata illustrissima domina nostra quod ita fiat. 



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Undecime». Supplicai ipsa patria quod dignetur praelibata illustrissima domina 
nostra prò utilitate reipublicae et subditorum taliter providere quod gabella lores 
salis nunc praesentes et futuri aslringantur ad conducendum summam salis ad 
prelium et in sufficientia prò usu dictae patriae ad forma m pactorum et conven- 
tionura inter illustrissimam dominam Sabaudiae et dictos gabellatores, teneantur 
mensurare dictum sai ad bollium lanuae, et inmensurando teneant bollium ipsum 
plenum et planum; et ut facilius id fieri possi t mandetur Ianuam ad capiendum 
bollium unum ad mensuram ipsius civitatis et ibidem iustatum et rationatum. l'I- 
teri us ad instar illius fiant tria bollia arami quae continue raaneant et sinl posita 
ubi ducalis celsitudo voluerit prò campionibus: ad quam mensuram dicti gabel- 
latores vendentes sai in dieta patria lustari Tacere debeant bollia et mensuras 
suas et ad ipsam mensuram dicium sai vendere. Quae mcnsurae signenlur et 
signatae sint signo offìciariorum et communitatum ubi ipsas mensuras adesse con- 
tigerit. Et hoc sub poena centum librarum fortium prò contrafacicnte commit- 
tcnda totiens quoties contravenerit prò duabus partibus applicanda aerario ducali 
et prò lercia parte parti accusanti , cui credatur cum iuramento dummodo sit 
bonae vocis et famae, et de bona voce et fama stetur dicto officiarli et sindico- 
rum ipsius loci. 

Resp. Illustrissima domina nostra vult et iubet quod ita fìat. 

Duodecimo. Supplicai ipsa patria quod dignetur pariter praefata illustrissima 
domina nostra providere quod dicti gabellatores praesentes, et qui prò tempore 
fuerinl dare et vendere teneantur sai in Casaligrasso tam de mato quam de ru- 
bro omnibus cmerc volentibus summam et quanti latem quam voluerint emere 

Strecio quo dictum sai vendatur dicto loco Casalisgrassi. Et ultcrius eidem prae- 
ìgere terminum ad conducendum de alio sale pulcro et bono tam prò utilitate 
dictae patriae quam prò honore suae cclsitudinis, et hoc sub poena praemissa , 
et ut supra committenda et applicanda. 

Resp. Vult et mandai praefata illustrissima domina nostra quod fiat invia for- 
mam pactionum factarum inler ipsam dominam et gabellatores ipsius gabellae. 

Tresdecimo et ultimo supplicatur parte dictae patriae ut sigillum harura con- 
cessionis et recognilionis die lo rum capilulorum fìcndorum et concedendorum 
quotquot fiant, concedatur gratis et absque exactione dicti sigilli. 

Resp. Mandai et vult ipsa domina nostra quod ita fiat. 



Blancba ducissa Sabaudiae tutrix et tutorio nomine illustrissimi principia filii 
nostri Karoli lohannis Amedei Sabaudiae ducis , Chablayfii et Augustae etc. 

Universis serie pracsentium fiat manifestum quod de nostro mandato et per lit- 
tcras nostra.s convocatis et congrega tis tribus slatibus huius fidclissimae patriae 
praelibati filii nostri cismonlanae in hac civitatc Tbaurinensi, quibus nostra parte 
expositi fucrint immensi labores et variae expensae post dolendum lugendumque 
obitum illustrissimi piae recordationis domini domini (baroli Sabaudiae ducis con- 
thoralis nostri metuendissimi per nos passae, supportatae et factae circa praeser- 
vationem fìdelissimi status ipsius illustrissimi filii nostri et tbuitionero totius rei- 

fiublicae ipsius patriae, et hostium expugnatione ac aliis et multifariis oneribus 
atius ipsis tribus slatibus narratis et per ipsos intcllectis adeo quod divino pre- 
cedente praesidio optimouue praesulis , proccrum et consiliariorum nostrorum 
subscriptorum facto Consilio res omnes status ipsius ad lucem, pacem et quietem 
redactae fuerunt Ea propter a dieta patria prò subvenicndis ipsis oneribus et ad 
praescrvandum tuendumque et augendum ipsum statum et rempublicam peteba- 



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mus tutorio nomine dicti filii nostri nobis praelibalo (ìlio nostro dare et subve- 
nire de florcnis ducentutu millibus. Tandem post aliquas exceptiones ibi adductas 
et oppositiones factas, ipsi tres status nobis, pracmisso nomine, sponte liberaliter, 
gratiose ac mero dono obtulerunt octuaginta millia florenos parviponderis mo- 
nctae Sabaudiac citra tamen aliquorum suorum et dictae patnae privillrgiorum 
et immunitalum derrogationero ; et quod non dicatur , seu dici possit trabi in 
In ti ini ni in aliqualem consequentiam ; quos nos dicto tutorio nomine graliosc 
acceptamus mero dono et liberalilatc non intendentes quod trabatur in tutu rum 
in consequentiam , nec ab boc patriac praciudicium possit generar*! vel afferri ; 
exbibentes nobis capitula numero tresdecim quorum tenor de verbo ad verbum 
bic est subiunctus , quae per nos anledicto nomine eis concedi et elargiri in 
vim legis et privillegii duratura perpetuo et obscrvatura humilitcr supplicarunt. 
Quaequc nos agnoscentes et plurimo m caripendentes studium , devotionem , et 
fervorem obsequendi eius patriac cismonlanac in his omnibus, quae nobis, et 
dicto statuì occurrunt , et contingunt. Micini magis affectanles praeterquam gra- 
tificar! et morem gerere iustis et honestissimis requisitionibus eorumdem trium 
statuum , dieta capitula de verbo ad verbum coram nobis legi fecimus, praesen- 
tibus et astantibus illustrissimo patruo nostro domino Bressiae ac senatu nostro (1), 
et aliis pluribus proceribus et consiliariis noslris infrascriptis , cum quibus re 
mature pensata et discussa, ac deliberato Consilio, primo decrevimus ac dignum 
putavimus praefalac supplìcationi ipsorum patriae et statuum benigne et favora- 
oiliter annucrc. Nostra igitur certa scientia et sufficienti deliberatione praehabita, 
tutorio nomine praedieto prò nobis ac dicto filio nostro, et sucecssoribus suis 
quibusvis dictae loti patriae cismontanae in vìm privilegii et pacli perpetuo du- 
raturi capitula ipsa prout iacent ac super ipsis responsa fecimus, concessimus, 
et indulgemmo , declaramus , remittimus , ad unguem observari commitlimus et 
fieri mandamus ac in perpetuimi observari iubemus, singula singulis referendo , 
prout et quemadmodum in fine cuiuslibet praedictorum capitulorum scriptum et 
responsum extitit Promittentes insuper in verbo principissae bona fide nostra , 
tutorio nomine praediclo prò nobis dictoque fìlio nostro , posteritateque et suc- 
cessoribus suis praediclas conecssiones, declarationcs , inbibitioncs , ordinaliones 
et omnia et singula contenta , declarata , descripta et exprcssa supra ac in pede 
cuiuslibet dictorum capitulorum , et in ipsis capitulis mxta mentem dictarum 
responcionum li ubere et perpetuo tenere, rata, grata et firma, ac ratas, gratas , 
et firmas, et eis nullo unquam tempore contrafacere, dicere, opponcre vcl venire, 
nec venire volenti in aliquo consentire. Mandantes eapropter consiliis nobiscum 
et citra montes Thaurini ordinarie residentibus , gubematoribus , vicariis , po- 
testatibus, bayllivis, et castellanis ac caetcris officiarne ducalibus mediatis et im- 
mediatis. praesentibus et futuris , commissariisque quibus pracscnlcs pervene- 
rint, seu ipsorum ofiiciariorum locatenentibus , et cuilibet corum in solidum sub 
poena centum librarum fortium per quemlibct ipsorum dictis consiliis infcrioribus 
committenda irremissibiliter solvenda et fisco nostro in rempublicam applicanda, 
quatenus praedicta omnia et singula capitula et in praesentibus litteris nostris 
contenta observent, et observari iaciant per quorum mtererit illibate, in nullo- 
que contrafaciant quomo<lolibet vel opponant dircele vcl indireetc. Quibuscumque 
litteris, mandatis, capitulis, statutis in con tra ri vi m forte conecssis et concedendo, 
quibus quoad baec derrogamus et derrogatum esse volumus , non obstantibus. 
Datum Thaurini die quinta mensis augusti anno Domini millesimo quatercente- 
simo nonagesimo secundo. 



(I) La parola senatu qui ti vuole intendere del consiglio recidente col duca. Era nome tolto ad 
eleganza di latinità , poiché come qualificazione ordinaria non fu il titolo di senato «Munto dai 
magistrati negli Stati di Savoia e di Piemonte che nella seconda mela del aecolo xw. 



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30 0 

Per dominam praesentibus 

Illustrìssimo domino Philippo de Sabaudia cornile Baugiaci gubernatore 
et locuratencnte Sabaudiae generali , et 

Reverendo Antonio Championis episcopo et prìncipe Gebennarum Sa- 
baudiae cancellano 

Merlone ex com i ti bus Plozaschi admirato Rhodi 

Claudio de Sabaudia gubernatore Vcrcellarum 

Amedeo de Romagnano apostolico protonotharìo 

Matlhaeo de Confa loneriis capitanco Sanctae Agathae 

Anlhonio de Gingino domino Divonae praeside 

Lodovico Talliandi armorum capitaneo 

Vasino de Solario condomino Moretae 

Briancio de Romagnano 

Petro de Agaciis 

Petro de Cara 

Lodovico de Vignate 

Defendente de Pectenatis advocato fiscali 

Sebastiano Ferreri domino Gallianici Sabaudiae tbesaurario generali. 



1492 



Taurini — * septembrii 



Taxa sive distributio subsidii (i). 

Il documento che si sta per leggere è curioso ed importante per due 
rispetti : primieramente perchè contiene l'esposizione delle angustie in cui 
si trovava il paese in quegli anni, ed il racconto dei pericoli che da' più 
possenti vicini creavansi ad ogni tratto al Piemonte; poscia perchè espone 
le proporzioni delle quote del sussidio conceduto attribuite ai varii Co- 
muni dello Stato, distinguendo le varietà dei titoli e dei carichi. 

Sembra che la base di queste proporzioni si fosse detcrminata ante- 
riormente, cioè in uno scompartimento lattosi il 6 di maggio t:\Gi in 
Pinerolo. 

È pur da notare la solennità colla quale si compie ia fine la riparti- 
zione dei carichi ; solennità osservata con ben maggior rigore di quel che 



(1) Dall'archivio della città di Moocalicri. 



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•20 1 



appaia essersi latto per gli atti degli Stati in generale. Vedremo in se- 
guito altre distribuzioni di quote le quali includono alti più antichi, ma 
che non abbiamo creduto poter ridurre in ordine di fatti rigorosamente 
cronologico per non alterare la serie dei testi. Frattanto avvertiamo che 
si dovrebbe contare fiorini 3 i [ti per ogni lira nostra attuale, fiorini cioè 
di piccol peso delti anche sempUcemenle fiorini da 1 2 al grosso. 




revoluti» et ultra non longe post eius a gallici» partibus adventura in florentis- 
simo oppido Pinerolii vita functus est, rehclis illustrissimo domino nostro Karolo 
lohanne Amedeo eius lìtio duce in infantili aclate constìtuto , ac illustrissima et 
cxcellentissima domina domina nostra incluendissima Blancba eius consorte du- 
cissa Sabaudiae, quae quidcin mora in amariludinem et damnum patriae devenit, 
propter quim praelibata illustrissima domina domina nostra, ipsaque patria cis- 
montana multipliciter invasa fuit, damnaque et expensas sustinuit, praesertim 
in oppugnando , et resistendo , ne Dalphinenses qui per vallem Peruxiae in Pe- 
■ le montimi] descenderc volebint, locumque Caburri , et alia Pedemontana loca , 
et arces in spretum celsitudinis ducalis Sabaudiae invaderent. Etiam quia ad re- 
quisitionem marebionis Saluciensis, illustri» et polens dominus Ludovicus Sfortia 
vicecomes Barri , dux cuna exercitu et copiosa genlium ac railitum multitudinu 
se ad partes Pedemontana» transtulit, in quibus aliquo tempore cura dicto eius 
exercitu stetit (1), ob quol praelibata illustrissima et excellentissima domina 
domina nostra bono et recto quidem online eius dignissimi senatus, primo Con- 
silio, absque pugna, et gravi patriae incommodo ad partes italicas ipsum redire 
fecil. Et quia ob nonnullorum emulorum pratteas serenissimus Francorum re» 
aliqualitcr conlra illustri- min n statum Sabaudiae dedignatus quamplures gentes 
armorum intra confìnes et lerriloriutn ducale destinavit , multis iam damnis et 
offensionibus in subdilos ducalcs collatis, quapropter illustrissima domina domina 



eventuris praelibata illustrissima domina domina nostra ileratis vicibus prò seda- 
tione quae contra statum Sabaudiae in regali curia relata fuerunt, illustrissimum 
dominum dominum Pbilippum de Sabaudia Baugiaci comitem et Bressiac domi- 
num in eius legalum et oratorem baronum et mililum copiosa comitiva asso- 
tiatum ad gallicas partes ad regalem maiestalem Francborum regis destinavit; et 
Dei auxilio, opera et Consilio praefati illustrissimi domini domini comitis omnia 
ad pacificum et quietum statum reduci» fuerc ; adeo quod ipsa regalis maiestas 
defensatrix et prolectrix illustrissimi domini domini nostri et eius status reman- 
sit, et prò delensione ipsius ut affluitati et bonae considcrationi convenit per- 
sonam, et eius felicissimum statum obtulit ; et inter regalem maieslatem et il- 
lustrissimum statum Sabaudiae bona pax et liga viget , prout vinculum germani 



(1) La narrazione dei falli a cui allude il documento, fatti che ai annodano a' molliptiei intrighi 
tra i baroni del Piemonte e qoe' di Lombardia , fi può leggere a Tacco "JOB del 3.» volume della 




2(i 



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302 



sanguinis, quo conìuncti sunt, postulat et requirit, quod intelligere patriae gra- 
lissiraum fuit. Evenit quoque praedolenda mors illustrissimi quondam domini 
domini lani comitis Gebenexii unica post se relieta lilia prò cuius dotibus per- 
solvendis praelibata illustrissima domina domina nostra pecunia» mutuo coacta 
capere fuit, etiam prò satisfacendo Alamanis, seu Teutonicis, et aliis creditori- 
bus praelibati illustrissimi domini domini , cuius debita ad tricentum milita flo- 
rcnorum et ultra, ut asscritur, ascendebant. Et pracmissa prò quiete, bonore , 
et comodo patriae, non sinc gravi impensa et bonore ampiecti et fieri potuerunt, 
de quibus gratiae sunt omnipotenti creatori referendae. Pro quibus omnibus 
aliisque occursis, et per praeli balano illustrissimam dominam dominam nostram , 
ac prò defensione sui status et patriae sustentis, ipsa varias et multas supportavi 
expensas. Et ut auxilium suae dominationi infcrrct , patriam cismontanam et 
ipsius tres status in hac civitate Taurinensi cvocari fecit , in quibus praemissa , 
et alia prò conservai ioni- illustrissimi status Sabaudiae et patriae per antelatam 
illustrissimam dominam dominam nostram seu eius nomine proposita fuere. Quae 
omnia considerando status ipsius patriae cismontanae mandato praelibatae illustris- 
simae dominae dominae noslrac Tbaurini congregati , non obstanlibus aliis one- 
ribus fere eidem patriae insuportabilibus habitis, indefessi tamquam fidelissimi 
et promptÌ8SÌmi subditi praelibatis illustrissimae dominae dominae nostrae, ac il- 
lustrissimo domino domino nostro puro dono elargiti fuerunt octuaginta millia 
florenos parvi ponderis Sabaudiae solvendos per totam ipsam patriam cismontanam, 
nomine excluso, vel exempto, in termini», modisque, et formis, ac protestationibus 
[prout) in litteris et capilulis patriae ipsi concessis sub die quinta mensis augusti 
proxime fluii continetur debite sigillatis , et per egregium ducalem secretarium 
de RoTaxcnda signatis ut in cis; ea tamen protcstalione, et lege adieclis, et prae- 
cedentibus, quod per huiusmodi concessionem doni sive subsidii trahi non possit 
quovis modo ad aliqualcm consequenliam , quae dictac patriae nunc vel in fu- 
turum praciuditium inferre posset ; quodque eidem patriae in genere vel in 
specie ex pracmissa concessione nullo unquam tempore praeiudicetur , ac sub 
aliis capitulis , protestationibus , modisque , et formis in dictis capitulis prae- 
narratis , et contenti» ; unde status patriae cismontanae praedictae prò dictis 
(lorenis octuaginta millibus distribuendis ; etiam duodecira millibus florenis 
iiberaliter per eamdem patriam gratiosc donatis et elargitis, (1) videlicet illustris- 
simae et excellentissimac dominae nostrae Sabaudiae eie. ducissae dictos florenos 
duodecim millia , et illustrissimo domino domino Philippo de Sabaudia corniti 
Baugiaci, Bressiae domino decem millia insuper superabundanter in quinterneto, 
seu taxa subsequenti fioroni sex millia sex centum quadraginta quinque quartus 
unus cum dimidio grossi , ultra praedictos florenos centum , et duo millia , qui 
distributi, et di stri buon di sunt per infrascriptum magnificimi dominum thesaura- 
rium , et receptorem particulariter, et ad partem prout ab electis, et deputatis 
per patriam habuit in mandatis prò ipsius patriae bono, et bonore; ac de quibus 
florenis sex millibus sex centum quadraginta quinque , et uno quarto cum di- 
midio; et etiam de aliis duodecim millibus illustrissimae dominae dominae nostrae 
ducissae ; et decem millibus praelibato illustrissimo domino Bressiae ut «upra 
donatis , infrascriptus dominus thesaurarius et receptor ipsius doni et subsidii 
nullum computum, vel rationem in camera compulorum ducalium reddere ha- 
bebit , sed dumtaxat de dictis florenis octuaginta millibus illustrissimo domino 
domino nostro ut supra concessis. Et sic sequitur taxa sive distributio praedicto- 
rum florenorum centum octo millium sex centum quadraginta quinque et unus 
quartus cum dimidio in summa quae facla fuit Thaurini die prima mensis 
septembris millesimo quatercentesimo nonagesimo secundo in domo bospicii signi 




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3o3 

Sancii Georgii (1) , per inCrascriptos dominos taxatores ad infrascriptam taxatu 
faciendam deputatos per status patrìae praediclae cismontanae, et qui ipsi taxae 
interfuerunt magnificus dominus Mattheus de Confaloneriis capitaneus sanctac 
Agathae , spectabiles domini , nobilesque et egregi i viri Agafinus de Solario con- 
dominus Moretae , Daniel Lavini de Savilliano iuris utriusque doctor , Johannes 
Anlbonius de ScaraTetlis civis Tbaurini , Humbertus de Pectcnatis civis Vercel- 
larum, Iobannes de Avanturino civis Ipporegiac, Gaspar Fontana de Sancta Aghala 
condominus Candeli , Leonardus Baraliis de Secuxia condominus Matbiarum , 
Angclinus Bartholomei de Pinerolio, Berlolinus Fornerii de Avelliana, Bartholo- 
meus Luperia de Bippolis, Iaffredus de Cabureto de Montecalerìo, Gerardus Por- 
tonerii de Cargnano , Gaspardus Biancheti de Clavaxio. Et ego Mattheus de 
Mese h iati* de Bugella ex taxatoribus praedictis notarius ac scriba statuum patriae, 
cura infrascripto egregio Iohanne Michaele Cufli de Vigono electi et deputati per 
ipsos status patriae praediclae cismontanae , et subsignato signo nostro manuali 
in fidem omnium praemissorum. 

De Meschialis. Cuffi. 



Fiorini Crani Quarti 

Thaurinum florenos tres mille quattuor centum septuaginta 

octo grossum unum unum quartum sire fl. 3478 1 1 

Pinerolium duos mille qualuor centum triginta unum flore- 
nos tres grossos duos quartos sire » 2431 3 2 

Peruxia novem centum florenos undecim grossos unum quar- 
tum cum dimidio sive » 900 11 1 1)2 

Vallis Sancti Martini quatuor centum florenos qualuor grossos 

tres quartos cum dimidio sive » 400 4 3 1|2 

Sanctus Secundus tres centum quadraginta sex florenos de- 
certi grossos duos quartos sire » 346 10 2 

Bagnolium tres centum quatuor florenos et decem grossos 

duos quartos cura dimidio sire » 304 10 2 1|2 

riae mille duceotum quatuordecim florenos unum grossum 

sive » 1214 1 » 

HenTiae centum triginta quinque florenos quinque grossos tres 

quartos sive » 135 5 3 

Caburrum septem centum quadraginta quatuor florenos de- 
cem grossos duos quartos cum dimidio sive » 744 10 2 1|2 

Vigonum mille nonaginta septem florenos duos grossos duos 

quartos cum dimidio sive » 1097 2 2 1|2 



Villafrancha mille nonaginta septem florenos duos grossos duos 

dimidio sive » 1097 2 



quartos cum dimidio site » 1097 2 2 1|2 

Fossanum mille tricentum quinquaginta tres florenos tres 

grossos tres quartos cum dimidio sire » 1353 3 3 1|2 

Buscha octo centum quadraginta quatuor florenos duos gros- 
sos diniidium quarti grossi sive » 844 2 t|2 

Savillianum tres mille quinque centum octuaginla florenos 

tres quartos sive 77 » 3580 7 3 



(I) Locanda che eolio la medesima insegna e mi le ancora in «oa delle caie piò antiche della 
citta , in via dei Pasticcieri , e che era ai tempi di cai ti ragiona la principale di Torino. 



304 

Fiorini Grotti Quarti 

Caballarius Maior octo ceni uro quadraginta quatuor florenos 

duos grossos dimidium quartum sive il. 844 2 1|2 

Cargnanum mille centum quadraginta novera florenorum 

quartos duos cum dimidio sive » 1149 » 2 1(2 

Monscalerius duos mille octo centum quadraginta quatuor 

florenos undecim grossos tres quartos sive » 2844 11 5 



Terrac nobilium princmatus numero xxxvu. 



Ptoiaschum mille octuaginta unum ilorenum octo grossos tres 

quartos sive • 1081 8 5 

Corobaviana tres centum viginti tres florenos quinque grossos 

tres quartos cum dimidio sive » 525 5 5 1|2 

Baldiserium octuaginta quatuor florenos tres grossos duos 

quartos sive » 84 3 2 

Fruzaschum septem centum quadraginta tres florenos novem 

grossos sive » 743 9 » 

Ozaschum centum quinquaginta duos florenos undecim gros- 
sos unum quartum sive » 152 11 1 

Bricayrasum quinque centum sepluaginta quinque florenos sex 

grossos cum dimidio unum quartum cum dimidio sive » 575 61|2 1 1|2 
Lucerna cum Valle mille quatuor centum undecim florenos 

novem grossos unum quartum sive ■ 1411 9 1 

Macellimi duccnlum septem florenos quinque grossos sive » 207 5 » 
Buriasclium centum decem septem florenos decem grossos 

tres quartos cum dimidio sive » 117 10 '3 1|2 

Villanova centum sexaginta novem florenos duos grossos tres 

quartos cum dimidio sive » 169 2 5 1|2 

Moreta tres centum decem novem florenos sex grossos et 

duos quartos sive » 519 6 2 

Kuffia sexaginta septem florenos undecim grossos tres quartos 

sive » 67 11 5 

Fabulae octuaginta quatuor florenos novem grossos tres quartos 

cum dimidio sive » 84 9 3 1|2 

Cassa legrassum centum decem octo florenos duos quartos 

grossos sive » 110 » 2 

Virlae ducentum undecim florenos quatuor grossos et duos 

quartos sive » 211 4 2 

Scalengae tres centum octuaginta septem florenos octo grossos 

dimidium quartum sive » 587 8 1|2 

Ccrcenaschum ducentum undecim florenos octo grossos duos 

quartos cum dimidio sive » 211 8 2 1|2 

Ayrasclia centum triginla quatuor florenos undecim grossos 

duos quartos cum dimidio sive » 154 11 2 1[2 

Nomini ducentum undecim florenos octo grossos duos quartos 

cum dimidio sive » 211 8 2 1(2 

Castignolae centum octuaginta quinque florenos sex grossos 

unum quartum cum dimidio sive » 185 6 1 1)2 

Vicusnovus ducentum viginti florenos duos grossos dimidium 

quartum sive » 220 2 1|2 

onixium sex centum quadraginta quatuor florenos tres 
grossos tres quartos sive » 644 5 5 



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300 

Fiorini Gnu, Quarti 



Sumitia Rippa de Boscho triccntum septuaginta duos florenos 

quartum unum cum dimidio grossi sive fl. 372 

Salmatorium octuaginta quatuor florenos undecim grosso» sive 84 

Villa Fallctorum tres ccntum septuaginta septem florenos sex 

grossos sive » 577 

Genolia sexaginla septem florenos novt-m grossos tres quartos 

cum dimidio sìtc » 67 

Liagnaschum duccntum viginti florenos duos grossos quar- 
tum dimidium sive » 220 

Scarnauxiura duccntum et unum florenos septem grossos duos 

quartos dimidium sire » 201 

Monasterolium ducenlum sexaginta novera florenos undecim 

grossos tres quartos cum dimidio sive » 269 

Cabalarius Leo centum triginta quinque florenos tres grossos 

unum quartum cum dimidio » 135 

Lombriasctium centum quinquaginta duos florenos undecim 

grossos dimidium quartum sive » 152 

Caburretum quinquaginta florenos duos grossos unum quar- 
tum cum dimidio sive » 50 

Trana centum quinquaginta quatuor florenos duos quartos 

grossi sive » 154 

Bruynum quinquaginta florenos duos grossos unum quartum 

cum dimidio sive » 50 

Plancciae tricentum et quatuor florenos octo grossos tres quar- 
tos cum dimidio sive » 304 

Collegium tres centum octuaginta septem florenos octo gros- 
sos quartum dimidium grossi sivc » 587 

IS'obiles Bagnoli trescentum quinque florenos unum grossum 

tres quartos sive » 305 



» 


1 1|2 


11 


H 


6 


» 


9 


31|2 


2 


1|2 


7 


2 1J2 


11 


31|2 


5 


1 1|2 


11 


4|2 


2 


1 1j2 


M 


2 112 


2 


1 1|2 


8 


5 1|2 


8 


1|2 


1 


3 



Laneear spezwtae prineipatus numero xvn. 

Polungcria ccntum septuaginta sex florenos quinque grossos 

tres quartos sive » 176 5 5 

Pancalerium tricentum quinquaginta unum florenos septem 

grossos et duos quartos sive • 551 7 2 

Rippa prope Cbcrium quatuor centum quinque florenos septem 

grossos duos quartos cum dimidio sive ■ 405 7 2 1|2 

Podivarinum sex centum triginta octo florenos quatuor gros- 
sos duos quartos cum dimidio sive » 658 4 2 1|2 

Caramania quatuor centum triginta quinque florenos quinque 

grossos sive » 435 5 ■ 

Cerveriae centum triginta quinque florenos tres grossos tre» 

quartos cum dimidio sive » 155 5 31)2 

Bennae sex centum triginta octo florenos duos grossos tres 

quartos cum dimidio sive ■ 638 2 5 1J2 

Carruchum duccntum nonaginta unum florenos tres quartos 

grossi sive » 291 » 3 

Trinitas septuaginta septem florenos sex grossos duos quartos 

sivc » 77 6 2 

Sanctus Albanus ducentum sexdecim florenos tres grossos tre» 

quartos cum dimidio sìve - 216 3 3 l|2 



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ao6 

Fiorini Crowl Qurli 

Cravesana centum et unum florenos tres quarto» cuna dimi- 

dio grossi sive fl. 101 » 5 1|2 

Bovixium quatuor centum et septem florenos undecim g ros- 
so s quartum dimidium si ve » 407 11 1|2 

Piperagnum mille quatuordecim florenos deoem grossos tres 

quartos sive » 1014 10 3 1|2 

Bennetae centum septuaginta tres florenos unum quartum 

cum dimidio grossi sire » 173 ■ 11. 

Clusa centum octuaginta novena florenos quatuor grossos sire 189 4 » 

Cadralium quatuor centum et octuaginU florenos octo gros- 
sos unum quartum cum dimidio sive » 480 8 1 1|2 

Vautiglascbum sexaginta florenos tres grossos dimidium quar- 
tum grossi sive » 60 3 1|2 

Terrae velerei numero quinque. 

Avilliana quinque millia quinque centum quinquaginta sex 

florenos duos grossos tres quartos cum dimidio sire . » 1556 2 3 1|2 
Secuxia duos mille septem centum septuaginta octo florenos 

grossum unum quartum unum cum dimidio sive » 2778 1 1 1|2 

Rippolae mille octo centum quinquaginta duos florenos tres 

quartos cum dimidio grossi sive » 1852 » 3 1|2 

Lane. 'uni mille octo centum quinquaginta duos florenos tres 

quartos cum dimidio grossi sive » 1852 » 3 1|2 

Ciriachum cum Casellis et castellata mille octo centum quin- 
ata duos florenos tres quartos cum dimidio grossi 

» 1852 » 31|2 

Lama* spetsatae terrae veteris numero xix. 



quagint 



Burgarum centum triginta octo florenos septem grossos unum 

quartum grossi sire » 138 7 I 

Lavntcum quinque centum quinquaginta tres florenos septem 

grossos dimidium quarti sive » 553 7 1|2 

Balancerium cum Castellata quatuor centum quadraginta unum 

florenos sex grossos et unum quartum sive » 441 6 1 

Fianum centum sexaginta duos florenos quinque grossos et 

quartos tres sive » 162 5 3 

Baratonia centum sexaginta duos florenos quinque grossos 

tres quartos sive » 162 5 3 

i aia septuaginta septem florenos duos quartos grossi sive » 77 » 2 
Vicus cum Valle quatuor centum octuaginU octo florenos 

tres grossos et dimidium quarti sive ■ 488 3 1|2 

lovaletum centum triginta octo florenos novem grossos unum 

quartum cum dimidio sive » 138 9 1 1|2 

Collus Sancti lohannis centum quinquaginta tres florenos no- 
vem grossos et unum quartum sive » 155 9 1 

Vallis Turris centum viginti duos florenos unum grossum et 

tres quartos sive » 122 1 

hglonum octuaginta septem florenos et tres grossos sive . . » 
Àlpignanum centum octuaginU quatuor florenos duos quartos 

sive » 184 



87 3 



i 



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307 

Drucntum duccnlum septuaginta unum florenum septem 

grossos et unum quartum sire fi. 271 7 1 

Rubianeta quinquaginta sex florenos septem grossos unum 

quartum cum dimidio sive » 56 7 1 1|2 

Altesanum quinquaginta septem florenos sex grossos unum 

quartum sire » 57 6 1 

Rippalta quatuorcentum septem florenos novem grossos di- 

midium quarti sire » 407 9 1|2 

Ripparolium octo centum scxaginta novem florenos sex grossos 

et unum quartum sive » 869 6 1 

Barbania quinquaginta novem florenos undecim grossos di- 
quarti sive 59 11 1|2 



ì cTTae uura ì/uriam. 



Clavaxium novem centum viginti 

et unum quartum sive 7. ... » 922 10 1 

Vcrucha centum octuaginta tres florenos octo grossos unum 

quartum cum dimidio sire » 183 8 1 1|2 

Oescentinum quinque centum septuaginta quatuor florenos 

duos grossos unum quartum cum dimidio sive » 574 2 1 1|2 

Monscaprellus quatuor centum et novem florenos quatuor 

grossos et tres quarto* cum dimidio sive » 409 4 3 1|2 

Maglonum quinquaginta novem florenos sive » 59 » » 

Sancta Agatha cum Capitaneatu duos mille quatuor centum 

quadraginta septem florenos tres grossos sive » 2447 3 » 

Civitas Vercellarum cum districhi, incluse Rovaxino, quatuor 
mille quatuor centum octuaginta octo florenos duos 

grossos unum quartum cum dimidio sive » 4488 2 1 1|2 

Galtinaria tres centum decera octo florenos octo grossos unum 

quartum cum dimidio sive » 318 8 1 1|2 

Cossatum ducentum septuaginta quinque florenos septem 

grossos sive » 275 7 » 

Rovaxenda sexaginta tres florenos duos grossos duos quartos 

sive » 63 2 2 

Lozolum viginti duos florenos octo grossos tres quartos sive 22 8 3 
Collobianum septuaginta novem florenos unum quartum grossi 

sive » 79 » 1 

Cassanova quadraginta septem florenos sive » 47 ■ * 

Valdingum cum Villano ducentum et trìginta florenos tres 

grossos et duos quartos sive » 230 3 2 

Galianicum florenos nonaginta octo grossos quinque quartos 

tres cura dimidio sive » 98 5 3 1|2 

Sandilianum ducentum triginta quatuor florenos sive ■ 234 » » 

Bugella cum mandamento quatuor mille octo centum viginti 

quinque florenos decem grossos sive » 4825 10 » 

Viveronum centum viginti quatuor florenos quinque grossos 

et tres quartos sive » 124 5 3 

Saluzolia triccntum septuaginta duos florenos decem grossos 

quartos duos cum dimidio sive » 372 10 2 1|2 

Cabali aca tres centum quinquaginta quatuor florenos undecim 

- sive » 354 11 1|2 



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ao8 

Fiorini Croni Qmrli 

Torratium quadraginta duoe florenos unum grossum et tres 

quartos sive fi. 42 1 3 

Tollegnum et Magnanum centum quadraginta octo florenos 

undecim grossos duos quartos sire » 448 11 2 

Monsallus centum septuaginta duos florenos sex grossos unum 

quartin i cum dimidio sive » 172 6 1 1|2 

Civitas lpporegiae cum districtu tres mille et quinquaginla 

novera florenos undecim grossos et duos quartos sive » 3059 11 2 

Lamae tpczzaUie principalus ultra iam posilas numero xvin. 

Baynaschum centum sexaginta florenos odo grossos et unum 

quartum sive » 160 8 1 

Cardctum ducentum et sexdecim florenos undecim grossos 

duos quartos cum dimidio » 216 11 2 1[2 

Turris Sancii Georgii triginta septem florenos unum quartum 

sive » 37 » 1 

Pubticiae quatuor centum septuaginta novem florenos decem 

grossos et duos quartos sive » 479 10 2 

Candiolium sexaginta novem florenos novem grossos et tres 

quartos sive » 69 9 3 

Gaxinum quatuor centum viginti sex florenos octo grossos et 

unum quartum sive' » 426 8 1 

Rivalba centum octo florenos undecim grossos tres quartos 

cum dimidio sive » 108 11 3 1|2 

Monsaltus et Pavarolium septuaginta sex florenos decem gros- 
sos tres quartos » 76 10 3 

Lovancitum sexaginta duos florenos sex grossos et duos quar- 
tos cum dimidio » 62 6 2 \\ì 

Bardazanum nonaginta quatuor florenos novem grossos tres 

quartos sive » 94 9 3 

Querium quinque mille quatuor centum viginti novem flore- 
nos quartum cum dimidio grossi sive » 5429 » 1 1|2 

Plocium nonaginta quatuor florenos sex grossos dimidium 

quarti sive » 94 6 1|2 

Terra abbaciae Pinerolii tres centum duos florenos quatuor 

grossos quartos tres sive » 302 4 3 

Monsregalis cura mandamento sex milita quinque centum et 
septuaginta florenos novera grossos et tres quartos cum 
dimidio sive » 6570 9 3 1|2 

Cainaeum cum mandamento quatuur mille centum et quadra- 
ginta florenos sex grossos et unum quartum sive » 4140 6 1 

Rosaria sexaginta unum florenos decem grossos et tres quartos 

sive • 61 10 3 

Murellum centura quadraginta septem florenos septem grossos 

tres quartos cum dimidio sive » 147 7 3 1|2 

Rcvdiaschura centura viginti duos florenos quinque grossos 

tres quartos sive » 122 5 3 

Septimum Thaurini ducentum quadraginta tres florenos 

septem grossos tres quartos cura dimidio sive » 243 7 3 1|2 

Branditium quadraginta quinque florenos unum grossum et 

unum quartum sive » 45 1 1 

\zelium centura et sexaginta unum florenos octo grossos sive 161 8 » 



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aog 

Fiorisi Croui Quitti 



Sanctus Damianus quadraginta quinque florenos undecim 

grossos dimidium quartum sire fl. 45 11 1|2 

Hoppolum centurn quadraeinta quatuor florenos sex grossos 

unum quartum cum dimidio sive » 144 6 1 l|2 

Dorzanum quinquaginta quatuor florenos quinque grossos et 

tres quarlos sive » 54 5 3 

Alex scxaginta tres florenos decem grossos unum quartum 

cum dimidio sive » 63 10 1 1|2 

Quarenae cum Cerreto sexagìnta unum florenum tres grossos 

sire » 61 3 » 

Monsastrutus quinquaginta septcm florenos quinque grossos et 

tres quartos sire » 57 5 3 

Septimum Vitonum ducentum decem octo florenos septem 

rrossos duo» quarlos sive » 218 7 2 

» 60 » » 



Lemmie cum Valle quinquaginta quatuor florenos decem 

grossos sire » 54 10 • 

Terra prioratus Novalìcit nonaginta tres florenos decem gros- 
sos sire » 93 10 » 

Altesanum sexdecim florenos octo grossos sive » 16 8 » 

Sanctus Maurus undecim florenos et sex grossos ac unum 

quartum cum dimidio sire » 11 6 1 l|2 

Orbazanura octuaginta septem florenos quinque grossos sire » 87 5 « 

Brossura decem novem florenos unum grossum dimidium 

quartum grossi sive » 19 1 1|2 

Robasomcrium viginti quatuor florenos unum quartum cum 

dimidio grossi sive . . ; » 24 » 1 1|2 



Terrae nobilium Canapitit. 

Comitatus Sancti Martini qualtuor mille ducentum sexdecim 

florenos grossos undecim sive » 4216 11 » 

Comitatus Valpergiae florenos tres mille septem centum sexa- 

ginta quatuor et decera grossos sive » 3764 10 » 

Comitatus Castriraontis mille sexaginta unum florenum sex 

grossos duo* quartos cum dimidio sive » 1061 6 21|2 

Comitatus Maxint septem centum viginti sex florenos tres 

grossos duos quartos cura dimidio sive » 726 3 2 1|2 

Terrae nobilium Cèrridoni quinque centum septuaginta qua- 
tuor florenos duos grossos quartum unum cum dimidio 
sive » 574 2 l 1|2 

Terrae episcopatus lpporegiac octo centum sexdecim florenos 

sex grossos duos quartos sive » 816 6 2 



a 7 



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aio 



Datus fuit primus quinlemetus distribulioni s pracmi&si doni sivc subsidii ascen- 
denti» ad summam florenorum centum et octo millium sex centuno quadraginta 
quinque parvi ponderis Sabaudiae ac quarti unius cum dimidio magnifico ducali 
Sabaudiae thesaurario domino Sebastiano Ferrerii, domino Galianici reoeptori de 
mandato ducali , per me Maltheum de Meschiatis notarium de Bugella et scribam 
cum lobanne Micnaele Cuffi de Vigono deputatum per status patriae cismontanae 
congregati in civilate Thaurini , ut in prohoemio praesentis quintemeti. Et quia 
ipsi distribulioni supra factac cum aliis exactionibus infrascriplis per ipsam pa- 
triam deputa ti s interfui ego idem Mattheus de Meschiatis de Bugella hic me 
subscripsi apposito signeto meo manuali in fidera praemissorum. 

Ita est per Maltheum de Meschiatis. 

Suprascriptae distributioni dicti subsidii , et aliorum oncrum interfui ego 
lohannes Micbael Cuffi de Vigono notarius et scriba statuum patriae cismontanae, 
una cum nobili Maltheo de Meschiatis suprascripto notorio deputatus et clectusi 
In quorum testimonio hic me subscrìpsi teste signeto meo manuali. 

Cuffi. 



Suprascriplae distribulioni praesens fui una cum suprascriplis et infrascriplis 
consociis ad hacc deputalis per palriam. In quorum fidera hic me subscripsi. 

Agafinus de Solario. 

Suprascriplis omnibus una cum aliis praenominatis et infrascriplis praesens 
fui et ita est veritas ut est scriptum. Ego Daniel praenominatus. 

Daniel. 

Interfui cum suprascriplis dominis taxatoribus ego Oberlus de Peclenatis 
\ ercellcnsis , et in testimonium praemissorum hic me subscripsi. 

Ego idem Obertus. 

Ita ut supra scriptum est ego Lconardus Barallis praesens interfui. 

Leonardi». 

Suprascriplis dislributionibus interfui ego lohannes Anlhonius de Scaravellis 
eivìs Thaurini. 

Ila attestor ego Iaffrcdus de Caburrcto. 

Suprascriplae distributioni cum supra et infrascriplis taxatoribus interfui ego 
(icrardus de l'ortoneriis de Cargnano subsignalus. 

Portonerii. 

Suprascriplae distributioni cum supra, et infrascriplis taxatoribus ego lohan- 
nes de Avanturino caslcllanus Bolengi civis Iporegiae subsignalus. 

De Atanturino. 



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21 I 



Ego Gaspar Fontana de Sano la Agatha suprascriptae distribulioni interrili 
aliis nobilibus electis per tres status et ita me subscripsi. 

Fontana. 



Ego Angelinus de Bartholomeis de Pinerolio pracsens fui ut supra. 

Angelinus Bartholomei. 

Concessioni et taxae sive distributiont suprascriptis interim ego lolianncs 
Domìnicus Rota de Sancta Agatha notarius , et conscriba statuum praedictorum 
patriae cisraontanae et ex taxatoribus praedictis datis et in testimonium prae- 
missorum hic signetum apposui manuale. 

De Roti». 

Ego Gaspardus Biancheti de Clavaxio praesens fui una cum aliis deputati» per 
patriam ut supra. 

Idem Gaspardus. 

Ita praescnle me Petrino Barberii notario ad haec adhibito fuit ut supra. 

Petrinus. 

Cum suprascriptis dominis executorìbus interim ego Bartholomeus Luperia 
efectis. 



de Rippolis cum 



Bartholomeus Luperia. 
Ita attestor ego Bertolinus Fornerii manu propria. 



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aia 



FILIPPO 



Di questo prìncipe abbiamo già parlato; ora soltanto ne rimane a dire 
che quanto era egli stimato forte e valoroso nelle fazioni di guerra , al- 
trettanto era riputato astuto e di dubbia fede nei raggiri della politica. 
La vita di lui è piena d'avventure che la fanno parere un romanzo (i); 
ma siccome noi non descriviamo vite di principi, ma bensì casi di popoli , 
così ci basterà di accennare che Filippo stato per varie guise aderente ai 
Reali di Francia, era al momento di prendere il governo del Del linaio , 
quando per la morte del duca pupillo entrò in possesso degli aviti do- 
mimi, e ne tenne la signorìa pel breve spazio di diciotto mesi. 



Tàtrum — 28 iulii. 



Acta congregationis trium statuum patriae cismontanae (a). 



Sequuntur capitula quae tre» status fidelisaimae patriae ducalis cismontanae no- 
mine ipsius patriae convocati in alma civitate Tbaurini ad causam doni ccntum 
et vigiliti millium florenorum illustrissimo domino Pltilippo Sabaudiae etc. duci 
concessi humiliter supplicatimi cius excellentiam ut dignetur eidem patriae in 
vim pacti concedi et largiri. 



(1) Per farsi idea del carattere di Filippo vederi un racconto che trailo de noe antica cronaca 
e riprodotto con mirabile vincila di stile ci legare a fecce 355 della Hittoirt mutucipalt tt poliliqut 
de Chambéry per Leon Meoabrea. 

(9) Presso il signor senatore csv. Cibrario. 



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2i3 

Primo igitur supplicant dignetur praelibalus illustrissirous dominus noster dux 
praescns donum gratuitum ccnlutu ci viginti miliium florenorum acceplare ea 
tamen lege et protestacione quod nullo unquam tempore trabalur seu trahi ■pos- 
sa in aliqualcm consequcntìam nec dictae jatriae | raeiudicium aliquod afferri 
seu dici possit ipsa patria in post» rum obligata. Quodque ipsi floreni centum et 
viginti mille persolvantur in tribus terminis venturis videlicet una pars infra et 

Kr totum mensem octobris proximc venturi alia lercia pars a festo nalivitalis 
•mini nostri proximc venturo illinc ad unum annum immediate scquuturum 
millesimo quatercentesimo nonagesimo septimo et reliqua torcia pars prò integra 
et ultima solutione illinc ad aliud fi slum nativitatis tunc ctiam immediate sc- 
quuturum; et quod ante pracdictos terminos exactio ipsorum singula singulis re- 
ferendo fieri nullatbenus possit et quod fiat et fieri debeat de moneta lune cur- 
rentc quae quoad solutionem praesentis doni durante tempore praedictorum 
terminorum nullatbenus minui possit in eius valore nec possit quispiam ad so- 
lutionem compclli ante dictos terminos non obstantc lege disponente debilorem 
fisci ante lempus posse conveniri cui per praesentes intelligalur renuntiatum; 
etiam quod quitaciones ipsorum centum et viginti miliium florenorum fìendae 
sive de aliqua parte et per dominum receptorem et alios quoscumque fiant et 
fieri debeant gratis et si ne constu et quod nemo a solutione praedicti doni 
exemptus sii imo quilibel secundum aes et libram compellatur cuiusvis status 
gradus et conditionis existat quibuscumque legibus slalutis exemptionibus et 
privilegiis non obstantibus. 

lllustrissimus dominus noster acceptat graciose donum prout oflerlur et vult 
quod numquam trahi possit in consequentiam et concedit caetera quae postu- 
la ntur. 

Vinea. 

Item et prò expeditione causa rum quarumeumque vertentium coram magnifico 
Consilio residente posiquam fuerit facla assignatio ad ordinandum debeat ferri 
ordinatili infra quindecim dies post factam dictam assignationem*, et postqu «m 
fuerit facta dieta assignacio ad ius vel ad ordinandum et ius delatis actis partium 
seu alterius partis alteri ab ipsis dominis de Consilio debeat diffinirì et ferri or- 
dinario et sentenlia si coramode ferri potest infra mensem post assignacio i > em et 
si commode sentenlia non potest ferri quod feratur oi-dinatio infra quindecim 
dies ut supra ; et si infra dictum tempus non fuerit ordinatum et sentcnciatum 
debeant comitli causae ipsae aliquibus iurisperilis infra dictum tempus a die prae- 
sentacionis litterarum et dclacionis actorum diffìnicndae. Quodque ipsum magni- 
ficum consilium non debeat ante ordinationem vel sentcntiam vel post sportili ai 
|>ecunias vel pecuniam capere nisi esculenta vel poculenta; et si causa erit posses- 
soria debeat infra sex menses a die producìonis literarum terminar*! alias etiam 
committatur diflìnienda ut supra. 

Ulustris6imus dominus noster ita concedit reformaturus etiam melius per 
statulum. 

Vinea. 

Item quod non conceda ntur literae revocatoriae vel contrariar alia rum litera- 
rum nisi parte citata ad dicendam causam quare litlerae primo concessae non de- 
beant rcvocan. 

Servabitur bonus ordo per dominum canzellarium et consilium et illustris- 
simus dominus noster latius providebit per stalutum. 

Vinea. 

Item quod non possit procedi contra aliquem prò quavis causa criminali nisi 
ad denunciationem vel querelano partis et si viceprocuratores fiscales vel clavarii 



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a 1 4 

secus faciant tencantur ad interesse partis et refectionem expensarum faclarum 
per eum contra quem fuerit processura. Et quod irsi clavarii prò scriptum exi- 
gerc non debeant ultra formano decretorura duca li uni et statutorum patriae et 
locoruro. 

Illustrissimus dominus noster vult quod servetur decretimi ducale ac fran- 
chixiae et statula patriae et loco rum. 

Itcm quod officiarli locorum quorumcunique qui constituantur per illustrisi - 
roum dominimi nostrum teneantur in principio eorum offici i carere de tenendo 
sindacalum et restituendo indebite extorquenda per eos seu eorum familiam le- 
ncanturque sindacatum per se et eorum tamiliam tenere, finito termino suo officii 
coram sindicatoribus cligendis per comunitates seu consilium sivc credenciam 
dictorum locorum scu alterius eorum per octo dies nisi circa ipsum ipsis tcnen- 
tibus sindacatum aliter in aliquibus locis sit solitimi observari et citra praeiudi- 
cium aliorum locorum; et non possint neque debeant stare et Tacare in officio 
ultra biennium-, et quod sentcntiae ferendae per ipsos sindicatores mandentur 
execulioni etiamsi ab eis fuerit appcilatum caventibus hiis qui obtincnl ad for- 
mimi autenticae nec possint consti tucr e aliquem tocumlencntcm qui babeat ali— 
quod aliud officium in nostro loco. 

Conceditur locis Sccuxiac , Avillianae , Rippolarum, Cirriaci , Lance! , Cas- 
sellarum , Ripparolis, Montecalcrii , Cargnani , Vigoni , Villcfranchae , Bargia- 
rum, Cabalar ii Maioris, Fossani et Pineroiii quod per eorum officiarios teneantur 
sindicatus de triennio in triennium ut rcquiritur. Si vero contingat quod dicti 
officiarii recedant ab huiusmodi officiis ante triennium tencantur in nuiusmodi 
eorum recessu paritcr sindacatum tenere habeantque sententiae exequutionem ut 
requiritur etiam in omnibus illis locis ubi constituuntur officiarii domini et ubi 
tenetur sindicatus , quo vero ad constitutiones locatenencium conceditur quod 
nullus officiarius illustrissimi domini nostri possit substituere seu deputare in 
officio aliquem clavarium, procuratorem fiscale m aut scribam vel se ingerentem 
in eisdem exercitiis ultra spacium unius mensis. Quantum ad tempus seu vaca- 
tionem officiariorum quod peti tur limitari illustrissimus dominus noster provi- 
debit cura aliis supramentionatis per statutura. 

Vinea. 

Item quod accusati qui in decretacionibus et assisiis absolvuntur non teneantur 
aliquid solvere prò sportulis et scriptum nisi fuerit praetextu accusationis pro- 
cessus formatus vcl testea examinati. 

Ita vult et concedit illustrissimus dominus noster. 

Vinea. 

Item quod officiarii et commissari! non possint imponere poenaro quae excedat 
principalem cuius praetextu imponalur poena, nec valeant compositioncs quas ex 
quavis causa fieri conlinget excedentes poenas statutorum libcrtatum et franchi- 
xiarum et ordinamentorum patriae et locorum sed poenae impositae et compo- 
sitiones fìendae inlelligantur faclae ad formam statutorum ipsorum liberlatum et 
francbixiarum. 

Conceditur, salvo in hiis in quibus exigitur poena sanguini* vel crescente 
contumacia alicuius. 

Vinca. 

Item quod non possint cominissarii exercere commissionem contra formam 
statutorum et franchixiarura patriae et locorum et si quid secus fieri continget 
et factum sit decernatur irritum et inane nec pariter possint exercere commis- 



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2 1. 5 



sioncs prò reparalionibus viarum sed committantur ordinariis qui habeant provi- 
dere et procedere. 

Illustrissimus dominus noster ita concedit. 

Vinea. 

Itcm quod secretarli et commissarii prò investitura seu fidelitate sire recogni- 
lione sive confìrmatione sivc concessione privilcgiorum et franchixiarum et slatu- 
torum capiant dumlaxat scutum unum prò quolibel nobili vel qualibet comuni- 
tate et prò qualibet investitura et recognilione. Et si contingat unum vassallum 
vel nobdem haberc diversa fenda tcneantur unum solum instrumentum investi- 
turae seu recognitionis conficere prò omnibus feudis parte requirente et volente. 
Quodque non tiant recognitiones nisi de viginti annis in viginti annos cum ita a 
statuto ducali disponatur ne quis ad recognoscendiim compelli possit ante finilum 
tempus viginti annorum et quod recognitiones factae et quas fieri continget 
scm per intclligantur factae secundum formai» et tcnorem primarum recognitio- 
num eliamsi eas fieri aliter contingat. 

Illustrissimus dominus noster vull quod non fiant recognitiones nisi de vi- 
ginti annis in viginti annos ad formam statuii. Quo vero ad soluliones mercedum 
vull quod servelur slillus et arbitrium eius canzellarii et quoad ullimam clau- 
sulam quod recognitiones intelliganlur factae ad formam primarum eie. Illustris- 
simus dominus noster pariter concedit ila tamen quod non cedat nec possit un- 
quam cedere in aliquod praeiudicium suum et iurium suoni m. 

Vinea. 

llem r.piod gabellatores salis qui sunt et prò tempore fuerint teneanlur et 
astrici! sint observarc pactiones initas maxime cum illustrissima domina Blanch» 
tunc ducissa datas in Montecalerio de anno pra esenti millesimo qualercentesimo 
nonagesimo sexto die decima quarta ianuarii teneanturque recipere solutiones a 
quibuscumque de patria in et de moneta communiter currente et prò co quod 
communiler exponetur. 

Illustrissimus dominus noster vult et mandai obscrvari pactiones et quoad 
raonctas dabit bonum ordinem. 

Vinea. 

Itcm quod inhibcatur sub poena centum ducatorum et amissionis iuris ne 
quis faciat cessionem privilegiato et pa cluni de quota litis nec non omnibus no- 
tariis ne babeant recipere instrumenta cessionis quac fiunt in privilegiatos nec 
instrumcnta pacti de quota litis et ne quis interveniat prò teste in recognitioni- 
bus similium instrumcntorum. 

Illustrissimus dominus noster vull et concedit insequula etiam forma littera- 
run alias super hoc emana lanini ab illustrissimo quondam domino Carolo. 

Vinea. 

Itcm quod omnes et quaccumque poenae imposilae commissac seu declaralae 
per quoscutnque commissarios et oflìciarios celsitudinis vestrae contra et per co- 
munilates et quascumque personas tam occasione fortaliciorum armorum via rum 
quam etiam subsidiorum et aliorum onerum et exercitus non debito tempore 
factorum et solutorum remittantur el quod prò ipsis de caelero quis per quem- 
piam quovismodo non possit molestari. 

Illustrissimus dominus noster ila concedit et remittit. 

Vinea. 



Itcm quia notariis maxima adhibelur fides et ad lale oflìciuiu ubi grande oriri 



9l6 

posset praeiudicium adroitti non debent nisi horaines probi pratici in arte et es- 
perti ea propter supplicai ipsa patria concedi et mandari fieri collegium nota- 
riorum in quo non adraittantur nisi comperti probi, dodi, experti in officio ac 
se ientia pratica et firma approbati et ad hoc faciemlum officiarli scu iudices lo- 
corum in unoquoque ipsorum locorum una cum duobus in arte expertis et pe- 
ri tis ac sindico seu sindicis ipsorum locorum tales nolarios cxaminari debeant 
et in gramaticis et in arte ipsa notariatus ac de l'ama et moribus ac aliis facili- 
ta ti bus se habeant conformare et esperi os prudentes ac doctos et probo» admil- 
tere ac ignaros et iniquos removcre, resecare et cxpellerc inhibendo eisdem quod 
de caelcro non se intromittant de arte nec inslrumenta recipiant et sub poena 
falsi et centum ducatorum nec instrumentis per eos recipiendis ab inde fides 
adhibeatur. Ita tamen quod praticantes coram consiliis cum illustrissimo domino 
ordinarie et Tbaurini restdentibus ac officiarii et scribae curìarum notarii et in 
collegiis aliqualiter deputati et approbati ac alii notarii aliorum locorum colle- 
giali tantum in aliquo loco in alita locis patrìae instrumenta recipe re possint et 
valcant declarando instrumentis de caetero per non collegiatos recipiendis nullam 
fìdem fore adbibendam in iudicio nec extra; possint pariter officiarti et coram is- 
sarli locorum sive commissari'! dominationis rcstrac deputati eisdem notarits offi- 
cium interdicere et quod notarii recepii seu recipiendi in collegio teneanlur et 
unusquisque teneatur fideiubere de non exportando notulas et protocola a locis 
in qtnbus collegiantur sei ubi domicilium hibent et servare sta tuta circa prae- 
missa per dictos officiarios expertos et sindicum fienda , non derogando tamen 
statutis et consuetudinibus ciritatum et locorum habentium collegium seu privi - 
legium speciale super hoc. 

Illustrissimus dorainus nostcr concedit quod fiat collegium quod petitur per 
comuniialcs volentes id habere et Tacere ita quod dehinc praesentetur illustris- 
simac dominationi suae prò coniìrmatione impetranda. 

Vinea. 

Item quod non exiganlur nova vectigalia imposita noriler sed solum secundum 
quod sunt antiquitus exigi solita. 

Illustrissimus dominus noster vult quod non exigatur nisi iuxla solitura et 
si impositum sit novum vecligal notificetur sibi quia providebit. 

Vinea. 

Item confirmentur et etiam de novo conceJantur et quod placeat de novo con- 
cedere et confirmare omnes et quascumque franchixias , concessiones , conven- 
tiones, consueludincs, libertates, decreta dominicat'ta, statuta et capitula patriae 
locorum et castrorum ad unguem et quemadmodum ad litteram leguntur ac iura 
alias concessa et concessas per illustrissimos dominos praedecessorcs illustrissimae 
dominationis vestrae et etiam maxime concessas comunitatibus Ptozaschi per il- 
lustrissimum lacobura de Sabau lia principem Achaiac datas Rippolis sub anno 
Domini millesimo tricentcsimo sexagesimo lercio die sexta mcnsis oclobris et per 
illuslrissimum Carolum ducem Sabaudiae datas Chamberiaci anno Domini mille- 
simo quatercentesimo octuagesimo tercio die vigesimi tercia aprilis. Itera per 
illuslrissimum dominum Lu lovìcum resini ni gcnitorem datas in Burgo in Brcssia 
die rigesimo primo augusti millcsi no quatercentesimo quinquagesimo primo. 
Item per illustr'issimam dominam Violant in Mantecatelo die prima martii mil- 
lesimo quatercentesimo sexagesimo quinto. Itera alias concessas Verccllensibus 
datas Vcrcellis die vigesimo quinto mrasis norembris millesimo quatercentesimo 
nonagesimo sccunJo. Itera per illuslrissimum dominura Carolum praedictum datas 
Tbaurini die undecima oclobris millesimi) qualerccntesimo ocluagesimo nono. 
Item per illustrissimim dominam Bhncham datas Tbaurini die quinta augusti 



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a l 7 



millesimo quatercentesimo nonagesirao secundo, ipsasque et ea obserrari Tacere 
per quos intercrit et ita mandare obseryari debcre ci quod mandetur fieri publi- 
catio omnium horum capitulorura per patriam et comunitates et loca (1). 

Illustrissimus dorainus noster confirmat omnes f ranch ixias prout coniìrmatae 
fuerunt per illustrissimos prac decesso res suos. 

Vinea. 

Item quod esse debeat et perpetuo obsenretur aequalitas in omciis et bene- 
ficus et quod numerus secreta riorura praelibati illustrissimi domini nostri duci» 
sii par tara citra quam ultra raontes quodque indiffcrenter officio potiantur et 
quoti nullo modo possit fieri unio secreta riatus et quod quilibct nobilis sire co- 
munita* possit sibi eligere secretarium quem maluerit prò investituris et ali is 
recipiendis et conficiendis cura eliam patria super hiis habeat yeteres franchixias 



llustrissiraus dominus noster habebit omnes in bona et aequali gratia re-r 



Item dignetur praelibata illustrissima dominatio vestra providere quod po- 
laglerii de caetero non accedanl ad unum et cumdem locum prò capiendis po- 
laglis et aliis victualibus nisi bis in anno et quod satisfaciant honesto precio eis 
quibus capient dictas polaglas et quod diebus fori et mercati locorum non de- 
beant accedere ad iosa loca ncc extra ipsa loca super finibus (2). 

Illustrissimus dominus noster concedit ne polaglerii acccdant diebus fori 
sive mercati. 

Vinea. 

Item quod dignetur concedere quod sigillum litterarum conecssionum huius- 
modi prÌTÌlegiorum detur gratis et quod sccrclarius prò signatura ipsarum non 
exigere debeat nisi unum florenum Alamaniae prò singula litera excepto sudore 
et Labore scribarum. 

Illustrissimus dominus ita concedit. 



Concesso eapUulorum suprascriptorum. 

Philippus dux Sabaudiac, Chablaysiì et Augustae , Sacri Romani Imperii prin- 
ceps yicariusque perpetuus , marchio in Italia , princeps Pedemontium . coraes 
Gcbennesy et de Villariis , baro Vuaudi et Beugexii , Niciaeque , Breissiae ac 
Vcrcellarum etc. dominus. 



(1) Le citazioni qui addotte, non latte corrispondenti elle serie dei documenti da noi pubblica ti, 
arevano probabilmente trailo non agli alti pia importanti degli Stati , ma a quelli d' un uso più 
presente. 

(8) Queste dimande che ripetute e' incontrano negli atti degli Siati accennano ad abasi che 
pure si rinnovavano. Si temevano i soprusi e gli aumenti di pretto nelle grasce, ed in particolare 
nel pollame. Negli statuii di Savoia promulgali dal duca Amedeo vili s'era accuratamente proce- 
dalo affinchè in questa parte di servizio della casa del principe tulio procedesse con onestà e coi 
dorali riguardi. V. le Rubriche, al lib. 4 , De provisoribut victualium ad usum et expeaum /««pini 
in emendo victualia proriioru tt dtktnl gertre. 



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:u8 

Universi» sit manifestano quod cura nuperrìme in hoc novo ducali adventu 
nostro in patria cismontana congregati trcs status eiusdem patriae nostrae in bac 
civitate Thaurini prò sincera fidelitate et devotione erga nos et domum nostrani 
post obsequcntissimum fidelitatis et reverentiae officium quod ardentissimo omni 
animo praestiterunt postque infinitas et inenarrabiles oblationes quas studiosis- 
sime exhibuerunt nobis puro dono gratioso donaverunt florenos centum et vi- 
ginti mille ad subveniendum et succurrendura gravibus impensis et oneribus 
nostris nosquc non minus acce peri mus quam gratissimum sed praecipue nobis 
iucundum fuerit omnium ipsorum trium statuum constantissimam in nos fidem 
caritatem et reverentiam aperte conspicere, merito eisdem gralias habendas du- 
ximus nosque erga eos munificum obtulimus et iustum atque studiosum omnium 
subdito rum praesenratorem et ea quae a nobis postulaverint decera octo capi- 
tuia retro descripta eis benigniler concedi. — Hinc est quod nos cupientes im- 
primi» ea omnia semper agerc et consulerc quae ad eorum commodum et sa- 
lubrcm conservationem succedere possint, volentes quoque optimis eorum erga 
nos mcritibus gratificari ex nostra certa sciencia et de nostrae potestà tis pleni- 
tudine omnia et singula capitula retroscripta eisdem tribus statibus videlicet sub- 
ditis huius patriae cismontanae damus et concediraus prout et quemadmodum 
in fine cuiuslibet eorum per nos responsum apparet volentes tenore praesentium 
eadem capitula omnia et singula perpetuo observari debere in vini privilegii seti 
franchixiarum numquam delcndarum mandantes propterea consiliis nobiscum et 
Thaurini residentibus univereisque et singulis officiar! is medialis et immediati* 
ad quos spcctaverint et praesentes pervenerint sub poena centum marcharum 
argenti prò quolibet dictis consiliis inferiore quathenus has nostra 8 concessioni* 
literas et capitula dictis subdilis huius patriae cismontanae teneant et aUendant 
et inviolabihter observenl. 

Datas Thaurini die vigesima oclava mcnsis iulii millesimo quatercentcsimo 
nonagesimo sexto. 

Per dominum pra e senti bus dominis 

R. lohanne de Varax episcopo Bellicensi 

R. Andrea de Montefalcone episcopo Lausancnsi 

R. Amedeo de Romagnano abbate Sangani cancellano Sabaudiac 

Ugonc de Varax ma re scallo Sabaudiae 

Anthonio de Gingino praeside 

Petro Agacia 

Petro de Cara 

Ludovico de Vignate 

Deflendenle de Pectenati» , 

lohanne Fernndi advocatis fiscalibus 

Sebastiano Ferreri thesaurario. 

Vinea. 



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3U> 



FILIBERTO II. 



Ecco un altro regno di prìncipe salilo giovanissimo al trono, e morto 
quando appena contava l'anno ventiquattresimo. Fu un tempo di speranze 
non adempiute che gli aveva fatto concepire Lodovico x», re di Francia, 
c che pareva aprirgli il matrimonio , da esso duca contratto , con Mar* 
gherita d'Austria , figlia di Massimiliano. Fu un tempo di giostre e di 
panegirici. Chi è vago <1 informarsi dei particolari di quelle , ricorra al 
Guichenon che consegnò , tra i documenti della sua storia genealogica 
della real casa di Savoia , là descrizione del torneo latto a Carignano , 
sul finire del carnevale 1 5o4 , condotta con tutta la gioiosa e bizzarra di- 
ligenza che allora vi si richiedeva: chi è curioso di conoscere questi, legga 
l'orazione detta da Pietro Gara il i dicembre 1498 nell'assemblea dei 
tre Stati , la quale raunata , secondo ne pare , fu quella che poi diede 
luogo agli atti che seguono sotto le date del 18 e del 30 di gennaio 

'499- 

E qui non mi si apponga a colpa se mi fo ad introdurre alcune pa- 
role intorno a questo oratore; ciò servirà non di distrazione, ma di ag- 
giunta al mio tema, ponendo sotto gli occhi ai lettori l'indole dei tempi. 

Pietro Cara, che ci appresenta nelle sue opere (1) quale fosse la let- 
teratura a que' tempi, venne dal Denina (a) lodato, dove, parlando della 
condizione degli studi in Italia nel secolo xv, scrive : » È certo altresì che 



(1) Il titolo ampolloso premesso all'edizione degli scritti del Cara (alta in Torino nel 1590 coi 
tipi di P. P. Porro, e il seguente (1 wL in 8.»): « Virtnti et aeternitati consecratum — Anrese 
» laculcntissimaeque Petri Cane comitia equilisque splendidi necnon iareconsnlti gravissimi , et 
» oratoria (Marmimi orationes. In qnibas quicquid demonstrativo in genere nspiam reperiri potasi, 
» rum recondita emditione habes Icclor; addilis eiosdem ad claros viro* simal et a doclis ad 
» ipsnm Caram et de eo epistolis-, qnin etiam Un soluta oratione quam Carmine ad Scipione» 
- filium iureconsullum palernae facundiae sectaterem et asseclalorem pleraque scita, legique digna. 
» Legai quaeso quisquis in has inciderli non male collocatums bonas bora*. » 

(8) Rivoluioni d'Italia, 1*. 18, cap. 4. 



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330 

» fino in Piemonte si estese allora la coltura delle lettere , dove Pietro 
» Cara, poeta, oratore e giureconsulto, scriveva e Ialinamente e dotta- 
lo mente non meno che si facesse in Toscana, in Romagna ed in altre 
» parti di Lombardia. » 

Pietro Cara , nato in S. Germano, fiorì nella seconda metà dei xv se- 
colo e ne' primi anni del xvi, fu lettore in giurisprudenza d'insigne fama, 
e con grande affluenza di uditori venuti anche dalle regioni straniere, fu 
membro del Consiglio superiore di giustizia , fu onoralo di varie legazioni 
ai principi per parte del suo sovrano ; e de 1 scritti di lui è fatta degna 
menzione da chi era degno di giudicarli (i). Sposò un'Antonina Pios- 
sasco, dei signori di Scalenghe, ed ebbe un figlio di nome Scipione, che 
sembra aver seguite negli studii le orme paterne ; tra gli amici di lui 
annoveravansi Ermolao Barbaro e Giovanni Simoneta. 

Ma quest'uomo d 1 ingegno , di dottrina e di pratica quando ci si pre- 
senta in aspetto d'oratore politico , non ci porge nè ragione , ne notizie 
di cose politiche de' suoi tempi. 

Loda i principi come un sofista; parla all'assemblea de' tre Stati come 
un rettorico a' suoi colleghi ; ingemma il suo dire di ricordi e di forme 
classiche, ma nulla espone delle condizioni particolari della patria, dei 
bisogni del tempo, dei desiderii de' popoli. 

Ma questo difetto non è proprio soltanto del Cara , anche negli altri 
|>aesi in occasione di adunanze politiche prevaleva negli oratori lo sfoggio 
dell'erudizione antica; il presente si ometteva forse perchè stimavasi 
troppo ben conosciuto. 

Non debbesi poi neppure dimenticare che questi erano discorsi di pompa 
che si tenevano nell' aprirsi della Congregazione degli Stati , quando nè 
si vuole nè si può entrare in discussione profonda. Anche oggidì nel più 
dei Parlamenti d'Europa le risposte ai discorsi della Corona si mostrano 
assai pallide a confronto de' vivaci colori delle orazioni parlamentari che 
poi vi succedono. 

Era pur di bella fama in Piemonte allora il cavaliere Filippo Vagnone, 
uomo ad un tempo d'armi, di lettere, e di negozi politici; alcuni cenni 
che di lui rimangono tra le opere del Cara, lo dimostrano di mente ar- 
guta e di non comune dottrina. 



(I) Vallaari, Storia delle universa degli atodii del PieaonU, voi. I, pag. 86. 



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MI 

L' amore agli st udii classici congiunto coli ' esercizio delle lettere ren- 
deva allora distinti gli uomini di Stato ; e gli scritti di questi due Pie- 
montesi non male starebbero tra le opere de 1 latinisti del secolo xvi. 



1499 



Taurini — 18-20 tarmarti 



Acta congregationis trium statuum patriae cismontanae (i). 

Sequuntur capitala quae tres status fidelissimae patriae ducalis cismontanae 
nomine ipsius patriae convocali in alma civitate Thaurini ex ducali mandato ad 
causam doni centum et octuaginta millium florenorum illustrissimo et excellen- 
tissimo domino nostro domino Philibcrlo Sabaudiae etc. duci gratiose concessi 
per ipsara patriam totani urinine escluso vel exempto bumiliter supplicant do- 
minacioni suae dignctur eidem patriae in vim pacti concedere et largiti. 

Primo, igitur supplicant dignelur praclibatus illustrissimus dominus nostcr dui 
praesens donum gratuitum centum et octuaginta millium florenorum acceptare 
ea tamen lege et protcstalione quod solvalur generaliter per totani patriam cis- 
montanaro nemine escluso vel exempto et quod nullo unquam tempore dictae 
patriae cedat in praeiudicium seu trahatur vel trahi valeat in consequentiam quo- 
vismodo sive dici possit ob id ipsa patria in posterum obligata, quodque ipsi Se- 
reni centum et octuaginta millia persolvantur in tribus terminis videbcel lercia 
pars in mense oclobris proxime venturo, alia lercia pars a nativitale Domini Nostri 
lesu Cbristi proxime ventura illinc ad unum annum, et residuum a dicto lesto 
Nativitatis illinc ad alium annum proxime lune sequuturum. Et ante praedictos 
terminos exactio ipsius doni fieri nullatbcnus possit singula singulis congrue in- 
erendo et fiat ipsa solutio de moneta nunc currente generali per patriam et 
durante tempore solutionis buiusmodi minui non possil ipsa moneta in eius va- 
lore nec possit quispiam ad solutionem compelli ante dictos terminos non obstante 
lege disponente debilorem fisci ante tempus posse convenir! et aliis iuribua in 
contrarium disponcntibus non obslantibus quibus per praesentes intelligatur re- 
nunciatum et etiam dominus receptor doni quittacioncs recipiendorum ex buius- 
modi dono dare et conficere leneatur sine consta quibuscumque in contrarium 
disponentibus non obstanlibus. 

Illustrissimus dominus noster gratiose acceptat ut oifertur et terminos et 
caetera pclita in boc capitalo vult observari 

Vinea (2). 



(I) Prewo il figoor car. Cibrarìo, • da copia «tratta dall' archivio della città di Pinarolo , «ai- 
•tenie nell'archivio di corta. 

(9) Nella copia tratta dall'archivio di Pinerolo io vece del Mgretario Vinea inUrvieM il aegn- 
tario De Raacactit. 



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332 

Item supplicant adverti circa factum gabellae salis mia ipsa patria gravatur 
valde cum gabellator defficiat in manutencndo bonum sai et sufficiens etiam in 
quantitate rcnuatque postulantibus vendere prccio convento nec bonum sai ma- 
nuteneat iuxta conventa et in praemissis taliter provideri post ulani quod imius 
patriae indempnitati sit provisum nec emere volentibus vendere rccuscl sed iuxta 
conventa et solita expediat ac observet et damna passis ob id satisfaciaL 

lllustrissimua dominus noster mandabit observari ea ad quae tenentur ga- 
bellatores. 

Vinea. 

Item quia factae dicuntur nonnullae inbibitiones ne quis de ducali ditione 
accedere praesumat ad Lugduni nundinas, supplicant adverti quia si bene inspi- 
ciatur patriae alienae ex praemissis locupletantur, et ipsa patria cismontana de- 
paupera re tur eo permaxime quia mercancias alibi et in aliis locis perquirunt et 
ab ipsismet qui cas conduxcrunl a Lugduno emunt maiori pretio quam facerent. 
Et sic alienae bursae locupletantur. 

Illustrissimus dominus noster dux providebit cum maturo Consilio. 

Vinea. 

Item quod primae cognitiones causa rum civilium et crìminalium cognoscantur 
et deterrainentur per ordinarios cuiuslibet locorum singula singulis debite reffe- 
rendo quocumque decreto et aliis in contrarium facientibus seu adducendis non 
obstantibus. Et si secus fiat sit irritum et inane. 

Illustrissimus dominus noster ita vult et concedit praeterquam in casibus a 
iure et decreto dominicali permissis seu reservatis. 

Vìnca. 

Item quod non fiant < essiones, donacioncs et dationes in sol u tu n i per quas mu- 
tetur iurisdictio vel forum prò similibus cessionibus, donationibus, remissionibus 
aut in so In tu in dationibus exigendis. Et si fiant ipso iure sint nullae nisi earum 
vigore agatur coram ordinario eius contra quem talis cessio seu remissio fieri con- 
tingat. 

Illustrissimus dominus noster concedit et non fiant nisi de patre in filium , 
fratre ad fratrem, patruo ad nepotem, vel de eo qui substinet onera eius per quem 

Vinea. 

Item quod ius reddatur per quemlibet ordinarium cuiuslibet loci patriae in 
loco libero solito cuiuslibet loci ubi reddi solet et non alibi. 

Illustrissimus dominus noster ita vult et mandat nisi in casibus gravibus 
poenam sanguinis exigentibus. 

Vinea. 

Item quod officiarti non possint exigerc bampna et seu debita criminalia cu- 
iusvis maneriei sint nisi sint decretata concordaU et aeu condempnata per or- 
dinarios ad quos spectal neque ipso rum debitorum exactio fiat transacto biennio 
a die finiti odici i ipsorum ofiìciariorum. Et si quid in contrarium fieri continga t 
sit irritum et inane. 

Illustrissimus dominus noster vult et concedit quod non exigantur ante de- 
cretationes aut concordia* seu compositiones. Et quod non exigantur post bien- 
nium nisi fuerit iusta causa. 

Vinea. 

Item supplicant dignetur praefatus illustrissimus dominus noster dux confinare 



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aa3 

quascumque franchivi as , libertates , statata, immunitates , privilegia, decreta , 
bonasque et antiquas consuetudines ipsi patriae in genere et specie con cessa 8 ac 
cuivis ipsorum locorum et quatenus expcdiat de novo concedere mandando qui- 
buscumque officiariis, commissariis et aliis quibus expedierit quatenus ipsas con- 
cessiones de verbo ad verbum ut iacent ad unguem observcnt et observari fa- 
ciant ac si essent in viridi obscrvancia et super praemissis literas opportuna* 
concedi sine constu sigilli , quodque secretarius exigat et habeat prò singula ipsa- 
rum litte ramni florenum unum Àlamaniae et non ultra. 

lllustrissimus dominus noster confirmat omnes franchi \ in s, capitala, statuta, 
privilegia, pacta , convcntiones et bonas consuetudine* per pracdccessores suos 
concessas et confirmatas aut concessa et confirmata ; deturque sigillum barura I i- 
terarum gratis. Et secretarius dumtaxat habeat unum scutum salva mercede 
scriptoris. 

Vinea. 

Item suppticant adverti ne per forrerios, pollaglerios , scu alios quosvis com- 
missarios aut aliter alicui de patria capiantur seu leventur grana, vina , foena , 
nemora , besliae, aut alia quaevis viclualia seu bona nisi mediante condigna sa- 
tisfaclione et precio, quodque non molestentur, nec artentur ad carrigia seu roydas 
quasvis cum bobus, curribus, seu aliis animalibus prò aliquibus victualibus, aut 
aliis rebus conducendis, et quidquid contra praemissa fieri contingat sii irritum 
et inane. 

lllustrissimus dominus noster providebit. 

Vinca. 

Item circa factum iusticiae dignetur mandare ut expediantur causae. Et si ali- 
quae sint differenciae inter subditos aboleantur meliori via iuxta exigenciam et 
quoad iusticiam iuxta formam slatulorum et franchixiarum locorum. 

Vinea. 

Item supplicant quod patria remancat et sit in liberiate- vondendi grana, carnea 
et victualia, quodque habere debentes ab aliquibus possint et valeant Ubere et 
impune in solutum grana accipere et alia quaevis bona dummodo non extraban- 
tur ipsa grana extra ipsam patriam et ipsi grana sic accipientes eadem grana te- 
neant venatia emereque volentibus preho concurrenti vendere non recusent 
lllustrissimus dominus noster ita vult et concediL 

Vinea. 

Item supplicant si quae poenae seu mulctae fuissent aut sint impositae prae- 
lextu subsicliorum donorum fogagiorum fortaliciorum aut aliorum onemm duca- 
lium per aliquos commissarios ordinarios forrerios aut alios quosvis declaratae seu 
incursae contra aliquem de patria quod remitlantur et annullentur. 
lllustrissimus dominus noster iu vult et concedit ac remitlit. 

Vinea. 

Item supplicant quod praetextu doni praesentialiter concessi illustrissimo do- 
mino nostro praelibalo non compellantur ipsi de patria ad aolutionem per ali- 
quos commissarios sed per ordinarios locorum dumtaxat nec aliter artentur quin 
vmo si aliqui commissari! hoc ideo venirent liceat impune non parere literis non 
obslanlibus. 

lllustrissimus dominus noster concedit et vult procedi pe 
dum formam iuris et eorum franchixiarum. 

Vi 



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aa4 

Ilem supplicant quod matrimonia quarumcumque filiarum et personarum sint 
libera et non coacta et non fiant nisi de consensu proximiorum literis forte 
concedendis in oontrarium non obsUntibus quibus derogatum esse intelligatur 
per praesentes. 

ìllustrisaimus dominus noster ita Tult et concedit. 

Vinea. 



Philibertus dux Sabaudiae, Cbablavsii et Augustae, Saeri Romani Imperii prin- 
ceps vicariusque perpetuus , marchio in Italia , princeps Pedemontium , Comes 
Gebennesii et Raugiaci, baro Vaudi, Fauciniaci, Niciaeque , Breissiae ac Ver- 
cellarum dominus. — Universis sit manifestimi quod nos risis capitulis sub- 
annexis quae per congrega tionem triura statuum huius patriae cismontana e 
ante conspectum nostrum nuperrime factam a nobis concedi postulata fuerunt , 
considerantes sinceram (idem qua nos prosequuntur et propensum atque obse- 
quen t'issi mum animum quem nobis continuo ferrenter exhibent atque offerunt 
ex nostra certa scienti» et matura consiliariorum nostro rum subnominatomm 
deliberaoione praehabita, capi tuia ipsa atque omnia et singula in eia contenta et 
descripta iuxta formare et tenore rn responsionum nostra rum in pede cuiuslibet 
ipsorum capitulorum descriptarum in nm privilegii et franchixiarum validissima- 
rum damus et concedimus, mandantes hoc ideo consiliis nobiscum et Thaurini 
resiJentibus universisque et singulis guberna tori bus, bayliris , ricariis, potestati- 
bus, castellanis ac caeteris universis officiariis nostris mediati» et immediatis, com- 
missari is quoque ad quos spectaterit et praesentes perrenerint sub poena centum 
marcharura argenti prò quolibet dictis consiliis inferiore quatenus has nostras 
et capilula praedicta populis et subditis dieta e patriae nostrae teneant et obser- 
vent ncque in ulto contraveniant aliqualitcr Tel opponant in quantum dictam 
pocnam incurrcre formidant, quibuscumque oppositionibus literis et aliis in con- 
trarium forte facientibus et adducendis repuùis penitus et non obstantibus in 
quorum testi monium has duximus concedendas. — Dat Thaurini die decima 
oc la tu ianuarii M 1111' LXXXX1X (I). 
Per dominum praesentibus dominis 

Illustri Renato naturali de Sabaudia cornile de Villariis locumtenente 
Sabaudiae generali 

R. Amedeo ex marebionibus Romagnani episcopo Montis Regalis Sa- 
baudiae cancellano 

Gabriele de Sevssello barone de Aquis 

lohanne dominò de Chales magno magistro hospitii -> 

Angellino de Proranis praesidc patrimoniali 

Petro de Agaciis 

Petro de Cara 

Ludovico de Vignate 

Anthonio Cacia 

Augusti no de Azelio 

Francisco Prorana 

Deffendentc Pectenati advocato fiscali 
Sebastiano Ferrerii domino Galianici thesaurario 

Vinea. 



(I) Io altre copie V ha la data del *> in ?ece del 18 di geaaaio. 



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32:"» 

Suprascriptam copiam seu transumptum a proprio originali extraxi ego Iohannes 
Muratori* notarius puhlicus de Trinitalc. Et quia facta debita collacione 
proprio originali cum noia ri is infrascriplis utrumque concordare invetri, ideo 
ria marni subscripsi cum appositione mei soliti signi raanualis in fì- 



hic me propria manu subscripsi cum appositione 

sottoscritto Iohannes Michael Murator 



1409 

Geweve — 5 et 9 aoùt 



Assemblée des trois États da pajrs de Savoie (i). 



S'ensuivent les doleances et les aria sur les quels tres humbles et loyaux sujets 
de notre tres redouté seigneur et prince le due de Savove demandent et re- 
quierent tres humblement au dit leur tres redouté sieur leurs pourvoir et avoir 
advertance. 

Premieremcnt Que soit du bon plaisir de mon dit seigneur de Taire tenir ses 
audiances ainsy que , bonne memoire , ses predecesscurs avoint accoulumé de 
faire en ensuirant la forme des statuts sur ce faits par messegnieurs ses prede- 
cesscurs, que redondera et sera a l'bonneur du dit notre tres redouté sieur et 
au proffit et grande consolation de ses dits sujets. 

Mon dit seigneur le due veut et commande le dit ebapitre etre obscrvé. 



Secondement. Tres humblement supplient qu'en obscrvation de la requestc 
dessus ditte toutes commissions dorcsenavant cessent par concession particuliere 
que se Tasse comm'aux audiances pour les abbus pratiqués et grandes ebarges , 
etsportules, que les dita sujets supportent quand telles commissions sont faites 
tant a cause des sportules qu'autres grieTs des quels l'on ne Tait point d'expresse 



Mon dit seigneur le due veut et commande que le dit ebapitre soit obscrvé. 



Supplient que toutes provisions et lettres contraires ne se contre- 
disent cornine tous les jours se Tait, mais supplient que Ics provisions qui se Te- 
mili doresenavant se Tasscnt par si bon conseti et pleine deliberation qu'elles 
demeurent en leur estre, et que l'on n'ait occasion d'en Taire d'autres contraires. 
Mon dit seigneur le due veut et commande le dit chapitre etre observé\ 



(I) Dall' arebmo di corte, pacco 1, n 13 Duchi de Sani», o 'da' 
Savoia. 



2 <> 



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3 36 

Quatriememcnt Supplient que les mandcmens que le dit notre trea redolite* 
seigneur fera et concederà soint observés par ses officiers et ceux a qui les man- 
demens se dirigeront et que soit mise peine a ceux qui n'obeiront, et que Con 
ne fasse production que soit au contraire. 

Mon dit seigneur veut et commande quc le dit chapilre soit observé sur la 
pcinc que sera conlenue aux mandemens. 

Cinquiemement. Que plaise a mon dit seigneur de ne donner point d'amende 
ou compos t ioti sur quelque querelle ou desliet que la cognoissance ne soit faite 
et celui quc l'on accuse ne soit ouy en ses defenses. 

Mon dit seigneur veut et commande le dit cliapitre etre observé. 

Itera supplient tres humblement que tous commissaires particuliers d'orescn- 
avanl ecssent d'aller prendre inforroations par le pavs, et contre et sur les sujets 
de notre dit seigneur et prince , mais quand quelque querelle ou plainte sur- 
viendra cn quelque cartier de ses pavs , que l'on mande les officiers ordinaires 
du licu qui prennent les informations delies pour informer et envoyer au dit 
notre tres redouté seigneur et prince, et ce a cause des grands abus, fautes ci 
grandes extorsions que se font sur les sujets de notre dit seigneur et prince , qui 
ne redondent point a son proffit, mais a grande faute de ses dits sujets, et quc 
tous commissaires deputés par le passe de cctte heure soient revoqués. 

Mon dit seigneur veut et commande que la forme du statut dominical soit 
observé sur le contenu du dit chapitre. 

Itcm supplient tres bumblement d'avoir avertance sur les inquisiteurs de la 
Sainte Foy , deputés auctoritaU apostolica , ainsi qu'ils disent , car de grands 
abus et de" grandes oppressione suos l'aspcct de la dite inquisition se font sur Ics 
sujets de notre dit tres redouté prince ainsy que chacun Sfait. 

Mon dit seigneur appclera ceux de son conseil , et autres que lui semblera 
pour sur le contenu du dit chapitre pourvoir ainsy que sera plus expedient au 
profil et contentement de ses dits sujets. 

Itcm supplient que soit donné ordre que les sujets de notre dit sieur et prince 
ne soint point ainsy foulés par les conserveurs des prelats et autres gens d eglisc 
à cause de ce qu'ils Ics admonestent , font citer et evoquer en leurs instances 
par queiques pctits sci vis, ou rentc et autres dettes qui leur est deli la ou ils 
pourroint demander leurs raisons par devant les officiers de notre dit sieur et 
prince auqucl ils sont sujets au devant les officiaux des prelats ordinaires, car 

!>our la moindre contumace il leur coute un mare d'argent qui est une grande 
buie es dits pauvres sujets. 

Mon dit sieur veut et commande quc la forme du statut dominical et au&sy 
du droit commun soit observé sur le contenu du dit chapitre. 

Item qu ii soit du bon plaisir de mon dit sieur d'avoir advertance et donner 
provision sur tant de ses sujets qui s'appellent et renomment pour clcrcs sur Ics 
quels privileges de clergé et conhance se font tous les jours des troubles, oppres- 
sions, oeuvres de fait et autres injures es sujets du dit notre sieur et prince se 
ronfìans de leurs privileges. 

Mon dit sieur apres avoir appellé ceux de son conseil et autres que bon luy 
semblera de ses pays et communiqué avec eux sur le contenu du dit chapitre 
fera Ics provisions n ecessa ircs. 

Item supplient que le subside dessus dit ne soit point recouvre, ny exigé, outre 
les coutumes, franchises, privileges et nombre de feux qui furent observé lanl cn 
Savoye qu'en Aoste qu'en Bressc et autres parts de ca les monts devant les con- 



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3a 7 

ccssions des subsides faites depuis feti bornie memotro dame Yoland de Francc 
duchesse et monseigneur le due Charles, quo Dicu absolve. 

Monsieur veut et entend que ses dits sujets soint traités comm'il Toni été 
par le teras de messieurs ses predecesseurs. 

Item qu'en la taxation et aux egauces qui se feront a cause du dit subsidi* 
que les pauvres et miserables soint exclus et qui ne soint point en nombre ny 
entre leurs Toisins charges pour eux. 

Mon dit seigneur veut et commande le dit chapitre etre observé, et en outre 
que les riches aident et supportent les foibles. 

Item que les officiers qui auront charge de recouvrer le dit subside ne prcn- 
nent point ny exigent point de gros ny point de quarts si non cela a quoy se- 
ront les sujets taxès et egalés. 

Mon dit seigneur veut et commande que la forme du statut dominical soit 
observée sur le contenu du dit chapitre. 

Item supplient de donner provisions que quand aucun pretendroit etre taxé 
plus que la raison ne porteroit par ceux qui avoint été commis a taxer que les 
sindics du lieu sans autre provision de justice ayent puissance de sommaireraent 
connoitre sur la querelle eie celuy qui se plaindroit et que ce qui seroit connu 
par les dits sindics se doive lenir sans autre appellation. 

Mon dit seigneur anserà de pourvoir sur le contenu du dit chapitre ainsv 
qu ii sera de raison veli qu'il touche son autorité. 

Item supplient pour le grand profit et milite du dit notre tres redouté seigneur 
et de tous ses sujets et pour supporter Ics charges qu'ils ont a supporter et se- 
courir a leurs nceessités que les dits sujets soint en tiberté d'aller et venir aux 
foires et marchés dehors du pays de Savoye ainsy que de tous tems mais ils 
l'auroient accoutumé d'avoir; car autrement ne leur serait possitele de vivre au 
dit pays, ne supporter les charges qu'ils ont a supporter. 

Mon dit seigneur semblablement avisera de pourvoir sur le contenu du dit 
chapitre selon que semblera par le mieux en ensuivant la provision sur ce faite 
par notre St-Père. 

Item que les libertés et franchises, coutumes et usances concedées et observécs 
anciennement et par feu messeigneurs les predecesseurs du dit notre sieur leurs 
soint confìrmées et observécs et mise peine a ceux qui feront au contraire devoir 
etre appliquée et mise a la fortifìcation du lieu et de l'utilité publique ou la con- 
tradiction se feroit. 

Mon sieur veut et commande que les libertés, franchises, privileges et bon- 
nes coutumes du pays soint observées ainsy qu'elles ont été concedées et observées 
par le passé. 

Item supplient que les statuts du dit notre seigneur se doivent observer par 
un chacun en sa qualité et qui fera au contraire qu'il encoure la peine a devoir 
statuer et ordonner par le dit notre sieur la quelle se doive exiger par le chaste- 
lain du lieu et le quel chastelain en doive compter, et etre chargé en la chambre 
des comptes et si par avanturc le chastelain offense en non observant les statuts 
que les sindics du lieu soint tenus quand il viendra a leur notice le nolifier et 
reveler au procureur de notre dit seigneur, ou en sa chambre pour luy faire payer 
et compter de la peine qu'il a encouru. 

Mon dit sieur veut et commande que les dits statuts dominicaux soint en- 
lierement observés et en outre que le contenu du dit chapitre l'on cnsuive et 
observe la forme des dits statuts. 



238 

Item qu'aux foires publiques qui se tiendront d'ir y en avant au pays de notre 
dit scigneur tous marchands et aulres manieres de gens qui viendront ou con- 
duiront marchandises pour achepter ou Tendre aux dites foires ne doivent ette 
aucuneroent molcslés ni compellis durant le tema et le terme des dite* foires en 
leurs personnes ny en leurs marchandises pour quelquc chose que se soit, cxcepté 
en cas de crime. 

Mon dit seigneur veut et commande , que les franchises, privileges, et li» 
bertés concedées en faveur des dites foires soint observées. 

Item que les scrvis deùs a notre dit seigneur, aux eglises et aulres, ne se doi- 
rcnt exiger si non a la inesure delie et accoutumée. 

Mondit sieur veut et commande le dit chapitre etre observé. 

Item que les officiers et receveurs des servis du prince ne puissent compcllir 
Ics debiteurs à les achepter d'eux, mais en payant les dits servis ne soint quitlés. 
Mondit sieur veut et commande le dit chapitre etre observé. 

Item que le séel des dessus escrits ebapitres , et des confirma tions des fran- 
chises du pays ne soit point pavé , ainsi que les dits ebapitres et confirmalions 
soint selées gratis. 

Mondit seigneur veut et commande que le dit chapitre soit observé. 



Patente* pour l'observation des dits articUs. 

Pbilibcrlus «lux Sabaudiac, Chabiasii et Augustae, Sacri Romani imperii prin- 
ceps vicariusque |>erpetuus , marcino in Italia , princeps Pcdemontium , comes 
Gebe nnesii ac Baugiaci, baro Vuaudi et Fauciniaci, Nyciaeque , Breyssiae, Ver- 
cellarum ac Friburgi dominus. Univcrsis serie praesenlium fieri volumus mani- 
fest uni quod nos visis et per nobiscum rcsidens consilium solemniter visitatis ca- 
nitulis parte dilectorum nostrorum sindicorum hominum et communitatum Sancti 
loannis Alpium ac aliorum sindicorum hominum et communitatum totius patriae 
nostrae cismontanac (1) inibi menlionatorum in congregatione trium statuum 
patriae praedictae nostrae cismontanae die quinta buius mensis augusti in hac 
civila te Gebennensi nostri mandato facta nobis exibitis responsionibusque super 
eisdem capilulis, factis, praesenlibus, annexis et consideralis in eis conlentis. 

Supplicalioni itaque sindicorum , bominum et communitatum patriae nostrae 
cismontanae super bis nobis factac annuentes ex nostra certa scicntia ctiam matura 
dicti consilii super his deliberatione praehabita prò nobis et nostri* haeredibus 
et sucecssoribus universi* praedicta capitula et responsiones prout iacent praefatis 
sindicis nominibus praemissis damus et concedimus per pracsentes , mandantes 
prò pie rea consiliis nobiscum et Camberiaci residentibus praesidentibus, et ma- 
gistris camerae compii torum nostrorum nec non universi* et singulis gubcrnato- 
ribus, baillivis, iudicibus, castcllanis, praepositis, mislralibus et caetcris officiariis 
nostris mediatis et immediatis quibus praesentes pcrvenerint seu ipsorum locate- 
nentibus, et cuilibet eorumdem sub poena cenlura librarum forlium prò quolibet 
dictis consiliis et de cameni inferiore qui non parucrit commitlenda et nobis 
irremissibiliter applicanda, quatenus praedicta capitula et responsiones prout iacent 



(1) L* qaaliBcaziooe cismontana ri«petto «Ila S»yoi« ti «piega da che il duca Irovavaii allora colà, 
ed esprimeva il suo concello relativamente al aito in cui era. 



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aa 9 

praefatis hominibus et eorum successoribus teneant , attendant et observent ac 
per quosvis faciant inconcusse obscrvare et in nullo contraveniant quomodolibet 
vel opponanl, veni m ipsa dum et quolies prie ipsomm supplicantium fuerint re- 
quisiti voce praeconia locis et moribus taiia fieri soliti» publicari et praeconixari 
faciant, quia sic (ieri volumus oppositionibus cxcusalionibus et aliis contrarium 
facìentibus quibuscunique non obstantibus. 
Datas Gebennis die nona augusti anno Domini millesimo quatercentesimo no- 

Per dominum praesentibus domini» 

Illustri Reynerio Bastardo Sabaudiae cornile de Villariis locumtenente 

Sabaudiae generali , nec non 
Reverendo Aymone de Montefalcono episcopo Lauxannae 
Ludovico cornile Camerae 
Gabriele de Seyscllo barone de Aquis 
Antonio del Gingino domino Dvvone, praeside 
Iobanne domino de Challes 
Anlbonio Caccia 
Francisco Provana 

Defendente De Pectenalis advocato fiscali 

Sebastiano Ferreri domino Gallianici thesaurario Sabaudiae generali 
Benedicto Torlelleti magislro requeslarum. 

licddantur literae ponitori. 

Ricbardi. 



Autres paUnlrs. 

Philibertus dux Sabaudiae, Chablasii et Augustae, Sacri Romani imperii prin- 
ceps, vicariusque perpetuus, marchio in Italia, princeps Pedemoncium , Comes 
Gebennesii et Mangiaci, baro Vuaudi et Fauciniaci, Niciaeque , Bressiae, Ver- 
ccllarum ac Friburgi etc. dominus. Exposuerunt nobis dilecti nostri vallis et 
iurisdictionis alpium bomines et incolae quod per tempora illustrissimorum bonae 
memoriae doroinorum praedecessorum nostro rum Sabaudiae quondam ducum 
et per tanti tcmporis spacium quod hominuin memoria non extat de contrario, 
dum conlingit subsidia et alia dona in patria nostra cismontana fieri soliti fue- 
runt componere cum exactore seu receptore ipsorum subsidiorum qui prò tem- 
pore erat in universo prò tota ipsa valle ad ralionem ducentum et quinquaginla 
foconi m ex quibus delrahebantur viginti quinque foci prò mislralibus dempto 
a sex vel septem annis ciapsis aut circa qui compulsi fuerunl computare et se 
componere prò longe maiori numero focorum qnam forent soliti , ac de pracsenti 
compclluntur ultra facullates ipsorum et suorum honorum sic quod plures ex ipsis 

f»ropc diem, nisi aliter retractentur, patriam nostrani cogentur absentare, humil- 
imc supplicando ut in bonis usibus quibus de tempore praelibatorum praedeces- 
sorum nostro rum potissime illustrissimorum numquam aelendae memoriae domi- 
no rum Yolant, Amedei et Caroli consanguineorum noslrorum erant componendi, 
prò ipsis subsidiis eos dimitterc aut alias cum eis mite agerc dignaremur, quorum 
supplicationi tamquam rationi consonae consideratis pracmissis ac ipsius loci vallis 
alpium sterilitate benivole inclinati, ex nostra certa scienti», nostroque motu proprio 
et potestatis plenitudine quia etiam sic nobis fieri placet prò nobis et nostris hae- 
redibus et successoribus universis procemm et consiliariorum noslrorum subscri- 
ptorum prachabita dclibcralionc homines ipsos supplicante* et eorum perpetuare 



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a3o 

posteritatem ad nobiscum componendum et concordandum admittimus in universo 
prò hominibus infra praedictas lurisdictiones, et limites vallis alpium existentibus prò 
subsidio sive dono ultimate per patriam nostrani cismontanam in tribus statibus 
ultimate in hac civitate Gebènnensi, scilicet ad rationem quatuor florenorum cum 
dimidio prò singulo foco nobis concesso , et prò aliis nobis et nostris praedictis in 
futurum concedendis ad numerum scilicet tercentum focorum dumtaxat, et non 
ultra, inclusis dictis mistralibus ciusdem vallis detrabi soliti*, reducimus et restrin- 
gi mus per pracsentcs ita quod receptori nostro praedicti subsidii ultimate nobis 
concessi pracsenti et aliis qui prò tempore fuerint amodo in anlea cosdem sub- 
ditos nostros supplicantes ad componendum et solvendum nullimode ultra nu- 
merum praedictum tercentum focorum inclusis ut supra praedictis mistralibus 
compellere seu aliter quovismodo a re tare liceat, mandantes propterea consiliis no- 
biscum et Chamberiaci residenlibus praesidentibus, et magistris camerae compu- 
torum nostrorum dictisque receptoribus subsidiorum praesentibus et qui prò tem- 
pore fuerint ballivo. iudici, et procuratori Cbablasii, castellano, et clerico curiae 
Tbononii ac caeteris universi* et singulis officiariis nostris mediatis et immediatis, 
praesentibus et futuris seu ipsorum ofbciariorum loca tenentibus et cuilibet eo- 
rumdem sub pocna ccntum librarum fortiura prò quolibet dictis consiliis et 
de camera inferiori quatcnus huiusmodi literas noslras praefatis supplicantibus et 
suis praedictis iuxta e a rum formam et tenore ai teneant, attendant et observent 
tenerique attendi et per quorum intererit illaesas obsenrari faciant et in nullo 
contraveniant quomodolibet vel opponant, quibuscumque pracmissis contrariantibus 
non obstantibus in bas praemissorum testimonium conoedentes. Datas Gebennis 
die vigesima mensis iulii millesimo quingentesimo. 

Per dominum praesentibus dominis 

Illustri Reinerio Bastardo , gubernatore et locumtenente Sabaudiac 

generali, cornile de Villariis, nec non 
Domino lohanne de Cballes, gubernatore Breyssiae 
Anthonio de Gingino domino Divonae, praeside 
Angelino Prorana condomino Fabularum , praeside patrimoniali 
Amedeo de Challes domino Montis Ternimodi, magno magistro bospicii 
Angelino de Azellio 
Francisco Profana 

Defendente Pectenati, advocato fiscali 

lobanne Novelli tbesaurario et financiarum Sabaudiae, generali 



Richardi. 



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I 



Taokim — 17 februarii 



Acta congregationis trium Slatuum patriae cismontanae (i). 



Sequunlur capitula quae tres status fìdelissimac patriae ducalis cismontanae 
convocati in civitate Taurini ex ducali mandato ad causano doni illustrissimo do- 
mino nostro domino Philiberto duci Sabaudiae tam ad causam guerrarum et 
expensarum per eum supportatarum , et prò praeservationc ac utilitate patriae 
quam etiam illustrissimae et excellentissimae dominae nostrae ducissae dominae 
Margaritae prò eius felici adventu concessi anno Domini 1503 die 17 mensis fe- 
bruarii per ipsara patriam, neminc esemplo, nec excluso, bumiliter supplicant do- 
minationi praclibatae dignetur eidem patriae in vim pacti concedere , et largiri 
capitula , franchixias et privilegia infrascripta, attcntis maxime subventionibus et 
pecuniis infrascriptis. 

Et primo dicti tres status donant praefato illustrìssimo domino nostro florenos 
ccntum et nonaginta millia , praelibalae vero illustrissimae dominae nostrae ob 
eius felicem novumque adventum florenos quinquaginta millia , et illustrissimo 
domino Carolo fratrt praclibati illustrissimi domini nostri florenos decem millia, 
ca tamen lege quod nullo unquam tempore in praeiudicium cedat dictae patriae 
ncc tra ha tur seu trahi valeat in consequenliam quovis modo nec ob id dici possit 
ipsa patria in posterum obligata. Qui quidem ducentum quinquaginta millia fio- 
roni solvantur in tribus terminis, vidclicet lercia pars hinc ad festum S. Martini 
vemalis proxime venturi. Alia lercia pars a festo Nativitatis Domini Nostri Iesu 
r.hristi anni praesentis illinc ad unum annum. Et residuum a dicto festo Nati- 
vitatis ad unum alium annum tunc proxime sequturum , et ante praedictos ter- 
mi nos quis non possit , neque debeat cogi nec molestari ad solvendum non ob- 
stantc lege disponente debitorem fisci ante tempus posse conveniri, et aliis iuri- 
bus in contrarium disponenlibus non obstanlibus, quibus per praesentes intelli- 
atur renunciatum et derogatum per ipsum illustrissimum dominum nostrum -, et 
at solutio ipsa de moneta nunc generatiter currenle per patriam cismonlanam, 
et spectabilis dominus generalis seu receptor qui oro nunc est , et qui in futu- 
rum fuerit et quisquis exactor constituatur non valeat nec possit aliquos quartos 
ab eis exigere, et teneatur quittationes facere et expedire sine constu. 
Placet illustrissimo domino nostro ut supra petitur. 

De Ruscatiis. 



(I) Dall'ar. tu v io di L'irte — Di questa adunanza fa anche menzione il PingOD no Ha sui Augusta 
Taurinerum , accennando p«rò al doualivo di «oli cimane mila fiorioi fatto particolarmente alla no- 
vella «posa; convien dire che il leato «tannalo del Pingon «a «corretto, poiebe il donativo fu di 

50 mila fiorini. 



a3a 

Item quod pccuniac mutuatae per communitates et alios particularea illustris- 
simo domino domino nostro s'nre viccgcrenli prò ipso intrenlur iuxta forma m 
confessionum et promissionum de cis factarum , et pariler intrenlur parcellac 
granorum, yinorum, aTenarum, et aliorum huiusmodi viclualium. 

Placet illustrissimo domino nostro duci, quod dictae pecuniac mutuatae in- 
trenlur, et paritcr parcellac pracdictae tempore moderni domini thcsaurarii ge- 
nera lis factae. 

De Ruscatiis. 

Item quod exactores fo^agiorum non possint compellere aliqucm ad solutionem 
dictorum fogagiorum , nisi ad rationem, et iuxta valorem monctae currentis in 
dieta patria. 

Placet illustrissimo domino nostro ut petitur. 

De Ruscatiis. 

Item quod confìrraentur, et etiam de noTO in rim pacti concedantur et obser- 
rentur omnes et singulae franchixiae, concessiones, conrentiones, consuctudines, 
libertates, decreta dominicalia , statuta, capitula patriae et locorum ac castrorum 
ad unguera et quemadmodum ad literam leguntur alias concessa et concessae 
per illustrissimos dominos praedecessorcs praelibati illustrissimi domini nostri ac 
si bic exprcssa mencio facta fuisset specialiter et nominatim quae hic prò ex- 
pressis et speci6catis habeantur etiamsi per aliquod tempus fuisset illis deroga- 
timi seu contraventum propter non usum vel contrarium usum; et quod matri- 
monia sint libera nec quis cogatur in contrarium directe Tel per indirectum prout 
alias concessum fuit. 

Placet illustrissimo domino nostro quod franchixiae et reliqua praedicta con- 
fìrraentur et quas et quae confìrmamus prout hactenus confirmatac et confìrmata 
fuerunt per nos et illustrissimos praedecessores nostros, et ita obscrvari debeant. 
Quo vero ad matrimonia quod sint libera et fìat ut petitur. 

De Ruscatiis. 

Item quod omnes et quaecuraque poenae impositae, commissae seu dcclaratae 
per quosvis commissarios et offiuiarios contra communitates et quascumque per- 
sonas tam occasione fortaliciorum armorum viarumque et subsidiorum ac prò 
conducta salis et roydarum et aliorum onerum non debito tempore factorum et 
solutorum, et racionc expositionis monctarum marchionaliura remittantur, et quod 
de ipsis quis de caetero per quempiam quovis modo non possit raolestari. 
Placet illustrissimo domino nostro ut petitur usque in diem praescntem. 

De Ruscatiis. 

Item quod nullus possit arrestari nec delineri nec ad solutionem cogi per ali- 
qucm castella mini . vicarium, baylivum, potcstatern seu altura officia ri um nec per 
co rum substitutos prò bampnis in castro neque in domibus eorum , sed possint 
arrestari in loco iuris communis sive palatio ad evitandum expensas introitus et 
exitus et alias quae far il iter excedere possunt principale. 

Placet illustrissimo domino nostro usque ad summam decera florcnorum. 

De Ruscatiis. 

Item quod patria et omnes homincs subdili remaneant in sua libertate et fa- 
cultate emendi sai ubi cis placuerit tam in patria ducali quam extra ad eorum 
beneplacilum iuxta forma m conventionum, et quod gabellatores seu prò eia agentes 
qui sunt et prò tempore fuerint teneantur quando vendunt sai tenere mensuras 



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a33 

iurta*, plana» et plenas, et debeant tenere bonum sai nitidum, et capere aurum 
et moneta m secundum communem cursum locorum ubi Tenditur sub poena. 
Placet prout in prìvilegiis dummodo fraus neque dolus interveniat. 

De Ruscatiis. 

Item quod illustrìssimus dominus noster provtdeat ne de caetero praepositi 
marescallorum nec alii commissarii seu officiarli possint nec debeant in tra re de 
facto in domibus particularium personarum seu bona esportare vel describere 
ante iuris cognitionem factam seu fiendam per ordinarios seu superiores eorum, 
quin ymo indebite extorta illieo restituantur, nec etiam aliquos personaliter ca- 
pere seu a bd uce re Tel extrahere de loco ad locum contra formam privilcgiorum 
et franchixiarum civitatum et locorum ; nec etiam adduci neque assignari ultra 
montes personaliter prò aliqua re civili Tel criminali , exceptis in casibus cri- 
minis laesae maiestatis seu prodilionis Tel prò computi» reddendis in camera com- 
putorum. 

Placet illustrissimo domino nostro quod praepositus marescallorum nec alii 
commissarii possint intra re de facto nec bona exportare, inventa ri za re autem se- 
cundum exigentiam casuum de mandato nostro seu consiliariorum nostrorum 
possint , extorta indebite restituantur , nec quis capiatur neque abducatur nisi 
subsistentc iusta causa et in casibus a iure et decretis ducalibus express is 

De Ruscatiis. 

Item supplica tu ut provideatur ne quis coramissarius nec officia lis incidere fa- 
ciat seu abduoere nemus communita tum seu particularium personarum , neque 
vinum, grami m , foenum, et alia viclualia sine licentia personarum quarum in- 
tererit, et nisi prius facta debita visilatione et aestimatione dictorum honorum 
per personas ad hoc coni m unite r eligendas , et nisi prius facta debita satisfatene 
eadera bona non possint amoveri. 

Placet illustrissimo domino nostro ut petitur et vult quod satisfìat vel par- 
cella detur babitis victualibus. 

De Ruscatiis. 

Item quia multi in plurìbus locis huius patriae compelluntur per collectorcs 
pedagiorum , leydarum , gabellarum et aliarum collectarum ad solvendum quod 
non sint soliti solvere, sic nova vectigalia exigentes et plus quam sit taxatum in 
rotulU camerae computorum vel in statutis seu privilegiis locorum, et in exactione 
leydarum capiunt res in commissum, supplicant inhiberì ipsis leyderiis poenaliter 
ac gabellatoribus et pedagiariis eorumque exactorìbus ne aliquis faciat novas 
exactiones nec ultra taxas ut supra dictum est et quod ratione lcydae non solutae 
non caoiant in commissum, sed dumtaxat poenaliter ad solvendum corapellantur, 
et quod ipsi exactores tenere debeant in loco eminenti rotulum ut de ipsis pos- 
sint omnes informari. 

Placet illustrissimo domino nostro ut inhibeatur quod non compellantur ultra 
debitum et solitum et quoad leydas non capiantur in commissum , et quod te- 
neatur rotulus in eminenti loco prout petitur. 

De Ruscatiis. 

Item quod si continget mittere aliquem commissarium ad aliqua loca patriae 
in casibus permissis quod non possint capere ipsi commissarii nisi unum flore- 
num prò singula die una cum ecpensis , et nihil aliud capiant prò scriptum. 
Placet de comraissariis ordinariis ut petitur. 

De Ruscatiis. 

3o 



ttem quoti praemissa capi tuia, privilegia, statata, franchixiae et liberlatcs tam 
per ipsum illustrissimum dominum dominum nostrum quam per illustres prae- 
decessores suos concessac et concessa observentur per ipsum iilustrissimum do- 
minum nostrum, et obscrvari faciat per canccllarium consiliaque sua, magistros 
hospitii , et alios eius consiliarios etiam circa reception e m sportularum ultra et 
practer formam statutorum dominicalium , et francbixiarum alias concessa rum sub 
poena periurii et alia grata praelibato illustrissimo domino nostro, ut liberi sin! 
animo sid iudicandum et expediendum. 

Placet illustrissimo domino nostro, et observentur ut petitur. 

De Ruscatiis. 

Itcm quod poglaglerii de cactero non audcant ad unum et cumdem locum prò 
capicndis poglaliis et aliis victualibus accedere nisi bis in anno, et quod satis- 
faciant bonesto nrecio per simlicos seu consules loco rum vel extimatores ordi- 
nando , et quoti diebus fori et mercati locorurn non debcant accedere ad ipsa 
loca super finibus corumdem. Ultcrius dignetur illustrissimus dominus noster 
providerc quod primo capiantur de granis et victualibus suis quae percipiuntur 
ex eius redditibus et castris, et prò usu bospicii sui, antequam perveniatur ad 
capicndum res privatorum. 

Placet illustrissimo domino nostro quod poglaglcrii non accedant ad unum 
locum ultra semel nisi facto discursu in aliis locis, et quod per eos satisGat iuxta 
formam taxac raagistri hospitii. 

De Ruscatiis. 

Itcm quod subditi ducales prò re mere prophana et etiam prò re minima non 
trahanlur ad curias ecclesiasticas. 

Placet illustrissimo domino nostro ad formam statutorum dominicalium. 

De Ruscatiis. 

Itcm quia plurcs personae quae de iure vel ex conventione non sunt exemptae 
a solutione talearum, gabellami» , pedagiorum et aliorum onerum et tamen exi- 
muntur per litteras illustrissimi domini nostri ideo supplicatur super bis oppor- 
tune provider! , et declarare mentem cxcellentiac ducalis non fuisse ncc esse 
voluissc nec velie per talcs litteras concessas seu concedendas derogare franchixiis, 
statutis et iuribus communitatum vel locorum dictae patriae sed compellantur tales 
debitorcs ad solvcndum non obslantibus ipsis literis. 
Placet illustrissimo domino nostro ut petitur. 

De Ruscatiis 

Item quia plures nobiles et domini castrorum et villarura huius patriae acqui- 
sivcrunt et acquirunt bona immobilia, allodialia et rusticalia, et in futurum acqui- 
rcnl tam in suis quam alienis iurisdictionibus quod tcneanlur ad illa registran- 
dum in registris communitatum et ad solvendum taleas et alia onera prout erant 
et sunt affo eia. 

Placet illustrissimo domino nostro ut petitur, exceptis convencionatis et aliis 
de iure vel consuetudine exemptis. 

De Ruscatiis. 

Item quoad commissario* yiarum et slratarum cum reparatio buiusmodi ex forma 
decrctorum nostrorum pertineat ad ordinarios locorum prohibeatur eis ne com- 
pcllant aliquas communitates volentibus ordinariis providerc. 
Fiat ut petitur et inbibeatur. 

De Ruscatiis 



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2 35 

Item quod non concedanlur aliquac litterac quae babcant praeraissis, nec iti 
aliquo praemissorum derogare , et si in contranum Ibrsitan aliquae concedantur 
quod inadvertenter intelligantur concessa e nec babeant pracmissis praciudicare et 
liceat eia impune non parere. 

Placet illustrissimo domino nostro ut petitur. 

De Ruscatiis. 

Item piaceat illustrissimo domino nostro subditos suos citramontanos in oflìciis 
et bene ficus aeque ut ultramontanos suscipere commendatos. 

Placet illustrissimo domino nostro et habebit commendatos ut petitur. 

De Ruscatiis. 

Itera quod sigillentur francbixiac liberaliter gratis. 
Fiat. 

De Ruscatiis. 



Philibertus dux Sabaudiae, Chablaysii et Auguslac, Sacri Romani Imperli prin- 
ceps, vicariusque perpetuus , marchio in Italia , princeps Pcdemonlium , comes 
Gebennesii et de Villariis, baro Vuaudi, Gay et Faucigniaci, Niciaeque, Vercel- 
larum, Brcyssiae et Friburgi etc. dominus. Univcrsis sit manifestum quod cum in 
generali congregatione trium statuum in hac civitatc de nostri mandalo noviter 
facta subsidium seu donum ducentum et quinquaginta millium ilorenorum Sa- 
baudiae patri ponderis praecipua quoque consideratione et iocunditate novi ad- 
vcnlus illustrissimae consorlis nostrae araantissimae nobis hodic oblatum conces- 
sumque fucril ad subveniendum et succurrendum gravibus impcnsis et oncribus 
nostris cliara aliis de proximo nobis necessario incumbcnlibus solvcndorum tcr- 
minis et modis in subannexis capitulis descriptis : quac quidem capitula nobis 
praesentarunt, et in vim pacti et privilegii perpetuo duraturi toti patrìae nostrae 
cismontanae concedi humiliter supplica runt. Nos itaque qui cognovimus et experti 
sumus eorum sinccram erga nos et illustrissiraos praedecessores nostros fidclita- 
tem et immensa m obsequiosissimamque liberalitatem ila ut ne dum in bis sed 
longe maioribus apud nos sint commendandi capitula ipsa quac visilari feci- 
mus et ad plenum intelleximus , ac omnia et singula in eisdem contenta ex 
nostra certa scienlia et de nostrae potestatis plenitudine maturaque procerum et 
consiliariorum nostrorum super his deliberatione praehabita per nos haeredes 
et successore^ nostros ipsi toti patriae nostrae cismontanae in vim pacti et pri- 
vilegii perpetuo duraturi daraus et concedimus per pracsentes prout et quemad- 
modum in fine cuiuslibet eorum per nos responsura apparet, volentcs ea omnia 
et singula piene observari , et perpetuo observari deberc in vim privilegii spe- 
cialis , quapropler praecipimus et mindamus consiliis nobiscum et Taurini resi- 
denlibus nccnon universis etsingulis gubcrnatoribus , Un Ili vis. vicariis, capitaneis. 
polestatibus , iudicibus , castellanis , clavariis, et caeleris ofRciariis nostris me- 
diatis et immediatis praescntibus et futuris ad quos pracsentes pcrvenerint seu 
ipsorum locatencntibus et cuilibct corumdem sub pocna centum librarum fortium 
prò quolibet dictis consiliis inferiore quatenus praedicta capitula omnia et singula 
prout iaccnt et responsum est eidem patriae naslrae cismontanae, et suae poste- 
i-ilati tcneant, attcndant et obscrvent , tenerique attendi per quosvis faciant in- 
concusse observari, et in nullo contraveniant quomodolibet vel opponant, vcrum 
ipsis capitulis in quibuscumque civitatibus, villis , locis, tetris et oppidis dictae 
patriae nostrae cismontanae abìque impedimento, contraventione, turbatione vel 



*36 

inquietatone inferendis ab inde et in per net mina piene frui et gaudere pa- 
tiantur et permittant, quoniam sic fieri volumus quibuacumque exceptionibus, 
excusationibus, literis, mandatis ac aliis sub quacumque verborum forma in con- 
trarium conecssis et concedendis , adducendisque et facientibus repulsi» et non 
ubstantibus, qui bus omnibus quo ad haec ex eadem nostra certa scienti a motuque 
proprio et de nostrae potestatis plenitudine derogamus et derogatum esse volu- 
mus per easdem pracsentes. Datas Taurini die decima septima mensis februarii , 
anno Domini millesimo quingentesimo tertio. 

Per dominum praesentibus domini* 

Illustri Francisco de Lucemburgo vicecomite Martucy 

Reverendo Amedeo ex marchionibus Romagnani, episcopo Montisregalis, 

cancellarlo Sabaudiae 
Hugone de Pallude cernite de Varax, marescallo Sabaudiae 
Gabriele de Seysello barone de Aquia 
Anlbonio de Gmeino domino buone , praesidc 
Bernardino Parpalea cismontano praesidente 
Angelino de Provanis, praesidente patrimoniali 
Anllionio de Romagnano, apostolico prothonotario 
Petro de Agaciis 
Lodovico de Vignate 
Augustine- de Aiellio 
Francisco Provana 
Bernardino de Alladio 
Francisco Scaravello 
b fendente de Pectenatis, 
Lodovico Vassalli , advocatis fisca li bus 
lobanne Novelli , thesaorario Sabaudiae generali 



Subscriptum l Philibertus De Ruscaciis + signum tabellionis. 



EriH'dita ail opus communttaiit Grugtaschi 
Locus + sigilli 



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a37 



CARLO III. 



Per quasi mezzo secolo questo principe virtuoso ed infelice occupa il 
trono, e vede andar via via scomponendosi il suo stato, onde appena gli 
restano alcune città, disgiunte da grandi distanze, ove fermare la sua 
dimora. Zio di Francesco i re di Francia, cognato di Carlo v impera- 
tore, a lui poco o nulla valsero cotesti parentadi, che le gelosie perso- 
nali e gì' interessi politici potevano in que' suoi congiunti assai più che 
la voce del sangue ed i riguardi di famiglia. Peritoso ed incerto, egli mai 
non seppe afferrare il destro dell' occasione. Avrebbe egli desiderato di 
conciliare Francesco e Carlo, e non si rimase dall' adoprarvisi a tutto 
potere, ma fu opera vana: anzi con quel suo affaccendarsi in negoziati, 
e con quel suo continuo profferirsi a mediatore , scapitò nell' interesse 
suo proprio, e non che cattivarsi, alienò da se gli animi di que' potenti. 

Toccheremo in seguito partitamente di alcune grandi calamità che 
afflissero queste contrade sotto il regno di lui: ora non abbiamo a dire 
altro se non che col moltiplicarsi delle difficoltà dei tempi si moltiplica- 
rono le raunate degli Stati, finche giunto al colmo delle sventure egli 
fece coniare una medaglia col motto spolialìs arma super sunt (i). E queste 
armi furono brandite con alto valore e con degna fortuna dal figliuolo 
di lui , Emmanuele Filiberto , che tra le battaglie di Fiandra s' aprì la 
via a ricuperare il trono di Savoia e di Piemonte. 



(1) Segno l'opiniuoe del Guichenoo che attribuisce a Carlo ni la scelta di questo molto; altri , 
fra i quali il Lilla, dicono questa medaglia propria di Emmanoele Filiberto. 



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:«38 

1505 

Taurini — 17 decmbrit 



Aiitheniicum franchixiarum patriae Pedemontanae confirmatarum per 
"• dominimi dominimi Carolimi ducem Sabaudiae (i). 



Sequuntur capitala quac trcs statuii fìdelissiraae patriae ducali* cismontanac 
convocati in hac civitate Taurini ex ducali mandato ad causam doni illustrissimo 
principi domino nostro domino Carolo Sabaudiae etc. duci prò felici suo adTentu 
nemine excepto rei exempto concessi humiliter supplicant dignetur eius exce- 
lencia eidem patriae in vini pacti concedere et elargiri. 

Et primo quod dignetur praelibatus illustrissimus dominus noster dux donuni 
gratuitum centum et septuaginta millium florenorum Sabaudiae parvi ponderis 
ab eadem cius patria acceptare ca tamen lege et protesUcione quod nullo un- 
in praeiudicium cedat dictae patriae nec trahalur seu trahi valeat 



in consequentiam quovismodo nec ob id ipsa patria dici possit obligata in po- 
sterum. Qui quidem centum et septuaginta mille florcni solvantur in terminis 
tribus et in tnbus annis proxime venturis videlicet lercia pars et prò primo ter- 
mino in festo Sancii Martini proxime venturi anni millesimi quingentesimi sexti , 
et il I i ne ad unum annum alia tercia pars illinc ad alium annum inde immediate 
sequuturum in fine cuiuslibet anni ita, quod ante praedictos tcrminos quia non 
possit nec debeat cogi neque molestal i ad solvendum, non obstantc lege dispo- 
nente debitorem fisci ante tempus posse convenir! et aliis iuribus in contranum 
disponentibus non obstantibus ; quibus per praesenles intelligatur renunciatum 
ci derogatum per ipsum illuslrissimum dominum nostrum. Ila etiam quod so- 
lucio praedicli doni fìat de moneta nunc currenti per patriam hanc cismontanam 
et spcctabilis dominus gcneralis seu receptor qui nunc est et prò tempore fuerit 
et quisvis exactor conslituatur non possit neque valeat aliquos quartos ab eis 
exigere sed tcneatur quictacioncs debilas facere et expedire sine constu. Et hu- 
iusmodi exactio fieri non possit per aliquos corani issar ios nisi per ordinarios 
locorum. 

Rtgponxio. Placet illustrissimo domino nostro ut petitur. 

Vulliet. 

Item quod pecuniac mutuatac per comunitates et alios particulares illustris- 
simo quondam bonae memoriae domino duci Sabaudiae Phitibcrto seu prò co 
agentibus intrentur in solucionibus in ultimo termino subsidii praclibato illustris- 
simo quondam duci Pbiliberto postremo concessi in proximo festo natali caden- 
tibus hiis videlicet qui ipsum subsidium nondum integraliter persolverunt aliis 
vero qui muluarunt et subsidium ipsum iam soluerunt intrari debeant in primo 
termino praesentis subsidii illustrissimo domino Carolo praelibalo moderno duci 



(I) IHll'archmo della citU di 



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a39 

Responsio. Placet illustrissimo domino nostro quod non molestentur qui non 
solvermi) et muluarunt sed inlrentur per eos soluta et mutuata in ultimo ter- 
mino dieti subsidii in dicto Testo Natalis pendente et de solulis habebitur ratio et 
intrabuntur dictae pecuniae mutuatae super primo termino dicti doni nupcr 
concessi et mandabit dominus domino generali receptori dicti doni quod assignet 
mutuata per communitates assignatis prò sumroa prò qua assignationes factac 
fucrunt. 

Vulliet. 

Itcm quod confirmentur et de novo etiam in vini pacli concedantur et obser- 
ventur et quod placeat confirmare omnes et singulas francbixias , concessiones , 
convenciones , bonas consuetudines , staluta, privilegia, capitala patriac, loco rum, 
caslrorum, et nobilium alias concessas et concessa per illustrissimos dominos 
praedecessores praefali illustrissimi domini nostri quae bic prò expressis et spe- 
cificatis habeantur ac si de verbo ad verbum fuissent specificatae et specificata, 
etiam si per aliquod tempus fuisset illis derogatum seu contraventum propter non 
usum vel contrarium usum et quod non concedantur aliquae litcrae quae ha- 
beant praemissis nec in aliquo praemissorum derogare nec suspendere et si in 
contrarium forsan aliquae concedantur quod intelligantur inadvertenter concessae 
et ulterius quod communitates Tel alii comprili non possint ad obtinendam con- 
firmacionem eorum franchixiarum nisi sit de ipso rum voluntate. 

Responsio. Placet illustrissimo domino nostro confirmarc quae per eius praede- 
cessores fuerunt confirmala et ex nunc confirmantur, nec compellantur ut supra. 

Vulliet. 

Itcm quod aequalitas perpetuo servetur subditis ducalibus tam citramontanis 
quam ultramontanis in ottici is , beneficiis , et praebeminenciis et quod numerus 
secreta riorum praelibati illustrissimi domini nostri sit par tam ci tramontano rum 
quam ultramontanorum qui officio indifferenter potianlur et quod patria et qui- 
libet nobilis sive communitas vel alius possi t adire secrctarium quem maluerit 
prò inveslituris, confirmacionibus , indulgcnciis et aliis recipiendis et conficiendia 
ad officium secretariatus pcrtinentibus , et nullomodo fìat nec fieri possit unio 
secretariorum. 

Responsio. Placet illustrissimo domino nostro , salvis tamen inveslituris, fran- 
cbixiis et confirmacionibus per adventum ipsius illustrissimi domini nostri fieri 
solilis secretariis suis camerae videlicet Trofliet et Vulliet per eum donatis qui 
illas adhuc recipiant per unum proximum continuum et integrum dumtaxat , ila 
quod protocollum praedictarum investiturarum , irancbixiarum et confirmacionum 
etiam et aliarum expedicionum patriam et subditos cismonlanos concernencium 
quas ipsi secretarli recepcrint remanere debeant penes Iohannero Mariam de Sa- 
vinis secrelarium per illustrissimum dominum nostrum ducem ad clectioncm et 
requisicionem ipsius patriac nominatum et assumplum seu in eius absentia apud 
alium cismontanum deputandum. 

Vulliet. 

Item quod gabellatores salis Niciae et aliorum locorum teneantur expedire sai 
bonum et tenere mensuras bonas , planas et plenas, teneanturque prò eodero sale 
capere solucionem secundum monetato currentem in locis ubi vendilur dictum 
sai per dictos gabellatores et boveriis euntibus ad conductam solvatur de bono 
sale et babeatur respectus ne costringantur ad conducendum de dicto sale tem- 
pore seminum et vindimiarum nec precium ipsius salis augeri possit. 

Responsio. Placet illustrissimo domino nostro duci ut supra. 

Vulliet. 



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a4o 

I t ri quod forre rii et pollagierii (1) de caetero non audeant accedere ad unum 
et eumdem locum ad capiendutn pollaglas, granum, vinum . carnes Tel alia victualia 
nisi bis in anno, nec oapiantur nisi ab hi is qui babent ultra eorum usum et quod 
satUCaciant h onesto precio per sindicos se a consules rei extìmatores looorum 
ordinando. Et quod diebus fori seu mercati non debeant accedere ad ipsa loca 
ncque super finibus eorumdem, et quod non compellant bubulcoa nec alios ad 
roidas nisi de et prò rebus quae in ipso loco capientur satisfaciendo, ad formai» 
franchixiarum super biis disponentium. 

Responsio. Placet illustrissimo domino nostro ut supra. 

Vulliet. 

Item quod omnes et quaecumque poenae impositae et commissae seu decla- 
ratae per quosvis commissarios si?c officiano* aut clararìos looorum contra com- 
munitates et quascumque personas tana occasione fortaliciorum , monstrarum ar- 
morum , fogagiorum , subsidiorum viarum conductae salis et roydarum ducalium 
libere remittantur usque in pra esente m diem et prò ipais quis de caetero per 
quempiam non possit quovismodo molestari. 

Responsio. Placet illustrissimo domino nostro ut supra. 

Vulliet. 

Item quia quamplures nobile» et communi tates huius patriae conqueruntur de 
excessiva exacttone earum investiturarum hoc ideo supplicant praefato illustrissimo 
domino nostro super hiis opportune provideri et taxam seu mercedem declarare 
ne plus debito graventur tam prò praesenti quam futuris temporibus. 

Responsio. Proridebit Dominus et placet domino quod non sofvant ultra debitum 
et in casum contradictionis stetur ordina ti o ni domini canzellarii. 

VuUiet. 

Item quod litcrae confìrmacionis et concessi onis praesentlum capitnlorum si- 
gillari debeant liberali ter et gratis ; et secretarius prò eia et capimi is non capiat 
nisi unum florenum detracto dumtaxat ita etiam quod non exigat nisi a volen- 
tibus et petentibus huiusmodi literas et capitula. 

Responsio. Placet illustrissimo domino nostro ut petitur. 

Vulliet. 

Item quod ipsae literae recipiantur et expediantur per t^regios Ruscacium, 
Vineam, Konsicho seu RoYaxendam aut unum ipsorum vel alium si eligerìt ipsa 
patria et in hoc placeat illustrissimo domino nostro gratificar! ipsi patriae suae. 

Responsio. Placet illustrissimo domino nostro duci ut petitur. 

Vulliet. 

Item quod causa e citramontanorum tam civilcs quam criminales motae vel mo- 
vendae trahi non possint ultra montes nec etiam aliquis citramontanus possit 
citari nec trahi a patria cismontana ultra montes. 

Responsio. Placet illustrissimo domino ^nostro quod serventur franchixiae, privi- 

Vulliet. 



(t) S' intende dei proiToditori della corte del principe. 



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:*4 i 



Copia /t/fmrtiM. 

Karolus dux Sabaudiac , Chablaysii et Augustae , Sacri Romani iinperii prin- 
ceps vicariusque pcrpetuus, marchio in Italia, princeps Pedemonti um, coines Ge- 
bennesii, Baugiaci et Rotundi Montis, baro Vuaudi , Gay et Faucigniaci ac pa- 
triarum Breyssiae, Niciaeque, Vercellarum etc. dominus. L inversi» facimus ma- 
nifestum quod cum in generali trium statuum patriae nostrac cismontanae in hac 
civitate de nostri mandato nuperrime facta congregacione gratuitum et spontaneum 
donum centum et septuaginta millium florenorum Sabaudiae parvi ponderis per 
eamdem patriam seu dictos tres status nobis oblatum concessuraque fuerit, videlicet 
ad gravibus impensis et oneribus nobis in bunc usque dicm multi pliciler occursis 
succurrcndura et subvenicndum , solvcndorum quidem terminis et modis in sub- 
annexis capitulis descriptis. Quae quidem capitula tres status praefati nobis prae- 
scntarunt et in vim pacti et privilegii perpetuo duraturi toti patriae nostrae cis- 
montanae praedictae concedi numiliter supplicarunt. Nos itaque qui cognovimus et 
experti sumus eorum sinceram erga nos et illustrissimos praedcccssorcs nostro* 
fidclitatem et immensam obsequentissiraamque libcralitatcm ita ut ne dura in hiis 
sed longe maioribus apud nos sunt commendandi, cipitula ipsa quae visitari fccimus 
et ad plenum intelleximus ac omnia et siugula in cisdem contenta. Ex nostra 
certa scicntia et de nostrae potestatis plenitudine maturaque proccrum el con- 
siliariorum nostrorum super hiis deliberacionc praehabita per nos hacredesque 
et successores noslros ipsi patriae cismontanae in vim pacti et privilegii perpetuo 
duraturi dainus et concedimus per praesenlcs prout et ({uemadmodum in fine 
cuiuslibct eorum per nos responsum apparct; volcntcs ca omnia et singula in vim 
spccialis privilegii perpetuo duraturi piene teneri et observari. Quaproptcr praecipi- 
mus et mandamus consiliis nobiscum et Thaurini residentibus ncc non universis 
et stngulis gubcrnatoribus, baillivis, vicariis, capitaneis , polcstatibus , iudicibus , 
castellani*, clavariis et caetcris oraciariis nostris mediatis et immediatis praesen- 
tibus et futuris ad quos praescntes pervenerint seu ipsorum locatenentibus et 
cuilibet eoruradem sub poena centum librarum forcium prò quolibet dictis con- 
siliis inferiore quatenus praedicta capitula omnia et singula prout iacent et prout 
responsum est eidem patriae nostrae cismontanae et suae posteritati teneant, at- 
tendant et obscrvent tenerique attendi et per quosvis faciant inconcusse obser- 
vari et in nullo contraveniant quomodolibet vel opponant , verum ipsis capitulis 
in quibuscumque civitatibus, viltis, locis, terris, oppidis dictae nostrae patriat 
cismontanae absque impedimento , contradicione , turbacione , vel inquietacione 
inferendis ab inde et in perpetuimi piene frui et gaudere paciantur et permit- 
tant. Quoniam sic fieri volumus quibuscumque exceptionibus , excusacionibus , li- 
teris, manJatis et aliis sub qmeumque verborura forma in contrarium concessis 
et concedendis adducendisque et faciendis repulsis et non obstantibus quibus 
omnibus quoad hoc ex eadem certa scientia motuque proprio et de nostrae 
potesutis plenitudine derogamus et dcrogatum esse volumus per praesentes ir- 
rilum et inane quicquid fieri vel attentar! in contrarium conlinget deccrnentes 
et has in praemissorum testimonio concedentes. 

Datum Thaurini die decima septima mensis decembris millesimo quingentesimo 
quinto. 

Per dominum praesentibus dominis 

Reverendo Amedeo ex marchionibus Romagnani episcopo Montis Regalis 

Sabaudiae canzellario 
Ludovico barone Miolani cornile Montis Maioris Sabaudiae marescallo 
Anthonio de Gingino domino Divonae praeside 

3t 



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a4 a 

lohannc de Duino domino Vallisysarae 
Augustino de Provanis praeside patrimoniali 
Petro de Agaciis 
Ludovico de Vignate 
Augustino de Azellio 
Francisco Provana 

Dcffcndcntc de Pectcnatis advocato fiscali 
Stcphano de Gapris Sabaudiae thesaurario generali 

Vullict. 

Erpedita ad opus communitatis et hommum Montiscallerii. 



ioOH 



Annecy — 3 aoul 



Assemblée des trois États de Savoye (i). 



Doleanccs faictes par Ics tres humblcs tres obeissants subgets et serviteurs de 
notre tres redoubté seigneur monscigneur le due de Savoye Ics troys estats du 
pays de Savoye deca les monts dcrnierement tenus et clos en ceste ville d'An- 
nessy le troisieme jour d'aoust Pan mil cinq cens et huyl sur quoy ils supplient 
les ebapitres que s'cnsuyvcnt leurs estre accordés et observés. 

Et premiercmenl qu'il luy playsc avoir csgard sur le fait de la justicc en quoy 
est bien de besoing remedier pour Ics grans abbus que s'y font et observent 
comme il est a ebacun notoirc plaisc doncques à mon dit seigneur le tout Taire 
resloire et reduire à son devoir si que la justice soit liberale jouxte la forme des 
statuts de mon dit seigneur et que les administreurs d'icelle soyent tenus en ce 
d'ensuivre et observer. 

Monscigneur le vcult et deslibere y donner si bon ordrc sur le fait de la 
justice qu'clle sera enticrement faite et observéc a ung ebacun libcralemcnt et 
de si bonne sorte que les statuts seront observés et sera ung ebacun tratte à la 
rayson. 

Plus aussy sur le fait des grans ... et pillierics qui sont faictes au pouvre peuple 
par les bailtifs et chastellains tant aux exactions qu'ils font de ce qui est soubs 
leur charge que es exequutions des leltrcs dont ils prenvent plus qui ne dovvent 
cs entrées et issucs qu'ils exigissent des prisonniers detenus pour dcbtc fiscale com- 
posicions qu'ils font sans aucune cognoissancc judicialc et en pi-enant plus qu culs ne 



1) Dill'»rchhio di corte. 



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doyvent de leurs prisonniers soubs colcur de leur baillcr gardes el autremeut 
et en ce qu'ils procedent à la caption et moleste des pouvres gens sans accusa- 
teur ny denuncent, informations ny mandement de juge le tout oullrc le devoir 
de raison et la forme des dits statuts parquoy playra a mon dit seigneur iceulx 
en ceste partye fairc obscrver. Et de sorte que ceulx des dits chastcllains qui con- 
treviendront soyent punys à la forme des dits statuts et en oullre soyent tcnus à 
l'interest de ceulx qui se trouveront par culx onpresséa et à la pcine de douze 
livrea qui soyent appliqués et appartiennent au fisque pour ung chacun et cha- 
cune foys que sera fait au contraire. 

Monscigneur le veult et commande et ordonne que Ics baillifs, cbastellains 
et officiers ne doivent Taire aucuncs compositions si non à la forme du stalut 
sclon que par icelluy leur est permys ne doivent aussy proceder à la caption et 
moleste de personne sans accusateur denuncent, informacions ou mandement de 
juge iouxte la forme de droit. Et que en ce et tout le remanant les statuts soyent 
obscrvés. Et s'il se trouve fait au conti-aire que les contreventeurs et transgres- 
seurs soyent punys à la forme d'iceulx. Et en oultre soyent tenus à l'interest de 
ceulx qui si trouveront oppressés et à la pcyne de douze livres de fors qui seront 
appliquées au fisque pour chacune foys et pour ung chacun qui fera au conlrairc. 



ltcrn que de raesmes soyt fait touchant les curiaulx, sauttiers et mestraulx et 
autres officiers à ce que doresenavant ung ebacun cn son cndroit et en la charge 
de son office alt à ensuyvre et obscrver les dits statuts et que les trangresseurs 
soyent punys comme dessus. 

Monseigneur le veult en la maniere et sur la mesme peync que dessus. 

Plus à l'oecasion de ce que Ics cbastellains et curiaulx en tanl qu'il concerne 
l'office d'ung chacun par faveur desordonnée font reffus de justicc es pouvres 
contre les gros soit cn non vucillant exequuter leltrcs ou autrement, playse à 
mon dit seigneur que doresenavant ils soyent tenus de tcnir esgallement tant au 
pouvre que au riebe tous termes debeus en la charge de leur office et ce soubs 
la peyne de vingt cinq livres de fors pour ung chacun qui contreviendra et 
quanteffois ils auront fait au contraire. 

Monseigneur le veult, entcnd, commande estro obscrvó. 

Plus aussy pour ce que les chastellains, cxacteurs et officiers par. . . cautelle et 
malice ou temps de quelque bonne saison laisscnt de recouvrer les revenus et 
cmoluments deheus à leur office pour celle annéc actendant de ce fai re en quel- 
que aulire temps plus chier affin de mieulx cn faire leur besougnes ou grant in- 
terest des pouvres gens. Playse à mondil seigneur que les dits chastellains , 
cxacteurs et officiers soyent tenus de faire leur exaction et recouvres la mesme 
annéc que Ics dits revenus et emoluments seront deheus et cn cas de faulte que 

(>assé l'annéc ils ne puissent cn nul aulire temps Ics recouvrer ny en molester 
es debtteurs mais que au taulx et cn la forme et maniere qu'ils heiissent peu 
faire la mesme annee en la quelle tels revenus se trouvent estre deheus, sinon 

Sue tels chastcllains, exacteurs et officiers fassent dcheument apparoir d'avoir fait 
iligenec pendant la dite année d'en avoir leur paiement et que la faulte par 
leur. negligcnce ne leur soit à imputer. 

Monseigneur le veult, entend, ordonne et commande cstre observé et oultre 
plus veult et ordonne mon dit seigneur que les chastellains ne puissent poi ni 
taire de recovres , si non sur livre et papier signés et scellés en la chambre 
des comptes les quels ils doisent avoir toutes les années et sur aultre papier 
ne puissc nul contreindre à payer sous pcine de vingt livres pour ung ebacun et 
chacune foys que sera faict au contraire qui sera appliqué comme dessus. 

Plus aussy pour les grans maulx, pillicrics et extorsions que font les bochiers. 



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Kllallicrs, forricrs et tous pourvoyeurs tant de grain de vin que aultres de 
stel de mon dil seigneur eri levaut plus qu'ils ne doivent et arransonnant les 
pouvres gens cn tant et si diverses sortes qu'il ne se pourroit escryre. Plaise à 
mon dit seigneur que poiut d'eulx ne soit ose aller rien lever sur les ebamps ny 
ailleurs sans lettres et mandement du maistre d'bostel servant adressant aux ofB- 
ciers sindiques ou procureurs des lieux où ils iront esquels se doisenl presenter 
qui seronl tcnus de pourveoir a lels boctficrs, fourriers et poltalliers et a chaeun 
d'eulx scimi que le cas excheira de ce que par le dit maistre d'bostel sera mandé 
et ce à pris raisonnable et en pa>ant et que ceulx qui contrevicndroul soyent 
aigremenl nunys et privés de leurs oflices, et à tous ceulx qui «e vouldront in- 
gerer des dite» levacions de vivres ne sovent tenus les subgects d'obeyr sinon 
qu'ils portent Ics dilcs lettres et mandemenl du dil maistre d'hostel. Et pour ce 
que Ics susdits mesmement Ics fourriers et pourvoyeurs ne propallent ny des- 
clairent au bureau devant le dit maistre d'bostel les levations de vivres ny Ics 
noms de ceulx esquels les ont faictes a celle fin de Taire lever la parcelle sur 
eulx dont apres s'ensuyt qu'ils contentent les pouvres gens à leur appetii. Plaise 
à mon dit seigneur que die toul ce qu'ils leveront so veni tenus d'en compier et 
«uc les dites parcelles soyent faites sur ceulx et en laveur do ceulx esquels les 
dictes levations auront csté faictes. 

Monseigncur le veult , commande et ordonne eslre observé de point en point 
sur la peine de vingt cinq livres et de l'interest de parlie et de privalion de leurs 
office* pour ung ebacun qui contreviendra. 

Plus à cause des gratis pillieries et extorsions qui se font par aucuns qui se 
disent exacteurs des pcines a l'occasion des quelles ils procedent aygrcmcnt soy 
faisant bien souvent payer deux ou trois fois et pour plus que les pouvres gens 
ne doivent qu'est ung grant fais pour le peuple encoures qu'il ne revienne au 
prourot de mon dit seigneur lui plaise que lek exacteurs ne puissent doresenavant 
proctdri à telle exaclion sinon qu'ils ayent leur registre signé ceulx des conseils 
resi de ut de Cbarobery et de Turin par les presidens et ceulx des jugeries par 
les juges ordinaires et ce soubs la peine de rcstitution et de l'interest de ceulx 
au prejudicc des quels se trouvera autrement estre fait et de cinquante livres 
pour l'interest fiscal. 

Monseigncur le veull, commande et ordonne estre observé. 

Plus aussi sur le fait des procureurs et leurs deputés et subslituys dont le 
nombre est confus et rempli de plusieurs nou idonées qui entretiennenl plaids et 
differends et exigisscnt pour leur peine plus qu'ils ne doivent plaise a mon dit 
seigneur y pourveoir de gens de bien qui es exaclions ne doisent transgreder le 
laulx du statuì sur la peine de rcstitution par qui et de quoy se trouvera estre 
fait au contraire. 

Monseigncur pourvoyera sur la refrenalion du nombre et ou remanent ne 
soil loysiblc d'exiger pour leur peine des journées qu'ils tieuncnt de leur prin- 
cijiaulx* et clicntules oullre le laulx et forme du statuì. Et de niestues touebant 
les secretaires monscigneur le veuit coinme dessus. 

Plus aussi plaise à mon dit seigneur pourveoir sur le desordonné taulx qui est 
observé par les logis si que ioeluy soit reduyt ou terme qui doit en considerant 
la sa ison que la mercy Dicu est fertile et habondante. 

Monseigneur y pourvoyera de sorte que le tout sera rcglé au devoir. 

Plus à cause de ce que à l'instigalion de plusieurs plaidoyeurs qui eberchent 
iudbeiieiuenl travailler leur parlie le procurcur fiscal bien souvent entrevienl es 
eauscs et procès ventillants plaise à mon dil seigneur que lels procès dez ce que 
le (Uque y sera cntrevenu se doivent summaircinenl vuyder. 



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a45 

Monseigneur te veuit et commande estre observé et ordonne que le procu- 
reur ne doive point cntrevenir s'il n'est ordonné par le conseil et ti autrement 
il entrevient il soit repelly. 

Plus que en ensuyvant la forme dn sta tu t nul ne soit tiré ny convenu pour 
la premiere cognoissance ailleurs que devant son juge ordinaire. 
Monseigneur veult et ordonnc le statut sur ce esito observé. 

Plus pour ce qu'il se font bien souvent plusieurs lettres contraires mesmement 
en fait d'oflìces pour l'advidité de ceulx qui les pourchassent et desirent avoir plaise 
à mon dit seigneur que toutes lettres de constitution que dore6enavant seront 
octroyés soyent irrcvocablement obscrvées durant et pour le teraps coroprins en 
icelles. Sinon que ceulx cs quels auront esté concedees se meffacent. 
Monseigneur le veult et ne se fera point au contraire. 

Pareillement que doresenavant lant de lettres et provisions contraires ne se 
fassent sur le fait de la justice qu'est ung grant mal pour le pouTre peuple. 

Monseigneur le veult et j donnera si bon ordrc que le tout sera regie" et 
reduit à la raison. 

Et pour obvicr aux abus qui pourroyent estre observées sur le fait des lettres 
missives de requestes qui se font de la part de mon dit seigneur lui plaise que 
tels lettres soyent doresenavant registrés et que de oe dont aura esté une fois 
escript pour ùng ne se fasse jamais rien au contraire en faveur d'autre. 

Monseigneur le veult et commande à ses secretaires ainsi estre fait et ob- 
servé. 

Pareillement que en quelconques lettres oe soit ne soyent mis en relation si 
non ceulx qui seront presents à l'ordonnance et commandement d'ioelles. 

Monseigneur le veult et prohibet estre fait au contraire si non en lettres 
juridiques et ordinai rea. 

Et pour les maulvais traictements qui se font es pouvres subgets par la voie 
ecclcsiastique par la quelle ils sont aigrement poursuyts par ung tas de clcrs et 
pratiqueurs ou dommaige et damnation non seulement de leurs biens et facultés 
mais de leurs ame et conscience plaise à mon dit seigneur y pourveoir. 
Monseigneur veult, ordonne et commande les statuts estre observé». 

Semblablement pour obvier aux abus et grants faultes qui journellement se 
commettent par gens ignorants et vdiottes qui s'ingerisscnt de l'art de notaire 
encourcs qu ils cn soyent indignes. Plaise a mon dit seigneur teur prohiber l'office. 
Pareillement à tous prestres qu'ils ne soyent oses ni si hardys de recevoir con- 
tract fors en cas d'extreme necessité pour testament et non autrement. Et de 
mesmes à tous subgets de non leur faire recevoir oontraets quelconques ny eulx 
adresscr pour faire à autres que notaires idonécs, experU et suflìsants. 

Monseigneur pourvoyera sur le fait des dits notaires et ne veult aucuns in- 
struments estre recus par prestres fors en cas que dessus et que les subgects ne 
doivent avoir recours fors a notaires idonées. 

Plus que nuls commissaircs pareillement puisscnt constraindre ny compellir 
ceux qui auront reoougneu entre leurs mains à paicr les protestes si non à la 
requestc du vcu et conscntcmcnl de ceulx qui le demanderont sinon qu'il se 
conste de la requisition faicte par asscrtion et tesmoignage d'autre que desdito 
commissaircs sur pcine de Tingt cinq livres pour ung chacun qui contrevicndra. 
Monseigneur le veult et ordonne estre observé. 



2 46 



Plus que cnsuyvant la forme du statuì et la oousturac anciennement obscrvée 
nuls officiers de mon dit tres redoublé seigneur ne doivent proceder à aucune 
exeqution riere les jurisdictions et mandcmenls des dits ecclesiastiques et nobles 
fors es cas appartcnants à la cognaissance de mon dit seigneur sans cvocquer leurs 
officiers s'ils y rueillent assister et s'ils ne vueillent quc les dits officiers ducaulx 
ne laisscnt pour ce de proceder et le toul s'cntende jouxte la statutaire dispo- 
sition quc soit observé. 

Monseigneur vcult le statut et la coustumc observée eslrc tenus et ob- 
servés. 

Plus que ceulx qui doresenavant seront prins pour debtc et avanl l'entrée de 
prison presentcront proinpt paicmcnt ou autre pour culx cn ce cas ils ne soyent 
point cmprisonnés ny aucunement tenus ny obligés de payer aux cbastellains en- 
trée ny issuc fors seulement l'exeqution selon la forme des dits statuts. 
Monseigneur le veult et ordonne eslre observé corame dessus. 

Plus aussi en considerant les grans pillieries que par abus invetcré et faulte 
de corrcption et punition tous cbastellains et curiaulx font et pour à iceulx ob- 
vyer et oster toute l'occasion quc par l'advcnir heusl peu de trop grande conti- 
nuation eropircr et accroylre plaise à mon dit seigneur que tous ceulx qui do- 
resenavant auront la ebarge et administration des chastcllanics et clcrgies soyent 
sindiqués de troys ans cn troys ans respectivement puissent lors cstre arreslés 
et destenus jusques le sindacai soit vuydé et par eulx soit satisfai! a ceulx doni 
ils se trouveront avoir tori, el quc ce leur soil baillé par especial privilege qui 
soit irrevocable non obstant toutes eboses qui se pourroyenl alleguer au con- 
traire. 

Monseigneur pourvoyei-a contro eulx de sorte que de ceulx qui se trouve- 
ront avoir tait chose indeheue en leur office sera faite Ielle justice qu ii en sera 
excmple aux autres. 

Et pour ce que ce sera cause de les Taire marcher droit ou grant prouflìt bon 
traictement el commodilé du peuplc et affin qu'ils ayenl moins d'occasion de 
Taire ny allempter ou contraire, plaise à mon dit seigneur donner ordrc que Ics 
dits cbastellains soyent despecbés en la ebambre des comptes dans quinze jours 
et s'ils sont cntrétenus plus avant que dèz lors et les dits quinze ìours passés 
ils soyent aux depens d'iceluy recepveur ou autre qui aura ebarge du compie à 
la coulpe du quel se trouvera le deslay eslre fait , si non qu'il tienne a tclz 
cbastellains pour non avoir promptement leurs titres à ce requis ou autrement. 
Monseigneur le vcult et ordonne estro observé comme dessus. 

Semblablcment que pour obvyer cs grans maulx et pillieries dont le pouvre pcuple 
est gravé à cause du nombre conTus et trop exccssiT des sergents qui sont par 
le pays plaise à mon dit seigneur reTrener le nombre à deux pour ung chacun 
mandement et quc tous les autres soyent revoqués avecque inlcrdiction de l'cxcr- 
cice de l'office sur pcine de bampnisscment pour qui se trouvera estro Tait ou 
contraire. 

Monseigneur le veult et ordonne que en ung chacun mandement n'ait que 
deux sergens cn revocquant tous les autres es quels il deffende l'office sous peine 
de bampnisscment pour ung chacun d'eulx qui conlroviendra. 

Et considerant Ics dits cstats que le bon plaisir et vouloir de mon dit tres 
redoublé seigneur à toujours csté de benignement recepvoir et bailler audience 
privéc à ung chacun mesmement à pouvres gens quanl pour aucun gricT ont 
heu a lui recours ensuyvant ce que toujoui-s à eslé Tait par Teuz bornie memoiro 




*47 

mcsseigneurs ses predecesseurs lui supplient qu'il lui plaise y continucr que sera 
cause de donner crainte aux malvaux et hardiesse aux bons (1). 
le ireult. 



Lui plaise aussi pourveoir sur le fait de l'exaction du dit don c'est qu'ils ne 
soycnt gravés par les officiers ordinaires des gros et autres extraordìnaires qu'ils 
prennent soit pour quitances ou autrement pour ce que c'est chosc qui ne re- 
▼ient à nul prouffit pour mori dit scigneur et est un grand fais au pouvre peuple 
et a tout le moins s'il convient seulement leur donner quelquc chosc pour leur 
pcine qu'ils ne soycnt tenus a plus de dyroi gros pour feu pour cbacune payc 
pour toutes cboses que les dits officiers ordinaires sauroycnt demander. 
Monseigneur le veull, ordonne et commande estre obscrvé. 

Plus que son bon plaisir soit faire observer tant sur le fait de la justice que 
toutes autres cboses les statuts et que ce que se fera au contraire soit de nulle 
valcur et les transgresscurs punis. 

Monseigneur le vcult ci ordonne comme dessus. 

Finablement considerant le bien , joie et consolation qui plus grant ne pour- 
roient advenir à tous Ics estats que par multiplicalion tic lignee cn ceste tres 
noble maison ensemble l'ani plaude et accroissement que par ce moyen luy 
peult cnsuivre, confusion et crainte de ses ennemis, voyant que notre tres re- 
doubté seigneur est seul avecque monseigneur son frere es quels gist tout leur 
bien et expoir In; suppliant que luy plaise de prendre party ou mariage (2). 

Et par contemplation de ce considerant les dits estats les ebarges fais et mises 
que notre dit tres redoubté seigneur a supporlés despuis son advenement ou duché 
mesmement l'affaire que luy est survenu ou moyen de Dufour (3) liberalement et 
de frane vouloir donnent, octrovent et accordenl à mon dit seigneur buit florins 

{tour feu qui se payeront dans buit ans et à buit payes à raison d'un florin pour 
eu pour cbacune payc dont la premiere commencera et se fera despuis la Tous- 
saints prochainement venant jusques a Noel à ce que le tout soit prest a Pasques 
entre les mains d'iceulx qui auront la charge de l'exaction entendant l'estat des 
nobles de faire ce don en tant qui les touebe à la moitié des dit huit florins pour 
leurs bommes et soubs les mesmes libcrtés et franchises qu'ils ont accoustumés. 
de donner pourveu qu'il plaise à mon dit seigneur leur observer et enlrclcnir de 
point en point les dites libertés et franchises par maniere qu'ils ne soyent chargez 
ou pavement du dit don de plus grant nombre du feuz qu ils n'ont accoustumés. 
Ce qu ils supplient à mondit seigneur et Testai de l'eglise fait de son cousté aitisi 
qu'ils soni accoustumés de faire et tous les estats cn general supplient que les 



(1) Egli è «(retto dovere di buon principe il dare facile udienza a chiunque venga a chiedergli 
mercede , o giustizia, a chiunque brami fargli conoscere falli importanti. — E non fi può a meno 
di ricordare come aitiduamente e cortesemente adempisse quell obbligo il re Carlo Alberto di 



(S) Le stesse amorevoli istanze per far sì che non mancasse la stirpe di Savoia furono poi anche 
ripetale. Ed il duca vi diede retta. Cosi racconta il Lambert nelle sue memorie : ( Monumenta 
historiae patriot tom. 3, pag.853): Aprii plusieurs suppticatiotu faitts par les itals de Savoy* à mon 
Hit seigneur pour tt maritr futi trecti et concini le mariage tfentre mon dit seigneur et madame Bea- 
trix filte sccunde du roy de Portugal , et fusi amenèt à Nice en merveilleux triomphe tant du coste 
du roy de Portugal aue de mon dit seigneur etc. — Dapprima erasi trattalo matrimonio dal duca con 
una figlia di Ferdinando d'Aragona re di Napoli ma non riusci. Le nozze eoo Beatrice di Porto- 
gallo si fecero nel 1581. 

(3) Dell'affare Dufour si parlerà distesamente in 



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a48 

dits lermcs du dit don ne soycnt autrement anticipes non obstanls toutes leltres 
qui se pourrovent conceder ou contraire les quels plaise à mon dit seigneur 
d'ici et dislà dcclairer de nulle valcur et cntendant les dits estats et suppliant à 
mon dit seigneur que son bon plaisir soit que madame ait et prenne sur le dit 
don huit rail florìns les quels liberalcment ils luy donncnt aussi font aultres huit 
mil à Philippes monseigneur pour ung courcier. Les quels se paycront dans te 
dit terme de buit ans a mil ilorins pour cbacun de mes dit seigneur et dame. 
Pareillement donnent à mademoiselle deux rail (lorins qui de mesmes se paic- 
ront dans les dits buit ans à deux cent cinquante florins pour an. Ce que cust 
esté fait toute à une fois ne fut pour enlrerorapre l'affaire de mon dit tres re- 
doubté seigneur suppliant a iceulx l'avoir agrcable car ils fero veni mieulx s ils 
pourroyent. 

Monseigneur leur mercie de leur bon vouloir el veult le dit chapitre cstrc 
observé corame dcssus. 



Karolus dux Sabaudiae eie. Universis facimus manifestanti quod nos visis et 
per nobiscum restdens consilium visitatis capitulis parte benedilectorum fidclium 
vaxallorum subditorum nostrorum tocius patriae nostrae cismontanac inibì racn- 
cionatae in congregatione trium statuum patriae nostrae die prima buius augusti 
boc in oppido nostro Annessiaci de nostro mandato facta nobis, exhibilis respon- 
sionibusque super eisdem capitulis datis praesentibus annexis et considerata in 
eia contentisi supplicationi itaque praefatorum vaxallorum et subditorum nostro- 
rum super hiis nobis factac benivolc annuentes ex nostra scientia , matura dicti 
consilii super hiis deliberatione praehabita, prò nobis et nostris hacredibus et suc- 
cessoribus universis praedicta capitula et responsiones prout iacent praefatis va- 
xallis et subditis nostris damus et concedimus per praesentes. Mandante» propte- 
rea consiliis nobiscum et Chamberiaci residentibus praesidentique et raagistris 
camene computorum nostrorum nec non universis et singulis gubcrnatoribus , 
baillivis, iudicibus, castellanis, comraissariis, praepositis, mistrahbus et caeteris 
etc. quathenus praedicta capitula et responsiones prout iacent praefatis sindicis 
hominibus et communitati teneant, actendant et observent ac per quorum inte- 
rerit obscrvarc faciant et in nullo contraveniant quomodolibct vel opponant ve- 
runi ipsa dum et quotiens parte ipsorum supplicantium fuerint requisiti voce 
praeconia locis et moribus taliaque fieri solitis proclamari et praeconizari faciant 
quoniara sic Beri volumus quibuscumque ciò. 



1509 

Tamuni — 25 et 30 maria 



Acta congregationis trium statuum patriae cismontanac (i). 

Scquuntur capitula quae tres status fìdelissimae patriae cismontanae convoca tae 
in hac civitate Tbaurini ex ducali mandato ad causam doni illustrissimo domino 
nostro domino Carolo Sabaudiae etc. duci prò oneribus supportando» et suppor- 



(1) Dall'archivio di corte. 



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a 49 

tatis ad defensionem dictae patriae narratis eidem patriae nemine exemptis nec 
exceptis concessis de anno domini millesimo quingentesimo nono die vigesima 
quinta mensis martii humiliter supplicant dignetur eius excellentia eidem patriae 
in Tim pacti concedere et largiri. 

Et primo quod dignetur praelibatus illustrici mus dominus noster dux donum 
gratuitum centum octuaginta miilium florenorum Sabaudiae parvi ponderi» ab eadem 
eius patria acceptare ca tamen lege, pacto et protestatione quod nullo unquam tem- 
pore in praeiudicium cedat dictae patriae nec trahatur seu trahi valeat in conse- 
quentiam quovismodo nec ob id ipsa patria dioi possit obligata in posterum. Qui 
quidcm floreni centum octuaginta millia Sabaudiae parvi ponderis solvantur in tribus 
terminis et in tribus annis proxime venturis, videlicet tertia pars prò primo ter- 
mino per totum mensem augusti proxime venturi anni praesentis millesimi quin- 
gentesimi noni, et alia lercia pars a Testo Sancti Mai (ini praesentis anni usque ad 
alium Testura Sancti Martini anni subsequentis. Et reliqua tertia pars illinc ad 
alium annum in consimili Testo Sancti Martini inde immediate sequuluro in fine 
cuiuslibet dictorum terminorum ita quod ante praedictos terminos quis non pos- 
sit neque debeat cogi nec molestari ad solvendum non obs tante lege disponente 
debitore tn fìsci ante tempus posse conveniri et aliis iuribus in contrarium dispo- 
ncntibus non obstantibus quibus per pracscntcs intelligatur derogatum et renun- 
tiatura per ipsum illustrissimum dominum dominum nostrum. Ita etiam quod 
solutio aioli doni fìat de moneta currente tempore solulionum fìendarum quo tem- 
pore durante praesens cursus monetarum et auri non possit minui neque re- 
trahi. Et magnificus dominus gcneralis seu receptor qui nunc est et prò tempore 
Tuerit et quisvis exactor constituatur non possit ncque valeat aliquos quartos esi- 
gere ab eis sed teneantur quictancias Tacere et expedi re si ne constu , et huius- 
modi exactio fieri non possit per aliquos commissarios nisi per ordinarios lo- 
corum. 

Placet illustrissimo domino nostro ut petitur. 

Item quod durante tempore et terminis dicti subsidii non possit ipsa patria 
arctari ad aliud donum seu subsidium nec taxara nec ad aliquod aliud onus extra* 
ordinarium sed solura teneantur solvere suprascriptum donum in terminis supra- 
scriptis. 

Placet illustrissimo domino nostro ut petitur nisi prò necessaria patriae de- 
Tcnsione. 

Item quod pecuniae mutuatae per communitates illustrissimo domino domino 
nostro duci seu prò co agcntibus intrentur in solutionibus in secundo termino 
subsidii sivc doni noviter concessi per patriam ut supra. Et fìant literae oppor- 
tunae de allocando directivc magnifico domino generali sine constu et quicta- 
tiones per ipsum dominum generalem fiant 

Placet illustrissimo domino nostro duci quod mutuata intrentur super secundo 
termino dicti doni , et raandabit idem illuslrissimus dominus noster domino ge- 
nerali receptori dicti doni quod assignet mutuata super dicto termino secundo 
et concedet literas opporlunas iuxta requisita. 

Itera quod omnes et quaecuraque poenae impositae et commissac seu decla- 
ratac per quosvis commissarios sive officiales , clavarios locorum aut Torrerios 
contra communitates et nobiles caslrorum et quascumque personas tam occasione 
Tortaliciorum reparationis moenium , Tossallorum, monstrarum, a rm or uro , Toca- 
giorum, subsidiorum, viarum , conductac salis et roydarum ducalium libere re- 
raittantur usque in diem praesentem et prò ipsis quis de caetero non possit quo- 
vismodo per quempiam molestari. 

Placet illustrissimo domino nostro ut petitur. 

3 2 



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a5ù 



Ilem confirmentur et de novo ctiam in vini pacti concedanturct obscrvenlur omnes 
et singulac franchixiae, conccssioncs , conventioncs, bonac consuetudincs, slaluta, 
privilegia et capitula patriae locorum castromm et nobiliuni alias concessae et 
concessa tam per praefatum illustrissimum dominum dominum nostrum quam 
illustrissimo» dominos dominos praedecessores praefati illustrissimi domini domini 
nostri quae hic prò exprcssis et specificali babeantur ac si de verbo ad verbum 
fuisscnl specificalae et specificata exceptis his quae esscnt contra libertatem et 
immunitatem ecclcsiae etiamsi per aliquod tempus fuisset illis derogatum seu 
contraventum propter non usura vcl conlrarium usum et quod non concedantur 
aliquac lietcrae quae habeant praemissis nec in aliquo praemissorum derogare 
nec suspcndere et si in contranum forsilan aliquae concedantur, quod intelligan- 
tur inadvertenter concessae, et ultcrius quod communitates vcl alii compelli non 
possint ad obtincndam confirmationem corum franchisiarum nisi sit de eorum 
voluntate. 

Placet illustrissimo domino nostro quod franchisiac praedictae et reliqua con - 
lirmcntur et quas et quae confirmat prout bactenus confirmata et confirmatae 
fuerunt per ipsum et per illustrissimos praedecessores suos et ita obscrvari de- 
beant. 

Item quod nullus commissarius cuiusvis status et conditionis possit procedere 
contra notarios dictae patriae prò prolhocollis confìciendis seu ex eo quod non 
confeccrunt notulas seu protocholla sed soluto ortlinarii locorum procedant et si 
aliqua conecssio in contrarium fiat sit irrita et inanis et licet impune non pa- 
rere. 

lllustrissimus dominus noster providebit ut non fiant aliquae extorsiones in- 
debilac. 

Itcm quod non possint nec debeant compelli nec detineri aliquac personae 
cuiusvis status seu conditionis existant nec eorum bona prò cxactione subsidio- 
rum nisi in locis domicilii sui. 

Placet illustrissimo domino nostro quod non detineantur aliquae personae 
nec bona prò exactione subsidiorum nisi in locis domicilii sui dummodo clapsis 
terni inis et bis moniti sive interpellali non solvant possint eo casu libere ar- 
restare 

Item quod Saraceni seu Cingari non admittantur in patria praedieta cismon- 
tana quihuscumque lietcris per illustrìssimam dominationem vestram concessis 
et concedendis non obstantibus. Liceatque diclis subdiclis et oflìcialibus noo pa- 
rere impune et quod bampnianlur a tota patria ducali. 
Placet illustrissimo domino nostro ut petitur. 

Item quod aurum et moneta exponantur per totani patriam cismontanam vi- 
delicet cavalocti prò grossis tribus Sabaudiae et alia iuxla et ante diminulionem 
dieta; uni monelarum et auri proximc factam impune. 

lllustrissimus dominus noster providebit de bona moneta ut fìat in cius pa- 
tria sccundum debitam ligam et pondus et observentur ordinamenta ultimo facta 
donec ubcrius fuerit provisum. 

Item quod dignetur etiara illustrissima dominatio vestra insequendo formam 
statulorum vestrorum servatis servandis tenere sacras suas audcntias gcnerales de 
mense maii singulis annis. Et si forte propter varias occupationes id facere non 
valeat seu aliter non sii de beneplacito praefatae suae illustrissimae dominalionis 
saliera stalliere et ordinare dignetur ut causae corum qui appcllarunt seu suppli- 
earunt seu appellar! seu supplicai i continget inpostcrum ad praefalas audienlias 
vestras de caetero commiclantur pracsidi veslro audicnliarum praedictarum vo- 



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33 I 

catis ut moris est et hactenus observatum fuit aliquibus pcrsonU non suspectis 
per partes cligendas in interlocutoriis et diffinttiva et cactera cognoscantur et de- 
cidantur non obstante decreto ducali in contrarium disponente per quondam 
bonae memoriae illustrissiraum dominum Philibertum sub rubrica de suprema 
et generali audientia et incipiente cuna decreto quantum actinct ad com- 
missione in et decisimi* in dictarum causarum dignetur illustrissima domi natio 
vestra derogare in forma sufficienti declarando insuper quod per latas tres sen- 
tentias conformes de quibus in < lieto decreto fit mcntio non sit licitum supplicare 
seu appellare ad dictas audientias gcnerales nisi in casibus a iure permissis ut 
ex forma decretorum ducalium (1). 

lllustrissimus dominus noster intendit tenere generales audientias ad formam 
decretorum in mense maii in quibus intendit personaliter interesse et eo casu 
quo non possit de commissariis idoneis et opportuni» providebit. 

Item quia quamplurcs extorsiones factae fucrc per commissarios ducales digne- 
tur praelibatus il lustri ssimus dominus dominus noster compcllcrc seu compelli 
faccrc commissarios quoscumque qui exercerunt eonim commissiones tara contra 
notarios quam contra alias particulares personas extorquentes indebite ab eisdem 
pecunias in magna quantità te ad computandum et rationem reddendam de inde- 
bite extortis qui de iure debebunt et quas quidem pecunias sic ut pracmictitur 
indebite extortas quod compellantur praedicli commissarii ad exbursaudas illas 
et ut cedat in exemplum aborum priventur talea commissarii perpetuo eorum 
exercitio. 

lllustrissimus dominus noster providebit contra eos qui extorsiones fecerunt 
taro contra notarios quam contra quoscumque ut etiam satisfiat his a quibus quid- 
quam fuit indebite extortum, et puniantur ii qui indebite extorserunt. 

Item quod secretarli debeant dare capitala et franchisiam suprascriptam habere 
volenti prò et mediantibus duobus florenis cum dimidio parvi ponderis Sabaudiae 
prò quolibet 

Placet et conceditur iuxta petita. 

Hem quod franchisiae suprascriptae sigillentur gratis. 
Placet ut supra. 

Item quod franchisiae concessae altera per illustrissimam ducissam Blanch am 
et altera per illustrissimum ducem Philippum disponentes circa exactiones scriptu- 
rarum emolumentorum officialium vendicent sibi locum et si placet quod illustris- 
simus dominus noster modernus declaret mentem suam quoad practerita officia 
finita ante conccssioncm ipsarum franehisiarura annis praefixis ad faciendas exactio- 
nes per officiales de qua in prima franchisia et biennium de quo in sccunda cu- 
currerit respectu praetcrilorum intelligatur incurrisse a die datae concessionis 
cuiuslibet ipsarum franchisiarum respective etiam quod diligentia ipsorum offi- 
ciariorum circa exactionem. Ita demum dicatur legitima si de ea constet specifice 
et erga debentcs dare et aliter quam per proclama seu voce cridae. 

Placet illustrissimo domino nostro quod confìrmenlur franchisiae iuxta con- 
cessione» factas declarans quod de caetcro diligentia ita demum intelligatur legi- 
tima si de ea constet specifice per petitionem porrectam et intcrpellationcm 
factam in personas dare debenlium vel saltem per citationem factam ad domum 
eorum habitalionis in personam alterius de domo. 



(I) Intorno alla Suprema generale udienza V. la Storia dell'antica legùlazione del Piemonte pag. S47 
e seguenti. 



A 5 2 

Item supplicelur illustrissimo domino nostro quod dignetur non Tacere gratias 
nec indulgere ubi intervenerii homicidium voluntarium vel homicidia nisi prius 
facta pace cum parentibus et a Bini bus et non babentibus pacem cum supra- 
scriplis non possi ut sUre super dominio sub poena privationis gratiae. 
Placet illustrissimo domino nostro ut petitur iuxta formam decreti. 



Karolus dux Sabaudiae etc. Universis facimus manifestimi quod cum in generali 
trium statuum patriae nostrae cismontanae in bac civitate de nostri mandato nu- 
perrime facta congrega tione graluilum et spontaneum donum centum et octuaginta 
millium Uorenorum Sabaudiae parvi ponderis per eamdem patriam seu diclos tre» 
status nobis oblalum concessumquc fuerit vidclicct ad gravibus impcnsis et oneribus 
nobis mullipliciter occursis succurrendum et subvenienduro solvcndorum quidem 
terminis et roodis in subannexis capitulis descriptis. Quae quidem capitula trcs status 
praefati nobis praesentaverunt et vim pacti ac privilegii perpetuo duraturi toti pa- 
triae praedictae cismontanae concedi bumililer supplicarunt. Nos ilaque qui co- 
gnovimus ac experti sumus corum sinceram erga nos et illustrissimos praedeces- 
sores nostros fidelitatem et immensam obsequiosissimamque liberalitatem ita ut 
nedum in hiis sed longe maioribus apud nos sint commendami! capitula ipsa quae 
visitari fecimus et ad plenum intelleximus et omnia et singula in cisdem contenta 
ex nostra certa scientia et de nostrae potestatis plenitudine maturaque procerum 
et consiliariorum nostrorum super hiis deliberatione praehabita per nos haere- 
desque et successo res nostros ipsi patriae cismontanae in vim pacti et privilegii 
perpetuo duraturi damus et concedimus per praesentes prout et quemadmodum in 
fine cuiuslihet eorum per nos responsum apparet volentes ea omnia et singula in 
vim pacti specialis privilegii perpetuo piene teneri et obscrvari, quapropter prae- 
cipimus et mandamus consiliis nobiscum et Tbaurini residcnlibus , nec non uni- 
versis et singulis gubernatoribus, baillivis, vicariis, potestatibus, iudicibus, castel- 
lanis et clavariis ac caeteris omeiariis nostris mediatis et immediatis praesentibus 
et futuris ad quos praesentes pervenerint seu ipso rum locatenentibus et cuilibet 
eorumdem sub poena centum librarum forlium prò quolibet dictis consiliis inferiore 
quatbenus praedicta capitula omnia et singula prout iacet et prout responsum est 
eidem patriae nostrae cismontanae et suae posteritati teneant , actendant et ob- 
servent, tenerique actendi et per quo«vis facìanl inconcusse obscrvari nec in nullo 
contraveniant quomodolibet vel opponant veruni ipsig capitulis in quibuscumque 
civilatibus, oppidis, villis, locis et tcrris diclae patriae nostrae cismontanae absque 
impedimento et contravencione, turbatione vel inquiectatione inferendo abinde et 
in perpetuum piene frui et gaudere patiantur et permittant , quoniam sic fieri 
volumus quibuscumque opposi lionibus, licteris, roandalis et aliis sub quacumque 
verborum forma in contrarium concessis et concedendis addueendisque et facien- 
dis repulsis et non obstantibus. Qui bus omnibus quoad baec ex dieta nostra certa 
scientia motuque proprio et de nostrae potestatis plenitudine derogamus et dero- 
gatum esse volumus per praesentes irritum et inane quicquid in contrarium fieri 
vel attentari contigerit decernenles et has in praemissorum testimonium oonce- 
dentes. Datas Thaurini die penultima martii anno millesimo quingentesimo nono. 

Per dominum praesentibus dominis 

Ludovico Barone Mvolani 
lanus de Duvno 
Angustino de Provanis 

Rev. Antbonio de Romagnano apostolico protlionotario 
Ludovico de Vignate 
Augustino de Azellio 



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2 53 

Francisco Provana 
lohanne de Lucerna 
Iohannc Agacia 
loffrcdo Passery 
Stephano de Capris. 

Dopo il 1508 

I documenti che seguono non portano data certa ; egli è tuttavia evi- 
dente che si riferiscono ad atti posteriori al i5o8, poiché in quest'anno 
venne a scoprirsi l'operato di certo Giovanni Dufour a cui specialmente 
si allude nel primo di questi documenti. L'affare di Dufour menò gran 
rumore : tutti gli storici ed i cronisti della Savoia ne parlano, ed il Pingon 
accenna averne tratto notizie da' ricordi di suo padre che era stato de- 
putato commissario in quella pratica. 

Questo Dufour, nato in Annecy, era stato segretario del duca ; uscito 
dalla corte di Savoia, per certi disgusti avuti col signore di Val d iserà, 
riparò tra gli Svizzeri , e , ricevuto borghese dai cantoni di Berna e di 
Friborgo, loro consegnò due titoli, che, dicesi, avesse falsificati, collimo 
il duca Carlo i avrebbe donato a que* cantoni trecento mila scudi; col- 
l' altro donava agli altri otto cantoni della Lega seicento mila scudi, ipo- 
tecando in sicurezza della promessa il paese di Vaud, e le migliori terre 
della Savoia. 

Gli Svizzeri chiesero il pagamento delle somme promesse, e non rice- 
vute. Il duca, fatto esaminare l'affare nel suo Consiglio, opponeva la fal- 
sità dei titoli avvalorata dal silenzio serbatosi per parte dei pretesi cre- 
ditori durante i regni di Carlo Giovanni Amedeo , di Filippo e di Fili- 
berto n: infine eccepiva che non essendo erede di Carlo i, non era te- 
nuto a pagarne i debiti. Gli Svizzeri insistevano minacciosi ; il duca 
mandava ambasciadori al papa , all' imperatore , ed alla duchessa Mar- 
gherita d'Austria, sua cognata, ma questi potentati non lo soccorrevano 
altro che di parole interposte presso gli Svizzeri, che vi si mostravano 
sordi. Il duca in fine, per sottrarsi al pericolo della in allora temuta ira 
degli Svizzeri, ricorse a' prestiti e calmò la procella. Si fece una transa- 
zione a mediazione del papa e del re di Francia con atto y giugno i5o8. 

Il primo di questi documenti è come un rammentamento di cose da 
dirsi nell'assemblea degli Stati. 



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a54 

Scorgesi dal tenore dei documenti stessi che il duca era allora assente , 
e che rappresentavalo Monseigneur de Turin , locchè sembra indicare 
l'arcivescovo di Torino, il quale avrebbe dovuto essere o Gian Francesco 
Della Rovere che tenne la sede dal i5o6 al i5t5, o Claudio di Seyssel, 
che a lui succedette immediatamente. 

E forse se si pon mente che ivi si parla dei viveri forniti aux gens- 
darmes du roj quant passa demièrement à Milan, si potrà assegnare a 
questi documenti una data di poco posteriore al 1 5 1 5, nel qual anno fu 
la passata dei Francesi per la Savoia ed il Piemonte, avviati a Milano. 



La substarwe de ce quii fault remonstrer aux Estats est Ielle (i). 

Que mon dit seigneur quant il partit de ce pays pour a'en aller della ne faisait 
son compie d'y demeurcr plus hault de cinq ou six moys pour mettre fin cn 
l'affcrc de De turno dont lors cstoit question mais entendoit revenir incontinent 
pour le plaisir qu'il prend cn ses pays de pardeca tant plains et peuplés sont 
ils de gens de bien et bons subgetz qu'il s v aime le plus lori du monde toutes- 
fois Ics afteres sont occourus despuis si advers estranges et indispose^ cornine 
ebacun scel qu'il a eslé constraint demeurer delà sans pouvoir venir comme il 
desirait pour donner ordre es diets afferes ce qu'il a fait à de sorte qu'il a con- 
tregarde" et nourry ses estats pays et subgecti en meilleur paix et transquillité 
que lous Ics aulrcs princes crestiens et combien qu'il cousta quelque argent au 
pays deca cs deriderà troubles d'Italie si ce peulcnt ils tcnir pour Ics plus heu- 
reulx de tous leurs voisins considerar et yinaginer entro eulx que cent foys au- 
tant n'eust esté" suffisant pour les garder de tels inconvenients ne fust la grosse 
poync et dilligcncc y prinse par mon dit seigneur du cousté delà envers mes- 
sieurs des Ligucs ses alliés. 

Or est ainsi que mon dit seigneur se voyant en ses diets pays de pardeca ou 
il se desirait mervcilleusemcnt il a bien voulsu fere assembler les diets estats 
pour troys raisons principales. La premiere est pour le veoir pour bien traicter 
ics bons, pugnir les exces et maulvais et fairc que justice ait lìcu et qu'ils vivent 
tous seheurement et en bonne paix aussi pour pacifici- et appoincter les parti- 
culiers noises questions et differandz. 

L'aultrc pour leur communiquer par maniere de se condolo" aveques eulx 
premiere tiitMit comme fait le pere à ses enfTans des grans frais et travaulx qu'il a 
supportò despuis qu'il partit du pays tant qu'il fust possible de plus pour cn- 
tretcnir ses diets pays cn paix deca et della en tellc maniere que avecques y 
employer sa personne jour et nuit par une cure et dilligencc presque insuppor- 
table: il n'y a point epargné ses biens jusques à engager plusieurs de ses prin- 
cipales terres de pardellà et faire toutes aultres extremités pour trouver argent de 
pardellà ou moyen de quoi il a tellement fourny à ce qui estait debeu aux quan- 
tons dont Ics troys onl dejà quieté leur rate et en tous ses aultres afTeres , que 
graces à Dieu il a eschappé inconvenient au temps trouble et dangcrculx qui a 



(1) Dall'arcbmo di corte. 



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355 



rcgne" et a preservò ses dits pays et subgccts en payx dont il ne se peult et assez 
congratuler et rcjouir singulierment pour le grant amour qui leur porte. 

L autre est pour aouyr Tcurs plaintifs et doleanccs s'ils en veuillent point fairc 
et avoir leur bon advis et conseil en toutes choscs quils TOÌronl estre necessaircs 
pour le bicn du pays affin de pourvoir en tout et donncr l'ordrc tei que sera 
expcdient au contentement de Dieu, du monde et du bon vouloirqu'il a envers 
eulx. 



Notre tres redoubté seigneur, vos tres humbles et tres obeissans subgets et 
serviteurs, les sindicques et procureurs des communautés de vos pays deca les 
monts ont ouy et bien entendu ce que votre bon plaisir à esté leur fere dire 
par monseigneur de Turin ici prcscnt et desja esloyent bien informéz et par plu- 
sieurs fois et eulx et tout le pays avoient bien considerò la grande poync et 
diligence que votre excellence avoit pris et pregnoit journellcment à bien gou- 
verner son peuple et pour les tenir en paix et garder de gucrrcs, invasions et 
inconvenicns survenus ces années passées es pays iles aullres seigneurics prouchei- 
nes à la vostre ce que n'a pas esté sans grosse ebarge et depenec et loué soit 
le Createur qui vous a donné ceste grace que vous avés tenu en paix et bonne 
tranquillile votre dit pays. 

Monseigneur tout le peuple de vos dits pays premierement rendent grands 
graces et louenges à Dieu de votre relour des pays d'Allemagne et plus grande 

«ye en ce monde ne leur seroit advenir le quel voyage à l'ayde de Dieu a esté 
it à votre grand bonneur et sera à l'advcnir pour la preservation , augmenta- 
tion et accroisscmcnt de votre tres hault tres excellent et tres noble estat. 

Notre tres redoubté seigneur à ce que nous desmandès ayde et subvention 
pour survenir aux afferes et charges que prescntement occourrenl à votre dite 
excellence neangmoins que vos subgets soyent a prcscnt pouvres pour les chie- 
res saysons que les precedentes années ont rcgné durant les quellcs ils ont payé 
le subsidc et d'aillcurs que en plusieurs et en la pluspart des contrées de vos 
dits pays ils ont soubtenu folle ebarge et despcnce a cause du passage des lanche- 
quenest et aussi pour fournir vìvres aux gensdarmes du roy quant passa der- 
nierement à Milan si sont ils desliberéz et en franche et entiere voulenlé de sur- 
venir à vos dits afferes et charges de tout ce que possible leur sera cstants tous 
asseheures que de votre bonté aurés bon advis et regard de desmander ce que 
cognoislres pourront fere se offrant au besoing mectre comme ils sont tcnu.s 
corps et biens a subvenir et secourir vos charges et afferes et sont en ceste 
miete crcancc que messieurs de l'eglise et messieurs les contes , barons et 
nnerets de vos dits pays sont comme ils doibvent estre de ceste mesme opi- 
nion. 

Monseigneur puis qu'il est necessaire et de besoing que vos subgets de vos 
dits pays deca les monts vous fasscnt subvention et don pour survenir a vos 
afferes et charges semble que le don et la subvention que votre dit pays fera 
qu'elle revienne entierement à votre prouffit sans que ame du monde sur vos 
subgets mediaux et immediaux y preigne rien affin puissies vos dits afferes mectre 
et dresscr en sorte que iceulx ne vous tiegnent point en indigence et que puis- 
sies entretenir votre estat tout ainsi comme lient nrince que vous esles doibt 
avoir et s'il estoit disi que faisant ung don et subside et les contes et barons et 
bannerets la ou ils ont mille feus à comparation de dire et ils composent pour 
deux cens ils ne payent que la moyti«5 ce seroit dcstruyrc les pouvres pour plus 
emplir les bourses des gros que seroit mal advisé car ce don et subside se con- 
cederà pour mectre votre diete excellence hors des charges et afferes qu'il a et 
pourte journellement qu'est autant pour garder et entretenir les dils contes, ba- 
rons et bannerets que nous le menu peuple et niieulx, car ils ont plus de biens 



2 56 

que nous et l'on ne desmande riens à eulx de leurs hommes pour ce copt qu'il 
paycnt entierement comme raison veult car cornine dessus les dits afferes et 
charges sont mieulx pour eulx que pour nous. 

Notre dit Seigneur a parli: es gentil» hommes, barons et bannercts ayant ju- 
risdiction, et au lieu de commander leur a prié sans et que pour l'advenir y ce 

rlt tirer en consequencc qu'ils se vueillent deportcr pour ceste foys de prendre 
leurs subgets la moytié aes subsidcs qu'ils ont acostumé de donner à quoi 
ils ont consenti avecque proteste et testimonia les que se donneront esdits gen- 
tilhommcs s ii les demandent que non trahalur in consequcntiam. 

Tres redoubté seigneur nous vous suppltons qui vous plaise lever et ordonner 
une somme de deniers du present don et subside et commectre à quelqu'un de 
tos officiers et subgects homme de parole pour rendre et desgaiger certa ynes 
plasses qui sont de votre patrimoine comme votre bon plaisir a esté nous fere 
dire ruedlies fere. Car a tos subgects griefue bien et leur est merveilleusement 
regrets que plusieurs seigneurs vos subgects les aient et possedent se faisant eros 
et puissans du votre et que le revenu de votre diete excellence soit adimoindrée 
si vous supplions de recbcfs si tres humblement que fere pouvons ad ce vouloir 
cntendrc. 

Monseigneur est bien de cette volonté de vouloir employer la somme de don 
et d'avantage à ce fere. 

Oultre plus, notre tres redoubté seigneur, votre bon plaisir sera estre content 
que le subside se esige et recepue par les sindicques ou procureurs des par- 
roiches affin tiengnent compie avec bon scremi ni de tous les feus et qui auront 
a raittiguer Ics pauvres avec les riches et aitisi les subgects n'aurom point ilz 
cause de soy quereiler de vos cbaslellains et officiers quon dist en ont autant 
que vous. 

Pour ce que on ne change la costume et regarde que on en face tout ainsi 
que pour le passe" n'a esté faict au moins dommaige de bonnes gents. 

Plus qui vous plaise reconfermer les franchises des pays qui ne sont que à 
l'honneur et preservation de votre autorité et pour le bien de vos subgets. 

Monseigneur entend quant luy apparoistra de la teneur des dictes franchises 
si par le passé elles n'ont esté confcrmées par lui d'en fere tout ce que par 
raison se devra fere. 

Touchant les monnoyes notre tres redoubté 6eigncur votre bon plaisir sera 
donner charge et commandement à messieurs de votre chambre que assemblèa 
tous generai] lv et maistres particuliers et aultres qu'il cognoistront entendre en 
ce affere qu'ils y donnent ordre ce faisant sera votre grand prouffit. Car les mon- 
noyers battrons à force là ou vous n'en aves riens. 

Notre dit seigneur a deliberé d'y donner bien l'ordre et provision dedans 
oeu^de temps que a occasion des dites monnayes ses subgets ne seront point 

Notre tres redoubté seigneur le principal et qui nous Uniche plus de pres sus 
toutes les choses du mende c'est que n aves pris jusques icy party en mariage 
ny pareilleraent monsieur votre frerc pour avoir generation la quelle tout votre 
peuple desire comme Saint Symeon desiroit la vehue du fils de Dieu il eust ceste 
grace qui le veyt et tynt en ses bras dont il loua Dieu grandement. Aussi mon- 
seigneur pour la bonté , bumanité et sagesse de vous nous ne serons jamays en 
nos cueurs en pays ny repos que n'ayons vehu generation de vous affin puissions 
durant notre vie veoir nos enfans et successeurs auront seigneurs et princes 
descendus de vos du quel avons tousjours esté bien regys , gouvernés , tenus en 



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paix et gardés de guerre», violcnccs et toutes oppressione. Sì vous supplì ons en 
l'honneur de Dieu y vouloir entendre et le plutot quc possiblc sera. 

Notre dìt seigneur cn ce afferc et aultres userà lousiours selon l'opinion de 
notres tres redoubtés seigneurs messieurs ses parents et advis de scs bons subgeU. 

Touchant la justice notre tres redoubté seigneur tous y aures advis nous n'en 
voulons dire aulire. Si non que veu les bons gros et grands gaiges que leur donnes 
doni vous esté mys grosse charge dessus qu'ils fassent borine et briefve justice 
nous sommes asseures quc estes si Tcrtueulx prince que jusques ici n'a pas esté 
sans tous fere prendre garde comme le tout passe* pour y donner l'ordre ad ce 
requis rotre bon plaisir sera y avoir bon advis. 

Notre dit seigneur y entends dy pourvoir et de sorte que s'il y a quelqu'un 
que entend plaintif du plus grant des dcputés en sa justice jusqu'au moindre 
il les oira et y donnra tieulle provision qu il auront cause soy contenter. 



1513 



Glauber! — 9 dicembre (1) 

» 

Lettera di quitanza spedita dal duca in favore di Pietro e Claudio fra 
telli di Challand, per pagamenti dei sussidii conceduti dall'assemblea degli 
Stati tenuta in Annecy nel i5o8. 

In questa lettera si fa menzione di un aumento fatto al precedente 
sussidio dai tre Stati raccolti in Chambery nel 1 5 1 1 . 

Non ci è venuto finora alle mani documento che si riferisca a tale 
congregazione; nè se ne fa cenno dagli storici. 

Non abbiamo sufficienti congetture per attribuire la citazione che s'in- 
contra in questo documento alla raunata a cui appartengono quelli che 
riferiremo dopo l'adunanza del i5i4 . 



Karolus dux Sabaudiac etc Universis serie pracscntium volumus manirestum . 
quod, cum per tres status ditionis nostrae Sabaudiac cismontanac in loco ,\n- 
ncssiaci de anno Domini millesimo quingcntcsimo octavo tentos ad subvcniendum 
tunc occurrentibus, nobis fuerit concessum subsidium , sive donum gratuitum ad 
rationem octo florenorum parvi ponderis prò quolibet foco hominum nostrorum 



(1) Da copia nell'arohmo di corte. 

33 



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2 58 

immediatorum, et ecclesiasticarum personamra , ut morii est, baronum vero . 
banneretorum , et aliorum nobilium in et super bomines suos merum , mixtum 
imperium et iurisdictionem omnimodam cum ultimo supplicio babcntium quatuor 
ilorenorum soWendorum octo terminis, scu infra octo annos, videlicel in quo- 
libet anno in Testo omnium Sanctorum unum florenum et dictorum baronum et 
banneretorum sex grossos de anno Domini millesimo quingcntesimo undecimo 
in tribus statibus in hanc viilam Cbamberiaci tentis fuerit augmentatum dictum 
subsidium de uno floreno prò quolibet foco et anno quinque annorum restan- 
lium ad solvendum dictum subsidium prò dictis hominibus nostris immediatis , 
et ecclesiasticarum persona rum , et sex grossis hominum dictorum baronum, et 
banneretorum , ac aliorum nobilium omnimodam iurisdictionem cum ultimo sup- 
plicio ut supra habentium proplcr onera nobis, ut unicuique notorium est, oc- 
currentia ; bine ost quod spcclabiles benedilecti fideles nostri Petrus et Claudius 
de Cballand domini V areti prò eorum bominibus et iurisdiciariis dicti loci Vareti, 
super quibus habere asserunt merum, mixtum imperium et iurisdictionem om- 
nimodam cum ultimo supplicio nobis graciose concesserunt , et donaverunt prò 
tertio termino seu anno dictorum quinque annorum augmenti eiusdem subsidii 
extra tamen iurium nostrorum praeiudicium Tidelicet centum et duos florcnos 

Carri ponderis solvendos in manibus benedilecti fidelis nostri lobannis Lamberti 
uiusmodi subsidii receptoris, qui de illis nobis legitime tenebitur computare. 
Mandantcs propterea castcllanis Sancti Germani et Pontis Indy receptorique Pon- 
cini et Cordonis ac caeteris ad quos spectat oflìciariis nostris quod ipsos bomines 
et iurisdiciarios ad solutionem dicti tertii termini augmenti eiusdem subsidii 
nullatbenus inquielent vel molestent , praesidentibusque et magistris camerae 
computorum nostrorum quod ipsos officiarios ad quicquid prò pracmissis nobis 
compulandum non compcllant, sed dumtaxat dictum receptorem de dieta summa 
babita. Datum Cbamberiaci nobis absentibus , quia sic fieri iussimus, nostri ab- 
sentia non obstante die nona decembris millesimo quingentesimo decimo tertio. 



ioli 



Taoxini — 8 ef 15 decembrù (1) 



Acta congregalionis trium statuum patriae cismonianae. 

Sequuntur capitula per tres status fidelissimae patriae ducalis cismontanac con- 
gregato* in hac civitate Thaurini ex ducali mandato ad causam doni illustrissimo 
domino nostro domino Karolo Sabaudiae etc. duci graciose concessi ad causam 
onerum per memoratum illustrissimum dominum nostrum dominum hactenus sup- 
portatorum per ipsam totam patriam nemine excluso sive cxempto. Vidclicet anno 
millesimo quingentesimo decimo quarto die octava decembris humiliter suppli- 
cant praclibatac illustrissiroae dominationi dignetur eidem patriae in vim pnvi- 
legii concedere et elargiri capitula, francbixias et privilegia infrascripta. 



(I) Dall'archivio di corte e da copia preso il signor cav. Cibrario. 



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359 

Et primo dirti tres status doaant praelibato illustrissimo domino nostro florenos 
ducentum millia Sabaudiac parvi ponderi». Ea tamen lege parto et convenctione 
quod solvantur generaliter per ipsàm patriam cismontanam nemine excluso Tel 
excepto et quod ulto unquara tempore dictae patriae non ccdat in praeiudicium 
scu trahatur Tel tra hi va tea t in consequentiam quovis modo sive dici posati ob 
id ipsa patria sit in poster um obligata. Quodque ipsi floreni ducentum millia per- 
solvantur in tribus annis et tri bus tcrminis, vidclicct tertia pars hinc ad festum 
Sancti Martini proxime venturi, alia tercia pars illinc ad aliud festum Sancii Mar- 
tini subsequturi et residuum illinc ad aliud festum Sancti Martini inde venturi, 
et ante praedictos terminos exactio ipsius doni nullatenus fieri possit, nec quis 
possit nec debeat compclli nee molestari ad solvendum non obstante lege dispo- 
nente debita rem fisci ante tempus posse conreniri et aliis iuribus in contrarium 
disponentibus non obstantibus quibus per pracscntes intclligatur renuntialum et 
derogatum per illustrissimum dominum nostrum, et fiat ipsa solutio de moneta 
currcnte generaliter nunc per patriam cismontanam et durante tempore solutionis 
buiusmodi non possit minui ipsa moneta. Et speclabilis dominus generalis exactor 
seu receptor buiusmodi doni non valeat nec possit aliquos quartos ab eis exigere 
imo teneatur quitlalioncs recipiendorum ex huiusmodi dono dare et conficere et 
expedire sine constu quibuscumque in contrarium disponentibus non obstantibus. 
Placet illustrissimo domino nostro. 

ltcm quod confirmenlur et de novo eliam in vim prìvillegii concedantur et 
observentur et quas placeat confìrmare et de novo concedere omnes et singulas 
franchixias, conccssioncs, convenliones, privillegia, bonas consuctudines , liberta- 
les, statina et capitula patriae, locorum, caslrorum et nobilium alias concessa» et 
concessa tara in specie quam in genere et tam per illustrissimos dominos prae- 
dece&sores praefati illustrissimi domini nostri quam per ipsum quae hic prò ex- 
pressis et specifficatis habeantur ac si de verbo ad verbum fuissent specifficatae 
et specifficata, etiamsi per aliquod tempus fuisset illis derogatum seu contraven- 
tum propter non usum seu contrarium usum. 

Placet illustrissimo domino nostro , actentis bonis verbis sibi propositis per 
dictos tres status fideles suos qui excellcntiae suae et eius officiariis et iusticiae 
semper obsequiosi et obedientes esse volunt ut tenentur, confirmare dictas fran- 
cbisias, Iibertates et privillegia per eumilem illustrissimum dominum nostrum et 
eius illustrissimos praedecessores concessas, confirmatas, concessaque confirmata 
et confìrmantur ut supra , salvis franchixiis Montisregalis quas excellentia sua 
bonis respectibus reservat usque ad proximum adventum suum ad dictam civi- 
tatem. 

Item quod dignetur praelibatus illustrissimus dominus dux compelli facere no- 
bilem Gregorium ex dominis Burontii receptorem et exaclorem Uxi sive doni 
per patriam cismontanam ultimo farti seu concessi ad causam Helveciorum seu 
Allamanorum (1) ad computandum et rationem reddendum nec non ad satisfa- 
ciendum integraliter omnibus personis in quinterneto per taxatorcs praedictae 
patriae eidem seu magnifico domino Bordeaci (2) tunc gubematori generali cis- 
montano exbibito videlicet pecuniarum summas in fine nomini» cuiuslibet ipsarum 
descriptas singula singulis refTcrendo. Item et ad restituendum nonnullis comu- 
nitalibus pecunias per dictum exactorem de pluri exactas scu mutuo captas quam 
conlineatur in diclo quinterneto. 

Placet illustrissimo domino nostro quod ipse dominus Gregorius procedat 



(1) Probabilmente li tratta «neon delle conseguenze dell'affare DoW 



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3Ó0 



ad computandura exactiones et demum compellatur reddere rationem per eum 
exactorum in pracsentia taxatorum qui taxae interfuere vocali* electis per 
patria m. 

Item quod nulla persona cuiusvis status et condictionis existat possi t nec va- 
leat de caetero procedere ad aliqualem exactionem ad cau6am 6ubsidiorum dono- 
rum seu aliorum onemm per patriam praedictam imponendorum praeter et ultra 
Tonnara quinternetorum exbibendorura per dominos taxatores praedictae patriae 
ac 8ubscribendorum per praefatos taxatores et secretarìos ad preraissa electos et 
eligendos. 

Placet illustrissimo domino nostro quod exactiones dictorum donorum sub- 
sidiorum seu oncrum fiant iuxia formai» dictorum quinternetorum prout solitum 
et usitatum fuit in caeteris donis et subsidiis factis et concessis excel lentissimo 
domino ante ultimum laxum factum ad causam Helvcciorum. 

Item dignetur praclibatus illuslrissimus dominus noster redducerc solutionem 
sigilli ducalis et consiliorum suorum ac processuum actorum 1 itera rum et alia- 
i uni scripturaruro iuxta stilum antiquum et quod nemo invitus cogi possit ad si- 
gillar*! faciendum acta nec prò sigillo ipsorum aclorum seu scripturarum quic- 
quam solvere quibuscumque literts et aiiis contrariantibus non obslantibus. 

Placet illustrissimo domino nostro quod non compellantur ad sigillandum 
inviti. 

Item quod pretium salis non augumentelur sed solvatur gabellatoribus dicti 
salis prò ipso sale iuxta cursum monetarum locorum ubi dictum sai vendetur et 
tencantur tenere gabcllas bene fultas et munitas dicto sale et unicuique emere 
volenti teneanlur vendere predo consueto et quod patria sit in libertate emendi 
et capiendi sai ubi voluerit iuxta solitum et conducendi ad loca patriae ac pe- 
dagia dicti salis et aliarum mcrchantiarum non exigantur ultra solitum. 

Placet illustrissimo domino nostro quod fiat sccundum quod fuit per prae- 
decessores suos super boc provisum. 

Itera quod pecuniae mutuatae per dictas communitates seu aliquam ex eis il- 
lustrissimo domino nostro seu alteri eius nomine vel mandato tntrentur ipsis 
comunitatibus, singula singulis refferendo, super eorum ratta primi termini doni 
praesentis. 

Placet illustrissimo domino nostro quod dictae pecuniae mutuatae intrentur 
et deducantur super ratta ultimi termini dicti doni sive subsidii attentis suis 
oncribus. 

Itera quod unusquisque possit officiura procurae exercerc corani magnificis du- 
calibus consiliis et aiiis quibuscumque iudicibus ordinariis et extraordinariis non 
obslantibus liclcris seu privilegiis in contrarrai» concessis et facientibus quibus 
per exprcssum derogetur cum officili m procurae sit et esse debeat liberum. 

Placet illustrissimo domino nostro quod unusquisque approbatus per alterum 
magnifìcorum consiliorum suorum possit ofiicium procurae exercere ut supra. 

Item quod decreta per oclsitudinero ducalem novissime edita maxime quod 
primae cognitiones tara civilium quam criminalium et mixtarum sint et perli- 
neant ordinariis iudicibus quorumeumque locorum. Ita quod nemo possit prò 
quacumque causa prò prima cognitione a suo ordinario seu sua iurisdictionc ex- 
tra li i nec prò sccunda cognitione si primam appcllationera habeanl eorum offi- 
CÌarìi exindeque magnifico Consilio nemoque possit citramontanus ullramontcs ex 
quncumque causa traili nec cvocari. Quodque decrctum sive capilulum circha 
liomicidas novissime editura servetur ad unguem. 



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a6i 

Placet illustrissimo domino nostro babeant primam cognitionem ac secundam 
qui baberc debent iuxta formani decretorum domnicalium noviter super hoc edi- 
torum et quod servetur statutum per excellentiam suam ultimo editum circha 
homicidas et roalefactores ut supra. 

Item quia multocies in cxactionibus subsidiorum multi iurìsperiti doctores ac 
physici praetcndunt se se prò talibus subsidiis, quamvis minime sint, exemptos 
esse a iure et ea propter tam prò favoribus quos ipsimet sibi tribuunt quam 
etiam prò hiis quos ab eorum amicis et clientulis in dampnum tocius populi 
suscipiunt dignetur illustrissimo domino declarare de plenitudine suae po testali* 
ipsos doctores et pcritos suprascriptos ad ipsa subsidia et alia onera tangenlia 
eundem illuslrissimum dominum nostrum teneri ita quod compellantur omnibus 
forcioribus modis ad solvendum et contribuendum ut supra ac aliis poenis op- 
portunis, exceptis cathedralibus et aliis convencionatis si qui sint. 

Placet illustrissimo domino nostro quod compellantur ut supra exceptis su- 
pradictis cathedralibus et convencionatis et etiam aliis de iure exemptis qui te- 
nera tur quathenus de iure obligentur. 

Item quod gabeliatores salis scu eorum nautae et conductores teneantur con- 
signare gabcllatoribus et pedagiatorìbus locorum et villarum per quae et quas 
transitum faciunt omnes res et merchantias alienas qua rum conductam habent et 
de ipsis ac prò ipsis pedagium et gabellas eisdem solvere et quatcnus reperìantur 
contravenire et contrafacere puniri possint et debeant ad formam iuris et capi- 
tulorum praedictorum locorum et villarum per quae et quas transitum facient et 
delinqucntcs cotnperientur, ac per ofiìciales ipsorum locorum privilegiis dictis 
gabella tori bus concessi* non obstantibus. 

Placet illustrissimo domino nostro quod prò pedagiis defraudatis subiician- 
tur poenis et stalutis locorum in quibus apprehendentur dcfraudanles pedagium 
etiam quoad gabeliatores et suos si conlingat eos fraudem vcl dolum committcre, 
ita tamen quod quoad ipsos gabeliatores et suos praedictos comprebensos in suis 
privilegiis gabellae cognitio omnimoda spectet conservatori gabellai ad formam 
capitulorum sui accensamenti. 

Item supplicant prohiberi ne per forrerios, proviso res, polaglerios et seu alios 
quosvis commissarios aut aliler alicui de patria capiantur scu leventur grana , 
vina, focna, nemora, bestiae aut alia quaevis victualia sive bona nisi mediante et 
previa condigna satisfactione et precio taxando per sindicos locorum et probo» 
viros et quod non molestenlur nec artentur ad carriagia seu roydas quasvis nisi 
ex locis ubi ipsa victualia accipicntur exceptis convencionatis. 

Placet illustrissimo domino nostro quod servenlur decreta super hoc edita. 

Item quod omnes el quaecumque pocnac ac multae impositae commissae de- 
claratae per quemvis commissarium et officiarios contra communitates et quas- 
cumque personal tam occaxionc fortaliciorum armorum viarum et subsidiorum 
ac prò conducta salis et roydarum et aliorum onerum non debito tempore facto- 
rum et solutorum et ratione expositionis monelarum extranearuro et ultra me- 
tani expositarum remittantur et annullentur et quod prò ipsis quis de caelem 
per quempiam quovis modo non possit molestari occaxionc praemissorum. 

Placet illustrissimo domino nostro remitterc dictas poenas exceptis per com- 
munitatem Montisregalis aut particulares illius commissis quas bonis respectibus 
reservat ad suum adventum proximum ad dictam civitatem. 

Item supplicant quod praetextu doni presentialiter concessi illustrissimo domino 
nostro duci praclibato non compellantur insi de patria ad solutionem per aliquos 
commissarios sed per ordinario» locorum dumtaxat nec aliler artentur quin imo 



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a6a 

si aliqui commissarìi venircnt liceat impune non parere literis commissionum 
fìendarum non obstantibus et ulterius casu quo casus cveniret quod aliqua cora- 
munitas non satisfeci.^ t in tempore debito quod nichilominus non possint ar- 
resta ri per dictos ordinario* nisi sindici seu consules locorura et non tota cre- 
dentia nec particulares. 

Placet dlustrissimo domino nostro quo ad exactionem dicti subsidii civiliter 
proceda tur. 

Item quia quamplures nobiles et communitates huius patriae conqueruntur 
de excessiva exactione eorurn i rivestili! rarum hoc ideo supplicant praefato illustris- 
simo domino nostro super biis opportune provideri et taxam seu mercede m de- 
clarari. 

Placet illustrissimo domino nostro quod non compellantur prò mercede ultra 
debitam taxam et praeter formam statutorum. 

Item quod praesentes litterae sigillcntur liberaliter et gratis et quod secreta- 
rne prò eis et capitulis non capiat nisi unum florenum Alamaniae dumtaxat prò 
qualibet communitate et quod non exigat praedicta nisi a volentibus. 

Placet quod sigillcntur gratis et quod expediantur prò uno floreno Alamaniae 
ut supra. 

Item quod non concedantur aliquae litcrac quae babeant praemissis nec in ali- 
quo praemissorum derogare et si in contrarium forsan aliquae concederentur 
quod inadvertenter intelltgantur concessae nec babeant praemissis in aliquo prae- 
iudicare. 

Placet illustrissimo domino nostro quod non concedantur aliquae litcrae re- 
Tocatoriae et si concedantur habeantur prò non conecssis nec in aliquo praeiu- 
dicare babeant. 

Item quod praepositi marescballorum procuratores et vice procuratores fiscale» 
ac alii commissarìi qui conducunt detentos seu incarcerato* praetextu eorum 
delictorum de uno loco ad alium usque ad civitatem Thaurini quod tales haben- 
tes onus ad conducendum non possint nec debeanl artare et cogere communi- 
tates ad ipsis praestandum nec providendum de peditibus et comitiva nec ad sol- 
vendum victuriam bestiarum. 

Placet illustrissimo domino nostro quod non compellantur communitates ad 
dieta m pracstationem nisi in casu necessita tis et quod non possint compelli nec 
teneantur ad praestandum victum dictis praepositis procura tori bus commissariis 
et conductoribus dictorum incarceratorum et detentorum. 

Itera quod aquae seu bcaleriae labentes seu scaturicntes per loca seu fines lo- 
corum remaneant in cisdem locis et finibus nec ad alia loca sive fines divertan- 
tur quovis modo. 

Placet illustrìssimo domino nostro quod nihil innovetur in praeiudicium con- 
cessionum factarum et consuetudinum patriae et particularium. 

Item supplicant quod dignetur praelibatus illustrissiraus dorainus noster dux 
declarare decretum factum con tra Talsarios non habere praeiudicarc iuribus vas- 
sallorum praefatae illustrissimae dominationis quia per ipsum est imposita poena 
sanguinis quae videtur sublevarc poenam pecuniariam quae debetur ipsis feuda- 
tarie seu vassallis de iure communi quod non obstante ipsa poena sanguinis exi- 
gatur per ipsos vassallos poena pecuniaria. 

Placet illustrìssimo domino nostro quod dictum decretum obscrvetur non 
intendendo tamen per illud statutum derogare iuribus nobilium et vassallorum 
suorum nec cuiuspiam alterius. 



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263 



I ioni quod non liceat commissariis pacisci aliquid eis solvi con tra forma m et 
metani statuti editi super solutionibus eis 6endis et prò obsenrantia elicti statuti 
non fiat eis commissio nisi delato prius iuramento de observantia dicti statuti. 
Placet illustrissimo domino nostro ut supra. 



Karolus dux Sabaudiae etc. Universis sit manifestum quod cum in generali 
congregatane trium statuum fidelium subditorum nostrorum patriae nostrae cis- 
montanae in hac civitatc de nostri mandato nuperius facta gratiosum et sponta- 
neum donum ducentum millium florcnorum Sabaudiae parvi ponderis per eam- 
dem patriam nobis liberaliter oblatum conccssumquc fuerit prò gravibus imperni* 
et oneribus superioribus annis diversimode occursis solvendorum lerminis et mo- 
di* in subannexis capitulis expressis, quae quidem capitula dicti tres status nobis 
humiliter pracsentarunt et in vim privilegii perpetuo duraturi eis concedi sup- 
plicatimi : nos qui sincerati! eorum fidem liberalitateraquc cognovimus quibus 
propterea merito veniunt commendandi supplicationique suae praedictae benivole 
annuentes capitula ipsa ex nostra certa scientia et de nostri potestatis plenitudine 
maturaque procerum et consiliariorum nostrorum super bis delibera t ione prae- 
habiu per nos haeredesque et successores nostros ipsi patriae cismontanae in 
vim prrvilegii perpetuo duraturi damus et concedimus per praesentes iuxta for- 
mam responsionum per nos in fine cuiuslibet ipso tu m ut apparet faclarum. Qua- 
propter praecipimus et mandamus consiliis nobiscum et Tbaurini residentibus nec 
non universis et singulis gubernatoribus, baillivis, vicariis, capilaneis, potestatibus, 
iudicibus, castellanis, clavariis et cacteris officiariis nostris mediatis et immedia lis 

Eraesentibus et futuris ad quos praesentes pervenerint scu ipsorum locatenenti- 
us et cuilibct eorumdcm sub poena centum librarum fortium prò quolibet dictis 
consiliis inferiore quathenus praedicta capitula ac omnia et singula in eisdem 
contenta prout iacent et responsum est cidem patriae nostrae cismontanae et suae 
posteri tati teneant actendant et observent tenerique attendi et per quosvis fa- 
ciant inconcusse obscrvari et in nullo contraveniant quomodolibet vel opponant; 
verum ipsis capitulis in quibuscumque civitatibus villis, locis, terris, oppidis 
dictae patriae cismontanae absque impedimento et contradicionc quacumque ab- 
inde in perpetuum piene fruì et gautlere patiantur et pcrmittant. Quoniam sic 
fieri volumus quibuscumque oppositionibus , excusationibus, litleris, mandalis et 
aliis in conti ai inni adducendis concessisque et faciendis non obstantibus. Quibus 
omnibus quoad baec ex eadem nostra certa scientia derogamus per praesentes. 

Dataa Tbaurini die decima quinta decembris anno millesimo quingentesimo 
decimo quarto. 

Per dominum praesentibus dominis 

Illustri Philippo de Sabaudia comite Gebenncsii 

Reverendo Ionanne de Sabaudia episcopo Gebennarum 

Ludovico comite Camerae vicecomite Mauriannae 

Thoma comite Haxini 

Francisco Marescalci barone Maximiaci 

Bernardino Parpalia praeside Pcdemontis 

Angcllino de Provanìs praeside patrimoniali 

Bertrando domino Lucingii 

lohanne Marco de Solario 

Philiberto domino Podivarìnì 

Francisco de Provanis 

lohanne de Lucerna 

leheronimo Agacia 

lafTredo Pasen advocato fiscali 

Pctro de GalleraU thesaurario generali. 



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2 64 



1517 

— 17 dècBtnbrc (1) 



S'ensuyvent Ics chappitres que les troys estas du pays de Savoye dessà les 
monts tres-humbles et tres-obeissans subgetz et serviteurs de nostre très-redoubtè 
seigneur monseigneur le due de Savoye congreguèz et cloz en ceste ville de 
Chambery à cause du don et subside par eulx concedè et octroyè le dix septiesme 
de decerabre mil cinq cens dix sept tres-bumblement luy supplient leur eatre 
concedèz et observèz. 

Prèmierement qu'il pia ite à nostre dict très-redoubtè Beigneur benignement 
accepter et recepvoir le bon voulloir de ses diets subgetz les quelz cognoissent 
cvidentement la grant poyne diligence et soussi que son excellence a prìnse et 
prens journellement à bien gouverner son peuple l'entrctenir en paix et trans- 
quilitè et le proteger dea guerres persequtions misères et inconvenienti survenuz 
ès annècs passèes de plusieurs pays et scigneuries circumvoysines dont ita se 
sentent merreilleusement tenuz à nostre Seigneur et en apres à son excellence 
qui n'y a tant seutement employè sa personne sans regarder a nulz travaulx et 
dangiers mais ausai en a supporlè et supposte journellement eros frais charges 
et despenses et mesmes cncourcs de fraia au voyage qu'il a iait en Allemagne 
par deverà messicurs des Ligues ses bona alliez à son grant honneur et pour la 
preserration et transquilitè de son très-noble estai, liberalemcnt et de frane voul- 
loir donnent et octroient à raon dict seigneur buyt florins' pour feu qui se pa- 
ieront sept ans c'eat a aavoir à sept payea en commencant la première et le 
premier terme à la feste sainct Michiel procbainemenl venant que aera de deux 
uorins pour feu et les autrea six florina en six ans ensuyvantz c'est ascavoir ung 
florin pour feu pour ebascun pays au mesme terme et soub les mesmes libertèz 
et francbiscs qu ila ont acouatumè de donner. Suppliant à son excellence les leur 
Toulloir obsenrer et au surplus avoir souvenance en ce don et subside de mon- 
seigneur raonsieur le comte son frère et de madame madame de Nemours sa 
seur. 

Monseigneur accepte et leur mereye leur bon voulloir et veult le dict chap- 
pitre cstre observè. 

Plus pour sa ti sfero à la chose qu'ilz ont plus a cueur en ce monde et pour li- 
plus grant bien qu'il leur pourroit jamais fere son plaiair soit de prendre party 
en mariagc pour avoir quelque belle lignee au moyen de la quelle ilz puissent 
eatre consoullez et entretenuz protegè et gardè de la aorte que aon excellence 
par sa bonne prudence et diligence a fait a son advenement au duchè car sans 
ce ilz ne seront jamais à leur ayse ny en repos de leurs cueura. Luy suppliant 
de rechief y voulloir entendrc/ 



(t) Dall'archivio di corte. 



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a65 

Monseigneur en ce et autrcs affercs d'iniportance userà du bon conscil de 
messicurs ses bons parcns et amys et de ses bons subgetz ès quelz mercye leurs 
bons voulloir et remonstrances. 

Plus toucbant la justice qu'il luy plaise y avoir advys encoures qu ii/ ne veul- 
lent dire autrc chose fors que veu Ics bons et gros gaiges que son exccllcnce 
donne aux administrateurs a'icellc, que luy est grosse ebarge, qu'ils fassent bonne 
et In m'Ivi- justice car les dietz estatz entendent bien que l'intention de nostre 
dict très-redoubtè seigneur est ielle et qu'il n'a pas estè jusques cy sans fere 
prandre garde corame le tout passe pour y donner l'ordre à ce requys et ne- 
cessaire. 

Monseigneur y a pourveu et pourvoiera de sorte que ceulx qui se rcndront 
plainctirz des coraroys et desputèz à l'administration de la ditte justice du plus 
grant jusques au moindre seront ouys et reporteront telle provision qu'ilz auront 
cause culx contcntcr. 

Plus son bon playsìr soit de voulloir reconfermer Ics francbises des pays qui 
soni à honneur de son auctoritè et pour le bicn de ses pays et subgetz. 

Monseigneur conferme et veult estre confermèes les francbises qui ont estè 
eonfermèes et observècs par luy et messcigneurs ses predecesscurs ainsi qu'il est 
aceoustumè d'en user. 

Plus sur l'abus qui est au fait des monnoyes et pour ce fere donner charge 
à messieurs de sa chambre des comptes que" assemblcnt tous les raaistres gene- 
raulx et particuliers des dictes monnoyes et autres qu'ils cognoistront estre en- 
tcndus en tei cas ils y donnent ordre pour le prouffit de son excellence et de 
ses pays et subgetz. 

Monseigneur y pourvoyra et donnera l'ordre en bricf tei qui sera requys pour 
l'indempnitè de ses pays et subgetz. 

Plus qu'il luy plaise lever et ordonner une somme de deniers du prcsent don 
et subsidc et commcctrc a quelcun de ses ofneiers et subgetz horame de paroulle 
pour raindre et desgaiger certaines places qui soni de son patrimoync comme 
son bon plaisir a estè nous fere dire que sa voulentè estoit telle. Car à ses sub- 
getz griefve bien que aultres que luy Ics possedent et que le revenu de son 
excellence amoindrisse. Sy luy supplient de rechief si très-humblement que peu- 
vent a ce voulloir entendre. 

Monseigneur veult et entend le dict chappitre estre observè. 

Plus que son bon plaisir sera estre contcnt que le subside se exige et recouvre 
par Ics sindiques ou particuliers des parroisses affin qu'ilz tiennent compte avec- 
ques bon serment de tous les feuz et qui auront a mitiguer les pouvres avee les 
riches, et ainsi Ics subgetz n'auront point cause de soy quereller de ses chastel- 
lains et officiers qu'on dit en avoir autant que luy. 

Monseigneur veult le dici chappitre estre observè scllon la coustume jusques 
cy enlrctenuc et observèe au moindre dommaige et charge que fere se pourra 
pour les bonnes gens. 

Et pour ce que de la part du pcuple a estè baillè particulicrcmcnt ung article 
du leneur qui sensuyt — Monseigneur puys qu'il est necessaire et de besoing 
que les subgetz de vbs dietz p:«ys deca Ics monts vous fassent subvencion et don 
pour fournir à voz affercs et charges semble que le don et subvencion que voz 
diclz pays fera qu'elle revicgne cntierement à vostre prouffit sans que n'ames du 
monde sur voz subgetz mcdiaulx et immcdiaulx preignent riens affìn puissies les 
diets afferes mectre et dresscr cn sorte que icculx ne vous tiennent point à in- 

34 



a66 

digcncc, et que puissies entretcnir vostre eslat tout ainsi cornine tei princc quo 
vous estcs tìo'ìl avoir. Et s'U estoit dit que faisant ung don et subsidc et Ics 
comtes , barons et banneretz la ou ilz onl mille feux à comparacion de dire et 
ilz composcnt pour detti cens ilz ne payent que la moitié, ce seroit destruire les 
pouvres pour aimpler les bourses des gros que seroit mal advisè. Car ce don et 
subside se concederà pour mectre vostre diete excellencc bors des charges et 
afferes qu'ellc ba à pourler iourncllement qu'est aulant pour garder et entretcnir 
les dietz comtes, barons, et Dannerei* que nous le menu peuplc demande rien a 
eulx de leurs hommes pour ce coup qu ilz payent cntiereraent comme raison 
veult. (àr comme dessus Ics dietz afleres et charges soni miculx pour eulx que 
pour nous. 

Monseigncur a rcquys les dietz comics, barons, banneretz et gcntilhommes 
eulx voulloir depourter pour ceste foys de rien prendre de leurs subgetz de la 
moytiè sans aucunement prejudicier a leurs droietz prehemincnces et privi leges. 
A quoy pour l'amour de mon dit scigneur se soni accordè pour ceste loys avec- 
que proteste que cella ne leur pourroit tourner a aucunc consequence dont mon 
din scigneur leur a octroyè Icttrcs tcstimonialcs de declaratinn necessaire. 



Karolus dux Sabaudiac eie. Universis facimus manifcslum quod nos visis et per 
nobiscum residens consilium visitatis capitulis parte beneditectorum vaxallorum 
ci subditorum nostrorum tocius patriac nostrac cismontanae inibi mencionatac in 
congregatione triuni statuum patriae nostrac praedictae die decima septima huius 
deccmbris boc in oppido nostro Chamberiaci de nostri mandato facta nobis ex- 
bibilis responsionibusque super eisdem capitulis datis pracscnlibus annexis et 
considerai'» in eisdem contenti»; sunplicationi ilaque praefatorum vaxallorum et 
subdiclorura noslrorum super bis nobis factae benivole annuentcs ex nostra certa 
scientia , matura dicti consilii super bis dclibcratione praehabita , prò nobis et 
uostris successoribus universis praedieta capitula praefatis vaxallis et subdictis 
noslris juxla formam dictarum responsionum damus et concedimus per praesen- 
tcs. Mandantcs propterea consiliis nobiscum et Chamberiaci residentibus praesidi 
et magistris eamerae computorum nostrorum nec non universis et singulis gu- 
hernatoribus, baillivis, judicibus, castellanis, commissariis, praepositis, mislralibus 
caelerisque universis et singulis nffìciariis noslris mediatis et immediatis ad quos 
spcctabit et pracsentes pervencrint scu ipsorum locatenenlibus et cuilibet eo- 
rumdetu sub poena centum librarum fortumi prò quolibet dictis consiliis et de 
camera inferiori quathenus praedieta capitula juxla formam dictarum responsio- 
num praefatis sindicis hominibus et communitalibus tcneant, altendant et obscr- 
vent ac per quorum intererit obscrvari faciant, et in nullo contraveniant quomo- 
ilolibet vel opponant. Veruno ipsi cum et quociens parte ipsorum supplicantium 
fucrint requisiti voce praeconia locis et moribus taliaquc fieri solilis proclamari 
et pracconizari faciant. Quoniam sic fieri volumus, quibuscumque oppositionibus 
exceptionibus liltcris mandatis et aliis contrariantibus non obstanlibus. 

Datas Chamberiaci die decima nona mensis decembris millesimo quingcntcsimo 
decimo septimo. 



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1.118 

Taurini — 28 februarii, 15 et 24 martti 

Acta coiigregationis trium statmwi patriae cismontatute. 

Convien dire che della adunanza di questi Steli siasi dai contemporanei 
lutto caso maggiore che non d'altre simili raunate, poiché, cosa insolita, 
ne leggiamo una descrizione particolare neW Epitome historica di Domenico 
Machaneo (i). Narra questo scrittore che addì 28 di febbraio i tre ordini, 
volgarmente chiamati i tre Stali, si raccolsero nella gran sala del castello 
di Torino , dove il presidente Parpalia tenne un eloquentissimo discorso 
davanti al duca Carlo che sedeva sotto un dorato padiglione. Prese quindi 
a parlare il nobile signore di Racconigi messer Claudio, a nome dell'in- 
tiero paese, con voce prudente non meno che senile. Si ordinò poscia 
che nel giorno quindici del successivo marzo i deputati de' comuni do- 
vessero radunarsi ; e così fu eseguilo ; e da loro si aderì alla domanda 
del duca per un sussidio , col patto che s' accogliessero le loro oneste 
petizioni, ed in particolare che si provvedesse con ducale statuto onde 
i processi rimanessero divisi tra i segretarii , nè si tollerasse che due soli 
tra loro per causa di lucro tutti li trattenessero, e che fosse tolto il terzo 
danaro che s'era aggiunto pel pagamento della scrittura. 

La tassa del sussidio fu stabilite in dugento mila fiorini da pagarsi in 
tre anni , ed una sopraggiunte di ventimila, di cui non si fa tuttavia cenno 
nelle lettere ducali. 

La serie dei riparti che pubblichiamo è importantissimo, perchè rac- 
chiude le norme secondo le quali facevasi la divisione dei carichi pubblici , 
e rìsale a certi stabilimenti molto anteriori , cioè sino alla prima mela 
del secolo xx. Contiene pure lo slesso documento indicazioni posteriori 
di data all'epoca dell'adunanza degli Stati generali del i5i8, e sebbene 
il pubblicarlo nel suo intiero sembri portare qualche confusione nell'or- 
dine cronologico e qualche ripetizione, pure abbiamo preferito di non 



(I) Monumenta Uutoriae Pattiae Ioni. 3, pag. 837. 



a68 

staccarne alcuna parte, lasciando al discreto lettore il ricordare le notizie 
di tempo meno rimoto quando sarà giunto alle epoche respettive. 

Abbiamo pur anche prescelto di non unire a questo multiforme docu- 
mento alcune indicazioni di riparti di sussidii di data più remota che si 
conservano nell'archivio di corte, quale sarebbe, per esempio, quella del 
compartimento del sussidio conceduto dai comuni del principato di Piemonte 
per le doti della principessa Maria, figlia di Amedeo vm, moglie di Fi- 
lippo Maria Anglo duca di Milano, quale risulta da contratto di matri- 
monio del 2 dicembre i 'y.-. Convicn notare che la nostra compilazione 
ha per oggetto il determinare la vera indole delle istituzioni politiche, e 
non di tessere una compiuta istoria finanziaria del nostro paese , in cui 
sarebbe da tenersi conto distinto di tutte quelle diverse imposte. Il dovere 
inoltre di non eccedere i limiti naturali di una raccolta già mollo estesa 
esige di non andar oltre a quello che ci pare potere istruire abbondan- 
temente il lettore anche in questa materia. 

Non sono in questo documento i memoriali a capi nella forma con- 
sueta estesi dalla rappresentanza dei tre Stati, ma le lettere ducali del 
2 4 marzo riassumono le petizioni fatte e le risposte date , e leggendole 
si scorgerà ch'esse non rispondono perfettamente al sunto che ne dava 
il Machaneo. Ma probabilmente questo scrittore si sarà attenuto alla voce 
generale che ne correva , senza occuparsi più in là della precisione dei 
fatti , contento di spargere fiori di latinità anziché raccogliere fatti di 
materiale interesse. 



[1) Anno Domini millesimo quatcrcentcsimo sexagesimo primo die sexta maii 
facta fuit acquancia seu interpartitum prout infra describitur in loco Pinerolii 
per ambasiatorcs terrae principati» et terrae veleris videlicet per nobilem Petrum 
de Broxulo prò Tbaurino, nobilem Anclrcam de Canalibus et Antbonium Faleti 
prò codem loco Pinerolii , nobilem Gabrielem de Cabureto prò Montecalcrio , 
nobilem lohannem Barberis prò Carenano , nobilem Antbonium de Suavis prò 
Bargiis, nobilem Constancium Gallateri prò Saviliano, nobilem (ramo) prò Fos- 
sano et pluribus aliis, nobilem Bartbolomeum Forncrii prò Avilliana et terra 
veteri clectos, omnes ad bacc clectos praescntibus spcctabilihus dominis Pbilippo 
de Collegio condomino Collegii , Pbaraone de Solario condomino Moretae et 
Guilliclmo Archatore ad faciendum aequalenciam taxationum fiendaruin de doni» 
et subsidiis ducali Sabaudiac celsitudini concedendo per dictas terras princi- 
pati et terrae veteris cum eorum nobilibus et distributioncs facicndas super 
quolibet locorum et villarum Principatus et terrae veteris et prò declaracione 



(T Prewo il cavaliere Cibrario, e dall'archivio di corte 



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a6q 

primo loco habenda notandum est quod si aliquod domini vel subsidium datur vi I 
conccditur per principalum et terram vetercm illustrissimo domino nostro duci 
Sabaudiae tunc terra vetus accipere debet et solvere ad rationem de florenis 290 
et grossis 6 et quartis tribus grosso rum Sabaudiae prò quolibet miliari et rcliqua 
summa pcrtincl terrae principatus cum suis nobilibus , boc modo si donum vel 
subsidium aul id quo<l erit solvendum per principatum et terram veterem fuerit 
de florenis 10,000 tunc terra vetus ad dictam rationem de florenis 290, grossis 6. 
quartis 5, accipere debet et solvere florenos 2905, grossos 7, quartos 2, resi- 
duum vero quod est fior. 7094, gross. 4, quart. 2 accipere debent et solvere 
terrae principatus cum nobilibus et dividantur ut infra videlicet terrae nobilium 
principatus solvere debent tcrciam partem dicti residui seu dictorum fior. 7094. 
gross. 4, quart. 2, alias vero duas partes solvere debent villae decem et septem 
infrascriptae ut infra descriptum est et semper capiendo super dieta summa flo- 
renos 7094, gross. 4, quart. 2 terrae Principatus numero decem et septem. 

Fiorini 

Primo. Thaurinum fl. 103 prò quolibet miliari 

Pinerolium » 72 

Savillianum ad rationem de » 106 

Monscalerius » 84 

Cargnanum » 34 

Cabalarius Maior » 25 

Fossanum » 40 

Busca » 25 

Bargiae » 36 

Enviae » 4 

Bagnolium » 9 

Sanctus Secundus » 10 

Valli* Sancii Martini » 6 

Vi Ila franca » 32 

La Pcyrosa » 23 

Vigonum » 32 

Cabumim » 22 

Et quia ut supradictum est de florenis dccem millibus pertinent Prineipatui 
floreni 7094, grossi 4, quart. 2, de quibus terrae seu villae 17 suprascriptae 
solvere debent duas partes ascendimi ad fior. 4729, gr. 7 sccundum taxam et 
ratam supra proximc dictam villis 17 supra scriptis et cuilibet earum dcclara- 
tam. Et prò reliqua tercia parte pertinente nobdibus Principatus quae est fior. 
2564 , gr. 9, quart. 2 gross. distributio solvenda per villas nobilium infrascriptas 
secundum ratam taxam et formam infrascriptas. 

Terrae nobilium principatus Pedemontium. 

Fiorini Crawl 

Lucerna cum valle ad rationem de . . . fl. 41 9 prò quolibet miliari 

Bricberaxium » 17 » 

Bagnolium » g » 

Osascbum » 4 6 

Maccllum » 6 » 

Buriaschum > 3 6 

Cerccnascbum » 6 » 

V'irle » 6 >» 

Lumbriascum ■ 4 6 

Casale Grassum » 3 6 



Futrioi Grotti 

Fabulae 



Castagnole 
Scalengiae . 
Ayrascha . . 



Collegi 



Bruinum . . 
Plozaschura 
Combaviana 
Baldisserum 
Frusaschum 



B. 


2 


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4 


• 




9 


6 



Ruffia 

Monesterolium 

Lagnaschum 

Racconixium 

Stimma Ripa de Bosco 

Geoolia 

Salmatorium 



Sequuntur lancette tpezzatae terrae Pedcmoncium principcUu* et ad quantum tenentur 
prò quolibet miliari eius quod concediiur per totani patriam cismontanam. 

Fiorini Grotti Quarti Denari 

Primo Baynaschum 

Cardellini 

Turris Sancii Georgii 

Polungberia 

Pancbalcrium 



Candiolum » 

Gassinum * 

RiTalba 

Monsattus et Payayrolium 

Bardazanum 

Lovencitum i 

Ripa prope Cherium 

Podivarinura 

Caramania 

Cenreriac 

Bennac 

Plocium » » 10 2 3 

Carruchum 

Trinila» 

Sanctus Albanus 





1 


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3-m 



Cravcxana fi. » 11 

Terra reverendissimi domini abbatis Pine- 

rolii ad rationem ut supra » 2 6 

Bovi&ium ■ 3 9 

Piperà gnum « 9 » 

Beynecte » 1 7 

Clusa » 1 9 

Cadralium » 4 5 

Rosana » » 5 

Vaulignascbum » » 6 

Murcllura » 1 4 

Reviglaschum 1 » 



spez%atae lerrae peteris super tota summa quae 
per palriam cismmtanam prò quolibei miliari. 



Burgarum » 1 3 » 

Laynicum » 5 » » 

Balangcrium et Castellata » 4 » » 

Fianum » 1 6 « 

Baralonia » 1 6 w 

Cacia » » 9 2 

Sanctus Egidius n ■ 8 2 

Vicum cura valle » 4 6 » 

lovaletum » 1 3 1 

Lemiae » 1 6 « 

Collis Sancii lobannis cuna parrocbia ...» 14 3 

Vallis Turris » 1 1 2 

Tcrrac priora t us Novalicii prò miliari ...» 1 » 

laglonum » » 9 2 

Alpignanum » 1 9 » 

Druentum » 2 6 » 

Bubianeta » » 6 1 

Altesanum superius » » 7 2 

Allcsanum inferius » » 1 3 

Sanctus Maurus .» » 1 1 

Binalta : » 3 9 » 

Orbazanum » » 9 2 

Biparolium, Ozenia et Oglanicum » 8 » « 

Barbania ■ » 6 2 

Drossium » » 2 2 

Bobassomerium » » 3 » 

ÌMnrear speztatae terrae teteris ultra Duriam versus Canapitium ad rationem 

prò quolibet miliari quando conceditur super tota 



Vcrrucha 3 1 3 

Brandisium » » 6 1 2 

Scptiraum Thaurinensc » 2 7 2 2 

Clavaxiutn » 10 6 1 2 

Iporegia » 31 6 3 6 

Bugella » 47 4 3 

S." Agata cum Capitancatu et S. Germano . » 42 1 1 

Scptiraum Vitonum » 5 3 » 5 



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171 

fiorini Grossi Quarti D»n»n 

Cabaliaca fl. 6 7 » 

Sandilianum » 2 7 2 2 

ViYeronum » 2 1 1 

Cossatum » 5 3 » 5 

Ales » 1 » 2 

Rovaxenda » 1 » 2 

Gatinaria » 5 3 » 5 

Nola. Quod quando dalur vcl conccditur subsidium vel donum illustrissimo do- 
mino domino nostro duci per patriam totam cisrnontanam, nemine excepto. quod 
tunc de tali dono vel subsidio terrac Principalus cum suis Nobilibus et terrae 
veteres liabent et dcbent solvere ad rationera de flor. 439 , gr. 2 , quart. 3 prò 
quolibet miliari et facta ista summa terra vetus habet et debet solvere ad ratio- 
nem de florcnis 289, cross. 6, quart. 3 prò quolibet miliari. 

Nota. Quod de quolibet miliari quod datur vel concedilur illustrissimo do- 
mo domino nostro duci pcrtincnt patriae Principalus cura suis Nobilibus in tota 



patria flor. 311, gr. 7, quart. 1. 

Et prò quolibet centenario flor. 51, gr. 1, quart. 2, dcn. 6. 

Nota. Quoci de quolibet miliari tangente scu pertinente terrac Principatus cum 
suis Nobilibus et terrac veteri quod terra vetus debet fl. 290, gr. 6, quart. 3. 

ltem prò quolibet centenario flor. 29, gr. 0, quart. 3, den. 6, et prò quolibet 
decena flor. 2, gr. 10, quart. 3, et prò quolibet floreno flor. 0, gr. 3, quart. 2. 

Nota. Quod terrae inferiores ultra Durian) sunt solitae capere et solvere de 
quolibet miliari tangente loti palriae cismontanae flor. 280. 

Distribuito facta per electos de dono subsidio fior. 40 ut il Un donato vel concesso 
clemenlissimo domino domino nostro legato prò pace habenda. 



Roriiu Croni Quart. 

Primo. Communitas Vercellarum, Iporegia, S. Agatha, 
Clavaxium cum eorura lanciis spezzatis terra- 
rum Nobilium ultra Durian) fl. 12000 in summa 

Cheriura cum distrìctu » 1800 

Monsregalis cura districtu » 2400 

Cuneum cum districtu » 1500 

Terrac Principatus cum suis Nobilibus » 12464 

Terra vetus » 5105 

Lanceae spezzalae terrae veteris » 1778 3 

Terra Nobilium Vallispergie, S. Martini de Cer- 

ridono et illorum qui dicunt se cxcmplos » 2852 9 

Summa summarum ...» 40000 » 

Distribuii et laxa facla per electos de (lorenis 16200 gratuite 
illustrissimo domino nostro duci. 



Primo. Communitas Vercellarum , Iporegia cum Bu- 
gclla, Sancta Agatba, Clavaxium cum eorum 

lanccis spezzatis et terris Nobilium fl. 4860 6 

Terrac Principalus cum terris Nobilium .... » 5048 6 

Terra vetus » 2067 » 

Lanceae spezzatae terrae veteris » 720 9 2 

Lanceae spczzataePedemontium cum Montcregali 

Cberio et Cuneo et eorum perlinenciis est » 3503 2 2 

Summa summarum ...» 16200 » 



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De quibus florenis 5503, gr. 2, quart. 2 pertinentibus Lanceis spezzatis Pede- 
montium, Monteregalis, Cherio et Cuneo fit dislribucio ut infra : 

Fiorini Crwii QMHl 

Monsregalis cum districtu fl. 972 

Cberiura cum districtu > 729 

Cuneum cum districtu » 607 6 

Aliae lanccac spezza tae minutac » 1094 8 2 

Et sic est in stimma ...» 3500 3 2 

Nota. Quod terrae ultra Duriam de subsidio flor. 4O000 
donato eie mentissimo domino domino nostro 
legato prò pace habenda soluerunt prò 
quolibet milliari fl. 300 

Monsregalis cum districtu soluit ad ralionem 
prò quolibet milliari tocius patriae eis- 
monUnae » 60 

Cuneum prò quolibet milliari concesso per 

totam palriam cismontanara » 37 fi 

Cberium cum districtu prò quolibet milliari » 45 



1514. Die vili decembris. 

Quinternetus doni seu subsidii impositi scu concessi per patriam Pcdemonta- 
nam illustrissimo domino nostro duci domino Charolo Sabaudiae etc. etc. de 
florenis 235,210, gr. 2, quart. 2 inclusi* ad partem expositis. 



7679 


11 


1 


3413 


3 


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2133 


3 


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2133 


3 


2 



ìitasSavilliani debet prò dicto subsidio 

solrcrc fl. 

Prima solucio in Testo S. Martini 1515 . . . . u 
Secunda solucio in alio festo S. Martini 1516 » 
Tercia solucio in alio Testo S. Martini 1517 » 



Terrae Principalus numero 17. 

Tbaurinum fl. 7466 6 2 

Pinerolium » 5214 4 3 

Perusia cum valle » 1933 3 1 

Vallis Sancii Martini » 859 7 » 

Sanctus Sccundus » 744 7 

Bagnolium » 654 3 3 

Bargiae » 2605 10 2 

Enviac » 291 1 1 

Caburrum 1597 9 3 

Vigonum » 2353 » 2 

Villa franca » 2353 2 

Fossanum » 2906 1 » 

Busca » 1809 5 2 

Savillianum » 7679 1 1 1 

Cabala ri us Maior . . » 1810 4 

Cargnanum » 2464 6 5 

Monscalerius » 6100 1 5 



35 



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Summa Nobilium Principati!* numero 37. 







Fiorini 




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Summit Kipa de Bosco . . 




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11 




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Lancette spnzak 


ip Principalu* numero 


17. 










378 

755 


11 
1 


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627 


4 


2 






187 


3 


3 



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375 



Fiorini Cloni yujiu 

Sanctus Albanus B. 465 2 1 

Cravcxana » 217 7 2 

Bovisium » 879 9 1 

Pipcragnum » 2179 8 3 

Beinetae » 372 10 » 

Cluxa » 408 4 2 

Cadralium » 1033 5 

Vautignascbum d 129 8 ì 

Fior. 12461 4 3~ 



Villae terrae Velerà 



Avilliana fi. 11896 

Secusia » 5948 

Rippolae » 3965 

Lanceum cum mandamento 3965 

Ciriacum cum castellata et Caselle » 3965 

Fior. 29741 



4 
1 

9 

9 
9 



terrae Veleria 



19 



Burgarum fl. 298 1 

Balangerium cum castellata » 948 5 

Laynicum » 1188 5 

Fianura » 349 9 

Baratonia » 349 9 

Cacia » 165 8 

Sanctus Egidius » 165 8 

Vicus cum Tallo » 1048 9 

Gevolctum » 296 10 

Collis Sancti lohannis cum valle » 330 9 

Vallis Tu iris » 262 2 

187 7 

» 394 8 

Druentum » 582 10 

Rubianeta » 121 6 

Altessanum superius » 124 7 

Rippalla » 875 5 

Ripparolium i 

Ozenia [ » 1864 7 

Oglanicum j 

Barbania » 128 10 

Fior. 9565 



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1 

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Terrae inferiore» ultra Durian* numero 24. 

Clavaxium fi. 1978 11 

Verruca 395 5 

Crcsccntinum » 1188 9 

Mons Caprellus » 879 9 

Sancta Agatha » 5244 8 



5 

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Growi Quarti 

Vercellae cuna mandamento et Rovasino . fi. 9624 1 2 

Galtinaria >» 684 8 2 

(ossatura » 593 10 3 

Rovaxcnda » 136 1 2 

Maglonom 173 6 1 

l.ozolum » 48 10 » 

Collobianum >» 169 7 2 

Casanova » 138 2 » 

Valdengum cum Villano » 494 6 1 

I ■ n 11 unicum » 220 9 ■> 

Sandillianum » 694 6 i 

Rugella cum mandamento » 10348 » 2 

Viveronum » 267 7 2 

Caballiaca » 762 1 1 

Torralium » 90 8 2 

Saluzolia » 770 9 2 

Tolcgnum cum Maglono » 204 1 5 

Monsaltus » 373 6 1 

Ipporegia » 6561 7 1 



Fior. 42045 
Lancette spenatae principatus numero 12. 



Bavnascum fi. 344 7 2 

Cardctum » 465 11 2 

Tur ris Sancti Georgii » 78 » 3 

Publiciae » 1029 6 

Candiolum » 149 11 1 

Gassinum 916 » 1 

Rivalba » 244 4 1 

Monsaltus et Pavayrolium » 165 » 3 

Bardazanura » 203 5 » 

Lovencitum 125 1 » 

Cherium cum mandamento » 11642 11 2 

Plocium » 202 2 

Terme Abatiae Pinerolii » 649 2 2 

Monsrcgalis cum mandamento » 14092 6 2 

Cuneum cum mandamento » 8883 9 3 

Rossana » 132 10 » 

Murellura » 517 » 1 

Revilliascum » 262 11 1 



Fior. 39917 
Aline terme ultra Duriam numero 13. 



d 



Septimum Tbaurinense fi. 526 

Branditium « 126 9 3 

Azellium » 344 2 3 

Sanctus Daraiamis » 98 7 1 

Roppolum • 310 4 2 

Ales » 157 4 2 

Quarenia cum Cerreto « 131 7 3 



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a 77 

Fiorini Groui Qwrli 

Monsastrutus il. 77 6 3 

Septimum Vitonum » 469 8 3 



» 117 3 2 

Burolium » 190 10 1 

Carcma prope Septimum » 58 9 2 

.... » 33 » 3 

Fior. 2622 lì 8~ 



Lancette spezsatae terrae Veleris numero 7. 







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3 








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Fior. 


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Terrae Nobilium Canapitii numero 6. 



Comitati!» Sancti Martini 


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Fior. 


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Summa summarum 


...» 


233303 


10 


2 



Die 11 decembm 1514. Computiu. 

Exaclio facta per spectabilem dominimi Georgiura de Buronlio de pluri quam 
fuerunt factae taxac terrarum infra scriptarum ultra taxam faclam per patriam. 





fl. 


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Quarenia cura Cerreto fl. 

Mons Astruclus 
Septii 



Burolium 

Careraa 

Nomalium 

Lemic cura ralle 
Sanctus Maurus . 

Orbazanum 

Drossum 





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Terrae nobilium Cerridoni 

Terrae episcopatus Iporegi ae 

Terrae quae minus solecrunl quam fueril laxatum per patriam. 

Monscalerius fl. 177 7 

Trana » 13 9 3 

Bagnoliura * 76 5 1 

Cerveriae » 6 3 » 

ATilliana » 1296 6 

Secusia » 648 3 » 

Lavnicum ' » 29 5 1 

Vicus cura valle » 7 5 2 

h volutimi » 13 6 » 

Collis Sancii Iohannis » » 7 3 

Vallis Turris » 

Druentum » 12 6 1 

Riparolium / an 

D r i • ! » ou » » 

Karbama \ 

Sancta Agatha cum capitaneatu et locis S. 

Germani et Trunzani » 212 6 » 

CÌTilas Vercellarum » 357 10 3 

Maglonum » 3 6 » 

Iporegia » 6 8 » 

Lanccum » 1 1 

Terrae abatiae Pinerotii » 25 4 1 

resorto » 720 6 I 



Septimum Thaurinense » 

Comitatus Sancti Martini 
Comitati» Valpergiae 
Comitatus Maxini 
Comitatus Castrimontis 

Revigliaschum 

Terrae prioratus NoTalicii 



Barba n 



i.i 



In calce della designazione delle suddette terre sta 
scritto — Tosa tocius patriae prò compoticione fiula 
rum Helveciis in civitate Ast existenlibus. 





2687 


4 






50 


9 


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396 


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76 


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24 


11 


3 




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28 1 



Terrae Principalità mimerò 17. 



Quarti 

Thaurinum 11. 7855 5 

Pineyrolhim » 5485 11 3 

Perusia cura ralle » 2033 11 2 

Valli* Sancii Martini » 904 3 3 

Sanctus Secundus » 783 4 2 

Bagnolium » 688 4 2 

Bargiae » 2741 7 1 

Enriae - 506 3 1 

Caburrum » 1680 » 2 

Vigonum » 2475 7 1 

Villafrancha » 2475 7 1 

Fossa num » 3057 5 1 

Buscha » 1903 8 2 

Savillianum » 8079 1 1 1 

Caballarium Mayus » 1904 7 2 

Monscalerium » 6417 10 2 

Cargnanum 2592 11 

Terrae Nobilium Princifiatus numero 57. 

Ploiaschum fi. 2441 7 3 

Combaviana » 730 7 

Baldisserium » 190 5 2 

Feruzaschum » 1679 1 1 

Ozasclium » 345 » 2 

Bricaraxiura • 1299 » 2 

Lucerna cum valle - . . » 5190 6 2 

Macellimi » 378 2 « 

Buriaschum » 266 » » 

Villanova » 382 1 1 

Moreta » 721 10 

Bufila .» 153 6 2 

Fabulae » 191 7 

Casale Grassum » 267 8 1 

Virlc » 476 3 

ae » 875 8 » 

«477 9 1 

Àyrascha » 304 9 3 

Nonum » 477 9 1 

Castagnole » 419 4 1 

Vicus Notus » 498 1 2 

Bacconixium « 1454 9 1 

Sutnma ripa de Boschi) » 839 9 2 

Salraatoriura » 192 2 » 

Villa Falletorum >. 852 6 

Genolia » 153 7 1 

Lagnaschura » 497 3 » 

Scarnafìxium » 455 » 2 

Monastcrolium » 610 * 3 

Caballarius Leo » 305 5 3 



S6 



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Fiorini Gfoui 

Lombriaschum fi. 345 1 1 

Caburretum • 133 4 1 

Trana » 347 11 

Bruynum » 113 4 2 

Planetie » 638 » 2 

Collegnum » 875 11 1 

Nobiles Bagnolii » 688 11 3 





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ViUae ierrae Veleris min 


lero 5. 












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4 








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4 


■ 



Lancette spasala* lerrae Veleris numero 19. 



Burgarum fi. 313 7 1 

Laynicum » 1250 4 2 

Ballane erium » 997 10 2 

Fianum » 368 » 1 

Baratonia » 368 « 1 

Cacia 174 3 2 

Sanctus Egidius » 174 4 5 

Vicus cum talle » 1103 3 3 

laToletum » 312 >• 1 

Collis Sancti lohannis cum valle » 348 » 1 

Vallis Turris • 275 10 3 

lagtonum » 197 5 » 

\lpignanum » 415 5 » 



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Druentum U. 613 

Rubianeta ■ 127 

Altessanum • 151 

Ripalta ■ 921 

Riparolium, Ozcnia et Oglianicutn • 1961 

» 135 



Croni 

2 
10 
1 

8 
6 



2 
5 



3 



Tetrae ultra 



24. 



Clavaxium fl. 2082 2 

Verucba » 416 2 

Crescentinum » 1250 8 

Mons < prcllus » 925 6 

Sancta Agatha » 5517 10 

C'mtas Vercellarum cum mandamento incluso 

Rovaxino » 10125 4 

Gattinara ... « 720 4 

Cossatum » 724 9 

RoTaxcnda • 143 2 

Maglonura . . . . 182 6 

Lczolum ■ 51 4 

Collobianum » 178 5 

Casanora » 145 4 

Valdcngum cum VUiano » 520 3 

Gaglianicum » 232 8 

Sandillianum • 730 8 

Bugella cura mandamento » 10887 » 

Viveronum » 281 6 

Caballiaca » 801 9 

Torratium >• 95 5 

Saluzolia - 810 11 

:um Maglano » 214 9 

Altus .... 392 11 

Iporegia » 6903 4 



2 
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3 



Lanctae spenatae Principatus numero 18. 

Baynaschum fl. 362 6 5 

Cardetum • 490 2 3 

Terrac Sancii Gcorgii 82 1 2 

Publiciac • 1083 I 2 

Candiolum » 157 9 » 

Gaxinum • 963 7 3 

Riyalba » 246 6 3 

Mons Altus et Pararolium » 174 8 

Bardatanum » 214 • » 

Lorencitura » 142 1 1 

Querium cum mandamento 12249 4 1 

Plotium » 213 4 3 

Terrae abbatiae Pineyrolii ■ 683 » 1 

Monsregalis cum mandamento ■ 14826 6 1 

Cuneum cum mandamento 9346 6 



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FiohM Grotti Qutrii 

Rossana ■ 133 9 » 

Murellum » 333 6 2 

Rcvigliaschum » 276 7 2 

Terrae ultra Ùuriam numero 13. 







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8 






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1 


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10 


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9 


2 



Lanceae spezzata* terrae Veteris ultra posila» numero 7. 



Cernie rum valle 11. 124 2 3 

Terrae prioratus Novalicii »» 212 5 1 

Allcssanum inferius » 58 1 2 

Sanctus Maurus » 26 2 

Orlrazanum » 198 9 

Drossiiim » 45 5 3 

Rnltassoiucrium » 51 2 5 

Terrae ìYoW/iwm Canapini numero 6. 

Comitato» Sancii Martini fi. 9.Ì14 4 5 

Comitatus Valp«:rgiae » 8496 3 3 

Comitatus Castri monti» » 2619 5 

Comitatus Maxini 1641 » 1 

Terrae nobiliura Cerwloni » 1296 » » 

Terrae episcopali!» Iporegiac » 1844 4 2 

Spcclabilis ilominus index Thaurini ....fi. 100 » > 

Ambasiatores Thaurini « 500 » » 

Capitatici Sanclac Agalhae » 210 » « 

Ambasiatores Sanclae Agalliac » 80 » » 

Dominus lubannes Cambiani • 200 » 

Ambasiatores Savilliani » 150 » » 

Dominus Rcmigius » 160 » 

Ambasiatores Cargnani » 80 » » 

Ambasiatores Bugellae » 415 » » 

Ambasiatores Verccllarum » 400 » » 

Ambasiatores Iporegiac » 500 » » 

Ambasiatores t igoni » 120 » >• 

Ambasiatores Avillianae » 455 » « 



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riattai 

Ambasiatores Pinerolii fi. 200 

Ambasiatores Montiscalerìi » 200 

Ambasiatores » 80 

Ambasiatores Secuxiae 160 

Dominus lobannes Marcus de Solario .... » 250 

Dominus lohanellus Provana » 200 

Dominus lobannes Franciscus de Azcllio . » 150 

Centoris » 100 

Portonerii » 150 

Raspis » 150 

Illustrissimo domino domino » 20004)0 

Illustrissimo domino Gomiti » 25000 

Illustrissimae dominac de Nemours » 5000 

lllustrissimae dominae Blanchae » 4000 

Reverendissimo domino archiepiscopo » 1000 

Illustrissimo domino Racconixii » 1000 

Reverendissimo domino Valenciac » 500 

Magnifico domino Maximiaci » 500 

Magnifico domino Ballcysonis » 400 

Magnifico domino praesidi Parpaliae » 400 

Magnifico domino praesidi patrimoniali ...» 500 

Magnifico domino Reani » 500 

Magnifico domino generali » 1000 

Magnifico domino Galianici » 400 

Magnifico domino secretano Vulliel » 200 

Reverendo domino prothonotario Vische . ■ 200 

Domino lacobo Anglexio » 100 

Domino Nicolao receptori » 200 

Conventui Sancti Francisci » 50 

Convcntui Sancti Dominici » 10 

Hostiario » 10 



Fior. 240550 



Charolus dux Sabaudiae, Chablasii et Augustac, Sacri Romani Imperli princeps, 
vicarìusque perpetuus, marchio in Italia, princeps Pedcmontium , coiues Gcben- 
ncsii, Baugiaci et Rotundi Monti» baro, Vuaudi, Gav et Fauciniaci. Niciaeque, 
Breissiac ac Vercellarum ctc. dominus. 

Universis facimus manifestum quod cum in generali congregatone trium sta- 
luum nuper in hac civitale nostra Tiiaurini facta nohis per patriam cisraontanain 
concessum fucrit subsidium scu donum gratuitum ducentum millium florenorum 
parvi ponderis prò gravibus oneribus nobis anlea occursis solvcndorum modis et 
lerminis infcrius expressis lune est quod optimam dictac patriae erga uos fidem 
et devotionem propterea merito experti subsidium et donum ipsum lihcnter et 
graciose ex nostra cerla scicntia sic acceptavimus et acceptamus ut nullo tem- 
pore cedat praeiudicio dictac patriae vel trahatur aut trahi valeat in consequen- 
liam volenles propterea et dcclaranlcs quod ipsum donum seu subsidium ptrsol- 
vatur et persoivi dcbcal nomine excepto vel exempto in tribus terminis videlicet 
lercia pars ad et per lotum mensem novembri» proxime venlurum et aliae duae 
terciae partes in duobus annis sequentibus in consimilibus terminis et hoc de 
moneta citra montes currenti computalo quolibet scuto auri de sole cugnorum 



a8G 

regi» ci Sabaudiac ad ralionem quinquaginla duorum grossorum sive augealur 
sivc minualur cursus monelarum et non aliter nec alio modo nolente» insupcr 
quod ipsi termini anticipar! valeant nec quis ante ipsorum eventum ad sotutio- 
nem ipsius coarctari valcat verum quod quittanciae recipiendorum ex ipso sub' 
sidio per receptorem illius gratis et libere iuxta solitum fieri debeant. Et in- 
super volentes subditos nostros dictae palriae grafia pcrlraclari uberiori eisdem 
liberaliler remiltimus et quitlamus quascumque poenas et mulctas eisdem imposilas 
per ipsos commissas et incursas ac in eos deelaralas quomodocumque tam occasione 
ibrtaliciorum viarum subsidiorum ac prò conducta salis et roydarum causa etiam 
expositionis monetarum extranearum vel ultra mctam expositarum quam aliorum 
onerimi non debito tempore factorum et solutorum concedentes insuper cidem 
patriae humiliter accepUnti et deposcenli in primis quod exactor dicti subsidii 
teneatur et debeat omnes pccuniarum quantitates per communitates ipsius patriae 
exbursatas ad causam mutui illustri fra tri nostro sincere dilecto corniti Geben- 
nesii Cacti de quibus constabit per confessioncs et quittancias ipsius illustri» fratris 
nostri vel exacloris ipsius mutui intrarc super viginti quinque millibus ilorenis 
cidem super dicto subsidio donatis. Item quod contra rolla tor sigilli cancellariae 
noslrae prò registris litlerarum indulgentiarum nihil capere debeat. Emolumen- 
tator vero circa exaclionem registri sui slatula nostra observarc teneatur. Item quod 
secretimi consilii nostri Th «urini residenti* non possi ni peterc nec exigerc prò 
qualibet interinalione graciarum per nos concedendarum subditis noslris dictae 
patriae nisi unum florcnum etiam si essent plurcs personae in eadem nominalae. 
Item quod daciarii civitatis nostrac Vcrcellarum clavaxii et aliorum locorum non 
possim nec debeant prò pedagiis aliquid innovare nec exigere ultra et praeter 
solitum quarumeumque mercanciarum praetextu. Item quod observenlur observa- 
rique debeant decreta nostra circa coinmissarios exlentarum disponentia quodque 
non compellantur ipsi de patria per ipsos commissarios ad consignandum nisi de 
viginti annis in viginti annos vcrum si contingat aliquas differenlias intcr ipsos 
commissarios qui prò tempore fucrint et consignari de ben ics oriri quod diffe- 
rcntiac huiusmadi decidantur coram Consilio nostro Thaurini residenti. Item quoti 
castellani et atti officiales nostri non capiant nec capere debeant prò expensis seu 
mengcaliis incarceratorum et detcntorum nisi grossos quatuor prò qualibet die 
mandante» propterea consiliis nobiscum et Thaurini residentibus praesidi et ma- 
Osiris camerae computorura , gubernatoribus , baylivis, vicariis, poleslatibus , 
iudicibus, castcllanis ac caetcris officiariis, commissariis et subditis noslris me- 
diati s et immediatis al quos spectaveril ci praesentes pcrvencrint seu ipsorum 
locatenentibus et cuilibet quantum unicuique spectabit el suo suberit officio sub 
pocna centum librarum fortium prò quolibet dictis consiliis et de camera infe- 
riori qualhenus huius-nodi declarationis et concessionis literas nostra» eidem pa- 
triae et eius posteri la h invia ipsarum tenorem leneant , altendanl el observenl 
observarique iacianl illacsas et in nullo contravenianl quomodolibcl opponant ir- 
ritum el inane quidquid secus fieri contingat ex eadem nostra certa scicntia dc- 
eernentes quibuscumque oppositionibus, excusationibus, exceptionibus et aliis in 
contrarium allegandis non obstanlibus quibus quoad haec derogamus et deroga- 
timi esse volumus per praesentes. 

Datas Thaurini die vigesima quarta marlii millesimo quingenlesimo decimo 
octavo 

Per dominum praesentibus dominis 

Illustri Philippo de Sabaudia comite Gebcnnesii 
R. Claudio de Seyssello archiepiscopo Thaurincnsi 
Bernardino Parpalia cismontano praeside 
Claudio domino Balleysonis barone Sancti Germani 
Gabriele de Laude praeside patrimoniali 
Francisco Provana 



a. 0 7 



lohanne de Lucerna 
leronimo Acacia 

Francischo de Boscho domino Pressiati magistro liospicii 
Ludovico Gorra ti magistro requesta rum 



Vulliet 



Karolus dux Sabaudi ae, Chablasii ci Augustae, Sacri Romani lmperii princeps, 
vicariusque perpeluus, marchio in Italia, princeps Pedemontium , Comes Geben- 
nesii, Baugiaci et Rotundi Monlis , baro Vaudi, Gai et Faueiniaci , Niciaeque , 
Brcvssiae ac Vcrcellarum etc. dominus. 

iJnivcrsis facimus manifestum quod rum prò parte bencdileclorum fidelium 
nostrorum patriae nostrae cismontanae nobis humililcr supplicatum extiterit ut 
omnes et singulas eorum (ranch ixias, conccssioncs , conventiones , privilegia, bona» 
consuetudine*, libertates, statuta et capitula patriae locorum castrorum et nobi- 
lium ipsius patriae alias concessas et concessa tam in specie quam in genere per 
illustrissimos praedecessores nostros et nos confirmare et de novo concedere ohscr- 
varique mandare dignaremur bine est quod nos supplicationi eorum super iis nobis 
factac benivole annuentes prò nostra in eos liberalitate et benivolentia quos fi- 
delissimos et obsequiosos semper erga nos deprebendimus volentes siquidem 
graciam et benefficentiam nostra m in eos extcnderc ex nostra certa scientia po- 
testatisque plenitudine ac consilii nostri super biis delibcrationc praebabita prò 
nobis et nostris ipsas francbisias, concessiones , conventiones, bonas consucludi- 
nes, libertates , statuta et capitula eidem patriae nostrae cismontanae et suac 
posteritati prout per illustrissimos praedecessores nostros et nos concessae et con- 
iirmatae, concessaque et confermala fuerunl ha rum serie conhrmamus et appro- 
bamus ac roboris fìrmitatem obtincre volumus etiamsi per contrario* aclus esset 
ili i-i derogalum et contraventum mandantes propterea consiliis nobiscum et Tbau- 
rini residentibus praesidi et magistris camerae computorum nostmrum gubcrna- 
toribus, baillivis, vicariis, potestatibus , iudicibus, castellanis ac caeteris oflicia- 
riis, commissariis et subditis nostris mediatis et immediatis ad quos spcctabit et 
praesentes pervencrint scu ipsorum locatencntibus servientibusque generalibus 
et cuilibet ipsorum quantum unicuique spcctabit et suo suberit officio sub poena 
ecnlum librarum forlium prò quolibet dictiB consiliis et de camera inferiore 
quatenus buiusmodi confirmationis literas nostras cidcra patriae et eius posteri- 
tati iuxta ipsarum tenorem tcneant, attcndant et observent obscrvarique facianl 
illaesas et in nullo contraveniant quomodolibet vel opponant irritum et inane 
quicquid secus fieri contingat ex eadem nostra certa scientia decementes qui- 
nuscumque in contrarium allcgandis non obstanlibus quibus quoad haec deroga- 
mus et derogatimi esse volumus per praesentes. 

Datas Tbaurini die vigesima quarta martii millesimo quingcntcsimo decimo 
octavo. 

Per dominum praesentibus dominis 



Claudio de Balleysonis barone Sancii Germani 
Gabriele de Laude pracsidc patrimoniali 
Francisco Provana 
lohanne de Lucerna 
leronimo de Acaciis 





Vulliet. 



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Extractum fuit a proprio originali debite sigillato et subsignato per supra- 
seriptum dominum secretarium Vulliet et per me Ioliannem Iacobura Garntam 
nolarium subsignatum et raeum solitum manuale signum apposui in testimonium 
omnium praemissorum. 

Manualmente sottoscritto — lobannes lacobus Garrita. 



Terme Princioatus numero 17 

Fiorini Crout QQUtl 

I II un i riunì fl. 1441 4 3 

Finerolium » 1006 7 

Secuxia cum ralle » 373 2 

Valli» Sancti Martini » 165 11 

Sanctus Sccundus , » 143 8 

Bagnolium » 126 3 

Bargiae 503 2 

Enviae » 56 2 

Labili nini » 308 5 

Vigo ii una • » 454 3 

Vitlafrancba ■ 454 3 

Fossanum 56 1 » 

Buscha » 349 2 

Savillianum * 1482 6 

Caballarium Maius » 349 6 

Carignanura » 475 9 

Monscalerius » 1177 7 



Terrae nobilium Principato* numero 57. 









2 






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2 




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1 






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11 





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Croui Quirii 



Vicus Notus fl. 91 

Racconixium » 266 

Summaripa de Boscho » 154 

Salmatoriura » 35 

Villa Fallctorum 156 

Genola • 28 

Lagnaschum » 91 

Scarnafixium » 83 

Monasterolium » 112 

Caballarìus Leo 56 

Lumbriaschum 63 

Caburretum » 20 

Trana » 63 

Bruinum » 20 

Planeciae 126 

Collegnum » 160 

Nobilcs Bagnolii 126 



4 
11 
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3 
1 
1 

3 
1 



Lincea? spennine Principahts numero 17. 



Polungheria 



Panchalerium 

Ripa prope Cherium 

Pouivarinum 

Caramania 

Cenreriae 



Garruchum 

Trinitas 

Sanctus Albanus 

Cravcxana 

Bovisium , 

Piperagnuro 

Benncttac 

Clusa 

Cadralium 



Villa* terrae Veleris. 



Avilliana 



terrete Ve lerts 



Laynicum 
Balangeriu 



fl. 


73 


2 


» 




145 


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Fionni Ctoni Quitti 

Fianum 11. 67 6 2 

Baralonia » 67 6 2 

Cada i 31 11 3 

Sanctus Egidius » 31 11 3 

Vicus cura valle » 202 3 2 

lovalelum » 57 6 2 

Collis Sancti lohannis cum valle » 65 10 » 

Yallis Tui ris » 50 7 5 

lallionum » 36 2 » 

Alpignanum » 76 2 1 

Di m ni imi » 112 6 3 

Rubianeta » 23 5 3 

Altessanuro supcrius » 23 10 

Ripalta » 169 

Hiparolium cum Ozcnia et Oglanico » 560 « 

Baronia » 24 10 5 

< rescentinum ■ 229 5 

Mous < aprdlus » 169 9 .• 

Sancta Agatha » 1012 5 

(.ominunitas Verccllarum cura mandamento 

sub quo includitur Rovaxinum » 1857 10 5 

Gattinara - 132 2 2 

< '-ossatura » 114 7 3 

Rovaxenda 26 9 1 

Maglonum » 35 6 » 

Lozolum , » 9 5 

r>olIobianura » 52 9 » 

Casanova » 26 8 1 

Yaldengum cura \ diano « 95 5 2 

Gallianicura » 42 7 3 

Sandilianum » 134 « 5 

Bugella cura mandamento » 1997 7 2 

Viveronum , 51 8 

Cabaliacha - 147 1 1 

Torratium » 17 6 2 

Saluzolia » 148 9 2 

Tollegnura cum Maglano » 39 4 5 

Monsaltus » 72 1 2 

Ipporegia » 1266 8 » 

Lanceae speaalae terrai- PrincijHitm numero 16. 

Bavnaschum 11. 66 5 1 

Cardetum » 89 11 2 

Turris Sancii Georgii * 15 » 5 

Pubbliciae » 198 9 1 

Candiolium » 28 10 3 

Gassinum ■> 176 9 2 

Rivalba w 45 3 1 

Monsaltus et Pavarolium » 31 10 1 

Rardazanura » 39 2 1 

bovencilum » 26 1 » 

Cbcrium cura dislrictu » 2247 7 2 



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2yl 



Fiorini Grotti ginn. 



IMocium 11. 

Terrae ubbatiae Pincrolii » 

Mona Regalia cum mandamento ■ 

Cuneum cum mandamento » 

Rossana » 

Murcllum » 

Rcviglaschum 



Terrae ultra Duriam 



13. 



Septimum Thaurinense fi 

Brandiciura » 

Azcllium » 

Sanctus Damianus 

Ropolum • 

Ales » 

Quarcnia cum Cerreto » 

Mons Astrutus » 

Septimum Vitonum » 

Dorzanum » 

Rurolium » 

Carcma prope Septimum » 

Nomalium » 



Lanceae spezzatae terrae Veteris ultra iam /«m/a.» 



Lemic cum valle il 

Terrac prioralus Novalicii 

VI tessami ni inferius 

Sanctus Maurus 

Orbazanum 

Drossum 



Terrae Nobitium Canapi! ii numero 7. 



< Communi tas Santi Martini fi 

(iommunitas Vallispergiac 

Communitas Castromonlis 

Communitas Maxini 

Terrac nobiliura Cerridoni 

Terrae episcopati^ Iporegiae 



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Taxa locorum prò subsidio 



Terme Principati numero 17. 

Fiorili Oroui Quarn 

Thaurinum fl. 8837 4 1 

Pinayrolium 6171 8 S 

Perusia cuni valle » 2288 5 » 

Vallis Sancti Martini » 1017 4 1 

Sanctus Secundus » 881 3 1 

Bagnolium » 774 5 » 

Barciae 3084 3 5 

Enviae 344 6 5 

Caburrum » 1891 2 ■ 

Yieonum » 2785 » 5 

Villafrancha 2785 - 3 

Fossanum » 3439 7 2 

Busclia » 2141 8 >» 

Sarillianum • 9089 1 1 

Caballarius Maior » 2142 8 2 

Darignanum » 2917 » 2 

Monscalcrius » 7220 1 1 



Fior. 57811 



Terra* Nobilium Principalus numero 37. 







2746 


10 


1 






821 


11 


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9 


1 






560 


4 


5 



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a 9 3 



Racconixium 

Summaripa de Boscho 

Salmatonum 

Villa Falcttoruro 

Genola 

Laygnascbum 

Scarnafixium 

Monasterolium 

Caballarius Leo 

Lombriaschum 

Caburretum 

Traila 

Bruinum 

Planiciae 

Collegnum 

Nobile» Bagnolii 



Fiorini Croni 

7 

9 
2 



1636 
944 
216 
959 
172 
559 
511 
686 
545 
388 
127 
391 
127 
774 
985 
775 



9 
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5 
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3 
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Fior. 27440 



Poi un gheria fi, 448 

Pancbalerium » 893 

Ripa prope Cberium » 1034 

Podivarinum » 1626 

Cara mania ■■ 1107 

Cerveriac ■ 344 

Benae » 1622 

Carruchum » 742 

Trinitas » 198 

Sanctus Albanus » 550 

Cravexana » 257 

Bovisium » 1041 

Piperagnum » 2579 

Benetae 441 

Clusa 483 

Cadralium » 1225 

■ 155 

Fior. 14749 



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1 



Viila» terra* Veteris 



Avilliana fl. 14080 

Secuxia » 7040 

Rippolae » 4693 

Lanceum cuna mandamento » 4693 

Ciriacbum cum castellata et Cascllis » 4693 

Fior. 55202 



5 
1 
10 
10 
10 



1 

51 
2 
2 



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Lanceae .tpeaatae lerrae Veltri* numero 19 



Burgarum fi 

Lavnicum 

Balangerium 

Fianum 

Bara Ionia 

Cacia 

Sanctus Egidius 

Vicus cum ralle 

Gevoletum 

Collis Sancii Iobannis cum valle 

Vallis Turris 

lallionum 

Alpignanum 

Druentum 

Rubianeta , 

Altessanum superioris 

Ripalta 

Riparolium cum Ozenia et Oglianico 



352 
1406 
1122 
414 
414 
196 
196 
1241 
551 
391 
510 
222 
467 
689 
143 
147 
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Fior. 11462 10 



Terra* inferiore» ultra Durian» numero 24. 

Clavaxium fl. 2542 5 

Verrucha » 468 2 

Cresccnlinum » 1407 » 

Mons Caprcllus » 1041 3 

S.* Agatha cum S. Germano et capitaneatu » 6207 7 
Civitas Vcrcellarum cum districai et loco Ro- 

vaxini » H391 » 

Gattinaria » 810 5 

Cossatum >» 702 11 

Rovaxenda » 161 1 

Maglonum » 205 4 

Lozolum » 57 9 

Collobianum » 200 9 

Casanova ■> 163 6 

Valdcngum cum Viliano » 585 5 

Galliamomi ■ 261 3 

Sandilliantim » 822 » 

Bugella cum dislrictu » 12247 10 

Viveronum » 316 9 

Cabaliacba » 902 » 

Torratium 107 4 

Saluzolia » 912 3 

Tollegnum cum Magliano » 241 7 

Monsalrus » 442 1 

Civitas Iporegiae 7766 3 

Fior. 49764 4 



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Fior. 47232 


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Attae lerrae vlira Ihtriam nun 


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Fior. 


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2 9 G 



Terrae Comitalus Campita numero 6. 







Grani 






fl. 10703 


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Fior. 28588 


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per patrùun taxalis. 



1503 fl. 259160 4 

Non habuit effettuiti 1505 » 194000 . 

1505 » 196898 6 

1509 » 215357 1 

1511 » 107679 

1513 45037 8 

1514 » 234303 6 

1518 » 245454 7 

1522 • 276136 6 

1526 » 50598 5 

1528 » 24486 6 

Non habuit effettuai 1530 » 196896 4 

1530 • 201113 2 

Non babuit effettuai 1533 » 295349 9 

1533 345628 4 

Summa ... « 2888062 2 

Deducuntur . . . ■ 686248 2 

Restant ...» 2201814 » 



3 



3 
2 
2 
2 
2 
2 
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2 
3 
3 



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lo'22 



Vigoni — 25 et 30 



Acta congregationis triiun statuwn patriae cismontanae (t). 



Sequuntur cani tuta per tres status fidelissimae patriae ducalis cismontanae cou- 
gregatos in hoc loco Vigoni ex ducali mandato ad causam doni illustrissimo do- 
mino domino nostro Carolo Sabaudiae etc. duci gratiose concessi , et facta prò 
oneribus per memoratum illustrissimum dominum nostrum dominum ducem 
hactenus supporUtis, ac et'iam prò felici et primo adventu illustrissimae et ex- 
cellcntissiraae dominac nostrac Bealricis ducissae Sabaudiae, solvendi per totani 
palriam ipsam, nemine excluso, sive exempto, videlicet anno Domini millesimo 
quingentesìmo vigesimo secundo, die vigesima quinta mensis ianuarii. 

Humiliter supplicantes ipsi tres status praetibato illustrissimo domino domino 
nostro, dignetur eidem patriae in Tira pacti concedere, et largiri capitula, frati - 
cbixias, stallila, et privilegia infrascriptas, et infrascripta. 

Marruchi. 

Et primo: ipsi tres status donant praelibato illustrissimo domino domino nostro 
florenos ducentum mille, praelibalaeque illustrissimae dominae dominae nostrac 
ob eius felicem novumque adventum florenos quinquaginta mille, et illustri do- 
mino Philippo corniti Gebennesii eius fra tri florenos sexdecim mille : itera et il- 
lustrissimae dominae dominae ducissae de Nemors eius sorori florenos quinque 
mille ex causis in distributione nominatis : ea taraen lege, et pacto, ac con ve n- 
tione, quod solvantur generaliter per totam ipsam patriam cismontanam, nomine 
excluso, sire exempto, et ullo unquam tempore dictae patriae non cedat in prae- 
iudiciura, nec trahatur, vel trahi valeat in consequentiam quovis modo, sive dici 
possil ob id ipsa patria in posterum obligata ; quodque ipsi floreni ducentum 
mille persolvantur in tribus annis , et tribus terrainis; videlicet tertia pars Itine 
ad festum Nativitatis Domini Nostri lesu Christi proxime venturum , alia tertia 
pars illinc ad aliud festum Nativitatis proxime sequuturum anni scilicet millesimi 
quingentesimi vigesirai tertii; et residuum illinc ad aliud festum Nativitatis pro- 
xime sequuturum. Quodque ante ipsos tcrminos exactio ipsius doni fieri non 
possil, nec quis a reta ri , seu raolcstari ad solvendum debeat, non obstante lege 
disponente, debitorem fisci ante tempus posse convenir*! , et aliis iuribus in con- 
t ramini disponentibus non obstantibus. quibus per praesentes intclligatur renun- 
tiatum et de roga tu no per praelibatum illustrissimum dominum dominum nostrum, 
et fiat ipsa solucio de moneta currente generaliter per patriam tempore solucio- 
num fiendarum , et durante tempore solucionum huiusmodi fìendarura non possit 
minui ipsa moneta; et magnificus dominus generalis, seu exactor ipsius subsidii, 
seu doni non valeat , nec possit aliquos quartos exigere, imo teneatur quitacio- 



(1) 



38 



♦ 



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39 8 

nes prò huiusmodi dono dare, el conficcre, ac expedire gratis, et sine constu, 
quibuscumque in contrarium disponentibus non oustantibus. 

Responsio. Acceptat illuslrissiraus dux bono corde, el non intendit , quod tra- 
hatur in consequentiam , et contenlatur de lerminis , ita quod moneta non pos- 
sit augeri, nec miniti . nec valor scuti cxccderc possit in solucione dicti subsidii 
fienda summam sexaginta unius grossi , mandans generali , ut obscrvet , et non 
exigat aliquos quartos. 

Marrucbi. 

Item: quod con6rmenlur, et de novo dentur, ac in vim pacti concedantur, et 
observentur, et quas placeat confirmare , et de novo concedere omnes , et sin- 
gulas francbixias , concessiones, pacla, privilegia, bonas consuetudincs, liberta- 
ics, statuta, capitula palriae, locorum, castrorum , et nobilium alias concessa*, 
et concessa tam in specie, quam in genere, et tam per illustrissimos dominos 
praedecessores praelibati illustrissimi uomini domini nostri, quam per ipsum, 
quae hic prò expressis et specifìcalis habeantur, ac si de verbo ad verbum fuis- 
sent spccifìcatae et specificata , etiamsi per aliquod tempus fuisset illis d eroga - 
tum, seu contraventum per non usum, seu contrarium usum. 

Responsio. Illustrissimus dominus confirmat et approbal francbixias , concessio- 
nes, convenliones, bonas consuetudine , liberiate», statuta et capitula, prout 
per suo» illustrissimos praedecessores et suam excelientiam concessae et con- 
firmatac, concessaque et confirmata fuerunt, vultque ea omnia roboris firmita- 
lem obtineri , etiamsi per actus contrarios essel illis derogatum , aut contraven- 
tum : non tamen intendens bic includi concessiones concernenles focagia Cuney, 
et mandamenti, prò quibus lis pendei corani suo Consilio. 

Marrucbi. 

Item: quod omnes, et quaceumque pocnac impositae, seu declaratae per quos- 
vis commissarios et officiarios contra communitatcs, et quascumque personas 
particulares tam occaxione rortaliciorum , viarumque , et subsidiorum , ac prò 
eonducla salis, et roydarum, aliorumque onerum non debito tempore factorum . 
et solutorum , neenon racione expositionis monelarum , extranearum ac ultra- 
metam expositarum remiltantur, et annullentur; et quod prò ipsis quis de cae- 
tero per quempiam non possit quovis modo pracmissorum occaxione molestari. 

Responsio. Placet illustrissimo domino. 

Marrucbi. 

Item : quod praetexlu doni praesentialitcr concessi illustrissimo domino do- 
mino nostro duci praelibato non compellanlur ipsi de patria ad solucionem per 
aliquos commissarios, sed per ordina rios locorum dumlaxat, nec aliter arctenlur 

Resiwnsio. Placet illustrissimo domino, quod fiat cxaclio iuxta solitum , et con- 
suctum, vocalo ordinario, ita quo<l non fiant aliqui abusus, nec desti ne tur nisi 
nnus commissarius prò qualibel vice, et quolibct loco, nec mandetur ante tem- 
pus, sive terminos solucionum ficndarum. 

Marruchi. 

Item: licet in decretis dominicalibus processum fuerit circa forrcrios, et pro- 
visores victualium domus exccllentiae veslrae, quia tamen non obscrvantur, sup- 
plicai ipsa patria de novo eidem concedi , quod per forrerios, et provisores ipso* 
observentur ipsa decreta dominicalia maxime posila in libro secundo decreto- 
rum sub rubrica protisores victualium , et aliud subacqueo» sub rubrica qualiter 
m emendo victualia etc. , nec non aliud in decretis illustrissimi domini domini 
nostri ducis Pbiliberti ultimate defuncti sub rubrica de provisoribus confirmata 
per celsitudine»! vestram sub anno millesimo quingentesimo decimo quarto, el 
quod si conlingat ipsos provisores excedere formam dictorum decretorum domi- 



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nicalium, franchixiaruiDque, et pactorum alias concessarum , ci inbilorum liciluin 
sit, et liceat ipsis hominibus, et patrìae loco rum non parere requisilionibus, et 
mandati» dictorum provisorura , et forreriorum , non obstantibus literis con- 
cessi* (1) 

fìtuponsio. Placet illustrissimo domino nostro, quod sta iuta a se confirmata ob- 
acrvcnlur, et pariter franchixiae, et pacta a se concessae, et inhila prout in eis 

compcrietur (I) mandai, et prò co rum observanlia , et ut tollatur 

omnis occaxio malignandi decernit literas ex nunc, quibus vult non pareri im- 
pune ipsis forreriis, et provisoribus, nisi prese ntent literas domini magtstri hospi- 
cii, qui prò tempore senriet debite signatas, quibus pareri vult, et debitam re- 
troscriptionem fieri de provisione facta , adeo ut decreta super hiis disponencia 
obscrventur. 

Marruchi. 

Ilem : quo<l non cogantur subditi , et communitates ad conducendum , seu 
conduci faciendum captivos, et minus ad associandum aliquos commissarios prò 
aliquibus actis fiendis, nec non ad conducendum »ina, et alia victualia de uno 
loco ad aliud , nisi salterò mediante iuxta mercede taxanda per ordinario» , seu 
sindicos, vel consules locorum ad formami decreti rei francliixiarum , seu pacto- 
rum super hoc disponenti*, scu disponcncium. 

Re$poruio. Placet illustrissimo domino domino nostro quoad primum caput de 
conductione et associatane captìvorum , et commissariorum nisi mandatum de 
biis specialera mentionem faciens emanaret a se Tel altero consiliorum suo rum 
residenti», aut cismontani, vel nisi fieret praeceptum conducendi , aut associandi 
imminenti necessitate , ita ut periculum essct in mora recurrcndi ad suam ex- 
cellentiam, rei altcrum duorum consiliomm suorum, non intcndens, quod com- 
■nunilates astringantur abinde ad conduclioncs et associationes huiusmodi extra 
disi i-ictus et territori a sua, nisi usque ad locum propinquiorem , ubi conductos 
remittant officialibus et s'indici» eiusdem loci tute per eos adducendos per eo- 
rum tcrritoria. et sic successive usque ad locum destinatum obscrventur. Circha 
secundum caput de conductione vinorum et aliorum victualium vult observari 
franchixias super hoc disponente», si, et prout in eis contineri, et a sua excel- 
lentia confìrmatas esse comperietur. Mandans roagistro hospicii prò tempore ser- 
vienti , ut per suas literas super hiis opportune provideat , quibus vult rescribi , 
ut in praecedenti capitulo de victualibus dictum est. 

Marruchi. 

Ilem: quod commissari!, procuratores, fisca Ics, et praeposili marescalomm, ac 
e .i et eri qui mandanlur ad capiendum captivos, et prò exequutionibus co tura de- 
linquentes fiendis non possint, nec debeant bona talium captìvorum, seu intitu- 
latorum capere, vel exportare, seu exporlari faccre, sed bona ipsa si circa ilio- 
rum levacionem se extendat commissio capiantur , et inventarìzentur per ordi- 
nario* locorum, et ponantur pencs tercium custodienda, donec aliter per excel- 
lentiam vestram provisu ni sit, et hoc citra derogacionem franchixiarum in specie 
comraunitatibus concessarum in contrarium disponencium. 

Rmpomio. Placet illustrissimo domino , domino nostro dummodo non fiat in 
executionem iudicati, et speciali ad hoc mandato ipsius illustrissimi domini, vel 
consiliorum suorum. 

Marruchi. 

Item : quia dicuntur de mandalo vestrae excellentiae faclae nonnulla e probi - 



(1) La prima Ileana si può riempiere con probabile supplemento servendo twl conctitndìt i« 
toutrarium tic , e la seconda col verbo i^ttrvari 



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J 

bilìoncs tam gcnerales , quam particulares circha emptores fiali* extra patriam 
ideo supplicai ipsa patria dignelur eadem excellentia veslra declarare mentis suae 
non fuisse, nec esse per quascumque proli ibitiones lana generale*, quam spccia- 
les hactcnus factas voluisse, nec velie derogare conventionibus, seu facullatibus 
eoncessis ipsi patriae per quondam illustrissimos praedecessores vestros circha 
libertatem emendi , et conducendi , ac vendendi sai tam in patria , quam extra 
patriam, imo velie ipsas conventiones , et facultates cum privilegiis circha hoc 
conecssis observari , quibuscumque forte in contrarili!» hactenus faclia non ob- 
stantibus, et circa bonitatem, et mcnsuram salis, et precium eiusdem observen- 
tur privilegia, et conecssiones concessa, et concessae ipsi patriae tam per excel- 
lentiam vestram, quam per illustrissimum dominum dominum Ludovicum du- 
cem, et illustrissimam domìnam doiuinam Yolanl ducissam,et alios omnes prae- 
decessores illustrissimae dominationis vestrac, tenealurque , et debeat gabcllalor 
in mensuratione salis teneri Tacere mensuram planam et plenam iuxta formarci 
aliorum privilegio rum , quodque prò pedagiis Vercellarum et Clavaxii non ca- 
pianlur, nec capi debeant per dominum gabellalorem ultra grossos deccm octo 
Sabaudiae prò qualibet carrata salis monetae currentis tempore solucionum fien- 
darum undecumque, et ad quemeumque locum conducatur, prout antiquitus con- 
suetum erat. 

Uesponsio. Dcclarat illustrissimus doroinus mentis suae non fuisse, nec esse de- 
rogare prislinae et solitae libertati patriae suae circha emptiones, et vendiciones, 
ac abductiones salis, et quod circha eius qualitalem , precium, mensuram, et 
mensumndi m od uni , nec non exactionem pedagiorum Vercellarum et Clavaxii 
fiat secundum quod fuit per praedecessorcs suos, eiusque excellentiam super hoc 
provisii m, volens omnes vcndenles sai circha mensuram idem observare. 

Marruchi. 

Item: quia per excellentiam vcstram fuit ab aliquibus annis citra augmentata 
laxa sigilli, quod in grave dampnum palriae cedit, ideo supplicai ipsa patria, ta- 
xam ipsam sigilli ad pristinum statum reduci, nec pati quod haec patria sii de- 
terioris condicionis, quam patria ultramontana, in qua ninil fuit innovatum, quo- 
niam etsi patriae sint diversarum linguarum , animo tamen , et fidelitate parcs 
sunt, eosdemque et modis et formis traclari debent. 

Itespoitsio. Quia monetae frequentius variantur in extrinseca , et intrìnseca bo- 
llitale in hac patria , quam in ultramontana , et liabita relacione ad tempora 
praelerila taxa sigilli liti ramni hodie polius sii diminuta , quam aucta, con- 
siderato antiquo valore monetae, et ex huiusmodi necuniis iudicantium stipendia 
persolvuntur, interdicta sportulanim recepitone ad patriae utililatem , ideo non 
putal recedendum a taxa quae observalur saltem donec super raonelis provisum 
fueriL 

Marruchi. 

Ilcm : quia ipsa patria inlellexit fuisse factam ccrtam retractionem secretario- 
rum et unionem scribaniae magnifici consilii residentis cum excellentia vestra , 
quod non cedit in utililatem illustrissimae dominationis vestrae, sed in grave 
dampnum patriae et subditorum pluribus ex causis, et specialiter quia ipsi sub- 
diti prò expeditione literarum et scripturarum si ipsi secretarli sint in pauco 
numero, et in una et cadetti scribania cogantur prò consequenda expedicione 
plus solvere , coganturque facere maiores expensas super hospiciis ultra perdi- 
cionem temporis, quam si secretarli sint in numero libero, et scribaniae sepa- 
rante, et tilterius per aliquos subdilos poncntur filli eorum ad doctrinam , seti 
practicam , qui illas sequentes ficnt homines docti, et praclici, promptioresque 
ad praestandam servittttcm illustrissimae dominationi vestrae, ac ad relcvandum 
parentes, et affines, lotamque patriam. Ideo huniililer supplicai ipsa patria, di- 



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3o i 

gnetur excellentia vestra reintegrare secretarios , et secretarias , prout solitum 
erat, et alias confirmare concessione!» factam ipsi patriae per illustrissimam do- 
rainam domimi m Yolant sub anno millesimo quadringentesimo septingentesimo 
tcrtio die scxta aprilis capitulo quinto. 

Réspotuio. Placet illustrissimo domino , quod un'io secre tariorum facta dissolva - 
tur per domimim cancellarium , cui committit, ut separacionem faciat, et oppor- 
tune provideat secundum mentem concessionis in pctitione enunciatae. 

Marrucbi. 

Item: et similitcr quia dicilur, excellentiam vestra in velie Tacere resecationcm 
commissariorum causarum civilium , ac procuratomi» , quod etiam tenderet in 
grande dampnum subditorom multi* de causis, et maxime supradictis de secre- 
tariis, supplicai ipsa patria, quod excellentia vesti* dignetur non lacere aliqua- 
lem resecationem, sed sint in solita liberiate; et quod serventur staluta ducali» 
super ipsis commis&ariis disponencia. 

Responsio. Placet illustrissimo domino nostro, quod illi de patria sua supplicante 
sint in liberiate procuratomi», et commissariomm, ut hactenus fucront. 

Marmcbi. 

Item : quod notarii recipientes, et qui receperunt instrumenta teneantur illa 
levare, et exigere, videlicet iam recepta infra quatuor annos proxime venturos , 
recipicnda vero infra quatuor annos post eomm receptionem; et lapsis ipsis qua- 
tuor annis, non possit quispiam astringi ad solution! in eomm per ipsos notarios, 
eommve beredes, et successore», aut aliam personam submissam, nisi ad postu- 
lacionero quorum intererit , et ulterius declarari per excellentiam vcstram de- 
cretura dominicale loquens de taxa commissariomm , et divisionum, ac huiusmodi 
se extcndi, et locum habere, etiam quoad inslmmenta transactionum , et sen- 
tcnciarum arbitraroentalium bendatura , et perficiendamm super haereditatibus , 
et successionibus cum dependentibus , et etiam quoad inslmmenta dotalia. 

Responsio. Placet illustrissimo domino, et ita declarat iuxta postulata . cxceptjs 
loci* , in quibus protocolla notariorum sua e excellentiae spectant , in quibus 
quadriennium praedictum solum currere incipiat a tempore disposicionis bendar 
de ipsis prolocollis per suam excellentiam. 

Marmcbi. 

Item : quia in quacumque causa criminali quando exaroinantur testes in forma 
iudicii intcrvcniat et intervenire debeat adiunctus prò parte inlitulati , si illum 
praesenlarc voluerit, alias, quod examen ipsum reddatur nullum. 

Rexponsio. Placet illustrissimo domino nostro, quod examina fin nt per iudicem . 
coram quo causa agitabilur , aut per comraissariura neutri parti suspectum , et 
utroque casti cum debitis interroga toriis, et si in iudicem iusla suspicionis causa 
adducatur, vel in commissarium partis non conveniant, mandai, quod eius can- 
cellarius, vel qui eo absente lenebit sigillum opportune provideat, ut sine suspi- 
cione ad examina procedatur; volens, quod quando ordinarli mferiorcs suis con- 
siliis et iudici generali crìminalium examina comioittent, admitti adiunctum , ut 
postulatur. 

Marrucbi. 

Item: quod prò observancia privilegiorum , quibus disponitur, quod primae et 
secundae causarum cognitiones respeclive in locis babentibus ipsas cognitiones 
spectcnt ordinariis, quae tamcn privilegia quolidic inlerrampuntur per citationes, 
quae fìunt instantibus dominis procuratoribus fiscalibus, et clavariis locorum, seu 
eomm locatencnlibus , qui nescientes aliter interrompere ipsa privilegia, et etiam 



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3o2 

statuto loco finn Ci cluni subditos evocaci sub clipeo, quod tntendunt illos esami- 
nare tamquam testes, quamvis citentur tamquam principales , et postea dclinen- 
tur, sicque redduntur ipsa privilegia inutili ) : dignetur cxcellcntta vestra man- 
dare omnes causas tam civile», quam criminales nunc pendentes contea formam 
ipsorum privilegiorum co rum magnifìcis consiliis remitti coram ordinariis prò 
primis et secundis cognitionibus respectìve in locis illas habentibus ; et quoti si 
volucrint pracdicti domini procuralores fiscale» et clavarii locorum cxaminare 
aliquem tamquam testem acccdant et accedere debeant ad loca eorum habita- 
cionum , nec possint deinceps aliqui subditi de patria ettari , rei extrahi extra 
iurisdicionem eorum iudicis ordinarti , et cum clausula irritativa e te. 

Responsio. Placet illustrissimo domino nostro, ut observcnlur privilegia haben- 
tibus ea circa primas, et secundas cognitiones, et quod abinde nemo extrahalur 
contra formam ipsorum privilegiorum a loco domicilii , ita quod non iinpediatur 
lam in civilibus, quam in criminalibus cognitio prima, nec secunda ubi est prae- 
textu, et sub umbra citacionis de ipsis tamquam testibus. Mandando consiliis, et 
iudicibus, coram quibus causae in peticione relatae verluntur , ut eas, si remil- 
tendae sint, ordinariis rcraittant. 

Marruchi. 

Ilem: quia secretarti tam magnificorum consiliorum , quam aliorum iudicum 
ordinariorum curiarum tcmporaltura aliquando nomine proprio, et aliquando per 
alias personas, quibus cedunt, et donant processus, nituntur prò exactione ipso- 
rum processuum ventilatorum in praedictts curii» tcmporalibus traherc , et tra- 
hunt , seu trahi faciunt subditos coram reverendo domino subconscrvatore sludii 
Taurincnsis, aliisque diversi» iudicibus ecclesiastici», coram quibus etiam prò maiori 

summa etc non cilatis sai lem legilime subditi ipsi diversas patiuntur ex- 

pensas excedentes aliquando, et ut plurtmum principale debitum ; ideo supplicai 
tpsa patria, quod dignetur excellentia vestra poenaliter inhibere quibuscumque 
secrelariis et procuratoribus teraporalibus, ne amodo in antea prò laxatione 
huiusmodi processuum, et scripturarum, seu patrocinii audeant,vel praesumant 
per se, vel altos quomodocumque , et qualitercumquc trahere aliquem patriotam 
coram alto iudice, quam coram co, coram quo factt, et factae fucrunl huiusmodi 
processus, et scripturae, praestitumque ipsum palrocinium, et quod prò summis 
non excedentibus unum Qorenum, non possint subditi trabi extra iuristlictioncm 
eorum iudicis ordinarli. 

Responsio. Placet illustrissimo domino nostro, quod fìant litterae inhibitoriac, et 
poenales opportune ad menlem decreti super hac simili materia disponcntis, quod 
mandai obscrvari. 

Marruchi. 

Item : quod pecuniae mutuatae illustrissimo domino domino nostro per com- 
munitates patriae, parcellae illorum, qui habere debent tam ab eodem illustris- 
simo domino domino nostro cornile, quam a praedicto domino cornile Geben- 
nesii etus fra tre intrentur , et intra ri debeant super solucione huiusmodi subsi- 
dii , et super huiusmodi subsidio, et super primo termino. 

Responsio. Placet illustrissimo domino nostro, quod de pecuniis mutualis per 
communitates fiat compensacio usque ad concurrentem quantitatem super ultimo 
termino subsidii ad formam assignationum factarum tempore moderni generali» . 
cui vult pracsentari parcella» eodem tempore factas, ut satisfaciat; quo autem ad 
alias antea allibrata», illas exhiberi vult nomi no cancellano, qui vocalis magistris 
hospicii opportune provideat, ita ut nulla quaerelae occasio subsit. 

Marruchi 

Item . quia in scribania magnifici consilii Taurini multa ftunt. quac ftenda non 



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3o3 

sunt, et piures sunt scribac registrante», seu registrali debentes causas, qui Mas 
non registra nt, ctiam aliquando non levatis roemorialibus-, etiam qui scribac sol- 
licitati a principalibus non curant cos expedire, nisi ipsis bene satisfiat prò vino 
extra proccssus , imo dcperdunl aliquando iura, quod cedit in magnum praeiu- 
dicium subditorum ; ideo supplicat , dignetur excellcntia vestra providere , quod 
secretar» praedictae scribaniae, qui nunc sunt, et prò tempore erunt, teneantur, 
ac dcbeant prò rcgistrandis causis, et expediendis processi bus eligere, ac depu- 
tare scribas idoneos , et sufficientes saltem numero sex ultra secretarios depu- 
tatos, qui habeant actus fiendos registrare, levareque, et expedire, et qui scribae 
antequam admittanlur ad buiusmodi officium dehéant examinari , et approbari 
per ipsum magnifici) m censi lini» , deinde si non expediantur actus, vel alias per- 
dantur, culpa ipsorum scribarum , seu secretano ni ni , quod ipsi secretarii te- 
neantur ad oiiine interesse, omnesque expensas propterea supporlandas per ipsos. 
qui non fuerunt expediti , et quorum iura deperdita compcrientur ad dictum 

peritorum consil 

Responsio. Mandat illustrissiraus dominus conductoribus dictac scribaniae, quod 
provideanl de sci-ibis, et substitutis idoneis, et in numero sufficienti, et ut ne- 
minem ad buiusmodi scribaniae officium recipiant, nisi prius per ipsum cismon- 

tanum consil min examinatum, et admissum, qui scribent diUgenter re- 

gistrent, levent, expediant, et producta custodiant ipsorum conduclorum pericolo. 

Marruchi. 

Itcm : quod prò exequucione denariorum vestrorum fiscalium, seu subsidiorum 
r patriam amodo concessorum , et concedendorum , si fieri con tinga t , non 
t exequutio con tra aliquem in persona, Tel bonis, in communi, vel in parti- 
culari, diebus nundinarum, vel fori in locis, ubi sunt dictae nundinae, et fo- 
rum , quodque prò buiusmodi exequucione nullus habitans extra loca suae ori- 
ginis possit compelli , nec arrestar! in locis , in quibus continuum trahit domi- 
ciliura realiter, et personaliter. 

Responsio. Placet illustrissimo domino nostro, quod exequuciones non fiant die- 
bus nundinarum vel fori. 

Marruchi. 

Item : quod praesentes litterae sigillenlur liberaliter, et gratis, et quod secre- 
tarius prò eis, ac capitulis non capiat nisi florenum unum Allcmaniae prò qua- 
libet communitate dumtaxat, et quod non exigat praedicla nisi a volcntibus. 

Retponsio. Placet illustrissimo domino nostro. 

Marruchi 

Item : quoti non concedanlur aliquae litterae, quae habeant praemissis, nec in 
aliquo praemissorum coniunctim , seu divisino derogare , et si forsan in contra- 
rimi! aliquae concedantur, quod inadvertenter intelligantur conccssac, nec habeant 
praemissis in aliquo praeiudicare ; imo liceat eis impune non pareri. 

Responsio. Mandat illustrissiraus dominus praemissa omnia obscrvari. 

Marruchi. 

Item : quod per pracmissas peticioncs, el concessiones sequutas nuUomodo de- 
rogami» intelligatur libertatibus, et franchixiis patriae, vel civitatum, et locorum 
eiusdem in genere, vel in specie. 

Responsio. Placet illustrissimo domino. 

Marruchi. 



3o4 



Karoius dux Sabaudiae , Chablaysii , et Auguslae , Sacri Romani Imperli prin- 
ceps, vicari usque perpetuus, marchio in Ytalia , princeps Pcdemontium , come» 
Gebennesii , Baugiaci , et Rotondimontis , baro Vuaudi , Gay, et Faucigniaci , 
Niciaeque, Breyssiae, ac Vercellarum etc. dominuc. 

Universis sit manifestum , quod cum per tres status patriae nostrae cismon- 
tanae hoc in oppido nostro novissimo congregatos fuerint nobis | r i esenta la ca- 
pitula subannexa, supplicantes i I la sibi in vini privilegiorum concedi. Quorum 
suppiicationi annuentes, considerata praesertim eorum sincera erga nos tidc , ex 
nostra certa scientia, et potestatis plenitudine, matura consiliariorum nostro rum 
dcliberatione praehabita , capitula praedicta eidem patriae nostrae cismonlanae 
in vini privilegi! perpetui, ut praera itti tur, damus, et concedimus, iuxta laraen 
formani responsionum per nos in fine cuiuslibet ipsorum capitulorum, ut appa- 
re t, factarum. Quapropter expresse committimus, et manda mus consiliis nobia- 
cum , et Taurini residenti bus , necnon universis , et singulis gubcrnaloribus , 



spcctabit, et praesentes pervenerint , seu ipsorum loca tene ntibus , et cuilibet in 
solidum, sub poena centum librarum forcium prò quolibet dictis consiliis infe- 
riore, quathenus praedicta capitula, et singula in eis contenta, prout in dictis 
rcsponsionibus suis continetur , eidem patriae nostrae cismontanae teneant , et 
observent, ac per quorum intererit observari faciant, ipsosque eisdem capitulis 
ab inde imperpetuum frui et gaudere faciant , patiantur , et permittant , et in 
nullo contraveniant quomodolibet , vel opponant , quibuscumque oppositionibus , 
exceptionibus , literis, mandatis, et aliis in contranum adducendis non obstanti- 
bus, quibus omnibus, quoad haec ex dieta nostra certa scientia derogamus per 
praesentes, quas in testimonium duximus concedendas. Datas Vigoni , die vige- 
simaquinta ianuarii millesimo quingentesimo vigeaimo secundo. 



Per dominum praesenlibus dominis 

Gabriele de Laude cancellano Sabaudiae 
lobanne cornile Camerae vicccomitc Mauriannae 
Bernardino de Sabaudia domino Raconixii 
Francisco Marescalci barone Maximiaci 

Ludovico de Castillione domino de Musinens magno scuti fero scutiferiae 
R. fratre Pbilippo de Provanis priore Messinae commendatario Rodanense 



loifrcdo Passerà 
Achille de Allionibus collateralibus 
lobanne Philippo Cambiani advocato fiscali 
Francisco Regina hi i magistro requestarum 
Francisco de Gromis thesaurario generali 




Marruchi 



il. 




( L. S. ) 



Reddantur litterae porlitori. 



Expeditae ad opus communilatis et hominum Rippolaruro. 



1328 

Chambért — 19 févrur 



L'eresia luterana era sòrta, e si spandeva largamente di paese in paese; 
ne secondavano i progressi dall'un de' lati la considerazione di molti scan- 
dali ed abusi, dall'altro il desiderio di spingersi nella via del libero esame 
di molte quistioni che agitavano gli spiriti. 

I popoli della Savoia , saldi nelle dottrine della chiesa ortodossa , non 
si ristettero all' avvicinarsi del pericolo , ma pensarono ad opporvi re- 
sistenze e rimedii, secondo gli usi di que' tempi, energici, e talvolta vio- 
lenti. In tal guisa essi perfettamente corrispondevano ai desiderii del duca, 
il quale come cattolico e come principe, era interessato a comprimere i 
moti dei novatori (i). 

II presidente Lambert nelle sue memorie dei tempi di Carlo m parla 
in disteso de' gravi timori che si erano concepiti in Savoia per i pro- 
gressi fatti dall' eresia , e nota che , en particulier tous messieurs les 
prelats et autres ecclesiastiques du pajrs furcnt convoque's en presence 
de feu monsicur le cardinal de Maurienne pour leur demonstrer le dan- 
gier que prevoyoit, leur requerant conseil et aule; ils peidvent savoir si 
les responces qu'ils Jirent estoient honestes et raysonnables , et fé pense 
que les inconvenients survenus , ou la phis part diceidx procèderli par 
leur deffaidts , et pour neri avoir considéré les bons propos que leur 
tenoit mon dit seigneur ; f espère ceneaulmoins que la clemence divine 
redressera le tout (a). 



(1) Cosi parlando di un altro principe poato in simili circostanza si esprime un recente scrittore: 
. il l'était aa premier tilre , paisqne la reforme avait enlicrement rejcU l'autorità du siège de 
» Rome , puisqn'elle élait noe réritable insurreclion de la pensée et qu'elle pretendati investir 
« l'esprit luminili , comme l'a dit un dos écrivains les pio* célèbre» de nutro epoque (M. Guizot) . 
» du droil de juger librement, pour son compie , aree se* seules force» , des faits ou dea idée* 
■ qne jusque-là l'Europe recevait ou était tenue de recevoir dea maini de l'autorité. M. Borgnet 
» = Philippe il ot la Belgique = Résumé potitique de fhisiotre de la revolution Belge. » 

(*) Monumenta bisloriae patria» tom. 3, pag. 867. 

39 



3o6 

E così avvenne di fatto, poiché i progressi dell'eresia furono lenti in 
Savoia , e poi vennero distrutti per le cure principalmente di S. Fran- 
cesco di Sales, uomo per ingegno e per opere veramente miracoloso. 

In Piemonte le novità religiose si tentarono più tardi, cioè, quando 
colla dominazion Francese s' introdussero Ugonotti nel paese , secondali 
da' Valdesi abitanti i distretti delle alpi che confinano col Dclfinato. TI 
Consiglio generale della città di Torino indirizzò al re di Francia, cui 
ancora essa città obbediva, il 1 1 di gennaio i56a, un memoriale, col 
quale pregava si facessero allontanare dalla medesima i ministri Ugonotti ; 
e la preghiera fu accolta dal re, che diede ordini conformi al signor di 
Bordiglione suo luogotenente generale in Piemonte. 

Non è a dire peraltro che qui terminassero le pratiche in questa ma- 
teria, che anzi dove eransi fatte maggiori le aderenze francesi, la parte, 
come allora si chiamava, degli Ugonotti, cercava prendere ingerenza ed 
autorità. 

Così il comune di Centallo, antico e forte marchesato de' Bolleri , fau- 
tori de' Francesi , in un memoriale indiritto all' infanta donna Catalina , 
il a8 ottobre 1689 (1), mentre questa era reggente lo Stato, chiedeva 
s» conservassero anco gli habitatori di detto luogo sotto la libertà della 
Chiesa Gallicana , non permettendo inquisitori , o visitatori apostolici , 
lasciando quelli della religione pretenduta riformata, che sono del luogo 
in libertà di coscienza , mentre che vivono quietamente senza scandalo 
ed esercitio di detta religione in publico , riè in privato , restaurando a 
li detti della religione suoi beni e frutti tolti et occiqjati et denari per 
tal causa pagati dopo la presa di Cental (2), et particolarvnente a quelli 
che si sono catholizati dopo la presa di (letto luogo. 

L' infanta in risposta dichiarò essere sua mente die vivàio sotto l'ubi- 
dienza de' suoi prelati, et quanto al resto si rimette alla venuta del se- 
renissimo signor duca. 



Mcssieurs qui estes icy assemblei de la part des cstals vous estcs bicn reco» 
de ce que notre tres redoubté seigneur vous feist dire et expouser dernierement 
qui fut en troys poinets l'un pour vous persuader et enhorter de vtvre en toute 



(t) Leggeri stampalo io appendice agli statuti di tantalio 
{») La fortezza di CesUllo fu ««pugnata nel 1688 



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3i>7 

constanoc et fermelé de notre saincte foy sans adherer ny prester l'orcillc à un- 
tas de sectes erreurs et heresies qui ont esté puis nagueres controvécs, en vous 
ramonstrant les malheura ìnconTenients et misere» qui sont survenus et sur- 
vycnnent journcllement aux prevariqeurs. 

L'autre point, pour vous persuader et enhorter de vivre en paix et union en 
rendant debvoir ung chacun aellon sa vocation ; assavoir tes ecclesiasliques à prier 
Dieu maintenir et prescher la foy vivre bien et verlueusement monstrant bon 
exemple aux laica: les nobles a viriiement deifendre notre saincte foy, porter l'hon- 
ncur et le bien du prince et du pays suyvant leur bonne coustume et estre 
prests à toutes heures pour ce faire et com porter au surplus le peuple et le bien 
trecter faisant iusticc a ung cbacun sans user d'aulcune voulenté ny violcncc en- 
te rs narme. Et le peuple & rendre le debvoir accoustumé envers le prince à 
faire et porter l'honneur obeissance et revcrcnce aux ecclesiasliques et à la 
noblesse, payer distnes et revcnus, legats et autres droicls dhcus a l'eglise, ainsi 
que eulx et leurs predecesscurs ont fait par le passé sans prester oraille a nou- 
vellcs sectes erreurs et heresies: au moyen de quoy le pays et subyecls se uni- 
royent et reconci lieroyent envers notre seigneur et se feroyent tellement capables 
de sa gracc et protection qu'ils pourroyent eschapper fortune entre tant de 
niaulx persecutions et divisions dont tant d'autres pays circomvoisins soni affligés 
et travaillés. 

L'autre point estoit pour vous remonstrer le bon vouloir que monseigneur 
a de s'y aider et s'en aquiter de son cousté mesme pour vous fere et entratemi- 
justice aTecque droile et singuliera intentino de tous fere obscrver les statuts 
dorninicaulx suyvant la requele par avantà luy-faite de TOtre part; et les amplier 
par «otre advis en ce que seroit requis racsmes pour abbreger la justice. Et vous 
iut remonstre' aussi que à ce fere mon dit seigneur estoit appres de fere trans- 
later lesdits statuls en francoys et seroyent mys a point entre cy et pasques 
aftìn qu'ils puissent estre miculx entendus incorporéz et observé* et du prince et 
des subjects. 

C'est ce en substance qui vous fust principalement dist et remonstré en la 
diete assemblée des estats dernierement (aite. 

Et combien que lors fussent faiets ung tas de bons et honestes chappitres et 
que mon dit seigneur ne vous ait point cougneu en voulenté d'aller au contraire 
mais enlierement disposti de les observer de quoi il vous scet bon gré, ce neant- 
raoins voyant que les troubles et ruynes journcllement raultiplient en la crestien- 
neté; que faict assez entendant que notre seigneur y n'est point content et que 
pour piacquer sa divine bonté* et soy reconculier avecques luy est toutellement 
requis soy justiffier et disposer tellement envers sa divine majeste* qu'il ait cause 
par sa clemence accoustumée de conserver proteger et augmenter ce estat et vous 
entretenir et maintenir en toute paix et tranquillité, il a advisé vous fere de rechieft 
assembler tant pour vous repliequer et reiterar les eboses susdictes comme aussi 
pour parfaire drasser et accomplir par votre advis aidc et conseil tout ce que 
sera expedient et requis tant pour maintenir notre saincte foy ainsi que bons 
chrestiens doibvent fera que pour entretenir justice plus aussi et pour redrasser 
et reparer les abbus que l'on veoit regner tant au faict des pompes immoderécs 
comme aussi d'aultres cas qui ne servent que de graver et appouvrir le bien 
publicque. 

Et pour vous fere cognoistra la bonne voulenté que mon dit seigneur v a et qu'il 
n'a rien oblié de son couslé il vous veult bien advertir corame il a faict dcspuys 
translatcr les diets statuts dorninicaulx de latin en francoys. Reste que pour cou- 
cher et expliquer Tordre des pompes sellon la moderne qui est toute differènte 
à celle du passé de la sorte qu'elle est couchée par les diets statuts comme Con 
pcult veoir a l'oueil, pour au surplus y inserer et coucher tout ce que peult 
servir a l'honneur du prince bien et repos du pays sellon l'importance du temps 
qui court, qualilé et indisposition des afferes, il a bien voulsu differer les fera 



:ì<>8 

imprimer jusques à tanl que par votrc advis et conseil il ait advisé et ordonne* 
par le menù ce que peult estre d'aulcune juste et honeste consideration et ne- 
cessiti. 

A quoy fere il vous prie et enbortc de vouloir premierement adviser dire 
et fere entcndrc a son cxccllcncc Ics abbus qui cougnoislrcs avoir meatier de 
reparation en tous eslats, soit gens d'esglisc, noblcs, ou populaire et ausai au faict 
de la justice et de la polliticque. 

Plus aussi Iuy dire et fairc entendre tout ce que bon tous semblera pour 
garder et conserver son estat , enlretenir et maintenir scs bons subjccts en la 
constante et fermeté de notre saincte foy et en toute bonne paix, union, concorde 
et tranquillité qui est la chose que plus il desire en ce monde et pour obvicr a 
ceulx qui Ies vouldroyent constraindre troubler et inquieter au contraire et que 
à ce vous Iuy vuelliez donner laide advis et conseil tei qu'il en a sa fiance en 
vous. 

Et pour ce que la ebose pourra eslre de long discours ayant mestier de 
quelquc temps à bien coucher estimer et debatlre le tout quoi pendant la des- 
pense seroit troup griefre à tant de gens de demourer icy sur rhostellerie à 
ceste cause vous fercz plaisir à mon dit seigneur d'eslire ung nombre des plus sa- 
vanls et entendus personnages de vous aultres des diets estats avecques puissance 
pour avecques mon di) seigneur et les gens de son conseil adviser, dresser, boucler 
et condurre univcrscllement au nom de tous tout ce que sera requis en ce que 
dist est a la louangc nostre Seigneur et au contentement de vous et autres ses 
bons subjccts. Qui le trouverez toujours votre bon seigneur et prince qui ne 
sera jamais recrcu suyvant sa l>onne coustumc de vacquer à tout ce qui est pour 
votrc bien et repos obliant tous aultres plaisirs et sans à ce repargner aulcuns 
Iravaulx et labcurs corame il a faict jusques cy. 



Chappitrcs prcscnlés a notre tresredoubté seigneur monseigneur le due de 
Savoye par les troys estats de ses pays de deca Ics raonts ses tresburoblcs et 
tresobeissants subjects et serviteurs assemblei en ceste ville de Chambéry le xix 
de fevrier mil v. c xxvm: tres humblement Iuy suppliant commi: ceulx qui desi- 
rent vivre et mourir en notre saincle foy catbolicque et densuyvre les comman- 
dements de saincte esglise ainsi qu'ils ont accoustumé iceulx leur octroyer et con- 
ceder pour obvyer à toutes nouvclles sectes et beresies de Leuther et de ses 
suyvants adhcrans et disciples dont l'on veoit la crestienté se troubler 5 ce que 
mòn dit seigneur leur accorde sellon la reponsc faicte au bout d'ung chacun 
rbappitre. 

Prèmiercmenl plaise à notre tresredoubté seigneur fere dcflendrc a voye de 
cric par tous scs pays deca les monts à toutes gens tant gcntilbommes que 
aultres, masles et femclles qu'ils n'ayent a parler publiequement ny en privé en 
faveur de Leuter de ses suyvans disciples et adlicrans ny de leurs escripts et 
treietés, sectes, arlicles, beresies et faulccs opinions, en tout ny en partic, ne icelles 
maintenir et prceber et ceulx qui le fcront apprcs Ics cries faictes soyent prins 
par les officiers du lieu ou ils se trouveront et destenus l'espace de troys jours 
a pain et à I eau et au bout de troys jours punys de troys boutz de corde pour 
la premiere foys, et pour la seconde foys s'ils retombent et persoerent corame 
obstinés en ce erreur qu'ils soyent apprès leur procès fait bruslés comme be- 
reliqucs. 

lìeponse. Monseigneur comme prince catholicque et qui ne veult refifuser à scs 
subjects leurs requestes et demandes bonestcs accorde le dici article et veult icel- 
luy estre obscrvé et mys à dheue exeqution par tous ses ofliciers mediats imroediats. 



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3oi") 

Plus que nul soit si ausé ne si hardi de disputer publicquement ny en prive 
de notrc saincte foy catbolicque ny de la puissance de notre mere saincte esglise 
pour vouloir maintenir la diete secte de Leuter ny aultres sectes et hcresies 
prohibecs et reprouvécs ile la diete saincte esglise soubz la mesme peyne. 

Response. Monseigneur le veult et octroye comme dessus. 

Plus que tous cstrangiers qui en parleront soyent graticusement admonestés 
eulx cn taire et desporter, leur notiffiant les deffenses; et s'ils ne le vueillent fere 
qu'ils soyent pugnys en la maniere que dist est. 

Response. Monseigneur le veult et accorde. 

Plus que tous ceulx qui ont livres et treetés de Leuter et ile ses disciples et 
leurs hercsies soyent tenus cn dedans deux jours apprès la crie faicte les bailler 
et rendre au bailly ou cbastellain du lieu pour estre publicquenicnt bruslés et ani- 
chilles sur peyne de l'indignation de mon dit seigneur et d'estre reputé berclicque. 

Response Monseigneur le veult et accorde. 

Plus que les bostes , taverniere et tous aultres qui aouyront parler du dict 
Leuter ses disciples et sequaces et de leur sectes, hcresies et oppinions et cn leur 
faveur les vueillant porter maintenir et cnsuyvrc, le doibvent incontincnt reveller 
a l'officicr du lieu sur la peyne d'estre mys et tenus cn prison troys jours au 
pain et à Tcau et au bout de troys jours avoir trois estrapades de corde. 

Response. Monseigneur le veult èt accorde. 

Plus que les chastellains et officiers qui ne feront leur debvoir à pugnir les 
coulpables de ceste secte cn la maniere que dist est et qui les vauldronl main- 
tenir et porter soyent pugnis et que la peyne soit de la privation de leurs office* 
et de troys estrapades de corde. 

Response. Monseigneur le veult et accorde. 

Plus et affin que la justice soit forte en ses pays contre les coulpables de la 
diete secte transgresseurs des diets chappitres, qu ii plaise à mon dit seigneur 
donner ordre que ses subjects soyent presta en armes par tous les baillages et 
commettre gens ententlus à cela. 

Response. Monseigneur le veult et en donne la ebarge et commission aux baillifs. 

Plus et cn cas que pour ceste cause fust requis mettre gens au dessus que 
messieurs de Tesglisc, nobles et aultres soyent tenus eulx y acquitter cntierement 
pour la defension de notre foy sans espargner leurs personnes et bicns et à ce 
ils soy ofTrcnt trestous. 

Response. Mon dit seigneur le veult et accorde. 

Plus et pour entretcnir et nourrir le peuple en toute fermeté ferveur et devotion 
plaise a notre tresrcdoubté seigneur pner messieurs de l'esglise et leur intimer de 
commetre vicaires et aultres leurs suppos qui soyent si gens de bien et qualiffiés. 

Sui sachent preschcr notre saincte foy catholicque, les commandemens de la loy 
ivine et de saincte esglise principalement toutes les dimanches. 
Response. Monseigneur le veult prie et intime aux diets seigneurs prelats d'ainsi 
fere ce qu'ils lui ont accordi et promis. 

Plus qu'il plaise a mon dit seigneur ordonner a messieurs de ses consaulx et 
ministre de justice la faire et administrer bonne et brefue sans nulle acception 
de pcrsonncs et sans fere faveur à nome soyent de court ou aultres et qu elle 
soit esgalle aussi bien pour les pauvres que pour les riches et que les statuts 
dominicaulx soyent observéz. 



Retponse. Monseigneur le vetilt et comma ride Ics dicts articles eslre obscrvé et 
a donné ordre de fere translater les staluU en francois aflìn que chacun les en- 
tende et qu'ils sojent mieulx observés. 

Plus et à cause de grands abus et desordres que fon veoit aux pompe s non 
tant seulement entre ces laicques qui cxcedent leurs qualités en accouslremcnts 
mais aussi les prebslrcs, qu ii pUise a mori dit seigneur les fere moderer et re- 
former jouxte la forme des statuts. 

Retponse. Monseigneur entend que raessieurs les prelats y pourveoient toucbant 
les prebstrcs; des laicques il y pounreoyra et fera observer les dicts staluU. 

Plus plaise ù mon dit seigneur avoir regard sur les abbayes, prieures et aultres 
benctfices que courtisans de Rome et aultres eslrangicrs tiennent les laissant aller 
en ruyne sans y fere et entretenir les religicux aulmosnes et divins offices cellon 
les fondalions, qui donne occasion au peuple de murmurcr et soy reffroydir de 
la cbarité et devotion accoustumé, et luy plaise sur plus avoir advys sur le fait 
des beneBces du pays qui tombent iournellement entre mains d'estrangiers tant 
romanesques que aultres au grani dompmaige du prìnce et des subjects; ce que 
ne se feroit point quant il luy plairait d'en user cornine messieurs ses predeces- 
seurs en usovent. 

Retponse. Monseigneur le veult et y donnera bon ordre. 

Plus que les scigneurs ecclesiastiques et aultres qui pretendcnt par licence et 
faculté de notre Saint pere pouToir prester à cinq pour cent ne doibvent point 
exceder la diete cense de cinq pour cent comme par plusieurs a esté faict par 
cy devant au grant dompmaige du peuple. Et s'ils Vexcedent qu'il soit reduit et 
moderò a cclluy terme de cinq pour cent sans plus. 

Retponse. Monseigneur veult que le droit commun soit sur ce obscrvé. 

Plus qu'il plaise à mon dit seigneur donner ordre que aux constitulions d'offices, 
expedicions et accensemens d'iceulx soyent préferés gens discreta et de conscicnce 
qui noppressent point le peuple comme plusieurs qui prennent les accensements 
si hault qu'ils ne se peulent saulver sans pillcr et maltraiter les pauvres subjects, 
de quoy ils se sentent grevés. 

Retponse. Mon dit seigneur veult que les gens de bien et de vcrtus soyent préferés 
aux offices et accensemens et que ses subjects soyent bien traités. Et s ii y a 
quelcun qui se pretende avoir esté indbeuement grèvé par le passé en faisant son 
plantifs à mon dit seigneur il y pourveoyra en juslice pour taire pugni r les coulpables. 

Plus que nul ne doibve tenir deux ofBces comme commission d'exlcntcs et 
cbastellanie en ung mesme mandement, pour les abus et extortions qui se font et 
peulent faire au grani dompmaige de mon dit seigneur et de ses subjects. 
Retponse. Monseigneur le veult et que le statuì soit sur ce obscrvé. 

Plus et luy plaise probibcr et deflendre a chacun de non acheter querellcs el 
actions conlre qui que ce soit et d'ordonner au surplus q^ue ceulx qui acheleronl 
du fief de mon dit seigneur, de l'esglise, ou des nobles s en doibvent louer à tout 
le moins dans ung an à la fornir du droit et sur la peyne y comprise. 

Retponte. Monseigneur le veult. 

Plus et luy ptaise donner ordre sur les sommelliers, poullalliers, bouchiers et 
pourveoyeurs qui font plusieurs abus et desordres en leurs offices au grani tra- 
vail ci dompmaige du peuple. 

Retponte. Monseigneur n'en est pas content et y donne bon ordre lequel il 
fera publier. 



3u 

Plus qu ii plaise a mori dit seigneur fere obserrer le statut disposant que riere 
ung chacun roandement y ait asse* d'un ou deux sergente generaux pour obvyer aux 
abbus qui sunriennent de la multitude et aussi donner ordre sur un tas d'exacteurs 
et commissaires qui font des pilleries et extortions contre la forme du statuì 

Retponse. Mon dit seigneur reult que le nombre des sergens sol l reffrené par 
les juges et baillifs des baillivaiges a la forme du statut, et veult aussi quant aux 
exacteurs et commissaires que le statut soit observ et que ceuli qui en abuse- 
ront soyent pugnis a la forme d'icelluy. 

Plus qu'il plaise à monseigneur donner ordre sur tant de clava ires et recou- 
vreurs qui font payer les actes, procès et aultres scriptures qui ne soni signées ny 
scellées, et qui sont fort vieulx, et pour ce ordonner que Ics diets actes procès 
et escriptures ne soyent point payées sans estre signées et scellées, et aussi que 
ces diets recouvreurs ne les recouvrent passé troys ans et pareillcment qui ne gai- 
gent ny compellissent personne à cause de ce que premier les Icltres ne soyent 
presentées au chastellain du lieu. 

Response. Monseigneur Teult qui en soit faict et observé jouxte la forme du 
statut. 

Plus qu ii plaise à mon dit seigncur donner ordre sur les censiers et recouvreurs 
adiri qu'ds soyent tenus recouvrer les blès à eulx dhues dans le terme d'un an, s'ils 
ne le font qu'ils ne puissent tauxer et complir le diete blé que au pris qu'il 
vauldra au temps que la recouvre se debvra taire. 

Response. Monseigneur Teult qu'il s'en face jouxte la forme du statut dispo- 
sant sur ce et que le dict statuì soit obserré. 

Plus que quant les officiers temporcls prennent les gens d'esglise, que l'on les 
remette a Ioni s p relais aux depens du prelat auquel tei ecclesiastique sera remys 
ou du dclinquant, reservé pour la secte lutbcriennc qu'ils ne seront point remys. 

Response. Monseigneur veult que les ecclesiastiques soyent remis à leurs prelats 
en payant les depens raisonnables comme dist est. 

Plus messieurs les prelats et gens d'esglise supplient à mon dit seigneur leur ob- 
server leurs jurisdictions, prerogatives, prebeminences, libertés, francbises et aultres 
paets , transactions et costumes faicles et obsenrécs par messieurs ses predeces- 
seurs et aussi font messieurs les nobles et communautés. 

Response. Monseigneur le Teult. 



Carolus dux Sabaudiae etc. L'nivcrsis facimus manifestum quod nos tìsìs capi- 
lulis subannexis nobis per benedilectos fideles nostro» tres status patriae nostrae 
cismontana- exbibitis qui nobis bumiliter et instantissime supplicarunt ut eadem 
sibi liberaliter concedere dignaremur tum prò communi nostra in omnes sub- 
dilos nostros benirolentia , tum prò debita catholicac fidei nostrae conserratione 
j us tas jurium sanctiones sancta quoque inslituta insequentcs quae retant omnino 
ne quis de fide nostra disputare praesumat sed quod firmum de illa atque certissi- 
mum est procul dubto omnique cessante scrunulo secundum sane tao matris ecciesiae 
ordinem et mandata firmissime teneri et obsorvari debeat. Cum divina quisque 

8 or naturalem cognitionem nec scire nec deprehendere valcat nisi salubri Dei 
Optimi Maximi gratia interreniente, biis igitur atque aliis iustis moli respectibus 
dictac supnlicationi benivole annuentes cum rectum principem deceat iusta pe- 
t e ut l bus liberaliter impartiri. Ex nostra certa scientia capitula ipsa cisdem fide- 
libus noslris harum serie concedimus et confirmamus iuxta formam responsio- 



3ia 

num in pede cuiuslibet dictorum capilulorum respeclive per nos faciaruiu , man- 
dante* hoc ideo consiliis nobiscum el Chambcriaci residenlibus , praesidi et nia- 
gistris camcrac compulorum nostrorum , guberaatoribus , baillivis , iudicibus 
castellanis et caeteris officiariis nec non subditis nostris mediati» et immediatis ad 
quos spcctabit et praesentes pervenerint, seu ipsorum omciariorum locatenentibus 
et cuilibet eorumdem sub poenis iuris et aliis in dictis capitulis adiectis respective 
quathenus capitula ipsa iuxta dictarum i-esponsionum mentem easque nostras invio- 
labiliter observent orwervarique faciant illaesa per quoscumquc et in nullo contra- 
veniant quomodolibet vel opponant. Verum capitula ipsa signanter primis locis 
descripta sectae lutherìanac et sequacium prohibiliva cum dependentibus locis roo- 
ribus talia fieri solilis voce cridae publicae proclament et notifiBcent publicarique 
et nolifficari faciant ne quis ignorantiam valeal allegare el adversus quoscumque 
transgressores ad poenarum ibidem adiectarum exequulionem viriliter procedant 
quoniam sic fieri volumus quibuscumque in contrarium allegandis non obstan- 
tibus. Datura Chambcriaci die vigesiraa februarii millesimo quingentesimo vige- 
simo octavo 

Per domi num praesentibus dominis 

Illustri Pbilippo de Sabaudiae cornile Gebennesii 

Illustri Francisco de Lucemburgo vicecomite Marticii 

Reverendo Glaudio de Staviaco episcopo Belliccnsi , cancellano ordinis 

Reverendo Sebastiano de Montefalcone episcopo Lausanensi 

Bernardino de Montebello cornile Fruccascbi , magno magistro hospicii , 

ex militibus ordinis 
Iheronimo de Agaciis consilii residentis praeside 
Claudio de Ballcvsonc barone Sancii Germani 
Chaberlo ex dominis Scallengiarum ex cornili bus Plozascbi 
Petro domino Longaecombae 

Ludovico de Malingris ex dominis Bagnoliì magistro bospicii 



Le due de Sacoyn. 

Tres cher bien aimé et feal conseiller par les chapitres qui nous ont esté pre- 
sentés de la pari de trois estats icv presentement assemblés el par les lettre* 
dessus attachees vous entendres l'orare qui a esté donné au grani pourebas et in- 
stano- des diets eslats pour obvyer aux erreurs et heresies qui courrcnl, si vous 
mandons el commandons tn'sacerles les observer el faire observer et publier par 
tout votre baillagc en sorte que nolre saincle foy catholicque soit maintenue et 
gardèe corame la raison veult , et que par votre faullc inconvenient n'en sur- 
vienne, car aultrement ne nous scaurions contentcr de vous si cn y faictes faulte 
en tant que desirex nous obeir ci complaire, tres cher bien amé et feal conseil- 
ler. Nolre Scigneur vons ait cn sa gardc. De Chambery le xxi jour de fevrier. 

Et n'oublies au surplus de faire lenir presls nos subjccts en armes tant 
noblcs que aultres rière votre baillivage à la forme du vii chapitre. Et nous 
mandez par ralle le nombre et les noms d'ioeulx dont l'on se pourroit aider le 
tout au moindre bruyt que faire se pourra. 

Similes baillivo vallis Augustae. 

Simile* baillivo Breissiae. 

Simile» baillivo Beugesii. 

Similes baillivo Faucigniaci. 

Similes baillivo Gebennesii. 

Similes baillivo Sabaudiae. 

Similes cancellarlo Gay. 



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iooO 



3i3 



Taurini — 12 febrvaru 



Ada congregatiorùs trium Statuum patriae cismontanae (i). 

Causa principale di questa convocazione di Siati fu l'andata del duca 
a Bologna per assistere all'incoronazione di Carlo v. I popoli dovettero 
soccorrere di danaro il Sovrano perchè facesse buona figura in quella 
solennità, dove egli tenne il primo luogo tra i principi assistenti , e vi 
si mostrò con tanta magnificenza , che , al dire del presidente Lambert, 
intimo di lui consigliere , l'abito ch'egli portava stimavasi da trecento mila 
scudi (a). Sperava il duca con quell'andata e con quello sfoggio di ami- 
carsi il papa e l'imperatore, e di procurare accordo tra questo ed il re 
di Francia, cosicché cessassero le discordie che mettevano in tanto peri- 
colo il suo Stato. Ma fu vana speranza , danaro sprecato, e pena perduta. 

Questi atti dei tre Stati sono ricchi di fatti meritevoli di considerazione. 



Sequuntur capitula per tres status fìdelissimae patriae cismontanae ducali» con- 
gregatos in hac civitate Taurini ex ducali mandato ad causano doni illustrissimo 
domino nostro Carolo Sabaudiae eie. duci gratiose concessi prò augumcnto fidei 
aliisque oneribus celsitudini suae occursis et occurrcntibus , ac prò felicissimo suo 
accessu ad maiestalem caesaream solvendi per totam ipsam patriam nemine ex- 
eluso, sire exempto, videTicct de anno Domini millesimo quingcntcsimo trigesimo 
die octava mensis fehruarii humillimc supplicant ipsi tres status praclibato do- 
mino nostro dignetur cidem patriae in rim pacti concedere et elargiri capitula , 
franchisias, stallila, ci privilegia infrascriptas et infrascripta. 

Et primo dicti tres status donanl illustrissimo domino domino nostro duci florenos 
cenlum et sexaginla mille Sabaudiae parvi ponderi». Ea tamen lege , pacto et 
conventione quod solvantur gencraliter per ipsam patriam cismontanam nemine 
excluso Tel exemplo, et quod ulto unquam tempore non cedat in praeiudicium 



(I) Dall'archivio della città di Monca lìeri. 
(1) Monumenta hialoriae patriae, tom. 3, pag. 



861. 



4o 



*«4 



lice supraser'qla trahantur vcl traili valeant in consequcnli;im quovismodo minus 
quoti dici possit ob id patria ipsa in poste rum obligata quodque ipsi floreni cen- 
tum sexaginta mille perso Iva nini- terminis infrascriptis, vidclicet tertia pars infra 
l'est uni Sancii Martini proxinie venlurum, alia vero tertia pars infra alimi festum 
Sancii Martini tunc proxime sequulurum. Et rcsiduum illinc ad festum dominicac 
Nativitatis quod erit de anno 1533. Et ante praedictos terminos singula singulis 
debite reffercndo cxaclio ipsius doni nullalhenus fieri possit , nec quis possit aut 
dcbcal compelli Tel molestar! ad solvendum non obstante lege disponente debito- 
rem fisci ante tempus posse conveniri aliisque iuribus in contrarium disponentibus 
minime refragantibus, quibus per praesentes intelligatur renuntiatum et derogatum 
per illustrissimum dominum nostrum. Et fiat ipsa solutio de moneta currentc 
tempore solutionum fiendarum gcneralitcr per ipsam patria m cismontanam , quae 
quidcra moneta interea duranlibus dictis temporibus solutionum fiendarum mil- 
iari seu alterari non possit. Et spectabttis dominus generalis seu receptores huius- 
nodi doni non valcant nec possint altquos quartos ab cis exigere, ymo tencantur 
qiiillaliones buiusmodi doni dare et expedire gratis sineque constu, quibuseum- 
que in contrarium disponcntibus non obstantibus, et dignetur mandare praemissa 
omnia et singula ac inferius descripta prò ut littcra iacet inconcusse observari 
etiamsi per non usum vel contrarium usum aliter observatum foret. Item quod 
roniiimenlur, et de novo quatenus expediat in vim privilegii et pacti perpetuo 
duraturi media et actenta pecunia ut supra gratuite ornata concedantur et obser- 
ventur, et quas ex certa scientia et de plenitudine potestatis placcat confirmare 
et de novo concedere omnes et singulas franchisias, concessiones , conventiones, 
bonas consuctudines, liberta tes, pacta , statuta , capitula et privilegia toti pa- 
tri ae locorum, castrorum et nobilium alias conecssas et concessa tam in specie 
quam in genere , et tam per illustrissimos dominos praedecessores praefati il- 
lustrissimi domini nostri quam per ipsum illustrissimum dominum nostrum quae 
lue prò expressis et spccifiìcatis babeantur ac si de verbo ad verbum fuissent 
liic specificata et spectfficatac etiamsi per aliquod tempus fuisset illis derogatum 
seu contraventum propter non usum vel contrarium usum. 

Responso. Placet illustrissimo domino domino nostro quod observentur, et fiat 
ut pctitur. 

Item quod non procedattir conlra aliquem ex officio ex quocumque delieto in- 
titulatum nisi praecedentibus debitis intormalionibus , et per aliquem ex magni- 
ficis dominis de Consilio debito modo visitalis, et ex speciali commissione et seu 
ex speciali commissione ordinariorum locorum , et ulterius ac latius prout in 
francbixia toti patriae Pedcmontis per illustrissimum quondam bonae memoriac 
dominum Ludovicum ducem concessa, data Thononi decima martii 1440, per 
Fabri signata. 

Responsio. Illustrissimus dominus noster intendit quod procedatur contra delin- 
quentes ad fon nani decrctorum praecedentibusque debitis informationibus. 

Item quod in cxaminibus delinqucntium ac tesi inni qui prò parte fisci cxami- 
nabuntur inlerveniat aliquis adiunctus neutri partium suspectus, et non possint 
nec debcant procuratores fiscales de aliquibus cxaminibus in forma iudicii se se 
impedire cum sint pars fbrmalis sed ipsa examina fiant per commissarium non 
suspectum cum adiuncto. Et pariter si fiant examina prò intitulatis, illa fieri de- 
bcant per commissarios non suspectos eligendo* prò parte intilulalorum proce- 
daturque et procedi debeat contra ipsos intilulatos luridice et servatis debitis 
terminis iuris. 

lìrspnnsio. Placet illustrissimo domino domino nostro quod observentur statuta 
sua . et praesertim statutum descriptum in secundo libro sub rubrica quoti pro- 
mreltm non (ariani partem. Et per consequens quod tales procuratores non se 
impediant de examinibus fiendis in forma iudicii verum quod provideatur de com- 



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missariis idoneis et non suspectis ad formam ipsius statuti etiamsi per contra- 
riura usum essel ci derogatum. 

Item quod ordinarli locorum respcctive habeant primis cognizione», el statini 
petita remissione remiltantur indifficulter coram ipsis ordinanis. Et sic prò se- 
cunda et terlia cognitionibus itlas habentibus tam respectu causa rum civilium 
quam criminalium exceptis causi s privilegiatis. Et quod non conccdantur littcrae 
citatoriae per excellentiam ducalem seu per eius magnifica Consilia , per quas 
citenlur subditi ducalcs coram ipsis magnifici» consiliis respcctive etiam per viam 
remissionis vel recursus ubi remissio petatur vel recurratur vel fieri decematur 
aut ordinetur nisi exprimatur causa cvidens cuius respectu causa retineri debeai 
coram ipsis magnifici» consiliis seu altero ipsorum rigore alicuius privilegii aliquo 
modo concessi, etiam quod causae ipsae respicerent merum possessoriura nec pos- 
si ni subditi exlrabi a domicilio suo etiam tamquam teste» et causae nisi gradatim 
per appellaliones prout appellari debet. Et quod causae tam civiles quam crimi- 
nale» nunc pendente» prò prima cognitione contra formai» franchixiarum nun«; 
sine alio processu remiltantur eorum ordinarli». 

liespotisio. Placet illustrissimo domino domino nostro quod slattila super cogni- 
tione primarura et secundarum instantiarum edita observentur mandando Consilio 
cismontano quod si causae remillendae sinl remiltantur. Et quod non fianl lit- 
terae ultra formam decreti et privilegiorum. 

Item supplicat ipsa patria quod circa cmptioncm et venditionera salis serven- 
lur francbixiae concessae tou patriae , et signanter franchixia concessa per il- 
luslrissimum quondam bonae memoriae dominum dominum Ludovicum ducem 
Sabaudiae sub anno 1441 die nona augusti data Gebcnnis, et per Fabri signala 
ac aliae ex post concessae. Quodque tcneatur et debeai dominus gabcllalor mo- 
dem . et qui prò tempore fuerit sub poeni» arbitrio illustrissimi domini domini 
nostri imponendis tenere et manutencre bonum sai rubeum, aut saltem maltum 
in sufficienti quantilale et bonitate prò usu totius patriae tencaturque et debeat 
sai ipsum bonum quibuscumque emerc volentibus tradere pretio scutorum octo 
cum dimidio soli» prò qualibet carrata in Casa li grasso et non ultra quae carrata 
conlineat et continere debeat bollios xxmi quo» raensurando ipsum sai teneatur 
tenere seu tenere Tacere plano» et pieno». Sitque aslrictus tenere gabella» in lo- 
ci» Cunei, Casalisgrassi , Clavaxii et Yporegiae fultas bono sale et vendere etiam 
ad minutum emere volentibus ad rationera pracdiclam et non possit augeri de 
caclero ipsum pretium patriae seu patrioti» nisi prout solct de pluri vendi ad 
banchum Clavaxii babilo respectu ad conductam ad formam franchixiarum. Et si 
contrafecerit puniatur poena arbitrio illustrissimi domini domini nostri statuenda. 
Teneanturque ad interesse supportandum ; et hoc citra derogationem franchixia- 
rum et privilegiorum unicuique ipsorum locorum particulanter conecssorum el 
concessa rum. 

Responsio. Hlustrissimus dominus noster vult quod gabellator leneat banchos 
Cunei, Casalisgrassi, Clavaxii el Yporegiae bene tultos sufficienti sale matto aut 
rubeo et unicuique subdito emere volenti lencalur vendere statuto pretio et con- 
vento et in quantilale in ipsis capilulis conventa etiam ad minutum. Ila tamen 
quod non excedat unam seu duas so ma la s salis tcnealurquc in mensuratione salis 
tenere seu tenere Tacere mensuras plenas et planas ad formam franchixiarum pa- 
Iriae. El quia pretium auclum est de uno sculo prò singula carrata continente 
xxiin bollios propter nolita maris et vecturas tcrrae aucta et auctas nec non et 

Eretium salis auclum vult illustrissimus dominus quod »it in facultale patriae ha- 
ere rationem illius augumenti qua ratione habila tenebitur gabcllalor illud plus 
quod vendilur ultra octo scutos cum dimidio prò qualibet carrata defalcare vel 
cessarne malignilate temporum si conductae tam maris quam terrae et prelium 
salis diminuantur et reduci possil ail pretium octo scutorum cum dimidio prout 



3 1<5 

ante solcbat venni illustrissimus dominus vult quod ad pristinum pretium redu- 
catur et vendalur. Et jariter fiat in bancbis Clavaxii et Yporegiae habita ratione 
vecturarum a loco (basali sgrassi ad dieta loca et si ad tantum non posset diminuì 
ipsa stimma quod diminuatur ad ralam prò rata babita ratione temporum quo- 
tiescumque patria hoc constare faciet , et praemissa dictus gabellator tencatur 
obscrvare ad pocnam arbitrio illustrissimi domini et domini conscrvaloris impo- 
nendam. In rcliquis vero in dicto capitulo requisitionis contentis illustrissimus 
dominus vult et intcndit quod privilegia et franchixiae toti patriac concessae in- 
concusse observentur. 

Item quia multi patriotae qui sunt bomines probi et officiales boni recusant 
capere et accensare officia ab illustrissimo domino domino nostro dubitantcs ire ad 
reddendam rationem prò ipsis ofliciis in loco Chamberiaci et in camera computa- 
rli m praelibati illustrissimi domini nostri ubi expendunt plus quam possi nt in ipsis 
ofliciis sublucrari, nec expediuntur per dominos magislros camerac computorum, 
quod cedit in praeiudicium ipsius illustrissimi domini nostri qui longc plus per- 
ei pr ni de ofliciis et redditibtis accensari vel etiam ad computimi dare solitis quam 
pcrcipiat , et pariter tolius patriac ex quo officia dantur aliquando ignorantibus 
Gt inexpertis qui diversa et plura committunt ac faciunt ob quae patria ipsa et 
Attintiti imiltura patiunttir. Ideo supplicai eadem patria ut dignetur excellentia sua 
in bac patria pedemontana constituerc et deputare aliquos dominos qui habeant 
computa ofliciorum et reddituum et quarumeumque obvenlionum adminislrando- 
rurn exigendorum et exigendarum cifra montes recipere cum potcstate faciendi 
quittationes et alia prout babent praesenlialiter magnificus dominus praeses, et 
spectabilcs domini magistri camerac computorum Chamberiaci, aut salto» decla- 
rare ipsos ofliciales scu acccnsatorcs et exactores reddituum cifra montes teneri 
solttut reddere rationem de corum ofliciis et per eos administratis dalisque et re- 
cepì is in manibus deputandorum per excellentiam suam. Ita lame» quod com- 
puta ipsa recipiantur in hac patria pedemontana et non alibi, non obstantibua 
quibuscuniquc lilcris in contrarium, stillisquc seti consueludinibus camerae com- 
putorum quibus omnibus placcai ex certa scienlia derogare. 

Rettponsio. Illustrissimus dominus dominus nostcr se informabit de comodo et 
utilitate suis ac patriae et subdi forum , et postea talitcr proTidebit quod merito 
contcntabantur. 

Item quod aequalitas perpetuo servetur stibditis tam cismonlanis quam ultra- 
montani* in ofliciis et praehcminenciis , et quod numerus secretariorum praeli- 
bati illustrissimi domini nostri ducis sit par tam citraraontanorum quam ultra- 
montanorum qui oflicio indiflercnter potiantur et quod patria et quilibet nobili» 
sive communitas , vel alius possit adire secrctaritira quem malucrit prò investi- 
ti! ri.s confirmationibus privilegiorum indulgentiis et abis recipiendis et conficicn- 
dis ad oflìcium sccretariatus pertinentibus. 

Responsio. Placet illustrissimo domino nostro servare aequalitatem ut supra, salvo 
privilegio concesso domino Vulliet primario secretano camerac. Ita tamen quod 
eo accedente ultra montes tencatur remittcre protocolla investiturarum, et cius- 
modi uni ex secretariis pedemontanis idoneo eligendo qui eas habeat levare et 
expedire biis quorum interest sumptibus moderatis, declaratquc illustrissimus do- 
mini» quod per hoc non censeatur derogatum nec vult derogare francbixiis et 
privilegiis patriae sic quod non trahatur in consequentiam. 

Item quod prò cxactionc scriptnrarum et poenarum declaratarum non possint 
quovismodo ipsi de patria trahi coram iudicibus ccclesiasticis et si trahantur si- 
mile» trabentes ultra penam decreti cadant a iure suo. 

Reiponsio. Placet illustrissimo domino domino nostro. 



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3 17 

(lem quod ostiarii et alii camerari] et officiales illustrissimi principis non pos- 
sint aliquid habcre scu consequi a subditis ducalibus prò introitu seu cxitu ca- 
merae principis nisi prò invcstituris scutura unum prò qualibet investitura, et si 
fuerit pauper nobilis Tel prò modico feudo unum dimidium scutum. 

Responsio. Placet illustrissimo domino domino nostro salvis investituris dignita- 
tum ncc unquam fuit intentionis suae quod prò talibus fieret exactio a subditis 
nisi gratuita et voluntarìa. 

Item quod grana, risi, et alia victualia cuiuscumquc numerici sint libera, et 
in facultate rcndcndi et extrahcndi per quoscumque subditos ducales et extra- 
neos quibuscumquc pcrsonis tam de dominio ducali quam exteris absquc incur- 
sione alicuius pocnac nisi aliter per sindicos et credendarios Iccorum immediate 
illustrissimo domino domino nostro subiectorum, aliqua causante penuria, fuerit 
ordin. il uni in ipsis locis respectivc ubi talis casus ncccssitatis vigcbil , et aliter 
vendenlcs et extrabentcs non possint per ordinarius locorum scu alios quosvis 
ofliciales et commissarios aliqua pena piceli ordinaria sive extraordinaria, digne- 
turque excellentia sua revocare quascumque inhibitiones et edicla praemissorum 
praetextu edita et facta in contrarium. 

Responsio. lllustrissimus dominus nostcr fecit saramenta prò indempnitntc pa- 
lme melu alicuius penuriac futurac, sed audita buiusmodi supplicatone placet 
quod possint rendi et extrabi ipsa grana et victualia salvis viluiis lactantibus. 

Item quod quoad commissarios tam ad examina quam ad executiones scu ali- 
quo alio modo deputatos servenlur decreta dominicalia exceplo quod possint ha- 
bcre scribam cui satisfiat ad rationem de grussis sex prò qualibet die ultra ex- 
po usa s , et quod si fcratur sententi» cum condcmnalionc expensarum , cxpen&ac 
ac patrocinium dictorum se riha rum taxare debeant non obslantibus aliis decreti* 
in contrarium disponentibus. Et si quid de pluri extorqueatur a subditis ducalibus 
quod tales commissari t et scribac puniri possint per ordinarios locorum, sola facli 
ventale inspccta, et omni remoto processu et ex simplici narrationc parlium, et 
ulleriu8 etiam puniantur arbitrio magniiicorum dominorum de Consilio, et culpa- 
biles reperti non admiltantur ulterius ad aliquas commissiones et sint perpetui» 
temporibus infames. 

Responsio. Placet illustrissimo domino domino nostro quod servetur stalutum et 
quoad clcricum seu scribam quod possil capere sex grosses prò qualibet die ultra 
expensas. Quod patrociniura et expensac taxcnlur et si plus exigant ipsi com- 
missari! ve! scribac teneantur ad restitutionem arbitrio committenlium. 

Item quod officiales, praescrtim officiales hospitii illustrissimi domini domini nostri 
non possint còmpellere subditos ducales ad aliquas conductas Tel rovdas ncc aliqua 
victualia sequestrare seu sequestrar*! faccre , seu alio quovis modo Ticlualia ipsa 
a subditis ipsis, babere Tel alio quovis quaesito colore, nisi mediante mercede con- 
digna et pretio digne soluto , et contrafacicntibus impune non pareatur. Quod- 
que pollaglcrii et forrerii non possint accedere nisi bis in anno ad unum locum 
et latius prout in franchixia concessa per illustrissimum dominum nostrum de 
anno mdv et die xvn decembris et si secus facianl eis impune non pareatur. 

Responsio. Placet illustrissimo domino nostro quod observentur decreta et fran- 
cbixiae patriae , et praescrtim obtentae in leco Vigoni de anno millesimo quin- 
gen tesimo vigesimo secundo, adente mandanles magistris hospicii quo<l ipsa sta- 
tuta priTilegia inconcusse obscrvent et observari facianl. decernentes subditos du- 
cales praeceptis aliter ficndis impune non parere posse, irrilumque et inane quic- 
quid in contrarium fieri continget. 

Item quod praepositi marcscallorum, seu alii commissari; sub quaris generali 
•eu speciali commissione non possint còmpellere subditos ducales ad associandum 



3t8 



capti vos seu presone rios caplos sive detentos prò aliquo quovis delieto videlicet 
de loco ad locum etiam quod conduceronlur ex certa scienti? principis seu sub 
ea specie rei colore nisi mediante mercede condigna. 

Responsio. Placet illustrissimo domino nostro quod non molestenlur per prae- 
positos et commissarios ad associandum captivos nisi habeant ex p ressa m co in- 
ni issi onem, et sii prò iusta et rationabili causa. 

Item quod cmolumcntum sigilli tam cancellariae quam magnifici consilii Tau- 
rini non excedat antiquum solitum sed solum prò emolumento tam literarum et 
quarumeumque aliarum scripturarumque franchixiarum, privilegiorum et gratia- 
rum capiatur iuxta antiquum solitum reducanturque ipsa emolumenta ad antiquum 
et solitum ante decreta condita de anno mdxiii et die x mensis octobris in An- 
nessiaco et reducta ad ipsum antiquum solitum intelligantur ; abolicndo illum 
tercium denarium ab inde citra augmcnUtum maxime cum ultra montes nihil 
additum fuerit. 

Responsio. Illustrissimus dominus providebit reductis monetis. 

Item quod magnifìcus dominus generalis qui nunc est et prò tempore fueril 
seu alius quivis thesaurarius vcl receptor deputa tus sivc deputandus ad recipiendas 
pecunias prò literis indulgentiarum quae fiunt et ad imponcndum quos super li- 
teris cuiuscumque maneriei exislanl et prò laudemiis et aliis quibuscumque non 
possint minusque debeant exigere a dare debentibus nisi unum quartum grossi 
prò quolibet florcno non obstantibus quibuscumque pactis et aliis contrariantibus. 

Responsio. Placet illustrissimo domino nostro. 

Itero quod aboleantur omne9 poenac ac mulclae declaralae contra communita- 
les sive parliculares personas locorum patriae ratione solutionum, focagiorum , 
stipcndiorum armigerorum , talearum et subsidiorum impositarum et impositorum 
non solutorum sivc solutarum tam per excellentiam suam et per eius magnifica 
Consilia quam per ordinarios locorum et alios quoscumque commissarios qua- 
rum solutione ipsae communitales et singulares personae praemissorum prae- 
textu sint liberae, quietai- et absoluuc. 

Responsio. Illustrissimus dominus nostcr remitlit pocnas declaralas ratione sub- 
sidiorum et contributionum armigerorum roydarumque et conductae salis. 

Itera quod provideatur quod moneta taxata in capitulis noviter edilis non augealur 
et de novo quatenus expediat ad valorem in ipsis capitulis contentum reducatur 
et in posterum sub ea lege remaneat ita tamen quod illustrissimus dominus noster 

Krovideat quod domini magistri monetarum tcneanlur facerc mone.tam acqui va - 
•ntero scuto soli» cum asseralur monetas quas nunc faciunt non c$se illius bo- 
nitatis cuius esse debent et propterea exponi non possunt extra pWiam et quod 
ulterius non cudantur aliqui cornuti novi sed testoni, raedii testoni, cavatoti, 
palpae, quarti et palacbii , et quia monctae non sunt illius bonitatis et valoris ut 
supra fi) , quod ipse magister monetarum ipsas monetas -recipcre teneatur prò 



(I) In appendice al Summanum drcretorum Sabaudiae ordinrm ludiciarium contementium per cla- 
nttimum i*ri*contultum D. Iohanntm Xet/iianum cim Attenta* NCCCCCUII txmmoranlcm Clavaxii 
ob pettem Tka*rinentem extractum ab ultima imprettùme Franeitci de Silva ecc. ti leggono varie 
cariote notitie «al valore delle monete Piemontesi dall' anso 1400 al 1539.— Troviamo ivi che in 
quell'ultimo anno= JVota quod ubique duodecim denari! faciunt unum tolidum et vigìnti tolidi faciunt 
unam libram , ted variaUo contigit qwd in uno loco plut valel ùnus denarius quam in alto , Vtl unut 
denari** quam ali*i — denari** forlit valet unum pataehum parvi ponderit, et tic solidut forln t ale! 
gt l, qr li et tir libra fortit vale! fiorenot duo* gr. vi parvi ponderit ecc. 



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eodem pretio quo illas expcndit et drmum relrahere in biglonos et bonas moneta* 
ad equivalentiam scuti. 

Responsm. Illuslrissimus dominus nostcr providebit quod monetae reduca n tur 
ad valorem scuti cuius valorem non patietur augeri. 

Itcm quod dignetur confirmare et quatenus expediat cliam in vini pacli con- 
cedere de novo omnia et singula privilegia omnesque et singulas franchixias, 
pacta, conventiones , immuni tati s . statuta ac libertates toti patriae cismontana»' 
tam in communi quam in particulari concessa et concessas et tam per illustris- 
simos praedecessores suos quam per ipsum illustri&simum dominum dominum 
nostrum et praecipuc franchixiam concessam de anno mdxviii et die xxiv maii qua 
cavetur quod emolumcntatores gratiarum et aliaruin literarum non possint ctiam 
si gratiae ipsae fierent et fient uni vel pluribus communitatibus sive particulari- 
bus capere prò eorura registro ultra grossos sex; contrarolator vero et scriba sive 
thesaurarius magister domini generalis et seu illius qui ponil qtm super ipsis 
literis indulgentiarum vel aliarum quarumeumque nicbil prò eorum rcgtstris ca- 
pere possint seu debeant, et contrafacientes punianlur poena per cxccllentiam suam 
statuenda. Et dignetur mandare praemissa omnia et singula ac infcrius descripta 
prout littera iacet inconcusse observari etiamsi per non usuiti vel contrarium 
usum aliter obscrvatum fuisset. 

Responsio. Placet illustrissimo domino domino nostro quod generalis sive the- 
saurarius non capiat prò quos nisi unum quarlum prò quolibet floreno prout 
antiquitus fieri solebat, et contrarolator sigilli nicbil capiat nisi a sponte offeren- 
tibus. Et cmolumentator non capiat prò registro nisi sex grossos etiamsi plures 
romprchendantur in gralia. 

Item quia antiquitus consuetum fuerat quod existente ipso illustrissimo domino 
domino ultramontcs si contingebat dorainos et vaxallos buius patriae peterc pro- 
rogalionem ad obtinendam investitura!» et praeslandam fìdelitatcm rationc suc- 
ecssionis aliquorum honorum feudalium, illas solebat concedere et concedebantur 
usque ad adventum ipsius illustrissimi domini domini nostri in hanc patriam et 
per unum mensem post indistincte. Nunc autem a quibusdam annis citra illuslris- 
simus dominus cancellami-, seu ili i qui tencnt sigillum recusant facere ipsas pro- 
rogationes nisi de tribus mensibus in tres menses, supplicant ut dignetur excel- 
lentia sua declarare et mandare quod fieri debeant ipsae prorogationes usque ad 
eius adventum in hanc patriam et per unum mensem post prout antea consue- 
tum erat. 

Responso. Placet illustrissimo domino domino nostro quod fianl prorogationes 
per annum ultra tcrminum a iure sancitimi. 

Item supplicat cadem patria ut dignetur excellentia sua concedere et mandare 
quod non possint arrestari vel confinari aliquae personae locorum dictae patriae 
vel eorum nona prò subsidiis datis vel dandis, nisi dumtaxat sindici et collectores 
ac administratores bonorum communitatum videlicet quilibet eorum in locis ipso- 
rum et non alibi et per ordinarios locorum et non per alios commitsarios. Quod- 
que domini thesaurarius et receptores seu exaclores dictorum subsidiorum non 
possint nec debeant exigerc vel exigi Tacere ante icrminos conventos ipsa subsidia 
celsitudini suac concessa aut inposlerum concedenda, et si forte literae compul- 
soriae pocnalcs aut sub poenis in contrarium fuerint decretar, ipsae literae et quae- 
cumque compulsoriae i Nacque pocnac sinl ipso iure et facto nulla»* nec aliqua per- 
sona tcnealur obedire ymo quicquid exinde vel oh id con Ira subditos et patriotas 
fuerit subsequutum sii etiam ipso iure et facto nullum nulliu&quc valoris et mo- 
menti. 

Responso llluslrissimus dominus intendit quod exactio fiat per ordinarium a 
sindicis et aliis onus habentibus reipublicae . et quod fiat solutio infra mensem 



3ao 

nec compellantur per alios quam per ordinario* durante dicto mense , et quod , 
mense elapso , sindici decuriones et onus reipublicae habenles exieantur et non 
■Iti. 6 

Itera quod sententiae proferendae per sindicatores locorum patriae contra offi- 
ciales vel prò ipsis officialibus babeant executionem paraUin mediante tamen 
caulione per vincentcm praestanda iuxta formam auctenticae quae supplicato , et 
non obstantibus quibuscumque appellationibus ab eis interponendis. 

Responsio. Placet illustrissimo domino domino nostro quod fìant in quantum d« 
iure fieri potest et ex forma statutorum. 

Item quod illustrissiraus dominus noster dignetur non concedere aliquod be- 
neplacitum aliquibus fratribus cuiusvis ordinis sire monasteri! construendi seu 
construi faciendi aliqua nova monasleria in aliqua civitate vel oppido dictae pa- 
triae nisi accedente consensu communitatis et hominura eiusdem civitatis Tel op- 
pidi in qua seu quo huiusmodi monaslerium fieri debeat , et si quod concessum 
luit dignetur illud revocare. 

Responsio. lllustrissimus dominus noster providebit secundum iuris dispositionem. 

Item quod dignetur prò exactione talearum impositarum prò oneribus suppor- 
tata ad causam arraigerorum utriusque exercitus concedere literas precisas etiam 
contra privilcgiatos seu contra eorum colonos et bona ut habeant contribuer« 
prò eortim ratis quovis privilegio utantur non obstantc. 

Responsio. lllustrissimus dominus noster pracstabit favores opportuno* circa ex- 
actionem buiusmodi talearum. 

Item quod dignetur excellentia sua quoad abiliamenta et vcstes tam bominum 
quam mulierum providere quod decreta dominicalia observentur. 

Responsio. Placet illustrìssimo domino domino nostro quod observentur ex nunc 
decreta et fiant proclamata ubcriusquc providebit in rcgressu suo. 

Item quod dignetur declarare mentera excellentiae suae non fuissc seu esse 
subditos suos etiam extra patria iu habitanles tenere seu cogi posse ad aliquod 
pcdagium seu novum vecligal irapositum tam in loco Secuxiae quam in aliis locis 
solvendum prò raercantiis et bonis quas et quae conduci facient ultra vel citra 
montes praeter antiquitus solilum et consuelum. 

Responsio. Placet illustrissimo domino domino Giostro quod magnifìcus dominus 
cancellarius expediat littcras opportuna* subditis declarando tamen quod si mer- 
ces adducantur ab extera patria IransferenJac per hanc in alienam patriam co 
casu prò eis solvatur. Si vero ab extcra in banc patriam adducantur hinc con- 
summendae et pariter in bac patria excretae et alio transferendae a solutione dicti 
novi vectigalis exemplae sint ila tamen quod fraus non commiltatur. 

Item quod illustrissimus dominus noster dignetur providere super commissariis 
extentarum videlicet quod non possint rainusquc debeant capere aliquid prò im- 
brcviaturis sed si quid acceperinl illud debeant intra re in exactione eorum pa- 
trocini!, nec possint arctari consignantes seu recognoscentcs ad aliquid solvendum 
nisi complctis et levatis ipsis recognitionibus et approbatis per dominos magistros 
camene computorum deputatos sive deputanJos. Quodque non possint minusque 
debeant officiarli extentarum aliquid esigere prò arreragiis aliis offieiariis debitis et 
ad eos non perlinentibus. Et quia sunt multi qui propter strepitus armigerorum 
et invasiones terrarum amiserunt quittationes et scriptum quas habebant ab ipsis 
officiai in, quod amoJo in antea non possint subdili ad solvendum prò annis prae- 
teritis compilli sed stetur super solulionibus per eos factts et super «missione 
scripturarum iura mento ipsorum dare debentium. 



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321 

Responsi». Ulustrissimus dominus dominus noster ìntendit quod statuta super 
hoc edita obsenrentur nec commissarii possint aliquas remancncias exigerc ultra 
formaci commissionura suarum. 

Itena quod prò honore et ulililatc celsitudini» ducalis et totius patriae dignetui- 
cxcellentia sua studium Taurinense manutenere augereque et augumentarc etiam 
de optimis lectoribus proridere qui vacare habeant in ipso studio, reiectis tot et 
tantis vacationibus quae nunc fiunt , et neri solent , et quod stipendia ipsorum 
lectorum debite pcrsolvantur tara prò praeterito tempore quam prò futuro iuxta 
taxam factam et fìcndam per magnifico* dominos reforraaton-s ciusdem sludii por 
praedictam excellentiam suam deputato* sive deputandos ac eligendo* (1). 

Ih -pernio. Placet illustrissimo domino nostro manutenere studium Taurinense . 
et quod lectores incumbant lecturis. Reiectis vacationibus superfluis quibus op- 
portune satisfieri mandabit de suis stipendiis. 

Item quod dignetur Ulustrissimus dominus dominus noster inlrarc seu intimi 
facere in praescnti dono, sire subsidio fìendo et in primis terminis solutionum 
fiendarum omnes pecunias mutuatas per coramunitate* locorum illustrissimae do- 
rainationis suae seu oro ea agentibus singula singulis debile referendo et prò in- 
tra tis babeantur ac haberi debeant prò rata uniuscuiusque loci prout mutuasse 
comperietur. 

Responsio. Placet illustrissimo domino nostro exprcsso prius quid et quantum 
particulariter debeatur quod super secundo aut lertio termino solutionis subsidii 
mlrabitur. 

Item quod causa e a decem (lorenis infra decidantur et decidi debeant per or- 
dinario» locorum summaric et a sententiis ipsorum ordinariorum non possit etiam 
appellari nec dici de nullitate nec quaerela nec recurri quovisroodo prout etiam 
decidunlur nec appellar*! possit a sententiis latis per magnifica Consilia in simili- 
bus causis. 

Responsio. Placet illustrissimo domino nostro quod servetur statutum super hoc 
disponens et quoad ordinarios locorum procedatur quam summarie fieri potcrit. 

Item quod ad solutionem huiusmodi doni fiendam et cuiuscumque allcrius oneris 
occurrentis seu per communitatcs immediate illustrissimo domino domino subicctas 
imponendi teneantur omnes antedicti subditi immediate domino nostro suhiecti 
possidente* bona in hac patria Pedemontana. Et hoc non obstantc quibuscumque 
privilegiis sive literis forte per excellentiam suam aliquibus personis particularibus 
in contrarium concessis qudnis omnibus placeat derogare. 

Responsio. Placet illustrissimo domino nostro, nec concedei aliquas lileras ex- 
emptionis nec impedicntes exactionem. 

Item supplicat eadem patria fidelissima ut dignetur illustrissima dominalio vostra 
praecipere et mandare magnifici» dominis utriusque consilii quod procedendo in 
causis et illas definiendo debeant et ,teneantur servare decreta dorainicalia tam 
per excellentiam suam quam per eius praedecessores edita et facta. Et poslquam 
causae fuerint dietim assignatae et acta delata debeant illas expedire intra unum 
mensem tunc proxiraum sub poena per excellentiam suam iraponcnda. Et quia 



(1) Lo (Indio Torinese era io fiore anche al tempo in cui fa folla questa dimanda , stando alle 
fede dello storico dì quelle università il signor cav. Tommaso Val lauri. — In un rotolut laureato- 
rum di delta università si legge : R. D. Kraimiu Roterodamus ord. S. Augutlini mona <t crii vulgo 
ditti D$ Steytn in diotc. Traitele* in Hollandia in sacra tkeologia 4 tepUmbris 1506. 

4« 



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asseritur per procuratore* huius civilatis levalus stiius quod producta prr parles 
ab una hora causarum ad aliam admittanlur cliam si pronuntiarcntur feriac Tel 
capiantur (lecere vcl ultra dies feriali , quod cedit in grave detrimentum litigan- 
t mni quia ipsa die deberent habere provisiones paratas contrariasi supplicai etiam 
mandare pracfalis magnificis consdiis quod non adreittant producta ipsa post 
lapsuin duorum dierum feriatorum seu post diem pronuntiationis feriarum. 

Retpotuw. Placet illustrissimo domino domino nostro quod obserrentur decreta 
et quoad delationem production'» admitlatur si fiat intra diem naturalem et non 
ultra. 

Itera quod per huiusmodi concessionem et approbationem suprascripiorum ca- 
pitulorum non intelligatur quovisraodo derogatimi aliquibus pnvilegiis, statutis, 
capitulis, pactis, conventionibus sire franchixiis aliquibus communitatibus ipsius 
patriae parliculariter concessis. 

Respomio. Placet illustrissimo domino nostro. 

ltem quod dominus secrelarius prò praesenlibus capitulis et literis desuper 
Hendis non possit minusque debeat a coremunitalibus quae i I la redini «ni capere 
prò eius mercede nisì testonos tres Sabaudiac prò qualibel comreunitate ultra 
unum prò scriptum et quod ipsae litleme sigillenlur gratis et sinc constu unicui- 
que eas babere volenti. 

Respomio. Placet illustrissimo domino nostro. 

ltem quia in rcformationc monetarmi] noviter facta per exccllcntiam suam vi- 
detur proclamatus ducatus ad florenos quinque cum dimidio et scutum solis ad 
florcnos quinque et grossos duos et sic fit differcntia de sento ad ducatum de 
grossi s quatuor ubi antea fiebat solum de grossis duobus, supplicat eadem pa- 
tria quod dignelur eadem exccllentia dcclararc et mandare non fieri differenliam 
de acuto bono solis ad ducatum nisi de grossis duobus ut antea solitum e rat 
a ut saltcm tribus. Et quod magnificila dominus generalis sire thesaurarìus mo- 
demus et qui prò tempore fuerit sire quivis alius qui habebit exigere focagia fd 
alios redditus excellentiae suae teneantur et debeant capere scutum solis cum duo- 
bus aut saliera tribus grossis prò quolibct bono ducato et eis mediante debitas 
quillationes facerc. 

Responsio. Illustrissimus dominus nostcr non providet prò hoc anno et consulto 
rum expertis prò futuro providebit. 



Carolus dux Sabaudiac, Chablaysii, Augustae , Sacri Romani Imperii princeps 
vicariusque pcrpcluus, marchio in Italia, princeps Pedemontium, comes Gcben- 
nesii, Baugiaci, Rotundimontis , baro Vuaudi, Faucigniaci et Gay, Nyciaeque, 
Brc}ssiae ac Verceilarum dominus. UnÌTersis sit manifestimi quod cum per tres 
status patriae noslrac cisraontanae in liac civilate novissime congregatos fuerint 
nobis praesenlata capitili < suprascripta, supplicando illa sibi in rim privilegii per- 
petuo .U n turi concedi , quorum supplicationi annuentes considerata praesertim 
eorum sincera erga nos fide , ex nostra certa scicntia et potestatis plenitudine , 
matura consiliariorum no strani m delibcratione praehabita, capitula praedicla eidem 
patriae noslrae cismontanae in vim privilegii perpetuo duraturi ut praemitlttur, 
damus et concedimus iuxta tamen forma m responsionum per nos in fine cuius- 
libet ipsorum capitulorum ut apparct factarum. Quapropter expresse committimus 
»'l mandamus consiliis nobiscum et Thaurini residentibus necnon universis et sin- 
gulis gubernatoribus, baillivis, capitaneis, potestalibus, ricariis, iudicibus, castel- 



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3a3 



[■Ama, clavariis et caeteris officiariis Bdelibus et subditis noslrU mediata et irame- 
diatis quibus spectabit et praesentes pervcnerint seu ipso rum locatenentibus et 
cuilibet eorumdem sub poena centum librarli m fortium prò quolibet dictis consiliis 
inferiore, qualenus praedicta capitula et gingilla in eis contenta prout in dictis 
responsionibus suis continetur, eidem patriae nostrae cismontanae teneant et ob- 
servent ac per quorum intererit observari faciant ipsamque eisdcm capitulis ab 
inde in perpetuum frui et gaudere faciant palianlur et promittanl et in nullo 
contravenianl quomodolibct vel opponant. Quibuscumque oppositionibus, excusa- 
t ioni bus. Uteri*, mandati» et aliis in contrarium facientibus non obstanlibus . 
quibus quoad hacc ex eadem nostra certa scienti» derogamus per praesentes. Dalai» 
Taurini die duodecima mensis februarii millesimo quingentesimo trigesimo. 

Per dominum praesentibus dominis 

Hieronimo Agacia Sabaudiae cancellano 
Augustine Ferrerii episcopo Vercellensi 

Bernardino de Montebeilo cornile Frusaschi magno magistro hospilii 
Ludovico de Sabaudia domino Raconixii 

Ludovico de Castellione domino de Musinens magno sm tiferò 

lobanne Francisco Purpurali pracside patrimoniali 

C.haberto condomino Scallengi 

Aymone de Puteo 

Stepbano Scalila 

Vincenlio Inviciato 

lobanne Anthonio Rubeo 

Ludovico de Bagnolio magistro hospitii 

lohanne Petro Cambiani advocato fiscali 




Taurini — 5 oclobrù - 13 decembris 



Arto, congregationis trium statuum patriae cismontanae (i). 



Sequuntur capitula per tres status fidelissimae patriae cismontanae congregato» 
in hac civitate Tbaurini ex ducali mandato ad causam doni illustrissimo domino 
domino nostro Carolo Sabaudiae etc. duci gratiose concessi praetextu onerum per 
praclibatum illustrissimum dominum dominum nostrum supportatorum per lotam 
patriam praedictam cisroontanaro nemine escluso sive esemplo solvendi videlicet 
de anno Domini millesimo quingentesimo trigesimo tercio, et die quinta mensis 



ti) Da copia co ..lem pura ne* ed autentica falla par sto dal comune di Moocaliarì a dagli archici 
ro.a 0 ali di Pioerolo e di Caatag&oW 



3a4 

octobris confccla quac ut cxcellentia sua dignetur eidem patriae in vini pacti me- 
diante ipso dono concedere et elargiri ipsa fidelissima patria humiliter supplicat. 

Et primo ipsa patria donat praelibato illustrissimo domino domino nostro flo- 
renos trieentum mille , illustrissimae vero dominae dominae ducissac suae con- 
thorali florenos viginti quinque mille, ac illustrissimo domino domino principi 
eorum primogenito florenos sex mille, illustrissimo autem domino Nemorsii corniti 
Gcbenncsii florenos tres mille, ea tamen lege, paclo et conventione quod solvan- 
oli- per totam patriam cismonlanam generali!» r nomine excluso Tel exempto , 
etiam privilegiato per suam excellentiam , nisi a iure sit privilegiatus, et quod 
ullo unquam tempore dictae patriae non cedat in praeiudicium nec trahatur seu 
traili valeat in consequcnliam quovismodo sive dici possit ob id ipsa patria in 
posteri! m obligala, quodquc praemissa summa pecuniarum persolvatur in tribus 
annia et tribus terminis videbcel tercia pars bine ad festum Sancti Martini anni 
Domini Nostri Iesu Cbristi proxime venturi millesimi quingcntesimi trigesimi 
quarti , alia tercia pars illinc ad aliud festum Sancti Martini proxime sequuturi 
anni millesimi quingentesimi trigesimi quinti, et residuum illinc ad aliud festum 
Sancii Martini proxime sequuturi anni millesimi quingentesimi trigesimi sexli; quod- 
que ante ipsos lerminos singula singulis debite referendo cxactio ipsius doni fieri 
non possit nee alimi is arrestar! seu molestar! ad solvendum debeat, non obstantc 
lege disponente debitorem fisci anle tempus posse convenni et aliis iuribus in 
conlrarium disponcntibus non obstantibus, quibus per praescntes intelligalur dero- 
gatimi el renumiatum per praclibatum illustrissimum dominum dominum nostrum, 
et fiat ipsa solutio de moneta currente generaliter per palriam tempore solutionis 
ficndae, el non possit ipsa moneta minui durantibus ipsis tribus annis, sed so- 
lutio fìat de moneta usuali currente tempore solulionum fiendarum sine incre- 
mento, et dominila receptor sive cxactor ipsius subsidii seu doni non valeat nee 
possit aliquos quarlos exigere imo teneatur quitaciones prò huiusmodi dono dare, 
conOcerc, el ex ned ire gratis et sine constu, quibuscumque in conlrarium dispo- 
nentibus non obstantibus. 

tÌPsjwn.M. Placet illustrissimo domino domino nostro et acceplat bono corde et 
non intcndit quod trabatur in consequcnliam , et contcntalur de terminis ita 
uod moneta non possit augeri nec minui , nec valor sculi excedere in solulione 
icti subsidii fìcnda sumroam octuaginta unius grossorum , mandantes receptori 
subsidii ut obscrvet et non exigat aliquos quarlos. 

Vulliet. 

Item quod dignetur in vim pacti perpetuo duraturi mediante dicto dono et 
.menta pecunia praemissa ex sui certa scicntia ac de polcstatis plenitudine sua 
cxccllc nlia prò se et suceessoribus suis quibuscumque de novo confìrmarc et con- 
cedere quaecumque pacla , capitula, privilegia, slatuta ac quascumque conven- 
tiones, francbixias, liberlatcs prout iacent patrìacque cuiuslibet consuetudines 
et immunitates lam in specie quam in genere et tam nobilibus et castris quam 
liomiriibus ci communilatibus ac etiam quaevis aliis quibuscumque subditis perli- 
nentes et pertinentia conecssasque et confirmatas ae concessa et confirmata tam 
per illustrissimos praedecessores suo» quam per suam excellentiam illas et illa prò 
expressis Inibendo ac si de verbo ad verbum esset facta mentio. Et cquidem di- 
gnelur mandare illas et illa et maxime infrascripta observari prò quibus libeat 
decernerc et concedere lilteras opporlunas etiamsi per desuetudinem vcl con- 
lrarium usui» seu diversuro esset sublata virtus. Et contrariac litcrae non con- 
eedantur, et si concedantur, ccnseantur inadvertenter conecssae. 

Iìesponsio. Placet illustrissimo domino domino nostro, et fìat ut petitur. 

Vulliet. 

Item quod prò dictarum francbixiarum observantia praecipuc dignetur conce- 



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3a5 

dcrc ctiam alias literas conica thesaurarium ne exigat prò quitacionibus sive quos 
supra ultra unum quartum grossi usualem tempore solutionum prò quolibcl flo- 
reno et nicbil capiat prò registro sub poena dupli prò vice qualibet applicanda 
et expensarum parti laesae sobrendarum. 

Rrsponsio. Placet illustrissimo domino domino nostro quod non capiat nisi unum 
quartum prò quolibcl florcno et grosse* sex prò registro. 

Vulliet. 

Item quod hostiarii et carne rarii illustrìssimi domini domini nostri non capiant 
ultra unum scutum prò qualibet investitura a maioribus ; ab aliis vero inferiori- 
bus unum medium scutum, exceptis baronibus, comitibus et aliis magnalihus. 

Responsi» Placet illustrìssimo domino domino nostro. 

Vullici. 

Ilcm quod inslrumenta investiturarum possint recipi per aliquem ex secretariis 
citramontanis, salvia emolumentis domini Vulliet secretar» praelibati illustrìssimi 
domini domini nostri moderni dumlaxat, ita tamen quod non trahatur in con se - 
quenliam aliorum. 

Responsw. Placet illustrissimo domino domino nostro. 

Vulliet. 

Item quod secretarla magnifici consilii rcsidentis divida tur inter plures sccrc- 
tarios ita quod quilibet secrelariorum tencat suam particularem scribaniam prout 
alias erat consuetum et ex franchisiis praedictis cavetur, salvis etiam iuribus prae- 
fati domini Vulliet ut supra. 

Responsio. I llustrissimus dominus dominus noster providebit prò indempnitate 
subditorum. 

Vulliet. 

Item quod emolumentalor prò suo registro non possit capere nec capiat ullra 
grossos sex, eliamsi in literis quibuscumque ultra mille, ahi sinc numeri prae- 
(ìnitione essent nominati ; et conlrarolator nielli! capiat prò registro et hoc sub 
poena applicanda ut supra de thesaurario dicitur. 

Responsio, Placet illustrissimo domino domino nostro. 

Vulliet. 

Item quod liceat impune non parere foreriis, polagleriis ac aliis quibuscumque 
provisionariis curiae et illis resistere ubi procedant ultra et praeter tonnara fran- 
rhixiarum et decrctorum ducalium. 

Resixmsio. Placet illustrissimo domino domino nostro quoti statata et decreta 
ducalia franchixiaeque et conventiones patriae obscrvcnlur secundum quae te- 
neantur magistri hospitii prò tempore servienles literas in publica forma ipsis 
foreriis et polagleriis facere , quibus accedentibus sine ipsis literis ul suora se- 
cundum formara decretoruro et franchixiarum concedendis vel ipsarum forni un 
excedentibus impune non pareatur , imo dclineanlur non relaxandi sine licentia 
praefati illustrissimi domini domini nostri. 

Vulliet. 

Item quod omnes conventiones, pacta, privilegia, statata, capitula , et fran- 
chixiae tam in specie quam in genere ipsi patriae concessa et concessae tam per 
illustrissimos praedecessorcs quam per suam excellenciam de et super gabeilis 
salis tam Niciae quam aliorum quorumeumque locorum praelibati illuslris et 
pedagiis quibuscumque observentur in omnibus suis partibus et prò ipsarum ob- 
servantia, tam in solidum quam prò aliqua parte, ubici quotiens expediat, con- 



::L f _ — •— — «■"— ~ - ***z 1 7tr 

Casal sgrassi, Clava*., et Iporcg e bene lu no . q et convento et 

unicuijuc «Adito emere yoent. teneat ur «« a ^ili tamen quod nm 
in quantitate in ips.s ^P 1 ^ 1 ^ 0 ",-^ tenèaturque in mcnsurat.one sal.s tenere 
excedat unam seu duas somatas uh. , u ^ formaro franchixiarum patnae 

scu teneri faccre mcnsuras p lenas «t pw» , carrala continente viginti 

Ft ama prctium auctum est de uno sento P™ s ' n G u aUCta et auc t.s nec non 
5 U a?u U or&.ospropter ^ J^SJjSi?^ sitin ^tate jpat™ 
et prctium sal.s auctum vult .Uustriss mu teneb.tur gabellator ìllud 

h.bm rationem illiu. »^»^SAb3llo prò qualibet carrata defalcare tei 
Dh» quod tcnditur ultra scutum icum d.m.d.o P r ^ terrae e t pretium 

celn^maligniute tempori, « cum dimidio prout 

salis diminuatur et reduci possit ad pretium 

ante solebat vendi. . . d d pr i gl inum pretium reducatur ci 

Responsio. lllustrissimus doro.nus ™M U ™ a £, P eK i ae , habiu mtione yictnrarum 
«ndaC et paritcr fiat m bancb is CU va* » posset diminuì ipsa sumrn^ 

a loco Casalisgrass. a0 -_^** bablla ratione temporum O™^""^ 

quod diminuatur ad rata m P™ ™*J Rictus gabellator teneatur obscrrare ad 
patria hoc constare fecent et praem. ss a ™ c onse rvatoris iroponcndam. — In 
Toenam arbitrio murtriitu»* ^ì^l^SS^S^àSui vult quod pm.le- 
£„quis vero in dicto capitulo contento ^^^envur. 
già et franchixiae toti patnae concessa meoncus» VuIBet 

• ™W. 9 solvantur secundum antiquam taxam a, T° 
llcm quod omnia pedagia IO»W" | rurre ntc tempore soluUonum fienda- 
augumento monetae sed de moneU «^'.^"^ de^ripturis et patroc.n.is 
rum cuiuslibet anni in futurum, et idem iniemg 

trite. Vulliet. 

He* ^ .nbditi non J^^ST^^ t ^n^ l 
impositae sire impositi Secuxiae aut in a» » d - extra p^riam quae sint 



forsan imponendorum etiam prò 
'^SjtmSSISt^ dominus noster proV.debit prò indempnitate 

Vulliet 



Item quia sunt plurcs notar'.', sive aliae personae quae non P 0 ,^ 01 ' -^"^ 
penu™,sTbeUoru P m anfractibus biis annis l^^^T^T^ 
levata exigere instrumenU per eoa sire e0 ™ m .P.^^^aTipsi de anno mil- 
causam haW recepta nec ina stante forma francb.x.ae £«™ £ d pr0 . 



(1) Coti nel testo di eu copi» liBcroftì; meglio e più correttamenU nolita (noleggio). 



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Iiaeredes nolariorum rcslilucre ad tempus Uhi eligendi saltem per quatuor annns, 
remanente tamen ipsa francliixia la|sis ipsis qualuor annis in suo robore, ila quod 
non includantur in hac prorogatione inslrumenta prò quibus lite» pendent inter 
aliquos, ita quod non concedantur elapsis ipsis quatuor annis, literae proro- 
gaturiac ipsis notariis et hoc etiam citra derogationem et praeiudicium statuto- 
rum particularium cuiuslibet loci ciusdem patnae. 

llespansio. Placet illustrissimo domino domino nostro, et etiam quod trahalur 
ad causas pendentes ut lites extinguantur, salvis tamen expensis litis si et prout 
do iure dcbentur. 

Vullict. 

Itcm d'ignctur sua excellentia in solutionibus fìendis de ipso dono declararc et 
concedere quod includantur omnes pecuniae concessae suae excellentiae et il- 
luslrissimae dominae dominae ducissae , sive suis nominibus aul de ipsorum et 
cuiuslibet eorum mandato solulae quibuscumque personis , et omnes parcellae 
quarumeuraque rerum ad opus eorumdera illustrissimi et illustrissimae dictarum 

Ser quascumque communilatcs et loca sire oppida dictae suac patriae usque in 
iem praesentem, videlicet in quolibet termino prò lercia parte et quas ex nunc 
inclinili ut prò inclusis et solutis baberi voluit , et vult mandando exactoribus 
quibuscumque ut quoscumque qui satisfecisse comperientur ut supra prò quittis 
et absolutis habeant et teneant inbibendo illos praemissorum et depcndentium 
ralionc ex nunc prout ex tunc ex certa scientia molestari decernendo irritum et 
inane quicquid secus fieri contingcl. 

Ilesiwnsio. Placet illustrissimo domino domino nostro quod intrenlur in duobus 
ultimis terminis pecuniae exactae sire concessae , necnon et parcellae quamm- 
cumque rerum ad sui opus tantum datarum. 

Vulliet. 

Item quod non fìant aliquae assignationes super aliquibus loco seu iocis dictae 
patriae alicui personae nisi de pecunia quam deberi constitcril ultra pecunias et 
parcellas debitas ipsi communitati seu oppido et si fìant non teneanlur ad solu- 
tionem nisi ultra dictas tam pecunias seu parcellas iam expositas tam ad opus 
praelibati illustrissimi quam illustrissimae, quae pecuniae et parcellae iam sic ex- 
positae inclusae prius intelligantur ad rat a ni prò rata ut supra. 

Responsio. Placet domino domino nostro 

Vullict 

ltem quod non possi nt arctari aliqui praemissorum ratione diebus praecipue 
numi ina ni m venie utes ad civitates et loca insignia ubi nundinae fieri solent, nec 
per itinere nec etiam alibi possint arrestar! aliquae personae singulares aliquo- 
rum locoruro , sed solum consules sive sindici aut alii nabentes dictorum locorum 
admintstrationem sive bonorum ipsorum. 

Responsio. Placet illustrissimo domino domino nostro quod tempore nundinarum 
aliquis non possi i compelli nec alio tempore particulares nisi sindici consules 
credendarii et agentes prò republica. 

Vulliet 

Item et nec inriti compellantur ipsi de patria in comuni sive in particulari ad 
muluandum pecunias. 

Responde t illustrissimus dominus dominus noster quod superflua est petitio cum 
id non consueverit Tacere. 

Vuillet. 



Itcm quod durante tempore dictorum triura annorum sua excellentia nullum 



3a8 

aliud onus imponat dictae su.» e palriae nec aliquibus locis eiusdem minusque ab 
aliquo exigat seu esigere faciat. 

Responsio. Placet illustrissimo domino domino nostro nec intendit durante «lieto 
tempore imponere nec erigere aliud onus sive subsidium. 

Vulliet. 

Item quod dominus secretarius prò praesentibus capitulis et literis de super 
fien il is non possit nec debeat a communitatibus et dominis capere nec exigere 
prò sua mercede ultra tres testonos Sabaudiac prò qualibet communitate site 
castro ipsa capitula et literas reportare volente*, et boc ultra unum scriploris qui 
non capiat ultra duos testonos quae literae sigilientur gratis et sine constu uni- 
cuique illas habere volenti. 

Responsio. IMacet illustrissimo domino domino nostro. 

Vulliet. 

Item quod in examinibus ficndis ex forma iudicii in causis criminalibus ad 
magnifica Consilia seu alterum ipsorum legitimc derolutis ac spectantibus per 
aliquem ex magnifici. s dominis de Consilio aut per dominum iudicem criminalium 
non debeat interesse aliquis advocatus sivc procurator fiscalis sive aliquis prò 
fisco vices gerens, sed tantum assista t ipse dominus iudex vel consiliarius cimi 
uno scriba non suspccto. 

Responsio. Placet illustrissimo domino domino nostro. 

Vulliet 

Quodque prò examinibus super articulis dcfensionalibus favore inquisitorum 
constituatur unus ex comraissanis ordinariis , qui procedat cum adiuncto et in- 
terrogatoriis resecatis similitcr. 

Resiwnsio. Placet illustrissimo domino domino nostro quod fiat arbitrio consilii 
vel iudicis. 

VuUiet. 

Quodque in teslium repelitione sive examine in forma iudicii fien do in prae- 
dictis et aliis causis criminalibus admittatur adiunctus cum interrogatoriis , ubi 
per iudicem criminalium aut aliquem ex magnificis senatoribus non repetantur 
nec examinentur tcstes post litis contestatici u ni 

Responsio. Placet illustrissimo domino quod fiat ut supra proxime. 

Vulliet. 

Et quod coram ordinariis locorum admittatur imi isti ne te adiunctus cum inter- 
rogatoriis quoad immediate subiectos illustrissimo domino domino nostro et etiam 
quoad mediate subiectos. 

Responsio. Placet illustrissimo quod fiat ut supra proxime ubi ipse iudex ordi- 
narius non e laminare t. 

Vulliet. 

Item quod illustrissimus dominus dominus noster dignetur providere super com- 
missariis exlentarum (1) videlicet quod non possint minusque debeant capere 
aliquid prò imbreviaturis sed si quid acceperint illud debeant intrare in exactione 



(1) È noto che le exttntae erano le ricognizioni dei diritti fiscali, degli omaggi, di feudi nobili 
ed ignobili, delle enfiteusi, dei domini» diretti , delle taglie, dei centi, «ermi, tributi ed altre 
ragioni utili Unto reali ebe personali del Sovrano. 



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3ay 

eorum patrocini i nec possint arctari consignantes seu recognoscentes ad aliquid 
solvendum nisi completis et levatis ipsis reoognitionibus et approbatis per domi- 
no* magistros camerae computorum deputato» sive deputando* -, quodque non 
possint minusque debeant officiai ii extentarum aliquid esigere prò erragiis aliis 
officiariis debitis et ad eoa non pertinentibus et quia sunt multi qui propter stre- 
pitus armigerorum et invasione» terra rum araisserunl quilaliones et scripturas 
quas babebant ab ipsis oflìciariis quod amodo in anlea non possint subditi ad 
solvendum prò annis praelerilis compclli, sed sletur super solutionibus per eos 
factis et super ammissione scripturarum iuramento ipsorum dare debentium. 

Responsio. Illustrissimus doimnus dorainus noster internili quod statuta super 
hoc edita observentur nec commissiones (iant in contrarium ncc commissari'! pos- 
sint aliqua reliqua exigere ultra formam commissionum sua rum. 

Vulliet. 

Item quod praepositi marescalorum seu alii commissari sub quavis generali 
vel speciali commissione non possint compellere subditos ducales ad associandum 
captivos seu prisonerios captos sire detentos prò aliquo quovis delieto, videlicet 
de loco ad locum etiam quod conducerentur ex certa scientia principis seu sub 
ea specie vel colore, nisi mediante mercede condigna. 

Responsio. Placet illustrissimo domino domino nostro quod non molestentur per 
praepositos et commissarios ad associandum captivos , nisi babeant expressam 
commissionem vel sit prò iusta et rationabili causa. 

Vulliet. 

Item quod dignetur sua excellentia annullare et cancellare quascumque poenas 
quovismodo declaralas taro contra communitates patriac loco rum quam contra 
particulares quomodocumque et qualitercumque tam rationc subsidiorum hacte- 
nus impositorum et non solutorum et aliorum debitorum communitates tangen- 
ti uni , quam conductae salis sive fortaliciorum, aut contemptum mandatorum forsan 
tempore militiarum praeteritarum aut dependentium ab cisdem , inhibendo orane» 
et singulos tam in communi quam in particulari praemissorum et dependentium 
rationc molestar*! cum clausula irritativa. 

Responsio. Illustrissimus dominus dominus noster remittit poenas declaralas ra- 
tionc subsidiorum et contributionum armigerorum roidarumque et conductae salis 
ac fortaliciorum. 

Vulliet. 

Item ut sii sublala congregatilo Egvptiorum sive Saracenorum vagantium, et tpii 
nuper vaganlur per patriam dlustrissimi ducis varia furia, lalrocinia, homicidta. 
delieta plurima non erubescentes patrare, prò quorum demeritis plures principes 
circumvicini illos expulerunt, dignetur equidem sua excellentia concedere sive iam 
concesso m declarare quod si advencrinl ad aliqua loca sive territoria quod pos- 
sint impune expclli, bteris quibuscuraque etiam ex certa scientia vel sub quavis 
alia formaliste verborura forsan hic de necessiute exprimendorum concessi» et 
in futurum concedendis non obstanlibu» (1). 

Resjtonsio Placet illustrissimo domino domino nostro quod post proxima festa 
natalicia expcllantur. 

Vulliet 



(1) Iotorao alla entrala degli Zingari in Francia e delle leggi fatto contro di essi in quel regno 
vedaai il corion» racconto di Stefano l'asquier, Htchcrcht* de la Framet, IW. 4, chap. 19. 

43 



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33» 

Itcm quod ipsae franchixiac omnes lani pracscntes quam hactenus concessac 
tara per suam excellenliam quara per dictos suos praedecessores iroprimantur et 
cuilibet postulanti vendanlur cui impressioni fidea adhibeatur in iudicio et 
extra (1). 

lì- sputisi» Placet illustrissimo domino domino nostro quod imprimantur ad par- 
tenti per imprcssorem il II subdilum et in patria sua, ipsis tamen visis prius per 
deputando» per illustrissimum. 

Vulliet. 

Item quod non concedantur literae nec mittantur ad parles commissarii ex 
quibus tollatur aut qualitercuroque turbetur copi i ti o et executio ac iurisdictionis 
utilitas ordinariorum sive habentium primas voi ulterior i appellationcs tara cri- 
minalium quam civilium causarum, et concessa ultra et praetcr formam iuris ac 
«onventionum sive privilegiorum statutorum ac rranchixiarum alias eonecssarum 
non valeant sintque earum virtute gesta nulla et sic impetrantes habeantur tam- 
quam turbatore» iurisdictionis praemissac. 

ResfHMtsio. Placet illustrissimo domino domino nostro quod sta tuta, privilegia et 
conventiones super cognitione primarum et secundarum instantiarum edita ob- 
serventur mandando Consilio cismontano quod si causac remiltendae sint remit- 
tantur et quod non fìant literae ultra forni a m decreti et privilegiorum. 

Vulliet. 

Item quod per praemissa omnia capilula ut supra data et responsiones ac con- 
ccs&ioncs sive approbationcs datas non censealur dcrogatura quovismodo pactis , 
conventionibus, statutis, capitutis, iuribus, privilegi'», franchixiis. libertatibus et 
consuetudinibus tam nobilibus quam caslris et communitatibus ac onpidis et locis 
dictae suac patriae pertinentibus sive concessis tam per suam cxccllentiam quam 
per suos praedecessores et tam in genere quam in specie. 

lìesponsio. Placet illustrissimo domino domino nostro. 

Vulliet. 



Carolai dux Sabaudiae , Chablaysii et Augustae , Sacri Romani Imperii prin- 
ceps vicariusque pcrpetuus , marchio in Italia , princeps Pedemontium , comes 
(iebennesii , Baugiaci et Rotundimontis, baro Vuaudi, Gay, Fouciniaci, Niciae- 
que, Breissiae ac Vercellarum dominus. — Universis sit manifestum quod cum 
per tres status patriae nostrae cismonlanae in hac civitate novissime congregatos 
meri ut nobis nraescntata capitula suprascripta supplicando illa sibi etiam in vim 
pacti et privilegi perpetuo duraturi concedi quorum supplicationi annuentcs 
considerata praescrtim corum sincera erga nos fide ex nostra certa scicntia et 
|K)testatis plenitudine, matura consiliariorum nostrorum deliberatione praebabita 
eapitula praedicta eidem patriae nostrae cismonlanae etiam in vim pacti et pri- 
vilegi'! perpetuo duraturi ut praemittitur damus et concedimus iuxla tamen for- 
mam responsioni! in per nos in fine cuiuslibet ipsorum capitulorum ut apparet 
factarum. Quapropter expresse committimus et mandamus consiliis nobiscum et 



(I) Dubbiamo dolerci che quota petizione e qoeato decreto non sieno «tati osservati; probabil- 
mente le vicende successive dei tempi impedirono l'ottimo divisamenlo ebe accennava già ad una 
di lumi ; ai ponga mente alle cautele con che viene accompagnato il decreto, e che sve- 



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33 1 

Thaurini residentibus necnon univcrsis et singulis gubcmatoribus , baj livis , ca- 
pitaneis, potcstatibus, vicariis, iudicibus, castellanis, eia vari» et ceteris officiarti» 
fidelibt» et subditis nostris mediati» et immediatis quibi» spectabit et praescntes 
pervenerint scu ipsorum locatenentibus et cuilibct eorumdem sub poena centum 
librarum fortium prò quolibet dictis consiliis inferiore quatenus praedicta capi- 
tuia et singula in eis contenta prout in dictis responsionibus continctur eidem 
patriac nostrae cismontanae teneant et obscrvent ac per quorum intereril ob- 
scrvari faciant, ipsamque eisdem capitulis abinde in perpetuum fruì et gauderr 
patiantur et permittant et in nullo contraveniant quomodolibet vel opponant qui- 
buscumque oppositionibus, excusationibus, literis, mandatis et aliis in contranum 
facientibus non obstantibus quibus quoad haec ex eadem nostra certa scienti» 
derogami» per praescntes. Datas Thaurini die decima tertia mensis decembns 
millesimo quingentesimo trigesimo tercio. 

Per dominum praesentibus dominis 

Hieronimo de Agaciis Sabaudiae canzellario 
Reverendo lohanne de Foresta praeposito Montisjovis 
\ymone de Pubblicis praeside Sabaudiae 
lohanne Francisco Purnurato praeside Pedemontium 
Ludovico domino de Musinens magno scutifero 
Nicolao Balbo praeside patrimoniali 
«Chaberto de Scalengis 
M. condominus Villaefaletorum 
Vincentio Inviciato 
Carolo Barratato 
lohanne Georgio Malopera 
Pctro Anthonio Bergiocho 
Iblcto de Castromonte 
lohanne Michaele Cacherani 
Cassiano de Puteo advocatis fiscalibus 

Vulliet 



Moncaliebi b Chieri — 25 luglio e A agosto 



Capitoli della patria ducale (i). 

La sventura del prìncipe e del paese sono al colmo : la Savoia ed il 
Piemonte invasi dai Francesi ; il duca costretto a lasciare di nottetempo 
la sua residenza di Torino. Questa città circondata dalle truppe francesi , 



(1) Dell'areni™ delia città di Monetimi. 



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33^ 

senza mezzi da poter resistere, spiega , in difetto di resistenza materiale, 
una energia morale degnissima d'essere sempre ricordata. Il Consiglio ge- 
nerale di Torino prima di cedere, il 3 d'aprile 1 536, fa rogare atto no- 
tariale e solenne in cui i consiglieri espongono l'impossibilità della difesa, 
e protestano in presenza degli araldi di Francia venuti ad intimar la resa 
quod per qitoscumque geremia circa contenta in ipso praeceplo non in- 
tendebant quod aliqualiter derogaretur alicui iuri , auctoritati et iuris- 
dictioni illustrissimi domini domini Caroli Sabaudiae, etc. ducis , prin- 
cipisi et domini eorum, et successorum suorum, statuiis, privilegiis, im- 
munitatibus , Jranchisiis , consuetudinibus , liòertatibus et aliis quibus- 
cumque iuribus ipsiiis communitatis cniuscumque qualilatis et tenoris 
ejcistant , quae omnia sint salva et obscn'entiw , et quod id quod facie- 
bant coacti et meta poenariun et tumulai armigeromm existeniium in 
dieta civitute et non aliter nec alio modo. E dopo aver addotte le ra- 
gioni per cui la difesa si rendeva inutile , aggiungevano : volentes hanc 
protestationem intelligi repetitam in quolibet actu ilerum /adendo , et 
quod polius actus quam protestatio vilietur. A questo atto così franco 
e generoso risposero i Francesi colla prepotenza dell' armi ; fermala la 
scrittura essi entrarono nella città, che venne manomessa e saccheggiata 
come se l'avessero espugnata con l'armi : fuggono i cittadini sull'adiacente 
collina e nelle vicine castella, ma vi sono inseguiti; a chi non ritorna è 
imposta la pena di ribelle ; i sospetti s" aggravano , nè si risparmiano i 
supplizii. 

Ma anche in questi estremi frangenti il Consiglio , o Senato ducale , 
suprema autorità giuridica e politica, in assenza del principe, dalla città 
di Moncalieri ove risiedeva, convoca i tre Stati nella città di Chieri, onde 
provvedere a' mezzi di sostenere la guerra. 

I capitoli che si sono conservati non esprimono che l'adesione dei Co- 
muni, ed anzi accusano la deGcienza degli ecclesiastici: a principe leale 
non manca Id lealtà del popolo. 

Questi capitoli estesi in cattivo italiano e scritti coli' in allora comune 
difetto d'ortografia, accennano alla prescia ed al pericolo degli incalzanti 
avvenimenti , ma svelano l' indole dei tempi e degli uomini. 



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333 



Senalus ducali» «une Moniiscaterii residens 

Benedilecti nostri essendo più che necessario di ben provvedere che li Fran- 
cesi quali sono in Turino più non eissistano si per conservation del stato del fe- 
licissimo principe nostro quanto de le persone et beni nostri, soa excellenza ha 
concluso manti al suo partir che si deputi < lento cavalli ligieri et doi mille nuo- 
timi! da piedi sotto la conduta de lì capitani deputati per soa excellenza per 
tenersi et soccorer dove et quando sera bisogno. Et non essendoli il modo di pro- 
veder a tal carigho senza l'agiuto de li trei Stali , perciò non mancate di man- 
dare doi de li vostri principali al primo d'agosto in Chcrio ben risoluti con pos- 
sanza di concluder senza expectare altra relatione alli vostri perchè il caso è di 
tal importanza che non patisce ne può patire più dilatione. Valete. 
Datura in Monlecalerio die xxv iulii 1536. 

Ferrcry. 

.4 tergo. Benedilcctis nostris sindicis, comunitati et hominibus Montiscalerii. 



Li rapitali de la patria ducale farti in li tre Stati in Cherio li 4 augusti 1536. 

Le comunitade congregate per dimostrare la bona affeclionc hano da obsequir 
ha quanto li he stato requiesto per parte di soa excellenza per preservatone di 
soa excellenza he de la patria , benché penseno la exaclione esser quasi impos- 
sibile attesi li grandi carigui, dani et spese notoriamente supportati, confisi in la 
bona iusticia et adiuto del sig. Canzellario et voi altri signori offeriscilo a lo 
ili" 10 signor nostro scudi sci millia et octo cento cum le conditione infrascritte. 

1. Che li mille trecento he sexanla scuti li quali sono taxati per vostre 
signorie a li ecclesiastici si exegisseno da parte dell' ill mo signor Duca ho de suoi 
officiali gli piacerà a lo sig. Canzellario deputare, in modo che de dicti da- 
nari le comunitadi non babiano alcuno carigo. 

2. ' Che li cinebe millia qualrocento quaranta sciiti restati ha la patria si 
offerisse pagare cum le conditione infrascritte. Cioè che la patria elege per suo 
cxactorc racsser Manichi secretano, li quali danari non posseno essere convcrtiti 
in altro uso se non in ci supradicto et infrascripto modo et in caso che dicto 
cxactorc expona dicti danari altramente sia obligato ad resarcire del suo. Ciobè 
in infanteria he cavali che si levono di nuovo et non in infanteria de già accu- 
mulate, et che siano per lo effecto domandato intendendo che questi siano sopra 
il numero lasato ba la guardia di Turino, he che habiano ha tenere li camini 
sccuri et secorere dove sari bisogno per le invasione de inimici pagando dove 
logerano. 

3. ° Protesteno diete comunitade che non intcndeno esser compelite et non 
posseno dicti dinari esser exegiti se non a la forma de sopradici i capitoli, pro- 
testando che se non se farano dicti fanti he cavali a lo effecto domandato questo 
procederà per culpa di ecclesiastici de li quali se agise tanto lor interesse quanto 
de diete comunitade et particolari , et in quel caso che dicti ecclesiastici non 
fassieno il debito loro al modo sopradìcto et hacada alcuno dano ne la patria 
protestano de lo interesse et auctorità de lo ili"" 3 signor nostro contra dicti ec- 
clesiastici , et anchora de lo interesse et dano de tuta la patria. 

4. ° Che nesuna persona di qual conditione sia, ne villa, ne terra tanto con- 
ventionata come non, possi a allegare privilegio ne conventione ne exemptionc ma 
sia intenuta ba pagar la ratta spedante secundo saranno taxati. 

Protestano che questo se fa per mera voluntà et prescrvatione di soa eccel- 
lenza he de tuta la patria e che non »c habbia ha retirar alcuna consequentia. 



334 

Con quest' ultima convocazione di Slati, fatta sotto l'impressione della 
sventura dei tempi e dei pericoli della patria, termina la serie degli atti 
dei tre Stati del Piemonte sotto il governo dei principi di Savoia. L'usanza 
di simili adunanze, fu continuata durante la dominazione francese, come 
vedremo in appresso. Abbiamo già avvertito che eranvi di tali atti di cui 
non conoscevamo il tenore, sebbene ce ne fosse indicata l'esistenza da 
qualche passo di storia o da qualche citazione; nè vogliamo omettere di 
rammentare siffatta avvertenza al lettore , onde per avventura non s' in- 
duca a credere di aver avuto sott' occhio tutte quante le deliberazioni di 
quelle assemblee tenute in Piemonte mentre regnavano i principi di Sa- 
voia. Ripeteremo tuttavia ad un tempo che quanto se n'ù riferito basta, 
se non a tessere una compiuta istoria delle raunate degli Stati , a se- 
gnarne almeno tutti i più essenziali caratteri. 

Per avere una serie cronologica esatta di tutte le convocazioni di Stati , 
converrebbe ritrarla dagli Ordinati o deliberazioni dei principali comuni 
del paese, che non mancavano di mandar deputati a quelle adunanze. 
Ma oltrecchè il procurarsi tale compiuta indicazione cronologica sarebbe 
opera più che difficile, non si verrebbe neppur con essa a capo di avere 
la serie degli Atti o Memoriali degli Stati medesimi , perchè non appare 
che sempre gli uffiziali dei comuni fossero solleciti di farsi spedire copia 
di ijue' memoriali accompagnati dalle relative lettere d' approvazione del 
principe. Ciò non si faceva regolarmente , se non quando trattavasi o 
di specifica rinnovazione di franchigie , o di qualche concessione impor- 
tante di cui premesse loro di conservar documento. Quando gli Stati si 
radunavano soltanto per avvisi a cose di minor momento o di non du- 
revole importanza, se ne teneva ricordo per roccorrenza e nulla più. Ciò 
si comprova per gli esempi che stiamo per addurre , tratti dai registri 
della città di Torino. 

Sebbene negli Statuti di quella capitale si leggano, sotto il numero xvm , 
Rubricae privileghrum et Jranchigiarum totius patriae (i), andrebbe 
tuttavia grandemente errato chi pensasse che in esse si contenga tutto 
l'operato degli Stati, nel periodo d'anni ivi compreso. 

Per le minori emergenze frequentissime furono in certi tempi le rau- 
nate, di cui appena si rinviene traccia nelle memorie sincrone, ove si 



(1) Monumenta hisloriae patriot — leget muniàpaUt p*g. 483 



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335 

parla de mtaerimoniis factis per tres Status qui saepissime celebrantur 
in ìiac civitate ( Torino ) , secondo che si legge nelT ordinato del a8 di 
maggio 1469. 

Valgano adunque gli estratti che pubblichiamo del Consiglio della 
credenza maggiore di Torino , a compiere le informazioni che possiamo 
offrire al lettore di questa grande istituzione della nostra patria. E tra 
{peste informazioni tengasi conto singolarmente di quella che ne ricorda 
l'autorità della opinione pubblica del paese, quando raccomandavasi ai 
deputati di compiere il loro mandato non recedendo a communi opinione 
ipsius patriae ( 1 ). Tanto è vero che , causa ed effetto si corrispondono , 
e che non vi ha utile e vera rappresentanza nazionale se non è sorretta 
dalla sana e vera pubblica opinione. 

Poiché parliamo dei comuni, non dimenticheremo che anche fuori dei 
casi di vere congreghe di Stati generali il loro intervento richiedevasi 
talvolta nei più rilevanti affari di stato. E ciò avveniva perchè sul finire 
del medio evo i principi, poco fidandosi l'uno dell'altro, si avvaloravano 
dell' assistenza o più esattamente della guarentigia de' più ricchi e leali 
loro sudditi: cosi, nel trattato conchiuso il \ \ ottobre 1 4^4 tra Ame- 
deo vili duca di Savoia e Filippo Maria Visconti duca di Milano , si sti- 
pulò quod quilibet ipsorum ducum praesenies confederationes , ligas et 
uniones exhibcre tencatur viginti ex consiliariis et capitaneis suis et 
credentiis sex civitatum (2). 

E qui non andremo più oltre nel parlare dell'importanza dei comuni in 
que' secoli in cui si usciva dalla barbarie , e si ponevano le fondamenta 
della moderna libertà politica, stando contenti a ripetere che il comune 
è , singolarmente in Italia , V elemento precipuo della società libera e 
civile. 



Die xziii menm notembru 1467. 

Congregato Consilio maioris credenciae civitatis Taurini sono campanai eie. 

El primo super providendo super lineria mandatis parte illustrissimi domini 
nostri ducis. quod eligantur aliqui qui prò oommunitate compareant et intersint 
die prima futuri mensis prò congregatici te trium statuum. 



(1) V. Ordinali 93 novembre 14«7 - 5 dicembre 146S. 

(S) Hiitoire municipale et politiqoe de Chambéry eie par Leon Menabrea p. M5. 



336 

Ilera eie. 

In cuius Consilii refforraacione refformatum fuit et conclusimi sine partito quod 
eligantur duo notabile» Tiri de praescnti Consilio qui intersint cum ali» ambas- 
siatoribus patriae in congregatione trium statuum. Qui postea refera ti t in Con- 
silio Tel xu electi» seu maiori parti eorum. 

Electi Nobilis Philippinus De Becutis 
Nobilis Thomas de Gorzano. 



Die v mentis decembris 1467. 



Congregato Consilio maioris credenciae ri vitati» Taurini etc. 

Et primo super deliberando super relacìone fionda per nobiies Philippinum de 
Becutis et Thomam de Gorzano, qui vigore elcctionis de eis factae interfueruat 
in conclone trium statuum patriae cismonlanae iuxta mandata illustrissimi domini 
nostri. 

In cuius Consilii reflbrmacione delibcratum fuit conclusum et ordinatum cum 
comensu et auctorilate suprascriptorum dominorum vicevicarii et iudicis. Super 
unica proposta suprascripta prout infra continetur quod nobiies Philippinus de 
Becutis et Thomas de Gorzano electi ut in refformacionc Consilii praecedenlis ad 
comparendum et sistendum in tribus stati bus convoca tis et congregati» habeant 
plenariam potestatera tocius credenciae nomine et vice tocius communitatis cum 
dictis aliis arabassiatoribus patriae concludendi in agendis propostisque et 
proponendis per ipsam totam patriam secundum quod communi opinioni vide- 
bitur et placuerit cum piena libera et generali polestate prout et quemadmodum 
dictis arabassiatoribus patriae videbitur. Non recedendo a comuni opinione ipsius 
patriae. Et quicquid fecerint concesserint et conscnserìnt cum eisdera valeat et 
teneat pcrinde ac si per totam credenciam factum forct Et ulterius quia ipsi 
nobiies Philippinus et Thomas rctulcrunt in ipsa credencia quod omnes habente» 
causas quereìac tam contra armigero» quam contra administratores iusticiae de 
iniurii» et offensis quoti unusquisque cxhiberc debeat memoriale suura ut pate- 
fìat praefato domino nostro et eius Consilio, quod per clavarios si aint et si non 
omnes saltem iunctis sindicis eligantur quatuor vel plures de praesenti Consilio 
qui habeant plenariam potestatem praesentis Consilii bene advidendi querclas 
ncndas et causas omnium querimoniarum tam contra oppressiones dictarum gen- 
tium armorum quam contra omnes et singulos ofhciarios et iusticiae administra- 
tores ut ipsi nobiies Philippinus et Thomas causam et materiam habeant instare 
quod removeantur et repellantur. Et ut bonus modus et debitus ordo adbibeatur 
et imponatur. Et ne populi ulterioribus oppressionibus graventur. Et quicquid in 
pracmissis et circa per eosdem actum fuent et gestum ac scriptum valeat et te- 
neat per inde ac si per totam credenciam factum foret. 

Nomina electorum sunt haec 

Brunetus de Buore 

Bonifacius de Paverolio 

Bertinus Gorgia 

lohannes Petrus de Perachiis 

Iohanncs filius quondam Dominici Ferrerii 

Girardus de Broxuto et 

lohannes Michael filius quondam Dominici de Ferrerii». 



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33; 



Die li octobrU 1468. 



Sequuntur electiones et ordinaciones factae per credenciam congregatam post 
prandium de mandato cum in assistentia domini iudicis eiusque consensu et aucto- 
ritate super praemissis occurrentibus (1). 

Et primo quia praemissis ex causis fit conTOCacio trium statuum tociua patriae 
cismontanae ad diem octavam huius mensis in hac civitate ut mandatur per li- 
teras datas die xxviu mensis septembris proxirae fluxi , ordinatum fu i t quod per , 
claTarios eligantur aliqui probi et notabile* Tiri de praesenti Consilio qui inter- 
sint saltem duo ex ipsis si omnes interesse non possint in dieta convocatione prò 
praesenti communitate. Qui clavarii eligerunt infrascriptoe quorum nomina sunt 
baec 

Philippious de Bccutis vel loco sui Georgius Becuti 
Thomas de Gorzano et 
Petrus de Broxulo. 



Dxe xi menni octobris 1468. 

Congregato Consilio etc. 

Et primo super providendo super relacione fienda per nobilem Petrum de 
Broxulo qui interfuit cum aliis nobilibus et communitatibus patriae in congre- 
gationc trium statuum super peticionibus et requ'isicionibus ac verbis propositU 
et expositis per magniiìcum dominum marescallum et roagnificos domìnos de 
Consilio cismontano. 

In cuius Consilii reformacione etc. 

Et primo super prima. Audita relacione suprascripti Petri de Broxulo in pro- 
posta nominati qui retulit quod in congregacione dictorum trium statuum in 
palacio episcopali congregatorum. Tota patria principatus et terrae vetcris ad 
peticionem praedictorum magnificorum dominorura marescalli et Consilii cis- 
montani obtulit mille pedites seu clientes prò uno mense ad succursum patriae 
Vercellensis sire quatuor mille florenos secundum electiones cuiuslibet loci vi- 
dclicet rei pecuniam rei clienles secundum ratam et quottam eis pertinentem. 
Et si invactio ut recitatum fuit facta per ducem Mediolani in ipsa terra Vercel- 
lensi citra Cicidam ulterius durabit tunc finito mense. Quod patria praedicta sibi 
teneatur ile totidem peditibus vel pecuniis si vero desistat et ulterius non per- 
severet d'ictus dominus dux Mediolani. Quod ipsa patria non teneatur nisi prò 
quotta et rata dicti tempori». Et sic facta dieta conclusione in dictis tribus sta- 
tibus ordinatum fuit per dictam credenciam et conclusum quod dictae pecuniae 
usque ad ratam et quottam pertinentem dictae communitati parentur et solvan- 
tur si et ubi et tantum quantum casus et tempus exigat. Et aliter non ne prò 
solucionc rauc seu quotlae contingat ipsam communitatem aliquibus frustrari la- 
boribus et expensis. 



(I) Coi- per l'ioYuioao o«l Piemonte del due* di Milano. 



43 



338 



Die v decembru 1468. 



Congregalo Consilio maiorìs credenciae civitatis Taurini etc. 

Et primo ad providendum super his quae referent ambaxiatores electi per cla- 
varios in absentia Consilii quod haberi non potuit ad comparendum in trìbus 
statibus in hac civitate noviter celebratis. Et ad providendum de ambaxiatoribus 

Sui compareant nomine ipsius communitatis in tribus statibus proxime celebran- 
is in pracfata civitate in die per magnificimi ducale Consilium assignata. Qui 
habeant potcstatcm super occurrentibus concludendi et ad referendum iniuste 
attentata per Glaudium de Porta conlra communitatem Taurini. 
Secundo etc. Tercio etc. 

In cuius quidem Consilii reformacione fuit ordìnatum obtentum et conclusum 
vieto partito ad tabulas albas et nigras quod spectabilis dominis Iacobinus de 
Sancto Georgio (1), nobilis Thomas de Gorzano et Iohannes Ferrerius compareant 
in tribus statibus nomine tocius communitatis et omnia faciant et concludant 
sicut et quemadmodum illis melius videbitur non recedendo tamen a sententia 
et opinione tocius patriae. Et ad omnia providenda et facienda quae sibi vide- 
buntur opportuna circa contenta in prima proposta, et quicquid tecerint valeat 
et tt-neat ac si per totam credenciam fuissct factum et conclusum. 



Die mi martii 1469. 

Congregato Consilio etc. 
Et primo etc. 

Item ad providendum de ambaxiatoribus qui nomine communitatis Taurini 
compareant in tribus statibus de proximo in bac civitate celebrandis. 
Item etc. 

Super secunda fuit similiter obtentum quod nobilis Thomas de Gorzano. Gof- 
fredus de Bellacomba et Iohannes Petrus de Plebe electi ad hoc specialiter per 
clavarios compareant ad diem trium slatuum cum aliis ambaxiatoribus tocius pa- 
triae ad audiendum quicquid in ipsis tribus statibus proponeretur et ad referen- 
dum in credencia ut possit communitas supra tunc per eos referendis mature 
deliberare. 

Nomina elee to rum ad tres status 
Nobiles Thomas de Gorzano 

Goffredus de Bellacomba 
Iohannes Petrus de Plebe. 



Die xxi martii 1469. 
Congregato Consilio maiorìs credenciae etc. 

Primo super providendo ad ea quae videbuntur opportuna super relacione 



(1) Queelo Iacopino di Su Giorgio tuoUì credere *ia il celebre fendi»!*, che in quel tono ap- 
punto coprivi la carica di lettor di ginrópradenxa nell'università di Torino 



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33y 

fienda per nobiles Tbomam de Gorzano, Goffredum de Bellacomba et Iohannem 
Petrum de Plebe ambaxiatores electos ad audiendum et referendum qune propo- 
sta fuerunt in tribus sUtibus Taurini proxime celebrati». 
Item etc. Item etc. (lem eie. 

In cuius Consilii reformacione fuit obtentum vieto partito ad tabulas albas et 
nigras ut moria est cum auctoritate qua supra. Et primo super prima. Quod prae- 
faU ambaxiatores participato Consilio sapientum quos ipsi elegerinl videant quid 
sit respondendum super propositis in tribus statibus cum bonore, laude et com- 
raodo illustrissimi domini domini nostri et salute totius patriae et quod viderint 
expedire faciant redigi in scriptis et sic in scriptis respondeant consulte et mature 



Die xtviii martii 1469 



Congregato Consilio maioris credenc'tae etc. 

Et primo super providendo ne grana et Ibenum extrahantur de finibus et po- 
derio Taurini atlcntis querimoniis factis per tres status qui saepissime celebrantur 
in hac civitate qui conquaeruntur quod equi sui moriunlur lame cum non ba- 
beant bonum foenum cuius maxima copia est in Taurino sed abducitur per fo- 
renses similiter et granum, quo fit ut civitas saepe rema nel improvisa. 

Item etc. Item etc. 

Et primo super prima faciente mentionem de (beno et grano fuit obtentum ci 
reformatum quod nullus cuiuscumque conditionis existat audeat abducerc foenum 
extra territonum Taurini sub poena capituli super boc editi et ulterìus perdi - 
lionis ipsius foeni. 

Item similiter quod nullus audeat abducere granum cuiuscumque conditionis 
sit sivc frumentum sivc siligo, cicera, fabae, annona, legumina cuiuscumque spe- 
eiei sub poena solidorum decem prò quolibet sacco et amissionis ipsius grani et 
solidorum lx prò carra sire ipsum granum sit trituratum site sit aclhuc lunctum 
suis plantis et cespitibus. Et super Bis fìant proclamata in locis publicis et con- 
sueti*. Non intendente» propter haec infringere libertates, franchisias vel paclio- 
nes quas habent cum suis consortibus et vicini» nec in aliquo derogetur sed ipsas 
servare illaesas et inconcussas. 



Die xvi iunii 1469. 



Congregato Consilio maioris credenciae civitatis Taurini eie. 

Et primo super providendo de ambaxiatoribus qui comparcant in tribus statibus 
celebrandi» die xxv pracsentis mensis iunii in hac civitate ut in literis magnifici 
domini locumtenentis ducali» ibidem praesentatis. 

Item Item 

Et primo super prima sine partito quod eligantur ambaxiatores ad ea persgenda 
de quibus in ipsa proposta. 

Nomina electorum sunt haec 
Nobiles Thomas de Gorzano 

Goffredus de Bellacomba. 



34o 



Die penultima iunii 1469. 

Congregato Consilio etc. 

Prima super deliberando in responsione fienda prò parte oommunitatis super 
relatione facta per ambaxiatores de requisitionibus factìs in trìbus sUtibus no- 
vissime celebratis. 

In cuius Consili i reformatione fuit obtentum nemine discrepante cum auctori- 
tate qua supra quod duo sindici una cum nobili Iohanne Petro de Plebe consu- 
oni viros in similibus expertos et perite*, qui intclligant, cognoscant et diligant 
statura , incrementum , utililatem et honorem illustrissimi domini domini nostri 
et eorum consilium redigant in scriptis et dent dictis arabaxiatoribus ut iuxta 
talium consilium respondeant. 



Die ini 1469. 

Congregato Consilio etc. 

Primo ad eligendum ambaxiatores qui intersint tribus slatibus celebrandis die 
'sic) praesentis mensis in hac civitatc iuxta mandata magnifici domini marescalli. 

Et primo super prima de eligendo ambaxiatores etc. fuit eleclus nobilis Thomas 
de Gorzano qui vocato secum uno de praesenti Consilio quem voluerit Tadat ad 
ipso» tres status et audiat quae proponentur et referat in credentia ut possit fieri 
matura deliberarlo. 



Die xviiii deeembri» 1469 

Congregato Consilio etc. 
Primo etc. 

Item super providendo de aliquo idoneo ambaxiatore qui intersit in trìbus sla- 
tibus proxime celebrandis ad concludendum super tractatis per tres status pro- 
xime celebratis. 

Itero etc. 

Super secunda facta fuit commissio nobili Thomae de Gorzano qui intersit in 
ipsis tribus statibus et faciat in omnibus et per omnia ut sibi rìdebitur cui de- 
lle runt omnero potcstatem disponendi et concludendi prout suac \idebitur pru- 
dentiae. 



Die xiiii marlii 1470 



Congregato Consilio etc. 

Primo super relatione quam facit nobiles Thomas de Gorzano qui fuit in con- 
gregatione noviter facta per bomines patriae cismontanae in civitate Taurini prò 
respondendo illustrissimo domino domino nostro Sabaudiae duci etc. prò facto 
salis et gabellae de qua iam diu molestatur patria, in qua congrcgalione fuit or- 
dinalum quod mittantur certi ambaxiatores ad praelibatura ' 
num dominum nostrum intcr quos sit unus de Thaurino. 

Item etc. Item etc. Item etc. 



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34 1 

Super prima fuit electus nobilis Thomas de Gorzano in ambaxiatorem prò ci- 
vitate Taurini ad eurodum cum aliis ambaxiatoribus tocius patriae ad illustrissi- 
mum dominimi dominum nostrum prò facto salis, qui nobilis Thomas habeat po- 
testatem faciendi in omnibus et per omnia ut in suis inslructionibus continebitur 
et ad consentiendum et conformandum se voluntati patriae. 



Die xxvi ajffilis 1470. 

Congregato Consilio etc. 

Primo super relationc quam facit nobilis Thomas de Gorzano nuper electus 
ambaxiator tam prò tota patria cismontana quam prò ipsa civitate Taurini ad ae 
praesentanduro coram illustrissimo domino domino nostro Sabaudiae duci eto. et 
eius magnifico Consilio prò facto salis de aliis peragendis tam prò patria quam 
prò civitate. 

Item etc. Item etc. 

In cuius Consilii reformatione fuit obtcntum sinc partito ut infra omnibus 
consentienlibus. 

Primo, quod per clavarios eligantur aliqui probi viri de Consilio qui intersint 
cum nobili Thoma de Gorzano in tribus statibus et proximo celebrandis qui 
possint concludere omnia et singula quac ipsis cum aliis ambaxiatoribus patriae 
videbuntur concludenda ad incrementum honoris illustrissimi domini domini nostri 
et civitatis utililatem. Super his de quibus in prima proposita fi t mentio et quid- 
quid conciuserint valeat et teneat ac si per totam credentiam foret conclusum 
Nobiles' Thomas de Gorzano 

Iohannes Petrus Perachii 
Iohannes Ferrerii. 



Die xvii mentis mot 1470. 

Congregato Consilio etc. 

Primo super relationc quam faciunt nobilis Thomas de Gorzano et socii qui 
nomine communitatis interfuerunt tribus statibus de proximo celebratis in hac 
civitate prò facto gabellae salis. qui referunt quod necesse est quod coromunitac 
constituat aliquos sindicos ad concludendum cum illustrissimo domino domino 
nostro Sabaudiae duce etc. super facto salis cum ratificatione gestorum per ipsos 
ambaxia torca. 

Item etc. Item etc. Item etc. 

In cuius quidem Consilii reformatione etc. 

Primo super prima faciente mentionem de relationc ambaxiatorum qui fuerunt 
in tribus statibus fuerunt constituti sindici et ratificatorcs super contentis in ipsa 
proposta prout in instrumento super hoc ad conficiendum recepto per nobilèm 
Veterinuro de Ruore secretarium communitatis vieto partito ad tabubs alba» et 



Die xxviu iulii 1470. 
Congregato Consilio maioris credenciac Taurini etc. 

Primo super facienda electione de aliquibus prudentibus viris qui intersint 



34* 

tribus slatibus celebrandis in ciritatc Taurini «le mense proxime futuro Super 
qua proposita electi sunt hi quorum nomina sequuntur. 

Spectabilis dominus nobihs lacobinus de Sancto Georgio 

de Gorzano 



Die xtiin menù augusti 1470. 

Primo super eligendo aliquos probos et idoneo» viros de praetenti Consilio qui 
intersint tribus stalibus de premino congregandis et celebrando in hac civitate 
prò facto subsidii gratuiti peliti per illustrissimum dominum dominum nostrum 
Sabaudiae ducem etc. 

Item etc. 

In cuius reformatione etc. 

Bt primo super prima faciente menlionem de eligendo aliquos qui intersint in 
tribus statibus etc. fuit conclusum sine partito quoti infra electi per clava rios in- 
tersint et furiant ac concludant prò ut caeten ambaxiatores patriae una cum 
ipsis videbunt concludendum neque declinent a voto maioris partis. 
Nomina electorum ad tres status 

Spectabilis dominus lacobinus de Sancto Georgio 
Nobilis Thomas de Gorzano. 



Die vii teptembris 1470. 
Congregato Consilio maioris credenciae etc. 

Primo super relationc quam faciunt ambaxiatores qui nomine communilatis 
interfuerunt tribus slatibus proxime celebrati! in hac civitate occasione subsidii 
novissime de gratia concessi illustrissimo domino domino nostro Sabaudiae eie. 
duci, qui re fermi t totam patria m cismontanam et agentes prò ea convenerunt dare 
illustrissimo domino domino nostro praelibato de dono gratuito decem et octo 
millia florenos parvi ponderis donandos in duobus terminis videlicet prò dimidia 
de mense februarii proximi reliquam dimidiam de mense septembris tunc sc- 

Suuturi de quibus continuimi donandi per communitatem Taurini prò sua rata 
oreni vi 1 et xx* 1 aive sexcenti et viginti et grossi tres vel circha si et quatenus 
ipsa communitas velit praemissa ratificare. 
Item etc. 

Super prima faciente menlionem de subsidio etc. fuit conclusum et re forma- 
mi" sine partito nemine discrepante scilicet omnes bono corde et laeta fronte 
quod attenta benignitate qua semper usus illuslrissimus dominus dominus nostcr 
et de praesenti utitur erga suos subiectos et fideles praesertim cives Taurini 
quod omnia praemissa per ambaxiatores ipsos credendarii nomine totius populi 
Taurinensis ratificent et approbent quae omnia et singula ratificant et a pp roba ni 
vigore praesentis reformationis mandantes massa rio communitatis qui prò tempore 
ent ut partem contingentera ipsam communitatem temporibus de quibus in pro- 
posta libret et expediat thesaurario ipsius illustrissimi domini domini nostri 
praelibati. 



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343 



Die penultima mentis novembri* 1470. 
Congregato Consilio etc. 

Et primo ad providendum de aliquibus probis et expertis viris de praesenti 
Consilio qui intersint in tribus statibus de proximo eelebrandis in praesenti ri- 
vitate et die un proximi mensis decenti bris tuxta mandata magnifici Consilii. 

Item etc. Item etc. Item etc. 

In cuius Consilii rerormatione etc 

Primo super prima facientc mentionem de eligendo aliquos qui intersint in 
tribus statibus eie. omnibus consentientibus et nemine discrepante fuerunt electi 
infrascripti. 

Ad tres status — S poetabili» dominus lacobinus de Sancto Georgio 
Nobilis Thomas de Gorzano. 



Die prima febrmrii 1471. 

Congregato Consilio maioris credenliae civitatis Taurini etc. 

Primo ad providendum de aliquo prudenti viro de praesenti Consilio qui in- 
tersit nomine communitatis Taurini in tribus statibus in bac Civita te de proximo 
eelebrandis qui habeat omnimodam potestatem nomine communitatis concludendi 
cum aliis ambaxiatoribus patriae super disputatis et disputandis inter eos super 
bis de quibus nobilis Thomas de Gorzano suam fecit relationem in praesenti cre- 
dentia qua fuit alias ad praefatos tres status nomine communitatis missus. 

Item etc. Itera eie. Item etc. 

In ouius Consilii reformatione etc. 

Primo super prima faciente mentionem de eligendo virum qui intersit in tribus 
statibus etc. vieto partito ad tabulas albas et nigras ut moris est fuit conclusum 
quod nobilis Thomas de Gorzano de cuius virtute et prudentia tota credenlia 

Gr multa argumenta est informata et de cuius lega li tate confidit, intersit in tri- 
s statibus et faciat et concludat prout et quemadmodum sibi videbilur partici - 
pato Consilio spectabiliura dominorum Christorori de Nigelli* et Iacobini de 
Sancto Georgio. 



Die xxv iumi 1471. 
Congregato etc. de mandato domini vicarii etc. 

Primo de providendo de aliquibus notabilibus viris Camberiaci qui intersint in 
tribus statibus eelebrandis in loco Chamberiaci die ni proximi mensis iulii iuxta 
formam lilterarum illustrissimi domini domini nostri quarum copia infra devo- 
catur. 

Item etc. 

In cuius quidem etc. 

Primo super prima fuit reformatum et obtentum vieto partito ad tabulas albas 
et nigras quod nobilis Thomas de Gorzano vadat nomine dictae communitatis ad 
audiendum ea quae fuerint proponenti in dictis tribus statibus Chamberiaci ee- 
lebrandis die de qua supra et ad alia peragenda quae natura rei expostulat in 
quibus tribus statibus compariturus ut supra fuit superadditus et electus cum 
praefato nobili Thoma de Gorzano specubdis dominus magnificus Panthaleo qui 



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344 

contcntatur ire prò florenis vigiliti et quinque sibi sohrendis semel tantum prò 
omnibus suis laboribus et cxpcnsis prò hac ambasciata, quos florenos vigniti et 
quinque eadem credcntia omnibus consentientibus et nemine discrepante ordi- 
narli sibi dari debere per massarium communitatis. 



Die in hdii 1471. 

Congregato Consilio etc. de mandato domini Ticarii etc. 
Primo etc. 

Item super eligendo aliquos probos viros de praesenti Consilio qui intersint 
cum magnifico Consilio ad dcliberandum super occurrentibus et simihter in tribù s 
statibus de proximo cclebrandis. 

Item etc. 

In cuius Consilii etc. fuit re forma tura etc. 
Primo etc. 

Super secunda Cuciente mentionem de eligendo aliquos etc. 
Clavarii ex suo officio cligerunt infrascriptos. 
Ad tres status — Nobilis Brunetus de Ruorc 

Nobilis lobanncs Filipus de Brosulo. 



1536 

Dominazione dei Francesi. 

Crescendo, come narrano gli storici del Piemonte, gli odii del re Fran- 
cesco i contro il duca di Savoia , desiderava quegli d'avere apparente 
occasione di muovergli guerra sì per il dono che il duca aveva accettato 
dall'imperatore della città d'Asti, il qua! dono Francesco non poteva im- 
pugnare perchè poco prima nella pace conchiusa con Cesare avevagli 
cedute le ragioni che su tale città gli spettavano, e sì per avere il duca 
mandato il figliuol suo primogenito alla corte dell' imperatore. Afferrò il 
re un pretesto per accattar briga facendo richiedere il duca di restituir- 
gli la città di Nizza, in virtù di certe convenzioni seguite secondo che 
si allegava nel i38i c 1419 tra i predecessori d'esso duca ed i conti 
di Provenza , non meno che tutte le altre terre che erano state prima 
sotto i conti di Provenza, oltre alcune in Piemonte che avevano appar- 
tenuto ai marchesi di Saluzzo , e le ragioni dotali di madama Luisa sua 
madre, sorella consanguinea dello stesso duca. 



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345 

Abbiamo fatto cenno dell'indole del duca Carlo in, ed abbiam veduto 
come egli a forza di volersi destreggiare, evitando partiti risoluti, e d in- 
tromettersi, anche non eccitato, a farla da conciliatore, accrescesse anzi- 
ché diminuire le difficoltà della sua condizione. 

Non mancò tuttavia a quanto gì' imponeva il debito del principato , e 
seppe rispondere con dignità e franchezza alle ingiuste pretese del re ; 
negò che a madama Luisa fosse dovuto alcun che dalla casa patema . 
poiché avendo essa avuta la sua dote in danaro non poteva pretender 
altro, essendo le donne nella casa di Savoia sempre state escluse da ogni 
successione. Quanto alle cose di Provenza e di Saluzzo oppose non avere 
il re più giusti titoli e ragioni sopra di quelle di ciò che ne avesse il 
duca, ed invocò l'indubitato effetto della lunga prescrizione di tempo. 

Ma tutte queste discussioni , che metteva in campo Francesco i , non 
erano se non mere apparenze di questioni legali ; era come un manto d'ipo- 
crisia che si voleva gettare sulla più esosa usurpazioni A nulla riuscirono 
pertanto le conferenze apertesi tra il presidente Poyet per la Francia, ed 
il presidente Porporato per il Piemonte. Re Francesco voleva in sostanza 
impadronirsi del Piemonte per meglio contrastare a Carlo v il dominio 
cui aspirava in Italia ; ci andavano di mezzo le ragioni e gì' interessi di 
un terzo più debole ; il sagrificato era il duca di Savoia , zio all' una , 
cognato all'altra delle parti contendenti. 

Quindi fu il Piemonte occupato dai Francesi , non potendo Carlo in 
fare valida difesa , e così rimase per un quarto di secolo ; sventura al 
certo non piccola, danno non lieve. Pure se si pon mente a certi altri 
pericoli che sovrastavano a questa contrada , si potrà dire che in tanta 
tristizia di tempi fu questo il meno peggio che gli potesse accadere. Ri- 
cordisi che appunto in quegli anni Ferrante Gonzaga , governatore di 
Lombardia , continuamente stimolava l'imperatore perchè facesse del Pie- 
monte un deserto, per levare, com'egli diceva, ai Francesi la comodità 
di venire a fermarsi in Italia (i), proposta di stupida ferocia, e di sel- 
vaggia politica. La presenza dei Francesi impedì che non si mettessero 
ad effetto gli efferati disegni degl' imperiali. 

Notisi tuttavia che non tutto il territorio Piemontese era in potere di 
Francia. Era questo paese variamente occupato dalle forze nemiche, tra- 



(I) Ludovico della Chieia DeW hUltria del Piemonte, libri tre, ediiionc del 1008, P a K 844. 

44 



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346 

mescolati fra loro gli alloggiamenti de' Francesi e de' Cesariani. I primi 
tenevano Tonno, Chivasso, Caselle, Moncalieri, Chieri, Moncucco , Ca- 
rignano, Villafaletto , Carmagnola, Gassino, Settimo, S. Maurizio, Ri- 
varolo, S. Giorgio, Pavone, Barge, Saluzzo , Verzuolo , Revello , Dre- 
nerò, la Chiusa, Castiglione, Pinerolo, Susa con tutta la valle , Ivrea, 
Alondovì, Bene, Cenlallo, Savigliano, la Morra, Yerduno, Borghi, Villa - 
nuova , la Cisterna , S. Damiano , Sommariva. I secondi avevano Asti , 
Lonzo, Viù, Volpiano, S. Benigno, Favria, Alba, Fossano , Passerano , 
Chiusano , Vercelli , Santhià con quasi V intiero Vercellese , Ceva , Che- 
rasco , Cardetto , V ernia , Crescemmo , Trino , S. Germano , Casale , 
Valenza , Alessandria e molte altre terre. Ma sebbene nel più di queste 
terre rimanessero ancora le insegne esteriori dell' autorità ducale : in so- 
stanza a Carlo ni non restava che il nome di Sovrano, ed il ricetto sotto 
la protezione di Cesare. Appena in alcuni luoghi la sovranità del duca 
rimaneva ancora intatta, come nel ducato d'Aosta, di cui si tennero gli 
Stati che riferiremo in appresso. 

Non trascurava il re di Francia dal fare il possibile per conciliare a 
sè gli animi di questi novelli sudditi. Egli pareggiava i Piemontesi a 
tutti gli altri sudditi della sua corona , ed istituiva in Torino il Parla- 
mento all'usanza Francese. 

Pensarono alcuni scrittori, e fra questi il Denina (i), che men triste 
fosse la condizione di quel tratto di Piemonte occupato dai Francesi in- 
tenti a farne ima provincia del loro reame , che non la parte tenuta dagli 
imperiali, i quali in aspetto d'ospiti o d'ausiliarii del legittimo principe, 
non si curavano d'altro che di spolpare altrui per impinguare se stessi. 
A noi tuttavia che teniamo per principalissimo bene d'un popolo V avere 
propria indipendenza politica , non arride il vantaggio dell' occupazione 
straniera, e solo pare mirabile che, dopo tante sventure in tale conflitto 
di prepotenti vicini, abbia il Piemonte potuto serbarsi a' migliori destini 
del principato della casa di Savoia. 

11 paese in questi venticinque anni che corsero dall'invasione Francese 
nel i536 alla restituzione di Torino fattasi al duca Emmanuele Filiberto 
entro l'anno i56a, fu aspramente trattato. Ricorda il Denina (a), sulla 



(1) Storia dell'Italia Occidentale, lìb. 9, cap. 10. 

(9; L. c. 



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34: 

fede d'un contemporaneo , come i popoli in mille guise vessati anziché 
attendere ai lavori campestri , onde si alimentassero i nemici , piuttosto 
si eleggevano di lasciar il grano e l'altre cose in campagna al nemico 
e al tempo , e se stessi dare in preda alla fame. 

Rimangono memorie di molte doglienze fatte da' comuni in quegli anni 
per gravami patiti , e se non fosse che la lunghezza cui è di già giunta 
la nostra compilazione ci vieta d'ingrossarla ancora con iscrilture che 
non sieno strettamente collegate col principale assunto del nostro lavoro, 
noi addurremmo una istruzione data per il comune di Pinerolo a Giorgio 
Bonaudo mandato in Francia verso il 1 54o , per negoziare in prò del 
comune presso quella corte, ed una relazione fatta da Giorgio Antiochia 
e Clemente Bellotti delegati dai sindaci e comunità Piemontesi a chiedere 
sollievo di carichi dal re di Francia per essere , come ivi si legge , la 
patria redutta ad estrema povertà , relazione unita ad una deliberazione 
del consiglio del re tenuto in Fontainebleau il 7 febbraio 1 r > \o (1). 

Le risposte del consiglio sulle domande dei delegati non furono guari 
d'effetto, ed apparvero concepite piuttosto di buone parole e di vane spe- 
ranze, che non di efficace volontà di rimediare ai inali e di prevenire i 
pericoli. Noteremo specialmente essersi in quella occorrenza instato citi- 
la patria havesse comodità et libera /acuità una volta all'anno lenir trei 
Stati per pubblica utilità , ed essersi risposto — Che sarà in arbitrio 
delt illustrissimo Locotenente i'egio per evocar nei Stati et disponer se- 
condo le occorrentie per servizio di Sua Maestà (a). 

Fra gli uomini che durante il dominio Francese tennero la somma delle 
cose nostre, vogliono essere particolarmente distinti Claudio d Annebaut 
barone di Retz maresciallo ed ammiraglio di Francia , e Renalo Birago 
presidente del Parlamento di Torino. 

L'Annebaut era Francese. Chi ne giudicasse dal ritratto che ne fece 
Benvenuto Cellini non farebbe altro che aderire ad un di que' tratti di 
critica appassionata che rendono quanto meno esatta tanto più briosa la 
narrazione della vita di quel celebratissimo artefice. Egli scrive (3): 



(1) Altre relazioni al re cristianissimo sulla condizione del Piemonte a qne* tempi esistono, sus- 
seguile da risoluzioni del consiglio di quella corona; tale e per esempio quella del 6 settembre 
1538 — Ne' regii archivii di corte. 

(9) Archivio della città di Pinerolo, caL I, m. 4 , n. 19. — Archivii della città di Monralien 
guardaroba 9, piano 1, m. 9, n. 31. 

(3) Vita di Benvenuto Cellini - edii. in 4.», Colonia. . . . pag. 936. 



348 

» L'ammiraglio che era fatto tale per favore di madama di Tampes , e 
w non per le sue buone opere, per essere uomo di poco ingegno, e per 
» essere il nome suo di monsignor d'Agnebò , sebbene in nostra lingua 
>. e' vuol dire monsignore Anniballe , in quella lor lingua e' suona in 
» modo che quei popoli i più lo chiamavano monsignor Asino e Bue. » 
Ma al frizzo alquanto grossolano del Cellini noi contraporremo il giu- 
dizio più veritiero della storia, avvalorato dall' opinione dell' austero De 
Thou , il quale fa un grande elogio delle virtù dell' Annebaut. E per quanto 
si possono apprezzare sinceramente le qualità di un uomo di stato tra 
chi mal ne soffre il governo , sembra che in Piemonte pur si rendesse 
giustizia a' suoi meriti di senno, di valore e di probità. 

Renalo Birago , del ramo dei signori d'Otlobiano, era di patria Mila- 
nese , ma entrato giovanissimo al servizio di Francia , vi fece prova di 
molla abilità e dello zelo proprio di quelli che si scelgono a loro ta- 
lento od a loro vantaggio una patria. Dal parlamento di Parigi , ove egli 
sedeva qual consigliere , fu il Birago mandato a quel di Torino, e poco 
stante ne divenne il presidente. 

Ora a descrivere i fatti di questo governatore in Piemonte, che espon- 
gono pure le vicende del paese, io prenderò le parole del signor Pompeo 
Lilla ( i ) : » Si fece poi la pace a Cateau-Cambresis nel 1 55c), con che 
>. venivano restituiti gli Stati alla casa di Savoia. Vi fu un congresso 
» preparatorio per l'esecuzione dei capitoli nel monastero di S. Giusto 
» pretto Lione, e il Birago vi fu mandalo per gì' interessi della corona 
» di Francia. Nulla si portò a termine, e ciascuno rimase nella propria 
» opinione. Carlo ix mandò ordini precisi e severi, acciò Torino con altri 
» luoghi fossero restituiti ai duchi di Savoia. Malgrado gli ordini, le cose 
» rimanevano nello slato primiero. Pretesti, sofismi, raggiri, tutto era 
* tergiversato. Il duca Emmanuel Filiberto ben s'accorse in qual segreto 
n luogo si nascondeva il modo di sciogliere il problema. Bourdillon co- 
» mandava in Piemonte il militare, e Renato la parte civile. Nè l'uno 
» nè l'altro voleva i>erdere il lucro delle cariche , nè la condizione ele- 
» vata in che si trovava. Furono dunque amendue fatti obbedienti dal- 
» l'oro che si levò di borsa il duca di Savoia, e domati colle promesse 
» del re che non li avrebbe lasciati in obblìo. Sparirono in tale guisa 



(I) Famiglie celebri italiane = fwicolo lxi, dispera U7. 



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349 

» le difficoltà, ed Emmanuele Filiberto nel i56a, i-x dicembre, rientrò 
i) in Torino. » 

La dominazione Francese si estese pure in quegli anni in Savoia , mentre 
alla sovranità del duca si sottraevano Losanna e Ginevra. Appena nelle 
remote valli della Tarantasia si serbava fede agli antichi principi con vi- 
gorosa resistenza. Tutto il resto mutava di signoria senza difficoltà. 

Ma la Savoia, non meno che il Piemonte, fu restituite al duca Em- 
manuel Filiberto colla pace anzidette di Cateau-Cambresis del 3 daprilc 
1 559, dove si stipulò che in seguito allo stabilimento delle nozze di quel 
principe con Margherita di Francia, duchessa di Berry, unica sorella del 
re Aringo 11, Sera baillée et delaissée au dit sieur de Savoie pour lui, 
ses hoirs et successeurs et ajans cause fentière et pleine possession 
paisible tanl du diwhé de Savoie, pajrs de fìresse , Bugej , feromey, 
Morienne, Tarantaise, et vicairie de Barcellonnette, comme de la prin- 
cipauté de Piémont, comté d'Ast, marquisat de Cève, comté de Coconat, 
et des terres des Langues, de Calière , et terres de la comté de Nice , 
de là du y'ai\ que le dit seigneur roi tres-chre'tien , ou autre quel quii 
xoit de ses serviteurs et sujets possèdent; que de tout ce que le feu due 
Charles son pére ienait < intinti il Jut mis hors de ses pajrs , du vivant 
du feu roi Francois. 



Non è apposta data a questo documento, ma si scorge essere di non 
molto posteriore alla tregua di Nizza del i538(i), e si riferisce proba- 
bilmente anche alle risoluzioni del re di Francia fatte in S. Germano in 
l'Aia nel 1 538 che abbiamo citato di sopra. 

Monscigneur 

Les communeautés et pays de Piedmont tres humbles subieetz de la majesté 
tres chretienne exposent jacoit ce que à l'occasion de leur grant povreté ila ont 
cu recours au roy, le quel par sa clemencc leur a octrové - plusieurs privilieges, 
et enlrc les autres l'excnaption et immunité de non payer doresenavant contri- 
bucions aux gensdarraes et souldats deputez pour la garde du pays, ce non obstant 
que votre excellence les reult constraindrc à (burnir des vivres aux ditz souldaU 
au taux sur ce etabli et ordonne ce que le povre pays sacquegie et toutellement 
ruyne. Et la plus grant part despuys la publication de la premiere triefve, et que 
se treuve sans argent et sans vivres ne les scauroit supporter, et moins se veult 



(I) Tra le schede del «ignor t*i, Cibrario. 



35o 

obliger à Ielle impossibilito car pour le defiault et charestic des dilz vivres qui ne 
se trouveront au pays le surplus oullrc le taux monteroyt autant que moment 
les dites contribucions et par ainsi la dite immunité ne leur jouverovt de ricn. 
Par quoy entendant Ics diti suppliantz d'en certiGcr le roy puys q'u'il a esté 
du bon plaisir de sa majesté de les exempter de t ri les contribucions et toutes 
charges. Ilz vous supplient tres humblemcnt corame à son licutcnanl que votre 
bon plaisir soit leur donner bon congiet de renvoyer ver» le roy pour la decla- 
ration toutelle de son intencion. Offrant ncantmoins la somme de huict mille 
franez à ceulx qui prcndront la ebarge pour (burnir au surplus que montcront 
les vivres oultre le taux establi. Et sera pour l'espace de deux moys qui com - 
menceront aujourdbuy. Et la moytié de l argcnt se poyera a prcsent , et l'aulire 
moytié de ycy à ung moys, en attendant sur ce le bon plaisir du roy. Et sans 
derrogation de tous privilegies et franchises du dit pays, et qu'il ne soit tire 
aucunement en conscqucnce. Et cn cas que Ics ambassadeurs qui yront vers le 
roy s'en retournent rcsoluz et que le bon plaisir du roy soit de exempter le 
pays de tede ebarge qu'il plaisc à votre cxcellcncc de declarer que le pays ne 
soit tenu à aultre charge ne poyement dcz que Ics ambassadeurs seront arrivez 
ou leur despeebe. 

Les suppbans se pourront retirer au roy pour luy remontrer ce que bon leur 
semblera pour par luy leur cslre pourveu comme sera son bon plaisir et quant 
aux buict mille francs offers pour la fourniturc des vivres ilz se pourvoieront de 
marebant ou aultre pour (burnir les dits vivres au taux et sellon I'ordonnance 
du dit seigneur que leur sera bailléc comme bon leur semblera aultrement de- 
main passé sera faict le departement des gens d'armes sellon I'ordonnance du 
roy. 

Plus qu ii plaise à votre exccllcncc de casser et annuller toutes les contribu- 
cions deuez et accordéon par les communes jusques aujourdbuy. 

Par la comraission du roy est mandé que doresenavant Ics contribucions en 
argent cessent et ne parie point du passe* mesmement de ce que a esté faict à 
la requeste et soullaigeraent des supplians, et s'il y a ricn deu par les souldats 
dez vivres qu'ilz n'ayent point poye seront paicz des ditz deniers deuz au pre- 
allable. 

Plus qu'il se faict restitucr ou poyer Ics blcz et vins qui se sont mis ès mo- 
nicions dez villez fortes tant par les communes que par gcntilz hommes et aultres 
particuliers en ensuyvant les parcelles et promesxes sur ce faictes. 

Le contenu en l'article a esté accordé par le roy et comraande suivant son 
bon plaisir ainsi estre faict par nous, et s'il y a aulcun qui sen plaigne luy sera 
faict justice. 

Plus qu'il plaise à votre cxccllence de confìrmer et fere observer inviolable- 
ment toutes franchises , privilegies , libertés , chapitres , immuni io/ et bonnes 
coustumes du pays tant en commun que en particulier, en pourvoyant des offi- 
ciers sellon qu'il estoil accouturae de faire à une chacune vdle. 

Les suppiiants se retireront au roy pour obtenir la confìrmacion de leurs 
privileges , franchises et libertez. Cepcndant leur seront maintenuz et declaire- 
ront les lieux aux quelz est necessaire pourveoir d'officiers pour y estre pourveu. 

Plus qu'il plaise pourveoir moyenant le poyement du dit argent que Ics sei- 
gneurs, cappitaines et souldats tant de pied que de chcval lougez dans les gar- 
nisons poyent tous les vivres et aultres choses necessaires sellon que se vendenl 
à ceulx du pays sans constraindre leur hostes ni aultre personne a leur faire la 
provision sans argent et raoyns à faire roydes quelqconqucs. 

Par les ordonnances du roy est pourveu sur le contenu en l'article. 



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j5i 

Plus qu'il plaise à volre excellence de mainlenir bonne justice pourvoyant que 
les souldats ne transcourrent par le pays et granges presnant, et derroubant, et 
faisanl tout plain d'assassinaiges. 

Pour bien pourveoir sur le contenu de l'article est necessaire que de la pari 
des supplians soit pourreu de vivres qui se puissent vivre et se mainlenir de 
Testai du roy, et ce faisant leur sera pourveu contre les delinquens comme de 
raison. 

Plus qu'il plaisc à volre excellence de pourveoir que dorcscnavant messieurs 
les prcsidentz , juge d'appcaulx, collateraulx et advocatz, et aussi aullres iuges 
ordinaires ne presnent aulcunes sportulles ne present quelconques ainsi qu'il soit 
du bon plaisir du roy leur pourveoir de gaiges accoustumez. Et que le greffier 
du conseil ne prcsne pour Ics escriptures de la premiere cognicion si non ce 
qu'cstoit accoustumé d'exiger par le greffier du conseil de Piedmont. 

Sera donne à entendre aux commissaires deputez par le roy le contenu eri 
l'article pour par le dit scigneur cn leur rapport leur estre pourveu sur icelluy, 
romme sera son bon plaisir. 

Plus pour repprimer l'audace dez souldats et tous aullres gens de guerre qui 
Toni tout plein des violences, pilleriez et oppressione, et souvent on n'en peult 
havoir justice à gros interest et dommaige dez subieetz, qu'il soit du bon plaisir 
de volre excellence pourveoir que toules et quantes fois il sera laici querelle 
à quelque cappitaine ou à son lieulenant dez maullaiclz de quelque souldats , 
que le dit cappitaine soit tenu soubdainement de prendre les dits souldats et les 
remeclre à la justice du Parlement s'il est dedans Thurin , et s'il est ailleurs 
daus Ics mains dez officiers des lieux où se troveront, et au defaut de les pre- 
senter que les cappitaines soyent tenuz à l'interest; et qu'il plaise de pourveoir 
davantaige que tous les souldats qui se trouveront hors de ses garnisons sans le 
congiet de leurs cappitaines par escript ilz se puissent prendre et destenir par 
les officiers des dits lieux en advertissant messieurs du Parlement de ce qu ilz 
en auront à Taire. 

Seront maintenuz en la justice qu'ils ont estd et gouvernez jusques à pre- 
sent et de tout temps comme au royaulmc de France (1). 

Plus pour ce que le droict veult que Ics subjeclz facent les dictez obeissances 
et rendeu i leur debvoir vers leurs princes , et reciproquement le droict veult 
ue les princes à leurs despens pourvoient aux subieetz «le bons administrateurs 
e justice sans ebarge ny oppression dez subjectz, ils supplient tres humblemcnt 
qu ii soit du bon plaisir de sa majesté pourveoir des ditz administrateurs et de 
leurs gaiges. Et advenant le cas cn aliarli à long du pays qu'ilz ayent à poyer 
les vivres sans charger ny opprimer les subieetz. 

Donneront à entendre aux commissaires le contenu de l'article et qui sont 
les administrateurs de justice en passant par le pays qu'ilz n'ayent payé les vivres. 
Pour le tout entendu par le roy leur estre pourveu. 

Plus veu que le pays a une franchise que le gabellier luy doibt bailler le sei 
à neuf escuz et demy la diarree, et maintcnant ilz sont conslrainctz de le poyer 
à dix neuf et vingt escuz. Qu'il plaise à volre excellence de pourveoir à telle 
indempnité evidente du pays. 

Informeront des privilleges, conlractz et libertez et des abbus mentionnez au 
dit article pour leur estre pourveu comme de raison le plus promptement qu'il 
sera possible , oiz les gabclliers sommerement et sans figure de procès. 



(I) Riposta ivuiva • che 



ita al Piemoote le ioginsliiie e le mitene francei. 



35 2 



Plus qu ii plaise à votre excellence de pourveoir aux aftaires dei monnoyez les 
quelles se battent en telle bonté que l'escu ne monte oultrc le dcu prix veu que 
les monnoyes qui se battent à present dans Tburin se reffuscnt par les voysins, 
et aussi à Brianson et par tout le royaulme de France. 

Sera faict Tassar present et appelli les officiers et les sindicz de la ville pour 
ce faict y pourveoir, ou en informer le roy. 

Plus qu'il plaise à sa majesté de revocquer loutes les donnations et alliena- 
tions (ju il/ à faict à particuliers gentili bommes d'aulcunes villes de Piedmont 
et qui sont des principales de l'està t , reti qu'ilz ont franchises , privilieges et 
conventions octroyéz et confirméz par messeigneurs les duci de Savoye de non 
pouvoir est re alliené ne engaigé à personne quelconque inferieure de la dite 
maison de Savoye et pareillemcnt qu'd soit du bon plaisir de sa majesté de quitler 
tous Ics ccns et revenus deuz jusques au present tant en commun commc en 
particulier par les villes que sont immediateraent subiecti à sa majesté ayant 
rcgard et pitié aux povres subiectz ruynés de tout, aulx quelz les gens d'armes 
ont desroubé tous les vivres et fruictz", et la plus grant part despuis la pubbli- 
cation de la triefve. N'ayant recueilli ceste année dez fruictz pour vivre lo jours. 

Sera remonstré au roy pour en faire à son bon plaisir, et en informeront les 
commissaires du dit seigneur. 

Plus pour l'extremc necessité des vivres qui est au pays ils supplient tres 
humblemcnt au roy et a votre excellence que son bon plaisir soit de secourir à 
ielle necessité des povres subiectz cest de taire amener au dit pays dix mil sacz 
de blé et Ics fere dìstribuer au communes à tei prix qu'ils les puissent vendre 
aux povres a demy escu pour sac moins qu'il ne vault communement ; et ce sera 
cause de fere retircr le prix du blé estrangier. Et aussi plaise pourveoir de fere 
annuller les daces nouveaulx qu'ilz ont mis sur Ics blés, bestiai et aultres vivres 
en Lombardie et au Monferrat qui est occasion de la grosse cherestie des vivres 
et à toutelle ruyne des povres subiectz. 

En sera escript au roy au quel ilz se pourront retirer et le remonstreront 
aux commissaires se bon feur semble. 

Plus pour obvier a la povreté du pays qui est reduiet a l'extreme necessité 

Gur faulte des vivres de sorte si Dieu ny pourveoit ou le roy par sa clemence 
i povres gens mourront de faim, le dit pays supplie tres bumblement au roy 
et à votre excellence que son bon plaisir soit de amoindrir le nombre et la plus 
grant part dez gens d'armes et souldats qui sont aux garnisons des villes, en 
presentant à sa majesté les hostaiges à ce requis au despens du pays et ce du- 
rimi le temps de la triefve. Et par tei moyen sa majesté estant asscurée du pays 
soulaigera les povres subiectz. 

Bn sera escript au roy au quel se pourront retirer. 

Plus qu'il plaise au roy ou à votre excellence de deputer le nombre des se- 
cretaircs souuìsantz aux quelz les procureurs et principaulx donneront les sup- 
plicarono et requestcs pour les refferir en conseil sellon qu'il cstoit accoustumé. 
Declaireront le contenu en l'article plus a plain pour leur estre pourveu. 



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353 



188» 



Torino — 41 gennaio 



Atti dé tre Stati di Piemonte (i). 

Lettere di Francesco re di Francia per cui, in seguito a supplica delle 
comunità e uomini del paese di Piemonte , concede loro la facoltà di 
fare un' imposizione sovra li mercanti ed operai ad effetto di ricavare la 
somma di franchi aooo , stati promessi a S. M. dal detto paese nella 
convocazione degli Stati. 

Serenissime Rex. 

Humilitcr exponunt communitates et homines locorum patriac Pedemonti» foi e 
veruni quod in conventu pubblico statuum pridic duodecima ianuarii tento fuit per 
dictam patriam donata su in ma duorum millium francorum ut succurreretur ob 
urgentem penuriam rictualium alimentis gallorum militum ad custodiam palriae 
deputatorum. In quo conventu ad supplica tionem et preces dictac patriac media 
dieta pecunia placuit illustrissimo domino de Montejehan proregi et locum tenenti 
Majestatis Veslrac in Italia concedere nonnulla capitula dictac patriac in vim pri- 
villegii perpetuo duraturi de quibus fìt fìdes et inter caetera ut promptior babea- 

tur pecunia prò exsolvendis et supportandis gravibus et oneribus nunc 

occurrentibus. Quod liceat communitatibus buius palriae rebus mature discussis 
in corum credentia per decuriones imponere taxas et talcas prò buiusmodi one- 
ribus tam ad aes et libram et prò modo registri quam super mcrcatores, opera- 
rios et alios penes quos promptior existit pecunia. Etiamsi non possidcrcnt in 
quanlitale bona immobilia. Et aliis prout re bene discussa ipsis communitatibus 
videbitur prò indempnitate reipublicae expedire. Quae laxae et talee precise exi- 
gantur saltem media cautionc de restituendo indebite cxaclum si et quathenus sic 

conlingat per communitates respcctive praestanda. Quodque qui- 

cumque privillcgiati eorumque coloni et tenementarii pariform it i prò dictis one- 
ribus secumlum taxas et talcas media dieta elulione pariformiter compellantur 
etiam et bii quamplures qui se opposuerunt buiusmodi talcis causasque instituc- 
runt diversas tam coram magistro senatuque iu liei bus et aliis ordi- 
narli» media iam dieta cautione ut praefertur compellantur. 



(I) DaM'>rchmo della città di Pinerolo. nelle copie ti 
lettore il supplire. 



alcuni vacui, cui non è difficile al 

45 



354 



Supplicat proptcrea rcscribi ut quicumque dare debentcs prò dictis taleis et 
taxis tam prò praeterito quatn prò futuro etiam et privilegiati quavis auctoritate 
et privilegio lulgeant eorumque coloni et tenementarii praccisc prout taleati et 
laxali fuerint saltem media dieta cautione ad solutionem compellantur. Et quod 
p faccu t i ni imi tiri licentiam communilalibus in eorum consiliis vel credentia more 
solito congregatis imponendi ipsas laxas et taleas prout prò promptiori habenda 
pecunia , ut pracferlur , ci» videbitur aliisque provideri prout Majestati Vestrae 
videbitur quam augeat Omnipotens. 



Francis* iis Dei gratia Francorum rex, dux Sabaudiae, princers Pedemontis di- 
lectis gubernatoribus, vicariis, castellani», polestatibus et aliis officia ri i» nostris mc- 
«iiatis et immediati» quibus praesentes pervenerint sive ipsorum locatenentibus ncc- 
non commissariis ad id expresse per nos deputatis salutem. Visi» supplicatone sub- 
annexa necnon capilulis inibi relatis maluraque super hiis senalus nostri Pede- 
montis deliberatione praebabita bonisque moli respcctibus communi la ti bus et homi- 
nibus subditis nostris supplicantibus licentiam et auctorilatem in eorum consiliis 
cura credentia more solito tenendis imponendi taxas taleas tam ad acs et librare 
<-t prò modo registri quam super mcrcatores, opcrarios et alio» pcnes quos promptior 
existere dignoscctur pecunia, babito lamen respectu ad qualitalem et facuttalcs 

v.dorem mcrilum traffiglique et laborum eorum prò oneribus impositis 

a die decima oclava mensis iulii proxime praetcriti et praetextu contributionum 
prò alimenlis militum gallorum ad custodiam patriae nostrae Pedemontis de- 
putalorum a dieta die citra constitutorum occursis et in futurum hac de causa 
occurrendis barum serie imperlientes vobis et vestrura cuilibet in soliduro per 
has committimus et mandamus sub poena vigintiquinque marcharum argenti prò 

quolibet ; quatenus primo per supplicante» cautione de restituendo 

sine procraslinatione quidquid propterca indebite exactum fuerit cum dampnis 

expensis et interesse quo sic iudi